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SEVIZIATA

E’ il titolo urlato dal "Corriere della Sera" del 2 giugno 2003 per la ragazzina dodicenne di Quarto Oggiaro, quartiere di Milano, costretta dal fidanzato, di pochi anni più grande, ad avere ripetuti rapporti sessuali anche con i suoi amici, millantandoli poi nei graffiti.

Nel pezzo, firmato dai giornalisti Michele Focarete e Giuseppe Guastella, si rende conto delle reazioni suscitate.

Il presidente del tribunale dei minori di Milano, Livia Pomodoro, se la prende con la mancanza di attenzione dei genitori.

Il famoso neuropsichiatra Giovanni Bollea consiglia una maggiore sorveglianza per le ragazzine troppo indipendenti di oggi e segnala anche i fenomeni sessuali visti dai giovani in Internet, ricreando i quali pensano di diventare adulti.

Secondo noi, agli amici della nonviolenza non dovrebbero bastare queste analisi parziali.

Ci sembra giusto, davanti a fatti del genere, ricordare la radice di questi comportamenti, che è il disprezzo e la violenza del maschio verso la femmina.

Una radice antica, che ha visto la donna soccombere sempre ed essere trattata come animale da fatica, riproduttrice della specie, oggetto di piacere sessuale.

Il dramma delle donne nella civiltà contadina si è attenuato da noi da appena cinquant’anni, ma continua in gran parte del terzo mondo, mascherato spesso con motivi religiosi.

Le tragedie delle ragazzine nelle case contadine, stuprate dai padri, dai fratelli, dai parenti, dai vicini, dai padroni del fondo, dai loro guardiani, dai loro poliziotti, dagli eserciti di passaggio sono il libro più ampio della storia femminile.

Le battaglie femminili nei paesi evoluti hanno ottenuto notevoli risultati in campo politico e sociale, ma basta frequentare un bar, un ritrovo maschile in USA, in Italia, in Russia per sentire ancora ben viva l’arroganza maschile, che alimenta quella imperante nei film, in TV, in rete, in edicola e non viceversa.

Gli amici della nonviolenza devono ricordare sempre che la violenza sulle donne è la madre di tutte le violenze.

Oltre ai training, alle meditazioni, ai campeggi, alle marce, occorre testimoniare, riflettere, discutere in mille posti e in mille occasioni la storia di questa violenza e i mezzi per farla terminare, insieme alla guerra e alla distruzione dell’ambiente.