[Prec. per data] [Succ. per data] [Prec. per argomento] [Succ. per argomento] [Indice per data] [Indice per argomento]
[Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 34
- Subject: [Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 34
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Wed, 20 May 2026 06:50:07 +0200
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 34 del 20 maggio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Chi ha visto una persona morire
2. Il 19 maggio a Viterbo un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega
3. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte terza)
4. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte quarta)
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. CHI HA VISTO UNA PERSONA MORIRE
Chi ha visto una persona morire non lo dimentica piu'.
E si chiede come si possa essere cosi'insensati e scellerati da non accorgersi di quale orrore sia uccidere.
Uccidere e' l'atto piu' abominevole che un essere umano possa compiere.
Salvare le vite e' l'atto piu' proprio dell'umanita'.
Cosa si aspetta a fermare le stragi?
Cosa si aspetta ad abolire la guerra?
Cosa si aspetta a salvare le vite?
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. IL 19 MAGGIO A VITERBO UN INCONTRO SU "PENSARE E PRATICARE LA PACE E LA SOLIDARIETA'" IN RICORDO DI VITO FERRANTE E DI ALFIO PANNEGA
Nel pomeriggio di martedi' 19 maggio 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega.
All'incontro ha preso parte Paolo Arena.
*
Una minima notizia su Paolo Arena
Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. E' tra i principali animatori delle iniziative commemorative di Alfio Pannega e curatore del costituendo "Archivio Alfio Pannega".
*
Nel corso dell'incontro si e' riflettuto sulle piu' drammatiche questioni internazionali, italiane e locali, e sulle iniziative nonviolente necessarie per contrastare tutte le guerre e tutte le violenze.
*
Cuore e motore della riflessione svolta e' stato il ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega.
Ed entrambi verranno ricordati di nuovo nel pomeriggio di sabato 30 maggio 2026, con inizio alle ore 14, alla "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20, a Viterbo.
*
Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stata una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
Lo scorso anno tutte le persone amiche di Alfio Pannega lo ringraziarono coralmente e pubblicamente con una dichiarazione che qui riproponiamo:
"Vogliamo rivolgere un vivo, profondo, corale ringraziamento al nostro amico e compagno di lotte Vito Ferrante, luminosa figura della solidarieta' viterbese, per il suo straordinario contributo al ricordo di Alfio Pannega, L'indimenticato poeta antifascista nonviolento, in questo anno di commemorazioni nel centenario della nascita.
Vito Ferrante, fondatore e tuttora fondamentale animatore dell'Afesopsit, l'Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia, una delle esperienze piu' belle e piu' rilevanti del volontariato solidale nell'Alto Lazio, e' stato uno dei migliori amici di Alfio quando Alfio era in vita, ed uno dei piu' impegnati nel suo ricordo dopo la scomparsa.
In questo anno 2025 di iniziative commemorative di Alfio, il contributo di Vito e' stato decisivo: pressoche' tutte le riunioni organizzative in cui sono state elaborate e programmate tutte le numerose iniziative pubbliche poi realizzate, si sono svolte presso la "Fattoria di Alice" grazie alla generosa ospitalita' dell'Afesopsit e all'impegno in prima persona di Vito.
Ringraziarlo e' un dovere e una gioia che attesta e rinnova l'amicizia, l'affetto e la stima che tutte le persone amiche di Alfio, e vorremmo dire anche tutte le persone di Viterbo sollecite del bene comune ed impegnate nell'aiutare chi di aiuto ha bisogno, nutrono per lui.
Grazie di cuore, Vito, per tutto cio' che hai fatto e che continui a fare: la tua generosa, coraggiosa, tenace e appassionata testimonianza illumina e conforta l'umanita'".
E ancora le amiche e gli amici di Alfio Pannega cosi' gli scrivevano il 23 aprile scorso in occasione del tragico lutto per la scomparsa della figlia amatissima Vittoria:
"Vito carissimo,
che per noi sei piu' che un amico e un compagno di riflessioni e di lotte nonviolente, ma un esempio del bene e un fratello lungo il cammino della vita, possa la nostra vicinanza contribuire in quest'ora di estremo strazio a lenire almeno un po' il dolore tuo e di tutti i tuoi familiari che insieme a te ugualmente abbracciamo.
La morte non annienta il bene compiuto.
Continuiamo quindi nell'impegno comune di solidarieta' e di liberazione che nessun essere umano abbandona alla sofferenza, alla paura, alla solitudine.
Continuiamo quindi nell'impegno comune per la pace che a tutte le uccisioni si oppone e riconosce e rispetta e protegge e alimenta la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Continuiamo quindi nel cammino dei giorni adoperandoci per il bene comune dell'umanita', soccorrendo e accogliendo ogni persona, recando aiuto e conforto a tutte e a tutti a cominciare dalla piu' fragile delle creature, come tu hai costantemente insegnato a fare.
Ti vogliamo bene".
E sempre le amiche e gli amici di Alfio Pannega cosi' lo hanno salutato alla notizia della scomparsa pochi giorni fa:
"ci ha lasciato Vito Ferrante, il nostro amico di sempre, compagno di innumerevoli esperienze di solidarieta' e di altrettanto innumerevoli lotte nonviolente, un maestro e un fratello.
Il vuoto che lascia e' incolmabile, l'esempio luminoso, l'appello ineludibile: continuare in cio' che e' giusto; difendere la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani; condividere tutto il bene e tutti i beni.
Ai familiari, alle amiche e agli amici dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit) di cui Vito era animatore infaticabile, a tutte le persone che gli sono state vicine e che oggi sono straziate dal dolore per questa perdita abissale, la nostra vicinanza, il nostro affetto, il nostro impegno di pensiero e azione affinche' la testimonianza di Vito prosegua nel cammino comune per il bene comune dell'umanita' intera".
*
Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci, Alfonso Prota e Valentino Costa): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha con forte empatia sovente rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata per molti anni disattesa; nel 2025 si e' finalmente avviata la sua realizzazione.
L'8 maggio 2025 ad Alfio Pannega e' stato intitolato l'"Emporio solidale" di Viterbo, una delle esperienze di solidarieta' concreta piu' vive e luminose di Viterbo.
Nel corso del 2025, in occasione del centenario della nascita, la citta' di Viterbo ha reso omaggio al poeta antifascista nonviolento con molte iniziative che hanno coinvolto le istituzioni, le esperienze della societa' civile, la cittadinanza intera; tra esse di particolare rilevanza la dedica della "girata" di piazza del Comune della Macchina di Santa Rosa da parte dei Facchini la sera del 3 settembre durante il trasporto della Macchina, la tradizione piu' importante della storia, della cultura, della vita cittadina.
- Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, 5501-5503, 5505, 5507, 5513-5514, 5516-5518, 5523, 5526, 5528, 5530-5531, 5534, 5538, 5540-5543, 5545-5570, 5573, 5576-5580, 5582-5585, 5588-5590, 5593-5594, 5598, 5600-5601, 5603-5607, 5609-5612, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
- La nuova edizione del libro dedicato ad Alfio Pannega
Il libro "Alfio 100" (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2025) celebra i cento anni dalla nascita di Alfio Pannega (Viterbo 1925-2025). Nella prima parte del volume sono presenti materiali inediti raccolti da amiche e amici di Alfio: rassegna stampa, galleria fotografica, autografi poetici, ricordi dei militanti del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, di conoscenti e istituzioni, oltre ai versi di poeti dialettali. Nella seconda parte si ripropone integralmente il volume "Allora ero giovane pure io" (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010) con poesie, fotografie e storia di vita dell'autore. Chiude il volume il copione dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti. Il libro di e su Alfio Pannega puo' essere richiesto all'editore Davide Ghaleb, via Roma 41, 01019 Vetralla (Vt), sito: www.ghaleb.it, tel. 0761461258, cell. 3200897221.
- Un rilevante documento filmato di alcune iniziative commemorative di Alfio Pannega
E' disponibile nella rete telematica la registrazione della commemorazione di Alfio Pannega svoltasi il 27 aprile 2025 al cimitero monumentale di Viterbo; la registrazione della cerimonia di intitolazione ad Alfio dell'"Emporio solidale" in piazzale Porsenna nel quartiere viterbese di Santa Barbara l'8 maggio 2025; la registrazione dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti ad Alfio dedicato rappresentato il 25 giugno 2025 presso lo spazio culturale "Lo spiffero"; la registrazione del convegno svoltosi il 21 settembre 2025 a Viterbo nella Sala delle Colonnne di Palazzo dei Priori.
Le rispettive registrazioni sono ai seguenti link:
https://www.youtube.com/watch?v=0bpS90lXmno
https://www.youtube.com/watch?v=BgSBoGZZqh8
https://www.youtube.com/watch?v=RSAwXdE1sio
https://www.youtube.com/watch?v=IPqUu8meWcs
I quattro filmati costituiscono un'unica opera documentaria e testimoniale dal titolo complessivo "Alfio Pannega 1925-2025. Il docufilm".
Ringraziamo Marco Mingarelli per aver realizzato quest'opera.
- Alcuni brani musicali dedicati ad Alfio Pannega
Numerosi musicisti viterbesi e non solo, di rilevanza anche internazionale, hanno dedicato ad Alfio Pannega alcune loro composizioni.
Segnaliamo i link ad alcune di esse già disponibili all'ascolto nel web.
