Re: gino strada



Mancava, finora, un'analisi intelligente, completa e coraggiosa come questa.

Dovremo ancora riflettere e ricercare, magari dopo l'auspicata liberazione
dei quattro ostaggi.

Complimenti e tanta solidarietà a Gino Strada!

Giuseppe




A 09.10 28/09/2004 +0200, vous avez écrit :
>GINO STRADA
>
>L'ultima puntata dell'orrore iracheno - il rapimento di operatori umanitari
>pone domande non più eludibili. Servono analisi e proposte: dobbiamo capire
>e agire, e in fretta.
>L'ultimo rapimento di Baghdad non è stato un fatto "occasionale", favorito
>da circostanze, da occasioni che lo hanno reso possibile. E' stato
>preparato, organizzato, premeditato, voluto. Perché? E' possibile che
>Simona Torretta e Simona Pari siano state rapite in quanto italiane. Nel
>settembre del 2002 venne lanciata in Italia la campagna "Fuori l'Italia
>dalla guerra". Si disse, allora, che il ripudio della guerra sarebbe stato
>un atto di etica e di civiltà, oltre che di rispetto per la Costituzione.
>Ma si disse anche che l'Italia non avrebbe potuto imboccare a senso unico
>la via della guerra. Perché quella é sempre una via a doppio senso, e a
>carreggiate multiple: mentre si esporta guerra, la si sta anche importando,
>anche se si cerca di nasconderlo. Contro la Costituzione, contro il diritto
>internazionale e contro la volontà della maggioranza degli italiani il
>parlamento e il governo italiani hanno deciso invece di portare il nostro
>paese in guerra, in questa guerra. Le nostre truppe sono parte della forza
>di aggressione al popolo iracheno, e possono continuare a restare in Iraq
>solo se sparano contro gli iracheni. Ci siamo dentro fino al collo, oggi il
>nostro paese e i suoi cittadini sono considerati nemici e quindi esposti
>alla ritorsione. Così finisce che un essere umano possa diventare un
>bersaglio solo perché italiano. Adesso siamo in guerra, e iniziano le
>vittime anche dalla nostra parte. Non solo tra i "nostri ragazzi" militari
>comandati ad essere occupanti. Perfino tra gli operatori di pace. Italiani:
>basta la parola.
>Oppure il senso dell'ultimo odioso atto è un altro? In Cecenia, nel paese
>che "l'amico Vladimir" ha ridotto a un cumulo di macerie il governo russo
>decise alcuni anni fa di non volere testimoni scomodi, possibili fonti di
>informazioni sgradite. L'assassinio di sei operatori umanitari della croce
>rossa internazionale - freddati nel sonno a Grozny con pistole col
>silenziatore - ebbe l'effetto di far evacuare dalla Cecenia tutte le
>organizzazioni umanitarie. Obiettivo raggiunto. E se così fosse anche ora?
>Se questa fosse la strategia prodotta dagli ultimi eventi, dal rapimento
>dei due giornalisti francesi, dall'assassinio di Enzo Baldoni? Non ci
>sarebbe da stupirsi. Chi fa il tiro a segno sui civili, chi spiana villaggi
>con le bombe, chi ha creato Abu Ghraib (e Guantanamo) non vede certo di
>buon occhio la presenza in Iraq di operatori di pace, né di giornalisti che
>non siano embedded. Rendere la loro scomoda presenza sempre più a rischio,
>perfino eliminarla: può essere benissimo l'obiettivo dell' "amico George",
>come lo è stato per l'amico Vladimir. "Non disturbate il manovratore". E
>via tutti. E' successo in Cecenia, è successo in Afghanistan, e lo stesso
>tentativo potrebbe essere in atto in Iraq. Ciò implicherebbe, naturalmente,
>dirette e pesanti responsabilità dei servizi Usa e probabilmente anche dei
>paesi che sostengono l'aggressione statunitense, inglesi e italiani in
>prima fila. Nel mondo dei servizi segreti, chi fa che cosa e chi sta con
>chi non è mai chiaro. Ne sia dimostrazione il fatto che tutti i servizi si
>vantano di  avere confidenti informatori e spie nel campo avverso, il che
>vuol dire che sono tutti permeabili, manovrabili.
>Ma c'è anche un'altra ipotesi. Che il tiro a segno e il rapimento di
>persone di pace siano, semplicemente, un altro sintomo - gravissimo e con
>prognosi infausta - del cancro della guerra. Altro che civiltà e
>democrazia: quello cui stiamo assistendo in Iraq è un tragico e deprimente
>esempio di barbarie.
>E' una guerra dove opera, con significativa frequenza, anche il terrorismo
>kamikaze. Se ne parla comunque troppo poco, e non a caso. Non si tratta di
>un elemento "tecnico" - chi non ha a disposizione aerei senza pilota,
>finisce col fare da pilota a una cintura imbottita. C'è molto di più. C'è
>la decisione in molti di considerare la propria vita "a perdere", di
>uccidersi
