[Resistenza] VII Reparto Mobile di Bologna: una lunga storia di feroci pestaggi, abusi e soprusi



Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
Direzione Nazionale

Comunicato del 13.01.2012

Bologna, 31 gennaio e 21 febbraio - tre membri del P.CARC, del SLL e un altro compagno sono processati con l’accusa di “violazione della legge sulla privacy, istigazione a delinquere e diffamazione” perché, secondo il PM Morena Plazzi, avrebbero collaborato con il sito “Caccia allo Sbirro” [http://cacciaallosbirro.awardspace.info/] realizzato dal (nuovo)Partito comunista italiano per rendere noti i volti di agenti delle forze dell'ordine che spiano, controllano, schedano, minacciano, ricattano, orchestrano provocazioni, infiltrano, picchiano, massacrano.
 
Ecco chi sono i “servitori dello Stato” che il PM Morena Plazzi sta proteggendo e tutelando!
 
VII Reparto Mobile di Bologna: una lunga storia di feroci pestaggi, abusi e soprusi 
 

8 ottobre 2009
Riflessioni sul corteo contro Maroni e sulle polemiche tra VII Reparto Mobile e Questura
Dopo aver assistito sulle pagine del Resto del Carlino al dibattito che ha visto contrapposti il VII Reparto Mobile di Bologna e la Questura, adesso pensiamo che i protagonisti di quella giornata di lotta debbano prendere parola.
Per quanto ci riguarda un corteo composto da studenti, attivisti e semplici cittadini, che portavano solo dei pericolosissimi canotti e materassini, è stato brutalmente caricato dalle forze dell'ordine.
La carica, teniamo a precisare assolutamente spropositata, è stata effettuata non per scongiurare qualche grave pericolo per la pubblica incolumità, ma solamente per impedire che studenti dell'Università di Bologna e un significativo pezzo di città che ripudia razzismo e xenofobia potesse prendere parola e dimostrare tutto il proprio dissenso verso la presenza in città, e specificatamente in un'aula universitaria, del ministro leghista Roberto Maroni.
Lo stesso ministro dei respingimenti e dei migranti lasciati morire in mezzo al mare, del pacchetto sicurezza che istituzionalizza le ronde, esponente di un partito che fa dell'odio per il diverso la propria bandiera. Come studenti quello che è avvenuto il 28 settembre ci sembra ancora più grave. L'Alma Mater Studiorum fa salire in cattedra, il tutto con riconoscimento di ben 8 crediti formativi, il ministro Maroni senza la possibilità di contraddittori o repliche di ogni genere e sorta. Addirittura due pericolosi studenti che provano ad entrare nell'aula di Santa Lucia dotati di un semplice cartello vengono bloccati, identificati e allontanati.
L'attuale Amministrazione universitaria ancora una volta blinda le sue aule pur di non far esprimere i propri studenti. Naturalmente notiamo "con piacere" che da parte del rettore Calzolari e di suoi lacchè Monari, Depolo e compagnia cantante, su questo aspetto c'è sempre una certa coerenza. Ricordiamo per esempio, uno fra tanti, la studentessa mandata al pronto soccorso con diversi punti di sutura in testa solo per aver cercato di entrare nel “suo” rettorato poco dopo lo sgombero di Bartleby.
A questo punto ci chiediamo se non avrebbe più senso sostituire la figura del “Prorettore con delega agli studenti” ad un forse più utile “Prorettore al contenimento dei bisogni e dei desideri degli studenti con particolare delega ai rapporti verso la Questura”.
Pensiamo che ancora una volta il silenzio assordante dell'Università e dei suoi vertici su quanto avvenuto il 28 settembre in via Santo Stefano sia vergognoso e per questo forse sia necessario un attento dibattito e una lunga analisi. In merito alla polemica tra Reparto Mobile e Questura diciamo solo che quando è troppo è troppo. Il 28 settembre un corteo pacifico (sì signori pacifico!) e senza alcun strumento atto ad offendere, ma solamente dotato di cartelli, materassini e canotti è stato brutalmente e unilateralmente caricato e picchiato da diverse Squadre del VII Reparto Mobile. In tutte le foto e in tutti i video presenti anche nei siti internet dei maggiori quotidiani mainstreem di questa città si vede chiaramente come la carica parta a causa di un ormai ben noto soggetto appartenente al suddetto Reparto Mobile che si accanisce contro uno studente munito di un pericolosissimo megafono. Non pago di tutto questo il solito soggetto, a carica già ultimata e in una situazione assolutamente tranquilla, si è nuovamente scagliato contro lo stesso studente cercando di colpirlo al volto con inequivocabile intento punitivo.
Questa è la verità su quella giornata. Il resto sono solo speculazioni fini a se stesse fatte da soggetti in cerca forse di un po' di visibilità. O peggio ancora da chi sa che il 28 settembre il VII Reparto Mobile di Bologna ha in maniera premeditata caricato un corteo pacifico e sta facendo di tutto perché di questo non si parli.
Ma a noi tutto questo non interessa e soprattutto non ci spaventa, perché comunque continueremo ad invadere le strade e le piazze di questa città ogni qual volta ce ne sarà bisogno. Con la gioia e la determinazione di sempre. Ricordandoci e ricordando a tutti che il dissenso e la presa di parola pubblica sono elementi fondamentali di qualsiasi paese che voglia definirsi democratico. In chiusura un paio di cose.
Alla questura diciamo soltanto che si potrà iniziare a parlare di sicurezza nelle piazze quando soggetti più volte indicati come attori primi di veri e propri attacchi punitivi nei confronti di singoli manifestanti verranno
rimossi dal loro incarico.
All'attuale Amministrazione universitaria ci permettiamo il lusso di non dire più niente...speriamo solo che se ne vadano il prima possibile e se la smettano di fare danni.
Che riposino in pace...amen.
Bartleby_onda anomala bologna
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/28-settembre-chi-cera-quel-giorno/2240

