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intervento di ieri di Berlusconi al Senato



*L’intervento di Berlusconi. *Questi i punti principali dell’intervento di ieri di Berlusconi al Senato:

- Il Governo ha rifiutato “il ricatto politico dei terroristi sul ritiro immediato della nostra missione di pace”, ma “ha immediatamente attivato le proprie procedure e le proprie fonti informative, così da acquisire ogni elemento utile e necessario per giungere alla liberazione della nostra connazionale”

- Il Governo mantiene la stretta collaborazione e amicizia con gli Stati Uniti e il contingente resterà al suo posto. Per questo, il Governo americano ha “aderito alla richiesta che ho personalmente avanzato al presidente Bush affinché l'Italia sia parte, con i suoi rappresentati, dell'inchiesta che la forza multinazionale in Iraq avvierà per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità”**

- Richiesta di chiarezza: “Proprio perché la nostra amicizia con il popolo e con il Governo degli Stati Uniti è forte e leale, abbiamo il dovere di esigere da loro il massimo della collaborazione, per giungere alla verità dei fatti e all'individuazione delle responsabilità. Di questo è convinto lo stesso presidente degli Stati Uniti, George W. Bush e lo ha più volte ribadito, per ultimo questa mattina con la sua lettera al Capo dello Stato”.**

- Quindi “solo un franco e reciproco riconoscimento delle eventuali responsabilità sarà la condizione della chiusura di un incidente di cui sentiamo tutta la irragionevolezza e portiamo tutta la sofferenza. Siamo certi che il dolore degli americani, che nello stesso giorno hanno perso quattro loro soldati, è pari al nostro: sanno che è caduto un uomo che era dalla loro stessa parte e che aveva tutte le qualità che essi stimano in un uomo: la capacità e la fedeltà”. Da notare che il “reciproco riconoscimento” implica la possibilità che qualche responsabilità venga riconosciuta anche all’Italia. Infatti, se ci fosse stata, gli Usa non avrebbero potuto non farla rilevare.**

- Per giustificare implicitamente un eventuale pagamento di riscatto – ma la parola non è stata usata da Berlusconi – il premier italiano ha detto che “i diversi* *gruppi criminali dediti a questa attività non hanno i medesimi scopi. Alcuni appartengono alla galassia delle formazioni terroristiche e il loro obbiettivo è quello di ricattare la comunità internazionale nella speranza di destabilizzare, o addirittura interrompere, il processo di costruzione della democrazia irachena e la ricostruzione delle infrastrutture, dell'economia e dell'organizzazione statuale dell'Iraq. Altri, invece, rapiscono i cittadini non iracheni con l'intenzione di venderli alle formazioni terroristiche. La mappa dei sequestri avvenuti fino ad oggi dimostra inequivocabilmente che non esiste alcuna relazione tra la presenza di contingenti militari in Iraq e la nazionalità dei sequestrati. Sono stati rapiti cittadini italiani, britannici, statunitensi, norvegesi, turchi, filippini, giapponesi e di altri Paesi ancora presenti con i loro soldati in Iraq, come pure cittadini francesi e di altre nazioni che non fanno parte della coalizione internazionale che opera in Iraq. La logica dei rapitori è solo quella di spargere terrore e di sollevare nell'opinione pubblica dei Paesi di origine delle persone sequestrate forti reazioni di paura, nella speranza, o meglio nell'illusione, che questi sentimenti possano costringere i Governi e la comunità internazionale nel suo insieme ad abbandonare l'Iraq nelle mani del terrorismo. Questa strategia è fallita, e l'Italia con la sua fermezza ha certo contribuito a questo fallimento. Nonostante la continuità, la brutalità, la violenza dei sequestri, giunta fino all'assassinio degli ostaggi e alla diffusione dei video della violenza, i Paesi oggi impegnati a sostenere il legittimo Governo iracheno e l'opera di costruzione della democrazia in quel Paese non si sono lasciati intimidire e non hanno ceduto al ricatto dei rapitori”.**

- La linea italiana: “Dunque l'Italia non è più esposta di altri a questo rischio. In tutti i casi in cui cittadini italiani sono stati vittime dei sequestri, il Governo ha agito seguendo due direttrici. Ha sempre respinto il ricatto politico e, al tempo stesso, ha attivato tutti i canali politici, diplomatici e di intelligence per ottenere la liberazione dei nostri connazionali”.**

- La novità: “Venendo ad oggi, ai nostri connazionali che sono in Iraq riproponiamo lo stesso comunicato che la Farnesina ha emesso il 5 di marzo. Cito testualmente: "In considerazione della situazione nel territorio iracheno il Governo - venute meno le cautele dovute al perdurare del sequestro di Giuliana Sgrena - torna a ribadire l'invito ai cittadini italiani a non recarvisi e a non soggiornarvi".

- Fine della politica dei riscatti: “Il Governo italiano è in grado di garantire la sicurezza in Iraq solo a quanti, organizzazioni umanitarie in primo luogo, operino in stretta collaborazione e sotto la protezione del nostro contingente militare. Non è possibile fare altrettanto a chi si avventuri, anche per le più nobili e sentite ragioni, in altre zone dell'Iraq dove è ancora elevata la presenza di terroristi e dove maggiore è il rischio di attentati e di sequestri”.**

In questo modo Berlusconi ha eliminato, almeno formalmente, la dicotomia della linea politica italiana. Gli Stati Uniti dovrebbero essere soddisfatti e non fargli mancare il sostegno finora assicurato al governo di centrodestra.

a cura di Alessandro Comeli