Di Luigi Andriani Il brano "Rinascimental Gratafunky" può essere ascoltato nell'album "Etrurian Dub" al seguente link:
https://rastakingkong.bandcamp.com/album/etrurian-dub
Di Andrea Araceli il brano "In memoria di Alfio Pannega" può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/vI5lh7wtUJA?si=BjQy93a1fuxR1a2F
Sempre di Andrea Araceli segnaliamo anche un altro straordinario recente brano, "Lament for children of Gaza", che può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/-1db9WNxoDk?si=aa7LPwBo9k5m6yU2
Di Marco Brama il brano "... E la Luna disse: 'Alfio Pannega'" può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/f_xMgzK2zTQ
- Il prestigioso etnomusicologo e compositore Pier Giuseppe Arcangeli ha messo in musica due poesie di Alfio Pannega, l'una dedicata al centro sociale Valle Faul e l'altra alla pace; esse saranno prossimamente eseguite da Michela e Pietro Benedetti in un recital.
*
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
3. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE TERZA)
[Riproponiamo ancora una volta la seguente dispensa predisposta dall'autore nell'aprile 2004 per il secondo semestre dell'anno accademico 2003/2004 del corso su "Femminismo, studi di genere e letteratura latina" che abbiamo ripreso dal sito www.uniroma2.it]
3. Il femminismo radicale americano e la nascita della critica letteraria femminista (fine anni Sessanta - meta' anni Settanta)
Contenuto del capitolo
In questo capitolo tracceremo un profilo del cosiddetto "femminismo della seconda ondata", quello che si sviluppa a partire dal 1968, detto anche femminismo "radicale". Il nuovo movimento nasce negli Stati Uniti e si diffonde rapidamente negli altri paesi occidentali. Vedremo alcune delle principali figure di questa fase: Shulamith Firestone (La dialettica dei sessi, 1970), Kate Millett (La politica del sesso, 1970), Germaine Greer (L'eunuco femmina, 1970). Vedremo anche come in questo periodo si sviluppa anche un femminismo lesbico, che trovera' in seguito una sistemazione teorica per opera della poetessa Adrienne Rich. Chiudera' il capitolo l'antropologa Gayle Rubin, che nel 1975 introduce nel dibattito corrente l'opposizione tra sesso (determinato biologicamente) e genere (costruito socialmente).
*
3. 1. Il femminismo radicale: "il personale e' politico"
Tra il 1968 e il 1969 nasce un nuovo femminismo, che sara' detto "radicale", in quanto si pone come suo obiettivo quello di andare alle "radici" del predominio maschile sulle donne: "Alle radici del predominio dei maschi c'e' una supremazia assoluta nella sfera della sessualita' e della riproduzione, nella quale una differenza biologica, anatomica, fisiologica, 'sessuale' nel senso letterale del termine, viene trasformata dagli uomini, con tutti i mezzi fino alla violenza piu' brutale (lo stupro e/o la minaccia di esso, sempre incombente su qualsiasi donna), in differenza di 'ruoli' sociali e familiari, di 'genere' che impone alla donna un ruolo subordinato all'uomo" (Restaino (2002) pp. 32-3).
Dal Now e dalla "New Left" ai gruppi radicali. In parte il femminismo radicale venne creato da donne che erano state attive nel Now ed erano insoddisfatte da quello che ritenevano essere il conservatorismo di quell'organizzazione. Nel 1967 al convegno annuale del Now un gruppo di donne di New York abbandonarono il Now e formarono una prima organizzazione femminista radicale, "The October 17th Movement" ("Il movimento 17 ottobre"), poi chiamato "The Feminists".
Il femminismo radicale era in larga parte costituito da donne la cui precedente attivita' politica si era svolta in diverse organizzazioni della "New Left" ("Nuova Sinistra"). E' il caso, per esempio, di donne come Shulamith Firestone (vedi par. 3. 3) e Jo Freeman, che fondarono l'organizzazione "Radical Women" a New York nell'autunno del 1967. Queste due donne avevano in precedenza presentato una serie di richieste delle donne a un convegno della New Left, nella primavera di quell'anno. Nessuna delle loro richieste era stata considerata seriamente, e questo aveva fatto credere loro che fosse necessario creare organizzazioni di donne separate.
L'inferiorita' della donna come fatto culturale. Le prime organizzatrici del femminismo radicale condividevano con il resto della New Left la convinzione che la natura di gran parte dell'ingiustizia politica fosse sistemica. Esse usarono il termine "radicale" per esprimere la loro posizione, con l'intenzione di significare appunto la loro volonta' di andare "alle radici" del predominio maschile sulle donne. Le femministe radicali vedevano l'attivita' delle donne del Now o di altre organizzazioni femminili negli affari o nelle professioni come "riformista", utile e necessaria ma fondamentalmente improduttiva. Esse pensavano infatti che le critiche che il femminismo liberale muoveva alla relazioni tra uomo e donna sia nella vita domestica che in quella pubblica non andassero abbastanza a fondo, e anche che il femminismo liberale non tenesse conto dell'importanza del genere, e delle relazioni sociali della vita domestica, nello strutturare tutta la vita sociale. La fiducia nel potere della legge di porre rimedio alla ineguaglianza donna-uomo testimoniava una mancanza di approfondimento del "sistema sesso-ruolo", quelle pratiche ed istituzioni importanti nel creare e mantenere le differenze sesso-ruolo. Di particolare importanza era la famiglia, poiche' era la' che gli uomini e le donne biologiche imparavano i costituenti culturali della mascolinita' e della femminilita', e imparavano le differenze fondamentali di potere che erano una componente necessaria di entrambe.
In sostanza, per le femministe radicali, lo status politico ed economico inferiore delle donne non era che un sintomo di un problema piu' fondamentale: uno status inferiore e una mancanza di potere inscritta nel ruolo della femminilita'. Il femminismo radicale sfidava le credenza dominanti secondo cui gli elementi costitutivi di questo ruolo, come le capacita' e l'interesse delle donne nell'allevamento dei figli, o la mancanza di aggressivita', o persino il contenuto degli interessi sessuali delle donne, fossero "naturali". Si argomentava invece che tutte le differenze tra uomini e donne, tranne certe differenze biologiche, fossero culturali. Gli elementi costitutivi del sistema sesso-ruolo erano costruzioni sociali, e, cosa piu' importante, tali costruzioni erano fondamentalmente antitetiche agli interessi delle donne. Le norme incorporate nella femminilita' scoraggiavano le donne dallo sviluppare le loro capacita' intellettuali, artistiche e fisiche. Mentre la "mascolinita'" incarnava certi tratti associati con lo stato adulto, come forza fisica, razionalita' e controllo emotivo, la "femminilita'" in parte incarnava tratti associati con l'infanzia, come debolezza e irrazionalita'. La fonte del problema doveva essere trovata nella casa e nella famiglia, dove le ragazze e i ragazzi ricevevano le loro prime lezioni sulle differenze tra i sessi e dove le donne e gli uomini adulti mettevano in pratica le lezioni che avevano imparato.
Nuove modalita' dell'organizzazione politica. Il femminismo radicale genero' anche nuove forme di organizzazione politica. Le organizzazioni come il Now usavano i tradizionali metodi politici per migliorare lo status delle donne: mandavano telegrammi, facevano attivita' di lobbying al Congresso, talvolta marciavano e facevano dimostrazioni. Anche le femministe radicali marciavano e facevano dimostrazioni, ma l'intento era diverso: non volevano necessariamente cambiare il modo di pensare della gente per farla votare in modo diverso, ma cambiare il modo di pensare della gente per farla vivere in modo diverso. Questo concetto di organizzazione politica era riassunto nell'espressione "consciousness-raising" ("autocoscienza" in Italia). Nei primi anni del femminismo radicale un metodo usato era lo "street theatre" (teatro di strada). Nell'autunno del 1968 ci fu un evento che attiro' l'attenzione dell'opinione pubblica sullo "Women's Lib": le femministe radicali di New York fecero una manifestazione ad Atlantic City in occasione del concorso di Miss America, incoronando una pecora come "Miss America", e gettando accessori femminile come reggiseni, bigodini, ciglia finte e parrucche in un "Freedom Trash Can" ("pattumiera della liberta'"). Fu in seguito a questo evento che il movimento si guadagno' la qualifica di "brucia-reggiseni" nei media.
I "gruppi di autocoscienza". La forma piu' diffusa assunta dall'autocoscienza in quegli anni fu la discussione-confessione di gruppo ("gruppi di autocoscienza"). Le donne si riunivano per parlare dei problemi che i ruoli sessuali ponevano loro nella vita quotidiana. Questa attenzione all'"esperienza personale" (riassunta nello slogan "il personale e' politico") ebbe grandissima influenza sulla direzione che il femminismo statunitense imbocco'. A livello teorico, infatti, essa comporto' una concentrazione di interesse sulla famiglia e sulla vita personale. Questo porto' inevitabilmente a un confronto con la psicoanalisi, che venne criticata da molte femministe in quanto accusata di riflettere in modo acritico e non-politico i pregiudizi dominanti riguardo al genere, a partire dalla posizione di supremazia ricoperta dall'uomo nella famiglia e nella societa'.
*
3. 2. Il Redstockings Manifesto
Il nome "Redstockings" ("calze rosse") venne coniato negli Stati Uniti (a New York) nel 1969. Esso combina "blue stockings", il termine attribuito con intento denigratorio alle donne colte e progressiste nel Settecento e Ottocento, con il "rosso" della rivoluzione sociale. Il gruppo Redstockings e' stato uno dei primi gruppi radicali femministi della fine degli anni Sessanta, creatore di alcuni degli slogan e delle parole d'ordine piu' diffuse all'epoca. Il Redstockings Manifesto (datato 6 luglio 1969) e' la loro dichiarazione di intenti. I primi articoli del manifesto possono dare un'idea abbastanza chiara del tono della polemica del gruppo.
