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[Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 66
- Subject: [Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 66
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sun, 21 Jun 2026 07:51:32 +0200
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 66 del 21 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Cos'e' un essere umano?
2. Benito D'Ippolito: Corta cantata di quelle e quelli che chi governa neppure li vede (2020)
2. Un ringraziamento a tre artisti contro la guerra (in forma di lettera aperta a Marco Brama)
3. Alla "Fattoria di Alice" sabato 20 giugno si e' svolto l'incontro settimanale dell'Afesopsit
4. Alcuni ulteriori riferimenti utili
5. Una campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta
6. Luisa Morgantini: Perche' donare il 5xmille a AssopacePalestina
7. Severino Vardacampi: Politique d'abord (2021)
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. COS'E' UN ESSERE UMANO?
Cos'e' un essere umano?
Qualcuno che non deve mai essere ucciso, ferito, umiliato.
Qualcuno che deve sempre essere rispettato, aiutato, compreso, ascoltato.
*
Cos'e' un essere umano?
Qualcuno a cui dici tu.
Qualcuno che dice tu a te.
*
Abolire la guerra e tutte le uccisioni.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. REPETITA IUVANT. BENITO D'IPPOLITO: CORTA CANTATA DI QUELLE E QUELLI CHE CHI GOVERNA NEPPURE LI VEDE (2020)
Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che quando non stanno morendo di malattia
stanno morendo di schiavitu' e di fame
Come A. che non riesce neppure a farsi ascoltare
da nessun ufficio pubblico
da nessuna istituzione assistenziale
e che ha deciso di restare chiuso nella sua baracca
e lasciarsi morire che tanto
vivere cosi' e morire non vede piu' la differenza
Come B. che ha ripreso a farsi che tanto
erano tutte chiacchiere e gli dispiace per me
che se ero riuscito a fare il comunismo
lui ci stava e ci starebbe ancora
invece hanno vinto i fascisti
e allora chi se ne frega
Come C. che tira avanti a psicofarmaci
e ogni volta si chiede se non e' arrivato il momento
di smetterla di gonfiarsi come un pallone
e di non riuscire a pensare i suoi pensieri
e magari e' arrivato il momento
di vendicarsi una volta per tutte
Come D. che regge l'anima coi denti
quei pochi che gli restano e che per fortuna
che non ci ha la televisione
che se li vedesse tutti quelli che si vedono in televisione
andrebbe a riprendere il mitra che sotterro' nel '45
e stavolta la giustizia la fa lui
Come E. che e' venuto da tanto lontano
che ha attraverso il deserto e il mare
che e' stato nel lager in Libia
e che adesso fa lo schiavo a cinque chilometri da qui
e se non fosse l'uomo piu' buono del mondo
avrebbe gia' preso il marraccio e avrebbe
cominciato a colpire a casaccio chiunque incontra per strada
Come F. che non ci ha piu' un amico
neppure a pagarlo e che continua a cercarmi
sperando che io possa dargli
due baiocchi o un po' di pane e cacio
per cenare stasera la dritta buona
accompagnarlo al Comune
alla Asl all'Inps da un avvocato
all'Arci alla Caritas alla Comune di Parigi
che proprio non ce la fa piu'
ed era forte come un toro
che ha lavorato al mattatoio e ai cantieri
Come G. che lavava le scale
e non gliele fanno lavare piu' perche' ci ha il velo
e ci ha due figli piccoli e il marito chissa' dove
Come H. che ha fatto l'operaio il bracciante il cavallo il mulo
che e' stato piu' dentro che fuori e adesso e' tutto bianco
e prima mi chiama e poi non si presenta
che si vergogna di farsi vedere ridotto cosi'
che era un compagno pure lui
e aveva un cuore grande come il mare oceano
Come I. che m'incontra per strada e mi chiede ancora se ci ho cento lire
che gli dico che adesso c'e' l'euro e lui mi risponde
che la fame pero' e' la stessa di prima e' la stessa di sempre
e si ricorda di quando eravamo in piazza per il Cile
che adesso quel Cile li' e' pure qui e' dappertutto
Come L. che mi dice M. che l'ha visto davanti al supermercato
che chiedeva la carita'
e quando ha visto che M. l'ha visto e' scappato
Come M. che ieri e' venuta a trovarmi
solo per piangere solo per piangere scusa
Come N. che era riuscita a tirarsi su dalla strada
che ci aveva creduto che ci aveva provato
e adesso ci ha un brutto male e dice che aveva fatto meglio
a farla finita quella volta tanti anni fa ti ricordi
Come O. che un po' chiede e un po' ruba
e nessuno lo puo' piu' vedere che e' ladro e insieme spia
ma io lo vidi tanti anni fa
essere benigno e generoso e adesso
neppure se lo ricorda piu'
Come P. che ha chiuso il negozio e adesso spaccia
e la domenica mattina va alla prima messa
che a quella piu' tardi d'incontrare chi lo conosce non se la sente
Come Q. che ha pagato il fatto di essere onesta e coraggiosa
con la miseria con la miseria nera
e adesso e' sola come un cane in una grotta
Come R. che andavamo a scuola insieme
e quando c'incontriamo contiamo gli amici di allora
che sono quasi tutti morti e morti male
e pure noi non stiamo messi tanto bene
Come S. che mi telefona a tutte le ore
e non mi deve dire niente
Come T. che litigavamo sempre
e adesso sappiamo di essere uguali
Come U. che ha venduto ogni suo bene
per aiutare gli altri e adesso e' solo
e nessuno lo aiuta nessuno
Come V. che faceva l'infermiera
e militava nel partito il sindacato il collettivo femminista
e adesso e' vecchia ha l'alzheimer senza parenti e senza un soldo
Come Z. che faceva un lavoro che se lo scrivo non ci credete
e stanotte s'e' impiccato.
Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che solo la liberazione di tutte e di tutti
salvera' e liberera' pure loro
Ed e' perche' frequento le persone sbagliate
che vedo quello che i privilegiati non vedono
che so quello che i sapienti non sanno
che voglio quello che i potenti aborrono
Solo la lotta delle oppresse e degli oppressi
puo' salvare l'umanita' che e' una
solo la condivisione del bene e dei beni
puo' sconfiggere l'orrore presente
solo la nonviolenza
puo' abolire l'ingiustizia
solo la misericordia che lotta e che a tutti gli abusi si oppone
puo' contrastare la morte
puo' far cessare l'epidemia
Salvare le vite e' il primo dovere
soccorrere accogliere assistere ogni persona bisognosa d'aiuto
opporsi al male facendo il bene
combattere il fascismo con la nonviolenza
sii tu l'umanita' come dovrebbe essere
2. LETTERE. UN RINGRAZIAMENTO A TRE ARTISTI CONTRO LA GUERRA (IN FORMA DI LETTERA APERTA A MARCO BRAMA)
Carissimo Marco,
nell'impossibilita' di essere presente all'inaugurazione della mostra "Kylix 26 – No War" presso il Museo del Territorio di Vetralla (ma sarei disponibile ad esserci domenica 28 alle ore 16, fammi sapere), vorrei esprimere con questa breve lettera il mio plauso e la mia gratitudine a te, a Riccardo Pasquini e ad Alessandro Ridolfi per questa vostra meritoria iniziativa di artisti impegnati contro la guerra.
*
Sembra superfluo dirlo, e non lo e': La guerra, che pure scandalosamente e' un'attivita' umana, e' intrinsecamente antiumana: poiche' sempre e solo consiste dell'uccisione di esseri umani da parte di altri esseri umani, che per tale abominevole scopo hanno escogitato e fanno uso di strumenti di morte sofisticatissimi ed ormai in grado - se pensiamo alle bombe atomiche presenti negli arsenali nucleari sparsi sul pianeta - di distruggere piu' volte l'intera umanita'.
*
Ebbene, cosi' come la guerra e' intrinsecamente antiumana, l'arte invece e' una delle espressioni piu' profonde e piu' luminose della capacita' di bene dell'umanita'; e' intrinsecamente a favore, a sostegno, a conforto dell'umanita' intera.
*
La guerra e' distruzione, l'arte e' creazione e dialogo.
La guerra e' adorazione del nulla, l'arte e' amore del tutto che vive.
La guerra e' osceno trionfo della bruttura e della devastazione, l'arte e' scoperta ed epifania della bellezza.
*
Questa vostra mostra e' quindi anche un appello: alla pace, al rispetto della dignita' e dei diritti di ogni essere umano, alla salvaguardia dell'intero mondo vivente.
Essa e', in se stessa, un atto di opposizione al male, una dichiarazione di universale solidarieta' e un invito alla ricerca comune del vero, del bello, del buono; vale a dire: del bene comune dell'umanita'.
*
Alla violenza che tutto divora, l'arte si oppone come gesto nonviolento che riconosce, onora e salva le vite e il mondo.
Alla guerra che e' - nel lessico heideggeriano - deiezione ed "essere per la morte", l'arte si oppone - nel lessico arendtiano - come una delle espressioni piuu' proprie della capacita' umana di dare vita a qualcosa di nuovo e di vivo, come "miracolo" originario che rinnova e preserva il mondo, costituisce e custodisce il legame sociale, si manifesta come valore ed "essere per la vita", come forma della "vita activa" che l'immensa pensatrice antitotalitaria indago' in una delle sue opere piu' luminose.
*
Valgano quindi queste poche frettolose parole a dirvi il mio sincero apprezzamento.
Un abbraccio,
Peppe
Viterbo, 20 giugno 2026
3. INCONTRI. ALLA "FATTORIA DI ALICE" SABATO 20 GIUGNO SI E' SVOLTO L'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT
Sabato 20 giugno 2026, come ogni sabato da molti anni, si e' svolto il consueto incontro conviviale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
Dopo il pasto, allietato dall'esecuzione estemporanea da parte di due amici di alcune arie operistiche e di alcune canzoni del grande repertorio folclorico napoletano, l'incontro e' stato occasione di un rinnovato, corale, commosso ricordo di Vito Ferrante, con le appassionate testimonianze delle persone presenti e la lettura di alcuni scritti in versi e in prosa a Vito dedicati.
E' stata anche letta la celebre poesia "Se" di Rudyard Kipling (autore di cui sono state evidenziate sia le qualita' dell'opera letteraria che i limiti e le opinioni inaccettabili).
Alle persone partecipanti e' stato anche proposto l'ascolto di alcune grandi interpreti della musica classica, jazz, folk e rock.
Successivamente sono state lette e commentate alcune poesie di Primo Levi.
Sono stati inoltre discussi svariati argomenti, come il concetto e l'esperienza della bellezza, il dialogo come occasione di ricerca condivisa della verita', la liberta' e la solidarieta', ed altri temi di grande rilevanza morale e civile.
*
Come e' noto l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", di cui e' stato fondatore ed animatore fino alla fine dei suoi giorni Vito Ferrante che ci ha lasciato lo scorso 29 aprile, si incontra ogni sabato presso la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo: la "Fattoria di Alice" infatti e' stata realizzata da Vito Ferrante e dall'Afesopsit con un lavoro di molti anni nello spazio donato per questo preciso scopo di generosa solidarieta' e luminosa condivisione da Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, anche loro indimenticabili figure dell'impegno morale e civile a Viterbo; dopo il pranzo in comune ogni sabato vi e' l'occasione per conversare insieme ed esaminare con il contributo di tutte e tutti nella massima liberta' ogni argomento di comune interesse.