>mentre uccide. Quando si arriva a quel punto, quando non si ha più alcun
>rispetto per la propria vita, perché dovrebbe interessare il destino di
>chiunque altro? Quella che si innesca è allora una catena di disumanità,
>ferocia, odio. Ogni chiave di lettura ha un senso, e forse non c'è una
>ragione soltanto. Per certo, lo scenario che abbiamo davanti è
>agghiacciante.
>Siamo entrati in un tunnel: ci ritroviamo in mezzo a una guerra
>pericolosissima che la maggior parte dei cittadini non vuole per molte
>ragioni, per esempio perché è un film già visto e non a lieto fine. Invece
>noi, oggi, ci siamo dentro, ci ha portato il "club degli amici".
>Non sono stati i soli, purtroppo. A favore della aggressione
>all'Afghanistan votò oltre il 90% dei parlamentari, e ancora oggi alcuni
>leader di coloro che si preparano - o aspirano - a governare (il termine
>"opposizione" mi sembra davvero fuori luogo) rivendicano la giustezza di
>quella decisione. Prima di questo governo di centrodestra, ci aveva portato
>in guerra il governo di centrosinistra. E in un modo ancora più devastante,
>se non altro per le
>coscienze. Siamo stati trascinati in una guerra "umanitaria". Non si è
>trattato solo di una menzogna volgare; la teoria della guerra umanitaria di
>dalemiana memoria è la più vigliacca espressione di razzismo. Perché
>autorizza in nome dei diritti umani a uccidere altri esseri umani
>considerati evidentemente inferiori, visto che non si pensa a proteggere i
>loro diritti
>umani, primo tra tutti quello di essere vivi e di restarci il più a lungo
>possibile. Una volta formulata e praticata, la "guerra umanitaria" è una
>rottura con il pensiero sociale e civile degli ultimi due secoli, e trova
>compimento e sviluppo nella "guerra preventiva". Se è lecito uccidere per i
>diritti umani, perché non farlo per gli interessi nazionali o per garantire
>il tenore di vita dei cittadini Usa? Anche interessi nazionali e tenore di
>vita sono, in fondo, "diritti umani". E se è lecito ammazzare, perché
>aspettare? Lo si faccia il prima possibile, nel modo (per loro) più
>indolore ed efficiente.
>Uniti nel portarci in guerra. E oggi uniti "contro il terrorismo". Uniti
>nel raccontarci la bugia più grande, che la guerra sia qualcosa di diverso
>dal terrorismo, e il terrorismo dalla guerra. La chiamano "unità
>nazionale". La definirei piuttosto una sintonia di casta, come successe ai
>tempi della guerra contro l'Afghanistan. Il paese invece, i cittadini, sono
>perlopiù da
>un'altra parte, non credo proprio siano d'accordo sull'essere in guerra. Ma
>è la casta a decidere. Nel nostro paese c'è ormai così poca democrazia che
>nessuno pensa di consultare i cittadini sulla decisione più importante che
>pone a rischio la loro stessa vita: la guerra o la pace. Come la pensano
>gli italiani? Perché non ce lo chiedono? Sarebbe semplice ma non credo
>succederà, la casta non ama rischiare brutte sorprese.
>Il movimento per la pace è chiamato oggi a un compito decisivo: elaborare
>nuove forme di organizzazione dei cittadini e nuove strategie, perché in
>Italia possa tornare a crescere la democrazia, si rispetti la Costituzione,
>si inizi a percorrere il cammino del dialogo e della non-violenza,
>abbandonando quello del razzismo e della bestialità. Nessuno farà regali,
>non facciamoci illusioni. Il ripudio della guerra, che impone il ritiro
>delle nostre truppe dall'Iraq, non verrà dall'"unità nazionale". Da lì,
>finora, sono venute solo la teoria e la pratica della guerra. Il movimento
>per la pace sono milioni di persone che vogliono tornare - o forse
>incominciare - a essere cittadini, non semplici consumatori o strumenti del
>consenso. E che credono nella democrazia come strumento per realizzare i
>diritti umani, perché solo nel pieno rispetto dello sviluppo della persona,
>e quindi di tutti gli esseri umani, sta la condizione indispensabile per la
>pace.
>Dall'altra parte sta chi pensa che la democrazia sia un puro gioco
>elettorale, che i diritti umani siano un optional, e che si possa ammazzare
>e torturare a piacimento. Sta al movimento per la pace fare in modo che
>nessuno, in futuro, possa considerare i nostri concittadini, e noi stessi,
>come "nemici". Lo deve anche a tutti coloro che hanno perso o che stanno
>rischiando la vita per la guerra. Lo deve anche a Simona Torretta e Simona
>Pari, che speriamo di vedere libere al più presto, con i loro colleghi
>iracheni.
>
>--
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