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http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/12/04/foto/storia_di_s_ferita_e_arrabbiata-9839127/1/

Storia di S. ferita e arrabbiata
E' minuta, con grandi occhi scuri che guardano dritto all'obiettivo. Non ha paura di scendere in piazza e neanche di scrivere, sul cerotto che porta in faccia, la parola "democrazia" perché è per questo che dice di lottare, prima ancora che contro la riforma Gelmini. S. è la studentessa universitaria rimasta ferita negli scontri all'ingresso del Motor Show. "Ero insieme agli altri di fronte a un ingresso laterale della fiera. Alcuni stavano parlamentando con la Digos per capire se potevamo entrare e fare volantinaggio. Noi avevamo tutti le mani alzate, ma è partita una carica della polizia". E lei si è ritrovata in ospedale con un trauma facciale, una profonda ferita al labbro e una prognosi di otto giorni. "Denuncerò chi mi ha colpito, stavo solo manifestando, non facevo nulla di illegale". Per ora ha prestato il suo volto all'obiettivo di Alessandro Tricarico, studente di farmacia che da giorni segue le manifestazioni di Bologna con una macchina analogica. Documentare tutto è il suo contributo alla rivolta degli studenti (di Stefania Parmeggiani)
 
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25 marzo 2011
Schiaffi e pugni a nomadi condannati cinque poliziotti
Gli agenti, dopo una rissa fuori da una sexy disco, si erano giustificati parlando di una rapina. Le registrazioni delle telecamere li hanno smentiti. Il giudice li ritiene colpevoli di abuso d'ufficio, rissa, calunnia, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, e, solo per uno, anche lesioni personali
Non vi fu nessuna rapina. La rissa che coinvolse cinque poliziotti e tre nomadi, all'uscita da una sexy discoteca a Casalecchio, nell'ottobre del 2008, fu scatenata da alcune offese rivolte dagli agenti a due dei tre nomadi. Il giudice per l'udienza preliminare ha condannato i cinque uomini del VII reparto mobile di Bologna, con rito abbreviato, a pene tra un anno e otto mesi e un anno, quattro mesi e 10 giorni (tutte sospese con la condizionale). Gli agenti sono colpevoli di abuso d'ufficio (inizialmente si era ipotizzato l'arresto illegale) ''per l'abietto motivo di ritorsione dei colpi ricevuti''; rissa, calunnia, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, e, solo per un agente, anche le lesioni personali.
Condannati a otto mesi per rissa anche due nomadi con cui era scattata la zuffa. Per i cinque agenti la sentenza del Gup prevede il pagamento in solido di 10.000 euro di provvisionale ciascuno a tre nomadi, due dei quali sono quelli condannati per rissa. Previsto anche il pagamento in solido dei danni al Ministero dell'Interno, che si era costituito parte civile, nella misura di 10.000 euro. Mentre per i due nomadi condannati c'é anche il pagamento di dei danni per mille euro ciascuno a tre dei cinque agenti.
La rissa scoppiò dopo una festa organizzata dal VII reparto Mobile nella discoteca sexy, dissero gli agenti, a scopo benefico. A fine serata, uno dei partecipanti alla cena - raccontarono i poliziotti - uscì per caricare in macchina una borsa con pentole e coltelli utilizzati per la cena e fu aggredito per una rapina della borsa nel parcheggio. Dopo - sempre in base al rapporto di allora - intervennero alcuni colleghi e, dopo una violenta colluttazione, arrestarono i tre nomadi. Ma un filmato registrato da una telecamera di sicurezza di una tabaccheria vicina mostrò che non c'era stata rapina.
Il poliziotto condannato anche per lesioni personali avrebbe colpito con schiaffi ed un violento pugno uno dei nomadi che si era rifiutato di firmare il verbale di sequestro e di identificazione in questura. Secondo l'accusa, senza averne la delega dal pm, due agenti si erano poi fatti mostrare dai gestori della tabaccheria le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza e quindi in tre erano tornati e per farsi consegnare dai tabaccai (''senza redigere alcun verbale di acquisizione e/o sequestro'') un cd e un dvd con le immagini, omettendo di depositarli ''senza ritardo'' al pubblico ministero, e depositando poi il materiale alla sezione di pg della polizia (delegata alla indagini) solo il 17 ottobre, dopo aver saputo dell'indagine aperta dal pm.

 