"I. Dopo secoli di lotta politica individuale e preliminare, le donne di stanno unendo per raggiungere la loro liberazione finale dalla supremazia maschile. Il movimento 'Redstockings' e' dedicato a costruire questa unita' e a conquistare la nostra liberta'.
II. Le donne sono una classe oppressa. La nostra oppressione e' totale, e coinvolge ogni aspetto delle nostre vite. Siamo sfruttate come oggetti sessuali, generatrici, serve domestiche, e forza-lavoro a basso costo. Siamo considerate esseri inferiori, il cui unico scopo e' quello di allietare le vite degli uomini. La nostra umanita' e' negata. Il nostro comportamento prescritto e' forzato dalla minaccia della violenza fisica...
III. Noi identifichiamo gli agenti della nostra oppressione negli uomini. La supremazia maschile e' la forma di dominio piu' antica e piu' basilare. Tutte le altre forme di sfruttamento e di oppressione (razzismo, capitalismo, imperialismo, etc.) sono estensioni della supremazia maschile: gli uomini dominano le donne; pochi uomini dominano il resto degli uomini. Tutte le strutture di potere attraverso la storia sono state dominate dagli uomini. Gli uomini hanno controllato tutte le istituzioni politiche, economiche e culturali, e hanno sostenuto questo controllo con la forza fisica. Essi hanno usato il loro potere per mantenere le donne in una posizione inferiore. Tutti gli uomini ricevono benefici economici, sessuali, e psicologici dalla supremazia maschile. Tutti gli uomini hanno oppresso le donne".
Nel 1973, veterane del gruppo rifondarono "Redstockings", e l'associazione e' attiva ancora oggi (www.redstockings.org).
*
3. 3. Shulamith Firestone
Una delle personalita' piu' importanti di questo nuovo femminismo statunitense e' Shulamith Firestone (1945). Nata in Canada da una ricca famiglia ebraica, studio' all'Art Institute di Chicago, dove divenne un'attivista nelle agitazioni per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam della meta' degli anni Sessanta. Delusa dal maschilismo dei "rivoluzionari" della controcultura, fondo' a New York l'organizzazione "Radical Women", che molti considerano il primo collettivo moderno femminista. Nel 1969 e' tra le fondatrici del gruppo "Redstockings".
L'opera piu' importante di Firestone, scritta quando aveva 25 anni, e' The Dialectic of Sex: the Case for Feminist Revolution, intr. by Rosalind Delmar, The Women's Press, New York-London 1970, dedicata a Simone de Beauvoir. Il libro di Firestone si caratterizza per il suo fondarsi sulla biologia come base per l'analisi. A suo parere, le cause ultime dell'oppressione delle donne sono le differenze biologiche tra donne e uomini. Il fatto che le donne generino e allattino i figli rende necessaria una forma basica di famiglia in cui le donne sono sostanzialmente dipendenti da altri in un modo in cui non lo sono gli uomini. Da questo sbilanciamento basato sulla biologia risultano gli sbilanciamenti di potere che hanno caratterizzato tutte le societa' umane. Tuttavia, per Firestone la biologia non e' un destino ineluttabile. Gli sviluppi tecnologici nella riproduzione dei figli uniti a cambiamenti culturali nell'allevamento dei figli porranno fine alla "tirannia della famiglia biologica".
*
3. 4. Kate Millett: la "politica del sesso"
Il libro della saggista, scrittrice e scultrice Kate Millett (1934), Sexual Politics, Avon, New York 1970, ha un'importanza particolare per il nostro discorso, in quanto esso si puo' considerare il capostipite della critica letteraria femminista.
Come moltre altre pensatrici del femminismo radicale, Millett vede la causa principale dell'oppressione delle donne nella "politica del sesso", o "sessismo", o "patriarcalismo", cioe' nel dominio sessuale dell'uomo sulla donna. Nel suo libro (che derivava dalla sua tesi di dottorato alla Columbia University) Millett analizza varie opere letterarie di autori come D. H. Lawrence, Henry Miller, Norman Mailer e Jean Genet, mettendone in luce i pregiudizi maschilisti e il sessismo.
*
3. 4. Germaine Greer: L'eunuco femmina
Un enorme successo di pubblico a livello internazionale ha nel 1970 il libro di Germaine Greer, The Female Eunuch (1970), trad. it. L'eunuco femmina, Bompiani, Milano 1972. Greer e' nata a Melbourne, Australia, nel 1939, ma si e' trasferita per gli studi in Gran Bretagna, dove e' rimasta e ora insegna Letteratura inglese e comparata all'universita' di Warwick. All'epoca, L'eunuco femmina suscito' grande sensazione per l'irruenza polemica con cui l'autrice attaccava l'istituzione del matrimonio ed esaltava la libera espressione della sessualita'. Recentemente Greer ha pubblicato il "seguito" del suo best-seller, The Whole Woman (1999), tradotto in italiano nello stesso anno (La donna intera, Mondadori, Milano). Il libro ha suscitato un certo sconcerto per quelli che sono sembrati dei voltafaccia della scrittrice, e per certe prese di posizioni assai discutibili...
*
3. 5. Il femminismo lesbico e la nascita dei "Lesbian Studies"
Il femminismo lesbico e' una componente importante nel panorama del femminismo radicale, anche se per almeno un decennio incontrera' molte resistenze anche da parte dello stesso movimento femminista.
Il gruppo "Radicalesbians". Un articolo che contribui' in modo decisivo allo sviluppo del femminismo lesbico e' "The Woman Identified Woman" ("La donna identificata donna", 1971) del gruppo noto come "Radicalesbians". Questo articolo sosteneva che le donne devono eliminare il bisogno dell'approvazione maschile e la pratica di identificarsi con credenze e valori maschili, entrambi componenti essenziali di una cultura misogina. Le autrici ritenevano che un mezzo importante per raggiungere questi obiettivi e rimuovere l'autodisprezzo che le donne hanno per se stesse fosse amare altre donne, sia intellettualmente che sessualmente.
Adrienne Rich: esistenza lesbica e continuum lesbico. L'autrice che dara' il maggior contributo teorico a questa corrente del femminismo e' la studiosa e poetessa Adrienne Rich (1929; vedi anche parr. 4. 2, 9. 1) con il suo articolo "Compulsory Heterosexuality and Lesbian Existence", in C. R. Stimpson, E. S. Pearson (edd.), Women, Sex, and Sexuality, Chicago, Chicago University Press, 1980, che contribuira' a dare alla teoria lesbica uno status di "legittimita'" e rispettabilita' teorica. Rich vede nell'eterossessualita' non la condizione naturale della sessualita' femminile, ma un'"istituzione" imposta dal predominio maschile. La donna, in realta', ha potenzialita' sessuali che non sono riducibili alla sola eterosessualita'; tra queste, il lesbismo. Rich distingue due concetti: l'"esistenza lesbica" e' "il riconoscimento della presenza storica delle lesbiche" e "la nostra costante elaborazione del significato di tale esistenza"; il "continuum lesbico" consiste invece in "una serie di esperienze - sia nell'ambito di una vita singola di ogni donna che attraverso la storia - in cui si manifesta l'interiorizzazione di una soggettivita' femminile e non solo il fatto che una donna abbia avuto o consciamente desiderato rapporti sessuali con un'altra donna". Per Rich sia l'esistenza che il continuum dell'esperienza lesbica esprimono la potenzialita' della donna in quanto donna. In questo l'autrice si differenzia dalle femministe lesbiche piu' radicali (come Judith Butler, vedi par. 7. 6), che respingeranno l'identificazione al femminile dell'esperienza lesbica, che significherebbe sottomettersi al modello maschile, e si dichiareranno "non-donne" e "non-uomini".
*
3. 6. Gayle S. Rubin e il sistema "sesso-genere"
Gayle S. Rubin, antropologa, esponente del femminismo lesbico, e' autrice di un saggio enormemente influente (pare che sia in assoluto il piu' citato articolo di antropologia, almeno negli Stati Uniti), "The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy' of Sex", in M. Rayna Reiter (ed.), Towards an Anthropology of Women, New York, Monthly Review Press, 1975, pp. 157-210. Rubin, sulle orme di Mitchell, usa la psicoanalisi per una critica generale della cultura patriarcale che si basa sullo scambio delle donne da parte degli uomini. E' in questo saggio che viene introdotta per la prima volta nel discorso scientifico l'espressione sex-gender system (sistema sesso-genere) per indicare "quell'insieme di soluzioni con cui una societa' trasforma la sessualita' biologica in un prodotto dell'attivita' umana".
Il concetto esprime dunque la distinzione (posta gia', come si e' visto sopra, da Simone de Beauvoir) tra il "sesso" (sex) come fatto biologico e il "genere" (gender) come fatto sociale, cui corrispondono, in inglese, le due diverse coppie di aggettivi: female/male e feminine/masculine.
"'Femminilita'' e 'mascolinita'' sono, quindi, costruzioni socio-culturali a partire dalla differenza biologica, che funzionano convertendo questa in opposizione gerarchica, secondo un rapporto dominatore/dominato costante, anche se i contenuti ideologici dell'opposizione variano storicamente e geograficamente" (Izzo, in Izzo (1996) p. 57).
Rubin, nelle sue conclusioni, attenua la contrapposizione conflittuale estrema con il maschio propria del femminismo radicale, suggerendo la possibilita' di un "recupero" degli uomini che permetta di sorpassare il "sistema sesso-genere". Un modo per raggiungere questo obiettivo e' comune a varie pensatrici femministe dell'epoca (vedi par. 4. 3): la cura dei figli dovrebbe essere responsabilita' comune ad entrmabi i genitori; in tal modo, verrebbero meno le condizioni che originano il complesso di Edipo e il conseguente formarsi dei "ruoli" di maschio e di femmina.