*
Nel corso del 2025 l'Afesopsit ha anche generosamente ospitato le riunioni organizzative (e non solo) delle amiche e degli amici di Alfio Pannega impegnati nella preparazione e realizzazione delle iniziative per commemorare il centenario della nascita di Alfio, l'indimenticabile poeta antifascista nonviolento che ormai per unanime consenso e' simbolo - come Vito Ferrante - della Viterbo migliore.
Alfio Pannega e Vito Ferrante erano grandi amici, e la gran parte delle amiche e degli amici dell'uno lo sono stati anche dell'altro e li ricordano entrambi con gratitudine che non si estingue.
*
Il prossimo incontro dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" si svolgera' come di consueto sabato prossimo, il 27 giugno, con il pranzo in comune e la successiva riflessione condivisa.
*
In calce alleghiamo alcuni materiali proposti e utilizzati nel corso dell'incontro ed alcuni scritti delle persone partecipanti.
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 20 giugno 2026
* * *
Allegato primo: Cristiano ricorda Vito
Lassu' brilla una stella che ha battuto e combattuto per gli ultimi... per i piu' indifesi.
Grazie di tutto, Vito.
Non ti dimenticheremo mai.
Cristiano
* * *
Allegato secondo: Erina ricorda Vito
Ricordando Vito
Con le mani e con il cuore ha saputo costruire opere di scultura, natura e amore.
Maestro e padre di giustizia e liberta' ha tracciato un solco nel suo cammino lasciando il passo a chi sempre ha creduto in lui.
*
Nel solco che hai lasciato nel cuore di chi hai aiutato e amato e con te ha camminato continuera' a germogliare l'amore che hai seminato.
*
Mani grandi e forti ma care e tenere quando asciugavi le lacrime del dolore di chi era solo e dimenticato.
Erina
* * *
Allegato terzo: Roberto ricorda Vito
Caro Presidente,
in fattoria non manca niente
quando ci vediamo il sabato, tu sei presente.
Spero un giorno di vedere
un viale con il nome di "Ferrante",
con tanti alberi da frutta
per dirti, ce l'abbiamo messa tutta.
Grazie per avermi accolto...
ero un po' storto.
Ciao Vito
Roberto
* * *
Allegato quarto: Rudyard Kipling, Se
Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno una colpa.
Se riuscirai ad avere fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del dubbio.
Se riuscirai ad aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con la calunnia,
O essendo odiato a non lasciarti prendere dall'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, ne' parlare come avessi tutte le risposte.
Se riuscirai a sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se riuscirai a pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se riuscirai a confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
distorte dai furfanti per ingannare gli sciocchi,
o a vedere le cose per cui hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti ormai logori.
Se riuscirai a fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se riuscirai a costringere cuore, nervi e tendini
a servire il tuo traguardo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non resta altro
se non la Volonta' che dice loro: "Tenete duro!"
Se riuscirai a parlare alla folla e a conservare la tua virtu',
O passeggiare con i Re, senza perdere il senso comune,
Se ne' i nemici ne' gli amici piu' cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona contera', ma nessuno troppo.
Se riuscirai a riempire l'inesorabile minuto
Con un istante del valore di sessanta secondi,
Tua sara' la Terra e tutto cio' che e' in essa,
E - quel che piu' conta - sarai un Uomo, figlio mio!
* * *
Allegato quinto: alcuni testi di Primo Levi
Primo Levi: Shema'
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e' un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
*
Primo Levi: Alzarsi
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]
Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".
11 gennaio 1946
*
Primo Levi: Si immagini ora un uomo...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]
Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...
*
Primo Levi: Che appunto perche'...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]
Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.
*
Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
*
Primo Levi: Hurbinek
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.
*
Primo Levi: Approdo
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]
Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.
10 settembre 1964
*
Primo Levi: La bambina di Pompei
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]
Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.
20 novembre 1978
*
Primo Levi: Non ci sono demoni...
[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]
Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.
*
Primo Levi: Partigia
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.
23 luglio 1981
*
Primo Levi: Il superstite
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]
a B. V.
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".
4 febbraio 1984
*
Primo Levi: Contro il dolore
[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]
E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.
*
Primo Levi: Canto dei morti invano
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
14 gennaio 1985
*
Primo Levi: Agli amici
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purche' fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.
16 dicembre 1985
*
Primo Levi: La vergogna del mondo
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]
E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.
*
Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]
L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
*
Primo Levi: Al visitatore
[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, poi in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 1335-1336]
La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta' italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne' mai.
* * *
Allegato sesto: alcune cantanti che amiamo
Alcune cantanti liriche da ascoltare
Cecilia Bartoli
Cathy Berberian
Montserrat Caballé
Maria Callas
Diana Damrau
Danielle de Niese
Natalie Dessay
Elina Garanca
Anna Moffo
Anna Netrebko
Patricia Petibon
Renata Tebaldi
*
Alcune cantanti jazz da ascoltare
Betty Carter
Ella Fitzgerald
Aretha Franklin
Billie Holiday
Mahalia Jackson
Abbey Lincoln
Hazel Scott
Nina Simone
Bessie Smith
Sarah Vaughan
Dinah Washington
Cassandra Wilson
*
Alcune cantanti folk da ascoltare
Joan Armatrading
Joan Baez
Caterina Bueno
Maria Carta
Tracy Chapman
Teresa De Sio
Roberta Flack
Miriam Makeba
Giovanna Marini
Nelly Omar
Violeta Parra
Amalia Rodrigues
*
Alcune cantanti rock da ascoltare
Beyonce'
Debbie Harry
Janis Joplin
Annie Lennox
Fiorella Mannoia
Joni Mitchell
Alanis Morissette
Gianna Nannini
Dolores O'Riordan
Skin
Patti Smith
Lucinda Williams
4. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
5. REPETITA IUVANT. UNA CAMPAGNA PER LA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA
E' possibile firmare per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta".
