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Caschi Bianchi Associazione Papa Giovanni XXIII in Cecenia eKossovo - Comunicati e lettere



ASSOCIAZIONE
COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII
Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto con D.P.R. 5-7-'72 - n. 596 G.U.
n. 271
Iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche presso il Tribunale di
Rimini al n.16


Comunicato alla stampa - Convocazione Conferenza Stampa

"Operazione Colomba - Corpo Civile di Pace in partenza per la Cecenia"



Perchè partiamo per la Cecenia : Andremo a vivere con le persone che
subiscono la guerra, per noi gli interessi principali non sono quelli
economici ma quelli umani.

Che cosa faremo : getteremo  le basi per una presenza tra loro come già
stiamo facendo in Chiapas e Kossovo, per condividere le loro sofferenze e
cercare di essere la loro voce.

E' inaccettabile che queste popolazioni vengano deportate nel silenzio del
mondo. Questo sembra il piano politico che tiene ancora i profughi ceceni
rinchiusi nei campi in Ingusezia senza alcuna prospettiva di rientro alle
loro case. Ancora una volta intere popolazioni vengono usate a piacimento a
seconda della convenienza, senza che nessuno dica una parola per impedirlo.
Il nostro esssere con loro vuole essere una risposta a questa logica
criminale di cui anche noi, come popoli  e governi occidentali, siamo
colpevoli.

Non è ammissibile che il rispetto dei diritti umani sia subordinato alla
forza di chi li calpesta  : contro     Milosevic   o Saddam si interviene,
contro la Russia no. In questa situazione si dimostra ancora una volta
l'inefficacia di un intervento di pace armato, il cui unico risultato può
essere solo quello di inasprire i conflitti senza risolvere nulla, mentre
si conferma la validità di un intervento civile, utilizzabile ed efficace
in situazioni in cui un intervento militare farebbe solo precipitare una
crisi verso una guerra mondiale .

I corpi di pace esistono già e stanno operando,ora occorre che anche gli
stati facciano propria la volontà di crearli e sostenerli.
San Marino, storicamente famoso per la scelta di non dotarsi di un
esercito, a nostro parere ha l'importante funzione di promuovere in sede
internazionale (ONU, Consiglio d'Europa, OSCE) la creazione di un Corpo
Civile di Pace Nonviolento.


Per informazioni:

Per ulteriori informazioni:
0541 - 751498 oppure
0348 - 2488146

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"C'E' ANCORA BISOGNO DI OBIEZIONE DI COSCIENZA, CASCHI BIANCHI IN CECENIA E
KOSSOVO"

Giovedì 18 Maggio 2000 partirà alla volta della Cecenia, nel quadro del
progetto Operazione Colomba - Corpo Civile di Pace, Carlo Gubitosa, OdC
della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, originario di Taranto e
fra i creatori del sito pacifista Peacelink (http://www.peacelink.it).

Continua l'impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII per la pace e per la
promozione ed il pieno valore dell'Obiezione di Coscienza e del Servizio
Civile in Italia ed anche dove il diritto all'obiezione di coscienza non
esiste. Da anni decine di OdC della Comunità Papa Giovanni XXIII si
impegnano quotidianamente nel servizio ai poveri ed agli emarginati, in
Italia, come all'estero nelle zone di conflitto (ex-Jugoslavia, Croazia,
Kossovo, Cecenia, Albania etc.). Attualmente sono in servizio 5 Caschi
Bianchi (oltre a Carlo Gubitosa, Luigi Sansone, Gianmaria Zamagni di
Rimini, Roberto Rutigliano di Avellino, Marco Pincelli di Modena), che
presto diventeranno 25, Giovedì 18 maggio prenderanno servizio 4 Caschi
Bianchi (Roberto Florian di Padova, Davide Fasoli di Verona, Paolo Galloni
di Parma, Domenico Convertino di Bari).
Gli obiettori di coscienza continuano, fra mille difficoltà ed incertezze,
e per la cifra di 5.700 lire al giorno, in Italia come in zone di guerra, a
prestare la loro essenziale opera.
Continuano a portare avanti una obiezione all'attuale idea di difesa e di
intervento militare, alla crescente spesa militare del nostro paese (nella
finanziaria 2000 oltre 2000 miliardi in più) ed anche una obiezione alla
attuale idea di servizio civile e di riforma del servizio civile, svuotato
di senso, privo di un progetto forte, sfiancato dalla continua mancanza di
fondi (mentre si sottraggono 60 miliardi al servizio civile per abbassare
le tariffe assicurative), perennemente sull'orlo del collasso
organizzativo, mentre si investe in denaro e spot nella promozione
dell'Esercito come unica forma di impegno del cittadino, del giovane per
difendere la pace ed il paese.
Denunciamo la mancanza di una politica sul servizio civile, il tentativo di
delegittimare progressivamente uno strumento che in questi anni ha dato
risposta a molti bisogni e necessità del paese, la carenza continua di
fondi, la semplicistica e anticostituzionale abolizione della leva e il
tentativo di cancellare l'idea stessa di obiezione di coscienza nel nostro
paese. Il Servizio Civile non è il "business dei poveracci" come ha detto
tempo fa il premier Amato. Il problema della progressiva della sparizione
dell'Obiezione di Coscienza e del Servizio Civile in Italia non è tanto e
solo degli enti ma dell'intera società, ed in particolare dei più deboli e
poveri in essa.
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CARLO GUBITOSA PARTE PER LA CECENIA