Negli anni successivi, Rubin dara' contributi allo sviluppo della riflessione lesbica, soprattutto nel suo articolo "Thinking Sex" (1984).
(Parte terza - segue)
4. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE QUARTA)
4. Temi femministi degli anni Settanta e Ottanta (I): la critica della psicoanalisi, la riflessione sulla maternita' e l'"etica della cura"
Contenuto del capitolo
In questo capitolo ci soffermeremo su alcuni dei temi che hanno piu' interessato la riflessione femminista nel periodo immediatamente successivo a quello del femminismo radicale. Dopo l'ostilita' iniziale verso la psicoanalisi, le pensatrici femministe si impegnano in una rielaborazione critica del pensiero freudiano, a partire da Juliet Mitchell (Psicoanalisi e femminismo, 1974). Le femministe rivolgono la loro attenzione in particolare al tema della maternita', con Adrienne Rich (Nato di donna, 1976), Nancy Chodorow (La funzione materna, 1978), Dorothy Dinnerstein (La sirena e il minotauro, 1977). La riflessione femminista sulla morale porta alcune di loro a sviluppare la cosiddetta "etica della cura" (Carol Gilligan, Con vice di donna, 1982).
*
4. 1. Psicoanalisi e femminismo: Juliet Mitchell
Le prime neofemministe avevano guardato con molto sospetto alla psicoanalisi, vista come espressione di un punto di vista patriarcale. La situazione cambia alla meta' degli anni Settanta, soprattutto in seguito alla pubblicazione nel 1974 di Psychoanalysis and Feminism di Juliet Mitchell, la femminista socialista inglese a cui abbiamo gia' accennato sopra (par. 2. 4) (trad. it. Psicoanalisi e femminismo, Einaudi, Torino 1976). In esso, all'interno di un impianto marxista althusseriano relativo alla ideologia e alla rivoluzione culturale, si sosteneva che la tradizione freudiana (soprattutto nello sviluppo datole da Jacques Lacan) forniva un'interpretazione del potere paterno nell'inconscio femminile, di cui il femminismo aveva bisogno se voleva confrontarsi con successo con l'ordine culturale del patriarcato. Nel libro vengono illustrati i molti malintesi e fraintendimenti della teoria freudiana da parte delle prime femministe a cominciare da Simone de Beauvoir fino alle contemporanee Kate Millett e Betty Friedan. Mitchell e' stata tra le prime a ribadire con fermezza che fare i conti con la psicoanalisi e' importante per il femminismo. Il suo studio si serve del lavoro dell'antropologo Levi-Strauss, il quale sostiene che il patriarcato dipende dallo scambio delle donne e dal tabu' dell'incesto. Secondo Mitchell patriarcato e capitalismo sono due forze che interagiscono tra loro: se il socialismo puo' ribaltare il capitalismo, solo la psicoanalisi puo' sovvertire il patriarcato.
Successivamente Mitchell ha pubblicato numerosi saggi di critica letteraria, alcuni dei quali ispirati al lavoro fondamentale della psicologa femminista americana Phyllis Chesler, Women and Madness (1972; 2a ed. 1997), trad. ital. Le donne e la pazzia, Einaudi, Torino 1977.
*
4. 2. La riflessione su donna e maternita' negli Stati Uniti: Adrienne Rich.
Abbiamo visto sopra (par. 3. 5; cfr. 9. 1) Adrienne Rich come esponente di punta del pensiero lesbico. Rich si era sposata a 24 anni e aveva avuto tre figli. Venti anni dopo racconta la sua difficile esperienza di moglie e soprattutto di madre nel suo libro Of Woman Born: Motherwood as Experience and Institution, Bantam, New York 1976 (trad. it. Nato di donna, Garzanti, Milano 1977). Per quanto Rich sottolinei le difficolta' dell'essere madre, ella respinge la visione negativa della maternita' che era espressa da femministe radicali come Shulamith Firestone (par. 3. 3). Rich protesta invece con forza contro la funzione materna come "istituzione" imposta alla donna dal potere maschile. Fino a tempi recenti, nella maggior parte dei casi il parto non era una libera scelta delle donne, ma piuttosto qualcosa che capitava loro: "Per la maggior parte delle donne il parto non ha implicato nessun tipo di scelta, e pochissima consapevolezza. Fin dai tempi preistorici, l'idea del travaglio e' stata associata a paura, angoscia fisica o morte, a una marea di superstizioni, disinformazione, teorie teologiche e mediche, in breve a tutto cio' che ci hanno insegnato che dovremmo provare, da una vittimizzazione volontaria a un senso di realizzazione estatica".
Rich protesta con forza contro la "sottrazione" alle donne della gravidanza e del parto da parte degli uomini, che controllano il corpo delle donne, e deplora che l'educazione dei bambini sia stata presa in carico da psichiatri di sesso maschile e da altri esperti che fanno sentire le donne incompetenti persino in quello che si supporrebbe essere loro "naturale". Rich critica la visione dell'uomo che concepisce se stesso in contrapposizione alla natura, e auspica l'asserzione da parte delle donne della loro affinita' con la natura.
*
4. 3. Nancy Chodorow e Dorothy Dinnerstein
Il libro della sociologa femminista americana (in seguito diventata psicoanalista) Nancy Chodorow (1944) Reproduction of Mothering: Psychoanalysis and the Sociology of Gender, University of California Press, Berkeley 1978 (trad. it. La funzione materna: Psicoanalisi e sociologia del ruolo materno, La Tartaruga, Milano 1991) ha avuto notevole influenza su molte ricerche femministe. Chodorow, rifacendosi alle teorie della scuola psicoanalitica delle "relazioni oggettuali", sosteneva che il senso di se' femminile e' riprodotto da una struttura genitoriale in cui la madre e' quella cui spetta principalmente il compito della cura dei figli, e che figli e figlie si sviluppano diversamente a seconda che questo compito di cura parentale spetti primariamente al genitore dello stesso sesso o al genitore di sesso diverso. Le figlie giungono a definirsi in quanto connesse o in relazione con gli altri. I figli maschi, invece, finiscono per definirsi come separati dagli altri, o meno correlati. Un'implicazione delle affermazioni di Chodorow e' che il compito di genitore dovrebbe essere equamente ripartito fra padre e madre, in modo che i figli di entrambi i sessi possano essere seguiti, nel loro sviluppo, sia da un individuo dello stesso sesso sia da un individuo di sesso diverso.
Successivamente, Chodorow si e' spostata a un contesto microsociale, che chiama "psicoanalisi in se'" o "per se stessa" (Feminism and Psychoanalytic Theory, Polit, Cambridge 1989).
Dorothy Dinnerstein. Conclusioni analoghe a quelle di Chodorow, con l'affermazione della necessita' del "dual parenting" ("doppio genitorato"), sono raggiunte da Dorothy Dinnerstein, nel libro The Mermaid and the Minotaur: Sexual Arrangements and Human Malaise, Harper and Row, New York 1977. La sirena ("mermaid") e il minotauro sono due mostri che simboleggiano rispettivamente la "natura" femminile e quella maschile. Queste due "nature" non sono un dato naturale, ma sono il prodotto dell'attuale modalita' di cura dei figli, caratterizzata dalla totale assenza del padre nella fase pre-edipica.
*
4. 4. L'"etica della cura": Carol Gilligan e Virginia Held
La psicologa Carol Gilligan espresse, nel libro In a Different Voice: Psychological Theory and Women's Develoment, Harvard University Press, Cambridge MA 1982 (trad. it. Con voce di donna. Etica e formazione della personalita', Feltrinelli, Milano 1987, 1992), la sua idea della "voce diversa" con cui ragazze e donne esprimono il proprio modo di intendere i problemi morali. Come Chodorow, Gilligan approva la tendenza all'affiliazione che sarebbe tipica soprattutto delle donne, e la loro attitudine ad interpretare le proprie responsabilita' morali in funzione dei propri rapporti con gli altri. E' solo il pregiudizio maschile che considera di maggior valore l'autonomia e l'indipendenza personale rispetto all'interesse per gli altri e all'attuazione dei rapporti. La voce di donne esprime l'"etica della cura", dei rapporti interpersonali; la voce dell'uomo esprime l'etica del diritto e della giustizia formale. Questa tesi di Gilligan incontrera' approvazione da parte di molte studiose, ma anche critiche, attirandosi l'accusa di "essenzialismo" ("essenzialismo" e' "l'idea di una natura femminile essenziale, originaria, preesistente al sociale, non modificata da differenze di classe e di razza", Izzo (1996) p. 67).
Virginia Held. Della corrente di pensiero che si rifa' all'"etica della cura" teorizzata da Gilligan fanno parte altre studiose importanti, come Virginia Held, autrice del libro Feminist Morality: Transforming Culture, Society, and Politics, The University of Chicago Press, Chicago 1993 (trad. it. Etica femminista. Trasformazioni della coscienza e societa' post-patriarcale, Feltrinelli, Milano 1997), in cui sviluppa la teoria morale allargando alla sfera sociale l'esperienza della maternita' e della cura dei figli.
(Parte quarta - segue)
5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 34 del 20 maggio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 34 del 20 maggio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Sommario di questo numero:
1. Chi ha visto una persona morire
2. Il 19 maggio a Viterbo un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega
3. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte terza)
4. Sergio Casali: Il pensiero e la critica letteraria femminista (parte quarta)
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
1. EDITORIALE. CHI HA VISTO UNA PERSONA MORIRE
Chi ha visto una persona morire non lo dimentica piu'.