Per tutte le informazioni e per aderire all'iniziativa: www.difesacivilenonviolenta.org
6. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: PERCHE' DONARE IL 5XMILLE A ASSOPACEPALESTINA
[Dal sito www.assopacepalestina.org riprendiamo e diffondiamo il seguente appello della presidente Luisa Morgantini]
Mie care e cari,
e' tempo di dichiarazione dei redditi e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille.
Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche piu' meritevoli di AssopacePalestina.
Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina.
Contribuirete:
- al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron;
- al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus;
- al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza;
- al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne e gli anziani del campo profughi di Jenin;
- al sostegno all'Edward Said conservatory di Gaza e alla scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano;
- al sostegno all'Ospedale Al Awda di Gaza;
- alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi;
- a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema;
- a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realta' dell'occupazione e della colonizzazione israeliana;
- e molto, molto altro ancora.
La scelta dei nostri progetti non e' casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove e' presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che attraverso l'arte esprimono forme nuove di resistenza.
Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail all'indirizzo assopacepalestina.donazioni at gmail.com vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.
Le nostre attivita' e i progetti sono visibili nel nostro sito, sulle nostre pagine fb e sul nostro prfilo instagram.
Grazie, un abbraccio.
Luisa Morgantini
*
Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina
I modelli per la dichiarazione dei redditi Certificazione Unica (CU), 730 e Modello Redditi (ex Unico) contengono una sezione dedicata alla donazione del cinque per mille.
Per destinare il 5xmille ad AssopacePalestina è necessario:
1. firmare nel riquadro "Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS..."
2. Indicare il codice fiscale: 920 662 30 605
Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si puo' scegliere di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello Redditi Persone Fisiche.
7. REPETITA IUVANT. SEVERINO VARDACAMPI: POLITIQUE D'ABORD (2021)
Si sta facendo qualcosa contro i femminicidi?
Si sta facendo qualcosa per salvare le vite dei migranti?
Si sta facendo qualcosa per fermare la strage di chi lavora?
Si sta facendo qualcosa contro la schiavitu'?
Si sta facendo qualcosa per fermare la catastrofe ambientale?
Si sta facendo qualcosa contro le guerre e le stragi, contro le armi e le organizzazioni assassine?
Si sta facendo qualcosa per salvare le vite?
*
Se non e' la lotta delle oppresse e degli oppressi per la liberazione comune e la condivisione di tutto il bene e tutti i beni, la politica e' nulla.
Se non e' la lotta dell'umanita' per far cessare ogni disumanita', la politica e' nulla.
Se non e' l'impegno comune per il bene comune dell'umanita' intera e dell'intero mondo vivente, la politica e' nulla.
*
Opporsi a tutte le violenze.
Condividere tutti i beni.
Salvare tutte le vite.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 66 del 21 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 66 del 21 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Cos'e' un essere umano?
2. Benito D'Ippolito: Corta cantata di quelle e quelli che chi governa neppure li vede (2020)
2. Un ringraziamento a tre artisti contro la guerra (in forma di lettera aperta a Marco Brama)
3. Alla "Fattoria di Alice" sabato 20 giugno si e' svolto l'incontro settimanale dell'Afesopsit
4. Alcuni ulteriori riferimenti utili
5. Una campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta
6. Luisa Morgantini: Perche' donare il 5xmille a AssopacePalestina
7. Severino Vardacampi: Politique d'abord (2021)
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. COS'E' UN ESSERE UMANO?
Cos'e' un essere umano?
Qualcuno che non deve mai essere ucciso, ferito, umiliato.
Qualcuno che deve sempre essere rispettato, aiutato, compreso, ascoltato.
*
Cos'e' un essere umano?
Qualcuno a cui dici tu.
Qualcuno che dice tu a te.
*
Abolire la guerra e tutte le uccisioni.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Nonviolenza o barbarie.
2. REPETITA IUVANT. BENITO D'IPPOLITO: CORTA CANTATA DI QUELLE E QUELLI CHE CHI GOVERNA NEPPURE LI VEDE (2020)
Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che quando non stanno morendo di malattia
stanno morendo di schiavitu' e di fame
Come A. che non riesce neppure a farsi ascoltare
da nessun ufficio pubblico
da nessuna istituzione assistenziale
e che ha deciso di restare chiuso nella sua baracca
e lasciarsi morire che tanto
vivere cosi' e morire non vede piu' la differenza
Come B. che ha ripreso a farsi che tanto
erano tutte chiacchiere e gli dispiace per me
che se ero riuscito a fare il comunismo
lui ci stava e ci starebbe ancora
invece hanno vinto i fascisti
e allora chi se ne frega
Come C. che tira avanti a psicofarmaci
e ogni volta si chiede se non e' arrivato il momento
di smetterla di gonfiarsi come un pallone
e di non riuscire a pensare i suoi pensieri
e magari e' arrivato il momento
di vendicarsi una volta per tutte
Come D. che regge l'anima coi denti
quei pochi che gli restano e che per fortuna
che non ci ha la televisione
che se li vedesse tutti quelli che si vedono in televisione
andrebbe a riprendere il mitra che sotterro' nel '45
e stavolta la giustizia la fa lui
Come E. che e' venuto da tanto lontano