Il 18 maggio 2000 partiro' per la Cecenia assieme ai volontari
dell'"Operazione Colomba", il corpo civile di Pace di Rimini. Premetto che
non sono assolutamente convinto di mettere a repentaglio la mia vita: ormai
i russi hanno fatto terra bruciata e i ribelli sono ormai quattro gatti nel
sud della regione (io entrero' da nord) che si divertono ogni tanto a
sabotare qualche convoglio militare. Per cui, a meno che non decida di
indossare la divisa dell'esercito russo e fare una passeggiata per le
strade di montagna, non credo di correre grossi rischi. Sono convinto che
la paura di morire, e in genere tutte le paure, non impediscano di morire,
ma impediscano di vivere.

A darmi sicurezza c'e' anche la presenza di Andrea Pagliarani (dimenticavo:
siamo in quattro a partire), un volontario dell'"Operazione Colomba" che
oltre ad essere gia' stato in Cecenia ha anche vissuto in prima persona i
recenti disordini a Timor est e diversi capitoli della guerra in
Jugoslavia. Non e' un "duro", anzi e' un ragazzo abbastanza esile di
corporatura e molto riservato, ma ha uno sguardo sicuro e soprattutto e'
una persona che riesce a seguire il cuore con la testa, senza facili
sentimentalismi o entusiasmi passeggeri, ma con lucida determinazione.

In Cecenia sta avvenendo da anni un massacro silenzioso, di cui fanno le
spese soprattutto le popolazioni civili grazie all'omerta' dei governi
occidentali, che non possono di certo attaccare la Russia con bombe
intelligenti per ripristinare i diritti umani, perche' in questo caso
l'"effetto collaterale" delle bombe sarebbe la terza guerra mondiale. Oltre
all'omerta', va aggiunto anche lo sciacallaggio, il business delle armi
fatto sui cadaveri dei profughi civili. I civili in Cecenia non hanno
nessun tipo di tutela anche perche' la comunita' internazionale che
dovrebbe tutelare i loro diritti ha scelto invece di tutelare a tutti i
costi gli scambi militari ed economici.

Il Caucaso rappresenta il centro vitale per il controllo delle condotte
petrolifere utilizzate per lo sfruttamento del greggio e del gas naturale
del Mar Caspio. Ancora una volta gli interessi economici e commerciali
prevalgono sulle vite umane. Il gruppo verde dell'Europarlamento aveva
lanciato un appello al vertice UE di Helsinky chiedendo "sanzioni" contro
Mosca, ma le potenze occidentali dicono "niente sanzioni economiche". La
scarsa reazione da parte dei paesi della comunità internazionale favorisce
quello che sta accadendo in Cecenia.

Oltre all'omerta' e allo sciacallaggio, infine, dobbiamo aggiungere anche
la complicita': negli ultimi anni l'Italia ha esportato verso la Russia un
ingente quantitativo di armi, e negli ultimi mesi del 1999 l'Italia ha
ratificato, con le leggi n. 398 e n. 397, l'accordo di cooperazione
militare con la Russia e quello relativo all'industria per la difesa di
Mosca, entrambi firmati a Roma nel novembre 1996. La Camera dei Deputati ha
approvato i provvedimenti proprio mentre erano in corso i bombardamenti con
cui la Russia ha devastato la Cecenia, che hanno causato molte vittime e
decine di migliaia di profughi. Gli accordi sono di notevole valenza
politica, in quanto sono i primi del genere stipulati fra Paesi che al
tempo della guerra fredda erano nemici.

