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[Nonviolenza] Preferirei di no. 7
- Subject: [Nonviolenza] Preferirei di no. 7
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sun, 25 Jan 2026 14:34:30 +0100
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"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 7 del 25 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale": Dice il si', risponde il no. Una piccola guida per muoversi nel dibattito referendario
2. Eugenio Garin: Non era possibile...
3. Anche l'illustre storica Giovanna Fiume sottoscrive l'appello "per la pace nel cuore d'Europa". Un crescente movimento della societa' civile chiede la fine immediata della guerra in Ucraina e un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali
4. Peppe Sini: Un convegno a Verona per ricordare Alex Langer
1. MATERIALI. "SOCIETA' CIVILE PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE": DICE IL SI', RISPONDE IL NO. UNA PICCOLA GUIDA PER MUOVERSI NEL DIBATTITO REFERENDARIO
[Dal sito di "Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.info) riprendiamo e diffondiamo il seguente documento del comitato "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale" disponibile anche in altri siti internet, tra cui segnaliamo particolarmente il sito dello stesso comitato per il no: www.referendumgiustizia2026.it]
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
1. DICE IL SI': Questa riforma garantisce finalmente la parita' tra accusa e difesa e l'imparzialita' dei giudici nel processo.
RISPONDE IL NO: I dati disponibili sui processi ci dicono che, allo stato attuale, non c'e' alcun indicatore che i giudici siano "parziali" e favoriscano i pubblici ministeri all'interno del processo. Un'alta percentuale dei procedimenti, infatti, termina con una assoluzione. Sembra proprio che il fatto di condividere il concorso d'ingresso e il Csm non influenzi in alcun modo l'imparzialita' dei giudici rispetto alle richieste dei PM. Anche molti avvocati sono intervenuti a favore del NO al referendum per dire che il problema non sussiste e la riforma non cambiera' in meglio la situazione. La separazione delle funzioni, giudicante e requirente, che esiste gia' da tempo, insomma, funziona.
Anche se l'argomento e' destituito di fondamento, continuare a ripetere che "solo con la riforma e la separazione delle carriere avremo un giudice terzo e imparziale" rischia di avere un effetto grave, perche' semina in chi ascolta (e magari non conosce le statistiche o la realta' processuale) il dubbio di vivere in un Paese in cui la giustizia e' iniqua, i giudici non sono imparziali ne' affidabili, alimentando un clima di sfiducia nei confronti della giustizia e dei processi. A chi giova tutto cio'? Beh, di sicuro a chi teme le indagini di una magistratura forte e indipendente...
2. DICE IL SI': Questa riforma e' il completamento di una riforma voluta da Giuliano Vassalli, medaglia d'argento della Resistenza.
RISPONDE IL NO: L'argomento puo' valere, al limite, solo per una parte della riforma, la separazione delle carriere. Se parliamo del sorteggio le cose stanno molto diversamente. Nel 1971, era stato il segretario del MSI Giorgio Almirante a proporre il sorteggio per la componente togata del Csm! Prima di lui, nell'immediato Dopoguerra, era stato il movimento dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (estraneo alla Resistenza) a proporre in Assemblea costituente di sorteggiare addirittura i rappresentanti del popolo, per eliminare i partiti e rendere il Parlamento un ente burocratico e impolitico di "monitoraggio" dell’esecutivo!
E comunque, dentro la lotta partigiana, unita dall'opposizione al fascismo, esistevano idee politiche e posizioni diverse su molte materie. Per questo, il riferimento della Repubblica nata dalla Resistenza e' la Costituzione, non questo o quel partigiano o partigiana: la Costituzione e' nata dal confronto e dalla sintesi di tutte le culture che hanno nutrito l'antifascismo e la Resistenza!
3. DICE IL SI': O la separazione delle carriere e' utile ed opportuna, o no. A questo si deve rispondere.
RISPONDE IL NO: Falso. Il referendum riguarda una legge costituzionale che fa molto di piu' che semplicemente separare le carriere: spaccando in tre parti il CSM e modificando natura e attribuzioni dei nuovi organi, altera profondamente l'equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione (vedi punti 9, 10, 19). Bisogna capire bene questo, per decidere cosa votare.
4. DICE IL SI': Giovanni Falcone era a favore della separazione delle carriere.
RISPONDE IL NO: ...e Paolo Borsellino era contrario, per esempio. Ma soprattutto ribadiamo: valutiamo la riforma per quello che e' contenuto nella riforma, tenendo presente che comporta ben piu' della semplice separazione delle carriere.
5. DICE IL SI': Non si vede come sarebbe possibile perseguire la separazione e continuare a garantire l'indipendenza dei pubblici ministeri come dei giudici senza l'istituzione di due CSM.
RISPONDE IL NO: Abbiamo visto (punto n. 1) che i dati dicono che il giudice decide gia' in autonomia rispetto alle richieste del PM, e i PM fanno le loro richieste senza mostrare condizionamenti da parte dei giudici.
Volendo seguire la strada della separazione, pero', esistevano alternative. Si potevano istituire due sezioni diverse all'interno di un unico CSM. Oppure, volendo arrivare a tutti i costi alla separazione delle carriere e alla creazione di due CSM, lo si poteva fare in modo molto diverso, rispettoso delle salvaguardie a tutela dell'indipendenza dei magistrati.
Come in Portogallo, per esempio, dove le carriere sono separate e ci sono due organi equivalenti al CSM, ma dotati entrambi di poteri analoghi a quelli del nostro CSM originario costituzionale: entrambi possono eleggere i propri rappresentanti e sono dotati dei quattro poteri di nomina, promozione, trasferimento e disciplina che garantiscono dell'indipendenza della magistratura.
Non a caso, dopo l'approvazione della riforma Nordio i pubblici ministeri portoghesi hanno mandato un messaggio di solidarieta' ai colleghi italiani, riconoscendo il modello italiano attuale come "un esempio di equilibrio tra l'autonomia funzionale e l'indipendenza costituzionale dei magistrati" e osservando con preoccupazione "gli sforzi volti a delegittimare e attaccare pubblicamente la magistratura, con giudici e pubblici ministeri presi di mira da una retorica che mette in discussione il loro ruolo di garanti dei diritti fondamentali, delle liberta' e della legalita' costituzionale".
Per questo diciamo NO a questa riforma costituzionale, e ripetiamo che essa non riguarda semplicemente la "separazione delle carriere", ma fa molto di piu'.
6. DICE IL SI': L'attuale separazione di funzioni non basta. Si vuole evitare il rapporto di colleganza fra magistrati giudicanti e PM: stessi concorsi, stesso CSM, stesse frequentazioni, stesse correnti. Gli uni non devono avere nulla a che fare con gli altri.
RISPONDE IL NO: Purtroppo, se la preoccupazione sono i rapporti di colleganza, amicizia o il cameratismo che nasce da una frequentazione lunga e continua, nemmeno la separazione delle carriere e' una garanzia assoluta! Pensate a un piccolo tribunale, in una piccola citta': giudici e pubblici ministeri continueranno a prendere il caffe' insieme, si vedranno tutti i giorni dentro e al di fuori dei processi. Quali cambiamenti e garanzie puo' portare in quei casi la separazione delle carriere? Per fortuna una garanzia esiste gia', perche' esiste una separazione funzionale. E i magistrati, stando ai dati disponibili, la rispettano, nei grandi tribunali come nelle piccole realta'.
7. DICE IL SI': La riforma rafforza la tutela dei cittadini indagati, tutti.
RISPONDE IL NO: In realta', la riforma potrebbe produrre un esito paradossale, opposto a quello auspicato da molti sostenitori del Si', dando vita a un PM esclusivamente rivolto alla costruzione dell'accusa. Oggi il PM condivide con il giudice l'obiettivo della ricostruzione della verita' dei fatti e, a tal fine, e' tenuto a ricercare prove non solo a carico, ma anche a discarico dell'indagato (diversamente dall'avvocato difensore, che ricerca invece solo le prove a discarico). Con la riforma, il rischio e' che il PM si trasformi in una sorta di "avvocato della polizia" (com'e' in altri ordinamenti in cui i PM sono totalmente altro dai giudici), il cui obiettivo sia ottenere piu' condanne possibili.
Cio' ridurrebbe le attuali garanzie poste a tutela dei cittadini e potrebbe condizionare l'attivita' d'indagine del PM rivolgendola in prevalenza verso i reati piu' facili da perseguire: non quelli commessi dai grandi poteri economici o dalla politica, ma quelli compiuti dai soggetti piu' fragili e disagiati. Insomma, una giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
8. DICE IL SI': La prima parte dell'art. 104 "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere" resta immutata, e' assurdo dire che l'indipendenza del potere giudiziario e' a rischio.
RISPONDE IL NO: Questo e' uno dei piu' bizzarri argomenti del Si'. Chiunque comprende agevolmente che non e' sufficiente proclamare una cosa in una norma giuridica perche' questa si realizzi nella realta'. La Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU proclama che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita' e diritti", ma sappiamo bene che per buona parte dell'umanita' non e' questa la realta'.
Quel che conta e' che alle proclamazioni di principio seguano regole coerenti, idonee a realizzarle in concreto. Esattamente l'opposto di quel che fa la riforma, le cui previsioni mirano a rendere la magistratura condizionabile dal potere politico. Non e' un'illazione, ma e' quanto hanno espressamente dichiarato la presidente del Consiglio Meloni, il ministro della Giustizia Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano.
9. DICE IL SI': La riforma non altera gli equilibri costituzionali.
RISPONDE IL NO: Modificando il CSM, l'organo costituzionale di autogoverno della magistratura, in particolare riducendone i poteri (si toglie potere disciplinare) e cambiando i criteri di nomina (sorteggio puro per i magistrati, sorteggio "pilotato" per i componenti di nomina politica), la riforma obiettivamente altera gli equilibri della Costituzione come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. Ci sono dei rischi, mentre i vantaggi non sono affatto chiari, alla luce dei dati concreti.
10. DICE IL SI': Il CSM diviso in tre non indebolisce le garanzie alla magistratura. Due Csm servono a garantire in ugual misura i magistrati giudici da un lato e magistrati PM dall'altro, senza interferenze reciproche.
RISPONDE IL NO: Non e' difficile comprendere che suddividendo un organo in una pluralita' di organi piu' piccoli si suddivide anche il suo potere in una pluralita' di poteri piu' deboli. E' l'antica saggezza dei Romani: divide et impera. Dividi il fronte del tuo avversario e assumi il comando. La riforma non si limita, peraltro, a dividere in due il CSM, ma priva i due futuri CSM dell'importantissimo potere di decidere sui procedimenti disciplinari a cui sono sottoposti i magistrati, affidandolo a un terzo organo, l'Alta Corte disciplinare, in cui la presenza dei magistrati e' ridotta rispetto a quella dell'attuale CSM, il cui funzionamento futuro non e' chiaro e desta preoccupazioni (vedi punto n. 19). E' evidente che tutto cio' indebolira' le garanzie di cui attualmente gode la magistratura.
