Non facciamo morire "LA SETTIMANA IN BRAILLE"



A.P.E. Onlus
Associazione Persone per l'Emancipazione

Comunicato stampa


Non facciamo morire  "La Settimana in Braille"

Chi scrive è un imprenditore cieco, Davide Cervellin, che assiste alla
vanificazione di ogni suo sforzo ed impegno, per sentirsi persona attiva e
utile al fine di realizzare una più vera integrazione sociale di altre
persone non vedenti.
Infatti, sto vivendo il paradosso che, tra tutti quelli che producono
stampa per ciechi in braille e su audiocassette - istituti, organizzazioni,
enti - la Te.Ma. srl prima, di cui ero Direttore, e l'A.P.E. Onlus oggi, di
cui sono Presidente, sono le uniche organizzazioni dalle quali l'Ente Poste
pretende per le spedizioni il pagamento di tariffe postali.
Cercherò quindi di illustrare sinteticamente quanto sta succedendo da circa
cinque anni a questa parte. Nel 1997 ho costituito una società editoriale,
la Te.Ma. S.r.l., con lo scopo di realizzare il primo settimanale di
informazione per ciechi in Italia denominato "La Settimana in Braille".
Questa iniziativa editoriale, unica ancor oggi nel suo genere in Europa, ha
dato la possibilità ai ciechi di avere uno strumento di informazione snello
e puntuale che tutte le settimane permette loro di conoscere ciò che accade
a livello mondiale relativamente alle tematiche di interesse dei privi
della vista e che quasi mai trova spazio sui "normali" canali di
informazione. Ma "La Settimana in Braille" probabilmente portava fin dal
suo concepimento un peccato d'origine, ovvero, quello di essere rivista
libera ed indipendente e non bollettino di informazione di questa o quella
Organizzazione di ciechi o per i ciechi e forse, proprio perché è risultata
ben presto la rivista più letta dai ciechi italiani, sono incominciate così
a piovere addosso, a poco più di un anno dalla sua pubblicazione, le prime
grane. A marzo '99, le Poste bloccano la spedizione della rivista,
spedizione che avveniva in esenzione tasse postali come ogni altra
corrispondenza o periodico braille o su audiocassetta spedito dagli altri
editori.        
Le richieste di chiarimento per garantire la prosecuzione di un servizio
tanto importante ed atteso dai lettori, anche mediante un'interrogazione
parlamentare all'allora Ministro Cardinale, sortiscono però, come unico
risultato, che se la redazione de La Settimana in Braille vuole continuare
la pubblicazione e la spedizione della rivista,  deve pagare le tariffe
postali previste per la spedizione dei periodici. Fatto questo che secondo
noi determina una grossa discriminazione tra le Associazioni ed
Organizzazioni dei ciechi o per i ciechi che possono spedire addirittura
circolari e messaggi pubblicitari in esenzione postale e una libera rivista
di informazione edita da un editore privato. Poco importa se per questa
iniziativa l'editore non fa nessun business, anzi deve chiedere contributi
e sostegni alle persone coinvolte che, guarda caso, sono cieche come quelle
delle altre Organizzazioni.
In ragione di questo mi sono rivolto al Dott. Enzo Cheli - allora
Presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - facendomi carico
nel frattempo, degli ulteriori costi per non interrompere la spedizione
della pubblicazione, senza però ottenere delle risposte concrete.
I maggiori costi derivanti dalla decisione ministeriale aggravano,
ovviamente, il bilancio della Te.Ma srl, tanto da rendere ormai
insostenibile la prosecuzione di questa esaltante esperienza a meno di
eventuali finanziamenti a compensazione del subentrato aggravio.
Quello che vorremo cercare di far capire è che la risposta del Ministro,
oltre a limitare la libertà di informazione di soggetti già in partenza
penalizzati, impedisce loro reali opportunità di collocamento lavorativo
proprio nell'era in cui lo Stato impone il lavoro per i disabili. Infatti,
"La Settimana in Braille", con la sua redazione a Loreggia (PD), con il
centro stampa gestito da una persona sorda a Piombino Dese (PD), con il
direttore responsabile di Darzo (TN) e il direttore editoriale di Piombino
Dese (entrambi ciechi), con i suoi corrispondenti-informatori ciechi,
sparsi qua e là per l'Italia, era davvero un bell'esempio di lavoro mirato
per i disabili.  La posta in liquidazione della Te.Ma srl e quindi la
sospensione delle attività de "La Settimana in Braille" ha visto cessare,
anche questa positiva esperienza lavorativa. Fatto questo che è risultato
essere fortemente in contraddizione con le Leggi a favore dei portatori di
handicap (Legge 68 del 12 marzo 1999 sul diritto al lavoro dei disabili e
Legge 104, 5 febbraio 1992, ovvero Legge quadro sull'handicap).
Quando poi, la redazione del settimanale ha cercato di soddisfare la sete
di informazione di quei ciechi, soprattutto anziani, che non conoscono il
braille, mediante la registrazione del periodico su audiocassetta, ecco
un'ulteriore discriminazione: le Poste non hanno accettato la spedizione.
 Dopo molteplici e inutili telefonate a destra e a manca, con notevole
dispendio di soldi e di tempo, si è scoperto che nessuno sa o può decidere
e che l'avverbio 'analogamente' nel dizionario dei burocrati non esiste e
che l'audiocassetta può essere solo un prodotto fonico e quindi mai un
periodico registrato ad uso dei ciechi. Abbiamo chiesto che si verificasse
il contenuto delle cassette manifestando la disponibilità a recarci noi
stessi muniti di registratore per permettere questa conoscenza, ma nulla da
fare. E allora ecco verificarsi l'incredibile sperequazione tra ciechi e
ciechi: coloro che sanno il braille e che quindi possono ricevere in
abbonamento postale la rivista e quelli, poverini, che sono la maggioranza
perché prevalentemente anziani, che non conoscendo il braille grazie
all'attenzione, la perspicacia, la flessibilità delle Poste Italiane,
saranno discriminati perché ciechi analfabeti.

