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[Nonviolenza] Alcune parole dette durante l'incontro in memoria di Vito Ferrante promosso dall'Anpi il 17 giugno 2026 a Viterbo
- Subject: [Nonviolenza] Alcune parole dette durante l'incontro in memoria di Vito Ferrante promosso dall'Anpi il 17 giugno 2026 a Viterbo
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Wed, 17 Jun 2026 21:01:23 +0200
ALCUNE PAROLE DETTE DURANTE L'INCONTRO IN MEMORIA DI VITO FERRANTE PROMOSSO DALL'ANPI IL 17 GIUGNO 2026 A VITERBO
[Ricostruite a memoria poche ore dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 17 giugno 2026 alla Fattoria di Alice in occasione dell'incontro promosso dall'Anpi]
1. Un messaggio di Antonella Ferrante
Innanzi tutto permettetemi di riferirvi un messaggio di Antonella Ferrante, la figlia di Vito che ne porta avanti l'impegno, che avrebbe voluto essere qui con noi oggi ma un'esigenza familiare glielo ha impedito.
Antonella manda comunque il suo ringraziamento a chi ha promosso questa commemorazione e a tutte le persone che vi prendono parte.
Ed egualmente noi ringraziamo lei, e le siamo vicini in questo momento e le mandiamo i migliori auguri affinche' la sua famiglia, gia' cosi' duramente provata per le morti di Vittoria e di Vito, possa trovare tranquillita' e salute in questo momento di dolorosa elaborazione del lutto e di impegno a raccogliere le forze per proseguire nel cammino cosi' come Vito avrebbe voluto.
2. Antifascismo e' nonviolenza
Mi sembra giusto che l'Associazione nazionale partigiani d'Italia ricordi Vito Ferrante; non solo per i legami d'impegno comune e di personale vicinanza e sincero affetto ed amicizia, ma per un motivo piu' profondo, sostanziale.
L'Anpi agisce nel ricordo dell'antifascismo storico che alla dittatura fascista, alla guerra fascista, all'occupazione nazista e agli orrori dalla dittatura, dalla guerra e dall'occupazione provocati si oppose.
L'antifascismo attuale intende inverare e proseguire oggi quella lotta necessaria contro la disumanita', e ve ne e' grande bisogno.
Ebbene, il fascismo nella sua essenza consiste di due cose: la violenza sfrenata e la sordita' per le sofferenze degli altri (il motto degli squadristi, ricorderete, era infatti "Me ne frego").
Ne consegue che l'antifascismo e' il ripudio della violenza e quindi la lotta contro la violenza; ed insieme e' il contrario dell'indifferenza al dolore degli altri: l'antifascismo e' la pratica personale, sociale e politica del rispetto e della solidarieta' nei confronti di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
C'e' una parola, un concetto, che perfettamente equivale alla parola, al concetto, di antifascismo, ed e' nonviolenza.
L'antifascismo e' la nonviolenza vissuta e praticata, che diviene progetto ed azione politica.
La nonviolenza e' l'antifascismo concreto e coerente, sentito ed agito nella dimensione esistenziale, in quella teoretica, in quella pratica: morale, sociale, politica.
Orbene, l'intera vita di Vito Ferrante, l'intera sua azione, e' stata antifascismo nitido e intransigente, e' stata nonviolenza in cammino.
E la sua opera, che prosegue anche ora che la sua vita si e' conclusa, e' azione politica nel senso piu' preciso e forte del termine: azione di responsabilita', azione di solidarieta', azione di liberazione, azione di condivisione fra tutte e tutti di tutto il bene e tutti i beni.
L'azione di salvare tutte le vite.
L'azione di riconoscere, inverare, difendere e promuovere la dignita' umana di ogni essere umano.
L'azione che si oppone a tutte le guerre, a tutte le oppressioni, a tutte le violenze.
*
3. Come fare cio' che occorre fare
Ma come condurre questa azione cosi' necessaria, oggi piu' che mai?
