Re: [pace] Fwd:L'altra Israele



Vorrei dire che sostenere che Hamas vuole la distruzione dello stato ebraico mi sembra una enormità: fa parte della propaganda filoisraeliana proporre sempre questo luogo comune, alimentato certo dallo statuto di Hamas (sarebbe bello poi capire chi l'ha letto davvero lo statuto perchè non si dice esplicitamente di voler distruggere Israele) che è un partito nato durante un'intifada, e che nello statuto fa della propaganda. Anche i partiti comunisti, alcuni, all'origine nel loro statuto avevano la lotta proletaria, ma non per quello li consideravamo terroristi, si guardva la loro politica. Fermarsi allo statuto di Hamas, e semplificarlo e dare ad Hamas solo quella intenzione non serve a capire cosa succede in Palestina. Occorre vedere cosa Hamas dichiara e fa concretamente, e cioè: proposta e accettazione di tregue che vengono disattese da Israele e richiesta che Israele torni ai confini del 1967: è questa la politica di Hamas, non quella di voler distruggere di Israele. Aggiungo anche che Israele non si è sempre difesa, ha anche fatto guerre di aggressione e che fin dalla sua dichiarazione di stato nel 1948 si è estesa su un territorio che era superiore a quello previsto dall'ONU per lo stato ebraico.
Lorenzo

----- Original Message ----- From: <a_roveroni at libero.it> To: "peace link" <pace at peacelink.it>; "beati costruttori di pace" <beati at beati.liste.org>
Sent: Tuesday, June 15, 2010 9:51 AM
Subject: [pace] Fwd:L'altra Israele


Gentile Peacelink, ho aggiunto come da Voi richiesto l'indicazione del nome dell'associazione il cui presidente italiano ha espresso nella vs. lista di discussione una forte contrarietà alla partecipazione di personalità di religione ebrea alla Flottiglia per la pace a Gaza, una posizione che evidentemente non capisco e non condivido. Grazie per la vs. richiesta di chiarezza e saluti cordiali. a.r.

L'ALTRA ISRAELE CHE INVOCHIAMO
Un ringraziamento a Enrico Peyretti per la comunicazione, le idee pacate che danno una direzione e per la tua segnalazione dell'articolo di Raniero La Valle sul dibattito nel pensiero teologico ebraico che ho letto con molto interesse e piacere . Prendo spunto da voi per condividere alcune riflessioni che sto facendo in questo periodo. Personalmente, da nonviolenta e amante dei diritti umani, credo fermamente che l'unica via d'uscita per Israele sia di mettere fine agli insediamenti nei territori occupati e lasciare che il popolo palestinese si auto-determini con un proprio stato. Anche per il proprio bene e la sicurezza della popolazione israeliana. Lo so che Hamas vuole la distruzione dello stato d'Israele e che Israele si è difesa nelle guerre arabe di aggressione del 1967. Resta il fatto che la politica dello stato di Israele nei confronti del popolo Palestinese è effettivamente e senza possibilità di alcuna giustificazione sufficiente un crimine contro l'umanità, un! a continua, flagrante e generalizzata violazione di tutti i diritti fondamentali dei palestinesi che vivono nei territori occupati. E una vita di un israeliano vale tanto quanto quella di un arabo. La natura democratica di Israele ci permette però almeno di continuare a chiedere con appelli e lettere ai responsabili politici e ai media di Israele che mettano fine a questi crimini, all'occupazione illegale dei Territori palestinesi e della Cisgiordania. Ancora di più, sono ammirata, commossa e piena di speranza per queste navi di pace di cittadini/e e associazioni di tutto il mondo che continuano a navigare disarmate verso la costa di Gaza. Non quelle dello stato iraniano che sarebbe meglio si preoccupasse dei diritti degli stessi iraniani e soprattutto delle donne iraniane conculcati gravemente dalla dittatura teologico-militare al potere in quel Paese. I pacifisti/e, anche ebrei/e come abbiamo visto e letto con mia e non solo grande approvazione e sollievo ( ad eccezione!
 del "presidente itali¿
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1013 Resistenza e pace>


L'altro Israele



Sull'aggressione degli incursori israeliani alla flottiglia pacifista dinnanzi alle coste di Gaza è stato detto tutto quello che si poteva dire sul piano politico. È stato un atto di pirateria, però compiuto da uno Stato sovrano: la distinzione di Sant'Agostino tra l'Imperatore e il pirata, l'uno, imperatore perché corre il mare con una grande flotta, l'altro pirata perché lo fa con un piccolo vascello, è venuta a cadere. È stato un atto violento, tecnicamente fallimentare, perché conclusosi con un gran numero di morti tra gli aggrediti inermi, che secondo Israele nemmeno si sarebbero dovuti difendere a mani nude. È stato un abuso di sovranità, perché esercitato per impedire l'accesso alle coste di Gaza, che non sono le coste d'Israele. È stata la prova del fatto che Israele considera ormai acquisiti come propri tutti i territori della Palestina e di Canaan, dal mare al Giordano, occupati e no, e quindi che per quanto lo riguarda la partita è chiusa, il processo di pace è !
finito e mai si potranno avere due Stati per due popoli.

