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La nonviolenza e' in cammino. 189



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761/353532, e-mail: nbawac@tin.it

Numero 189 del 6 agosto 2001

Sommario di questo numero:
1. Hiroshima, 6 agosto 1945
2. Peppe Sini: a un anno da quel 24 settembre, riprendere il cammino
3. Ettore Masina: la speranza, dopo i fatti di Genova
4. Vittorio Sereni ricorda Umberto Saba
5. Aneadon Mathar M'Bow: un solo aereo da bombardamento...
6. Nino Mairena, venendo da molto lontano
7. Nadine Gordimer, la verita'
8. Bob Dylan, soffia nel vento
9. Per studiare la globalizzazione: da Antonio Gramsci a Francesco Guccini
10. La "Carta" del Movimento Nonviolento
11. Per saperne di piu'

1. MEMORIA. HIROSHIMA, 6 AGOSTO 1945
"Lui: Tu non hai visto niente a Hiroshima. Niente.
Lei: Io ho visto tutto. Tutto."
(Marguerite Duras, Hiroshima mon amour, Gallimard, Paris 1960 -
sceneggiatura del film omonimo di Alain Resnais, 1959 -, all'inizio).

2. PEPPE SINI: A UN ANNO DA QUEL 24 SETTEMBRE, RIPRENDERE IL CAMMINO
Il 24 settembre 2000 con la marcia nonviolenta da Perugia ad Assisi si
indico' un cammino e si avanzo' una proposta: che la nonviolenza divenisse
movimento di massa e soggetto/progetto non solo sociale e culturale ma anche
politico autonomo ed interpellante tutti.
Che gli "amici della nonviolenza" (e' la bella ed esatta formula capitiniana
per designare chi alla nonviolenza si accosta; i "nonviolenti" in senso
assoluto ovviamente non esistono) si incontrassero e si riconoscessero. Che
gli amici della nonviolenza uscissero dalla subalternita' e dalla
marginalita' e assumessero su di se' il compito di indicare una strada da
proporre a tutti.
* L'appello dei Nobel per la Pace
Si utilizzo' allora l'appello promosso dai Nobel per la Pace, che indicava
un programma minimo nitido e pungente. Trascriviamoli di nuovo i sei punti
del "Manifesto 2000 per una cultura della pace e della nonviolenza" dei
Premi Nobel per la Pace:
"1. Rispettare ogni vita. Rispettare la vita e la dignità di ogni essere
umano senza alcuna discriminazione né pregiudizio;
2. Rifiutare la violenza. Praticare la nonviolenza attiva, rifiutando la
violenza in tutte le sue forme: fisica, sessuale, psicologica, economica e
sociale, in particolare nei confronti dei più deboli e vulnerabili, come i
bambini e gli adolescenti;
3. Condividere con gli altri. Condividere il mio tempo e le risorse
materiali coltivando la generosità, allo scopo di porre fine all'esclusione,
all'ingiustizia e all'oppressione politica ed economica;
4. Ascoltare per capire. Difendere la libertà di espressione e la diversità
culturale, privilegiando sempre l'ascolto e il dialogo senza cedere al
fanatismo, alla maldicenza e al rifiuto degli altri;
5. Preservare il pianeta. Promuovere un consumo responsabile e un modo di
sviluppo che tengano conto dell'importanza di tutte le forme di vita e
preservino l'equilibrio delle risorse naturali del pianeta;
6. Riscoprire la solidarietà. Contribuire allo sviluppo della mia comunità,
con la piena partecipazione delle donne e nel rispetto dei principi
democratici, al fine di creare, insieme, nuove forme di solidarietà".
Il 24 settembre 2000. Quasi un anno e' passato.
* Il bilancio di un anno
Quali passi si sono fatti lungo il cammino indicato allora?
C'e' stata, subito dopo la marcia, l'assemblea della Rete di Lilliput, che
seppure ancora con una certa genericita' ed alcune confusioni la scelta
della nonviolenza l'ha enunciata, ed ha cominciato a lavorarci per
consolidarla, espanderla, soprattutto approfondirla interiorizzandola
consapevolmente (naturalmente ancora occorre lavorarci sopra: la nonviolenza
e' un percorso infinito) e praticandola concretamente (come molti dei
promotori e dei convenuti gia' facevano da tempo).
C'e' stata la sostanziale sconfitta (altri danno altre valutazioni, lo so)
sulla campagna per la cancellazione del debito che nel 2000 ha avuto la sua
massima espansione e la sua occasione cruciale, campagna che pure prosegue e
resta decisiva.
C'e' stato di fatto il definitivo imporsi dell'incostituzionale ed
inquietante nuovo modello di difesa, su cui quasi tutti tacciono (e questo
silenzio e' la chiave e il sintomo della sua vittoria, oscena vittoria, e
diciamo oscena nel senso forte del termine: fuori del quadro del visibile, e
ripugnante alla percezione e al sentire morale): l'impegno antimilitarista
e' stato duramente colpito anche attraverso l'ulteriore scivolamento del
settore militare lontano dall'attenzione pubblica e dall'attenzione dei
giovani in particolare, anche in conseguenza della riforma che ha sancito
l'abolizione della leva militare (buona cosa l'abolizione della coscrizione
militare obbligatoria, naturalmente; ma pessima la gestione di cio':
occorreva ed occorre un rilancio dello specifico impegno contro gli