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21 settembre 2011
Tifoso picchiato dalla polizia, 150 ultrà al via del processo
LESIONI. Otto agenti sono accusati di aver aggredito il giovane sei anni fa in stazione, mentre stava risalendo sul treno. Ferito alla testa, è stato in coma Ora ha problemi di funzionalità agli arti e difficoltà di parola È invalido al cento per cento
21/09/2011
Sono venuti da Cava dei Tirreni, Padova e Bergamo. C'erano anche gli ultrà dell'Hellas. Erano in 150 tifosi con i vari colori della loro squadra. Ma ieri fuori dall'aula del tribunale vestivano un colore solo, quello della solidarietà a Paolo Scaroni. Appariva inverosimile ieri nel cortile del tribunale che tifosi tradizionalmente ostili sugli spalti con cori, sfottò e perfino scontri, si ritrovassero davanti ad un'aula di tribunale a stringersi la mano per uno di loro, picchiato dagli agenti della polizia. C'era anche lui, Paolo Scaroni, vittima di quella domenica d'inferno, arrivato a Verona da Brescia coi genitori, tutti costituitisi parti civili. Magro, zoppicante, con un lievissimo disturbo nel linguaggio, Paolo ha sempre avuto vicino i suoi amici da quando è successo quel pestaggio cinque anni fa. Fin dal tempo del ricovero in borgo Trento, i tifosi del Brescia lo incoraggiavano con cori e canti sotto le finestre della stanza dell'ospedale. Ne ha prese tante, dicono le carte processuali, il 24 settembre 2005. Gli hanno sfondato il cranio. «Affondamento temporale destro», riporta esattamente il capo d'imputazione, «Stavo salendo sul treno dopo aver preso un panino da Mc Donald's alla stazione. Ero solo, mi hanno buttato a terra a pancia in giù e mi hanno colpito coi manganelli» ha ribadito ieri. E ancora: «Quando mi sono rialzato sono salito in treno mi sono messo le mani nei capelli e ho visto che erano piene di sangue. Sono entrato in coma e poi il buio». Buio sulla sua vita: «Non ricordo nulla della mia adolescenza». Buio sul futuro: «Menomazione della funzionalità degli arti, gravi difficoltà nella favella», recita il capo d'imputazione. Buio anche sull'amore: «La mia compagna mi ha lasciato. Perché? Lei continuerebbe la relazione con un invalido?».
Da ieri agli agenti imputati Luca Iodice, Antonio Tota, Massimo Coppola, Michele Granieri, Bartolomeo Nemolato, Ivano Pangione, Valdimiro Rulli, tutti appartenenti alla polizia di Stato in servizio al VII Reparto mobile di Bologna, si è aggiunto anche il collega Giuseppe Valente. Anche lui deve rispondere come i suoi colleghi di lesioni oltre che a Scaroni ad altri 22 tifosi del Brescia. Ci sono anche le aggravanti: le aggressioni sono state commesse da più di 5 persone. E ancora: sono state utilizzate armi. E l'ultima: gli agenti hanno violato «i doveri inerenti la funzione di pubblico ufficiale» è l'accusa.
È stato il collegio a dirottare l'ottavo imputato nel processo con gli altri colleghi nell'udienza lampo di ieri davanti al tribunale, presieduto dal giudice Dario Bertezzolo (a latere Silvestrini e Ferraro). Nessun disordine con la polizia e nessuna tensione fuori dal tribunale. In aula, c'erano solo Paolo Scaroni e i genitori, assistiti dall'avvocato Alessandro Mainardi e alcuni testimoni. Torneranno venerdì quando il processo continuerà davanti al collegio presieduto da Marzio Guidorizzi.
Quando l'udienza è finita, Paolo è uscito dall'aula tra gli applausi dei tifosi presenti che in coro urlavano «Vogliamo giustizia» e «Paolo sempre con noi». È uscito anche l'avvocato degli 8 agenti di polizia, l'avvocato Maura Rosciani di Ancona. «Non ci sono elementi agli atti che attestino la responsabilità dei miei assistiti», ha attaccato. E a chi ha avanzato sospetti su possibili intralci posti dalla stessa polizia alle indagini, il legale ha replicato che «non ci sono stati né insabbiamenti né depistaggi». Pronta la controreplica dell'avvocato di parte civile, Mainardi: «Si vede che Paolo si è fatto male da solo».
Nell'inchiesta resta un interrogativo. Gli imputati, sono solo agenti. Mancano, invece, i dirigenti della polizia che hanno dato l'ordine di caricare nella stazione di Porta Nuova. «Ora», dice Scaroni, «sono invalido al 100 per cento. E mi chiedo sempre: perché?».
Giampaolo Chavan