E si chiede come si possa essere cosi'insensati e scellerati da non accorgersi di quale orrore sia uccidere.
Uccidere e' l'atto piu' abominevole che un essere umano possa compiere.
Salvare le vite e' l'atto piu' proprio dell'umanita'.
Cosa si aspetta a fermare le stragi?
Cosa si aspetta ad abolire la guerra?
Cosa si aspetta a salvare le vite?
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
2. INCONTRI. IL 19 MAGGIO A VITERBO UN INCONTRO SU "PENSARE E PRATICARE LA PACE E LA SOLIDARIETA'" IN RICORDO DI VITO FERRANTE E DI ALFIO PANNEGA
Nel pomeriggio di martedi' 19 maggio 2026 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' svolto un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega.
All'incontro ha preso parte Paolo Arena.
*
Una minima notizia su Paolo Arena
Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. E' tra i principali animatori delle iniziative commemorative di Alfio Pannega e curatore del costituendo "Archivio Alfio Pannega".
*
Nel corso dell'incontro si e' riflettuto sulle piu' drammatiche questioni internazionali, italiane e locali, e sulle iniziative nonviolente necessarie per contrastare tutte le guerre e tutte le violenze.
*
Cuore e motore della riflessione svolta e' stato il ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega.
Ed entrambi verranno ricordati di nuovo nel pomeriggio di sabato 30 maggio 2026, con inizio alle ore 14, alla "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20, a Viterbo.
*
Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stata una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
Lo scorso anno tutte le persone amiche di Alfio Pannega lo ringraziarono coralmente e pubblicamente con una dichiarazione che qui riproponiamo:
"Vogliamo rivolgere un vivo, profondo, corale ringraziamento al nostro amico e compagno di lotte Vito Ferrante, luminosa figura della solidarieta' viterbese, per il suo straordinario contributo al ricordo di Alfio Pannega, L'indimenticato poeta antifascista nonviolento, in questo anno di commemorazioni nel centenario della nascita.
Vito Ferrante, fondatore e tuttora fondamentale animatore dell'Afesopsit, l'Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia, una delle esperienze piu' belle e piu' rilevanti del volontariato solidale nell'Alto Lazio, e' stato uno dei migliori amici di Alfio quando Alfio era in vita, ed uno dei piu' impegnati nel suo ricordo dopo la scomparsa.
In questo anno 2025 di iniziative commemorative di Alfio, il contributo di Vito e' stato decisivo: pressoche' tutte le riunioni organizzative in cui sono state elaborate e programmate tutte le numerose iniziative pubbliche poi realizzate, si sono svolte presso la "Fattoria di Alice" grazie alla generosa ospitalita' dell'Afesopsit e all'impegno in prima persona di Vito.
Ringraziarlo e' un dovere e una gioia che attesta e rinnova l'amicizia, l'affetto e la stima che tutte le persone amiche di Alfio, e vorremmo dire anche tutte le persone di Viterbo sollecite del bene comune ed impegnate nell'aiutare chi di aiuto ha bisogno, nutrono per lui.
Grazie di cuore, Vito, per tutto cio' che hai fatto e che continui a fare: la tua generosa, coraggiosa, tenace e appassionata testimonianza illumina e conforta l'umanita'".
E ancora le amiche e gli amici di Alfio Pannega cosi' gli scrivevano il 23 aprile scorso in occasione del tragico lutto per la scomparsa della figlia amatissima Vittoria:
"Vito carissimo,
che per noi sei piu' che un amico e un compagno di riflessioni e di lotte nonviolente, ma un esempio del bene e un fratello lungo il cammino della vita, possa la nostra vicinanza contribuire in quest'ora di estremo strazio a lenire almeno un po' il dolore tuo e di tutti i tuoi familiari che insieme a te ugualmente abbracciamo.
La morte non annienta il bene compiuto.
Continuiamo quindi nell'impegno comune di solidarieta' e di liberazione che nessun essere umano abbandona alla sofferenza, alla paura, alla solitudine.
Continuiamo quindi nell'impegno comune per la pace che a tutte le uccisioni si oppone e riconosce e rispetta e protegge e alimenta la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Continuiamo quindi nel cammino dei giorni adoperandoci per il bene comune dell'umanita', soccorrendo e accogliendo ogni persona, recando aiuto e conforto a tutte e a tutti a cominciare dalla piu' fragile delle creature, come tu hai costantemente insegnato a fare.
Ti vogliamo bene".
E sempre le amiche e gli amici di Alfio Pannega cosi' lo hanno salutato alla notizia della scomparsa pochi giorni fa:
"ci ha lasciato Vito Ferrante, il nostro amico di sempre, compagno di innumerevoli esperienze di solidarieta' e di altrettanto innumerevoli lotte nonviolente, un maestro e un fratello.
Il vuoto che lascia e' incolmabile, l'esempio luminoso, l'appello ineludibile: continuare in cio' che e' giusto; difendere la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani; condividere tutto il bene e tutti i beni.
Ai familiari, alle amiche e agli amici dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit) di cui Vito era animatore infaticabile, a tutte le persone che gli sono state vicine e che oggi sono straziate dal dolore per questa perdita abissale, la nostra vicinanza, il nostro affetto, il nostro impegno di pensiero e azione affinche' la testimonianza di Vito prosegua nel cammino comune per il bene comune dell'umanita' intera".
*
Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci, Alfonso Prota e Valentino Costa): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha con forte empatia sovente rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata per molti anni disattesa; nel 2025 si e' finalmente avviata la sua realizzazione.
L'8 maggio 2025 ad Alfio Pannega e' stato intitolato l'"Emporio solidale" di Viterbo, una delle esperienze di solidarieta' concreta piu' vive e luminose di Viterbo.
Nel corso del 2025, in occasione del centenario della nascita, la citta' di Viterbo ha reso omaggio al poeta antifascista nonviolento con molte iniziative che hanno coinvolto le istituzioni, le esperienze della societa' civile, la cittadinanza intera; tra esse di particolare rilevanza la dedica della "girata" di piazza del Comune della Macchina di Santa Rosa da parte dei Facchini la sera del 3 settembre durante il trasporto della Macchina, la tradizione piu' importante della storia, della cultura, della vita cittadina.
- Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, 5501-5503, 5505, 5507, 5513-5514, 5516-5518, 5523, 5526, 5528, 5530-5531, 5534, 5538, 5540-5543, 5545-5570, 5573, 5576-5580, 5582-5585, 5588-5590, 5593-5594, 5598, 5600-5601, 5603-5607, 5609-5612, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
- La nuova edizione del libro dedicato ad Alfio Pannega
Il libro "Alfio 100" (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2025) celebra i cento anni dalla nascita di Alfio Pannega (Viterbo 1925-2025). Nella prima parte del volume sono presenti materiali inediti raccolti da amiche e amici di Alfio: rassegna stampa, galleria fotografica, autografi poetici, ricordi dei militanti del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, di conoscenti e istituzioni, oltre ai versi di poeti dialettali. Nella seconda parte si ripropone integralmente il volume "Allora ero giovane pure io" (Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010) con poesie, fotografie e storia di vita dell'autore. Chiude il volume il copione dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti. Il libro di e su Alfio Pannega puo' essere richiesto all'editore Davide Ghaleb, via Roma 41, 01019 Vetralla (Vt), sito: www.ghaleb.it, tel. 0761461258, cell. 3200897221.
- Un rilevante documento filmato di alcune iniziative commemorative di Alfio Pannega
E' disponibile nella rete telematica la registrazione della commemorazione di Alfio Pannega svoltasi il 27 aprile 2025 al cimitero monumentale di Viterbo; la registrazione della cerimonia di intitolazione ad Alfio dell'"Emporio solidale" in piazzale Porsenna nel quartiere viterbese di Santa Barbara l'8 maggio 2025; la registrazione dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti ad Alfio dedicato rappresentato il 25 giugno 2025 presso lo spazio culturale "Lo spiffero"; la registrazione del convegno svoltosi il 21 settembre 2025 a Viterbo nella Sala delle Colonnne di Palazzo dei Priori.
Le rispettive registrazioni sono ai seguenti link:
https://www.youtube.com/watch?v=0bpS90lXmno
https://www.youtube.com/watch?v=BgSBoGZZqh8
https://www.youtube.com/watch?v=RSAwXdE1sio
https://www.youtube.com/watch?v=IPqUu8meWcs
I quattro filmati costituiscono un'unica opera documentaria e testimoniale dal titolo complessivo "Alfio Pannega 1925-2025. Il docufilm".
Ringraziamo Marco Mingarelli per aver realizzato quest'opera.
- Alcuni brani musicali dedicati ad Alfio Pannega
Numerosi musicisti viterbesi e non solo, di rilevanza anche internazionale, hanno dedicato ad Alfio Pannega alcune loro composizioni.
Segnaliamo i link ad alcune di esse già disponibili all'ascolto nel web.
Di Luigi Andriani Il brano "Rinascimental Gratafunky" può essere ascoltato nell'album "Etrurian Dub" al seguente link:
https://rastakingkong.bandcamp.com/album/etrurian-dub
Di Andrea Araceli il brano "In memoria di Alfio Pannega" può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/vI5lh7wtUJA?si=BjQy93a1fuxR1a2F
Sempre di Andrea Araceli segnaliamo anche un altro straordinario recente brano, "Lament for children of Gaza", che può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/-1db9WNxoDk?si=aa7LPwBo9k5m6yU2
Di Marco Brama il brano "... E la Luna disse: 'Alfio Pannega'" può essere ascoltato al seguente link:
https://youtu.be/f_xMgzK2zTQ
- Il prestigioso etnomusicologo e compositore Pier Giuseppe Arcangeli ha messo in musica due poesie di Alfio Pannega, l'una dedicata al centro sociale Valle Faul e l'altra alla pace; esse saranno prossimamente eseguite da Michela e Pietro Benedetti in un recital.
