[Pace] Oggi sciopero degli studenti italiani contro il riarmo, domani sciopero degli studenti tedeschi contro la leva militare



Albert

bollettino pacifista 

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La voce della ragione in tempi di guerra


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L'8 maggio gli studenti tedeschi dicono signornò 

Gli studenti tedeschi stanno preparando una nuova mobilitazione contro il riarmo, la leva obbligatoria e la militarizzazione della società. L'appuntamento è per domani, venerdì 8 maggio, data simbolica che segna l'anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Europa. Sono attesi oltre 50mila studenti.

«Governo e industria si preparano alla guerra, noi giovani diventiamo carne da macello»

A guidare la protesta in Germania è il movimento «Schulstreik gegen Wehrpflicht» (Sciopero scolastico contro la leva), che in cinque mesi ha già organizzato tre scioperi nazionali. L'ultimo, venerdì 8 maggio, si terrà davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino alle 12:00, in parallelo con le cerimonie di commemorazione della Liberazione dal nazifascismo.

«Il governo e l'industria si stanno preparando alla guerra — dichiara Hannes Kramer, 21 anni, portavoce nazionale del movimento — e noi giovani dovremmo diventare la carne da macello. Ma nessuno ci ha nemmeno consultati».

Al centro della contestazione tedesca c'è la nuova legge sulla modernizzazione del servizio militare, che prevede l'invio di questionari obbligatori a tutti i diciottenni per valutare la loro idoneità al servizio militare e, dal 2027, visite mediche obbligatorie. «Le visite mediche obbligatorie sono il primo passo verso il servizio militare obbligatorio — denuncia Kramer —. A scuola gli edifici crollano, mancano gli insegnanti, le nostre preoccupazioni per il clima vengono ignorate, mentre quasi la metà del bilancio federale viene spesa per carri armati, bombe e infrastrutture per preparare il paese alla guerra».

La protesta si inserisce nella campagna internazionale «We do not enlist» (Non ci arruoliamo)

A Roma, centinaia di studenti si sono radunati oggi 7 maggio davanti ai ministeri dell'Istruzione e dell'Università, per protestare contro il sottosegretario americano Marco Rubio, in visita nella capitale. Tra gli slogan: “Soldi alla scuola, non alla guerra”. Cartelloni con fiori nei fucili e piazze piene contro la riforma Valditara che taglia ore di scuola negli Istituti tecnici.

A Torino, circa seicento persone sono partite in corteo da piazza Arbarello, con uno striscione che riassume l'anima della protesta: «Contro la distruzione pubblica – studenti e lavoratori uniti. Per la difesa dell'istruzione tecnica, contro la riforma Bernini e Valditara, contro la militarizzazione della cultura, contro un futuro di guerra, riarmo e leva».

A Firenze, il corteo organizzato dall'Assemblea per lo Sciopero (che riunisce sindacati di base, collettivi studenteschi e comitati pacifisti) è partito da piazza Santa Maria Novella con lo slogan «Disertiamo la guerra». La mobilitazione si oppone al riarmo e all'ipotesi di un ritorno della leva obbligatoria, contestando «l'uso delle risorse pubbliche per la guerra».

«Oggi si parla di reintroduzione della leva. Noi vogliamo un futuro di pace»

A spiegare il legame tra le lotte italiane e quelle internazionali è Giorgia, dell'organizzazione universitaria Cambiare Rotta: «Come studenti universitari abbiamo chiamato questo sciopero a livello nazionale. Siamo in più di 45 piazze d'Italia a fianco degli studenti medi e dei lavoratori della scuola. Oggi si parla di reintroduzione della leva militare: ci stiamo mobilitando anche per questo a livello internazionale, contro un futuro di riarmo e di guerra. Una guerra che non ci appartiene».

Nicolò, portavoce di Opposizione Studentesca Alternativa (OSA), aggiunge: «Vediamo sempre più tagli all'interno degli istituti, che cadono a pezzi e non hanno mai fondi. Al contrario, c'è un riarmo sempre più ingente portato avanti dalle classi dirigenti europee»..

Dalla Germania all'Italia: una mobilitazione transnazionale

La scelta dell'8 maggio in Germania non è casuale. «L'8 maggio 1945 è stato il giorno in cui il nazismo tedesco fu sconfitto in Europa — sottolinea Kramer —. Usiamo questa data per chiarire quali sono le conseguenze della guerra e cosa può portare una militarizzazione sfrenata. Le grandi aziende tedesche, le fabbriche di armi e le banche sono pronte a guadagnare dalla guerra. Abbiamo molta paura di non aver imparato la lezione della nostra storia».

La mobilitazione coinvolge non solo Germania e Italia. In Grecia, gli studenti hanno già protestato a dicembre e a gennaio contro l'inasprimento del servizio militare, chiedendo l'abrogazione della legge che prepara l'esercito greco «a una partecipazione più attiva ai piani della NATO». In Francia, il presidente Macron ha annunciato un nuovo servizio militare volontario che, in caso di crisi, potrebbe trasformarsi in obbligatorio.

«Non siamo pedine nel gioco della politica»

Nonostante le minacce di sanzioni — in Germania chi manifesta durante l'orario scolastico rischia provvedimenti disciplinari e persino l'espulsione — gli organizzatori prevedono una partecipazione massiccia.

«Un solo giorno di assenza da scuola è molto meno grave di sei mesi in caserma», ha dichiarato Leon Reinemann, studente che ha contribuito a organizzare lo sciopero a Coblenza.

E Tillmann, uno studente diciannovenne presente alla manifestazione di Berlino, spiega con parole che sembrano riecheggiare in tutta Europa: «Sono contro la leva e contro la propaganda di guerra. Uccidere qualcuno è sempre sbagliato, anche se lo Stato dice che qualcuno dovrebbe essere ucciso. Non c'è niente di più importante della vita umana».


PeaceLink continuerà a seguire gli sviluppi di questa mobilitazione internazionale, che rappresenta la più ampia e coordinata azione studentesca contro il riarmo e la leva degli ultimi anni.



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