[Nonviolenza] Preferirei di no. 5



"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 5 del 23 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Due sonetti di Giuseppe Gioachino Belli
2. Simone Weil: Perche' egli pensa
3. "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale": Referendum giustizia, 5 motivi per votare No
4. "Sbilanciamoci": Referendum giustizia 2026: votiamo NO per difendere la Costituzione
5. Peppe Sini: Una spiacevolezza
6. Peppe Sini: La questione decisiva
7. Peppe Sini: Tra due mesi
8. Una lettera agli amici vicini e lontani: un impegno urgente e corale per fermare adesso la guerra nel cuore d'Europa

1. CLASSICI. DUE SONETTI DI GIUSEPPE GIOACHINO BELLI
[Da Giuseppe Gioachino Belli, Sonetti, Mondadori, Milano 1978, 2006, pp. 89 e 339]

Li soprani der monno vecchio

C'era una vorta un Re cche ddar palazzo
Manno' ffora a li popoli st'editto:
"Io so' io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
Pozzo venneve a ttutti a un tant'er mazzo:
Io, si vve fo impicca', nun ve strapazzo,
Che la vita e la robba io ve l'affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd'Imperatore,
quello nun po' ave' mai voce in capitolo":

Co st'editto anno' er boja pe ccuriero
Interroganno tutti in zur tenore:
E arisposeno tutti: E' vvero, e' vvero.

21 gennaio 1832

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Li sordati bboni

Subbito ch'un zovrano de la terra
Crede c'un antro j'abbi tocco un fico
Dice ar popolo suo: "Tu sei nimmico
Der tale o dder tar re; ffajje la guerra".

E er popolo, pe sfugge la galerra
O cquarc'antra grazzietta che nnun dico,
Pijja lo schioppo, e vviaggia com'un prico
Che spedischino in Francia o in Inghirterra.

Ccusi', pe li crapicci d'una corte
Ste pecore aritorneno a la stalla
Co mmezza testa e cco le gamme storte.

E cco le vite ce se ggiuca a ppalla,
Come quela puttana de la morte
Nun vienissi da lei senza cercalla.

23 maggio 1834

2. MAESTRE. SIMONE WEIL: PERCHE' EGLI PENSA
[Da Simone Weil, Riflessioni sulle cause della liberta' e dell'oppressione sociale, Adelphi, Milano 1983, 1984, p. 74]

E tuttavia nulla al mondo puo' impedire all'uomo di sentirsi nato per la liberta'. Mai, qualsiasi cosa accada, potra' accettare la servitu'; perche' egli pensa.

3. MATERIALI. "SOCIETA' CIVILE PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE": REFERENDUM GIUSTIZIA, 5 MOTIVI PER VOTARE NO
[Dal sito della Cgil (www.cgil.it) riprendiamo e diffondiamo il seguente documento del comitato "Societa' civile per il no nel referendum costituzionale" disponibile anche in altri siti internet]