strumenti e gli apparati della guerra, occorreva ed occorre un piu' energico
ed ampio e profondo impegno antimilitarista e disarmista).
C'e' stata la discussione ampia ma superficiale, e spesso caricaturale e
mistificante, sulla nonviolenza in riferimento alla contestazione del G8 a
Genova; purtroppo certe operazioni linguistiche babeliche (come definire
"disobbedienza civile" pratiche che con essa non hanno nulla a che vedere) e
certe ambiguita' e subalternita' diffuse hanno impedito che questa occasione
venisse adeguatamente valorizzata.
Non solo: in relazione all'organizzazione della contestazione al G8 sono
riemerse nel plurale movimento ecopacifista e solidale (che oggi, con una
approssimazione non innocua, viene definito "antiglobalizzazione") logiche
ed operazioni autoritarie e burocratiche, ipocrite ed intimamente offuscate,
che molto hanno danneggiato la crescita e la diffusione di una cultura della
nonviolenza che implica sempre altresi' la nonmenzogna.
Ed infine a Genova un giovane uomo ha perso la vita. E questa tragedia
incancellabile ha cambiato tutto. La morte di quel giovane, e le furiose
violenze sia di gruppi disperati e vandalici sia di settori fascisti delle
forze dell'ordine, apre la tremenda possibilita', il pericolo enorme, che
altri siano attratti nella spirale scotomizzante e barbarica della violenza,
della vendetta, del taglione.
E' un orrore che chi ha la mia eta' ha gia' visto: la strage di stato, la
strategia della tensione, il terrorismo fascista e quello di sinistra, e un
immane brodo di coltura della violenza mentre il sangue inondava le strade.
Negli anni '70 non riuscimmo a impedire quell'orrore; oggi dobbiamo fare
tutto il possibile perche' non si ripeta.
* Un esempio sgradevole
Emblematica la vicenda del Genoa Social Forum.
Per quale colossale stupidita' si e' permesso che il movimento che si oppone
alla cosiddetta globalizzazione neoliberista sia finito in una sorta di
intergruppi d'antan, coi ricatti incrociati, le mediazioni su cio' che non
era mediabile, i silenzi torbidi e le ipocrisie scandalose, il prevalere di
logiche irrazionali ed irresponsabili?
Perche' si e' permesso che emergessero, nella leadership di fatto, anche
figure di irresponsabili proclamatori di guerre e di invasioni?
Ma anche la riflessione di alcuni portavoce non privi di pregressi meriti
personali si e' rivelata flagrantemente del tutto esterna e inadeguata a
cogliere la decisivita', la profondita' e le dimensioni della teoria-prassi
nonviolenta, nonviolenza che oggi invece e' la chiave di volta della lotta
che e' necessaria contro un ordine criminale e criminogeno del mondo.
Perche' si riduce un "movimento di movimenti" ai modelli obsoleti del
partitino col personale politico del partitino (e senza neppure la
tradizione dei grandi partiti della storia del movimento operaio, che
qualche merito ce l'avevano pure)? Perche' si accetta una manipolazione
pseudoassemblearista in cui a decidere infine, ed in sostanza senza
possibilita' di controllo, sono ristrette oligarchie la cui legittimazione e
rappresentativita' e' per molti versi assai dubbia?
Occorre non delegare piu' niente a nessuno. Occorre formare tutte e tutti
alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche, delle strategie della
nonviolenza.
Occorre continuare quel cammino che all'incirca un anno fa a molti di noi
sembro' l'indicazione di una via d'uscita dalla catastrofe intellettuale e
morale del movimento pacifista italiano avvenuta con la guerra dei Balcani.
* E adesso, pover'uomo?
Adesso occorre fare un passo ulteriore: occorre trovare occasioni di
incontro e confronto permanenti; occorre rilanciare soprattutto la
formazione alla nonviolenza a livello di massa; occorre - ripeto - non
delegare piu' niente a nessuno.
Dobbiamo incontrarci di nuovo, tra amici della nonviolenza, riprendere a
ragionare insieme, a  discutere insieme, a camminare insieme, a proporre
insieme.
Chiedo umilmente, e propongo: non potrebbe una figura come Pietro Pinna
convocarci ancora a un incontro? Non potrebbero i movimenti nonviolenti
promotori della marcia di un anno fa chiamarci ancora ad essere "assemblea
in cammino" (certo, trovando le forme adeguate - non rituali, non banali -,
e istruendo un percorso preparatorio di discussione e di organizzazione non
improvvisato)?
* E dunque
Fu proprio scommettendo sulla marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza del
24 settembre 2000 che questo modesto notiziario nacque. Fu proprio sulla
convinzione che la nonviolenza non solo era in cammino, ma si proponeva a
tutti nella sua autonomia, nel suo rigore, nella sua esigenza. Fu proprio
sulla speranza che si andasse verso l'incontro degli amici della nonviolenza
come scelta decisa e non revocabile.
Un anno e' passato: scommettiamoci ancora.

