[Pace] "Il presidente Pertini aveva abolito la parata militare del 2 giugno"
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- Date: Sun, 31 May 2026 22:24:42 +0200
«Quella che dovrebbe essere una festa civile, si festeggia un referendum che ha scelto di farla finita con la monarchia, è diventata una parata militare – riflette Alfio Nicotra, coordinatore della rete italiana Pace e disarmo – A festeggiare devono essere i cittadini e le cittadine, senza nessuna divisa. Del resto, il presidente partigiano Sandro Pertini aveva abolito la parata, che originariamente era stata istituita in tutt’altra occasione, per festeggiare la cosiddetta vittoria della prima guerra mondiale. Ecco perché Pertini ci vedeva un’incongruenza: è come se le truppe avessero occupato una festa di tutt’altro segno». Come è noto, la parata è stata poi ripristinata con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che molto insistette anche sulla retorica della patria e del tricolore.
Sempre ieri, un centinaio di attivisti di Extinction Rebellion ha montato un accampamento-presidio a piazza dell’Esquilino, a poche centinaia di metri dai Fori imperiali dove passerà la parata. Il presidio si è aperto con l’installazione di una grande riproduzione della terra e di un missile con le caricature di Donald Trump e Giorgia Meloni, con lo striscione «Fascisti su Marte, Democrazia sulla Terra». Ad un certo punto alcuni agenti di polizia, evidentemente non impegnati a recuperare i cavalli alla Terme di Caracalla hanno strappato le caricature di Trump e Meloni, secondo quanto riferiscono i manifestanti calpestando alcuni di loro. «Questa è l’idea di democrazia e libertà di espressione di Meloni: una semplice caricatura e un messaggio sarcastico fanno così paura? – denunciano gli attivisti – Questa piazza è diventata zona rossa per i principi fondanti della Repubblica, quelli che questo governo celebrerà tra pochi giorni». Per Er « non ci sono diritti se si inaspriscono le pene e i controlli contro la libertà di dissenso. Non c’è pace se si sostiene un genocidio e si aumentano le spese militari. Non c’è solidarietà se si lasciano morire persone in mare.
Non c’è tutela della terra se continuano ad aumentare gli investimenti in petrolio e gas. Le politiche di questo governo stanno smantellando, pezzo dopo pezzo, i principi della democrazia».
Il cartello Stop Rearm Italia contesta il 2 giugno nell’ambito della campagna contro le spese miliari: «Fuori dal Patto di Stabilità per investire nel futuro, non nella guerra, per chiedere risorse destinate a lavoro, diritti, welfare e transizione ecologica invece che al riarmo»: è l’obiettivo dichiarato. La coalizione europea è nata ormai un anno fa, promossa in Italia da oltre 500 organizzazioni sociali e politiche, per contestare il Piano di riarmo europeo. «Ottanta anni fa, con un referendum, gli italiani e, per la prima volta anche le italiane, cacciarono via un re che ci aveva consegnato al fascismo, al nazismo e alla guerra, e scelsero la Repubblica, fondata sulla Costituzione del lavoro, della pace e della sovranità che appartiene al popolo – spiegano – Un invito a disobbedire ai vincoli finanziari dell’Unione europea per costruire giustizia sociale e garantire un futuro alle prossime generazioni». Tutto ciò ha a che fare con gli scontri interni alla maggioranza e le scelte della presidente del consiglio: «La notizia sulla decisione del governo Meloni di non accedere più al programma di prestito europeo ‘Safe’ conferma quanto sia insostenibile una spesa militare fatta a debito e da coprire con i tagli alle spese sociali. Per questo lanciamo un appello a tutte e a tutti ad attivarsi in ogni territorio con iniziative per la pace e contro l’economia di guerra». Fino al 2 giugno in tutta Italia sarà possibile unirsi alle oltre cento iniziative popolari, lanciate da rete italiana Pace e disarmo e Sbilanciamoci, con biciclettate, letture della Costituzione e presidi per celebrare la Festa della Repubblica che ripudia la guerra.
Queste giornate condurranno alla prima grande manifestazione europea «Welfare not Warfare» contro il Piano di riarmo fissata per il prossimo 14 giugno a Bruxelles: «Parteciperemo con una delegazione italiana e con mobilitazioni diffuse in Italia e in Europa», fanno sapere dalla rete. Si ritroveranno tutti a Genova il 18 luglio, a 25 anni dal G8, per partecipare all’assemblea nazionale del movimento No Kings.