che ha attraverso il deserto e il mare
che e' stato nel lager in Libia
e che adesso fa lo schiavo a cinque chilometri da qui
e se non fosse l'uomo piu' buono del mondo
avrebbe gia' preso il marraccio e avrebbe
cominciato a colpire a casaccio chiunque incontra per strada
Come F. che non ci ha piu' un amico
neppure a pagarlo e che continua a cercarmi
sperando che io possa dargli
due baiocchi o un po' di pane e cacio
per cenare stasera la dritta buona
accompagnarlo al Comune
alla Asl all'Inps da un avvocato
all'Arci alla Caritas alla Comune di Parigi
che proprio non ce la fa piu'
ed era forte come un toro
che ha lavorato al mattatoio e ai cantieri
Come G. che lavava le scale
e non gliele fanno lavare piu' perche' ci ha il velo
e ci ha due figli piccoli e il marito chissa' dove
Come H. che ha fatto l'operaio il bracciante il cavallo il mulo
che e' stato piu' dentro che fuori e adesso e' tutto bianco
e prima mi chiama e poi non si presenta
che si vergogna di farsi vedere ridotto cosi'
che era un compagno pure lui
e aveva un cuore grande come il mare oceano
Come I. che m'incontra per strada e mi chiede ancora se ci ho cento lire
che gli dico che adesso c'e' l'euro e lui mi risponde
che la fame pero' e' la stessa di prima e' la stessa di sempre
e si ricorda di quando eravamo in piazza per il Cile
che adesso quel Cile li' e' pure qui e' dappertutto
Come L. che mi dice M. che l'ha visto davanti al supermercato
che chiedeva la carita'
e quando ha visto che M. l'ha visto e' scappato
Come M. che ieri e' venuta a trovarmi
solo per piangere solo per piangere scusa
Come N. che era riuscita a tirarsi su dalla strada
che ci aveva creduto che ci aveva provato
e adesso ci ha un brutto male e dice che aveva fatto meglio
a farla finita quella volta tanti anni fa ti ricordi
Come O. che un po' chiede e un po' ruba
e nessuno lo puo' piu' vedere che e' ladro e insieme spia
ma io lo vidi tanti anni fa
essere benigno e generoso e adesso
neppure se lo ricorda piu'
Come P. che ha chiuso il negozio e adesso spaccia
e la domenica mattina va alla prima messa
che a quella piu' tardi d'incontrare chi lo conosce non se la sente
Come Q. che ha pagato il fatto di essere onesta e coraggiosa
con la miseria con la miseria nera
e adesso e' sola come un cane in una grotta
Come R. che andavamo a scuola insieme
e quando c'incontriamo contiamo gli amici di allora
che sono quasi tutti morti e morti male
e pure noi non stiamo messi tanto bene
Come S. che mi telefona a tutte le ore
e non mi deve dire niente
Come T. che litigavamo sempre
e adesso sappiamo di essere uguali
Come U. che ha venduto ogni suo bene
per aiutare gli altri e adesso e' solo
e nessuno lo aiuta nessuno
Come V. che faceva l'infermiera
e militava nel partito il sindacato il collettivo femminista
e adesso e' vecchia ha l'alzheimer senza parenti e senza un soldo
Come Z. che faceva un lavoro che se lo scrivo non ci credete
e stanotte s'e' impiccato.
Lo so che frequento le persone sbagliate
quelle che solo la liberazione di tutte e di tutti
salvera' e liberera' pure loro
Ed e' perche' frequento le persone sbagliate
che vedo quello che i privilegiati non vedono
che so quello che i sapienti non sanno
che voglio quello che i potenti aborrono
Solo la lotta delle oppresse e degli oppressi
puo' salvare l'umanita' che e' una
solo la condivisione del bene e dei beni
puo' sconfiggere l'orrore presente
solo la nonviolenza
puo' abolire l'ingiustizia
solo la misericordia che lotta e che a tutti gli abusi si oppone
puo' contrastare la morte
puo' far cessare l'epidemia
Salvare le vite e' il primo dovere
soccorrere accogliere assistere ogni persona bisognosa d'aiuto
opporsi al male facendo il bene
combattere il fascismo con la nonviolenza
sii tu l'umanita' come dovrebbe essere
2. LETTERE. UN RINGRAZIAMENTO A TRE ARTISTI CONTRO LA GUERRA (IN FORMA DI LETTERA APERTA A MARCO BRAMA)
Carissimo Marco,
nell'impossibilita' di essere presente all'inaugurazione della mostra "Kylix 26 – No War" presso il Museo del Territorio di Vetralla (ma sarei disponibile ad esserci domenica 28 alle ore 16, fammi sapere), vorrei esprimere con questa breve lettera il mio plauso e la mia gratitudine a te, a Riccardo Pasquini e ad Alessandro Ridolfi per questa vostra meritoria iniziativa di artisti impegnati contro la guerra.
*
Sembra superfluo dirlo, e non lo e': La guerra, che pure scandalosamente e' un'attivita' umana, e' intrinsecamente antiumana: poiche' sempre e solo consiste dell'uccisione di esseri umani da parte di altri esseri umani, che per tale abominevole scopo hanno escogitato e fanno uso di strumenti di morte sofisticatissimi ed ormai in grado - se pensiamo alle bombe atomiche presenti negli arsenali nucleari sparsi sul pianeta - di distruggere piu' volte l'intera umanita'.
*
Ebbene, cosi' come la guerra e' intrinsecamente antiumana, l'arte invece e' una delle espressioni piu' profonde e piu' luminose della capacita' di bene dell'umanita'; e' intrinsecamente a favore, a sostegno, a conforto dell'umanita' intera.
*
La guerra e' distruzione, l'arte e' creazione e dialogo.
La guerra e' adorazione del nulla, l'arte e' amore del tutto che vive.
La guerra e' osceno trionfo della bruttura e della devastazione, l'arte e' scoperta ed epifania della bellezza.
*
Questa vostra mostra e' quindi anche un appello: alla pace, al rispetto della dignita' e dei diritti di ogni essere umano, alla salvaguardia dell'intero mondo vivente.
Essa e', in se stessa, un atto di opposizione al male, una dichiarazione di universale solidarieta' e un invito alla ricerca comune del vero, del bello, del buono; vale a dire: del bene comune dell'umanita'.
*
Alla violenza che tutto divora, l'arte si oppone come gesto nonviolento che riconosce, onora e salva le vite e il mondo.
