dal "Quotidiano" di Lecce del 7/8/01



 "Creecere rafforzando la non violenza"

Una settimana, dieci giorni….quanto è passato da Genova? Impossibile rispondere, Genova ce la portiamo dentro e difficilmente potremo dimenticarla, quel tragico fine settimana è storia che ci appartiene e niente potrà cambiare la realtà di ciò che è successo e avvenuto. Chi ha vissuto Genova ha sperimentato una devastazione totale e profonda! Nel corpo, per le violenze gratuite e volutamente perpetuate su corpi inermi e pacificamente in piazza a chiedere giustizia economica e non elemosina perbenista, borghese e che non cambia il corso delle povertà costruite; nell’anima, perché la violenza è stata tanta e tale da offuscare la ragione non solo di chi ha colpito ma anche di chi ha ricevuto percosse e non riesce ancora a capire il perché; nello spirito, perché dopo il dolore e la rabbia si profila come un tarlo nel profondo di molti il vuoto di un’amarezza sconcertante e senza sbocchi, un non sapere più cosa e perché fare qualcosa….Domande inquietanti risuonano nel silenzio solitario della memoria: Perché le forze dell’ordine a Genova, hanno inseguito, minacciato, impaurito, disperso migliaia di aderenti ai nodi impegnati da anni sulle tematiche della solidarietà e della non violenza? Perché le prime cariche di chi doveva garantire l’ordine pubblico si sono abbattute sui banchetti dei gruppi della Rete Lilliput (per un economia di Giustizia”), sui caroselli di Mani Tese (il nome di una Ong per rappresentare tutti) e sui colori dei gruppi e del Commercio Equo e Solidale (altro che lo 0% di niente dei G8!!) gettando tutto all’aria? A mani nude: in tanti, da tutta Italia, per chiedere pace, giustizia, cooperazione e per ribadire il nostro impegno di solidarietà con i popoli più poveri (percorso quotidiano che centinaia di noi praticano da anni e senza sponsorizzazioni di nessuno). Studenti, insegnanti, professionisti, intere famiglie, giornalisti, lavoratori, pensionati, religiosi e anche tute bianche, sindacati, partiti, bandiere….Ma noi non abbiamo bandiere che sventolano a stagioni alterne, in questi anni (non ieri, oggi o domani) abbiamo organizzato tavoli di sensibilizzazione nelle scuole, nelle associazioni, nei comuni e nelle piazze di ogni angolo d’Italia sui temi di cui ci occupiamo: lavoro minorile, progetti di sviluppo, razzismo, esclusione sociale, economia solidale, finanza etica, consumo critico. Nonostante la connotazione non violenta della nostra protesta, organizzata e coscientemente presentata, in molti sono stati oggetto dei soprusi dei gruppi estremisti utilizzati ad hoc e peggio, da parte delle forze dell’ordine. Lo scempio che abbiamo visto a Genova .- culminato con l’assalto e aggressione alla sede operativa del GSF – non è degno di uno stato civile, di un paese che appartiene agli Otto Grandi e che vorrebbe insegnare ai paesi Poveri la democrazia e la partecipazione (H. Lutz, presidente del sindacato europeo di polizia, è anche più esplicito “Tali rituali – il passo di marcia battendo con i manganelli sugli scudi – non appartengono a una polizia democratica”, nota Ansa del 28/07/01 h. 3:28). Ora da giorni assistiamo al rimbalzo delle responsabilità da un partito all’altro, da maggioranza a opposizione, dal governo di oggi a quello di ieri. Noi sappiamo solo che la violenza poteva essere fermata e la società civile doveva essere ascoltata. Le forze dell’ordine hanno l’obbligo di garantire la sicurezza di tutti i cittadini e non solo quella dei capi degli 8 paesi (a meno che la Costituzione Italiana non sia stata cambiata radicalmente in questi ultime mesi…). Se dobbiamo poi analizzare il “successo” del vertice di Genova rimaniamo attoniti per la superficialità e vacuità delle conclusioni di un summit che è costato parecchie decine di miliardi: nessun passo avanti nella lotta alla povertà e nella risoluzione del problema del debito; nessun aumento di fondi per la cooperazione ma solo la promessa di finanziare parte del fondo per le emergenza sanitarie proposto dall’ONU, con un contributo di 2.800 miliardi di lire, una cifra inferiore a quanto l’Italia da sola sta spendendo per la costruzione di una nuova portaerei. E tutto questo niente è stato deciso (…) mentre oltre la cortina di ferro la legalità veniva soppressa e violentata (volutamente da chi doveva provocare e strategicamente da chi aveva il compito di difendere ed invece ha represso, o forse ha ricevuto l’ordine di reprimere….), mentre la piazza infuocava e la morte di un giovane (che non può diventare bandiera di nessuno!) avveniva per mano di un altro giovane usato e che forse alla fine pagherà un conto che non è solo suo. Tutto questo niente deciso nell’arco di 3 giorni, che oltre la cortina sono stati giorni vellutati: 28 mila pasti serviti, 84 mila piatti utilizzati, 56 mila bicchieri e 112 mila posate, 100mila bottiglie d’acqua, 14mila bottiglie di vino, 90 forme di parmigiano e 120 prosciutti crudi, 12 quintali di pasta e altrettanti di pesce, insieme a 1400 torte (dati forniti dai 4 catering utilizzati per sfamare gli 8 grandi ed il loro seguito)!!

