ATTAC Taranto sugli arresti



DOPO IL TERRORISMO DEI MANGANELLI QUELLO DEGLI ARRESTI


  In merito agli arresti di militanti meridionali appartenenti alla rete del
Sud Ribelle, contenitore di realtà non omogenee accomunate dalla critica
alla globalizzazione liberista, ATTAC Taranto esprime solidarietà a quanti
conosce impegnati nelle lotte sociali a difesa delle categorie più deboli;
non dimentica la collaborazione offerta nel primo periodo della propria
costituzione da Pierpaolo Solito né l'impegno del proprio associato
Giancarlo Petruzzi, svolti nel pieno rispetto dei temi e dei metodi che
caratterizzano la nostra associazione. Il provvedimento attuale ne segue di
alcuni mesi un altro, simile nella sostanza, che colpì allora solo i
militanti tarantini; pronta fu, allora come adesso, la risposta delle
associazioni cittadine e della chiesa valdese in difesa degli arrestati, a
cui fece seguito quella di alcune federazioni locali di partito. Anche
allora si configurava il reato di opinione, essendo stato per l'occasione
rispolverato il famigerato articolo 270 del codice fascista (incredibilmente
sopravvissuto all'interno delle nostre leggi) che fu emanato per colpire le
attività politiche contrarie al regime.
  Il provvedimento attuale è stato emesso per "cospirazione politica
mediante associazione, al fine di: 1) turbare l'esercizio delle funzioni del
governo; 2) effettuare propaganda sovversiva; 3) sovvertire violentemente
l'ordinamento economico costituito nello stato". Il terzo punto deriva dagli
altri due, non essendo stati trovati depositi di armi che potessero
autonomamente reggere tale addebito, e neppure materiale inneggiante alla
lotta armata. in definitiva, secondo la logica che si evince, chi esercita
il proprio diritto di opposizione non può, se ha consenso, che turbare
l'esercizio delle funzioni del governo, dando via libera a qualsiasi
teorema.
  Questa deriva italiana la si può ritenere figlia dell'incontro tra la
logica affermatasi con l'introduzione del maggioritario, espediente
dell'allora superstite ceto politico italiano per reagire al discredito
derivante dall'operazione "Mani Pulite" e comprimere contemporaneamente la
democrazia, e la globalizzazione liberista, che mira di per sé a far
diventare l'esercizio democratico o sussidiario alle politiche dei potentati
economici o puramente formale. Non è un caso che nello stesso periodo in cui
si lavora per la riabilitazione di tangentisti e corruttori il movimento di
opposizione alla globalizzazione liberista viene bersagliato da proiettili,
manganellate e arresti e viene trattato da gran parte dell'informazione come
un mero problema di ordine pubblico. Tra gli arrestati c'è chi ha subito le
torture di Bolzaneto, ma visto che la strategia violenta contro il movimento
non ha pagato si cerca non solo di dividerlo e di screditarlo con gli
arresti ma di inserire questa operazione in un disegno di contrazione
dell'equilibrio dei poteri. Mettere sullo stesso piano inchieste serissime,
come quelle sulle grandi corruzioni o quella sui fatti di Genova, e
montature giudiziarie come questa non può che delineare la magistratura non
come un organismo indipendente ma come una serie di aggregati di magistrati
che non possono fare altro che affiliarsi politicamente.
  Contro questa deriva non basta chiedere la scarcerazione di tutti gli
arrestati e l'abolizione di quanto rimane del codice fascista; occorre
combattere la cultura della delega che ci ha portato alle tangenti, al
maggioritario, alla globalizzazione con, per noi del Sud, l'aggravante della
storica e mai sconfitta interazione tra malavita e politica.

ATTAC Taranto