Alla guerra che e' - nel lessico heideggeriano - deiezione ed "essere per la morte", l'arte si oppone - nel lessico arendtiano - come una delle espressioni piuu' proprie della capacita' umana di dare vita a qualcosa di nuovo e di vivo, come "miracolo" originario che rinnova e preserva il mondo, costituisce e custodisce il legame sociale, si manifesta come valore ed "essere per la vita", come forma della "vita activa" che l'immensa pensatrice antitotalitaria indago' in una delle sue opere piu' luminose.
*
Valgano quindi queste poche frettolose parole a dirvi il mio sincero apprezzamento.
Un abbraccio,
Peppe
Viterbo, 20 giugno 2026
3. INCONTRI. ALLA "FATTORIA DI ALICE" SABATO 20 GIUGNO SI E' SVOLTO L'INCONTRO SETTIMANALE DELL'AFESOPSIT
Sabato 20 giugno 2026, come ogni sabato da molti anni, si e' svolto il consueto incontro conviviale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
Dopo il pasto, allietato dall'esecuzione estemporanea da parte di due amici di alcune arie operistiche e di alcune canzoni del grande repertorio folclorico napoletano, l'incontro e' stato occasione di un rinnovato, corale, commosso ricordo di Vito Ferrante, con le appassionate testimonianze delle persone presenti e la lettura di alcuni scritti in versi e in prosa a Vito dedicati.
E' stata anche letta la celebre poesia "Se" di Rudyard Kipling (autore di cui sono state evidenziate sia le qualita' dell'opera letteraria che i limiti e le opinioni inaccettabili).
Alle persone partecipanti e' stato anche proposto l'ascolto di alcune grandi interpreti della musica classica, jazz, folk e rock.
Successivamente sono state lette e commentate alcune poesie di Primo Levi.
Sono stati inoltre discussi svariati argomenti, come il concetto e l'esperienza della bellezza, il dialogo come occasione di ricerca condivisa della verita', la liberta' e la solidarieta', ed altri temi di grande rilevanza morale e civile.
*
Come e' noto l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", di cui e' stato fondatore ed animatore fino alla fine dei suoi giorni Vito Ferrante che ci ha lasciato lo scorso 29 aprile, si incontra ogni sabato presso la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo: la "Fattoria di Alice" infatti e' stata realizzata da Vito Ferrante e dall'Afesopsit con un lavoro di molti anni nello spazio donato per questo preciso scopo di generosa solidarieta' e luminosa condivisione da Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, anche loro indimenticabili figure dell'impegno morale e civile a Viterbo; dopo il pranzo in comune ogni sabato vi e' l'occasione per conversare insieme ed esaminare con il contributo di tutte e tutti nella massima liberta' ogni argomento di comune interesse.
*
Nel corso del 2025 l'Afesopsit ha anche generosamente ospitato le riunioni organizzative (e non solo) delle amiche e degli amici di Alfio Pannega impegnati nella preparazione e realizzazione delle iniziative per commemorare il centenario della nascita di Alfio, l'indimenticabile poeta antifascista nonviolento che ormai per unanime consenso e' simbolo - come Vito Ferrante - della Viterbo migliore.
Alfio Pannega e Vito Ferrante erano grandi amici, e la gran parte delle amiche e degli amici dell'uno lo sono stati anche dell'altro e li ricordano entrambi con gratitudine che non si estingue.
*
Il prossimo incontro dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" si svolgera' come di consueto sabato prossimo, il 27 giugno, con il pranzo in comune e la successiva riflessione condivisa.
*
In calce alleghiamo alcuni materiali proposti e utilizzati nel corso dell'incontro ed alcuni scritti delle persone partecipanti.
Le amiche e gli amici di Vito Ferrante
Viterbo, 20 giugno 2026
* * *
Allegato primo: Cristiano ricorda Vito
Lassu' brilla una stella che ha battuto e combattuto per gli ultimi... per i piu' indifesi.
Grazie di tutto, Vito.
Non ti dimenticheremo mai.
Cristiano
* * *
Allegato secondo: Erina ricorda Vito
Ricordando Vito
Con le mani e con il cuore ha saputo costruire opere di scultura, natura e amore.
Maestro e padre di giustizia e liberta' ha tracciato un solco nel suo cammino lasciando il passo a chi sempre ha creduto in lui.
*
Nel solco che hai lasciato nel cuore di chi hai aiutato e amato e con te ha camminato continuera' a germogliare l'amore che hai seminato.
*
Mani grandi e forti ma care e tenere quando asciugavi le lacrime del dolore di chi era solo e dimenticato.
Erina
* * *
Allegato terzo: Roberto ricorda Vito
Caro Presidente,
in fattoria non manca niente
quando ci vediamo il sabato, tu sei presente.
Spero un giorno di vedere
un viale con il nome di "Ferrante",
con tanti alberi da frutta
per dirti, ce l'abbiamo messa tutta.
Grazie per avermi accolto...
ero un po' storto.
Ciao Vito
Roberto
* * *
Allegato quarto: Rudyard Kipling, Se
Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno una colpa.
Se riuscirai ad avere fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del dubbio.
Se riuscirai ad aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con la calunnia,
O essendo odiato a non lasciarti prendere dall'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, ne' parlare come avessi tutte le risposte.
Se riuscirai a sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se riuscirai a pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se riuscirai a confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
distorte dai furfanti per ingannare gli sciocchi,
o a vedere le cose per cui hai dato la vita, distrutte,
e piegarti a ricostruirle con strumenti ormai logori.
Se riuscirai a fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se riuscirai a costringere cuore, nervi e tendini
a servire il tuo traguardo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non resta altro
se non la Volonta' che dice loro: "Tenete duro!"
Se riuscirai a parlare alla folla e a conservare la tua virtu',
O passeggiare con i Re, senza perdere il senso comune,
Se ne' i nemici ne' gli amici piu' cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona contera', ma nessuno troppo.
Se riuscirai a riempire l'inesorabile minuto
Con un istante del valore di sessanta secondi,
Tua sara' la Terra e tutto cio' che e' in essa,
E - quel che piu' conta - sarai un Uomo, figlio mio!