3. RIFLESSIONE. ETTORE MASINA: LA SPERANZA, DOPO I FATTI DI GENOVA
[Ridiffondiamo questo intervento di Ettore Masina gia' disponibile in rete
in vari siti (ad esempio Namaste e Peacelink).
Ettore Masina e' giornalista e scrittore, gia' parlamentare, impegnato per
la pace e i diritti umani, animatore dell'esperienza di solidarietà della
Rete Radié Resch. Opere di Ettore Masina: segnaliamo in particolare Il
vangelo secondo gli anonimi, Cittadella; Un passo nella storia, Cittadella;
El nido de oro, Marietti; Un inverno al sud, Marietti; Oscar Romero, ECP
(poi riedito come L'arcivescovo deve morire, EGA)]
Vi sono momenti nella storia (e ne stiamo vivendo uno) in cui pare che dagli
antichi recessi della disumanita' irrompa una devastante bufera di violenza,
e ragione e follia sembrano vorticare insieme come foglie morte in un
inverno feroce. E' allora che la speranza diventa l'unica forza che puo'
riportare il sereno e ricomporre la pace.
Speranza non vuole dire illusione ne' volontaria cecita' ne' faciloneria;
speranza non vuol dire sonno esausto: al contrario, speranza vuol dire occhi
aperti, nettezza di giudizio, realismo, vigilanza; ma vuole anche dire
capacita' di non lasciarsi travolgere dai drammi vissuti ne' da quella che
sembra l'oggettiva prevalenza della forza bruta; vuol dire fiducia nell'uomo
e nella storia, non per provvidenziali automatismi (che non esistono) ma
perche' pur fra alti e bassi (talvolta al di la' di ogni previsione
ottimistica, talvolta in paurose regressioni) la vicenda dell'umanita',
grazie all'azione degli uomini e delle donne di buona volonta', avanza
lentamente verso una comprensione dei diritti umani che rende sempre piu'
difficile ai Signori del Potere sventolare i propri vessilli.
* Una sofferta vittoria
Credo che compiremmo un crudele autolesionismo se accettassimo di valutare
gli avvenimenti di Genova soltanto in base alle tragedie che li hanno
connotati e che hanno tutti i colori dell'infamia, sia del nazismo "di base"
sia della legalita' prostituita. Accetteremmo in tal caso la logica di chi
ha orchestrato quelle tragedie: di chi le ha preparate con la propria
insipienza (per esempio il governo D'Alema, che ha scelto la citta' e
organizzato la cosiddetta prevenzione) o di chi (vedi Berlusconi & Co)
quelle tragedie le ha, se non volute, certamente istigate, con l'intenzione
di mostrare al mondo che il movimento anti-G8 e' una congrega di violenti e
il governo italiano e' costretto dalla piazza "comunista" alla repressione;
accetteremmo la logica di una televisione di regime che - convinta che le
immagini di violenza procurino audience  ha praticamente confinato
nell'invisibilita' la immensa folla dei nonviolenti, la quale ha dapprima
gremito i luoghi della cultura, della politica e della preghiera e poi le
strade di Genova; e ha continuato a gremirle anche quando una "saggia"
prudenza poteva spingere al ritorno a casa.
Il movimento nonviolento ha avuto a Genova una sua impressionante validita',
anche piu' vasta e piu' coraggiosa di quella delle tradizionali marce della
pace. Il movimento ha riportato una sofferta vittoria, non soltanto rendendo
esplicite in sede culturale le crudelta' della globalizzazione ma anche
verificandone la ferocia strutturale che essa assume ai suoi vertici: una
esigua zona "rossa", con un gruppo di privilegiati arcidifesi dalle proprie
forze armate, e, fuori, tutte le contraddizioni della societa' moderna.
E, anche, il movimento e' riuscito a mostrare la stupida arroganza di Grandi
che credono di poter sostituire l'ONU con una cena d'affari alla quale sono
stati invitati un po' di colleghi poveri: una sorta di cena di Natale
offerta da una sussiegosa San Vincenzo a nobili decaduti. Dopo questi
smascheramenti, il G8 non sara' piu' lo stesso: e a deciderlo e' stata
l'opinione pubblica, prima ancora che Dobliu' Bush spiegasse che c'e' un
solo G di serie A, gli altri 7 sono G di serie B.
* Un duro apprendistato
E' a partire da questa constatazione che puo' e deve prendere il via (come,
del resto, l'ha gia' preso) una valutazione autocritica del movimento: su
come salvare insieme la necessita' di un arco di forze il piu' possibile
vasto e pluralista e insieme quella di una forte identita' nonviolenta; su
come elaborare strategie e tattiche; come scegliere liberamente le proprie
convocazioni senza sentirsi costretti a seguire l'agenda dei Potenti; sulla
capacita' di "inventare" un servizio d'ordine che impedisca ai
professionisti della violenza di nascondersi fra le fila dei nonviolenti per
uscirne al momento opportuno. Sono problemi di grande (e anzi: fatale)
importanza: ma da discutere nella consapevolezza che il movimento e' in una
fase di apprendistato e le autocritiche (e soprattutto certe critiche) non
possono non tenere conto di cio'.
Penso che la nostra capacita' di speranza debba esprimersi anche nel
tentativo (necessario e urgente) di dialogare con quei giovani che, sia pure
lontani dalla ideologia dei black block, hanno poi finito per entrare anche
loro in azione contro le forze di polizia: quelli che hanno pagato il prezzo
piu' duro, con un ragazzo morto; e che quando hanno seppellito il loro