Referendum giustizia, 5 motivi per votare No
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SU COSA SI VOTA?
Col referendum del 22-23 marzo 2026 siamo chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta "riforma Nordio", cioe' la legge di riforma costituzionale della magistratura recante "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" del 30 ottobre 2025.
Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:
A) l'istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell'accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;
B) l'estrazione a sorte (anziché l'elezione) dei loro componenti, con modalita' diverse per magistrati e componente "politica";
C) la creazione di un'Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).
Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la "separazione delle carriere" tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di piu'.
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PERCHE' DICIAMO NO ALLA RIFORMA
I. PERCHE' MINACCIA L'AUTONOMIA E L'INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA
Il Consiglio superiore della magistratura e' un organo di rilievo costituzionale (cioe' previsto dalla Costituzione) che garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, penale e civile. E' composto per due terzi da magistrati (i "togati") e per un terzo da avvocati e professori universitari di diritto (i "laici"), eletti, rispettivamente, dai magistrati e dal Parlamento.
I padri e le madri costituenti hanno assegnato al CSM il potere di nominare, trasferire, promuovere e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati: dicevano che questi poteri erano come quattro "chiodi" piantati per mantenere salda l'autonomia e l'indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza.
Questa riforma, pero', cambia il modello costituzionale del CSM. Non solo "spacchetta" il CSM in tre organi (un CSM per i giudici, uno per i pm e un'Alta corte disciplinare), ma modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l'equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).
In una parola: nella Costituzione resta scritto (art. 104) che "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere", ma la riforma ha picconato i pilastri posti a salvaguardia di questo principio sacrosanto.
Come?
La riforma toglie ai magistrati la possibilita' di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio. Cosi' si privano i magistrati - solo loro, tra tutti i cittadini! - della possibilita' di scegliere le persone che ritengono piu' adatte e competenti a rappresentarli e ad amministrare la loro vita professionale.
La riforma crea un pesante squilibrio tra componenti "togati" e "laici" di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i "laici" che invece saranno sorteggiati all'interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento (maggioranza parlamentare): di fatto, un finto sorteggio.
La riforma toglie ai CSM il potere disciplinare, uno dei quattro pilastri posti a tutela della sua indipendenza e autonomia.
La riforma, infine, trasferisce il potere disciplinare a un'Alta corte, la cui composizione, rispetto al vecchio Csm, riduce la percentuale dei magistrati. Rispetto a questo nuovo organismo, le preoccupazioni maggiori riguardano i collegi giudicanti costituiti all'interno dell'Alta corte per valutare i singoli casi. Questi collegi verranno formati in modalita' ancora da definire: per ora la legge dice solo che in essi i magistrati "saranno rappresentati" - ma non dice in che numero e in che proporzione. Una maggioranza politica potrebbe, per esempio, fare una legge secondo cui sono i suoi rappresentanti a giudicare, in maggioranza, il magistrato. Il rischio di pressioni, interferenze e intimidazioni, quindi, esiste. Per i giudizi dell'Alta corte, inoltre, non e' previsto il ricorso in Cassazione, ma solo il ricorso in appello davanti a un altro collegio dell'Alta corte stessa.
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II. PERCHE' NON RISOLVE I PROBLEMI DELLA GIUSTIZIA CHE GRAVANO SUI CITTADINI (ANZI, DISPERDE RISORSE PERCHE' MOLTIPLICA I COSTI!)
La riforma non fa nulla per affrontare le vere emergenze e i molti mali che affliggono la giustizia italiana. Tempi lunghissimi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complicati... Il disagio dei cittadini nasce soprattutto da questi problemi, che resteranno immutati. Deve essere chiaro che votando si' alla riforma non ci sara' una giustizia piu' efficiente e piu' vicina ai cittadini.
Per di piu', sostituire il vecchio, unico CSM con tre organismi indipendenti triplica i costi, disperdendo risorse che potrebbero essere utilmente investite per far funzionare meglio le procure e i tribunali.