11. DICE IL SI': Non si capisce perche' la riforma "servirebbe" soprattutto ai "politici", ne' come servirebbe a intimidire i magistrati. E come farebbe a rendere troppo forti i PM, se vuole intimidirli?
RISPONDE IL NO: Non facciamo confusione. Sono due piani distinti. Da una parte, la posizione della magistratura tutta rispetto al potere politico. Dall'altra, la posizione del pubblico ministero davanti agli imputati comuni. Abbiamo spiegato (vedi punto n. 9) in che modo la riforma, con gli interventi sul CSM, indebolisce i magistrati rispetto al potere politico e il potenziale d'intimidazione che si annida nelle previsioni per l'Alta corte disciplinare (vedi punto n. 19). Il pubblico ministero, come i giudici, potrebbe dunque trovarsi a essere piu' influenzabile e piu' debole rispetto al governo, ma se evolve in un "superpoliziotto" (vedi punto n. 7) e' potenzialmente piu' forte e minaccioso rispetto agli imputati piu' fragili e dotati di minori risorse.
12. DICE IL SI': Dire che con la riforma sarebbe piu' facile sottoporre i PM all'esecutivo e' un processo alle intenzioni; ci vorrebbe un'altra modifica costituzionale.
RISPONDE IL NO: E' un fatto che in tutti gli Stati in cui le carriere di giudici e PM sono separate e' presente una qualche forma di controllo governativo sui PM. Il rischio di tale evoluzione e' evidente: se il governo ha modo di guidare o anche solo condizionare i PM, ha modo di decidere su cosa si indaga e, sopratutto, su cosa non si indaga.
A suscitare allarme e' anche il fatto che, nel gennaio 2025, durante la discussione parlamentare della riforma, la maggioranza ha respinto un atto d'indirizzo presentato dall'opposizione che impegnava il governo ad "astenersi da qualsiasi iniziativa, legislativa e non, volta a indebolire o compromettere il principio della dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e il divieto di interferenza degli altri poteri nella conduzione delle indagini".
Ma soprattutto pesano come un macigno le parole del ministro Nordio in persona, che in un libro appena pubblicato addirittura lamenta che i dirigenti dell'opposizione "sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranita' della politica davanti all'invadenza delle procure" e li biasima perche', opponendosi alla riforma, "compromettono la loro liberta' di azione di domani".
Insomma, il rischio esiste. Ce lo dice lo stesso ministro Nordio!
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CORRENTI E SORTEGGIO
13. DICE IL SI': La riforma mette fine alle degenerazioni delle correnti. Il sorteggio dei togati del CSM e' l'unica garanzia contro le degenerazioni delle "correnti".
RISPONDE IL NO: Purtroppo non ci sono garanzie in questo senso. Il sorteggio infatti riduce la presenza visibile nel Csm delle correnti (presenti all'interno dell'Associazione nazionale magistrati), ma non elimina le potenziali degenerazioni, i favori e i "maneggi". Anzi, introduce un elemento di opacita' che rappresenta un rischio. Il sorteggio infatti rende opaco il mandato del magistrato che entra nel Csm, rompe il legame di responsabilita' che esiste oggi con chi lo elegge in modo trasparente e volontario.
Lo ha spiegato bene l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella: "Le correnti non le smonti con il sorteggio. A parte che questa lotteria di giudici e pm, pescati alla cieca, non mi piace. Ma, lo lasci dire a me che, assieme a Casini, sono il piu' esperto d'Italia di correnti. Rinasceranno a livello locale [...] Mettiamo che venga eletto un magistrato di Benevento, subito li' si creera' una corrente che si leghera' a quel carro" (Corriere della Sera, 8 gennaio 2026).
Succede gia': tra i sostenitori del sì c'e' un ex magistrato condannato in primo grado come uno degli esponenti del cosiddetto "Sistema Trani", un gruppo di magistrati e avvocati che manipolava procedimenti giudiziari su imprenditori in cambio di soldi e favori (e con le correnti non c'entrava nulla), gia' radiato dalla magistratura per un'altra condanna per calunnia.
Le correnti non c'entravano nemmeno con lo scandalo per eccellenza, il caso Palamara: all'origine c'era infatti un magistrato molto potente, Luca Palamara, che al di la' di qualsivoglia fedelta' o appartenenza correntizia, incontrava fuori dal Csm esponenti del mondo politico e altri magistrati per discutere di nomine e processi delicati. Per questo e' stato indagato e radiato dalla magistratura.
In una battuta: non e' vero che "con la riforma, mai piu' uno scandalo Palamara al CSM", perche' gli estratti a sorte potrebbero benissimo incontrarsi con esponenti politici e altri magistrati all'Hotel Champagne per gli scopi piu' vari.
14. DICE IL SI': L'elezione dei rappresentanti del CSM non garantisce che essi siano piu' qualificati (per anzianita', esperienza, notorieta'), ma solo la loro appartenenza alle correnti. Anzi, col sorteggio si potrebbero avere sorprese positive...
RISPONDE IL NO: Vorreste che ad amministrare la vostra citta', ma persino il vostro condominio, fossero persone estratte a sorte? Crediamo proprio di no. L'elezione da' la possibilita' di scegliere le persone che si ritengono piu' adatte al compito. Fare il consigliere nel CSM richiede competenze e attitudini che i magistrati non possiedono di per se' in quanto magistrati, perche' non hanno a che fare con le competenze richieste dalle funzioni giudicanti e requirenti. Proprio come non tutti i professori hanno le caratteristiche o l'attitudine per essere buoni dirigenti scolastici (o hanno voglia di farlo), e non tutti i professori universitari sono adatti a gestire un dipartimento, e non tutti i medici sono idonei a guidare un'Asl...
15. DICE IL SI': I CSM con sorteggio sono meno rappresentativi, ma non e' un problema. I CSM sono organi amministrativi che devono gestire le carriere dei magistrati. Non hanno funzioni di rappresentanza.
RISPONDE IL NO: Il CSM in realta' non svolge solo compiti meramente amministrativi (e tanto meno e' una specie di "bazar" dove si mercanteggiano favori e nomine, come qualcuno cerca di rappresentarlo), ma e' anche un organo di indirizzo, cioe' ha tra le sue funzioni anche quelle di dare indicazioni in materia dell'amministrazione della giurisdizione. Perche' mai, se si trattasse solo di trasferire un magistrato da un posto all'altro o di valutare la professionalita', la Costituzione avrebbe previsto un organo che addirittura e' presieduto dal capo dello Stato e composto per un terzo da professori universitari e avvocati esperti eletti dal Parlamento in seduta comune?
La legge attribuisce al Consiglio superiore della magistratura il potere di dare pareri al ministro della Giustizia sulle riforme(compresa la modifica costituzionale di cui stiamo parlando), di fare proposte al governo per leggi da approvare. Un esempio concreto: di recente e' stato introdotto per legge un test e un colloquio psicoattitudinale per poter fare il magistrato, tra le prove di concorso, ed e' il consiglio superiore che deve stabilire quali sono le ragioni che rendono una persona non idonea a fare il magistrato. Sono questioni delicate. Per questo servono persone preparate a svolgere questi compiti e il sorteggio, privando i magistrati della possibilita' di scegliere chi andra' a occuparsi di tante materie sensibili, rende piu' fragile la magistratura.
16. DICE IL SI': Il sorteggio vuole eliminare la rappresentativita' politica in senso lato di chi e' eletto nel CSM. Oggi gli eletti al CSM rispondono, spesso se non per lo piu', alle correnti. (Detto in modo piu' brutale: "Sei per il NO? Allora sostieni le correnti!").
RISPONDE IL NO: Per prima cosa bisogna sfatare la "leggenda nera" che circonda le "correnti". Non e' giusto ridurle a "cordate" o gruppi di pressione interessati, che servono solo alla spartizione delle cariche (sebbene vi sia anche questo nella loro storia, per carita', ed e' un problema grave, denunciato da molti Presidenti della Repubblica!). Demonizzare le correnti dell'Associazioni nazionale magistrati perche' a volte hanno portato lottizzazione e logiche di spartizione delle nomine negli uffici giudiziari, e' come demonizzare i partiti politici perche' ci sono corruzione, favori e malcostume vario.
Le correnti esprimono pluralismo e promuovono il dibattito delle idee intorno all'amministrazione della giustizia, in questo senso sono importanti, ed e' molto importante che ci sia diversita' di idee dentro un organo come il Csm che, come abbiamo detto, ha anche funzioni di indirizzo.
Forse, per scoraggiare il malcostume dentro il Csm, piu' che estrarre a sorte i componenti togati, sarebbe utile dare il buon esempio. Magari a cominciare dal fatto di non assumere al ministero della giustizia persone coinvolte nello scandalo Palamara, oppure non prendere come testimonial della riforma costituzionale la figura-simbolo di uno scandalo grave, come, per l'appunto, Luca Palamara in persona...
17. DICE IL SI': Non e' vero che il sorteggio altera gli equilibri in favore della componente politica! Gli equilibri sono due terzi e un terzo e restano due terzi e un terzo.
RISPONDE IL NO: Nei due futuri CSM la proporzione tra i componenti e' la stessa, ma lo squilibrio deriva dal modo diverso in cui sono selezionati. Sorteggio puro per i magistrati, sorteggio "temperato" (ovvero sorteggio entro una lista predeterminata che risponde ai desiderata dei parlamentari, quindi di fatto pilotato) per la componente politica. Nei nuovi CSM ci saranno figure isolate e disomogenee contro una "falange" compatta. Purtroppo, la storia insegna che una minoranza organizzata prevale sempre su una maggioranza disorganizzata.
Quanto all’Alta Corte disciplinare, lì il peso dei magistrati diminuira': nel CSM odierno i magistrati sono i 2/3 dei componenti, nella futura Alta Corte scenderanno ai 3/5 (vedi anche punto n. 19).
18. DICE IL SI': Perche' il sorteggio dovrebbe essere un problema? Si usa gia' per la composizione del Tribunale dei ministri e per le corti d'Assise.
RISPONDE IL NO: Attenzione, in entrambi i casi il sorteggio si applica a organismi giudicanti, non organismi di autogoverno o rappresentativi.
Per il Tribunale dei Ministri, il sorteggio dei membri avviene tra i magistrati di Tribunale di un distretto (generalmente quello di Roma) con almeno cinque anni di anzianita' e serve a garantire la massima imparzialita' dell'organo chiamato a esercitare il controllo giurisdizionale sul potere politico. Per le corti d'Assise e le Corti d'Assise d'Appello, poi, il sorteggio e' limitato ai giudici popolari (che rappresentano la cittadinanza nel giudizio dei processi penali piu' gravi), non ai togati, che ne fanno stabilmente parte, i quali garantiscono la competenza necessaria a giudicare.
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ALTA CORTE DISCIPLINARE
19. DICE IL SI': l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare (senza ricorso in Cassazione) e' l'unico modo di affidare a un organo terzo la giustizia disciplinare che faccia valere la responsabilita' dei magistrati in ordine ai loro doveri d'ufficio in misura piu' efficace di quanto sia stato in grado di fare, fino ad oggi, il CSM.