compagno non hanno saputo dargli altra bandiera che quella, effimera e
volgare, di una societa' sportiva. Questi giovani hanno bisogno di affetto e
di dialogo, non paternalista e non saccente, ma, nello stesso tempo, chiaro
e forte. Hanno bisogno di sapere che sono, anche loro, importanti; ma lo
sono se si sganciano dalle logiche della violenza sollecitate dal sistema
dominante.
Anche i poliziotti, anche il carabiniere che ha sparato e ucciso, sono
giovani, e anzi giovanissimi. Gli spettacoli di ferocia ai quali la
televisione ci ha fatto assistere (un ragazzo per terra - molti ragazzi per
terra - e intorno un nugolo di gente in divisa che continua a picchiarlo
selvaggiamente, non soltanto con gli sfollagente ma anche con calci su tutto
il corpo; e le notizie dal lager di Bolzaneto e la bestiale "perquisizione"
nella scuola Diaz) non devono portarci a una indiscriminata accusa di tutta
la polizia; quello striscione "Assasssini" portato alla testa di certi
cortei puo' essere stata l'espressione di un profondo choc, nelle ore
immediatamente seguenti alla tragedia, ma non puo' diventare un manifesto
politico. Qua e la', dalle cronache che non hanno trovato accoglienza sulla
maggior parte dei quotidiani ma che hanno fortunatamente invaso i nostri
e-mail, sono affiorati episodi di solidarieta' fra agenti di polizia e
nonviolenti. Commetteremmo un gravissimo errore se stabilissimo, come
talvolta e' avvenuto, una divisione dei giovani in due schiere nemiche:
nonviolenti, da un lato, e poliziotti dall'altro. Il comportamento "cileno"
di molti agenti non significa che abbiamo una polizia cilena. Anche qui un
dialogo deve essere avviato, nella chiarezza e nella cordialita'.
* Il coraggio della verita'
E pero' penso che il movimento abbia anche  e in modo assolutamente
prioritario  la necessita' morale di coinvolgere larghi strati di opinione
pubblica su quanto e' avvenuto. Sarebbe un'autentica tragedia se esso si
ripiegasse soltanto sui suoi problemi per cosi' dire "interni". O il
movimento si rende conto di essere respiro di democrazia, strumento politico
che provoca mutamenti politici non soltanto a livello planetario ma anche
"qui e ora" o diventa una aristocratica accolita di benpensanti.
Come sempre, incombe sul movimento il pericolo di una strumentalizzazione da
parte di istituzioni che cercano di tamponare la propria crisi; ma i fatti
di Genova devono investire il parlamento e la magistratura e l'opinione
pubblica perche' sono una spia allarmante di una degenerazione democratica
che puo' aggravarsi paurosamente con la scelta pericolosa di un esercito di
professionisti.
Sono ormai emerse con ogni evidenza precise e assai inquietanti
responsabilita' dei quadri intermedi della polizia in ordine al controllo
della piazza; difficile sottrarsi all'impressione che vi sia stata una
paradossale (ma davvero paradossale?) tolleranza nei confronti dei black
block e una vergognosa brutalita' nei confronti delle altre componenti delle
manifestazioni. Di piu': se un folto gruppo (per usare un eufemismo) di
agenti di quattro diversi gruppi di cosiddette forze dell'ordine si muove
con tanta brutalita' diventa ben difficile non pensare che vi siano dietro
precisi ordini o almeno tacite connivenze del potere politico oltre che
dell'esecutivo. Giovedi 19 luglio sarebbe stato facile o quasi bloccare
l'esercito nero dei violenti ma i poliziotti sono stati unicamente schierati
a difesa della "zona rossa" e delle loro sedi. Perche'?
Gli avvocati del movimento stanno dando prova, come hanno gia' fatto nelle
giornate genovesi, di grande coraggio e lucidita' professionali; il
movimento deve ora pienamente collaborare con gli inquirenti e sollecitare a
rendere la propria testimonianza i medici che hanno esaminato le vittime
della repressione; e deve saper coinvolgere l'attenzione del maggior numero
possibile di cittadini.
In questi giorni e' facile trovare persone che vanno alla ricerca di
giornali che non dicano quanto dicono "Repubblica", "Il manifesto" e persino
"Il Foglio". Il fatto e' che certe verita' ci inquietano, perche' ci
obbligano a prendere posizione, cio' che e' assai scomodo; percio' vorremmo
bilanciarle con altre, stabilire equazioni fra "opposti estremismi": vecchio
vizio della borghesia italiana sul quale cerca adesso di ergersi la rozza
astuzia bottegaia di Berlusconi, dopo avere difeso inutilmente la versione
secondo la quale c'erano soltanto aggressori (tutti i manifestanti) e
aggrediti (i poliziotti).
Il coraggio della verita' e' una delle colonne della democrazia. Il
movimento puo' e deve diffondere la verita' sui fatti genovesi - e il gusto
della verita'. E' necessario portarne, non soltanto in parlamento ma al
grande pubblico, i fatti incontrovertibili e le problematiche che ne
nascono.
Quando, prima delle elezioni, dicevamo a certi giovani: "Badate: una
vittoria di Berlusconi aggravera' la situazione italiana", essi ci
rispondevano: "Peggio di cosi' non potra' essere". Quando lo dicevamo a
certi adulti, ci rispondevano: "Lasciatelo provare". A Genova le illusioni
di chi era in buona fede si sono vanificate. Possiamo trasformarle, con
paziente tenacia, in un nuovo clima politico?
Un affettuoso saluto dal vostro Ettore Masina