* * *
Allegato quinto: alcuni testi di Primo Levi
Primo Levi: Shema'
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre Se questo e' un uomo), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 525]
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e' un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
*
Primo Levi: Alzarsi
[Da Primo Levi, Ad ora incerta (ma e' anche l'epigrafe che apre La tregua), poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 526]
Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finche' suonava breve sommesso
Il comando dell'alba:
"Wstawac":
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre e' sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
E' tempo. Presto udremo ancora
Il comando straniero:
"Wstawac".
11 gennaio 1946
*
Primo Levi: Si immagini ora un uomo...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 21]
Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sara' un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignita' e discernimento, poiche' accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potra' a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinita' umana; nel caso piu' fortunato, in base ad un puro giudizio di utilita'. Si comprendera' allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento"...
*
Primo Levi: Che appunto perche'...
[Da Primo Levi, Se questo e' un uomo, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 35]
Che appunto perche' il Lager e' una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si puo' sopravvivere, e percio' si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere e' importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l'impalcatura, la forma della civilta'. Che siamo schiavi, privi di ogni diritto, esposti a ogni offesa, votati a morte quasi certa, ma che una facolta' ci e' rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perche' e' l'ultima: la facolta' di negare il nostro consenso.
*
Primo Levi: Verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 205-206]
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla (...).
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi (...).
Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pieta', da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volonta' buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
*
Primo Levi: Hurbinek
[Da Primo Levi, La tregua, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, p. 216]
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senzanome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek mori' ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole.
*
Primo Levi: Approdo
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 542]
Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro se' mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all'osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si e' tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme ne' spera ne' aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.
10 settembre 1964
*
Primo Levi: La bambina di Pompei
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 549]
Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.
20 novembre 1978
*
Primo Levi: Non ci sono demoni...
[Da Primo Levi, La ricerca delle radici, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 1519]
Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell'ossequio e del consenso, che e' senza ritorno.
*
Primo Levi: Partigia
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 561]
Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
Quelli che restano hanno i capelli bianchi
E raccontano ai figli dei figli
Come, al tempo remoto delle certezze,
Hanno rotto l'assedio dei tedeschi
La' dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
Altri rosicchiano la pensione dell'Inps
O si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
Con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sara' duro,
Ci sara' duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
Diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
Perche' nell'alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
La mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.
23 luglio 1981
*
Primo Levi: Il superstite
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 576]
a B. V.
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'e'.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno e' morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non e' mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".
4 febbraio 1984
*
Primo Levi: Contro il dolore
[Da Primo Levi, L'altrui mestiere, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 675]
E' difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto puo' la tremenda mole di questa "sostanza" che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed e' strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi.
*
Primo Levi: Canto dei morti invano
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 615]
Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purche' trattiate e contrattiate
Le vite dei vostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perche' siamo i vinti.
Invulnerabili perche' gia' spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finche' la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.
14 gennaio 1985
*
Primo Levi: Agli amici
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, p. 623]
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purche' fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d'un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L'anima, l'animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo
Prima che s'indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l'impronta
Dell'amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l'augurio sommesso
Che l'autunno sia lungo e mite.
16 dicembre 1985
*
Primo Levi: La vergogna del mondo
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1157-1158]
E c'e' un'altra vergogna piu' vasta, la vergogna del mondo. E' stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che "nessun uomo e' un'isola", e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c'e' chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, cosi' da non vederla e non sentirsene toccato: cosi' hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell'illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicita' o di connivenza. Ma a noi lo schermo dell'ignoranza voluta, il "partial shelter" di T. S. Eliot, e' stato negato: non abbiamo potuto non vedere. Il mare di dolore, passato e presente, ci circondava, ed il suo livello e' salito di anno in anno fino quasi a sommergerci. Era inutile chiudere gli occhi o volgergli le spalle, perche' era tutto intorno, in ogni direzione fino all'orizzonte. Non ci era possibile, ne' abbiamo voluto, essere isole; i giusti fra noi, non piu' ne' meno numerosi che in qualsiasi altro gruppo umano, hanno provato rimorso, vergogna, dolore insomma, per la colpa che altri e non loro avevano commessa, ed in cui si sono sentiti coinvolti, perche' sentivano che quanto era avvenuto intorno a loro, ed in loro presenza, e in loro, era irrevocabile. Non avrebbe potuto essere lavato mai piu'; avrebbe dimostrato che l'uomo, il genere umano, noi insomma, eravamo potenzialmente capaci di costruire una mole infinita di dolore; e che il dolore e' la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare.
*
Primo Levi: Il nocciolo di quanto abbiamo da dire
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II, pp. 1149-1150]
L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti e' estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre piu' estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani e' sempre piu' difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perche' inaspettato, non previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; e' avvenuto in Europa; incredibilmente, e' avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler e' stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi puo' accadere di nuovo: questo e' il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
*
Primo Levi: Al visitatore
[Da Primo Levi, testo pubblicato per l'inaugurazione del Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti, poi in Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. I, pp. 1335-1336]
La storia della Deportazione e dei campi di sterminio, la storia di questo luogo, non puo' essere separata dalla storia delle tirannidi fasciste in Europa: dai primi incendi delle Camere del Lavoro nell'Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto. E' vecchia sapienza, e gia' cosi' aveva ammonito Heine, ebreo e tedesco: chi brucia libri finisce col bruciare uomini, la violenza e' un seme che non si estingue.
E' triste ma doveroso rammentarlo, agli altri ed a noi stessi: il primo esperimento europeo di soffocazione del movimento operaio e di sabotaggio della democrazia e' nato in Italia. E' il fascismo, scatenato dalla crisi del primo dopoguerra, dal mito della "vittoria mutilata", ed alimentato da antiche miserie e colpe; e dal fascismo nasce un delirio che si estendera', il culto dell'uomo provvidenziale, l'entusiasmo organizzato ed imposto, ogni decisione affidata all'arbitrio di un solo.
