PARIGI SI MILANO NO: VICINO-LONTANO



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Domenica 12 marzo 2006 ho acquistato, come spesso faccio, Liberazione e il Manifesto ma solo stamattina in treno ho potuto aprire il giornale del Prc. E guardo la prima pagina: a sinistra una foto con degli studenti francesi e la scritta Parigi SI - a destra due macchine bruciate, la gente che osserva dalle transenne Milano NO.
Mi diventano le guance rosse e non è la menopausa. Chi osa questo 
decalogo, chi osa a 24 ore dall'accaduto a Parigi e Milano sentenziare, 
schierarsi, intimidire così? Il Prc, il partito a cui sono stata 
iscritta per la prima volta nella mia vita dal 2001.
Il partito l'avevo conosciuto a Genova, viveva nel movimento, era 
sensibile alla voce delle donne, degli invisibili, dei precari, dei 
diversi...Ho conosciuto in questi anni tutte le lotte territoriali, 
europee, lotte collettive e personali che hanno attraversato l'Italia.
Me li sono pagati da sola i Sfe, le manifestazioni a Roma e fuori, i 
viaggi in lungo e largo ritagliati nel tempo che trovavo, il mobbing 
sul lavoro, la fatica di essere nel movimento e nel partito: riunioni, 
comitati politici, forum, convegni,assemblee sit-in,appelli, 
telefonate,letture, spazi occupati e da occupare.
Già dalle elezioni europee si delineò la demarcazione dei violenti e 
non violenti, e continuammo nelle segreterie a parlare di nomine, 
candidature mancate, candidature intoccabili.Poi siamo arrivati alle 
primarie, con i "post Voglio", quelli a cui il Segretario rispondeva 
compiacente e quelli a cui non rispondeva..
Arrivò la direzione del giornale di Piero Sansonetti, avevo dei dubbi 
ma le prese di posizione coraggiose sui migranti, sulla Bolkestein, 
sulla guerra, sino all'ultimo controManifesto che mi ha visto al solito 
sollecita nella firma, mi avevano fatta bene sperare..
Poi si è aperta la stagione del 9 aprile: sono ricominciati convegni 
buonisti e dei buoni che si accorpano come le pecorelle con il Pastore, 
nel timore che il lupo cattivo se le mangi: e giacchè l'ora si 
avvicina, non si pensi che 200-400 borghesucci invasati se la passino 
liscia dopo le smargiassate di Milano... La normalità, il ragionare, la 
non violenza, la tolleranza confluiscono tutti nel " vota se vuoi 
cambiar davvero l'Italia".
Che si affronti pure la violenza della signora Mussolini oggi e dei 
fascisti domani, ma nei salotti televisivi, dove sono stati candidati 
anche i diversi,anche le donne, che si parli di me insomma e non di 
quelli che rompono le uova non solo nei panieri...
Che dire quando "parla" la rabbia dei giovani, la rabbia di chi non ha 
lavoro, casa, sanità, cittadinanza, di chi non ha più nemmeno la voglia 
di sperare? Che dire della rabbia violenta? Certo le banlieus francesi 
sono lontane e ci si può ragionare, ma questa teppaglia nostrana va 
stroncata.
E allora mi chiedo, chi dovrei essere io? Una no global buona? Una 
pacifista che agisce e media i conflitti? Fuori e dentro di me?
Quale ruolo devo assumere il 9 aprile: 
donna-madre-compagna-laica-esodata-donna in nero-cittadina ? Quale 
ruolo calza meglio il 9 aprile o forse devo ricordarmeli tutti per 
infilarmi nell'urna turandomi il naso, chiudendo gli occhi e tappandomi 
le orecchie e non odorando il lezzo di bruciato? Voi mi dite 
chiaramente e con forza: come a Parigi si, come a Milano no.
Nel '68 ero già in strada ed è vero ho pensato subito l'11 marzo ad una 
rinnovata primavera che partirà dagli studenti come in quel mitico 
maggio: ma allora le barricate, i falò di Milano sono stati atti di 
"cattivi"? Io dove devo stare?
No , signori Bertinotti e Sansonetti, io non "devo" niente, né 
tantomeno vi devo niente. Ho pagato sempre e pagato tutto, anche e 
soprattutto quello che non avevo consumato.
Voi non potete dare ordini di pensiero ed azione. Le lezioni sulla non 
violenza, sul beneficio del dubbio, sul pensiero critico non le prendo 
più. Gli esami invece, quelli non finiscono mai: vale per me, ma ancora 
di più per voi che vi prendete "la delega" e siete pagati per questo.
Quella copertina, quella prima pagina del 12 marzo rimane una vergogna.

Degli altri neanche parlo.

Io continuerò a camminare, a far girare le mie parole e a credere nel vento che porta il profumo della primavera e del bruciato, porta anche le voci di chi è lontano-vicino e di chi ci sembrava vicino-lontano.


Di : Doriana Goracci
martedì 14 marzo 2006