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III. PERCHE' SEPARARE LE CARRIERE DI GIUDICI E PUBBLICI MINISTERI PUO' "SNATURARE" LA PUBBLICA ACCUSA (SENZA AUMENTARE IN MODO SIGNIFICATIVO LE GARANZIE DI IMPUTATI E INDAGATI)
Oggi, giudici e pubblici ministeri si formano e fanno il concorso insieme, la carriera e' una, poi assumono funzioni diverse, giudicante o requirente. Possono cambiare una volta sola, passando dall'una all'altra, e per farlo devono anche trasferirsi in un'altra citta' o regione. Non succede quasi mai (nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9000 magistrati: lo 0,4%). Dunque esiste gia', di fatto, una separazione di funzioni.
L'alta percentuale di processi che termina con l'assoluzione (cioe' il giudice che rifiuta le richieste del pubblico ministero) mostra che, con questo sistema, il giudice e' gia' "terzo e imparziale" come vuole la Costituzione (art. 111), e non da' ragione al pm solo perche' sono "colleghi".
Insieme alla carriera, poi, i magistrati condividono la stessa cultura giurisdizionale: in concreto, giudici e accusa condividono una funzione pubblica, il PM non deve "vincere", ma deve cercare anche le prove a discarico dell'imputato. Questo e' una garanzia a protezione di indagati e imputati (l'avvocato, invece, che e' una parte privata, non deve cercare anche le prove a carico).
Cosa puo' succedere con la carriera separata? Se il pm diventa semplicemente una parte speculare alla difesa, a quel punto non deve preoccuparsi di cercare la verita', ma solo di ottenere una condanna. Questo rende piu' vulnerabili gli imputati che non possono permettersi costosi collegi di difesa.
Si rischia di avere un pm "superpoliziotto", dicono alcuni, piu' forte coi deboli, piu' debole coi forti perche' maggiormente condizionabile (per le ragioni gia' esposte sopra).
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IV. PER IL MODO IN CUI LA RIFORMA E' STATA APPROVATA (CHE E' L'OPPOSTO DI QUELLO RACCOMANDATO DALLA COSTITUZIONE)
La Costituzione prevede la possibilita' di modifiche, ma prevede anche un procedimento complesso, per incoraggiare una condivisione ampia e tempi di riflessione distesi, sia in Parlamento, sia nella societa' (per esempio, richiede quattro approvazioni parlamentari anziche' due, e fra l'una e l'altra devono passare necessariamente tre mesi, perche' si possa discutere dentro e fuori dall'Aula). Proprio il contrario di quello che e' avvenuto.
Siamo chiamati al referendum perche' la riforma non ha ottenuto l'approvazione dei due terzi del Parlamento. In assenza di una condivisione larga, il governo, anziche' favorire la discussione, ha voluto fare da solo, con un procedimento "blindato": dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non e' stato possibile presentare emendamenti. Si e' arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d'approvazione. E' la prima volta nella storia della repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata e "chiusa" che e' esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti.
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V. PERCHE' DICHIARAZIONI PUBBLICHE DEL GOVERNO CONFERMANO (E AGGRAVANO) LE PREOCCUPAZIONI PER L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA
Da molti mesi, il governo attacca il lavoro della magistratura ed esprime insofferenza verso il controllo di legalita'. Per esempio, la presidente del Consiglio ha parlato dell'esigenza di "fermare l'invadenza" della magistratura rispetto alle decisioni del potere politico (in relazione ai doverosi controlli della Corte dei Conti, che tutela i soldi raccolti con le tasse pagate dai cittadini). Ha detto pure che spesso la magistratura "vanifica il lavoro delle forze di sicurezza", menzionando casi in cui i giudici sono intervenuti annullando misure di fermo, detenzione o espulsione applicando le leggi esistenti a garanzia dei cittadini. Il ministro della Giustizia Nordio addirittura lamenta che i dirigenti dell'opposizione "sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranita' della politica davanti all'invadenza delle procure" e li biasima perche', opponendosi alla riforma, "compromettono la loro liberta' di azione di domani".
Ma l'indipendenza della magistratura serve proprio a far si' che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo e controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. E' uno dei cardini delle democrazie liberali, che non a caso oggi e' sotto attacco in molti Paesi, in Europa e nel mondo. Altrimenti la legge non e' uguale per tutti.