RISPONDE IL NO: I fautori del Si' dicono che e' l'unico modo di far pagare davvero ai magistrati i propri errori, ma se andiamo a vedere, anche in questo i dati raccontano una storia diversa.
Le statistiche complete e disponibili dal 2010 al 2025 dicono che il sistema disciplinare della magistratura italiana opera in modo costante ed efficace: 1.399 processi disciplinari definiti (dal gennaio 2010 al settembre 2025), con 644 condanne: una media di 42 condanne l'anno, pari al 46% dei casi (contro un 44% di assoluzioni e 10% non luogo a procedere). Il Vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli - giurista, eletto in quota Lega (partito che sostiene la riforma) - ha riconosciuto pubblicamente che: "La Sezione disciplinare opera con serieta', competenza e rigore nell'analisi degli atti, senza alcuna influenza riconducibile alle appartenenze associative" (Il Dubbio, 28 gennaio 2025). Una conferma indiretta del buon funzionamento delle sezioni disciplinari viene anche dal fatto che il ministro della Giustizia Nordio, che ne ha facolta', ha impugnato appena 6 sentenze su 184, tra il gennaio 2023 e il settembre 2025.
Allora che bisogno c'era di togliere il potere disciplinare al Csm?
Tanto piu' che per tutte le professioni (avvocati, medici, geologi, ingegneri...), i procedimenti disciplinari sono affidati agli ordini stessi, tutti i professionisti si giudicano tra di loro, e anche il loro lavoro puo' avere un impatto enorme - addirittura di vita o di morte, nel caso dei medici! - sulla vita dei cittadini. Perche' bisogna fare diversamente solo per i magistrati?
Se guardiamo cosa prevede la modifica costituzionale, desta allarme il potenziale rischio di intimidazione nei confronti dei magistrati che si annida nelle pieghe della norma. Dentro l'Alta corte, infatti, i collegi che valutano i singoli casi saranno formati in modalita' ancora da definire: per ora la legge dice solo che in essi i magistrati "saranno rappresentati" - ma non dice in che numero e in che proporzione. Una maggioranza politica potrebbe, per esempio, fare una legge secondo cui sono i suoi rappresentanti a giudicare, in maggioranza, il magistrato. Magari un magistrato che ha fatto qualche inchiesta "scomoda", per corruzione o altro...
20. DICE IL SI': Le soluzioni individuate corrispondono in larga misura a ipotesi avanzate in precedenza, anche da sinistra. Per esempio, l'Alta corte disciplinare era stata proposta anche dal PD a suo tempo.
RISPONDE IL NO: E allora? I nostri argomenti per il NO riguardano i contenuti e i rischi posti da questa riforma costituzionale oggetto di referendum, non vecchi progetti, o parte di essi, o i loro promotori. Le riforme costituzionali vanno sempre valutate nel loro complesso e nel contesto in cui sono proposte.
Se poi vogliamo andare a vedere i vecchi progetti, per esempio "l'Alta corte disciplinare" di cui parlava il programma politico del Partito Democratico per le elezioni 2022, scopriamo enormi differenze rispetto a quella introdotta dalla riforma Nordio. In quel caso, non si trattava di sottrarre al Csm il potere disciplinare, ma di costituire un organismo aggiuntivo destinato ai soli ricorsi in appello, che avrebbe potuto svolgere una valutazione di merito in secondo grado, in aggiunta al controllo di legittimita' del ricorso in Cassazione (l'unico attualmente disponibile per i giudizi disciplinari).
21. DICE IL SI': Nei procedimenti disciplinari, lasciare la possibilita' di ricorso in Cassazione darebbe l'ultima parola a magistrati giudici.
RISPONDE IL NO: Il diritto di difendersi davanti a un giudice e' uno dei cardini dello Stato di diritto.
Secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, si tratta di un principio fondamentale che fa parte del nucleo immodificabile della Costituzione. E' incredibile che si pensi di violarlo proprio ai danni dei magistrati, sulla base di un pregiudizio per cui i magistrati deciderebbero sempre a favore dei loro colleghi (a proposito di processi alle intenzioni...).
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TRASFORMAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO
22. DICE IL SI': Poteri e funzioni dei PM non cambiano: non si vede perche' dovrebbero trasformarsi in "superpoliziotti" o comunque interpretare il proprio ruolo in modo diverso da oggi. Questa della "cultura della giurisdizione" comune a giudici e pm e' una delle balle piu' solenni che vengono messe in campo. E' figlia ultima di un rito nel quale giudici terzi e parte processuale pubblica si confondevano in nome della pretesa punitiva dello Stato etico.
RISPONDE IL NO: La Costituzione assegna al pubblico ministero il ruolo di "parte imparziale". Il PM e' concepito all'origine come un garante della legalita', non come antagonista processuale o avvocato dell'accusa e adempie correttamente ai suoi doveri solo quando le sue conclusioni sono in linea con le prove raccolte nel processo, non quando ottiene la condanna. Al contrario, l'avvocato, anche quando e' convinto della colpevolezza del suo assistito che nega le sue responsabilita', non puo' - deontologicamente e giuridicamente - chiederne la condanna al giudice. Questa diversita' del PM rispetto alla parte privata, il difensore, e' rimasta anche con la trasformazione del processo in senso accusatorio cominciata nel 1989. Parlare per questo di "Stato etico", ovvero di uno Stato che e' tenuto come valore assoluto, al di sopra dei cittadini, come aspirava a essere quello fascista, pare davvero fuori luogo.
23. DICE IL SI': Cent’anni di indagini penali di ogni genere e natura non sembra indichino un particolare attivismo dei PM a favore degli indagati. Ma forse ci siamo persi qualcosa?
RISPONDE IL NO: Nel quotidiano lavoro dei tribunali e' frequente assistere ad un PM che, alla fine di un processo, chiede l'assoluzione: e' la fisiologia del sistema, non l'eccezione.
In assenza di puntuali statistiche ufficiali, si stima che piu' della meta' delle notizie di reato finiscano archiviate (il piu' delle volte, senza necessita' dell'intervento di un difensore), mentre, per quanto riguarda i casi che vanno a giudizio, i dati registrano un'alta percentuale di assoluzioni.
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ERRORI GIUDIZIARI
24. DICE IL SI': Gli errori giudiziari sono una vergogna! mille persone innocenti in galera ogni anno, quasi seimila casi di ingiusta detenzione! bisogna dire SI' per porre fine a questo scandalo!
RISPONDE IL NO: Nei dibattiti televisivi spesso si "danno i numeri", senza indicare la fonte del dato e senza spiegarlo bene.
Questi i dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia: in Italia, le riparazioni per ingiusta detenzione (quando l'indagato o l'imputato sono privati della liberta' durante un processo che poi si conclude con assoluzione) si attestano stabilmente tra 550 e 600 l'anno su circa 40.000 misure cautelari restrittive applicate: circa l'1,3% di quelle totali.
Gli errori giudiziari rilevati in sede di revisione (quando una condanna ormai definitiva viene modificata con l'istituto della revisione) sono circa 7 l'anno, pari a 0,12 casi per milione di abitanti.
Ognuno di questi casi e' un dramma, naturalmente. Ma se confrontiamo i nostri dati con l'estero (pur con tutte le cautele dovute al fatto che i sistemi sono diversi), vediamo che anche in altri Paesi, come la Francia e il Regno Unito, non mancano denunce di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, anche in misura maggiore rispetto all'Italia.
Per inciso, i danni subiti e i risarcimenti conseguenti sono riconosciuti sulla base di giudizi pronunciati da magistrati.
25. DICE IL SI': Con la riforma, mai piu' un "caso Tortora"!
RISPONDE IL NO: Purtroppo non si vede come. La riforma non puo' garantire che non si verifichino piu' errori giudiziari. Il "caso Tortora" non era conseguenza di eccessiva vicinanza tra giudici e pubblici ministeri, ma di una pessima applicazione della legge sui pentiti, che allora esisteva da pochissimo tempo... per fortuna l'esperienza e la giurisprudenza hanno migliorato le cose. Ma, poiche' i magistrati sono fallibili come tutti gli esseri umani, il sistema prevede diversi gradi di giudizio, che, anche in quel caso, consentirono di arrivare all'assoluzione.
2. MAESTRI. EUGENIO GARIN: NON ERA POSSIBILE...
[Da Eugenio Garin, La filosofia come sapere storico, Laterza, Roma-Bari 1990, p. 140]
Non era possibile capire quegli uomini, quei tempi, quella cultura, a prescindere dalle vicende politiche e morali.
3. ET COETERA. ANCHE L'ILLUSTRE STORICA GIOVANNA FIUME SOTTOSCRIVE L'APPELLO "PER LA PACE NEL CUORE D'EUROPA". UN CRESCENTE MOVIMENTO DELLA SOCIETA' CIVILE CHIEDE LA FINE IMMEDIATA DELLA GUERRA IN UCRAINA E UN'EUROPA DI PACE DISARMATA E DISARMANTE DALL'ATLANTICO AGLI URALI
Anche l'illustre storica Giovanna Fiume sottoscrive l'appello "per la pace nel cuore d'Europa" promosso da padre Alex Zanotelli, Giancarla Codrignani, Olga Karach, Raniero La Valle, Luisa Morgantini, Giuliano Pontara, Yurii Sheliazhenko e tante altre persone amiche della nonviolenza.
A tutte le persone senzienti e pensanti, alle associazioni ed alle istituzioni democratiche, e particolarmente a tutti i parlamenti e i governi d'Europa si chiede un impegno persuaso, concreto e immediato per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
E' questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per far cessare la guerra abominevole che mena strage d'esseri umani da quattro anni nel cuore d'Europa.
E' questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per evitare che essa si espanda e diventi la guerra mondiale e nucleare che puo' cancellare l'intera umana famiglia.
Se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire a fermare anche le altre nelle altre parti del mondo.
Se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire ad avviare quella pace disarmata e disarmante che proprio attraverso il ripudio dela guerra e il disarmo potrebbe restituire fiducia ed energie all'umanita' intera nell'impegno comune per il bene comune.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Siamo una sola famiglia umana in un unico mondo vivente.
Occorre soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.
Occorre porsi sempre dalla parte di tutte le vittime contro tutti i carnefici.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Non "si vis pacem, para bellum", ma "si vis pacem, para pacem".
Non "fiat iustitia, pereat mundus", ma "vivat mundus et fiat iustitia".
Non "dulce et decorum est pro patria mori", ma "dulce et decorum est vivere et vivere sinere".
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Si torni al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana che recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Si torni al rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che all'articolo 2 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita".
Si torni al rispetto della Carta delle Nazioni Unite che si apre con le parole: "Noi, popoli delle nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra".
Si torni al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, che all'articolo 3 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla liberta' ed alla sicurezza della propria persona".
