Israele, 4 gennaio: processo a 5 refuseniks



Cari amici,

vi giro la relazione ricevuta da una nostra volontaria che ha seguito per
conto della ns. associazione il processo a 5 obiettori israeliani.

Per ulteriori informazioni potete contattare

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Servizio Obiezione e Pace
Gianvito Padula
Via della Grotta Rossa n.6 , 47900 - Rimini
tel 0541/753619 - 752130
fax 0541/751624

Grazie,
Gianvito


06-01-2004
Cinque obiettori di coscienza condannati ad un anno di prigione

Tel Aviv - Il 4 Gennaio 2004, la Corte Militare di Jaffa ha condannato ad
un anno di prigione cinque obiettori di coscienza che rifiutano di arruolarsi
nell'esercito israeliano. Un anno di prigione che si aggiunge al periodo
di detenzione, di oltre un anno, gia' scontato dai giovani ragazzi.

Haggai Matar, Noam Bahat, Shimri Tsameret, Adam Maor e Matan Kaminer,
 chiamati alle armi nell'autunno del 2002 e sotto processo dinanzi la Corte
 Marziale dal Marzo 2003, rifiutano di prestare servizio militare perche'
 contrari all'occupazione. Essi oppongono il proprio rifiuto di svolgere
 servizio militare sia nei Territori Occupati che altrove: ''qualunque azione
 posta in essere in seno all'esercito ha a che fare con l'occupazione'',
 spiega infatti Haggai Matar.

''Il Paese sta affrontando un periodo di lotta e di terrore in cui molti
hanno perso la vita'' ha detto il Giudice scorrendo la sentenza. ''Questo
periodo richiede una particolare unita' sociale che i renitenti alla leva
stanno compromettendo''. ''La liberta' di coscienza deve essere bilanciata
con altri interessi, primo fra tutti la sicurezza dello Stato'' aveva
 affermato lo stesso durante la scorsa udienza, ''concedere l'esenzione dal
 servizio militare ai cinque significa mettere in pericolo l'intero Paese''.
''Inoltre'' aveva detto la Corte ''nel tentativo di coinvolgere altri giovani
e l'opinione pubblica, i cinque stanno compiendo un'azione di disobbedienza
civile volta a cambiare la politica del Governo, piuttosto che un atto di
coscienza''.

''La condanna ad un anno di prigione vuole essere un avvertimento, una
 punizione esemplare'' sostiene Anat Matar, madre di Haggai.

''Se pensano che questa decisione possa scoraggiare il movimento dei
 refusenik'' hanno dichiarato i cinque alla fine del processo ''si sbagliano!
 Avremmo potuto opporci al servizio militare in silenzio, e ottenere
 l'esenzione facilmente. Abbiamo scelto invece la strada piu' difficile
 gridando ad alta voce il nostro rifiuto, e di questo siamo orgogliosi''.

Nel frattempo, da piu' parti si levano voci in supporto dei giovani
 obiettori: il parlamentare israeliano Roman Bronfman ha scritto una lettera
 indirizzata al Generale Gil Regav, capo della dipartimento delle risorse
 umane dell'esercito isareliano, chiedendo di commutare la condanna ad un
 anno di prigione in servizio civile, cosi come richiesto piu' volte dai
 cinque. ''Mettere in prigione questi giovani non contribuisce al benessere
 dello Stato d'Israele'' ha affermato il deputato in un articolo comparso nel
 quotidiano Haaretz, ''e' tempo di sfruttare le loro abilita' in modo
 alternativo, permettendo loro di svolgere servizio civile per un periodo
 corrispondente a quello del servizio militare''.

''Essere pronti ad uccidere quando viene dato l'ordine o prendere parte
ad un'occupazione che viola la dignita' umana, sono atti di profonda
 rilevanza per chi li compie'' sostiene Joseph Raz, professore di filosofia
 della legge presso l'Universita' di Oxford. ''Per questo, il diritto
 all'obiezione di coscienza nei confronti di tali atti deve avere la
 precedenza sull'obligazione legale di realizzarli''.

I ragazzi inizieranno a scontare la loro pena mercoledi prossimo nella
 prigione Athlit. Una manifestazione di solidarieta' e' stata organizzata per
 il 10 Dicembre di fronte la prigione.

Quanto all'altro processo in corso, quello contro il pacifista Yoni
 Ben-Artzi, non e' stata ancora pronunciata la pena. La sentenza di condanna
 era stata emessa lo scorso 12 Novembre.

M.M. volontaria in servizio civile internazionale presso l'associazione Papa
Giovanni XXIII

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