*
Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' la via.
Nonviolenza o barbarie.
3. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE TERZA)
[Riproponiamo ancora una volta la seguente dispensa predisposta dall'autore nell'aprile 2004 per il secondo semestre dell'anno accademico 2003/2004 del corso su "Femminismo, studi di genere e letteratura latina" che abbiamo ripreso dal sito www.uniroma2.it]
3. Il femminismo radicale americano e la nascita della critica letteraria femminista (fine anni Sessanta - meta' anni Settanta)
Contenuto del capitolo
In questo capitolo tracceremo un profilo del cosiddetto "femminismo della seconda ondata", quello che si sviluppa a partire dal 1968, detto anche femminismo "radicale". Il nuovo movimento nasce negli Stati Uniti e si diffonde rapidamente negli altri paesi occidentali. Vedremo alcune delle principali figure di questa fase: Shulamith Firestone (La dialettica dei sessi, 1970), Kate Millett (La politica del sesso, 1970), Germaine Greer (L'eunuco femmina, 1970). Vedremo anche come in questo periodo si sviluppa anche un femminismo lesbico, che trovera' in seguito una sistemazione teorica per opera della poetessa Adrienne Rich. Chiudera' il capitolo l'antropologa Gayle Rubin, che nel 1975 introduce nel dibattito corrente l'opposizione tra sesso (determinato biologicamente) e genere (costruito socialmente).
*
3. 1. Il femminismo radicale: "il personale e' politico"
Tra il 1968 e il 1969 nasce un nuovo femminismo, che sara' detto "radicale", in quanto si pone come suo obiettivo quello di andare alle "radici" del predominio maschile sulle donne: "Alle radici del predominio dei maschi c'e' una supremazia assoluta nella sfera della sessualita' e della riproduzione, nella quale una differenza biologica, anatomica, fisiologica, 'sessuale' nel senso letterale del termine, viene trasformata dagli uomini, con tutti i mezzi fino alla violenza piu' brutale (lo stupro e/o la minaccia di esso, sempre incombente su qualsiasi donna), in differenza di 'ruoli' sociali e familiari, di 'genere' che impone alla donna un ruolo subordinato all'uomo" (Restaino (2002) pp. 32-3).
Dal Now e dalla "New Left" ai gruppi radicali. In parte il femminismo radicale venne creato da donne che erano state attive nel Now ed erano insoddisfatte da quello che ritenevano essere il conservatorismo di quell'organizzazione. Nel 1967 al convegno annuale del Now un gruppo di donne di New York abbandonarono il Now e formarono una prima organizzazione femminista radicale, "The October 17th Movement" ("Il movimento 17 ottobre"), poi chiamato "The Feminists".
Il femminismo radicale era in larga parte costituito da donne la cui precedente attivita' politica si era svolta in diverse organizzazioni della "New Left" ("Nuova Sinistra"). E' il caso, per esempio, di donne come Shulamith Firestone (vedi par. 3. 3) e Jo Freeman, che fondarono l'organizzazione "Radical Women" a New York nell'autunno del 1967. Queste due donne avevano in precedenza presentato una serie di richieste delle donne a un convegno della New Left, nella primavera di quell'anno. Nessuna delle loro richieste era stata considerata seriamente, e questo aveva fatto credere loro che fosse necessario creare organizzazioni di donne separate.
L'inferiorita' della donna come fatto culturale. Le prime organizzatrici del femminismo radicale condividevano con il resto della New Left la convinzione che la natura di gran parte dell'ingiustizia politica fosse sistemica. Esse usarono il termine "radicale" per esprimere la loro posizione, con l'intenzione di significare appunto la loro volonta' di andare "alle radici" del predominio maschile sulle donne. Le femministe radicali vedevano l'attivita' delle donne del Now o di altre organizzazioni femminili negli affari o nelle professioni come "riformista", utile e necessaria ma fondamentalmente improduttiva. Esse pensavano infatti che le critiche che il femminismo liberale muoveva alla relazioni tra uomo e donna sia nella vita domestica che in quella pubblica non andassero abbastanza a fondo, e anche che il femminismo liberale non tenesse conto dell'importanza del genere, e delle relazioni sociali della vita domestica, nello strutturare tutta la vita sociale. La fiducia nel potere della legge di porre rimedio alla ineguaglianza donna-uomo testimoniava una mancanza di approfondimento del "sistema sesso-ruolo", quelle pratiche ed istituzioni importanti nel creare e mantenere le differenze sesso-ruolo. Di particolare importanza era la famiglia, poiche' era la' che gli uomini e le donne biologiche imparavano i costituenti culturali della mascolinita' e della femminilita', e imparavano le differenze fondamentali di potere che erano una componente necessaria di entrambe.
In sostanza, per le femministe radicali, lo status politico ed economico inferiore delle donne non era che un sintomo di un problema piu' fondamentale: uno status inferiore e una mancanza di potere inscritta nel ruolo della femminilita'. Il femminismo radicale sfidava le credenza dominanti secondo cui gli elementi costitutivi di questo ruolo, come le capacita' e l'interesse delle donne nell'allevamento dei figli, o la mancanza di aggressivita', o persino il contenuto degli interessi sessuali delle donne, fossero "naturali". Si argomentava invece che tutte le differenze tra uomini e donne, tranne certe differenze biologiche, fossero culturali. Gli elementi costitutivi del sistema sesso-ruolo erano costruzioni sociali, e, cosa piu' importante, tali costruzioni erano fondamentalmente antitetiche agli interessi delle donne. Le norme incorporate nella femminilita' scoraggiavano le donne dallo sviluppare le loro capacita' intellettuali, artistiche e fisiche. Mentre la "mascolinita'" incarnava certi tratti associati con lo stato adulto, come forza fisica, razionalita' e controllo emotivo, la "femminilita'" in parte incarnava tratti associati con l'infanzia, come debolezza e irrazionalita'. La fonte del problema doveva essere trovata nella casa e nella famiglia, dove le ragazze e i ragazzi ricevevano le loro prime lezioni sulle differenze tra i sessi e dove le donne e gli uomini adulti mettevano in pratica le lezioni che avevano imparato.
Nuove modalita' dell'organizzazione politica. Il femminismo radicale genero' anche nuove forme di organizzazione politica. Le organizzazioni come il Now usavano i tradizionali metodi politici per migliorare lo status delle donne: mandavano telegrammi, facevano attivita' di lobbying al Congresso, talvolta marciavano e facevano dimostrazioni. Anche le femministe radicali marciavano e facevano dimostrazioni, ma l'intento era diverso: non volevano necessariamente cambiare il modo di pensare della gente per farla votare in modo diverso, ma cambiare il modo di pensare della gente per farla vivere in modo diverso. Questo concetto di organizzazione politica era riassunto nell'espressione "consciousness-raising" ("autocoscienza" in Italia). Nei primi anni del femminismo radicale un metodo usato era lo "street theatre" (teatro di strada). Nell'autunno del 1968 ci fu un evento che attiro' l'attenzione dell'opinione pubblica sullo "Women's Lib": le femministe radicali di New York fecero una manifestazione ad Atlantic City in occasione del concorso di Miss America, incoronando una pecora come "Miss America", e gettando accessori femminile come reggiseni, bigodini, ciglia finte e parrucche in un "Freedom Trash Can" ("pattumiera della liberta'"). Fu in seguito a questo evento che il movimento si guadagno' la qualifica di "brucia-reggiseni" nei media.
I "gruppi di autocoscienza". La forma piu' diffusa assunta dall'autocoscienza in quegli anni fu la discussione-confessione di gruppo ("gruppi di autocoscienza"). Le donne si riunivano per parlare dei problemi che i ruoli sessuali ponevano loro nella vita quotidiana. Questa attenzione all'"esperienza personale" (riassunta nello slogan "il personale e' politico") ebbe grandissima influenza sulla direzione che il femminismo statunitense imbocco'. A livello teorico, infatti, essa comporto' una concentrazione di interesse sulla famiglia e sulla vita personale. Questo porto' inevitabilmente a un confronto con la psicoanalisi, che venne criticata da molte femministe in quanto accusata di riflettere in modo acritico e non-politico i pregiudizi dominanti riguardo al genere, a partire dalla posizione di supremazia ricoperta dall'uomo nella famiglia e nella societa'.
*
3. 2. Il Redstockings Manifesto
Il nome "Redstockings" ("calze rosse") venne coniato negli Stati Uniti (a New York) nel 1969. Esso combina "blue stockings", il termine attribuito con intento denigratorio alle donne colte e progressiste nel Settecento e Ottocento, con il "rosso" della rivoluzione sociale. Il gruppo Redstockings e' stato uno dei primi gruppi radicali femministi della fine degli anni Sessanta, creatore di alcuni degli slogan e delle parole d'ordine piu' diffuse all'epoca. Il Redstockings Manifesto (datato 6 luglio 1969) e' la loro dichiarazione di intenti. I primi articoli del manifesto possono dare un'idea abbastanza chiara del tono della polemica del gruppo.
"I. Dopo secoli di lotta politica individuale e preliminare, le donne di stanno unendo per raggiungere la loro liberazione finale dalla supremazia maschile. Il movimento 'Redstockings' e' dedicato a costruire questa unita' e a conquistare la nostra liberta'.
