Risposte a Fini



OCCORRE RISPONDERE A FINI

Il leader di Alleanza Nazionale, prima della liberazione di Simona, Simona,
Manhaz e Ra'ad, aveva invitato "ad una mobilitazione per la pace contro il
pacifismo, che è una caricatura della pace", aggiungendo che "Ponzio Pilato
fu il primo pacifista della storia" e che "La pace non si conquista
sventolando bandierine, ma portando avanti una politica autenticamente
pacificatrice; l'alternativa al terrorismo è questa, non è il pacifismo"


Molti anni fa ero convinto che con i fascisti non si dialoga. Ma un
compagno nonviolento mi fece giustamente notare che la migliore speranza di
pace viene proprio dal tentativo di far ragionare, e perché no, di
convincere, quelli che possono sembrarci i più acerrimi nemici.

E allora a Gianfranco Fini, che ha invitato i giovani del suo partito ad
una mobilitazione contro il pacifismo, occorre dare alcune risposte. Anche
alla luce del felice esito della liberazione degli ostaggi delle
organizzazioni pacifiste "Un Ponte Per" ed "Intersos", un'esperienza
significativa e concreta delle potenzialità enormi che le iniziative e le
strategie non armate possono avere nella risoluzione dei conflitti.

Noi condanniamo tutti i terrorismi, così come condanniamo tutte le guerre:
gli uni e le altre vengono sempre in qualche modo giustificati da chi li
pratica, ma sono atti criminali, che producono danni maggiori del presunto
"bene" per cui si intraprendono e che non risolvono i problemi, le
ingiustizie, le situazioni di oppressione. La guerra all'Iraq ne è un
esempio evidente: ha favorito il dilagare del terrorismo, si è basata sulle
menzogne (le armi di distruzione di massa le possiedono gli Usa), ha
procurato alla popolazione civile una quantità di morti 10 volte superiore
a quelli dell'11 settembre 2001. Altro esempio evidente di segno contrario
è l'atto terroristico di Beslan: non ha certo giovato alla causa della
Cecenia.

D'altra parte emergono due considerazioni:

  1.. Per lo stesso ragionamento di Fini, che differenza c'è tra guerra e
terrorismo? I terroristi vogliono solo annullare gli esseri umani: gli
americani che bombardano le città pensano forse ai bambini, alle donne, ai
civili che muoiono sotto le bombe?
  2.. Fini sa benissimo che non c'è un unico terrorismo. In Italia abbiamo
avuto tristi esperienze: un terrorismo che si dichiarava "di sinistra", uno
"di destra" e purtroppo uno "di stato", il peggiore, perché impossibile da
debellare. Così è anche oggi in Iraq e nel mondo: c'è un terrorismo che in
qualche modo dichiara di opporsi agli occupanti, ai governi, al potere, che
avanza rivendicazioni; e c'è il terrorismo di stato, quello di Putin in
Cecenia, di Bush in Iraq, e forse quello di chi ha voluto colpire gli
oppositori alla guerra (Baldoni, gli ostaggi francesi, i quattro pacifisti
delle ONG; la Croce Rossa in Cecenia).
Fini è sembrato schierarsi proprio con questi ultimi. Per fortuna i
rapitori delle due Simone e dei due iracheni non lo hanno ascoltato. Userà
la violenza nella sua mobilitazione contro i pacifisti? Ebbene, non basterà
a fermarli.

Fini scopre quello che noi sapevamo da tempo: non basta sventolare
bandiere. E mostra di credere che il pacifismo sia tutto lì. Siamo
d'accordo con lui sul fatto che occorra una politica pacificatrice contro
il terrorismo; ma aggiungiamo che da 50 anni noi proponiamo politiche di
risoluzione pacifica delle controversie internazionali per prevenire non
solo il terrorismo ma tutte le guerre, ma sosteniamo da sempre che tali
politiche non si fanno spendendo cifre spaventose per preparare le guerre,
per costruire portaerei, caccia-bombardieri e il nuovo modello italiano di
difesa (che poi è d'attacco); chi vuole la pace la deve preparare con
strumenti di pace; chi invece si arma fino ai denti, prima o poi, farà la
guerra, perché in realtà VUOLE la guerra.

La politica pacificatrice alcuni di noi la chiamano Nonviolenza, che è
pacifismo attivo: tutt'altro che lavarsi le mani. L'organizzazione "Un
Ponte per..." si è adoperata dai primi anni '90 per alleviare gli effetti
della precedente guerra e dell'embargo, e dunque per prevenire odio e
violenza, mentre il governo Usa e i suoi alleati continuavano a bombardare
l'Iraq e preparavano la guerra "ufficiale". Altri movimenti e
organizzazioni effettuano interventi nonviolenti in situazioni di conflitto
(ad esempio in Kossovo), quasi sempre osteggiati da chi, come Fini ma anche
come molti esponenti del centro-sinistra, pensa solo agli interventi
militari. Noi siamo convinti che gli interventi non armati, diplomatici, di
una corretta politica estera, economica, culturale, ecc., possono
sconfiggere il terrorismo molto meglio della guerra: a condizione,
naturalmente, di rinunciare ai nostri assurdi ed ingiusti egoismi di
nazione ricca.

Il terrorismo in Italia degli anni '80 non è stato sconfitto da
bombardamenti dei quartieri dei presunti covi, ma da un'azione di
intelligence, di polizia, e in gran parte dalla collaborazione dei pentiti.
Dunque tutt'altro che una strategia militare di guerra.

Ma non sottovalutiamo neanche lo sventolio delle bandiere della pace. Chi
lavora nelle istituzioni non solo può, ma ha il DOVERE di difendere la
popolazione e di ripudiare la guerra come strumento di risoluzione delle
controversie (art. 11 della Costituzione, alla quale se non sbaglio anche
Fini ha giurato fedeltà). Le organizzazioni pacifiste si fondano sul
volontariato e sulle donazioni e fanno quello che possono, ed è già tanto.
Ma la stragrande maggioranza dei cittadini non ha altro potere che quello
della libera espressione del proprio pensiero: e dunque espone le bandiere
arcobaleno al balcone o in piazza. E' importante che milioni di persone
abbiano espresso in questo modo il proprio dissenso dalla guerra e dunque
dal governo che questa guerra ha deciso di appoggiare; è un modo di
comunicare, o manifestare, anche se chi è al potere fa finta di non
sentire. E' un modo nonviolento e simbolico per contestare il governo e
indurlo ad un ripensamento. Le continue e ripetute manifestazioni
pacifiste, insieme alla costante azione concreta per la pace effettuata da
"Un Ponte per", sono state determinanti anche in questa drammatica
circostanza del rapimento dei volontari: la mobilitazione delle coscienze,
in Italia e in tutto il mondo islamico, addirittura le manifestazioni per
la pace a Baghdad, contrastate con le armi dagli americani e dal governo
provvisorio iracheno, hanno indotto i rapitori a riconoscere i loro errori
e a rilasciare gli ostaggi. Una vittoria del pacifismo contro il
terrorismo; purtroppo non ancora contro l'inutile strage voluta dal governo
Usa e appoggiata dal governo italiano di cui Fini e i suoi fanno parte.

Piergiorgio Acquistapace

Castropignano, 1/10/2004


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