Con quello che è successo in quei giorni con la sofferenza fisica e morale che molti hanno provato, come movimento legato ai modelli dell’economia e dello sviluppo solidale, forse abbiamo la possibilità di essere più vicini ai nostri produttori del Commercio Equo e alle lotte che quotidianamente affrontano in condizioni drammatiche (in giugno ho visitato l’Ecuador dollarizzato). Forse dobbiamo prendere esempio da loro ora più che mai. Adesso che ci risvegliamo e ci siamo accorti di essere in un paese dove la democrazia è stata pericolosamente minata ed attaccata. Dove non sarà come prima perché c’è stato un cambiamento radicale nella cultura politica della gestione delle forme di dissenso nel nostro paese (e le intimidazioni di questi giorni degli Apulia Skinheads contro i “fantasmi” delle Tute Bianche – a cui va la mia e nostra solidarietà perché siamo tutti fantasmi in cerca di giustizia- sono un’avvisaglia di questo nuovo clima). La strategia di tensione e criminalizzazione iniziata a Genova rappresenta un duro attacco alla democrazia del nostro paese ed evidentemente alle idee ed ai contenuti delle nostre istanze. E’ una strategia che offende le realtà come la nostra che operano da sempre avendo  incarnato nel proprio agire quotidiano valori come giustizia, solidarietà, non violenza, boicottaggio (come denuncia e invito al non acquisto/non consumo) e cooperazione. Dobbiamo quindi essere vigili e responsabili in questo momento delicato per la storia, non solo del nostro movimento ma anche del nostro paese. Abbiamo bisogno non di tensione provocatoria e vuota ma di tensione come attenzione a far emergere tutta la potenzialità di stile e di contenuti di cui siamo portatori. Anche il nostro territorio esprime queste potenzialità, questo è il compito che Genova ci consegna. E’ un percorso che abbiamo cominciato molto tempo fa in tanti, altri si sono aggiunti e altri ancora ci accompagneranno in futuro, può essere la nostra forza se davvero crediamo che un altro mondo è possibile. Una forza che poggia nelle nostre coscienze libere e radicalmente orientate a costruire alternative di vita a partire dal quotidiano del nostro vivere e agire, boicottando la violenza ed i sistemi di violenza imposti dall’ordine che divide il mondo in G8 (con tutti i suoi potentati economici stabiliti) e masse impoverite, escluse, emarginate e immigrate.

 

 

Carlo Mileti

Resp. Educazione allo Sviluppo, CTM-Lecce