Macchine Teatrali presenta Una Piazza d'Italia - UNO SPETTACOLO CONTRO LA GUERRA!



UNO SPETTACOLO CONTRO LA GUERRA!

UNO SPETTACOLO CHE PARTENDO DA UNA PIAZZA, QUELLA DESCRITTA DA
TABUCCHI, FINISCE IN UN'ALTRA PIAZZA, PIAZZA ALIMONDA, DOVE E' STATO UCCISO
CARLO GIULIANI!

Dopo Firenze.....mille Spettacoli contro la guerra!
Siamo pronti a fare lo spettacolo in qualsiasi luogo e non solo nei teatri.
Solo rimborso spese.

Macchine Teatrali presenta
UNA PIAZZA D'ITALIA
testo e regia di
Item Maestri
liberamente tratto dal libro Piazza d'Italia
di Antonio Tabucchi
con
Michele Santeramo e Simona Vitale
musiche di Beethoven e Edgard Varèse

Cos'è? Sono due Storie che scorrono in tempi opposti. Ed entrambe partono
da Una Piazza d'Italia, nel luglio del '46. Da lì le storie procedono in
parallelo: una indietro nel tempo fino alla presa di Roma da parte di
Garibaldi, l'altra fino a Genova, in quel luglio del G8 dove fu ucciso
Carlo Giuliani.





".......Non piangere figlio,
Ti prego.
Non guardare,
Continua a giocare con i tuoi soldatini di legno,
Non guardare.
Continua a giocare.
Mille soldatini di ferro sono sbarcati a Bassora
E sciamano verso Bagdad.
Ma tu non lo devi sapere.
Sono arrivati fin qua
Saltando l'oceano
Nelle pance di uccelli d'acciaio
Dai denti di cane.
Lasciano una scia di macerie e di croci
In un tanfo che sa di potenza.
Ma tu non guardare.
Ti prego!
Continua a giocare!
Colonne di fumo accecano gli occhi
La polvere acre di odio
Toglie il respiro
La terra è rossa di sangue.
Ma tu continua a giocare.
Tu non devi sapere.
Non guardare!
I corpi lasciati al sole a marcire
In pasto ai reporters.
Lasciano indifferenti quei soldatini
Senz'anima
Che arrivano dal mare.
Palazzi sventrati sotto una pioggia di bombe.
Corpi spezzati che volano in aria
Ma tu non guardare.
Continua a giocare.
Quei soldatini di ferro,
Manovrati da un autoproclamato destino del mondo,
Sono programmati solo per marciareŠŠŠ..
Per marciare e sparare
Per sparare ed ammazzare.
Per ammazzare e squartare.
Per squartare e divorare.
Per divorare e distruggere.
Per distruggere e violentare.
Per violentare e bruciare.
Tutto quello che resta.
Fino al dominio finale.
E' l'Inferno.
Ma tu, figlio, figlio, figlio, non guardare.
Continua a giocare con i tuoi soldatini di legno.
Ti pregoŠŠ..
Ti pregoŠŠ..
Tu non guardare.
Tu non devi sapere!
E se ti arriva il sapore, l'odore, il colore, il rumore
Di questo nostro dolore,
Non esitare:
afferra i carboni roventi e accecati gli occhi,
non potrai vedere
ghermisci il coltello e recidi le orecchie,
non potrai sentire
mozza le mani così non potrai toccare
spezza le gambe così non potrai scappare
recidi il tuo sesso così non potrai generare
un seme che possa vedere tanto spettacolo.
E se questo non è sufficienteŠ..
Trafiggiti il cuore con una lama lucente
Così finalmente potrai morire.
Perché non è giusto che tu debba vedere.
Ti prego, figlio, non piangere!
Tu non guardare.
Continua a giocare.
Tu non devi sapere.
Non guardare!
Non guardare!
Non guardare!"

.......................

"......Quando Carlo, quel giorno caldo di luglio, si beccò la pallottola in
fronte
Stramazzando nella confusione di quella piazza genovese
Non liberò nemmeno una parola polverosa
Non ne aveva
E non ne aveva mai avute.
Forse non le aveva nemmeno cercate.
A che gli servivano le parole?
E' così che oggi va il mondo
La voglia spontanea di rompere i lacci
Era stata la sua molla
L'incoscienza
era stata la sua coscienza
Doveva scegliere:
una giornata al mare o la piazza.
Con la leggerezza del vento.
L'estintore era diventato uno scudo.
Punkabestia!
Barbone!
Drogato!
Gridavano.
Chissà?
Semplicemente incazzato
E giàŠ.
Oggi non serviva il pensiero
Girava nell'aria
Solo la voglia matta di ribellione
Perché?
Nessuno lo sapeva fino in fondo
Nonostante gli sforzi affannosi
Dei soliti intellettuali sapienti
Ma nell'aria questa voglia
Si tagliava con il coltello
Si assaggiava
Si gustava
Inebriava
In un liberatorio piacere.
Strani quei giorni di luglio,
In quella piazza amara di Genova!
E Carlo restò solo, con un sorriso ironico
davanti a tutti quei caschi in fila
che si guardavano reciprocamente le pistole abbassate.
MaŠCarlo e Garibaldo saranno morti davvero?
Voglio dire: saranno morti come ciò che finisce e poi non c'è più?
Chissà?
Forse ŠŠnoi non moriamo
Restiamo solo sospesi.
ŠŠŠŠŠŠŠŠ
Era di luglio, nel 2001."



 Macchine Teatrali - (P.M. E. s.a.s.) tel. 06. 36 00 35 43 -

06. 32 34 513 - 06. 36 00 39 67 Via Ciro Menotti 24 00195 Roma

e-mail:infomacchineteatrali at libero.it