Vito ci ha mostrato come farlo.
Non come tecnico che sa cio' che altri non sanno e se lo tiene stretto, ma come persona che condivide i suoi saperi, i suoi talenti, il suo tempo e valorizza i saperi, i talenti, il tempo altrui.
Non come borghese che fa l'elemosina al povero, non come brav'uomo paternalista che mentre aiuta marca le distanze e riproduce i rapporti gerarchici, di potere e di classe tra persona e persona, tra benefattore e beneficiato, riproducendo cosi' gli stessi rapporti di forza e di dominio del sistema di potere e del modo di produzione e riproduzione sociale che nega l'eguale dignita' di tutti gli esseri umani.
No, Vito ha saputo fare il bene ponendosi alla pari con le persone che aiutava e cosi' suscitando nelle persone che aiutava il rispetto di se', la coscienza della propria dignita' e del proprio valore, aiutandole a farsi soggetti morali, sociali e politici della propria e comune liberazione.
Cosi' era Vito e questo luogo, la "Fattoria di Alice" che ovunque reca la traccia dell'opera di Vito, lo ricorda, cosi' come ricorda chi dono' a Vito questo pezzo di terra per farne un luogo di solidarieta' e di liberazione, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi come Vito dedicarono l'intera loro vita all'impegno per la realizzazione di una societa' fondato sul principio "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni", che invera la regola aurea presente in tutte le grandi tradizioni di pensiero: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te".
*
4. O mythos deloi, due storie e una spina
Se ve ne fosse il tempo (ma avremo altre occasioni ancora di ragionare sul lascito di Vito e stasera le parole devono lasciare spazio alla musica e alla convivialita'), se ve ne fosse il tempo amerei raccontare tanti episodi della vita di Vito e ricavarne una morale come nelle favole antiche di Esopo e Fedro. Ma sara' per un'altra volta.
Vorrei quindi concludere raccontandovi una lirica, un'antica storia cinese e lasciandovi infine una spina, poiche' le spine talvolta sono la parte migliore della rosa.
*
5. Sandro Penna e l'Oms
C'e' una poesia di Sandro Penna che, riprendendo il modulo delle Beatitudini, dice cosi':
"Felice chi e' diverso
essendo egli diverso
ma guai a chi e' diverso
essendo egli comune".
Ebbene, ho letto pochi giorni fa nelle pagine iniziali di un libro che fa il quadro della riflessione sulla salute mentale oggi, un dato dell'Organizzazione Mondiale della Sanita': su otto miliardi di esseri umani viventi nel mondo, circa un miliardo soffre di sofferenze psichiche, soffre nella sua anima.
Una persona su otto.
Non basterebbe questo a convincere qualunque persona che abbia un cuore e una testa che e' ora di piantarla con le guerre, le rapine, le violenze, il razzismo e la schiavitu', e dedicarci finalmente al primo compito dell'umanita', l'auto-mutuo-aiuto? Io credo di si'.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Vito ha dedicato la sua vita a questo impegno.
*
6. Da Chuang Tzu a Sigismondo
Noi siamo stranieri a noi stessi.
Un'antica storia taoista racconta che il saggio cinese Chuang Tzu sogno' di essere una farfalla, ed al risveglio non sapeva piu' se lui stesso era Chuang Tzu che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando d essere Chuang Tzu.
Vi sono due capolavori del "siglo de oro" della letteratura spagnola che riflettono su questo nesso tra sogno e mondo: il "Don Chisciotte" di Cervantes e "La vita e' sogno" di Calderon de la Barca; al termine di quest'ultima opera Sigismondo, il protagonista che ha subito l'iniqua reclusione ed ora e' finalmente libero, dice questi versi:
"pues asi' llegue' a saber
que toda la dicha humana
en fin pasa como sueno".
Tradotto alla buona: "E cosi' giunsi a capire / che tutta la felicita' umana / infine passa come un sogno".
