Torino dopo lo sgombero di via Pisa. Il comune minaccia, Fabio torna libero



Torino dopo lo sgombero di via Pisa. Il comune minaccia, Fabio torna libero

 

Continuano le cronache di questa convulsa estate torinese segnata da occupazioni di immigrati, sgomberi, arresti, minacce del comune e lotte al CPT.

 

In breve le ultime puntate.

Martedì mattina la polizia sgombera la casa di via Pisa, occupata il 6 luglio da quattro famiglie rumene, deportando gli abitanti nelle baracche di via Germagnano, nel fango, tra i topi, senza acqua né elettricità. Fabio, uno dei compagni subito accorsi in via Pisa, viene pestato e arrestato per resistenza e lesioni: aveva provato a chiedere di entrare nella casa sgomberata per prendere le poche cose degli immigrati.

 

Sgomberati dalla polizia perché occupare è illegale, gli ex occupanti di via Pisa sono stati deportati con un pullman del comune in un campo abusivo. I giornali, il giorno dopo, hanno osato scrivere, mentendo spudoratamente, che la casa di via Pisa non era sicura. Così – per maggior sicurezza – il comune ha decretato che le famiglie tornassero in baracche senza acqua né elettricità, in mezzo al fango e ai topi.

 

Ma le istituzioni, Comune in testa, non potevano certo tollerare un’occupazione, perché via Pisa stava dando coraggio ai tanti che vivono come bestie lungo i fiumi, dove nessuno li vede, come polvere celata sotto il tappeto.

L’Enel non poteva certo rischiare che l’esempio diventasse contagioso: altri avrebbero potuto riprendersi parte di quello che ogni giorno questa società ingiusta sottrae.

La proprietà privata non si tocca: nessuno deve rialzare la testa.

 

Al presidio davanti al Comune fatto nel pomeriggio dopo lo sgombero di fronte ai bambini che reggevano lo striscione “Case per tutti. Fabio Libero”, Chiamparino, “pescato” mentre andava al bar, ha detto “io non c’entro”. Un funzionario del suo gabinetto, durante un incontro successivo e meno informale, ha promesso una casa per il giorno dopo. Ma mercoledì mattina i funzionari dell’ufficio immigrazione di Corso Novara si sono limitati a intimidire gli immigrati annunciando denunce e arresti se ci fossero state nuove occupazioni. L’unica “proposta” avanzata: prendersi i bambini ed ospitarli in una casa per minori. Più che una proposta una ben evidente minaccia.

Di fronte all’ufficio immigrati è stato fatto un piccolo presidio, al termine del quale ci si è spostati al tribunale per il processo a Fabio, il compagno arrestato il giorno prima, per aver dato solidarietà attiva agli occupanti di via Pisa.

All’udienza Fabio è stato liberato in attesa di processo. Al giudice che gli chiedeva dei fatti ha negato di aver assalito da solo tre energumeni della Digos e ha ribadito con fermezza la propria indignazione di fronte ai poliziotti che ridevano per aver gettato in strada molti adulti e ben 8 bambini. Gli occupanti di via Pisa hanno assistito all’udienza, dimostrando che la solidarietà è contagiosa.

 

Nel tardo pomeriggio c’è stato un piccolo presidio davanti al CPT di Corso Brunelleschi: la sera prima un detenuto aveva tentato il suicidio, la mattina successiva un altro aveva bevuto shampoo, gli altri immigrati erano entrati in sciopero della fame.

Il muro è sempre alto ma è importante esserci, dimostrare solidarietà a chi, nella disperazione, cerca di fuggire la deportazione, stringendosi un cappio al collo.

 

Oggi è un altro giorno. La lotta continua.

 

Le iniziative sono fatte e condivise nell’ambito dell’Assemblea Antirazzista

Per contatti:

assembleaantirazzistatorino at autistici.org

tel: 338 6594361