Dopo varia corrispondenza tra il sottoscritto editore Davide Cervellin e
l'Ente Poste, scoprii a mie spese, ad un certo punto, che le carte stampate
in Braille possono sì circolare con esenzione tasse postali, perché sono
costose da stampare, ma solo se sono scambi fra privati o edite da Onlus,
organizzazioni non lucrative di utilità sociale e non una srl come invece
era la Te.Ma.
La cosa parve scandalosa, perché il costo per la stampa Braille esiste per
tutti, non solo per le Onlus. E parve scandalosa financo all'allora
presidente della Camera dei Deputati, nonché ad un drappello di qualificati
uomini politici di tutte le appartenenze (a scanso di equivoci), che
ricevettero me e il direttore responsabile Giuliano Feltrami nel febbraio
2001 a Montecitorio.
Tornammo rinfrancati a casa con in tasca la promessa della sistemazione
della questione. Delusione: nessuno mise a posto nulla (forse l'avevano
promesso in troppi). La Settimana in Braille continuò a pagare la
spedizione senza esenzione delle tasse postali, cosicché la rivista rischiò
lo strangolamento. Prima di morire, comunque, ognuno tenta di salvarsi: è
la legge dell'istinto di conservazione.


Dedicai ancora molto del mio tempo a corrispondere inutilmente con le Poste
fino a che decidemmo di sciogliere la Te.Ma. e costituire un'Associazione
Onlus, chiamata APE, Associazione Persone per l'Emancipazione.

Giusto in questi giorni, ecco la sorpresa, che se non fosse sconcertante
sarebbe pure comica. Giunge al sottoscritto Davide Cervellin, presidente
dell'ApE, una lettera, firmata dal direttore di Padova (da dove parte, o
dovrebbe partire la rivista) dell'Ente Poste, nella quale si legge
testualmente:
"Š Circa la possibilità di ottenere l'autorizzazione a spedire  in
esenzione il settimanale in oggetto (la Settimana in Braille, ndr), è stato
ribadito dalla Divisione Corrispondenza che: 'L'esenzione della tassa
prevista dalle norme vigenti per i ciecogrammi ed invii ad essi assimilati
non è estensibile alle  'pubblicazioni (giornali, periodici, rotocalchi,
quotidiani o stampe speciali) seppure ad esclusivo uso di persone non
vedenti, editi da società editrici che, sia per oggetto sociale che per
scopo istituzionale, risultano essere differenti dagli istituti per ciechi
riconosciuti, diversamente tutelati dalla legge".

Servono commenti? Prima dalle Poste Italiane hanno scritto che serviva una
Onlus, ora che serve un istituto. C'è coerenza?  Oltretutto sfidiamo a
trovare, nella pletora di Associazioni che spediscono bollettini
informativi a periodicità varia, un istituto riconosciuto. Potremmo citarne
qualche decina. Eppure essi spediscono tranquillamente in esenzione.
Che sia il caso di cominciare a pensar male? A questo punto forse non ci
resta che incaricare la Magistratura per trovare la causa di tanto
accanimento delle Poste nei nostri confronti. E' un problema di giustizia,
oltre che di libertà di stampa, ingredienti fondamentali di uno Stato di
diritto.
Dopo quanto su esposto, Vi chiedo un aiuto concreto, aiuto per non far
morire la speranza di essere, anche se ciechi, dei cittadini come gli
altri, la speranza di vivere in un Paese civile dove, se ci sono dei
diritti, questi valgono per tutti e non solo per chi dichiara
l'appartenenza ad una categoria.
Vi chiedo di intervenire, per far sì che questa rivista possa godere degli
stessi diritti e doveri dei periodici braille che l'Unione Italiana Ciechi
ed altre Organizzazioni, pur ricevendo copiosi finanziamenti pubblici,
continuano a spedire in esenzione tasse postali.
Il Presidente
Davide Cervellin

Loreggia, 19 novembre 2002



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