E quindi in questa nostra vita, in questo nostro sogno, facciamo il bene, rispettiamoci ed aiutiamoci l'un l'altro: e' il modo migliore, e l'unico decente, di essere persone, di essere esseri umani.
*
7. Avrei voluto dirvi di Vito, Leopardi, Weil e Basaglia
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare il programma di Giacomo Leopardi: fare della nostra sofferenza uno strumento di comprensione della realta' e un'azione politica di liberazione dell'umanita' intera (e' il messaggio contenuto nell'ultima immensa poesia di Leopardi, "La ginestra, o il fiore del deserto").
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare la proposta di Simone Weil, esercitare la virtu' dell'attenzione, porsi all'ascolto del dolore delle altre persone fino a senturlo come il proprio dolore ed adoperarsi per affrontarlo insieme.
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' ad inverare il progetto di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia: di aiutare e di liberare tutte e tutti, e cosi' liberare anche se' stessi, e dare un senso alla vita e all'intera avventura umana.
Ma ne parleremo un'altra volta.
*
8. Infine, una spina
Come tutti i vecchi amici di Vito alla notizia della sua improvvisa scomparsa mi sono detto che era una catastrofe.
Ed ho creduto di dover fare quello che tutti facciamo quando uno dei nostri compagni di lotta ci lascia.
Le amiche e gli amici dell'Afesopsit (questo acronimo impronunciabile che sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia") sanno perfettamente che Vito e' insostituibile, ma in queste settimane di dolorosa elaborazione del lutto hanno continuato ad incontrarsi e a portare avanti le loro attivita' solidali e liberatrici e stanno cercando di trovare il modo per proseguire il lavoro di Vito ora che Vito non c'e' piu', e che loro sono Vito.
Perche' ora loro sono Vito.
Perche' Vito vive nel loro ricordo e nella loro azione, e continuera' a vivere finche' una persona continuera' a ricordarlo e ne proseguira' la lotta.
Credo che dovremmo dar loro una mano, non solo con le commemorazioni che pure sono benedette, ma mettendo a disposizione le nostre persone, le nostre capacita', il nostro tempo.
Non e' una cosa facile.
E' un dovere al quale non possiamo sottrarci.
* * *
Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 17 giugno 2026
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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[Ricostruite a memoria poche ore dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 17 giugno 2026 alla Fattoria di Alice in occasione dell'incontro promosso dall'Anpi]
1. Un messaggio di Antonella Ferrante
Innanzi tutto permettetemi di riferirvi un messaggio di Antonella Ferrante, la figlia di Vito che ne porta avanti l'impegno, che avrebbe voluto essere qui con noi oggi ma un'esigenza familiare glielo ha impedito.
Antonella manda comunque il suo ringraziamento a chi ha promosso questa commemorazione e a tutte le persone che vi prendono parte.
Ed egualmente noi ringraziamo lei, e le siamo vicini in questo momento e le mandiamo i migliori auguri affinche' la sua famiglia, gia' cosi' duramente provata per le morti di Vittoria e di Vito, possa trovare tranquillita' e salute in questo momento di dolorosa elaborazione del lutto e di impegno a raccogliere le forze per proseguire nel cammino cosi' come Vito avrebbe voluto.
2. Antifascismo e' nonviolenza
Mi sembra giusto che l'Associazione nazionale partigiani d'Italia ricordi Vito Ferrante; non solo per i legami d'impegno comune e di personale vicinanza e sincero affetto ed amicizia, ma per un motivo piu' profondo, sostanziale.
L'Anpi agisce nel ricordo dell'antifascismo storico che alla dittatura fascista, alla guerra fascista, all'occupazione nazista e agli orrori dalla dittatura, dalla guerra e dall'occupazione provocati si oppose.
L'antifascismo attuale intende inverare e proseguire oggi quella lotta necessaria contro la disumanita', e ve ne e' grande bisogno.
Ebbene, il fascismo nella sua essenza consiste di due cose: la violenza sfrenata e la sordita' per le sofferenze degli altri (il motto degli squadristi, ricorderete, era infatti "Me ne frego").