4. MEMORIA. VITTORIO SERENI RICORDA UMBERTO SABA
[Questo ritratto di Saba e' nel libro di Vittorio Sereni, Gli strumenti
umani, Einaudi, Torino 1965. Anche in Vittorio Sereni, Poesie scelte
(1935-1965), Mondadori, Milano 1973, p. 74; ed anche in Vittorio Sereni, Il
grande amico (poesie 1935-1981), Rizzoli, Milano 1990, p. 115.
Vittorio Sereni, poeta ed operatore editoriale (Luino 1913 - Milano 1983);
tra i suoi libri si veda anche almeno, oltre le due antologie citate sopra,
la raccolta di versi tradotti Il musicante di Saint-Merry, Einaudi, Torino
1981.
Umberto Saba e' stato un grandissimo poeta, nato a Trieste nel 1883, muore a
Gorizia nel 1957. A tratti è tale la felicità che promana dalla sua poesia
che si stenterebbe a credere da quali abissi di strazio essa emergeva. E' la
poesia onesta della solidarietà umana. Opere di Umberto Saba: di Saba, come
fu detto di Cervantes, occorrerebbe leggere tutto. Ma almeno Il Canzoniere,
Einaudi, Torino: una lettura fragrante come un pane, che nutre, addolcisce e
fortifica il lettore. Opere su Umberto Saba: un buon punto di partenza è l'
antologia a cura di Mario Lavagetto, Per conoscere Saba, Mondadori, Milano.
Utile anche Francesco Múzzioli, La critica e Saba, Cappelli, Bologna. Cfr.
anche Antonio Pinchera, Umberto Saba, La Nuova Italia, Firenze]

* Saba

Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un'Italia di macerie e di polvere.
Sempre di se' parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di se' parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta piu' ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all'altra
dall'uno all'altro caffe' di Milano
inseguito dalla radio.
"Porca - vociferando - porca". Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all'Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.

5. DATI. ANEADON MATHAR M'BOW: UN SOLO AEREO DA BOMBARDAMENTO...
[La constatazione seguente, estratta da una dichiarazione dell'allora
direttore generale dell'Unesco, apparve sul quotidiano parigino "Le Monde"
il 7 settembre 1977. Noi l'abbiamo trovata citata in Emilia Ferreiro, Ana
Teberosky, La costruzione della lingua scritta nel bambino, Giunti, Firenze
1985, 1989, p. 9]
Il costo totale di un solo aereo da bombardamento con il suo equipaggio
equivale al salario annuo di 250.000 insegnanti.

6. RIFLESSIONE. NINO MAIRENA: VENENDO DA MOLTO LONTANO
[Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento del nostro buon amico
Giovanni Mairena]

Venendo da molto lontano
si rischia di dimenticare perche' ci si e' messi in marcia
si e' diventati vecchi senza accorgersene
si e' giunti in terre ove la nostra lingua nessuno piu' capisce
la polvere ci ha coperto e resi irriconoscibili.

Venendo da molto lontano
ma nel cammino quante meraviglie
ma nel cammino quanti incontri inattesi e felici
ma nel cammino ci siamo fatti saggi
ed ora siamo colmi di doni, colmi di frutti.

Venendo da molto lontano
si puo' divenire peggiori
si puo' divenire migliori
si puo' avere imparato ad ascoltare.

Venendo da molto lontano
abbiamo appreso cosa e' nonviolenza
ma essa puo' essere appresa
anche da chi non si e' mosso mai.

Ogni luogo e' il centro del mondo
il cammino e' dentro di te.

7. FRASI COLTE AL VOLO. NADINE GORDIMER: LA VERITA'
[Questa frase abbiamo estratto da nadine Gordimer, Vivere nell'interregno,
Feltrinelli, Milano 1990, p. 30.
Nadine Gordimer e' la piu' grande scrittrice sudafricana, impegnata contro l
'apartheid, Premio Nobel per la letteratura. Opere di Nadine Gordimer: oltre
i suoi numerosi volumi di racconti e romanzi (tra cui: Un mondo di
stranieri, Occasione d'amore, Il mondo tardoborghese, Un ospite d'onore, La
figlia di Burger, Luglio, Qualcosa là fuori, Storia di mio figlio, tutti
presso Feltrinelli; Il bacio del soldato, presso La Tartaruga) segnaliamo
Vivere nell'interregno, Feltrinelli, Milano 1990; Scrivere ed essere,
Feltrinelli, Milano 1996. Opere su Nadine Gordimer: AA. VV., Nadine
Gordimer: a bibliography of primary and secondary sources, 1937-1992, Hans
Zell, London 1994]
La verita' non e' sempre bella, ma la fame di verita' si'.

8. CANZONI. BOB DYLAN: SOFFIA NEL VENTO
[E' una delle canzoni piu' belle di Bob Dylan, del primo album del '63, The
freewheeling Bob Dylan; la traduzione che proponiamo e' quella in Bob Dylan,
Blues, ballate e canzoni, Newton Compton, Roma 1972.
Robert Zimmerman (il nome d'arte di Bob Dylan lo prenderà nel 1962 in onore
del poeta Dylan Thomas) nasce nel Minnesota nel 1942, viaggia in autostop,
sente fortemente l'influenza di Woody Guthrie, nel 1962 incide il primo LP e
diviene il simbolo stesso della musica popolare di protesta. Opere di Bob
Dylan: i suoi primi tre album sono quelli che ancora ci toccano di più, per
la freschezza musicale, la potenza del linguaggio e delle immagini, la
carica antiautoritaria ed antimilitarista: Bob Dylan; The freewheeling Bob
Dylan; The times they are a-changin'. I testi delle sue canzoni sono stati
pubblicati in molti volumi, una buona edizione economica (traduzione
italiana non malvagia, testo originale a fronte) è costituita dai due volumi
di Blues, ballate e canzoni, e Canzoni d'amore e di protesta, editi entrambi
dalla Newton Compton, Roma 1972, e più volte ristampati]

Quante strade deve percorrere un uomo
prima di poterlo chiamare un uomo
e quanti mari deve navigare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia
e quante volte debbono volare le palle di cannone
prima di essere proibite per sempre
la risposta amico soffia nel vento
la risposta soffia nel vento.

E quanti anni puo' una montagna esistere
prima di essere spazzata verso il mare
e quanti anni possono gli uomini esistere
prima di essere lasciati liberi
e quante volte puo' un uomo volgere il capo
e fare finta di non vedere
la risposta amico soffia nel vento
la risposta soffia nel vento.

E quante volte deve un uomo guardare in alto
prima di poter vedere il cielo
e quanti orecchi deve un uomo avere
prima di poter sentire gli altri che piangono
e quante morti ci vorranno prima che lui sappia
che troppi sono morti
la risposta amico soffia nel vento
la risposta soffia nel vento.

9. MATERIALI. PER STUDIARE LA GLOBALIZZAZIONE: DA ANTONIO GRAMSCI A
FRANCESCO GUCCINI

* ANTONIO GRAMSCI
Profilo: nato ad Ales, in provincia di Cagliari, nel 1891. Muore a Roma il
27 aprile 1937. La sua figura e la sua riflessione, dal buio del carcere
fascista, ancora illumina la via per chi lotta per la dignità umana, per un'
umanità di liberi ed eguali. Opere di Antonio Gramsci: l'edizione critica
completa delle Opere di Antonio Gramsci è ancora in corso di pubblicazione
presso Einaudi. E' indispensabile la lettura delle Lettere dal carcere e dei
Quaderni del carcere. Opere su Antonio Gramsci: si vedano almeno le
monografie di Festa, Fiori, Lajolo, Lepre, Spriano.

* GUENTER GRASS
Profilo: scrittore tedesco, premio Nobel per la letteratura nel 1999.

* LIBERO GRASSI
Profilo: imprenditore siciliano, si oppose alla mafia. La mafia lo uccise,
non lo vinse. Opere su Libero Grassi: Marcello Ravveduto, Libero Grassi.
Storia di un siciliano normale, Ediesse, Roma 1997

* LODOVICO GRASSI
Profilo: nato a Firenze nel 1936, docente, giornalista e saggista,
collaboratore di Ernesto Balducci, ha fatto parte del gruppo fondatore della
rivista "Testimonianze" di cui successivamente è divenuto direttore. Negli
anni ottanta ha partecipato attivamente alla vita pubblica concentrandosi
ovviamente soprattutto nell'impegno per la pace. Opere di Lodovico Grassi:
coautore con padre Balducci di La pace. Realismo di un'utopia, Principato;
La democrazia dell'era atomica, ECP; Jacques Maritain, ECP.

* PIETRO GRASSO
Profilo: magistrato a Palermo. Opere di Piero Grasso: con Saverio Lodato, La
mafia invisibile, Mondadori, Milano 2001.

* TANO GRASSO
Profilo: nato a Capo d'Orlando nel 1958, laureato in filosofia,
commerciante, presidente dell'Acio (l'Associazione commercianti ed
imprenditori orlandini, fortemente impegnata contro il racket delle
estorsioni), già parlamentare. Ha dato un notevole contributo nella lotta
contro il racket, la mafia, l'usura. Opere di Tano Grasso: Contro il racket,
Laterza; Ladri di vita, Baldini & Castoldi.

* AUGUSTO GRAZIANI
Profilo: nato a Napoli nel 1933, economista, ha studiato particolarmente lo
sviluppo economico italiano e i problemi del Mezzogiorno. Opere di Augusto
Graziani: L'economia italiana dal 1945 a oggi, Il Mulino, Bologna 1989; I
conti senza l'oste, Bollati Boringhieri, Torino 1997.

* GERMAINE GREER
Profilo: intellettuale femminista, nata a Melbourne, in Australia, nel 1939;
docente di letteratura inglese e comparata all'Università di Warwick in
Inghilterra. Opere di Germaine Greer: L'eunuco femmina, Bompiani, Milano
1972; Viaggio intorno al padre, Mondadori, Milano 1990; La seconda metà
della vita, Mondadori, Milano 1995; La donna intera, Mondadori, Milano 2000.

* GERMANO GREGANTI
Profilo: sacerdote cattolico, animatore dell'esperienza di "Carcere e
comunità". Opere di Germano Greganti: Carcere e comunità, Paoline; Ragazzi
in prigione, Paoline.

* BEPPE GRILLO
Profilo: intrattenitore comico, ha caratterizzato la sua attivita' sempre
piu' nel senso di una satira disvelatrice di oppressioni ed alienazioni
causate dai poteri politici, economici e ideologici dominanti, divenendo a
suo modo una sorta di paradossale portavoce dei movimenti di lotta
ecopacifisti, ambientalisti, degli oppressi.

* MIRKO GRMEK
Profilo: storico della medicina, è deceduto nel marzo 2000.

* DAVID GROSSMAN
Profilo: scrittore israeliano, nato a Gerusalemme nel 1954. Opere di David
Grossman: Vedi alla voce: amore (1986); Il libro della grammatica interiore
(1991); Ci sono bambini a zigzag (1994); Che tu sia per me il coltello
(1998); tutti presso Mondadori. Cfr. anche il libro-intervista curato da
Matteo Bellinelli: David Grossman, La memoria della Shoah, Casagrande,
Bellinzona 2000.

* ROMANO GUARDINI
Profilo: filosofo e teologo tedesco di origine italiana (Verona 1885-Monaco
1968). Opere di Romano Guardini: presso l'editrice Morcelliana sono in corso
di stampa le opere complete. Segnaliamo almeno un libriccino che raccoglie
due discorsi commemorativi pronunciati da Guardini in memoria del gruppo dei
giovani resistenti e martiri antinazisti di Monaco: La Rosa Bianca,
Morcelliana, Brescia. Opere su Romano Guardini: la più importante biografia
è quella di H.-B. Gerl, Romano Guardini. La vita e l'opera, Morcelliana,
Brescia 1988.

* MARIO GUARINO
Profilo: nato nel 1940, giornalista. Opere di Mario Guarino: con Giovanni
Ruggeri, Berlusconi. Inchiesta sul signor TV, Kaos, Milano 1994; L'Italia
della vergogna, Laser, Viareggio 1995; I santuari proibiti, Laser, Viareggio
1996.

* CARLO GUBITOSA
Profilo: nato nel 1971, tra gli animatori di "Peacelink", collabora con "Il
giornale della natura" e varie altre testate; svolge un servizio educativo
nell'Agesci. Opere di Carlo Gubitosa: (con Enrico Marcandalli e Alessandro
Marescotti) Telematica per la pace, Apogeo, Milano 1996; Oltre internet,
Emi, Bologna 1997.

* FRANCESCO GUCCINI
Profilo: cantautore italiano, e meglio sarebbe dire narratore in versi con
un sobrio accompagnamento musicale; ha dato le sue prove migliori in liriche
intimiste, in alcune sfavillanti satire, ma soprattutto in canzoni che hanno
costituito in Italia i manifesti politici più belli della ribellione
giovanile agli orrori del mondo (come Auschwitz, e Dio è morto).

10. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

11. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: http://www.nonviolenti.org ;
per contatti, la e-mail è: azionenonviolenta@sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
http://www.peacelink.it/users/mir . Per contatti: lucben@libero.it ;
angelaebeppe@libero.it ; mir@peacelink.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: http://www.peacelink.it . Per
contatti: info@peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di
Viterbo a tutti gli amici della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761/353532, e-mail: nbawac@tin.it

Numero 189 del 6 agosto 2001