Alla luce di questi fatti, risulta chiaro che faccio parte di un paese
omertoso, che preferisce discutere di arbitri e gol annullati anziche'
interrogarsi sulle sofferenze altrui, un paese sciacallo, che pur di
commerciare include tra i suoi partner economici anche assassini e
malfattori, come hanno fatto la Telecom e la Stet facendo grossi affari con
Milosevic fino al giorno prima dei bombardamenti Nato, un paese complice,
che fornisce agli stati repressivi le armi con cui alimentare i conflitti.

Ora, delle due l'una: o mi tappo gli occhi e le orecchie e mi rinchiudo in
casa e vedermi tutte le puntate registrate di "Un medico in famiglia" dal
1998 ad oggi oppure, dicevo, decido di essere un protagonista e non uno
spettatore della storia del mio tempo. Poiche' non mi piace fare lo
struzzo, il 18 partiro' per la Cecenia, e al mio ritorno cerchero' di
raccontare le cose che ho visto per svergognare il maggior numero di
commercianti di armi, politici complici di assassini e giornalisti
imbavagliati e venduti. Ma queste, dicevo, sono le motivazioni semplici,
quelle nobili e disinteressate, che mi spiegano in parte ma non totalmente
che diamine vado a fare in mezzo ai russi quando qui e' gia' estate. Ci
sono poi delle altre ragioni, che sono piu' complicate perche' neanche io
riesco a spiegarle fin in fondo.

Forse ha qualcosa a che fare con la grande sensazione di liberta' che ho
provato verso i nove anni quando sono uscito di casa da solo per la prima
volta, la consapevolezza di poter girare liberamente per la citta', di
poter scegliere ad ogni angolo se girare a destra o a sinistra, se andare
diritto o tornare indietro, senza piu' seguire il percorso obbligato
segnato dai passi di mia madre. La sensazione di essere libero di fermarmi
e camminare, di guardare le vetrine o la gente, di restare in Italia o
andare dall'altro capo del mondo, di stare zitto e coltivare il mio
orticello o guardare negli occhi i potenti della terra e dire "tu non mi
freghi. Puoi fregare i giornalisti che paghi, l'opinione pubblica che
ammansisci, ma non me. Io ho avuto il tempo di leggere, chiedere e capire,
e forse avro' anche il tempo di sbugiardarti per bene". Non credo di fare
nulla di particolarmente rischioso, sono andato diverse volte sulla
tangenziale est di milano (il posto con il piu' alto tasso di mortalita' in
Italia) e non ho mai avuto paura del rischio che correvo. Non vedo perche'
dovrei pisciarmi sotto solo per andare a stare un po' di giorni a fare
quello che gli operatori della Caritas locale fanno gia' da mesi e che
continueranno a fare per altri mesi dopo che me ne saro' andato.

Oltre alle motivazioni "facili" ed umanitarie, le mie motivazioni
complicate riguardano qualcosa di piu' profondo, la sensazione che solo
vivendo fino in fondo la mia vita, il mio tempo, la mia storia e le mie
esperienze posso sentirmi pienamente uomo e pienamente me stesso. Sarebbe
comodo per me mandare tutto a quel paese e badare ai fatti miei, in fin dei
conti mi mancano tre settimane alla fine del servizio civile e ho ancora 17
giorni di licenza da sfruttare.

Non credo pero' nelle soluzioni facili e nelle soluzioni comode, mi hanno
gia' tradito in passato. Nell'estate del 1992 o del 1993, non ricordo bene,
leggendo un annuncio su "Cuore", avevo sentito una "vocina", una luce
interiore, un moto interiore che mi spingeva a dare la mia adesione ad una
marcia di pace in Jugoslavia, una marcia passata alla storia come la
"Marcia dei 500" su Sarajevo, guidata da Don Tonino Bello. Un gruppo di
pazzi in marcia verso una citta' assediata in piena guerra. In quella
occasione ho rinunciato a partecipare perche' la mia vita mi sembrava
troppo preziosa per buttarla via. A distanza di sette anni vado in Cecenia
esattamente per la stessa motivazione. Quella vocina luminosa di sette anni
fa finalmente e' riuscita a farsi sentire e ad esprimersi.