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
*
Chiediamo la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Costruiamo un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Difendiamo i diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
Chiediamo coralmente la fine immediata della guerra nel cuore d'Europa.
Chi condivide questa opinione sottoscriva e ci aiuti a far circolare questo appello.
Di seguito le prime adesioni:
padre Alex Zanotelli
Giancarla Codrignani
Giovanna Fiume
Olga Karach
Raniero La Valle
Luisa Morgantini
Giuliano Pontara
Yurii Sheliazhenko
Maurizio Acerbo
Fabio Alberti
Francesco Ambrosi
Marta Anderle
Elisabetta Andreani
Luigi Andriani
Serenella Angeloni Cortesi
Andrea Araceli
Paolo Arena
don Luigi Arnaboldi
Edy P. Arnaud
Franca Babbucci
Luciano Bagoli
Vincenzo Balzani
Giuseppe Barone
Grazia Bellini
Bruna Bellotti
Marco Bersani
Olga Bertaina
Maria Elena Bertoli
Moreno Biagioni
Davide Biolghini
padre Angelo Bissoni
Guido Blanchard
Diego Bonifaccio
Claudio Boreggi
Franco Borghi
Gabriella Bortolotti
Alberto Boschi
Giovanni Bosco
Marco Brama
Marcella Brancaforte
Antonio Bruno
Giovanna Bruno
Luisa Bruno
Valentina Bruno
Roberto Budini Gattai
Emanuela Bussolati
Giuseppe Caccavale
Augusto Cacopardo
Alessandra Cangemi
Vito Capano
Francesco Domenico Capizzi
Luciana Carotenuto
Sergio Caserta
Antonio Catozzi
Augusto Cavadi
Gabriella Cavagna
Guido Cerbai
Angelo Cifatte
Rosa Maria Cigna
Luigi Cimarra
Rachele Colella
Mario Cossali
Maria Donata Cotoloni
Pia Covre
Andrea Cozzo
Renzo Craighero
Nicoletta Crocella
Rosanna Crocini
Baldassare Cuda
Massimo Dalla Giovanna
Augusto Dalmasso
Pasquale D'Andretta
Maria D'Asaro
Lucia Davico
Marina de Felici
Giuseppe Deiana
don Vitaliano Della Sala
Emma De Luca
Bianca de Matthaeis
Giuseppina Depau
Mario Di Marco
Biagio Di Maria
Domenico Di Martino
Antonella Doria
Orietta Doria
padre Elia Ercolino
Pasquale Esposito
Gigi Eusebi
Luigi Fasce
Giancarlo Fascendini
Claudio Fecchio
Gabriella Feo
Michele Feo
Fausta Ferruzza
Angelo Gaccione
Silvia Galiano
Ezio Gallori
Nuccia Gatti
don Pasquale Gentili
Davide Ghaleb
Ana Maria Giannasi
Elena Giannasi Mazzeo
Fernanda Giannasi
Agnese Ginocchio
Giuseppe Girgenti
Franca Grasselli
Mariarosaria Gravino
Fiorella Grigio
Massimo Guitarrini
Aurelio Juri
Emilio Lambiase
Francesco Lena
Antonella Litta
Matteo Loreti
Monica Malventano
Paola Mancinelli
Giovanni Mandorino
Andrea Mariano
Gian Marco Martignoni
Amalia Martini
Licia Masi
Giuseppe Matteotti
Victor Matteucci
Paolo Mazzinghi
Vittorio Mazzone
Alessandra Mecozzi
Stefano Mencherini
Agustin Jose' Menendez
Enrico Mezzetti
Giuliano Minelli
Vittorio Miorandi
Giorgio Moio
Gianfranco Monaca
Pigi Moncelsi
Pierangelo Monti
Milena Mottalini
Rosanna Mulas
Rosangela Mura
Antonello Murgia
Laurino Giovanni Nardin
Linda Natalini
Amalia Navoni
Nadia Neri
Gianluca Paciucci
Ilva Palchetti
Vittorio Pallotti
Sergio Paronetto
Beppe Pavan
Raffaella Peder
Maria Speranza Perna
Donato Perreca
Marcello Pesarini
Emanuela Petrolati
Enrico Peyretti
Carmen Plebani
Cosimo Regina
Elio Rindone
Alberto Risi
Bruno Risi
Roberto Romizi
Gabriella Rossetti
Giuliana Rossi
Mara Rossi
Sara Adriana Rossi
Vincenzo Russo
Consiglia Salvio
Pasquale Salvio
Stefano Sarcinelli
Mauro Sarnari
Gabriele Scaramuzza
Luca Serafini
Giulio Sica
Maria Silvestrelli
Sergio Simonazzi
Peppe Sini
Bruno Steri
Rita Stucchi
Giuseppe Tadolini
Luciana Tavernini
Vittoria Tola
Ada Tomasello
padre Efrem Tresoldi
Laura Tussi
Vincenzo Valtriani
Sandro Ventura
Guido Viale
Giulio Vittorangeli
Luciano Zambelli
Mauro Carlo Zanella
Luisa Zanotelli
Rina Zardetto
Stefano Zuppello
Anpi del Trentino
Anpi provinciale di Cagliari
Anpi sezione "Angelo Bettini" - Rovereto-Vallagarina
Associazione Alleanza Beni Comuni ODV di Pistoia
Associazione Cultura e' liberta' - una campagna per la Palestina
Associazione di volontariato "Diritti senza barriere"
Associazione Italia-Nicaragua, circolo di Viterbo
Associazione ecopacifista "Acquanuvena" odv di Avola (Sr)
Associazione Reggiana per la Costituzione
Associazione "Respirare" di Viterbo
AssoPacePalestina
"Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Centro Pace ecologia e diritti umani - Rovereto
Centro Pandora di Padova
Circolo Armando Hart Davalos, sezione italiana della “Sociedad Cultural Jose' Marti' de la Solidaridad Internacional" - Cuba
Circolo "Guido Calogero e Aldo Capitini" di Genova
Comitato Nepi per la Pace
Comitato Pace Convivenza e Solidarieta' "Danilo Dolci" di Trieste
Cooperativa "Terra dei miti" di Sorrivoli (Fc)
Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo
Coordinamento Valdarno per la Pace
Donne in Nero di Padova
Donne in nero di Piombino
donne in nero di Reggio Emilia
Fondazione Ernesto Balducci
Fondazione We shall overcome ETS di Pratovecchio Stia - Subbiano (Ar)
Gruppo Donne in Nero - Rovereto
gruppo "Il Gibbo"
gruppo "In cammino per la Pace e il disarmo"
Gruppo per la Pace di Massa Marittima (Gr)
gruppo "Per una Chiesa diversa"
le amiche e gli amici di Alfio Pannega
Movimento Internazionale della Riconciliazione - sezione di Vicenza
Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio - Campania
il giornale "Odissea" di Milano
Presidio donne per la pace di Palermo
la rivista "Pensionati uniti"
Rete per la Pace - Franciacorta
"Scienza medicina istituzioni politica societa'" odv
Societa' Nuova Atletica 87 - Associazione di sport, cultura e tempo libero
Tavolo per la pace di Viterbo
tutti gli ospiti latinoamericani nel Molino del Doccione
*
Appello gia' pubblicato nei siti:
Agenparl
Agenziagiornalisticaopinione.it
Agora' Vox
AmbienteWeb
Bioregionalismo Treia
Blogger.com
Cafe' virtuel
Casa umanista
Circolo vegetariano VV. TT. Treia
Citta' della Gioia
Faro di Roma
Fidest press agency
Ghaleb.it
Giro di vite
Isde news
Isde Padova
La bottega del Barbieri
La poesia e lo spirito
New Tuscia
Occhio viterbese
Peacelink
Penna in movimento
Pressenza - International Press Agency
Raccordo.info
Smips
Tuscia Times
Tuscia Up
Viterbo news
Welfare Network
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Per aderire scrivere a: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Il testo seminale dell'appello "Per la pace nel cuore d'Europa" e i molti altri contributi di riflessione e proposta che nel frattempo lo hanno arricchito ed approfondito possono essere richiesti scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it.
*
Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera"
Viterbo, 24 gennaio 2026
4. AMICIZIE. PEPPE SINI: UN CONVEGNO A VERONA PER RICORDARE ALEX LANGER
Il 30-31 gennaio e il primo febbraio 2026 si svolge a Verona un convegno per ricordare Alex Langer.
Anch'io sono uno degli innumerevoli vecchi amici di Alex, e sono quindi assai grato al Movimento Nonviolento ed alle altre realta' associative ed istituzionali che hanno promosso questa occasione di ricordo.
Di seguito il comunicato diffuso dal Movimento Nonviolento.
*
"Alex Langer, facitore di pace. Stiamo facendo cio' che era, e' e sara' giusto?"
Un Convegno itinerante a Verona, 30-31 gennaio e 1 febbraio 2026
In occasione degli 80 anni dalla nascita e dei 30 anni dalla morte, vogliamo partire dalle molte tracce lasciate da Langer a Verona (citta' di pace e citta' di ponti) suo luogo di elezione per tante iniziativa culturali e politiche, per interrogarci sull'oggi e verificare quanto il "metodo Langer" sia ancora attualissimo per "continuare in cio' che era giusto".
Il Convegno, nello spirito del "viaggiatore leggero", sara' itinerante:
- venerdi' 30/01 sera, ore 20:45: spettacolo all'Auditorium Don Calabria di San Zeno in Monte;
- sabato 31/01 mattina, ore 10:00: Aula Caprioli dell'Universita' di Verona, presso il polo Zanotto;
- sabato 31/01 pomeriggio, ore 14:30: Auditorium della Chiesa di San Fermo;
- domenica 01/02 mattina, ore 9:30: Aula Magna del Seminario Vescovile Maggiore.
Il Convegno e' promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento), con il contributo e il patrocinio del Comune di Verona, Diocesi di Verona, Universita' di Verona, con l'adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung e dell'Istituto Opera Don Calabria.
Partecipazione libera, aperta a tutte e tutti gli interessati, fino ad esaurimento posti.
Di seguito il link con il programma completo.
https://www.movimentononviolento.it/sedi/verona/alex-langer-facitore-di-pace-un-convegno-itinerante-a-verona-31-gennaio-e-1-febbraio-2026
Per maggiori informazioni:
Casa per la Nonviolenza, via Spagna 8, Verona
segreteria at arenadipace.it
segreteria at movimentononviolento.it
Nei giorni precedenti tel. 045 8009803
Durante il convegno cell. 351 4981281
Movimento Nonviolento Verona
*
Ho chiesto al mio amico Benito D'Ippolito, che anch'egli lo conobbe, un ricordo di Alex; eccolo:
Era una persona minuta e gentile
assomigliava al Cappellaio matto di Alice e a Bertrand Russell
mi chiedevo di dove traesse la forza sovrumana o troppo umana
necessaria a sostenere la miriade d'iniziative di cui era centro
Era un amico della nonviolenza
testimonio' fino alla fine
contro il dolore del mondo
per il diritto di ogni essere umano ad essere aiutato
per il dovere di ogni essere umano ad aiutare il prossimo
*
Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le uccisioni.
Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta per proteggere e accudire quest'unico mondo vivente, casa comune dell'umanita' intera, di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 7 del 25 gennaio 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 7 del 25 gennaio 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale": Dice il si', risponde il no. Una piccola guida per muoversi nel dibattito referendario
2. Eugenio Garin: Non era possibile...
3. Anche l'illustre storica Giovanna Fiume sottoscrive l'appello "per la pace nel cuore d'Europa". Un crescente movimento della societa' civile chiede la fine immediata della guerra in Ucraina e un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali
4. Peppe Sini: Un convegno a Verona per ricordare Alex Langer
1. MATERIALI. "SOCIETA' CIVILE PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE": DICE IL SI', RISPONDE IL NO. UNA PICCOLA GUIDA PER MUOVERSI NEL DIBATTITO REFERENDARIO
[Dal sito di "Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.info) riprendiamo e diffondiamo il seguente documento del comitato "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale" disponibile anche in altri siti internet, tra cui segnaliamo particolarmente il sito dello stesso comitato per il no: www.referendumgiustizia2026.it]
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
1. DICE IL SI': Questa riforma garantisce finalmente la parita' tra accusa e difesa e l'imparzialita' dei giudici nel processo.
RISPONDE IL NO: I dati disponibili sui processi ci dicono che, allo stato attuale, non c'e' alcun indicatore che i giudici siano "parziali" e favoriscano i pubblici ministeri all'interno del processo. Un'alta percentuale dei procedimenti, infatti, termina con una assoluzione. Sembra proprio che il fatto di condividere il concorso d'ingresso e il Csm non influenzi in alcun modo l'imparzialita' dei giudici rispetto alle richieste dei PM. Anche molti avvocati sono intervenuti a favore del NO al referendum per dire che il problema non sussiste e la riforma non cambiera' in meglio la situazione. La separazione delle funzioni, giudicante e requirente, che esiste gia' da tempo, insomma, funziona.
Anche se l'argomento e' destituito di fondamento, continuare a ripetere che "solo con la riforma e la separazione delle carriere avremo un giudice terzo e imparziale" rischia di avere un effetto grave, perche' semina in chi ascolta (e magari non conosce le statistiche o la realta' processuale) il dubbio di vivere in un Paese in cui la giustizia e' iniqua, i giudici non sono imparziali ne' affidabili, alimentando un clima di sfiducia nei confronti della giustizia e dei processi. A chi giova tutto cio'? Beh, di sicuro a chi teme le indagini di una magistratura forte e indipendente...
2. DICE IL SI': Questa riforma e' il completamento di una riforma voluta da Giuliano Vassalli, medaglia d'argento della Resistenza.
RISPONDE IL NO: L'argomento puo' valere, al limite, solo per una parte della riforma, la separazione delle carriere. Se parliamo del sorteggio le cose stanno molto diversamente. Nel 1971, era stato il segretario del MSI Giorgio Almirante a proporre il sorteggio per la componente togata del Csm! Prima di lui, nell'immediato Dopoguerra, era stato il movimento dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini (estraneo alla Resistenza) a proporre in Assemblea costituente di sorteggiare addirittura i rappresentanti del popolo, per eliminare i partiti e rendere il Parlamento un ente burocratico e impolitico di "monitoraggio" dell’esecutivo!
E comunque, dentro la lotta partigiana, unita dall'opposizione al fascismo, esistevano idee politiche e posizioni diverse su molte materie. Per questo, il riferimento della Repubblica nata dalla Resistenza e' la Costituzione, non questo o quel partigiano o partigiana: la Costituzione e' nata dal confronto e dalla sintesi di tutte le culture che hanno nutrito l'antifascismo e la Resistenza!
3. DICE IL SI': O la separazione delle carriere e' utile ed opportuna, o no. A questo si deve rispondere.
RISPONDE IL NO: Falso. Il referendum riguarda una legge costituzionale che fa molto di piu' che semplicemente separare le carriere: spaccando in tre parti il CSM e modificando natura e attribuzioni dei nuovi organi, altera profondamente l'equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione (vedi punti 9, 10, 19). Bisogna capire bene questo, per decidere cosa votare.
4. DICE IL SI': Giovanni Falcone era a favore della separazione delle carriere.
RISPONDE IL NO: ...e Paolo Borsellino era contrario, per esempio. Ma soprattutto ribadiamo: valutiamo la riforma per quello che e' contenuto nella riforma, tenendo presente che comporta ben piu' della semplice separazione delle carriere.
5. DICE IL SI': Non si vede come sarebbe possibile perseguire la separazione e continuare a garantire l'indipendenza dei pubblici ministeri come dei giudici senza l'istituzione di due CSM.
RISPONDE IL NO: Abbiamo visto (punto n. 1) che i dati dicono che il giudice decide gia' in autonomia rispetto alle richieste del PM, e i PM fanno le loro richieste senza mostrare condizionamenti da parte dei giudici.
Volendo seguire la strada della separazione, pero', esistevano alternative. Si potevano istituire due sezioni diverse all'interno di un unico CSM. Oppure, volendo arrivare a tutti i costi alla separazione delle carriere e alla creazione di due CSM, lo si poteva fare in modo molto diverso, rispettoso delle salvaguardie a tutela dell'indipendenza dei magistrati.
Come in Portogallo, per esempio, dove le carriere sono separate e ci sono due organi equivalenti al CSM, ma dotati entrambi di poteri analoghi a quelli del nostro CSM originario costituzionale: entrambi possono eleggere i propri rappresentanti e sono dotati dei quattro poteri di nomina, promozione, trasferimento e disciplina che garantiscono dell'indipendenza della magistratura.
Non a caso, dopo l'approvazione della riforma Nordio i pubblici ministeri portoghesi hanno mandato un messaggio di solidarieta' ai colleghi italiani, riconoscendo il modello italiano attuale come "un esempio di equilibrio tra l'autonomia funzionale e l'indipendenza costituzionale dei magistrati" e osservando con preoccupazione "gli sforzi volti a delegittimare e attaccare pubblicamente la magistratura, con giudici e pubblici ministeri presi di mira da una retorica che mette in discussione il loro ruolo di garanti dei diritti fondamentali, delle liberta' e della legalita' costituzionale".
Per questo diciamo NO a questa riforma costituzionale, e ripetiamo che essa non riguarda semplicemente la "separazione delle carriere", ma fa molto di piu'.
6. DICE IL SI': L'attuale separazione di funzioni non basta. Si vuole evitare il rapporto di colleganza fra magistrati giudicanti e PM: stessi concorsi, stesso CSM, stesse frequentazioni, stesse correnti. Gli uni non devono avere nulla a che fare con gli altri.
RISPONDE IL NO: Purtroppo, se la preoccupazione sono i rapporti di colleganza, amicizia o il cameratismo che nasce da una frequentazione lunga e continua, nemmeno la separazione delle carriere e' una garanzia assoluta! Pensate a un piccolo tribunale, in una piccola citta': giudici e pubblici ministeri continueranno a prendere il caffe' insieme, si vedranno tutti i giorni dentro e al di fuori dei processi. Quali cambiamenti e garanzie puo' portare in quei casi la separazione delle carriere? Per fortuna una garanzia esiste gia', perche' esiste una separazione funzionale. E i magistrati, stando ai dati disponibili, la rispettano, nei grandi tribunali come nelle piccole realta'.
7. DICE IL SI': La riforma rafforza la tutela dei cittadini indagati, tutti.
RISPONDE IL NO: In realta', la riforma potrebbe produrre un esito paradossale, opposto a quello auspicato da molti sostenitori del Si', dando vita a un PM esclusivamente rivolto alla costruzione dell'accusa. Oggi il PM condivide con il giudice l'obiettivo della ricostruzione della verita' dei fatti e, a tal fine, e' tenuto a ricercare prove non solo a carico, ma anche a discarico dell'indagato (diversamente dall'avvocato difensore, che ricerca invece solo le prove a discarico). Con la riforma, il rischio e' che il PM si trasformi in una sorta di "avvocato della polizia" (com'e' in altri ordinamenti in cui i PM sono totalmente altro dai giudici), il cui obiettivo sia ottenere piu' condanne possibili.
Cio' ridurrebbe le attuali garanzie poste a tutela dei cittadini e potrebbe condizionare l'attivita' d'indagine del PM rivolgendola in prevalenza verso i reati piu' facili da perseguire: non quelli commessi dai grandi poteri economici o dalla politica, ma quelli compiuti dai soggetti piu' fragili e disagiati. Insomma, una giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
8. DICE IL SI': La prima parte dell'art. 104 "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere" resta immutata, e' assurdo dire che l'indipendenza del potere giudiziario e' a rischio.
RISPONDE IL NO: Questo e' uno dei piu' bizzarri argomenti del Si'. Chiunque comprende agevolmente che non e' sufficiente proclamare una cosa in una norma giuridica perche' questa si realizzi nella realta'. La Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU proclama che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita' e diritti", ma sappiamo bene che per buona parte dell'umanita' non e' questa la realta'.
Quel che conta e' che alle proclamazioni di principio seguano regole coerenti, idonee a realizzarle in concreto. Esattamente l'opposto di quel che fa la riforma, le cui previsioni mirano a rendere la magistratura condizionabile dal potere politico. Non e' un'illazione, ma e' quanto hanno espressamente dichiarato la presidente del Consiglio Meloni, il ministro della Giustizia Nordio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano.
9. DICE IL SI': La riforma non altera gli equilibri costituzionali.
RISPONDE IL NO: Modificando il CSM, l'organo costituzionale di autogoverno della magistratura, in particolare riducendone i poteri (si toglie potere disciplinare) e cambiando i criteri di nomina (sorteggio puro per i magistrati, sorteggio "pilotato" per i componenti di nomina politica), la riforma obiettivamente altera gli equilibri della Costituzione come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. Ci sono dei rischi, mentre i vantaggi non sono affatto chiari, alla luce dei dati concreti.
10. DICE IL SI': Il CSM diviso in tre non indebolisce le garanzie alla magistratura. Due Csm servono a garantire in ugual misura i magistrati giudici da un lato e magistrati PM dall'altro, senza interferenze reciproche.
RISPONDE IL NO: Non e' difficile comprendere che suddividendo un organo in una pluralita' di organi piu' piccoli si suddivide anche il suo potere in una pluralita' di poteri piu' deboli. E' l'antica saggezza dei Romani: divide et impera. Dividi il fronte del tuo avversario e assumi il comando. La riforma non si limita, peraltro, a dividere in due il CSM, ma priva i due futuri CSM dell'importantissimo potere di decidere sui procedimenti disciplinari a cui sono sottoposti i magistrati, affidandolo a un terzo organo, l'Alta Corte disciplinare, in cui la presenza dei magistrati e' ridotta rispetto a quella dell'attuale CSM, il cui funzionamento futuro non e' chiaro e desta preoccupazioni (vedi punto n. 19). E' evidente che tutto cio' indebolira' le garanzie di cui attualmente gode la magistratura.
