[Pace] Trump sull'orlo di una crisi di nervi per lo stretto di Hormuz
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- Date: Mon, 16 Mar 2026 22:25:18 +0100
La guerra in Iran e lo Stretto di Hormuz: l'Europa dice no a Trump
16 marzo 2026 | PeaceLink
Mentre i bombardamenti statunitensi e israeliani sull'Iran entrano nel loro sedicesimo giorno, si apre una frattura profonda tra Washington e i suoi alleati europei. Donald Trump ha chiesto con insistenza — e con toni sempre più minacciosi — che i Paesi della NATO inviino navi militari nello Stretto di Hormuz per garantire il passaggio delle navi in quello che è diventato il più conteso corridoio energetico del pianeta.
La risposta dell'Europa, compatta per una volta, è stata un secco "no".
Hormuz: una crisi energetica senza precedenti
Lo Stretto di Hormuz — il braccio di mare largo una quarantina di chilometri che separa le coste iraniane dalla penisola arabica — è il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Da quando, il 28 febbraio scorso, Stati Uniti e Israele hanno lanciato la loro offensiva militare contro l'Iran, il traffico commerciale in quella zona si è praticamente azzerato. Circa mille navi attenderebbero di attraversarlo, tra cui duecento petroliere e metaniere cariche di rifornimenti destinati ai mercati internazionali. Il petrolio ha già superato i 100 dollari al barile.
In questo contesto, Trump ha invocato la formazione di una coalizione navale internazionale, rivolgendosi a Francia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Corea del Sud, Australia e Cina. La richiesta, contenuta in un'intervista al Financial Times di domenica, suona più come un ultimatum: "Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della NATO."
L'Europa si riunisce a Bruxelles e dice no
Lunedì 16 marzo si sono riuniti a Bruxelles i ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell'Unione Europea, convocati straordinariamente proprio per discutere dell'escalation in Medio Oriente e delle sue conseguenze economiche. La risposta emersa dal Consiglio Affari Esteri è stata di netta chiusura nei confronti della richiesta americana.
L'Alta rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha chiarito la posizione del blocco in modo inequivocabile: lo Stretto di Hormuz si trova "al di fuori dell'area d'azione della NATO" e i partner europei non intendono estendere lì la missione Aspides — già operativa nel Mar Rosso dal 2024 per proteggere le navi dagli attacchi degli Houthi. Alla fine della riunione, la sintesi è stata lapidaria: "Nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra".
La Germania, attraverso il ministro degli Esteri Johann Wadephul, ha ribadito che Berlino non parteciperà ad alcun intervento militare, aggiungendo una critica velata alla conduzione americana del conflitto: "Abbiamo bisogno di più chiarezza. Ci aspettiamo che gli USA e Israele ci informino, ci coinvolgano e ci dicano se questi obiettivi vengono raggiunti."
La Spagna è andata ancora oltre. La ministra della Difesa Margarita Robles ha dichiarato che Madrid non sta "prendendo in considerazione alcuna missione" nel Golfo Persico, definendo questa guerra "illegale" e aggiungendo: "La Spagna non accetterà mai soluzioni di ripiego". Una posizione che si allinea a quella del premier Pedro Sánchez, che nei giorni scorsi aveva detto senza mezzi termini: "Rifiutiamo l'obbedienza servile".
L'Italia ha scelto un tono più "diplomatico". Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato: "Non credo che sia il caso di infilarsi in una guerra, l'Italia non vuole infilarsi in una guerra". Ha proposto un potenziamento della missione Aspides ma escludendo categoricamente una estensione allo Stretto di Hormuz. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato la linea: intervenire a Hormuz "sarebbe un passo verso il coinvolgimento in guerra."
La frattura con Londra e gli altri alleati
Particolarmente significativo è stato il "no" britannico. Il premier Keir Starmer ha escluso che qualsiasi piano per la riapertura dello stretto possa essere concepito "come una missione della NATO", specificando che Londra lavora a una soluzione diversa, coinvolgendo partner regionali e paesi del Golfo. Trump non ha nascosto la sua irritazione: "Il Regno Unito potrebbe essere considerato l'alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati."
Anche il Giappone ha frenato. Il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha dichiarato che, nella situazione attuale, l'esecutivo non sta considerando "operazioni di sicurezza marittima" nello Stretto. L'Australia ha fatto lo stesso. La Corea del Sud si è limitata a prendere tempo: "Discuteremo direttamente con gli Stati Uniti".
Cosa sta succedendo davvero in Iran
Sullo sfondo, la guerra continua a mietere vittime e a produrre devastazione. Gli attacchi USA e israeliani hanno colpito Teheran ripetutamente. Fonti iraniane segnalano raid su scuole, impianti industriali e infrastrutture civili. L'Iran ha risposto con missili e droni in tutto il Medio Oriente: gli Emirati hanno intercettato nella sola giornata di ieri sei missili balistici e 21 droni; un'esplosione ha colpito un impianto petrolifero a Fujairah; frammenti di razzi sono caduti su una base italiana dell'UNIFIL in Libano. Oltre un milione di persone sono state sfollate in Libano a causa dei combattimenti.
Il presidente iraniano Pezeshkian ha dichiarato di aver parlato con il presidente francese Macron, chiedendo che cessino le operazioni delle basi statunitensi nella regione. Teheran ha avvertito che se Washington dovesse inviare truppe di terra "sarà un altro Vietnam."
Il petrolio russo e la guerra che avvantaggia Mosca
C'è un aspetto che l'Europa ha tenuto a sottolineare in queste ore: la chiusura di Hormuz fa esplodere il prezzo del petrolio e, di conseguenza, gonfia le entrate della Russia, che da quelle entrate finanzia la guerra in Ucraina. Kaja Kallas lo ha detto esplicitamente: la chiusura dello stretto "avvantaggia la Russia". Il ministro tedesco Wadephul ha aggiunto che allentare ora le sanzioni energetiche alla Russia "sarebbe decisamente la strada sbagliata."
Una guerra in Medio Oriente che rafforza Mosca, mentre l'Occidente si spacca sulle strategie da seguire: è il quadro che emerge da questa giornata.
Una guerra non voluta dall'Europa
Quello che risulta con chiarezza dalla riunione di Bruxelles è che l'Europa non vuole questa guerra. Non l'ha voluta quando è cominciata, a fine febbraio, e non intende farsene carico adesso che Trump chiede rinforzi.
La guerra in Iran è stata avviata dagli Stati Uniti e da Israele, con motivazioni che restano opache e contraddittorie.
Il movimento per la pace deve continuare a chiedere con forza: cessate il fuoco immediato, ritiro delle forze militari italiane dalle basi Usa nel Golfo, difesa della missione Unifil dell'ONU e ritorno alla diplomazia. Lo Stretto di Hormuz non si apre con le navi da guerra. Si apre cessando l'attacco illegale all'Iran, riportando un clima dialogo e di rispetto della Carta dell'ONU.
Fonti: ANSA, Al Jazeera, Euronews, Sky TG24, Il Fatto Quotidiano, Il Mattino, LaPresse — 16 marzo 2026
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