Carlo Gubitosa e' nato a Taranto 29 anni fa ed e' segretario di PeaceLink,
associazione di volontariato dell'informazione. Attualmente e' obiettore di
coscienza a Rimini presso l'Associazione Comunita' Papa Giovanni XXIII di
Rimini, nel Corpo Civile di Pace denominato "Operazione Colomba". Dopo la
riforma della legge sull'obiezione di coscienza, per gli obiettori e'
possibile recarsi all'estero per missioni di pace. Carlo Gubitosa, oltre
che capo scout, e' un esperto di Internet e telecomunicazioni. Collabora
con vari giornali ed ha vinto l'edizione 1999 del Premio Giornalistico
SMAU. E' autore di libri sulla telematica sociale, fra cui "Oltre
Internet", della Editrice Missionaria Italiana (EMI). Il suo indirizzo di
posta elettronica e' c.gubitosa@peacelink.it Durante la missione in Cecenia
verranno mantenuti i collegamenti telefonici con l'ente di servizio civile
e PeaceLink ne dara' un costante resoconto sul sito http://www.peacelink.it

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Sono obiettore di coscienza da 4 mesi presso l'associazione comunità Papa
Giovanni XXIII, in particolare sono un casco bianco, che vuol dire svolgere
il mio servizio all'interno di una missione umanitaria in zona di guerra.
Di mio non sono un gran sognatore, e tutto sommato non credo che un
intervento civile possa servire da solo ad evitare che una guerra si
combatta o perduri se non è supportato da azioni governative. Ciò
nonostante ho vissuto in Kossovo, nella città di Mitrovica, per circa due
mesi, sino agli inizi di maggio di quest'anno.

Quando prima di partire raccontavo a qualcuno della mia prossima
esperienza, per lo più mi venivano rivolte due tipi di domande: o "Ma non
hai paura?", oppure "In Kossovo? Ma che ci vai a fare? Ormai la guerra è
finita.".
Riguardo la paura, da un lato ne avevo, dall'altro mi rassicurava la
presenza di altre persone, volontari ed obiettori di coscienza, nello
stesso posto dove sarei andato io.
Alla seconda domanda rispondevo con un'altra domanda, e cioè quand'è che
una guerra è finita? E nella fattispecie quand'è che è finita la guerra in
Kossovo?

Le risposte possono essere molte. Dipende dalla concezione che ciascuno ha
di "guerra".
Se la si intende come una partita a calcio aperta a tre risultati, 1 X 2, e
si fa il tifo da casa per una o l'altra parte è vero che la guerra in
Kossovo è finita. C'è stata una resa, un trattato definito di pace, una
delle due parti ha ceduto. Potrei obiettare sulla regolarità della partita,
sul fatto che gli "sconfitti" sono ancora al loro posto di comando e su
altro, ma il punto non è questo.
Diverso è il discorso se si considerano altri fattori e si rimuove la
visione calcistica.

A mio parere una guerra continua ad essere tale fino a quando c'è qualcuno
che ne paga il prezzo. E la quota maggiore tocca a chi non ha scelto di
partecipare a questo gioco.
Non credo nella vittoria dell'uno o dell'altro. Se lo facessi ricadrei
nella logica che giustifica le guerre e ne legittima, inconsapevolmente,
l'esistenza.

Non penso che la guerra in Kossovo fosse inevitabile e soprattutto non
credo che questa sia cominciata con la prima bomba sganciata da un aereo
dalla NATO e che sia finita con la resa del governo jugoslavo.
C'era gente che soffriva da prima e ce n'è ancora adesso.

A circa un anno di distanza dalla fine dei bombardamenti e dal conseguente
ingresso in Kossovo delle truppe NATO, la tanto declamata "pace" non esiste
ancora, è un dato di fatto, le morti continuano e la paura della gente
anche. Se prima era facile schematizzare tutto come serbi contro albanesi,
ed albanesi contro serbi, adesso si comincia a parlare anche di albanesi
contro albanesi e di serbi contro serbi. E questo la dice tutta sulla
natura del conflitto. Ho la presunzione di pensare che continuando a
chiamare "etniche" le guerra balcaniche si faccia esclusivamente il gioco
di chi ha interessi in queste.

Credo sinceramente che, per i padroni del mondo, avere una regione d'Europa
ad alta instabilità sia un grande vantaggio. Lo stesso vale per le
organizzazioni mafiose locali ed internazionali.
Io non ho la pretesa di fermare questo sistema, non credo di esserne
capace, non sono un gran sognatore, ma ritengo importante e giusto stare
vicino a chi continua a pagare il prezzo per qualcosa che non ha scelto.

Per questo torno in Kossovo.

Roberto Rutigliano

Samuele, Maddalena, Giacomo Filippini
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII