Risposta dettagliata da parte di una militante (volontaria) contro le guerre dal 1991



Qui riporto la risposta di Marinella Correggia a De Angelis e a chiunque la accusa.

Troverete prima la risposta di De Angelis ma viene dopo in ordine di tempo.

Subito dopo trovate un dettagliato messaggio di Marinella Correggia che vi invito a leggere.

Purtroppo i protagonisti di questo scambio di email non sono in adesso collegati alla lista e non e' agevole fare da tramite in differita.

Non censuriamo nessuno. Non applichiamo filtri. Questo software di lista non e' strutturato per filtrare. Tutto cio' che non passa e' solo per questioni tecniche che dipendono dai vostri computer.

Ovviamente questa lista ha un regolamento. Chi vi partecipa e' perche' ripudia la guerra, cosi' come recita la nostra Costituzione all'articolo 11.

Se qualcuno la sfrutta per sostenere le insurrezioni armate non ha scelto la lista giusta. E non si deve sentire mobbizzato per le critiche che riceve.

Se ci si iscrive ad una lista di vegetariani non deve decantare la fiorentina, sceglie un'altra lista.

Grazie

Alessandro
Il moderatore

www.peacelink.it

From: Enrico De Angelis <edeangelis at gmail.com>
Date: Wed, 6 Jun 2012 13:13:55 +0200
To: Mari Cor<mari.liberazioni at yahoo.it>
Cc: Lista pace Peacelink<pace at peacelink.it>; loretta mussi<loretta.mussi at unponteper.it>; Alessandro Marescotti<a.marescotti at peacelink.it>
Subject: Re: A Enrico De Angelis, risposta dettagliata da parte di una militante (volontaria) contro le guerre dal 1991

Ah un'ultima cosa: se lei paragona la propaganda mediatica sulla Siria a quella di Iraq, Jugoslavia etc. vuol dire che non ha studiato bene cosa è successo neanche in questi contesti. L'uno completamente diverso dall'altro per tantissimi fattori. La Siria è ancora un'altro caso. 
Sta esattamente qui il mio problema con queste rozze semplificazioni ideologiche: la Nato e gli Stati Uniti sono un blocco monolitico che decide tutto sempre allo stesso modo per ogni situazione e in ogni contesto storico.
è una conoscenza molto rozza della propaganda e delle relazioni tra media e conflitti che lei ha, e penso anche in generale di come funzioni la politica internazionale. Il mondo, purtroppo o fortunatamente, è molto ma molto più complesso di così.

di nuovo cordiali saluti (e vi prego sempre di mettere in lista, dato che stiamo facendo questo dibattito, rendiamolo disponibile a tutti, almeno non sprechiamo il tempo solo tra di noi)
e

Enrico De Angelis
Researcher at CEDEJ, Cairo
0039-3393250983





Il giorno 06/giu/2012, alle ore 11.56, Mari Cor ha scritto:

Enrico De Angelis, è incredibile quel che Lei scrive. E in generale l'accanimento da più fronti rispetto al mio impegno contro le ingerenze bellicose e la propaganda sulla Siria, che fa seguito allo stesso impegno in occasione di precedenti tristi episodi, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, a partire dal 1991.
 
La disinformazione è davvero gravissima e in 21 anni di attività GRATUITA contro le guerre non mi sono mai trovata in questa situazione.
 
1) Sotto la Sua firma risulta il fatto che Lei lavora per il Cedej, Cairo. Non lo conosco ma da ricerchina su internet risulta http://www.cedej-eg.org/spip.php?rubrique69 che il Suo datore di lavoro è sotto la tutela del Ministero francese degli Affari Esteri ed europei  del servizio culturale dell'ambasciata francese. 
 
2) Le preciso che a differenza di quel che Lei scrive io NON sono mai stata embedded da nessuna parte e in nessun  periodo a differenza di tanti altri. E' un'offesa enorme per me che dalle guerre ricavo solo tristezze, danni materiali e adesso anche morali. Non sono nemmeno una inviata di guerra. Nella fattispecie sono andata in Siria - e Lei avrebbe fatto bene a informarsi prima - pagandomi il viaggio nell'ambito di una delegazione internazionale che vedeva cubani, venezuelani, sudafricani, indiani, belgi, inglesi, brasiliani, nepalesi, turchi, vicini a movimenti pacifisti e di sinistra (nefuori dall'Occidente questo temrine vale ancora qualcosa). A differenza degli inviati di guerra (loro sì che ci guadagnano, e ne ho incontrati...loro e il loro cinismo), nelle zone di conflitto sono sempre andata come pacifista con delegazioni internazionali. Gratis, e pagandomi le spese (gli articoli del manifesto o altri media poveri, quando vengono pagati, lo sono così poco, e comunque il viaggio non è pagato ai collaboratori esterni - come sono sempre stata io).  Anche il resto della mia attività antiguerra è sempre stato gratuito e ha sottratto tempo al lavoro nel campo della ecologia di giustizia e ad altro attivismo. Mi potevo permettere (a fatica certo) questa mia militanza perché, come tutti sanno, ho uno stile di vita semplicissimo, per ragioni anche ecologiche. 
 
2) Come militante da sempre per l'eguaglianza fra i popoli, l'ecologia sociale e il rispetto dei viventi trovo intollerabile che il "mio" paese butti bombe e faccia sconquassi pretestuando legalità e diritti umani. Per questo durante i bombardamenti in Iraq, Jugoslavia e Libia (condotti da forze occidentali e petromonarchiche, e certo non avversati dai due) mi sono recata a condividere lo strazio e a cercare se possibile di informare, con delegazioni pacifiste internazionali, per settimane, per sottrarmi alla vergogna di appartenere a un paese - l'Italia - che continua a buttare bombe sulle teste altrui anziché proporsi come ponte di pace.Visto che Lei parla del libro che ha scritto, Le potrei mandare l'elenco dei miei e delle mie attività. (Fra parentesi, un altro firmatario del vostro appello di "arabisti", da una mia parziale biografia presa su internet mi chiede come mai io mi occupi di Siria visto che in genere mi occupo di ecologia).
 
3) Per Lei il mondo arabo è un lavoro. Scrive che il ministero dell'informazione siriano era la Sua seconda casa. Io invece non traggo alcuno stipendio dal mio impegno in merito a quell'area. Però - ma Lei non lo sa - dal 1991 me ne occupo obtorto collo, a causa delle guerre occidentali che si sono susseguite e che ho sentito il dovere di contrastare in molti modi (non solo scrivendo). Ho condotto per anni attività anche contro l'embargo all'Iraq (Loretta diglielo tu). Ho sempre cercato di praticare un po' di "giornalismo di pace": ad esempio anche sottolineando le possibilità di soluzione senza guerra.  Cosa che il giornalismo di guerra non fa.
 
4) E' pazzesco ignorare che ci sia una disinformazione "one-sided" totale, nel caso della Siria ancor più che nelle situazioni che hanno provocato le guerre occidentali (e petromomonarchiche) precedenti. Ci sono stati e ci sono così tanti casi di menzogne (venute fuori dopo), notizie non confermate e manipolazioni che chiunque confronti con attenzione (ma ci vuole tempo) gli stessi media ufficiali se ne può accorgere. Le manipolazioni vengono fuori troppo tardi.
 
5) Lei scrive che "la rivolta in Siria è una rivolta contro tutti: contro il regime prima di tutto, ma anche contro intromissioni dall'esterno, dalla Russia al Qatar, dall'Arabia Saudita all'Iran". Surreale, visto che Qatar e Arabia Saudita e Usa finanziano apertamente la rivolta e che al Qaeda la guida o quasi. Non lo dico io. Peccato che non Lei abbia ascoltato un intervento della coordinatrice scientifica di Limes; fra gli altri.
 
7) Non sono siriana e non sono tenuta a parlare bene né del governo né dell'opposizione (nelle sue diverse anime). Dovrebbero essere i siriani a decidere. Né io né Lei. Come ho spesso scritto le violenze avvengono da entrambe le parti (lo schematismo "un dittatore che uccide manifestanti disarmati" ha lasciato da tempo spazio a scontri fra armati); ma nessuno, compreso voi, attira l'attenzione su quelle anche efferate commesse dall'opposizione armata grazie a pesanti interferenze esterne. Sono i soliti due pesi due misure. (Lei cita la Bbc: ebbene Paul Wood, da Homs, mesi fa referiva di un video mostratogli dai ribelli con i quali era embedded; orgogliosi gli mostravano la decapitazione da loro effettuate di "nemici").
 
8) Per è me incredibile che non vi preoccupi la main mise di Qatar, Arabia Saudita, Usa, accaniti sostenitori e finanziatori della rivoluzione siriana e di quella libica. Oppure questa contraddizione vi fa diventare così ivrulenti, per cercare di nasconderla?
 
8) Fa parte della disinformazione anche ignorare quella parte rilevante di siriani che non sta con l'opposizione. Le Sue fonti, i Suoi amici, sono una delle voci. Sono anche stupita del fatto che le pesanti ingerenze esterne siano tollerate da quella parte dell'opposizione che dice di richiamarsi al comunismo. Io personalmente ho incontrato vari comunisti che invece propongono il dialogo e non certo la lotta armata o peggio e che trovano appunto intollerabili e indicative le ingerenze esterne. Per Sua informazione, in Siria finita la delegazione sono andata in giro da sola, su bus e pulmini; peccato non parlare abbastanza l'arabo per una vera comunicazione con i viaggiatori.
 
10) E' diffamazione paragonarmi a Nirenstein e ad Allam. Le suggerisco di considerarlo.
 
 
Marinella Correggia
Torri in Sabina (Ri)
 
 
ECCO QUI DI SEGUITO QUANTO SCRIVE IL SIGNOR DE ANGELIS
 
a tutti,

vi rispondo solo a nome mio e non a nome dei firmatari dell'appello (semmai potreste mettere la mail dell'appello in cc cos anche gli altri sono al corrente del dibattito).

Sono d'accordissimo con Alberto che il dibattito non sterile, anzi. L'intento dell'appello era proprio questo e pensiamoci di esserci riusciti. Non ho ancora avuto tempo di leggere le risposte sul blog di Alberto.
Non so perch Alberto ritenga la firma di Paolo dell'Oglio incomprensibile, dato che noi e lui abbiamo esattamente le stesse opinioni. Paolo (che ho conosciuto nel lontano 2006, ma Lorenzo lo conosce meglio di me) impegnato fin dall'inizio nel tentativo del dialogo, e per questo il regime voleva allontanarlo. anche convinto tuttavia che la rivolta in Siria sia autentica e che il risultato finale debba essere una Siria pluralista e democratica, e l'ultimo appello indirizzato anche al regime chiedendogli di fare un passo indietro, mentre la lettera a Kofi Annan appunto il riconoscimento del possibile ruolo del'ONU in questa situazione. Non vedo dove siano i punti che contrastano con il nostro appello, che va esattamente in questa direzione. Paolo dell'Oglio sa che la rivolta autentica e la vede, come noi, nella sua complessit. Comunque scrivetegli, vi risponder lui.

Ma per esempio tra lui e un personaggio come Marinella Correggia, che voi citate, c' un abisso. Mi fa strano che decidiate di usare dei post di Marinella, i cui scritti rappresentano esattamente il bersaglio del nostro appello e di cui penso tutto il male possibile. Una persona che non conosce niente di Siria, usa qualsiasi pretesto per sostenere la natura fabbricata della rivolta, e che andata a Damasco come giornalista embedded (con tanto di visa) come un giornalista della Fox al seguito delle truppe americane in Iraq. Lo so perch ho molti amici giornalisti che mi chiedono contatti quando vanno in Siria e mi raccontano esattamente come funziona quando ci vai con il visa del governo, seguito dai minders del regime. Questo lei dovrebbe dirlo ma non lo fa, vorrei vedere se volesse avere accesso a differenti fonti di informazione: veri oppositori. Quando contatto per conto di giornalisti i molti attivisti siriani dentro e fuori la Siria, la prima domanda che mi fanno"entra con il visa o no?" perch a seconda della risposta cambiano i contatti che sono disposti a darmi....Questo per dirvi quanto possa essere limitata la visione di un reporter che va a lavorare in queste condizioni. I reportage di Marinella Correggia dalla Siria sono per quanto mi riguarda quanto di peggio c' in circolazione, lo dico senza problemi. E sono tra quelli che ci hanno spinto, dopo mesi di mal di pancia a leggere le falsit che contengono, a decidere di unirci in questo appello.
Con queste persone qua, che non parlano l'arabo, non hanno reali contatti con la gente di l prima della rivolta, non conoscono la storia della Siria, e che decidono sulla base delle poche e spesso falsissime informazioni che hanno che si tratti di un complotto, onestamente non vorrei sprecare il mio tempo a parlare. Perch so che completamente inutile. una scelta ideologica e frutto di pregiudizi, che no'entra nulla con quello che realmente accade.



Detto questo, il dialogo con chi vuole ascoltare continuer e sono contento di questo. Quando Loretta afferma: "Noi, penso, dobbiamo cercare i modi per svelare di pi questo disegno e batterci contro di esso, supportando le forze che vogliono realmente un cambiamento", ecco, questo esattamente il nostro punto. Ma il disegno, cara Loretta, non occidentale. Ci sono tanti disegni in corso, perch in una zona come la SIria chiaro che ognuno vuole dire il suo. Quindi si, il vostro compito sarebbe di individuare questi attori, e puntare su questi. Io li conosco gi e gi lo faccio. Non che sono con USA ed Europa, che se parlano lo fanno perch costretti dalla pressione mediatica o per i propri interessi, n con Qatar e Arabia Saudita, di cui penso anche tutto il male possibile. Ma certo sono anche e ancora di pi contro il regime, Russia e Iran, che giocano in questa situazione il ruolo che Stati Uniti giocavano e giocano in America L
Quindi ripartire da questo e non certo dalle idee di Marinella Correggia, che queste forze spontanee, popolari e autentiche sembra non conoscerle proprio e di rifiutarne la legittimit (come il regime siriano, vedi ultimo discorso di Bashar).



Dato che mi avete coinvolto in questo dialogo, ne approfitto per raccontarvi perch sono divenuto cos coinvolto in questa situazione, cos ci capiamo meglio

La Siria per me una seconda patria e per tutti gli anni che ci ho passato non ho mai avuto problemi con il regime. Ci conoscevamo bene, mi lasciavano libert di azione e di organizzazione di attivit anche su temi delicati, perch sapevano che non andavano oltre circoli di elite culturali e accademiche nel paese. Il ministero d'informazione per me era una seconda casa, ho diversi amici l (alcuni ora sono stati in prigione perch hanno aderito alla rivolta).
Non sono un interventista, e per me la Siria era un paradiso: paese povero ma sicuro, economico, bellissimo. Il paradiso del ricercatore credetemi. Non ho nessun vantaggio dalla rivoluzione, che non mi consente pi di andarci (ora sanno da che parte sto) e che anche se la svolta democratica avvenisse presenter problemi per molti anni, dato che ormai le infiltrazioni di al-qaeda sono divenute una realt.
E tuttavia la mia opposizione al regime nasce, prima ancora che dalla mia conoscenza diretta e accademica di quello che avviene nel paese e fuori di esso, da questioni personali. Mi spiego. Quando la rivolta cominciata (ero tornato in Italia dalla Siria da appena un mese) i miei amici, perfino i pi insospettabili e apolitici, hanno aderito alla rivolta, a volte sinceramente sorprendendomi (inutile dirvi quante persone conosca in Siria: tantissime con tantissime idee diverse e discuto ancora con molti pro-regime, anche se pi difficilmente di prima). Queste persone sono state immediatamente arrestate, torturate e cos via (alcuni di loro sono morti, di altri non ho pi notizie da mesi). Inutile dire che i pro-regime stanno tutti benissimo.
La rivolta nata autentica. I miei carissimi amici del giornale Qasiun, un giornale comunista semi-legale, tutti anti-americani e anti-israeliani fino al midollo, ne fanno parte. Sono pi anti-americani e anti-israeliani di chiunque di noi, eppure sono con la rivolta e pagano, a volte con la vita, questa scelta.



Chiunque non abbia questa conoscenza pre-rivolta della Siria, non pu ricostruire le cose per bene, ed il caso di gente come Marinella Correggia.

E mi tocca leggere dai reportage di queste persone che i miei amici non esistono! Per loro tutto organizzato dall'esterno, c' una campagna mediatica contro il regime.
Sono tutte cose assolutamente non vere, punto. Non c' da discutere su questo.

Io ho scritto un libro per Carocci su guerra e mass media. il mio lavoro, mi occupo di comunicazione politica internazionale da dieci anni. Chi dice che c' una campagna mediatica in corso contro la Siria, non conosce nulla di questi argomenti. Una campagna mediatica ben altra cosa, e il caso dell'Iraq 1991 e 2003 ne sono degli esempi. La Libia ancora un altro caso, c' stata ma non altrettanto preparata.
Sulla Siria possiamo parlare del ruolo ambiguo di media come Al-Jazeera, e siamo d'accordo. Possiamo parlare di tanti errori e imprecisioni nella copertura degli eventi, e siamo ancora d'accordo. Ma la copertura mediatica sulla Siria riflette pienamente l'indecisione che a livello decisionale contraddistingue l'Occidente in questo momento. Il 15 marzo scorso, anniversario dell'inizio della rivolta, i giornali italiani non hanno dedicato niente alla Siria, se non qualche trafiletto. Ambienti vicini a Israele dipingono la rivolta come guidata da al-Qaeda, perch Israele ha paura dell'instabilit. Magdi Allam e Fiamma Nirenstein, signori miei, scrivono le stesse identiche cose della Correggia, vi rendete conto? L'attenzione per la SIria, considerato il numero di morti e la sua importanza strategica, non nulla. Ma sapete veramente cosa una campagna mediatica e come viene realizzata? Una campagna mediatica si fa con quotidiane affermazioni contro i dittatori e tanti altri, ormai elaboratissimi, mezzi. Ma se andate a rivedere le dichiarazioni di Obama e della Clinton dal'inizio della rivolta (io le conosco tutte a memoria), resterete sbalorditi dal vedere come Bashar dipinto come un riformatore, come uno che se ne deve andare ma di sua volont, come uno che pu condurre la SIria verso la democrazia e gli deve essere dato tempo. Ma di che stiamo parlando? Guardate che qui' veramente un abbaglio collettivo se pensate che ci sia una campagna mediatica.
Le esagerazioni mediatiche ci sono, certo, ma sono errori giornalistici, anche dovuti al fatto che gli attivisti ovviamente esagerano. Ho scritto articoli accademici su questo, perch esattamente il mio campo di indagine e sono molto critico verso la copertura mediatica della rivolta e il ruolo eccessivo di alcuni attivisti, ma ci sono ragioni precise dietro questi problemi, non sono il frutto di una campagna mediatica gi disegnata. come il gioco dei numeri della questura in Italia. Il regime dice che non ci sono stati morti, gli attivisti dicono che erano 100, ma non ci sono fotografie e video, non abbastanza, per verificare la realt. Forse i morti erano 50, forse 70 forse 30. Io ci parlo con gli attivisti di questi problemi, so come pensano e come agiscono. Mi dicono: dobbiamo esagerare, perch altrimenti nessuno si occupa di noi, e anche perch devi esagerare perch altrimenti non riesci a trasmettere la gravit di quello che suc



Ma quello che a noi importa che i morti ci sono stati e l'abbondanza di prove c', per chi segue da vicino la questione e ha accesso a fonti in arabo e alla gente che questa rivolta la fa, ogni giorno su fb c' la foto di un citizen journalist che muore in Siria per fare quello che fa, la foto con nome e cognome.
Io questa operazione di ricostruzione posso farla e la faccio e vi dico qual' la situazione. Il regime poteva autorizzare giornalisti embedded fin dall'inizio: un giornalista della BBC camera alla mano avrebbe sicuramente filmato questi fantomatici terroristi che secondo il regime gi un anno fa guidavano la rivolta. Ma non lo ha fatto, perch sapeva benissimo che questi terroristi erano a quel tempo un'invenzione e che i giornalisti avrebbero filmato al contrario tutta un'altra realt.
La rivolta in Siria una rivolta contro tutti: contro il regime prima di tutto, ma anche contro intromissioni dall'esterno, dalla Russia al Qatar, dall'Arabia Saudita all'Iran. Ma noi dobbiamo stare dalla parte della gente che questa rivolta la fa sul campo. Non scegliere tra questi schieramenti.



Se poi non vi volete fidare di quello che vi racconto, naturalmente vostro diritto. Ma per favore non portatemi Marinella Correggia come una che pu dire qualcosa di sensato sulla Siria. Per me tra lei e Fiamma Nirenstein' poca differenza. So che si offender ma la verit: d'altra parte scrivono le stesse cose, solo la Nirenstein accusa Qatar e Arabia Saudita e Marinella Correggia ci aggiunge gli Stati Uniti. Poca differenza.



saluti



Enrico De Angelis

Researcher at CEDEJ, Cairo

edeangelis at gmail.com

0039-3393250983