Ma c'è qualcosa che ancora non è stato detto: sarebbe possibile che pur all'interno della fede ebraica lo Stato d'Israele presentasse un volto diverso, praticasse una politica tollerante e pacifica e non configurasse la propria identità sul modello dell'antico condottiero Giosuè, che secondo l'autore biblico votò allo sterminio Gerico e tutte le città della Palestina, da Gaza ad Hebron alla valle del Libano, alla Transgiordania?

Sì, è possibile una lettura della fede d'Israele che conduca a tutt'altri esiti. Lasciamo stare quella fattane da Gesù e da Paolo; ma nella stessa tradizione ebraica c'è una lettura del giudaismo realizzato che sarebbe una meraviglia per il mondo intero.

Se ne trova l'ultima espressione in una relazione fatta all'assemblea plenaria dell'Unione Internazionale delle Superiori generali delle religiose cattoliche dal rabbino Arthur Green di Boston, un "maestro di maestri" per aver dedicato la sua vita alla formazione di rabbini; di ispirazione neo-hassidica egli si rifà alla tradizione mistica ebraica secondo cui "Dio si può incontrare in qualsiasi luogo e in ogni istante". In forza di una teologia che gli chiama dell' "empatia", dichiara che "non esiste una fede in Dio che sia autentica, che non stimoli a prendere cura e a fare qualcosa per le creature di Dio più bisognose".

Ma il fondamento di questa affermazione non è etico, è ontologico. Green lo dice raccontando una famosa controversia tra il rabbino Akiva e il rabbino Ben Azzai su quale fosse il principio fondamentale della Torah su cui si regge tutto il giudaismo. Diceva Rabbi Akiva che è il precetto di amare il prossimo come se stessi. Per Rabbi Ben Azzai sta invece nel fatto che Dio creò gli esseri umani a somiglianza sua. L'amore è un piedistallo troppo instabile per fondarci sopra tutta la Torah. Alcuni li ami di più, altri di meno. Però tutti devono essere trattati come immagini di Dio. Forse, dice il rabbino Green, Ben Azzai vedeva che il principio di Akiva poteva essere ristretto, concepito solo in relazione alla propria comunità. Dopo tutto "il vostro prossimo" potrebbe designare semplicemente il vostro correligionario ebreo, o quello cattolico. E lo sconosciuto, il peccatore, il vostro nemico? Il principio di Ben Azzai invece non ammetteva eccezioni, poiché risale alla creazion!
e stessa. Non solo "la tua gente", ma tutti gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio.

Dunque questo è il principio su cui tutto deve essere misurato, e ogni forma di giudaismo che se ne allontani "è una deformazione della religione".

Se la Torah proibisce le immagini è perché, come dice il maestro Abraham Heschel, l'immagine di Dio siete voi, il resto è idolatria. "Voi non potete fabbricare un'immagine di Dio, solamente potete essere questa immagine".

Nel cristianesimo, dice il rabbino Green, c'è l'immagine potente del "Corpo di Cristo". Ma questa espressione include solo gli appartenenti alla Chiesa, o abbraccia il mondo intero? Quanto a noi ebrei - aggiunge - siamo una entità etnica, ma anche una comunità di fede. E allora in che misura siamo esclusivi? Quando preghiamo per "tutto il popolo d'Israele" preghiamo solo per noi? E il resto dell'umanità? Noi non vogliamo che tutti diventino ebrei, ma crediamo che ogni persona sulla terra porta in sé l'immagine di Dio. La lotta contro l'esclusivismo è "la grande sfida del giudaismo oggi".

E l'Olocausto? La sua memoria, si chiede Green, come intercetta questa sfida? Molti ebrei pensano che il messaggio è chiaro: Mai più! Non permetteremo mai più che gli ebrei siano vittime. Ma i migliori dei sopravvissuti, come Heschel, come Wiesel, hanno capito che "mai più" significa "che non permetteremo mai un altro genocidio nella nostra unica famiglia umana, che prenderemo la difesa di tutti quelli che soffrono".

Rabbi Green non l'ha detto, ma "tutti" vuol dire anche i palestinesi.


Raniero La Valle
----- Original Message ----- From: Raniero La Valle
To: rocca
Cc: roccatip
Sent: Thursday, June 10, 2010 7:34 PM
Subject: L'altro Israele


Vi invio l'articolo per il n. 13 di Rocca.
Cordiali saluti
                     Raniero La Valle




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