11. DICE IL SI': Non si capisce perche' la riforma "servirebbe" soprattutto ai "politici", ne' come servirebbe a intimidire i magistrati. E come farebbe a rendere troppo forti i PM, se vuole intimidirli?
RISPONDE IL NO: Non facciamo confusione. Sono due piani distinti. Da una parte, la posizione della magistratura tutta rispetto al potere politico. Dall'altra, la posizione del pubblico ministero davanti agli imputati comuni. Abbiamo spiegato (vedi punto n. 9) in che modo la riforma, con gli interventi sul CSM, indebolisce i magistrati rispetto al potere politico e il potenziale d'intimidazione che si annida nelle previsioni per l'Alta corte disciplinare (vedi punto n. 19). Il pubblico ministero, come i giudici, potrebbe dunque trovarsi a essere piu' influenzabile e piu' debole rispetto al governo, ma se evolve in un "superpoliziotto" (vedi punto n. 7) e' potenzialmente piu' forte e minaccioso rispetto agli imputati piu' fragili e dotati di minori risorse.
12. DICE IL SI': Dire che con la riforma sarebbe piu' facile sottoporre i PM all'esecutivo e' un processo alle intenzioni; ci vorrebbe un'altra modifica costituzionale.
RISPONDE IL NO: E' un fatto che in tutti gli Stati in cui le carriere di giudici e PM sono separate e' presente una qualche forma di controllo governativo sui PM. Il rischio di tale evoluzione e' evidente: se il governo ha modo di guidare o anche solo condizionare i PM, ha modo di decidere su cosa si indaga e, sopratutto, su cosa non si indaga.
A suscitare allarme e' anche il fatto che, nel gennaio 2025, durante la discussione parlamentare della riforma, la maggioranza ha respinto un atto d'indirizzo presentato dall'opposizione che impegnava il governo ad "astenersi da qualsiasi iniziativa, legislativa e non, volta a indebolire o compromettere il principio della dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal pubblico ministero e il divieto di interferenza degli altri poteri nella conduzione delle indagini".
Ma soprattutto pesano come un macigno le parole del ministro Nordio in persona, che in un libro appena pubblicato addirittura lamenta che i dirigenti dell'opposizione "sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranita' della politica davanti all'invadenza delle procure" e li biasima perche', opponendosi alla riforma, "compromettono la loro liberta' di azione di domani".
Insomma, il rischio esiste. Ce lo dice lo stesso ministro Nordio!
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CORRENTI E SORTEGGIO
13. DICE IL SI': La riforma mette fine alle degenerazioni delle correnti. Il sorteggio dei togati del CSM e' l'unica garanzia contro le degenerazioni delle "correnti".
RISPONDE IL NO: Purtroppo non ci sono garanzie in questo senso. Il sorteggio infatti riduce la presenza visibile nel Csm delle correnti (presenti all'interno dell'Associazione nazionale magistrati), ma non elimina le potenziali degenerazioni, i favori e i "maneggi". Anzi, introduce un elemento di opacita' che rappresenta un rischio. Il sorteggio infatti rende opaco il mandato del magistrato che entra nel Csm, rompe il legame di responsabilita' che esiste oggi con chi lo elegge in modo trasparente e volontario.
Lo ha spiegato bene l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella: "Le correnti non le smonti con il sorteggio. A parte che questa lotteria di giudici e pm, pescati alla cieca, non mi piace. Ma, lo lasci dire a me che, assieme a Casini, sono il piu' esperto d'Italia di correnti. Rinasceranno a livello locale [...] Mettiamo che venga eletto un magistrato di Benevento, subito li' si creera' una corrente che si leghera' a quel carro" (Corriere della Sera, 8 gennaio 2026).
Succede gia': tra i sostenitori del sì c'e' un ex magistrato condannato in primo grado come uno degli esponenti del cosiddetto "Sistema Trani", un gruppo di magistrati e avvocati che manipolava procedimenti giudiziari su imprenditori in cambio di soldi e favori (e con le correnti non c'entrava nulla), gia' radiato dalla magistratura per un'altra condanna per calunnia.
Le correnti non c'entravano nemmeno con lo scandalo per eccellenza, il caso Palamara: all'origine c'era infatti un magistrato molto potente, Luca Palamara, che al di la' di qualsivoglia fedelta' o appartenenza correntizia, incontrava fuori dal Csm esponenti del mondo politico e altri magistrati per discutere di nomine e processi delicati. Per questo e' stato indagato e radiato dalla magistratura.
In una battuta: non e' vero che "con la riforma, mai piu' uno scandalo Palamara al CSM", perche' gli estratti a sorte potrebbero benissimo incontrarsi con esponenti politici e altri magistrati all'Hotel Champagne per gli scopi piu' vari.
14. DICE IL SI': L'elezione dei rappresentanti del CSM non garantisce che essi siano piu' qualificati (per anzianita', esperienza, notorieta'), ma solo la loro appartenenza alle correnti. Anzi, col sorteggio si potrebbero avere sorprese positive...
RISPONDE IL NO: Vorreste che ad amministrare la vostra citta', ma persino il vostro condominio, fossero persone estratte a sorte? Crediamo proprio di no. L'elezione da' la possibilita' di scegliere le persone che si ritengono piu' adatte al compito. Fare il consigliere nel CSM richiede competenze e attitudini che i magistrati non possiedono di per se' in quanto magistrati, perche' non hanno a che fare con le competenze richieste dalle funzioni giudicanti e requirenti. Proprio come non tutti i professori hanno le caratteristiche o l'attitudine per essere buoni dirigenti scolastici (o hanno voglia di farlo), e non tutti i professori universitari sono adatti a gestire un dipartimento, e non tutti i medici sono idonei a guidare un'Asl...
15. DICE IL SI': I CSM con sorteggio sono meno rappresentativi, ma non e' un problema. I CSM sono organi amministrativi che devono gestire le carriere dei magistrati. Non hanno funzioni di rappresentanza.
RISPONDE IL NO: Il CSM in realta' non svolge solo compiti meramente amministrativi (e tanto meno e' una specie di "bazar" dove si mercanteggiano favori e nomine, come qualcuno cerca di rappresentarlo), ma e' anche un organo di indirizzo, cioe' ha tra le sue funzioni anche quelle di dare indicazioni in materia dell'amministrazione della giurisdizione. Perche' mai, se si trattasse solo di trasferire un magistrato da un posto all'altro o di valutare la professionalita', la Costituzione avrebbe previsto un organo che addirittura e' presieduto dal capo dello Stato e composto per un terzo da professori universitari e avvocati esperti eletti dal Parlamento in seduta comune?
La legge attribuisce al Consiglio superiore della magistratura il potere di dare pareri al ministro della Giustizia sulle riforme(compresa la modifica costituzionale di cui stiamo parlando), di fare proposte al governo per leggi da approvare. Un esempio concreto: di recente e' stato introdotto per legge un test e un colloquio psicoattitudinale per poter fare il magistrato, tra le prove di concorso, ed e' il consiglio superiore che deve stabilire quali sono le ragioni che rendono una persona non idonea a fare il magistrato. Sono questioni delicate. Per questo servono persone preparate a svolgere questi compiti e il sorteggio, privando i magistrati della possibilita' di scegliere chi andra' a occuparsi di tante materie sensibili, rende piu' fragile la magistratura.
16. DICE IL SI': Il sorteggio vuole eliminare la rappresentativita' politica in senso lato di chi e' eletto nel CSM. Oggi gli eletti al CSM rispondono, spesso se non per lo piu', alle correnti. (Detto in modo piu' brutale: "Sei per il NO? Allora sostieni le correnti!").
RISPONDE IL NO: Per prima cosa bisogna sfatare la "leggenda nera" che circonda le "correnti". Non e' giusto ridurle a "cordate" o gruppi di pressione interessati, che servono solo alla spartizione delle cariche (sebbene vi sia anche questo nella loro storia, per carita', ed e' un problema grave, denunciato da molti Presidenti della Repubblica!). Demonizzare le correnti dell'Associazioni nazionale magistrati perche' a volte hanno portato lottizzazione e logiche di spartizione delle nomine negli uffici giudiziari, e' come demonizzare i partiti politici perche' ci sono corruzione, favori e malcostume vario.
Le correnti esprimono pluralismo e promuovono il dibattito delle idee intorno all'amministrazione della giustizia, in questo senso sono importanti, ed e' molto importante che ci sia diversita' di idee dentro un organo come il Csm che, come abbiamo detto, ha anche funzioni di indirizzo.
Forse, per scoraggiare il malcostume dentro il Csm, piu' che estrarre a sorte i componenti togati, sarebbe utile dare il buon esempio. Magari a cominciare dal fatto di non assumere al ministero della giustizia persone coinvolte nello scandalo Palamara, oppure non prendere come testimonial della riforma costituzionale la figura-simbolo di uno scandalo grave, come, per l'appunto, Luca Palamara in persona...
17. DICE IL SI': Non e' vero che il sorteggio altera gli equilibri in favore della componente politica! Gli equilibri sono due terzi e un terzo e restano due terzi e un terzo.
RISPONDE IL NO: Nei due futuri CSM la proporzione tra i componenti e' la stessa, ma lo squilibrio deriva dal modo diverso in cui sono selezionati. Sorteggio puro per i magistrati, sorteggio "temperato" (ovvero sorteggio entro una lista predeterminata che risponde ai desiderata dei parlamentari, quindi di fatto pilotato) per la componente politica. Nei nuovi CSM ci saranno figure isolate e disomogenee contro una "falange" compatta. Purtroppo, la storia insegna che una minoranza organizzata prevale sempre su una maggioranza disorganizzata.
Quanto all’Alta Corte disciplinare, lì il peso dei magistrati diminuira': nel CSM odierno i magistrati sono i 2/3 dei componenti, nella futura Alta Corte scenderanno ai 3/5 (vedi anche punto n. 19).
18. DICE IL SI': Perche' il sorteggio dovrebbe essere un problema? Si usa gia' per la composizione del Tribunale dei ministri e per le corti d'Assise.
RISPONDE IL NO: Attenzione, in entrambi i casi il sorteggio si applica a organismi giudicanti, non organismi di autogoverno o rappresentativi.
Per il Tribunale dei Ministri, il sorteggio dei membri avviene tra i magistrati di Tribunale di un distretto (generalmente quello di Roma) con almeno cinque anni di anzianita' e serve a garantire la massima imparzialita' dell'organo chiamato a esercitare il controllo giurisdizionale sul potere politico. Per le corti d'Assise e le Corti d'Assise d'Appello, poi, il sorteggio e' limitato ai giudici popolari (che rappresentano la cittadinanza nel giudizio dei processi penali piu' gravi), non ai togati, che ne fanno stabilmente parte, i quali garantiscono la competenza necessaria a giudicare.
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ALTA CORTE DISCIPLINARE
19. DICE IL SI': l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare (senza ricorso in Cassazione) e' l'unico modo di affidare a un organo terzo la giustizia disciplinare che faccia valere la responsabilita' dei magistrati in ordine ai loro doveri d'ufficio in misura piu' efficace di quanto sia stato in grado di fare, fino ad oggi, il CSM.
RISPONDE IL NO: I fautori del Si' dicono che e' l'unico modo di far pagare davvero ai magistrati i propri errori, ma se andiamo a vedere, anche in questo i dati raccontano una storia diversa.
Le statistiche complete e disponibili dal 2010 al 2025 dicono che il sistema disciplinare della magistratura italiana opera in modo costante ed efficace: 1.399 processi disciplinari definiti (dal gennaio 2010 al settembre 2025), con 644 condanne: una media di 42 condanne l'anno, pari al 46% dei casi (contro un 44% di assoluzioni e 10% non luogo a procedere). Il Vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli - giurista, eletto in quota Lega (partito che sostiene la riforma) - ha riconosciuto pubblicamente che: "La Sezione disciplinare opera con serieta', competenza e rigore nell'analisi degli atti, senza alcuna influenza riconducibile alle appartenenze associative" (Il Dubbio, 28 gennaio 2025). Una conferma indiretta del buon funzionamento delle sezioni disciplinari viene anche dal fatto che il ministro della Giustizia Nordio, che ne ha facolta', ha impugnato appena 6 sentenze su 184, tra il gennaio 2023 e il settembre 2025.
Allora che bisogno c'era di togliere il potere disciplinare al Csm?
Tanto piu' che per tutte le professioni (avvocati, medici, geologi, ingegneri...), i procedimenti disciplinari sono affidati agli ordini stessi, tutti i professionisti si giudicano tra di loro, e anche il loro lavoro puo' avere un impatto enorme - addirittura di vita o di morte, nel caso dei medici! - sulla vita dei cittadini. Perche' bisogna fare diversamente solo per i magistrati?
Se guardiamo cosa prevede la modifica costituzionale, desta allarme il potenziale rischio di intimidazione nei confronti dei magistrati che si annida nelle pieghe della norma. Dentro l'Alta corte, infatti, i collegi che valutano i singoli casi saranno formati in modalita' ancora da definire: per ora la legge dice solo che in essi i magistrati "saranno rappresentati" - ma non dice in che numero e in che proporzione. Una maggioranza politica potrebbe, per esempio, fare una legge secondo cui sono i suoi rappresentanti a giudicare, in maggioranza, il magistrato. Magari un magistrato che ha fatto qualche inchiesta "scomoda", per corruzione o altro...
20. DICE IL SI': Le soluzioni individuate corrispondono in larga misura a ipotesi avanzate in precedenza, anche da sinistra. Per esempio, l'Alta corte disciplinare era stata proposta anche dal PD a suo tempo.
RISPONDE IL NO: E allora? I nostri argomenti per il NO riguardano i contenuti e i rischi posti da questa riforma costituzionale oggetto di referendum, non vecchi progetti, o parte di essi, o i loro promotori. Le riforme costituzionali vanno sempre valutate nel loro complesso e nel contesto in cui sono proposte.
Se poi vogliamo andare a vedere i vecchi progetti, per esempio "l'Alta corte disciplinare" di cui parlava il programma politico del Partito Democratico per le elezioni 2022, scopriamo enormi differenze rispetto a quella introdotta dalla riforma Nordio. In quel caso, non si trattava di sottrarre al Csm il potere disciplinare, ma di costituire un organismo aggiuntivo destinato ai soli ricorsi in appello, che avrebbe potuto svolgere una valutazione di merito in secondo grado, in aggiunta al controllo di legittimita' del ricorso in Cassazione (l'unico attualmente disponibile per i giudizi disciplinari).
21. DICE IL SI': Nei procedimenti disciplinari, lasciare la possibilita' di ricorso in Cassazione darebbe l'ultima parola a magistrati giudici.
RISPONDE IL NO: Il diritto di difendersi davanti a un giudice e' uno dei cardini dello Stato di diritto.
Secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, si tratta di un principio fondamentale che fa parte del nucleo immodificabile della Costituzione. E' incredibile che si pensi di violarlo proprio ai danni dei magistrati, sulla base di un pregiudizio per cui i magistrati deciderebbero sempre a favore dei loro colleghi (a proposito di processi alle intenzioni...).
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TRASFORMAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO
22. DICE IL SI': Poteri e funzioni dei PM non cambiano: non si vede perche' dovrebbero trasformarsi in "superpoliziotti" o comunque interpretare il proprio ruolo in modo diverso da oggi. Questa della "cultura della giurisdizione" comune a giudici e pm e' una delle balle piu' solenni che vengono messe in campo. E' figlia ultima di un rito nel quale giudici terzi e parte processuale pubblica si confondevano in nome della pretesa punitiva dello Stato etico.
RISPONDE IL NO: La Costituzione assegna al pubblico ministero il ruolo di "parte imparziale". Il PM e' concepito all'origine come un garante della legalita', non come antagonista processuale o avvocato dell'accusa e adempie correttamente ai suoi doveri solo quando le sue conclusioni sono in linea con le prove raccolte nel processo, non quando ottiene la condanna. Al contrario, l'avvocato, anche quando e' convinto della colpevolezza del suo assistito che nega le sue responsabilita', non puo' - deontologicamente e giuridicamente - chiederne la condanna al giudice. Questa diversita' del PM rispetto alla parte privata, il difensore, e' rimasta anche con la trasformazione del processo in senso accusatorio cominciata nel 1989. Parlare per questo di "Stato etico", ovvero di uno Stato che e' tenuto come valore assoluto, al di sopra dei cittadini, come aspirava a essere quello fascista, pare davvero fuori luogo.
23. DICE IL SI': Cent’anni di indagini penali di ogni genere e natura non sembra indichino un particolare attivismo dei PM a favore degli indagati. Ma forse ci siamo persi qualcosa?
RISPONDE IL NO: Nel quotidiano lavoro dei tribunali e' frequente assistere ad un PM che, alla fine di un processo, chiede l'assoluzione: e' la fisiologia del sistema, non l'eccezione.
In assenza di puntuali statistiche ufficiali, si stima che piu' della meta' delle notizie di reato finiscano archiviate (il piu' delle volte, senza necessita' dell'intervento di un difensore), mentre, per quanto riguarda i casi che vanno a giudizio, i dati registrano un'alta percentuale di assoluzioni.
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ERRORI GIUDIZIARI
24. DICE IL SI': Gli errori giudiziari sono una vergogna! mille persone innocenti in galera ogni anno, quasi seimila casi di ingiusta detenzione! bisogna dire SI' per porre fine a questo scandalo!
RISPONDE IL NO: Nei dibattiti televisivi spesso si "danno i numeri", senza indicare la fonte del dato e senza spiegarlo bene.
Questi i dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia: in Italia, le riparazioni per ingiusta detenzione (quando l'indagato o l'imputato sono privati della liberta' durante un processo che poi si conclude con assoluzione) si attestano stabilmente tra 550 e 600 l'anno su circa 40.000 misure cautelari restrittive applicate: circa l'1,3% di quelle totali.
Gli errori giudiziari rilevati in sede di revisione (quando una condanna ormai definitiva viene modificata con l'istituto della revisione) sono circa 7 l'anno, pari a 0,12 casi per milione di abitanti.
Ognuno di questi casi e' un dramma, naturalmente. Ma se confrontiamo i nostri dati con l'estero (pur con tutte le cautele dovute al fatto che i sistemi sono diversi), vediamo che anche in altri Paesi, come la Francia e il Regno Unito, non mancano denunce di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, anche in misura maggiore rispetto all'Italia.
Per inciso, i danni subiti e i risarcimenti conseguenti sono riconosciuti sulla base di giudizi pronunciati da magistrati.
25. DICE IL SI': Con la riforma, mai piu' un "caso Tortora"!
RISPONDE IL NO: Purtroppo non si vede come. La riforma non puo' garantire che non si verifichino piu' errori giudiziari. Il "caso Tortora" non era conseguenza di eccessiva vicinanza tra giudici e pubblici ministeri, ma di una pessima applicazione della legge sui pentiti, che allora esisteva da pochissimo tempo... per fortuna l'esperienza e la giurisprudenza hanno migliorato le cose. Ma, poiche' i magistrati sono fallibili come tutti gli esseri umani, il sistema prevede diversi gradi di giudizio, che, anche in quel caso, consentirono di arrivare all'assoluzione.
2. MAESTRI. EUGENIO GARIN: NON ERA POSSIBILE...
[Da Eugenio Garin, La filosofia come sapere storico, Laterza, Roma-Bari 1990, p. 140]
Non era possibile capire quegli uomini, quei tempi, quella cultura, a prescindere dalle vicende politiche e morali.
3. ET COETERA. ANCHE L'ILLUSTRE STORICA GIOVANNA FIUME SOTTOSCRIVE L'APPELLO "PER LA PACE NEL CUORE D'EUROPA". UN CRESCENTE MOVIMENTO DELLA SOCIETA' CIVILE CHIEDE LA FINE IMMEDIATA DELLA GUERRA IN UCRAINA E UN'EUROPA DI PACE DISARMATA E DISARMANTE DALL'ATLANTICO AGLI URALI
Anche l'illustre storica Giovanna Fiume sottoscrive l'appello "per la pace nel cuore d'Europa" promosso da padre Alex Zanotelli, Giancarla Codrignani, Olga Karach, Raniero La Valle, Luisa Morgantini, Giuliano Pontara, Yurii Sheliazhenko e tante altre persone amiche della nonviolenza.
A tutte le persone senzienti e pensanti, alle associazioni ed alle istituzioni democratiche, e particolarmente a tutti i parlamenti e i governi d'Europa si chiede un impegno persuaso, concreto e immediato per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
E' questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per far cessare la guerra abominevole che mena strage d'esseri umani da quattro anni nel cuore d'Europa.
E' questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per evitare che essa si espanda e diventi la guerra mondiale e nucleare che puo' cancellare l'intera umana famiglia.
Se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire a fermare anche le altre nelle altre parti del mondo.
Se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire ad avviare quella pace disarmata e disarmante che proprio attraverso il ripudio dela guerra e il disarmo potrebbe restituire fiducia ed energie all'umanita' intera nell'impegno comune per il bene comune.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Siamo una sola famiglia umana in un unico mondo vivente.
Occorre soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.
Occorre porsi sempre dalla parte di tutte le vittime contro tutti i carnefici.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Non "si vis pacem, para bellum", ma "si vis pacem, para pacem".
Non "fiat iustitia, pereat mundus", ma "vivat mundus et fiat iustitia".
Non "dulce et decorum est pro patria mori", ma "dulce et decorum est vivere et vivere sinere".
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Si torni al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana che recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Si torni al rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che all'articolo 2 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita".
Si torni al rispetto della Carta delle Nazioni Unite che si apre con le parole: "Noi, popoli delle nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra".
Si torni al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, che all'articolo 3 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla liberta' ed alla sicurezza della propria persona".