4. MATERIALI. "SBILANCIAMOCI": REFERENDUM GIUSTIZIA 2026: VOTIAMO NO PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE
[Dal sito di "Sbilanciamoci" (www.sbilanciamoci.info) riprendiamo e diffondiamo il seguente comunicato del 22 gennaio 2026]

Il 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a votare sul referendum costituzionale relativo alla riforma Nordio, che interviene sull'ordinamento della magistratura modificando sette articoli della Costituzione.
Sbilanciamoci!, insieme a molte altre organizzazioni, e' tra i promotori de La Via Maestra, la rete nata per difendere e promuovere i valori costituzionali. Proprio da questo percorso r' nata la decisione - condivisa anche con la CGIL e tante realta' sociali e civiche - di dare vita a un Comitato della societa' civile per il NO al referendum.
Il Comitato riunisce associazioni e personalita' del mondo della cultura, del diritto e dell'impegno civile: lo presiede Giovanni Bachelet, con figure come Gaetano Azzariti, Benedetta Tobagi, Rosy Bindi, Silvia Albano e molte altre. E' in corso una raccolta firme a sostegno della mobilitazione e della partecipazione al voto.
Dire NO significa difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e proteggere i principi fondamentali della Costituzione, a garanzia dell'equilibrio tra i poteri e dell'uguaglianza di tutte e tutti davanti alla legge.
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Il referendum
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 riguarda la Legge Nordio, la legge che modifica l'ordinamento della magistratura.
La riforma modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:
- l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell'accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;
- l'estrazione a sorte (anziche' l'elezione) dei loro componenti, con modalita' diverse per magistrati e componente "politica";
- la creazione di un'Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).
Questi cambiamenti mettono a rischio l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, pilastri fondamentali della nostra democrazia.
Votare NO significa proteggere la Costituzione e gli equilibri tra potere giudiziario, legislativo ed esecutivo, garantendo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge.
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5 motivi per dire NO
- La riforma minaccia l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, alterando profondamente l'equilibrio, disegnato dalla Costituzione, tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).
- La riforma non agisce sui problemi reali della giustizia che gravano sui cittadini, quali tempi molto lunghi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complesso. D'altro canto, sostituendo il CSM unico con tre organismi indipendenti porterebbe a un triplicamento dei costi e una dispersione di risorse.
- La riforma, separando le carriere di giudici e pubblici ministeri (che attualmente condividono formazione, carriera e cultura giurisdizionale) potrebbe trasformare il pm in una "parte speculare" alla difesa che non si concentra sulla ricerca della verita' ma solo sull'ottenimento di una condanna, aumentando cosi' la vulnerabilita' dei cittadini che non possiedono sufficienti mezzi per difendersi.
- La riforma e' stata approvata con una procedura affrettata e "chiusa", senza una larga condivisione da parte del Parlamento.
- Le dichiarazioni del governo di attacco alla magistratura e insofferenza verso il controllo di legalita' confermano i timori che la riforma possa ridurre il controllo della magistratura sul potere esecutivo. L'indipendenza dei giudici e' invece essenziale affinche' il potere giudiziario possa limitare e controllare quello esecutivo, per garantire che la legge sia uguale per tutti e proteggere i cittadini. Un principio cardine delle democrazie liberali che viene messo a rischio.
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Il comitato "Societa' civile per il NO"
Per difendere questi valori, associazioni, giuristi e cittadini hanno creato il comitato "Societa' civile per il NO nel referendum costituzionale" che riunisce associazioni, giuristi e cittadini per difendere la Costituzione, l'autonomia della magistratura e contrastare la Legge Nordio, l'autonomia differenziata e il premierato. Al comitato, che invita all'adesione di associazioni, movimenti, cittadini e figure del mondo della cultura, del civismo e dell'universita', aderiscono:
ANPI, ACLI, ARCI, CGIL, Libera, Liberta' e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Salviamo la Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Sbilanciamoci, Auser, Lega per le Autonomie Locali, Articolo 21, Pax Christi, Centro per la Riforma dello Stato, Medicina Democratica, Comitati per il NO ad ogni autonomia differenziata, Movimenti per l'acqua bene comune, Lavoratori precari della giustizia, Insieme per la Giustizia, Comma 2 Lavoro e Dignita', Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rete NOBAVAGLIO, Unione degli Universitari, Costituzionalisti per il NO.
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Per saperne di piu' e partecipare: www.referendumgiustizia2026.it
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Documenti utili:
- Vademecum per il NO;
- 5 motivi per votare NO;
- Dice il si', risponde il No.
Tutti i documenti citati sono disponibili nel sito www.referendumgiustizia2026.it come nel sito www.sbilanciamoci.info ed in altri ancora.

5. REPETITA IUVANT. PEPPE SINI: UNA SPIACEVOLEZZA

La cosiddetta "riforma della giustizia" votata dalla maggioranza parlamentare di estrema destra ha come scopo l'indebolimento dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, e quindi ed esplicitamente la rottura di uno dei principi fondamentali dello stato di diritto e dell'ordinamento democratico: il principio della separazione dei poteri che prevede che potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario siano separati, poiche' laddove separati non sono quel regime si chiama dittatura.
E' tutto qui, senza tanti giri di parole.
Per questo confido che ogni persona ragionevole e sollecita del pubblico bene voti "no" al referendum di fine marzo.
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La democrazia, tutti lo sanno, e' una forma politica - e un'esperienza sociale - conflittuale e complessa, quasi sempre faticosa, sovente noiosa e sicuramente imperfetta; ma la dittatura - sotto qualunque veste si presenti, anche la piu' seducente - e' sempre peggio.