Ne consegue che l'antifascismo e' il ripudio della violenza e quindi la lotta contro la violenza; ed insieme e' il contrario dell'indifferenza al dolore degli altri: l'antifascismo e' la pratica personale, sociale e politica del rispetto e della solidarieta' nei confronti di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
C'e' una parola, un concetto, che perfettamente equivale alla parola, al concetto, di antifascismo, ed e' nonviolenza.
L'antifascismo e' la nonviolenza vissuta e praticata, che diviene progetto ed azione politica.
La nonviolenza e' l'antifascismo concreto e coerente, sentito ed agito nella dimensione esistenziale, in quella teoretica, in quella pratica: morale, sociale, politica.
Orbene, l'intera vita di Vito Ferrante, l'intera sua azione, e' stata antifascismo nitido e intransigente, e' stata nonviolenza in cammino.
E la sua opera, che prosegue anche ora che la sua vita si e' conclusa, e' azione politica nel senso piu' preciso e forte del termine: azione di responsabilita', azione di solidarieta', azione di liberazione, azione di condivisione fra tutte e tutti di tutto il bene e tutti i beni.
L'azione di salvare tutte le vite.
L'azione di riconoscere, inverare, difendere e promuovere la dignita' umana di ogni essere umano.
L'azione che si oppone a tutte le guerre, a tutte le oppressioni, a tutte le violenze.
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3. Come fare cio' che occorre fare
Ma come condurre questa azione cosi' necessaria, oggi piu' che mai?
Vito ci ha mostrato come farlo.
Non come tecnico che sa cio' che altri non sanno e se lo tiene stretto, ma come persona che condivide i suoi saperi, i suoi talenti, il suo tempo e valorizza i saperi, i talenti, il tempo altrui.
Non come borghese che fa l'elemosina al povero, non come brav'uomo paternalista che mentre aiuta marca le distanze e riproduce i rapporti gerarchici, di potere e di classe tra persona e persona, tra benefattore e beneficiato, riproducendo cosi' gli stessi rapporti di forza e di dominio del sistema di potere e del modo di produzione e riproduzione sociale che nega l'eguale dignita' di tutti gli esseri umani.
No, Vito ha saputo fare il bene ponendosi alla pari con le persone che aiutava e cosi' suscitando nelle persone che aiutava il rispetto di se', la coscienza della propria dignita' e del proprio valore, aiutandole a farsi soggetti morali, sociali e politici della propria e comune liberazione.
Cosi' era Vito e questo luogo, la "Fattoria di Alice" che ovunque reca la traccia dell'opera di Vito, lo ricorda, cosi' come ricorda chi dono' a Vito questo pezzo di terra per farne un luogo di solidarieta' e di liberazione, Carlo Pesciotti e Teresa Blasi, che anch'essi come Vito dedicarono l'intera loro vita all'impegno per la realizzazione di una societa' fondato sul principio "da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni", che invera la regola aurea presente in tutte le grandi tradizioni di pensiero: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te".
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4. O mythos deloi, due storie e una spina
Se ve ne fosse il tempo (ma avremo altre occasioni ancora di ragionare sul lascito di Vito e stasera le parole devono lasciare spazio alla musica e alla convivialita'), se ve ne fosse il tempo amerei raccontare tanti episodi della vita di Vito e ricavarne una morale come nelle favole antiche di Esopo e Fedro. Ma sara' per un'altra volta.
Vorrei quindi concludere raccontandovi una lirica, un'antica storia cinese e lasciandovi infine una spina, poiche' le spine talvolta sono la parte migliore della rosa.
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5. Sandro Penna e l'Oms
C'e' una poesia di Sandro Penna che, riprendendo il modulo delle Beatitudini, dice cosi':
"Felice chi e' diverso
essendo egli diverso
ma guai a chi e' diverso
essendo egli comune".