*
In tante e tanti lo abbiamo gia' detto piu' e piu' volte volte:
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
*
Chiediamo la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Costruiamo un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Difendiamo i diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
Chiediamo coralmente la fine immediata della guerra nel cuore d'Europa.
Chi condivide questa opinione sottoscriva e ci aiuti a far circolare questo appello.
Di seguito le prime adesioni:
padre Alex Zanotelli
Giancarla Codrignani
Giovanna Fiume
Olga Karach
Raniero La Valle
Luisa Morgantini
Giuliano Pontara
Yurii Sheliazhenko
Maurizio Acerbo
Fabio Alberti
Francesco Ambrosi
Marta Anderle
Elisabetta Andreani
Luigi Andriani
Serenella Angeloni Cortesi
Andrea Araceli
Paolo Arena
don Luigi Arnaboldi
Edy P. Arnaud
Franca Babbucci
Luciano Bagoli
Vincenzo Balzani
Giuseppe Barone
Grazia Bellini
Bruna Bellotti
Marco Bersani
Olga Bertaina
Maria Elena Bertoli
Moreno Biagioni
Davide Biolghini
padre Angelo Bissoni
Guido Blanchard
Diego Bonifaccio
Claudio Boreggi
Franco Borghi
Gabriella Bortolotti
Alberto Boschi
Giovanni Bosco
Marco Brama
Marcella Brancaforte
Antonio Bruno
Giovanna Bruno
Luisa Bruno
Valentina Bruno
Roberto Budini Gattai
Emanuela Bussolati
Giuseppe Caccavale
Augusto Cacopardo
Alessandra Cangemi
Vito Capano
Francesco Domenico Capizzi
Luciana Carotenuto
Sergio Caserta
Antonio Catozzi
Augusto Cavadi
Gabriella Cavagna
Guido Cerbai
Angelo Cifatte
Rosa Maria Cigna
Luigi Cimarra
Rachele Colella
Mario Cossali
Maria Donata Cotoloni
Pia Covre
Andrea Cozzo
Renzo Craighero
Nicoletta Crocella
Rosanna Crocini
Baldassare Cuda
Massimo Dalla Giovanna
Augusto Dalmasso
Pasquale D'Andretta
Maria D'Asaro
Lucia Davico
Marina de Felici
Giuseppe Deiana
don Vitaliano Della Sala
Emma De Luca
Bianca de Matthaeis
Giuseppina Depau
Mario Di Marco
Biagio Di Maria
Domenico Di Martino
Antonella Doria
Orietta Doria
padre Elia Ercolino
Pasquale Esposito
Gigi Eusebi
Luigi Fasce
Giancarlo Fascendini
Claudio Fecchio
Gabriella Feo
Michele Feo
Fausta Ferruzza
Angelo Gaccione
Silvia Galiano
Ezio Gallori
Nuccia Gatti
don Pasquale Gentili
Davide Ghaleb
Ana Maria Giannasi
Elena Giannasi Mazzeo
Fernanda Giannasi
Agnese Ginocchio
Giuseppe Girgenti
Franca Grasselli
Mariarosaria Gravino
Fiorella Grigio
Massimo Guitarrini
Aurelio Juri
Emilio Lambiase
Francesco Lena
Antonella Litta
Matteo Loreti
Monica Malventano
Paola Mancinelli
Giovanni Mandorino
Andrea Mariano
Gian Marco Martignoni
Amalia Martini
Licia Masi
Giuseppe Matteotti
Victor Matteucci
Paolo Mazzinghi
Vittorio Mazzone
Alessandra Mecozzi
Stefano Mencherini
Agustin Jose' Menendez
Enrico Mezzetti
Giuliano Minelli
Vittorio Miorandi
Giorgio Moio
Gianfranco Monaca
Pigi Moncelsi
Pierangelo Monti
Milena Mottalini
Rosanna Mulas
Rosangela Mura
Antonello Murgia
Laurino Giovanni Nardin
Linda Natalini
Amalia Navoni
Nadia Neri
Gianluca Paciucci
Ilva Palchetti
Vittorio Pallotti
Sergio Paronetto
Beppe Pavan
Raffaella Peder
Maria Speranza Perna
Donato Perreca
Marcello Pesarini
Emanuela Petrolati
Enrico Peyretti
Carmen Plebani
Cosimo Regina
Elio Rindone
Alberto Risi
Bruno Risi
Roberto Romizi
Gabriella Rossetti
Giuliana Rossi
Mara Rossi
Sara Adriana Rossi
Vincenzo Russo
Consiglia Salvio
Pasquale Salvio
Stefano Sarcinelli
Mauro Sarnari
Gabriele Scaramuzza
Luca Serafini
Giulio Sica
Maria Silvestrelli
Sergio Simonazzi
Peppe Sini
Bruno Steri
Rita Stucchi
Giuseppe Tadolini
Luciana Tavernini
Vittoria Tola
Ada Tomasello
padre Efrem Tresoldi
Laura Tussi
Vincenzo Valtriani
Sandro Ventura
Guido Viale
Giulio Vittorangeli
Luciano Zambelli
Mauro Carlo Zanella
Luisa Zanotelli
Rina Zardetto
Stefano Zuppello
Anpi del Trentino
Anpi provinciale di Cagliari
Anpi sezione "Angelo Bettini" - Rovereto-Vallagarina
Associazione Alleanza Beni Comuni ODV di Pistoia
Associazione Cultura e' liberta' - una campagna per la Palestina
Associazione di volontariato "Diritti senza barriere"
Associazione Italia-Nicaragua, circolo di Viterbo
Associazione ecopacifista "Acquanuvena" odv di Avola (Sr)
Associazione Reggiana per la Costituzione
Associazione "Respirare" di Viterbo
AssoPacePalestina
"Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Centro Pace ecologia e diritti umani - Rovereto
Centro Pandora di Padova
Circolo Armando Hart Davalos, sezione italiana della “Sociedad Cultural Jose' Marti' de la Solidaridad Internacional" - Cuba
Circolo "Guido Calogero e Aldo Capitini" di Genova
Comitato Nepi per la Pace
Comitato Pace Convivenza e Solidarieta' "Danilo Dolci" di Trieste
Cooperativa "Terra dei miti" di Sorrivoli (Fc)
Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo
Coordinamento Valdarno per la Pace
Donne in Nero di Padova
Donne in nero di Piombino
donne in nero di Reggio Emilia
Fondazione Ernesto Balducci
Fondazione We shall overcome ETS di Pratovecchio Stia - Subbiano (Ar)
Gruppo Donne in Nero - Rovereto
gruppo "Il Gibbo"
gruppo "In cammino per la Pace e il disarmo"
Gruppo per la Pace di Massa Marittima (Gr)
gruppo "Per una Chiesa diversa"
le amiche e gli amici di Alfio Pannega
Movimento Internazionale della Riconciliazione - sezione di Vicenza
Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio - Campania
il giornale "Odissea" di Milano
Presidio donne per la pace di Palermo
la rivista "Pensionati uniti"
Rete per la Pace - Franciacorta
"Scienza medicina istituzioni politica societa'" odv
Societa' Nuova Atletica 87 - Associazione di sport, cultura e tempo libero
Tavolo per la pace di Viterbo
tutti gli ospiti latinoamericani nel Molino del Doccione
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Appello gia' pubblicato nei siti:
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Agora' Vox
AmbienteWeb
Bioregionalismo Treia
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Per aderire scrivere a: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Il testo seminale dell'appello "Per la pace nel cuore d'Europa" e i molti altri contributi di riflessione e proposta che nel frattempo lo hanno arricchito ed approfondito possono essere richiesti scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it.
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Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera"
Viterbo, 24 gennaio 2026
4. AMICIZIE. PEPPE SINI: UN CONVEGNO A VERONA PER RICORDARE ALEX LANGER
Il 30-31 gennaio e il primo febbraio 2026 si svolge a Verona un convegno per ricordare Alex Langer.
Anch'io sono uno degli innumerevoli vecchi amici di Alex, e sono quindi assai grato al Movimento Nonviolento ed alle altre realta' associative ed istituzionali che hanno promosso questa occasione di ricordo.
Di seguito il comunicato diffuso dal Movimento Nonviolento.
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"Alex Langer, facitore di pace. Stiamo facendo cio' che era, e' e sara' giusto?"
Un Convegno itinerante a Verona, 30-31 gennaio e 1 febbraio 2026
In occasione degli 80 anni dalla nascita e dei 30 anni dalla morte, vogliamo partire dalle molte tracce lasciate da Langer a Verona (citta' di pace e citta' di ponti) suo luogo di elezione per tante iniziativa culturali e politiche, per interrogarci sull'oggi e verificare quanto il "metodo Langer" sia ancora attualissimo per "continuare in cio' che era giusto".
Il Convegno, nello spirito del "viaggiatore leggero", sara' itinerante:
- venerdi' 30/01 sera, ore 20:45: spettacolo all'Auditorium Don Calabria di San Zeno in Monte;
- sabato 31/01 mattina, ore 10:00: Aula Caprioli dell'Universita' di Verona, presso il polo Zanotto;
- sabato 31/01 pomeriggio, ore 14:30: Auditorium della Chiesa di San Fermo;
- domenica 01/02 mattina, ore 9:30: Aula Magna del Seminario Vescovile Maggiore.
Il Convegno e' promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento), con il contributo e il patrocinio del Comune di Verona, Diocesi di Verona, Universita' di Verona, con l'adesione della Fondazione Alexander Langer Stiftung e dell'Istituto Opera Don Calabria.
Partecipazione libera, aperta a tutte e tutti gli interessati, fino ad esaurimento posti.
Di seguito il link con il programma completo.
https://www.movimentononviolento.it/sedi/verona/alex-langer-facitore-di-pace-un-convegno-itinerante-a-verona-31-gennaio-e-1-febbraio-2026
Per maggiori informazioni:
Casa per la Nonviolenza, via Spagna 8, Verona
segreteria at arenadipace.it
segreteria at movimentononviolento.it
Nei giorni precedenti tel. 045 8009803
Durante il convegno cell. 351 4981281
Movimento Nonviolento Verona
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Ho chiesto al mio amico Benito D'Ippolito, che anch'egli lo conobbe, un ricordo di Alex; eccolo:
Era una persona minuta e gentile
assomigliava al Cappellaio matto di Alice e a Bertrand Russell
mi chiedevo di dove traesse la forza sovrumana o troppo umana
necessaria a sostenere la miriade d'iniziative di cui era centro
Era un amico della nonviolenza
testimonio' fino alla fine
contro il dolore del mondo
per il diritto di ogni essere umano ad essere aiutato
per il dovere di ogni essere umano ad aiutare il prossimo
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Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta contro tutte le guerre e le uccisioni.
Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Ricordando Alex Langer proseguiamo nella lotta nonviolenta per proteggere e accudire quest'unico mondo vivente, casa comune dell'umanita' intera, di cui tutte e tutti siamo parte e custodi.
"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 7 del 25 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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