6. REPETITA IUVANT. PEPPE SINI: LA QUESTIONE DECISIVA

In merito al referendum del 22-23 marzo a me sembra che per orientarsi nel voto - e quindi per votare "no", unico voto che mi sembri ragionevole, morale e politico nel senso di quella riflessione di Hannah Arendt secondo cui "la liberta' e' la ragion d'essere della politica" - la questione decisiva sia contrastare la volonta' esplicita del governo Meloni e della coalizione parlamentare che lo sostiene (e del blocco sociale di cui e' espressione) di rendere la magistratura subalterna all'esecutivo, scardinare la Costituzione, procedere verso il regime autoritario prefigurato dai tre pilastri programmatici della coalizione di estrema destra oggi al potere in Italia (rottura della solidarieta' nazionale con la cosiddetta "autonomia differenziata" del partito razzista; controllo governativo del potere giudiziario con la riforma berlusconiana; imbrigliamento ed asservimento del parlamento e riduzione della democrazia a mero rito per un giorno ogni cinque anni con il cosiddetto "premierato" del partito neofascista).
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Detto in altri termini: non e' un referendum "sulla giustizia", e nemmeno "sull'amministrazione della giustizia", e neppure "sul riordino della magistratura". E' un referendum su una legge imposta al parlamento dall'esecutivo la cui finalita' dichiarata - e fin strombazzata in tante sgangherate esternazioni dei prominenti del governo ed in primis della presidente del consiglio dei ministri - e' sottomettere la magistratura alle volonta' del governo, vulnerare la Costituzione repubblicana in un punto cruciale, far saltare la separazione dei poteri che e' il fondamento dello stato di diritto e della democrazia.
Questo mi sembra essere il nocciolo della questione alla luce di un'analisi concreta della situazione concreta.
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Poi e' ovvio che la legge oggetto del referendum presenti vari aspetti che considerati separatamente ed astrattamente sono degni di attenta riflessione, specifica disamina, rigorosa discussione "sine ira ac studio". Cosi' come non vi e' dubbio che in questa vicenda siano implicate questioni complesse che presentano non irrilevanti criticita' e peculiari contraddizioni.
Ma il cuore della faccenda e' di una chiarezza cartesiana: il governo - e lo ha ripetutamente e fin sguaiatamente dichiarato - vuole liberarsi dei controlli di legalita', e per ottenere questo vuole sottomettere la magistratura alle sue voglie. Ma un governo siffatto si chiama dittatura. Quella dittatura che per il partito neofascista, per la lega razzista, per i nostalgici del miliardario iscritto alla P2 resta un modello archetipico, il piu' adatto degli utensili e una fonte d'ispirazione. Per loro si', per noi no; per noi la dittatura resta un'infamia e un obbrobrio, e un crimine contro l'umanita'.
Ecco perche' occorre votare "no": per difendere la Costituzione repubblicana e antifascista, lo stato di diritto e la democrazia. Per difendere le nostre comuni liberta'. Per difendere l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.

7. REPETITA IUVANT. PEPPE SINI: TRA DUE MESI

Tra due mesi si vota nel referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di estrema destra il cui scopo palese e dichiarato e' indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo (che su questioni decisive come questa ha gia' ridotto il parlamento a luogo di mera alzata di mano a ratifica delle decisioni prese dal governo - il che ricorda pur qualcosa).
Sembrano tanti sessanta giorni, ed invece sono assai pochi se si vuole realizzare un'adeguata discussione pubblica su una questione cosi' decisiva come il tentativo governativo di sottomettere la magistratura alle sue voglie, di annientare la divisione dei poteri, di ferire a morte la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto e la democrazia. Addirittura? Addirittura.
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Il dibattito pubblico e' cominciato male: forti del controllo di quasi tutte le reti televisive, il governo, i partiti che lo compongono e il blocco sociale di cui sono espressione, stanno imponendo una retorica scellerata ed ipnotica secondo la quale occorre votare "si'" alla legge sottoposta a referendum perche' essa e' si' contro la magistratura, ma come ognun sa la magistratura si merita questo ed altro.
E sull'odio per la magistratura di tutti quelli che hanno qualche scheletro nell'armadio si intende costruire il consenso a un passaggio decisivo in direzione della svolta autoritaria che neofascisti, razzisti e nostalgici del presidente piduista si prefiggono di portare a compimento, cosa di cui non fanno mistero.
Il rischio e' che anche coloro che non hanno alcun motivo per volere il ritorno al "bivacco di manipoli" possano non rendersi conto di cosa realmente sia in gioco, e finire per votare si' solo in odio a una "casta" che di tutte le caste esistenti nel nostro paese e' quella che svolge la funzione istituzionale piu' necessaria per contrastare hic et nunc la violenza dei potenti.
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Io che scrivo queste righe sono cosi' vecchio da ricordarmi bene non solo del piano eversivo della P2, ma anche della stagione delle stragi di stato e di quel che ne scrisse nitidamente Pasolini; e poiche' all'impegno politico dalla parte delle oppresse e degli oppressi ho dedicato ormai oltre mezzo secolo della mia vita che volge al termine so fin troppo bene che vulnerando la separazione dei poteri si scivola necessariamente verso regimi prima autoritari, poi dispotici, e in conclusione dittatoriali; ed infine, e per dirsela tutta, quando giovinetto studiavo di greco e di latino appresi anche che ogni testo va interpretato nel suo contesto, e questo vale anche e soprattutto per i testi delle leggi.
Cosicche', senza farla tanto lunga, non ho alcun dubbio che quando la presidente del consiglio dei ministri o i suoi ministri e vassalli dichiarano la loro insofferenza per la magistratura che impedisce loro ad esempio di perseguitare esseri umani innocenti, esprimono l'esplicito desiderio di poter governare "legibus soluti", ovvero di poter fare quel che vogliono senza alcun vincolo di legalita', intenzione che nella storia d'Italia fu gia' espressa con l'aulico motto "me ne frego" e si e' visto a quali infamie, a quali orrori e a quale carneficina porto' quel regime.
E quindi quando questo governo impone una legge che e' parte sostanziale del piano che intende realizzare (passo dopo passo, certo, e con tutte le ambiguita' e le astuzie del caso) il programma gelliano-berlusconiano della sottomissione del potere giudiziario all'esecutivo, ebbene, con ogni fibra del mio essere m'indigno e mi oppongo.
E quindi non solo votero' "no" al referendum del 22-23 marzo; ma in questi due mesi mi adoperero', per quanto mi sara' possibile, a contribuire a promuovere una riflessione pubblica adeguata affinche' il "no" prevalga, e la Costituzione, lo stato di diritto e la democrazia non siano travolti dalla barbarie che torna.

8. ET COETERA. UNA LETTERA AGLI AMICI VICINI E LONTANI: UN IMPEGNO URGENTE E CORALE PER FERMARE ADESSO LA GUERRA NEL CUORE D'EUROPA

Carissime e carissimi,
non e' forse questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per far cessare la guerra abominevole che mena strage d'esseri umani da quattro anni nel cuore d'Europa?
non e' forse questo il momento di esercitare il massimo impegno nonviolento per evitare che essa si espanda e diventi la guerra mondiale e nucleare che puo' cancellare l'intera umana famiglia?
E non e' forse vero che se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire a fermare anche le altre nelle altre parti del mondo?
E non e' forse vero che se riuscissimo a fermare la guerra in Ucraina conseguentemente si potrebbe riuscire ad avviare quella pace disarmata e disarmante che proprio attraverso il ripudio dela guerra e il disarmo potrebbe restituire fiducia ed energie all'umanita' intera nell'impegno comune per il bene comune?
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Vi e' un appello, di cui sono primi firmatari padre Alex Zanotelli, Giancarla Codrignani, Olga Karach, Raniero La Valle, Luisa Morgantini, Giuliano Pontara, Yurii Sheliazhenko e tante altre persone amiche della nonviolenza, che da settimane sta raccogliendo crescenti adesioni nella societa' civile del nostro paese e non solo: l'appello "per la pace nel cuore d'Europa", giunto gia' ripetutamente all'attenzione delle istituzioni italiane ed europee; facciamolo crescere ancora, diffondiamolo ancor piu', facciamolo diventare un fatto politico: ovvero un invito irrefutabile ai decisori politici dell'intera Europa dall'Atlantico agli Urali affinche' si adoperino per la cessazione immediata della guerra in Ucraina.
L'appello chiede un impegno urgente e concreto della societa' civile come delle associazioni ed istituzioni democratiche italiane ed europee per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
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Lo abbiamo gia' scritto piu' volte:
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
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Lo abbiamo gia' scritto piu' volte:
Siamo una sola famiglia umana in un unico mondo vivente.
Occorre soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.
Occorre porsi sempre dalla parte di tutte le vittime contro tutti i carnefici.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Non "si vis pacem, para bellum", ma "si vis pacem, para pacem".
Non "fiat iustitia, pereat mundus", ma "vivat mundus et fiat iustitia".
Non "dulce et decorum est pro patria mori", ma "dulce et decorum est vivere et vivere sinere".
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Lo abbiamo gia' scritto piu' volte:
Si torni al rispetto dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana che recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Si torni al rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che all'articolo 2 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita".
Si torni al rispetto della Carta delle Nazioni Unite che si apre con le parole: "Noi, popoli delle nazioni unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra".
Si torni al rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani, che all'articolo 3 recita: "Ogni individuo ha diritto alla vita, alla liberta' ed alla sicurezza della propria persona".
*
Lo abbiamo gia' scritto piu' volte:
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
*
Chiediamo la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Costruiamo un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Difendiamo i diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Chi salva una vita salva il mondo.
*
Chiediamo coralmente la fine immediata della guerra nel cuore d'Europa.
Chi condivide questa opinione sottoscriva e ci aiuti a far circolare questo appello.
Di seguito le prime adesioni:
padre Alex Zanotelli
Giancarla Codrignani
Olga Karach
Raniero La Valle
Luisa Morgantini
Giuliano Pontara
Yurii Sheliazhenko
Maurizio Acerbo
Fabio Alberti
Francesco Ambrosi
Marta Anderle
Elisabetta Andreani
Luigi Andriani
Serenella Angeloni Cortesi
Andrea Araceli
Paolo Arena
don Luigi Arnaboldi
Edy P. Arnaud
Franca Babbucci
Luciano Bagoli
Giuseppe Barone
Grazia Bellini
Bruna Bellotti
Marco Bersani
Olga Bertaina
Maria Elena Bertoli
Moreno Biagioni
Davide Biolghini
padre Angelo Bissoni
Guido Blanchard
Diego Bonifaccio
Claudio Boreggi
Franco Borghi
Gabriella Bortolotti
Alberto Boschi
Giovanni Bosco
Marco Brama
Marcella Brancaforte
Antonio Bruno
Giovanna Bruno
Luisa Bruno
Valentina Bruno
Roberto Budini Gattai
Emanuela Bussolati
Giuseppe Caccavale
Augusto Cacopardo
Alessandra Cangemi
Vito Capano
Francesco Domenico Capizzi
Luciana Carotenuto
Sergio Caserta
Antonio Catozzi
Augusto Cavadi
Gabriella Cavagna
Guido Cerbai
Angelo Cifatte
Rosa Maria Cigna
Luigi Cimarra
Rachele Colella
Mario Cossali
Maria Donata Cotoloni
Pia Covre
Andrea Cozzo