 
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14 ottobre 2011
Tpo: “A Bankitalia la polizia voleva fare male”
14 ott. – “Ci sono state due cariche a lato, a freddo e con l’intenzione chiarissima di far male“. E’ la denuncia del Tpo che oggi nel corso di una conferenza stampa è tornato su quanto accaduto mercoledì davanti alla sede di Bankitalia di Bologna. Secondo la denuncia degli attivisti del centro sociale e di quelli del collettivo Sadir la reazione delle forze dell’ordine, e precisamente del Settimo reparto mobile della Polizia, sarebbe stata spropositata. Soprattutto, gli attivisti denunciano che durante la seconda carica, alcuni agenti avrebbero usato i manganelli in maniera impropria, dall’alto verso il basso, come dimostra una foto scattata in piazza Cavour e mostrata durante la conferenza stampa. A questo proposito gli attivisti chiedono a chiunque abbia fotografie e video dei tafferugli di farsi avanti per allegare materiale alla querela che Martina Fabbri, la ragazza 23enne che durante la carica è stata colpita alla bocca riportando la frattura di quattro denti. Proprio la giovane, presente alla conferenza stampa dice: “Non ero davanti ma dopo tre o quattro file di persone. E’ arrivata una carica che non ci aspettavamo, non ho avuto il tempo di fare niente, stavo per girarmi e scappare quando mi è arrivato un colpo sulla spalla e sulla bocca“. Martina è la protagonista del video che trovate qua sotto, realizzato dal Tpo, che ha un titolo evocativo: “Non ci toglierete il sorriso“.
Alla conferenza stampa del Tpo, era presente anche l’avvocato Patrizio Del Bello, assistente del legale Simone Sabattini che segue la vicenda di Martina. Proprio l’avvocato Del Bello ha messo in fila gli episodi simili avvenuti nel corso degli ultimi anni che hanno avuto come protagonisti proprio gli uomini del Settimo Reparto, il reparto di poliziotti bolognesi “famoso per la maglietta ‘A Genova c’ero anch’io’ e la foto del poliziotto che schiaccia un manifestante sotto il ginocchio“. L’elenco degli episodi è lungo: dagli incidenti davanti al Motor Show dello scorso dicembre a quelli fuori dalla stazione dello stesso periodo, la “testa spaccata” ancora ad una ragazza davanti al Cie nel 2007, le manganellate all’ingresso del rettorato nel 2008 ed una “lesione abbastanza grave” ai danni sempre di una ragazza. Poi ancora, gli scontri per cacciare Giuliano Ferrara da piazza Maggiore, nel 2008: anche in questo caso una ragazza, “già risarcita- riferisce Del Bello- a seguito di una lesione alla cornea”. Un bilancio che parla “sempre di ragazze poco più che ventenni sottolinea Del Bello- che, ai margini delle manifestazioni, vengono colpite su denti, naso o occhi”: forse c’è qualcuno “che pensa di ‘educare’ queste ragazze, invitandole a restare a casa?”.


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19 dicembre 2011
G8 Genova: Cassazione conferma condanne per 4 agenti
La Corte di Cassazione ha confermato la pena a 4 anni di reclusione ciascuno inflitta dalla corte d’appello di Genova per quattro poliziotti accusati di aver arrestato illegalmente due studenti spagnoli durante le manifestazioni del G8 di Genova nel luglio 2001. In primo grado erano stati tutti assolti e in secondo grado, nel luglio 2010, la sentenza era stata ribaltata. I poliziotti sono Antonio Cecere, Luciano Beretti, Marco Neri e Simone Volpini. Le accuse a loro carico erano quelle di falso ideologico in atti pubblici, calunnia e abuso d’ufficio ma su questi ultimi due reati era stata dichiarata la prescrizione.
L’inchiesta che li ha portati sul banco degli imputati riguardava gli scontri avvenuti il 20 luglio 2001 in piazza Manin dove manifestavano diverse associazioni religiose e di pacifisti. I poliziotti, in forza al VII Reparto Mobile di Bologna, furono inviati in piazza dove alcuni black bloc si sarebbero infiltrati. Fra gli arrestati vi furono i due spagnoli che, secondo il pm, sarebbero stati accusati ingiustamente di aver lanciato una bottiglia incendiaria l’uno e di essersi scagliato contro gli agenti impugnando una sbarra di ferro il secondo. Ad appellarsi contro la sentenza di primo grado erano stati il pm Francesco Albini Cardona che aveva chiesto 4 anni e le parti civili, gli avvocati Emanuele Tambuscio e Laura Tartarini.

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Le Autorità della classe dominante e le forze dell’ordine operano sempre più apertamente in violazione delle leggi e della Costituzione vigenti (violazione dei diritti fondamentali della persona: intimidazioni, torture, massacri; violazioni delle libertà politiche, sindacali e di associazione, schedature, provocazioni, divieti di manifestazioni, ecc.).
Denunciare e lottare contro questi abusi e violazioni è un dovere democratico!
Contrastare ogni attacco, arbitrio e illegalità e usarlo per rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione popolare e sviluppare la solidarietà di classe è la strada per impedire che si ripetano: la lotta paga! 
 
Il processo che si apre a Bologna il 31 gennaio per “Caccia allo sbirro” non è altro che il tentativo di punire e scoraggiare chi apertamente sostiene e riconosce il diritto sacrosanto delle masse popolari a difendersi da manovre e abusi commessi dagli apparati repressivi.
 
Facciamo appello a tutte le organizzazioni comuniste, antimperialiste e progressiste, ai sinceri democratici, agli organismi e movimenti di lotta, giuristi, avvocati, giornalisti, esponenti politici e sindacali
- a respingere la campagna in atto di criminalizzazione contro quanti denunciano, smascherano e lottano contro i crimini commessi dalle forze dell’ordine,
- a dare il proprio contributo (politico ed economico) alla battaglia per la piena assoluzione dei compagni processati.

Anonimato vuol dire licenza di picchiare, torturare, minacciare e orchestrare provocazioni, garanzia di impunità e magari anche di fare carriera!

Dieci, cento, mille siti contro gli abusi di polizia, per il controllo e la vigilanza democratica! VII Reparto Mobile di Bologna: se li conosci almeno li eviti!

Per il codice identificativo degli agenti in servizio di ordine pubblico! Per l’introduzione del reato di tortura nel nostro paese!

Invia la tua adesione a vigilanzademocratica at carc.it
 
 
 
 
 



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RISPONDENDO A QUESTO MESSAGGIO con la richiesta di CANCELLAZIONE

Cordiali saluti dalla redazione di:
RESISTENZA

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