Ma non tutti gli italiani sono stati fascisti: lo testimoniamo noi, gli italiani che siamo morti qui. Accanto al fascismo, altro filo mai interrotto, e' nato in Italia, prima che altrove, l'antifascismo. Insieme con noi testimoniano tutti coloro che contro il fascismo hanno combattuto e che a causa del fascismo hanno sofferto, i martiri operai di Torino del 1923, i carcerati, i confinati, gli esuli, ed i nostri fratelli di tutte le fedi politiche che sono morti per resistere al fascismo restaurato dall'invasore nazionalsocialista.
E testimoniano insieme a noi altri italiani ancora, quelli che sono caduti su tutti i fronti della II Guerra Mondiale, combattendo malvolentieri e disperatamente contro un nemico che non era il loro nemico, ed accorgendosi troppo tardi dell'inganno. Sono anche loro vittime del fascismo: vittime inconsapevoli.
Noi non siamo stati inconsapevoli. Alcuni fra noi erano partigiani; combattenti politici; sono stati catturati e deportati negli ultimi mesi di guerra, e sono morti qui, mentre il Terzo Reich crollava, straziati dal pensiero della liberazione cosi' vicina.
La maggior parte fra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le citta' italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista, costretta all'antisemitismo dalle leggi di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalita' del popolo italiano. Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati.
C'erano bambini fra noi, molti, e c'erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merci sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, e' stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secoli piu' oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi. Noi, figli di cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni) di un paese che e' stato civile, e che civile e' ritornato dopo la notte del fascismo, qui lo testimoniamo.
In questo luogo, dove noi innocenti siamo stati uccisi, si e' toccato il fondo delle barbarie. Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell'odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, ne' domani ne' mai.
* * *
Allegato sesto: alcune cantanti che amiamo
Alcune cantanti liriche da ascoltare
Cecilia Bartoli
Cathy Berberian
Montserrat Caballé
Maria Callas
Diana Damrau
Danielle de Niese
Natalie Dessay
Elina Garanca
Anna Moffo
Anna Netrebko
Patricia Petibon
Renata Tebaldi
*
Alcune cantanti jazz da ascoltare
Betty Carter
Ella Fitzgerald
Aretha Franklin
Billie Holiday
Mahalia Jackson
Abbey Lincoln
Hazel Scott
Nina Simone
Bessie Smith
Sarah Vaughan
Dinah Washington
Cassandra Wilson
*
Alcune cantanti folk da ascoltare
Joan Armatrading
Joan Baez
Caterina Bueno
Maria Carta
Tracy Chapman
Teresa De Sio
Roberta Flack
Miriam Makeba
Giovanna Marini
Nelly Omar
Violeta Parra
Amalia Rodrigues
*
Alcune cantanti rock da ascoltare
Beyonce'
Debbie Harry
Janis Joplin
Annie Lennox
Fiorella Mannoia
Joni Mitchell
Alanis Morissette
Gianna Nannini
Dolores O'Riordan
Skin
Patti Smith
Lucinda Williams
4. REPETITA IUVANT. ALCUNI ULTERIORI RIFERIMENTI UTILI
Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com
5. REPETITA IUVANT. UNA CAMPAGNA PER LA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA
E' possibile firmare per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta".
Per tutte le informazioni e per aderire all'iniziativa: www.difesacivilenonviolenta.org
6. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: PERCHE' DONARE IL 5XMILLE A ASSOPACEPALESTINA
[Dal sito www.assopacepalestina.org riprendiamo e diffondiamo il seguente appello della presidente Luisa Morgantini]
Mie care e cari,
e' tempo di dichiarazione dei redditi e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille.
Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche piu' meritevoli di AssopacePalestina.
Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina.
Contribuirete:
- al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron;
- al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus;
- al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza;
- al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne e gli anziani del campo profughi di Jenin;
- al sostegno all'Edward Said conservatory di Gaza e alla scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano;
- al sostegno all'Ospedale Al Awda di Gaza;
- alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi;
- a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema;
- a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realta' dell'occupazione e della colonizzazione israeliana;
- e molto, molto altro ancora.
La scelta dei nostri progetti non e' casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove e' presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che attraverso l'arte esprimono forme nuove di resistenza.
Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail all'indirizzo assopacepalestina.donazioni at gmail.com vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.
Le nostre attivita' e i progetti sono visibili nel nostro sito, sulle nostre pagine fb e sul nostro prfilo instagram.
Grazie, un abbraccio.
Luisa Morgantini
*
Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina
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Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si puo' scegliere di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello Redditi Persone Fisiche.
7. REPETITA IUVANT. SEVERINO VARDACAMPI: POLITIQUE D'ABORD (2021)
Si sta facendo qualcosa contro i femminicidi?
Si sta facendo qualcosa per salvare le vite dei migranti?
Si sta facendo qualcosa per fermare la strage di chi lavora?
Si sta facendo qualcosa contro la schiavitu'?
Si sta facendo qualcosa per fermare la catastrofe ambientale?
Si sta facendo qualcosa contro le guerre e le stragi, contro le armi e le organizzazioni assassine?
Si sta facendo qualcosa per salvare le vite?
*
Se non e' la lotta delle oppresse e degli oppressi per la liberazione comune e la condivisione di tutto il bene e tutti i beni, la politica e' nulla.
Se non e' la lotta dell'umanita' per far cessare ogni disumanita', la politica e' nulla.
Se non e' l'impegno comune per il bene comune dell'umanita' intera e dell'intero mondo vivente, la politica e' nulla.
*
Opporsi a tutte le violenze.
Condividere tutti i beni.
Salvare tutte le vite.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 66 del 21 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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