Renzo Craighero
Nicoletta Crocella
Rosanna Crocini
Baldassare Cuda
Massimo Dalla Giovanna
Augusto Dalmasso
Pasquale D'Andretta
Maria D'Asaro
Lucia Davico
Marina de Felici
don Vitaliano Della Sala
Bianca de Matthaeis
Giuseppina Depau
Mario Di Marco
Biagio Di Maria
Domenico Di Martino
Antonella Doria
padre Elia Ercolino
Pasquale Esposito
Gigi Eusebi
Luigi Fasce
Claudio Fecchio
Gabriella Feo
Michele Feo
Fausta Ferruzza
Angelo Gaccione
Silvia Galiano
Ezio Gallori
Nuccia Gatti
don Pasquale Gentili
Davide Ghaleb
Ana Maria Giannasi
Elena Giannasi Mazzeo
Fernanda Giannasi
Agnese Ginocchio
Giuseppe Girgenti
Franca Grasselli
Mariarosaria Gravino
Fiorella Grigio
Massimo Guitarrini
Aurelio Juri
Emilio Lambiase
Francesco Lena
Antonella Litta
Matteo Loreti
Monica Malventano
Paola Mancinelli
Giovanni Mandorino
Andrea Mariano
Gian Marco Martignoni
Amalia Martini
Giuseppe Matteotti
Victor Matteucci
Paolo Mazzinghi
Vittorio Mazzone
Stefano Mencherini
Agustin Jose' Menendez
Enrico Mezzetti
Giuliano Minelli
Vittorio Miorandi
Gianfranco Monaca
Pigi Moncelsi
Pierangelo Monti
Milena Mottalini
Rosanna Mulas
Rosangela Mura
Antonello Murgia
Laurino Giovanni Nardin
Linda Natalini
Amalia Navoni
Nadia Neri
Gianluca Paciucci
Ilva Palchetti
Vittorio Pallotti
Sergio Paronetto
Beppe Pavan
Maria Speranza Perna
Donato Perreca
Marcello Pesarini
Emanuela Petrolati
Enrico Peyretti
Carmen Plebani
Cosimo Regina
Elio Rindone
Bruno Risi
Roberto Romizi
Gabriella Rossetti
Giuliana Rossi
Mara Rossi
Sara Adriana Rossi
Vincenzo Russo
Consiglia Salvio
Pasquale Salvio
Stefano Sarcinelli
Mauro Sarnari
Gabriele Scaramuzza
Luca Serafini
Giulio Sica
Maria Silvestrelli
Sergio Simonazzi
Peppe Sini
Bruno Steri
Rita Stucchi
Giuseppe Tadolini
Vittoria Tola
Ada Tomasello
padre Efrem Tresoldi
Laura Tussi
Vincenzo Valtriani
Sandro Ventura
Guido Viale
Giulio Vittorangeli
Luciano Zambelli
Mauro Carlo Zanella
Luisa Zanotelli
Rina Zardetto
Stefano Zuppello
Anpi del Trentino
Anpi provinciale di Cagliari
Anpi sezione "Angelo Bettini" - Rovereto-Vallagarina
Associazione Alleanza Beni Comuni ODV di Pistoia
Associazione di volontariato "Diritti senza barriere"
Associazione Italia-Nicaragua, circolo di Viterbo
Associazione  ecopacifista  "Acquanuvena" odv di Avola (Sr)
Associazione Reggiana per la Costituzione
Associazione "Respirare" di Viterbo
AssoPacePalestina
"Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Centro Pace ecologia e diritti umani - Rovereto
Centro Pandora di Padova
Circolo Armando Hart Davalos, sezione italiana della “Sociedad Cultural Jose' Marti' de la Solidaridad Internacional" - Cuba
Circolo "Guido Calogero e Aldo Capitini" di Genova
Comitato Nepi per la Pace
Comitato Pace Convivenza e Solidarieta' "Danilo Dolci" di Trieste
Cooperativa "Terra dei miti" di Sorrivoli (Fc)
Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo
Coordinamento Valdarno per la Pace
Donne in Nero di Padova
Donne in nero di Piombino
donne in nero di Reggio Emilia
Fondazione Ernesto Balducci
Fondazione We shall overcome ETS di Pratovecchio Stia - Subbiano (Ar)
Gruppo Donne in Nero - Rovereto
gruppo "Il Gibbo"
gruppo "In cammino per la Pace e il disarmo"
Gruppo per la Pace di Massa Marittima (Gr)
gruppo "Per una Chiesa diversa"
le amiche e gli amici di Alfio Pannega
Movimento Internazionale della Riconciliazione - sezione  di Vicenza
Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio - Campania
il giornale "Odissea" di Milano
Presidio donne per la pace di Palermo
la rivista "Pensionati uniti"
Rete per la Pace - Franciacorta
"Scienza medicina istituzioni politica societa'" odv
Societa' Nuova Atletica 87 - Associazione di sport, cultura e tempo libero
Tavolo per la pace di Viterbo
tutti gli ospiti latinoamericani nel Molino del Doccione
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Appello gia' pubblicato nei siti:
Agenparl
Agenziagiornalisticaopinione.it
AmbienteWeb
Cafe' virtuel
Casa umanista
Faro di Roma
Fidest press agency
Ghaleb.it
Isde news
Isde Padova
La bottega del Barbieri
New Tuscia
Occhio viterbese
Peacelink
Penna in movimento
Pressenza - International Press Agency
Raccordo.info
Smips
Tuscia Times
Tuscia Up
Viterbo news
Welfare Network
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Per aderire scrivere a: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
Il testo seminale dell'appello "Per la pace nel cuore d'Europa" e i molti altri contributi di riflessione e proposta che nel frattempo lo hanno arricchito ed approfondito possono essere richiesti scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it.
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Un abbraccio,
il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera"
Viterbo, 23 gennaio 2026

"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 5 del 23 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/