Ebbene, ho letto pochi giorni fa nelle pagine iniziali di un libro che fa il quadro della riflessione sulla salute mentale oggi, un dato dell'Organizzazione Mondiale della Sanita': su otto miliardi di esseri umani viventi nel mondo, circa un miliardo soffre di sofferenze psichiche, soffre nella sua anima.
Una persona su otto.
Non basterebbe questo a convincere qualunque persona che abbia un cuore e una testa che e' ora di piantarla con le guerre, le rapine, le violenze, il razzismo e la schiavitu', e dedicarci finalmente al primo compito dell'umanita', l'auto-mutuo-aiuto? Io credo di si'.
Siamo una sola umana famiglia in un unico mondo vivente.
Vito ha dedicato la sua vita a questo impegno.
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6. Da Chuang Tzu a Sigismondo
Noi siamo stranieri a noi stessi.
Un'antica storia taoista racconta che il saggio cinese Chuang Tzu sogno' di essere una farfalla, ed al risveglio non sapeva piu' se lui stesso era Chuang Tzu che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando d essere Chuang Tzu.
Vi sono due capolavori del "siglo de oro" della letteratura spagnola che riflettono su questo nesso tra sogno e mondo: il "Don Chisciotte" di Cervantes e "La vita e' sogno" di Calderon de la Barca; al termine di quest'ultima opera Sigismondo, il protagonista che ha subito l'iniqua reclusione ed ora e' finalmente libero, dice questi versi:
"pues asi' llegue' a saber
que toda la dicha humana
en fin pasa como sueno".
Tradotto alla buona: "E cosi' giunsi a capire / che tutta la felicita' umana / infine passa come un sogno".
E quindi in questa nostra vita, in questo nostro sogno, facciamo il bene, rispettiamoci ed aiutiamoci l'un l'altro: e' il modo migliore, e l'unico decente, di essere persone, di essere esseri umani.
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7. Avrei voluto dirvi di Vito, Leopardi, Weil e Basaglia
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare il programma di Giacomo Leopardi: fare della nostra sofferenza uno strumento di comprensione della realta' e un'azione politica di liberazione dell'umanita' intera (e' il messaggio contenuto nell'ultima immensa poesia di Leopardi, "La ginestra, o il fiore del deserto").
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' a realizzare la proposta di Simone Weil, esercitare la virtu' dell'attenzione, porsi all'ascolto del dolore delle altre persone fino a senturlo come il proprio dolore ed adoperarsi per affrontarlo insieme.
Avrei voluto dirvi di come Vito riusci' ad inverare il progetto di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia: di aiutare e di liberare tutte e tutti, e cosi' liberare anche se' stessi, e dare un senso alla vita e all'intera avventura umana.
Ma ne parleremo un'altra volta.
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8. Infine, una spina
Come tutti i vecchi amici di Vito alla notizia della sua improvvisa scomparsa mi sono detto che era una catastrofe.
Ed ho creduto di dover fare quello che tutti facciamo quando uno dei nostri compagni di lotta ci lascia.
Le amiche e gli amici dell'Afesopsit (questo acronimo impronunciabile che sta per "Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia") sanno perfettamente che Vito e' insostituibile, ma in queste settimane di dolorosa elaborazione del lutto hanno continuato ad incontrarsi e a portare avanti le loro attivita' solidali e liberatrici e stanno cercando di trovare il modo per proseguire il lavoro di Vito ora che Vito non c'e' piu', e che loro sono Vito.
Perche' ora loro sono Vito.
Perche' Vito vive nel loro ricordo e nella loro azione, e continuera' a vivere finche' una persona continuera' a ricordarlo e ne proseguira' la lotta.
Credo che dovremmo dar loro una mano, non solo con le commemorazioni che pure sono benedette, ma mettendo a disposizione le nostre persone, le nostre capacita', il nostro tempo.
Non e' una cosa facile.
E' un dovere al quale non possiamo sottrarci.
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Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 17 giugno 2026
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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