II. Le donne sono una classe oppressa. La nostra oppressione e' totale, e coinvolge ogni aspetto delle nostre vite. Siamo sfruttate come oggetti sessuali, generatrici, serve domestiche, e forza-lavoro a basso costo. Siamo considerate esseri inferiori, il cui unico scopo e' quello di allietare le vite degli uomini. La nostra umanita' e' negata. Il nostro comportamento prescritto e' forzato dalla minaccia della violenza fisica...
III. Noi identifichiamo gli agenti della nostra oppressione negli uomini. La supremazia maschile e' la forma di dominio piu' antica e piu' basilare. Tutte le altre forme di sfruttamento e di oppressione (razzismo, capitalismo, imperialismo, etc.) sono estensioni della supremazia maschile: gli uomini dominano le donne; pochi uomini dominano il resto degli uomini. Tutte le strutture di potere attraverso la storia sono state dominate dagli uomini. Gli uomini hanno controllato tutte le istituzioni politiche, economiche e culturali, e hanno sostenuto questo controllo con la forza fisica. Essi hanno usato il loro potere per mantenere le donne in una posizione inferiore. Tutti gli uomini ricevono benefici economici, sessuali, e psicologici dalla supremazia maschile. Tutti gli uomini hanno oppresso le donne".
Nel 1973, veterane del gruppo rifondarono "Redstockings", e l'associazione e' attiva ancora oggi (www.redstockings.org).
*
3. 3. Shulamith Firestone
Una delle personalita' piu' importanti di questo nuovo femminismo statunitense e' Shulamith Firestone (1945). Nata in Canada da una ricca famiglia ebraica, studio' all'Art Institute di Chicago, dove divenne un'attivista nelle agitazioni per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam della meta' degli anni Sessanta. Delusa dal maschilismo dei "rivoluzionari" della controcultura, fondo' a New York l'organizzazione "Radical Women", che molti considerano il primo collettivo moderno femminista. Nel 1969 e' tra le fondatrici del gruppo "Redstockings".
L'opera piu' importante di Firestone, scritta quando aveva 25 anni, e' The Dialectic of Sex: the Case for Feminist Revolution, intr. by Rosalind Delmar, The Women's Press, New York-London 1970, dedicata a Simone de Beauvoir. Il libro di Firestone si caratterizza per il suo fondarsi sulla biologia come base per l'analisi. A suo parere, le cause ultime dell'oppressione delle donne sono le differenze biologiche tra donne e uomini. Il fatto che le donne generino e allattino i figli rende necessaria una forma basica di famiglia in cui le donne sono sostanzialmente dipendenti da altri in un modo in cui non lo sono gli uomini. Da questo sbilanciamento basato sulla biologia risultano gli sbilanciamenti di potere che hanno caratterizzato tutte le societa' umane. Tuttavia, per Firestone la biologia non e' un destino ineluttabile. Gli sviluppi tecnologici nella riproduzione dei figli uniti a cambiamenti culturali nell'allevamento dei figli porranno fine alla "tirannia della famiglia biologica".
*
3. 4. Kate Millett: la "politica del sesso"
Il libro della saggista, scrittrice e scultrice Kate Millett (1934), Sexual Politics, Avon, New York 1970, ha un'importanza particolare per il nostro discorso, in quanto esso si puo' considerare il capostipite della critica letteraria femminista.
Come moltre altre pensatrici del femminismo radicale, Millett vede la causa principale dell'oppressione delle donne nella "politica del sesso", o "sessismo", o "patriarcalismo", cioe' nel dominio sessuale dell'uomo sulla donna. Nel suo libro (che derivava dalla sua tesi di dottorato alla Columbia University) Millett analizza varie opere letterarie di autori come D. H. Lawrence, Henry Miller, Norman Mailer e Jean Genet, mettendone in luce i pregiudizi maschilisti e il sessismo.
*
3. 4. Germaine Greer: L'eunuco femmina
Un enorme successo di pubblico a livello internazionale ha nel 1970 il libro di Germaine Greer, The Female Eunuch (1970), trad. it. L'eunuco femmina, Bompiani, Milano 1972. Greer e' nata a Melbourne, Australia, nel 1939, ma si e' trasferita per gli studi in Gran Bretagna, dove e' rimasta e ora insegna Letteratura inglese e comparata all'universita' di Warwick. All'epoca, L'eunuco femmina suscito' grande sensazione per l'irruenza polemica con cui l'autrice attaccava l'istituzione del matrimonio ed esaltava la libera espressione della sessualita'. Recentemente Greer ha pubblicato il "seguito" del suo best-seller, The Whole Woman (1999), tradotto in italiano nello stesso anno (La donna intera, Mondadori, Milano). Il libro ha suscitato un certo sconcerto per quelli che sono sembrati dei voltafaccia della scrittrice, e per certe prese di posizioni assai discutibili...
*
3. 5. Il femminismo lesbico e la nascita dei "Lesbian Studies"
Il femminismo lesbico e' una componente importante nel panorama del femminismo radicale, anche se per almeno un decennio incontrera' molte resistenze anche da parte dello stesso movimento femminista.
Il gruppo "Radicalesbians". Un articolo che contribui' in modo decisivo allo sviluppo del femminismo lesbico e' "The Woman Identified Woman" ("La donna identificata donna", 1971) del gruppo noto come "Radicalesbians". Questo articolo sosteneva che le donne devono eliminare il bisogno dell'approvazione maschile e la pratica di identificarsi con credenze e valori maschili, entrambi componenti essenziali di una cultura misogina. Le autrici ritenevano che un mezzo importante per raggiungere questi obiettivi e rimuovere l'autodisprezzo che le donne hanno per se stesse fosse amare altre donne, sia intellettualmente che sessualmente.
Adrienne Rich: esistenza lesbica e continuum lesbico. L'autrice che dara' il maggior contributo teorico a questa corrente del femminismo e' la studiosa e poetessa Adrienne Rich (1929; vedi anche parr. 4. 2, 9. 1) con il suo articolo "Compulsory Heterosexuality and Lesbian Existence", in C. R. Stimpson, E. S. Pearson (edd.), Women, Sex, and Sexuality, Chicago, Chicago University Press, 1980, che contribuira' a dare alla teoria lesbica uno status di "legittimita'" e rispettabilita' teorica. Rich vede nell'eterossessualita' non la condizione naturale della sessualita' femminile, ma un'"istituzione" imposta dal predominio maschile. La donna, in realta', ha potenzialita' sessuali che non sono riducibili alla sola eterosessualita'; tra queste, il lesbismo. Rich distingue due concetti: l'"esistenza lesbica" e' "il riconoscimento della presenza storica delle lesbiche" e "la nostra costante elaborazione del significato di tale esistenza"; il "continuum lesbico" consiste invece in "una serie di esperienze - sia nell'ambito di una vita singola di ogni donna che attraverso la storia - in cui si manifesta l'interiorizzazione di una soggettivita' femminile e non solo il fatto che una donna abbia avuto o consciamente desiderato rapporti sessuali con un'altra donna". Per Rich sia l'esistenza che il continuum dell'esperienza lesbica esprimono la potenzialita' della donna in quanto donna. In questo l'autrice si differenzia dalle femministe lesbiche piu' radicali (come Judith Butler, vedi par. 7. 6), che respingeranno l'identificazione al femminile dell'esperienza lesbica, che significherebbe sottomettersi al modello maschile, e si dichiareranno "non-donne" e "non-uomini".
*
3. 6. Gayle S. Rubin e il sistema "sesso-genere"
Gayle S. Rubin, antropologa, esponente del femminismo lesbico, e' autrice di un saggio enormemente influente (pare che sia in assoluto il piu' citato articolo di antropologia, almeno negli Stati Uniti), "The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy' of Sex", in M. Rayna Reiter (ed.), Towards an Anthropology of Women, New York, Monthly Review Press, 1975, pp. 157-210. Rubin, sulle orme di Mitchell, usa la psicoanalisi per una critica generale della cultura patriarcale che si basa sullo scambio delle donne da parte degli uomini. E' in questo saggio che viene introdotta per la prima volta nel discorso scientifico l'espressione sex-gender system (sistema sesso-genere) per indicare "quell'insieme di soluzioni con cui una societa' trasforma la sessualita' biologica in un prodotto dell'attivita' umana".
Il concetto esprime dunque la distinzione (posta gia', come si e' visto sopra, da Simone de Beauvoir) tra il "sesso" (sex) come fatto biologico e il "genere" (gender) come fatto sociale, cui corrispondono, in inglese, le due diverse coppie di aggettivi: female/male e feminine/masculine.
"'Femminilita'' e 'mascolinita'' sono, quindi, costruzioni socio-culturali a partire dalla differenza biologica, che funzionano convertendo questa in opposizione gerarchica, secondo un rapporto dominatore/dominato costante, anche se i contenuti ideologici dell'opposizione variano storicamente e geograficamente" (Izzo, in Izzo (1996) p. 57).
Rubin, nelle sue conclusioni, attenua la contrapposizione conflittuale estrema con il maschio propria del femminismo radicale, suggerendo la possibilita' di un "recupero" degli uomini che permetta di sorpassare il "sistema sesso-genere". Un modo per raggiungere questo obiettivo e' comune a varie pensatrici femministe dell'epoca (vedi par. 4. 3): la cura dei figli dovrebbe essere responsabilita' comune ad entrmabi i genitori; in tal modo, verrebbero meno le condizioni che originano il complesso di Edipo e il conseguente formarsi dei "ruoli" di maschio e di femmina.
Negli anni successivi, Rubin dara' contributi allo sviluppo della riflessione lesbica, soprattutto nel suo articolo "Thinking Sex" (1984).
(Parte terza - segue)
4. MATERIALI. SERGIO CASALI: IL PENSIERO E LA CRITICA LETTERARIA FEMMINISTA (PARTE QUARTA)
4. Temi femministi degli anni Settanta e Ottanta (I): la critica della psicoanalisi, la riflessione sulla maternita' e l'"etica della cura"
Contenuto del capitolo
In questo capitolo ci soffermeremo su alcuni dei temi che hanno piu' interessato la riflessione femminista nel periodo immediatamente successivo a quello del femminismo radicale. Dopo l'ostilita' iniziale verso la psicoanalisi, le pensatrici femministe si impegnano in una rielaborazione critica del pensiero freudiano, a partire da Juliet Mitchell (Psicoanalisi e femminismo, 1974). Le femministe rivolgono la loro attenzione in particolare al tema della maternita', con Adrienne Rich (Nato di donna, 1976), Nancy Chodorow (La funzione materna, 1978), Dorothy Dinnerstein (La sirena e il minotauro, 1977). La riflessione femminista sulla morale porta alcune di loro a sviluppare la cosiddetta "etica della cura" (Carol Gilligan, Con vice di donna, 1982).
*
4. 1. Psicoanalisi e femminismo: Juliet Mitchell
Le prime neofemministe avevano guardato con molto sospetto alla psicoanalisi, vista come espressione di un punto di vista patriarcale. La situazione cambia alla meta' degli anni Settanta, soprattutto in seguito alla pubblicazione nel 1974 di Psychoanalysis and Feminism di Juliet Mitchell, la femminista socialista inglese a cui abbiamo gia' accennato sopra (par. 2. 4) (trad. it. Psicoanalisi e femminismo, Einaudi, Torino 1976). In esso, all'interno di un impianto marxista althusseriano relativo alla ideologia e alla rivoluzione culturale, si sosteneva che la tradizione freudiana (soprattutto nello sviluppo datole da Jacques Lacan) forniva un'interpretazione del potere paterno nell'inconscio femminile, di cui il femminismo aveva bisogno se voleva confrontarsi con successo con l'ordine culturale del patriarcato. Nel libro vengono illustrati i molti malintesi e fraintendimenti della teoria freudiana da parte delle prime femministe a cominciare da Simone de Beauvoir fino alle contemporanee Kate Millett e Betty Friedan. Mitchell e' stata tra le prime a ribadire con fermezza che fare i conti con la psicoanalisi e' importante per il femminismo. Il suo studio si serve del lavoro dell'antropologo Levi-Strauss, il quale sostiene che il patriarcato dipende dallo scambio delle donne e dal tabu' dell'incesto. Secondo Mitchell patriarcato e capitalismo sono due forze che interagiscono tra loro: se il socialismo puo' ribaltare il capitalismo, solo la psicoanalisi puo' sovvertire il patriarcato.
Successivamente Mitchell ha pubblicato numerosi saggi di critica letteraria, alcuni dei quali ispirati al lavoro fondamentale della psicologa femminista americana Phyllis Chesler, Women and Madness (1972; 2a ed. 1997), trad. ital. Le donne e la pazzia, Einaudi, Torino 1977.
*
4. 2. La riflessione su donna e maternita' negli Stati Uniti: Adrienne Rich.
Abbiamo visto sopra (par. 3. 5; cfr. 9. 1) Adrienne Rich come esponente di punta del pensiero lesbico. Rich si era sposata a 24 anni e aveva avuto tre figli. Venti anni dopo racconta la sua difficile esperienza di moglie e soprattutto di madre nel suo libro Of Woman Born: Motherwood as Experience and Institution, Bantam, New York 1976 (trad. it. Nato di donna, Garzanti, Milano 1977). Per quanto Rich sottolinei le difficolta' dell'essere madre, ella respinge la visione negativa della maternita' che era espressa da femministe radicali come Shulamith Firestone (par. 3. 3). Rich protesta invece con forza contro la funzione materna come "istituzione" imposta alla donna dal potere maschile. Fino a tempi recenti, nella maggior parte dei casi il parto non era una libera scelta delle donne, ma piuttosto qualcosa che capitava loro: "Per la maggior parte delle donne il parto non ha implicato nessun tipo di scelta, e pochissima consapevolezza. Fin dai tempi preistorici, l'idea del travaglio e' stata associata a paura, angoscia fisica o morte, a una marea di superstizioni, disinformazione, teorie teologiche e mediche, in breve a tutto cio' che ci hanno insegnato che dovremmo provare, da una vittimizzazione volontaria a un senso di realizzazione estatica".
Rich protesta con forza contro la "sottrazione" alle donne della gravidanza e del parto da parte degli uomini, che controllano il corpo delle donne, e deplora che l'educazione dei bambini sia stata presa in carico da psichiatri di sesso maschile e da altri esperti che fanno sentire le donne incompetenti persino in quello che si supporrebbe essere loro "naturale". Rich critica la visione dell'uomo che concepisce se stesso in contrapposizione alla natura, e auspica l'asserzione da parte delle donne della loro affinita' con la natura.
*
4. 3. Nancy Chodorow e Dorothy Dinnerstein
Il libro della sociologa femminista americana (in seguito diventata psicoanalista) Nancy Chodorow (1944) Reproduction of Mothering: Psychoanalysis and the Sociology of Gender, University of California Press, Berkeley 1978 (trad. it. La funzione materna: Psicoanalisi e sociologia del ruolo materno, La Tartaruga, Milano 1991) ha avuto notevole influenza su molte ricerche femministe. Chodorow, rifacendosi alle teorie della scuola psicoanalitica delle "relazioni oggettuali", sosteneva che il senso di se' femminile e' riprodotto da una struttura genitoriale in cui la madre e' quella cui spetta principalmente il compito della cura dei figli, e che figli e figlie si sviluppano diversamente a seconda che questo compito di cura parentale spetti primariamente al genitore dello stesso sesso o al genitore di sesso diverso. Le figlie giungono a definirsi in quanto connesse o in relazione con gli altri. I figli maschi, invece, finiscono per definirsi come separati dagli altri, o meno correlati. Un'implicazione delle affermazioni di Chodorow e' che il compito di genitore dovrebbe essere equamente ripartito fra padre e madre, in modo che i figli di entrambi i sessi possano essere seguiti, nel loro sviluppo, sia da un individuo dello stesso sesso sia da un individuo di sesso diverso.
Successivamente, Chodorow si e' spostata a un contesto microsociale, che chiama "psicoanalisi in se'" o "per se stessa" (Feminism and Psychoanalytic Theory, Polit, Cambridge 1989).
Dorothy Dinnerstein. Conclusioni analoghe a quelle di Chodorow, con l'affermazione della necessita' del "dual parenting" ("doppio genitorato"), sono raggiunte da Dorothy Dinnerstein, nel libro The Mermaid and the Minotaur: Sexual Arrangements and Human Malaise, Harper and Row, New York 1977. La sirena ("mermaid") e il minotauro sono due mostri che simboleggiano rispettivamente la "natura" femminile e quella maschile. Queste due "nature" non sono un dato naturale, ma sono il prodotto dell'attuale modalita' di cura dei figli, caratterizzata dalla totale assenza del padre nella fase pre-edipica.
*
4. 4. L'"etica della cura": Carol Gilligan e Virginia Held
La psicologa Carol Gilligan espresse, nel libro In a Different Voice: Psychological Theory and Women's Develoment, Harvard University Press, Cambridge MA 1982 (trad. it. Con voce di donna. Etica e formazione della personalita', Feltrinelli, Milano 1987, 1992), la sua idea della "voce diversa" con cui ragazze e donne esprimono il proprio modo di intendere i problemi morali. Come Chodorow, Gilligan approva la tendenza all'affiliazione che sarebbe tipica soprattutto delle donne, e la loro attitudine ad interpretare le proprie responsabilita' morali in funzione dei propri rapporti con gli altri. E' solo il pregiudizio maschile che considera di maggior valore l'autonomia e l'indipendenza personale rispetto all'interesse per gli altri e all'attuazione dei rapporti. La voce di donne esprime l'"etica della cura", dei rapporti interpersonali; la voce dell'uomo esprime l'etica del diritto e della giustizia formale. Questa tesi di Gilligan incontrera' approvazione da parte di molte studiose, ma anche critiche, attirandosi l'accusa di "essenzialismo" ("essenzialismo" e' "l'idea di una natura femminile essenziale, originaria, preesistente al sociale, non modificata da differenze di classe e di razza", Izzo (1996) p. 67).
Virginia Held. Della corrente di pensiero che si rifa' all'"etica della cura" teorizzata da Gilligan fanno parte altre studiose importanti, come Virginia Held, autrice del libro Feminist Morality: Transforming Culture, Society, and Politics, The University of Chicago Press, Chicago 1993 (trad. it. Etica femminista. Trasformazioni della coscienza e societa' post-patriarcale, Feltrinelli, Milano 1997), in cui sviluppa la teoria morale allargando alla sfera sociale l'esperienza della maternita' e della cura dei figli.
(Parte quarta - segue)
5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
======================
NONVIOLENZA O BARBARIE
======================
Numero 34 del 20 maggio 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
- Prev by Date: [Nonviolenza] Il 19 maggio a Viterbo un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega
- Next by Date: [Nonviolenza] "Una testimone: Anna Politkovskaja". Un incontro di studio e di testimonianza a Viterbo
- Previous by thread: [Nonviolenza] Il 19 maggio a Viterbo un incontro su "Pensare e praticare la pace e la solidarieta'" in ricordo di Vito Ferrante e di Alfio Pannega
- Next by thread: [Nonviolenza] "Una testimone: Anna Politkovskaja". Un incontro di studio e di testimonianza a Viterbo
- Indice: