[Nonviolenza] Preferirei di no. 3



"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 3 del 21 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Rocco Gustavo Maruotti: Il vero obiettivo della riforma: l'indebolimento del CSM come strumento di controllo dell'ordine giudiziario
2. Aldo Capitini: La mia opposizione al fascismo
3. Acli: Giustizia: il 10 gennaio il Comitato Societa' Civile lancia la campagna per il No al referendum
4. Peppe Sini: Un ragazzino capriccioso con in mano l'arma atomica

1. RIFLESSIONE. ROCCO GUSTAVO MARUOTTI: IL VERO OBIETTIVO DELLA RIFORMA: L'INDEBOLIMENTO DEL CSM COME STRUMENTO DI CONTROLLO DELL'ORDINE GIUDIZIARIO
[Dal sito "Altalex" (www.altalex.com) riprendiamo il seguente intervento di Rocco Gustavo Maruotti, segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati]

Dalla lettura dell'articolato della legge di revisione costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" si comprende molto chiaramente che l'obiettivo che questa legge persegue e l'effetto che essa e' destinata a produrre e' quello di indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che e' l'organo deputato a garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, e tale risultato viene perseguito in tre modi:
1) dividendo il CSM in due diversi organi, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, secondo la logica del "divide et impera";
2) prevedendo che i soli componenti del CSM provenienti dalla magistratura verranno estratti a sorte, quindi individuati secondo un sistema che, non solo non rispetta il pluralismo culturale della magistratura, ma che neppure assicura una selezione in base alle capacita' a svolgere una delicata funzione come quella di componente di un organo di garanzia di rilevanza costituzionale; mentre il sorteggio dei componenti di nomina politica avverra' nell'ambito di una ristretta cerchia di persone elette dal Parlamento, e questo produrra' un sicuro disequilibrio a tutto vantaggio della componente di nomina politica, che cosi' vedra' aumentare la sua capacita' di orientamento/condizionamento del CSM;
3) sottraendo ai due futuri CSM la funzione disciplinare che verra' affidata ad un giudice speciale, l'Alta Corte disciplinare, nella quale non viene rispettata la proporzione dei 2/3 di togati e 1/3 di laici, che attualmente caratterizza la sezione disciplinare del CSM, e che non sara' presieduta, come l'attuale CSM dal Presidente della Repubblica, ma da uno dei suoi componenti di nomina parlamentare o presidenziale.
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L'indebolimento del CSM ridurra' inevitabilmente la sua capacita' di svolgere la fondamentale funzione per la quale fu voluto dai Padri costituenti, che e' quella di tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, e questo produrra', a sua volta, in modo immediato e diretto, un complessivo indebolimento della capacita' della magistratura di resistere alle pressioni del potere politico e, in particolare, di quello che e' espressione del governo di turno.
La conferma che sia questo l'obiettivo della riforma la si desume non solo dalla interpretazione "letterale, logica e sistematica" delle norme, ma anche da quella che possiamo definire una sorta di interpretazione "autentica" della legge di revisione costituzionale, cosi' come emerge dalle dichiarazioni espresse dai due proponenti della riforma. In particolare: il 30 ottobre 2025 la premier Giorgia Meloni, in un post pubblicato sui suoi social, ha scritto: "La riforma costituzionale della giustizia rappresenta la risposta piu' adeguata a una intollerabile invadenza nelle scelte politiche del governo"; il 3 novembre 2025 il Ministro della giustizia Carlo Nordio, in una intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato: "Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo", concetto ribadito nel suo ultimo libro nel quale, riferendosi ai dirigenti del Partito Democratico, ha scritto: "Poiche' e' presumibile che prima o poi l'onere del governo spetti a loro, e' abbastanza singolare che, per raccattare qualche consenso oggi, compromettano la propria liberta' di azione domani". Si tratta di affermazioni talmente chiare che tradiscono, in modo inequivocabile, il reale obiettivo della riforma, che, come detto, e' quello di consentire al governo di turno di avere "mani libere" rispetto al controllo di legalita' affidato dalla Costituzione alla magistratura e che rendono, percio', superflua ogni altra spiegazione sul contenuto, scopo ed effetto della riforma.
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Quello che, invece, questa riforma non fara' e' realizzare alcuno dei tre obiettivi di natura processuale dichiarati nella Relazione illustrativa del disegno di legge Meloni-Nordio, ossia: "1) dare piena attuazione al principio del giusto processo come sancito dall'articolo 111 della Costituzione; 2) completare l'evoluzione del sistema processuale penale italiano verso il modello accusatorio; 3) migliorare la qualita' della giurisdizione"; i quali, peraltro, oltre a non essere i veri obiettivi della riforma (nel senso che, come e' gia' stato dimostrato, il vero obiettivo e' un altro), non sono neppure obiettivi reali (nel senso che non poggiano su dati di fatto aderenti alla realta'), come dimostra l'esperienza giudiziaria.
Partendo dall'ultimo di questi tre obiettivi, che puo' essere esplicitato nel senso di mirare ad "una giustizia piu' efficiente", che non si tratti di un obiettivo vero di questa riforma emerge chiaramente dal fatto che questa legge non contiene alcun riferimento agli strumenti necessari a migliorare l'efficienza della giustizia e a velocizzare i processi: incremento delle risorse umane e materiali, adeguamento degli strumenti informatici alle reali esigenze del processo telematico, miglioramento dell'apparto normativo soprattutto sul versante processuale. E che nulla di tutto questo vi sia in questa legge di revisione costituzionale lo ha confermato lo stesso Ministro Nordio quando, il 18 marzo 2025, nel corso di un convegno, ha affermato: "questa riforma non influisce sull'efficienza della Giustizia".
Per quanto riguarda, invece, gli altri due obiettivi dichiarati di questa riforma, che, nell'ottica dei proponenti, si possono sintetizzare nel dare attuazione al principio di terzieta' del giudice, va detto che anche questo non e' un obiettivo reale della riforma, come dimostra il fatto che il 48% delle sentenze che vengono pronunciate ogni anno dai giudici italiani sono sentenze di assoluzione e questo smentisce platealmente la teoria secondo la quale l'appartenenza dei magistrati ad un unico ordine giudiziario produrrebbe squilibri tra accusa e difesa a causa dell'"appiattimento" del giudice sulle tesi del P.M., appiattimento invece inesistente.
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A questo va aggiunto che non e' affatto vero che in tutti gli Stati in cui vi e' il sistema accusatorio le carriere dei magistrati sono separate: ad esempio, negli USA le carriere non sono affatto separate, come dimostra il fatto che diversi componenti della Corte Suprema prima di diventare giudici sono stati prosecutor, da cui discende, ulteriormente, che il sistema accusatorio non impone necessariamente la separazione delle carriere, perche' la caratteristica essenziale del sistema accusatorio e' la regola del contraddittorio come metodo per l'acquisizione della prova davanti al giudice, regola scritta nell'art. 111 della nostra Costituzione dal 1999 e che, percio', convive da piu' di 25 anni con l'unicita' della carriera dei magistrati italiani.
Cio' che, invece, non e' assolutamente confutabile e' il fatto che negli Stati in cui vi e' una rigida separazione delle carriere il PM e' in qualche modo controllato dall'esecutivo: in Germania solo i giudici godono di autonomia e indipendenza mentre il PM e' un funzionario dipendente dall'Esecutivo; in Spagna il PM non gode dell'indipendenza e dell'inamovibilita' che la Costituzione spagnola riconosce soltanto ai giudici; in Portogallo il PM e' inserito in una struttura fortemente gerarchica con a capo il Procuratore Generale nominato dal Presidente della Repubblica ma su proposta del Governo. E questa e' una conseguenza a cui ineluttabilmente andremo incontro anche in Italia se dovesse passare questa riforma, come emerge chiaramente dalle dichiarazioni, gia' citate, della Presidente del Consiglio e del Ministro della Giustizia.
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Lo sdoppiamento del CSM: divide et impera
Come emerge dalla Relazione di accompagnamento al testo della legge Nordio, "i due Consigli sono esattamente sovrapponibili tra loro per caratteristiche e funzioni". Se la legge venisse confermata dall'esito referendario, assisteremo, percio', ad una duplicazione che produrra' diversi effetti negativi. Solo per citarne alcuni:
1) la separazione in due dell'attuale CSM produrra' due organismi piu' deboli e quindi piu' facili da controllare e che quindi finiranno per essere facile preda della politica, come avviene in molti altri paesi, a partire da quello che e' stato preso come modello di riferimento dai sostenitori di questa riforma, ossia gli USA, dove l'operato dei giudici e' fortemente condizionato dalla politica;
2) i due distinti CSM renderanno le due categorie di giudici e PM piu' autoreferenziali e ne accentueranno le tensioni corporative, e a questo rischio saranno esposti soprattutto i PM che, mentre nell'attuale CSM hanno una rappresentanza assolutamente minoritaria, pari a 5 su 30, ossia 1/6 dei componenti elettivi, nel futuro CSM i PM saranno i 2/3 e decideranno tra loro e senza alcuna interlocuzione con la componente giudicante, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalita' e i conferimenti di incarichi direttivi;
3) il doppio CSM produrra' un inutile raddoppio dei costi di gestione stimabile in un aumento di circa 45 milioni di euro all'anno, quale e' il costo annuo dell'attuale unico CSM, nonche' una inutile duplicazione di strutture di supporto formate da magistrati, come Segreteria generale e Ufficio Studi, con conseguente aumento anche dei magistrati fuori ruolo;
4) lo sdoppiamento del CSM dovrebbe implicare anche lo sdoppiamento dei Consigli giudiziari con conseguente duplicazione delle risorse materiali e umane da investire per il loro funzionamento;
5) infine, la totale sovrapponibilita' delle competenze potrebbe condurre ciascun CSM ad elaborare regole e pareri diversi e, in alcuni casi, anche contrastanti tra loro, nelle materie concernenti l'amministrazione della giustizia.
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L'estrazione a sorte: l'uno vale l'altro
Per scegliere i componenti dei due CSM la riforma prevede il sistema del sorteggio che, per dirla con le parole che la Giunta dell'Unione delle Camere penali (oggi in prima linea nella campagna referendaria per il si') ha utilizzato in un suo comunicato del 2019, "e' un'autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull'elettorato attivo e passivo". In effetti, la previsione del sorteggio e' offensiva persino dell'intelligenza di chi l'ha proposta. Nessuna persona di buon senso, che non sia in mala fede, puo' pensare che un organismo di garanzia di rilevanza costituzionale, presieduto dal Presidente della Repubblica, possa funzionare meglio se composto da persone scelte a caso. Non e' un caso, infatti, che nessun CSM al mondo viene selezionato estraendo dei bussolotti da un'urna. Se, invece, come ha sostenuto il Ministro Nordio, l'obiettivo del sorteggio e' quello di rompere il vincolo che legherebbe i magistrati eletti al CSM e i magistrati che li hanno votati, e quindi di mettere fuori gioco le cc.dd. "correnti", e' solo il caso di evidenziare che il sorteggio non ha nulla a che fare con le correnti, che continueranno ad esistere, ma ha come unico scopo quello di indebolire la componente togata dell'organo di autogoverno, per renderla piu' facilmente manovrabile da parte della componente politica, che invece sara' scelta con un sorteggio "pilotato", in quanto effettuato partendo da un paniere che sara' sicuramente molto piu' piccolo di quello dei quasi 10.000 magistrati. Il sorteggio, pertanto, ha come unico scopo quello di ridurre la legittimazione e l'autorevolezza della componente togata del CSM, per indebolire la magistratura e per poterle dare un indirizzo nella scelta su chi indagare e, soprattutto, chi non indagare.
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L'esternalizzazione della leva disciplinare come strumento di condizionamento della magistratura
Con la riforma la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati passerebbe dal CSM a un'Alta Corte disciplinare che sara' composta da 15 giudici, di cui tre scelti dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco predisposto dal Parlamento e nove tra i magistrati di legittimita'. A ben considerare, la creazione dell'Alta Corte disciplinare e' una scelta del tutto irrazionale se non viene vista nell'unica ottica per la quale e' stata concepita che e' quella di costituire la terza leva utilizzata dal Governo per realizzare l'obiettivo di indebolire la magistratura e la sua capacita' di svolgere la funzione di controllo sul potenziale abuso di potere da parte della politica a danno dei cittadini. Non esiste, infatti, alcun motivo per prevedere solo per la magistratura civile e penale e non anche per quella contabile, amministrativa, tributaria e militare, un tribunale speciale le cui sentenze peraltro non saranno ricorribili per Cassazione, in violazione dell'art. 111 co. 7 Cost.
Inoltre, e' il caso di segnalare che il motivo che viene posto alla base della inutile e dannosa creazione di questa Corte disciplinare, rappresentato dal fatto che l'attuale sistema disciplinare del CSM sarebbe eccessivamente lasco, e' totalmente smentito dal fatto che il sistema disciplinare dei magistrati ordinari e' di gran lunga piu' severo di quello di qualsiasi altra categoria di magistrati italiani ed emette ogni anno il triplo delle sentenze di condanna pronunciate dal CSM francese. Per di piu', quando lo stesso Ministro della Giustizia lamenta l'eccessiva mitezza del disciplinare dei magistrati ordinari dimentica evidentemente che a lui la Costituzione affida il controllo sull'operato della sezione disciplinare del CSM, controllo che egli puo' esercitare mediante il potere di impugnazione dinanzi alle SSUU della Cassazione, potere che pero' ha esercitato assai di rado.
Va poi evidenziato che una volta adottata la scelta del sorteggio per la individuazione dei componenti dei due CSM, qualunque collegamento tra l'autogoverno e l'associazionismo giudiziario verrebbe tagliato, per cui l'argomento fondato su tale collegamento non risulta in alcun modo spendibile per giustificare la sottrazione della giurisdizione disciplinare agli organi del governo autonomo. E ancora: che coerenza ha un sistema che solo nel momento disciplinare torna a mischiare due categorie che ha separato, determinando l'effetto di una commistione in un momento nevralgico e per svolgere una funzione quale quella disciplinare che giudici e PM dovrebbero svolgere non solo sulla propria categoria ma anche sull'altra di cui ormai non conoscono piu' nulla in termini di professionalita'?
Ma poi davvero abbiamo bisogno di un organismo di rilevanza costituzionale, la cui gestione costera' alle casse dello Stato non meno di 20 milioni di euro l'anno, per decidere circa 75 procedimenti disciplinari, che sono quelli che sono pervenuti mediamente alla sezione disciplinare del CSM negli ultimi anni, che divisi per 15 giudici fanno meno di 5 procedimenti a testa che verrebbero a costare ai contribuenti italiani non meno di 50.000 euro l'uno?
Ma poi davvero vogliamo tenere impegnati per 4 anni senza possibilita' di fare altro 3 professori ordinari, 3 avvocati con almeno 20 anni di esercizio della professione e 9 magistrati di legittimita' per decidere 5 procedimenti disciplinari all'anno?
In realta', anche in questo caso l'obiettivo e' un altro: gia' sappiamo, infatti, che tra i futuri illeciti disciplinari ci sara' quello, gia' menzionato dal ministro Nordio nella risposta scritta ad una interrogazione dell'11 novembre 2024, che prevedera' il "divieto per il magistrato di tenere ogni comportamento tale da compromettere l'indipendenza, la terzieta' e l'imparzialita' del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza", una clausola estremamente indeterminata e in sicuro contrasto con la tassativita' che dovrebbe caratterizzare le fattispecie sanzionatorie anche di tipo disciplinare, che servira' a realizzare l'ulteriore obiettivo di ridurre al silenzio i magistrati e condizionarne l'operato. Risultato che sara' possibile nonostante la Costituzione continuera' a declamare l'autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere, come prevedono anche le costituzioni di Stati come l'Iran, la Cina, la Corea del Nord, l'Egitto, la Russia e Cuba, a dimostrazione del fatto che non basta enunciare un principio astratto se non si predispongono anche gli strumenti che in concreto devono assicurare l'effettivita' di quel principio.
E i due CSM che verranno, se la riforma Nordio dovesse essere confermata dal voto referendario, non saranno assolutamente in grado di continuare a tutelare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura rispetto ad un potere politico che invoca "liberta' di azione" e pretende una magistratura che, invece di svolgere il fondamentale controllo di legalita' sull'operato di tutti, compresi i politici, viene impropriamente chiamata gia' oggi a "collaborare all'attuazione del programma di Governo".

2. MAESTRI. ALDO CAPITINI: LA MIA OPPOSIZIONE AL FASCISMO
[Nuovamente riproponiamo il seguente articolo di Aldo Capitini originariamente apparso su "Il ponte", anno XVI, n. 1, gennaio 1960, disponibile anche nel sito www.nonviolenti.org]

Non e' facile elevarsi su quel patriottismo scolastico che ci coglie proprio nel momento, dai dieci ai quindici anni, in cui cerchiamo un impiego esaltante delle nostre energie, una tensione attiva e appoggiata a miti ed eroi.
Quaranta anni successivi di esperienza in mezzo ad una storia movimentatissima ci hanno ben insegnato due cose: che la devozione alla patria deve essere messa in rapporto e mediata con ideali piu' alti e universali; che la nazione e' una vera societa' solo in quanto risolve i problemi delle moltitudini lavoratrici nei diritti e nei doveri, nel potere, nella cultura, in tutte le liberta' concretamente e responsabilmente utilizzabili.
Quella "patria" che la scuola ci insegno', che era del Foscolo e del Carducci, e diventava del D'Annunzio e del Marinetti, non poteva essere il centro di tutti gli interessi; e percio' potei essere nazionalista tra i dieci e i quindici anni, ma non poi restarlo quando vidi la guerra in rapporto, meno con la nazione, e piu' con l'umanita' sofferente e divisa; quando dalla letteratura vociana e di avaguardia salii (da autodidatta e piu' tardi che i coetanei) alla piu' strenua, vigorosa, e anche filologica classicita', vista nei testi latini, greci e biblici, come valori originali; quando portai la riflessione politica, precoce ma intorbidata dall'attivismo nazionalistico, ad apprezzare i diritti della liberta' e l'apertura al socialismo come cose fondamentali, insopprimibili per qualsiasi motivo.
Umanitario e moralista, tutto preso dalla ricostruzione della mia cultura (eseguita tardi ma con consapevolezza) e anche dal dolore fisico, il dopoguerra 1918-'22 mi trovo' del tutto estraneo al fascismo, anche se avevo coetanei che vi erano attivissimi: non sentii affatto l'impulso ad accompagnarmi con loro. Anzi, mi permettevo nella mia indipendenza, di leggere la "Rivoluzione liberale", di offrire lieto il mio letto ad un assessore socialista cercato dagli squadristi, e la mattina della "Marcia su Roma" sentii bene che non dovevo andarci, perche' era contro la liberta'.
Certo, per chi e' stato, purtroppo (e purtroppo dura ancora), educato a quel tal patriottismo scolastico, per chi non ha potuto nell'adolescenza non assorbire del dannunzianesimo e del marinettismo, qualche volta il fascismo poteva sembrare un qualche cosa di energico, di impegnato a far qualche cosa; e comprendo percio' le esitazioni e le cadute di tanti miei coetanei, che hanno come me press'a poco gli anni del secolo.
Se io fui preservato e salvato per opera di quell'evangelismo umanitario-moralistico e indipendente, per cui non ero diventato ne' cattolico (pur essendo teista) ne' fascista, e preferii rinunciare alla politica attiva, a cui pur da ragazzo tendevo, scegliendo un lavoro di studio, di poesia, di filosofia, di ricerca religiosa; tanti altri, anche per il fatto di essere stati in guerra (io ero stato escluso perche' riformato), lungo il binario del patriottismo, del combattentismo, dello squadrismo, videro nel fascismo la realizzazione di tutto.
Queste mie parole sono percio' un invito a diffidare del patriottismo scolastico, che puo' portare a tanto e a giustificare tanti delitti, e un proposito di lavorare per un'educazione ben diversa. Questa e' dunque la prima esperienza che ho vissuto in pieno: ho potuto contrastare al fascismo fin dal principio perche' mi ero venuto liberando (se non perfettamente) dal patriottismo scolastico; esso fu uno degli elementi principalmente responsabili dell'adesione di tanti al fascismo.
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Ed ora vengo alla seconda esperienza fondamentale. Si capisce che mentre il fascismo si svolgeva, quasi insensibile com'ero alla soddisfazione "patriottica", mi trovavo contrario alla politica estera ed interna. Per l'estero io ero press'a poco un federalista, e mi pareva che un'unione dell'Italia, Francia, Germania (circa centocinquanta milioni di persone) avrebbe costituito una forza viva e civile, anche se l'Inghilterra fosse voluta rimanere per suo conto; ma ci voleva uno spirito comune, che, invece, il nazionalismo fece rovinare. Ebbi sempre un certo rispetto per la Societa' delle Nazioni; e mi pareva che l'Italia avesse avuto molto col Trattato di Versailles, malgrado le strida dei nazionalisti. Approvavo il lavoro di Amendola e degli altri per un patto con gli Jugoslavi, che ci avrebbe risparmiato tante tragedie e tante vergogne.
Per la politica interna la Milizia in mano a Mussolini, il delitto Matteotti, la dittatura e il fastidio, a me lettore e raccoglitore di vari giornali, che dava la lettura di giornali eguali, l'avversione che sentivo per il saccheggio e la distruzione e l'abolizione di tutto cio' che era stata la vita politica di una volta, le Camere del lavoro, le varie sedi dei partiti, le logge massoniche; mi tenevano staccato dal fascismo.
Sapevo degli arresti, delle persecuzioni. Dov'era piu' quel bel fermento di idee, quella vivacita' di spirito di riforme che avevo vissuto dal '18 al '24? Quanti libri liberi, riviste ("Conscientia" per esempio, che conservavo come preziosa), erano finiti! L'Italia che avrebbe dovuto riformarsi in tutto, era ora affidata ad un governo reazionario e militarista! E io ricordavo il mio entusiasmo per le amministrazioni socialiste: come seguivo quella di Milano, quella di Perugia, mia citta'!
Non ero iscritto a nessun partito, non partecipavo nemmeno, preso da altro, alla dialettica politica, ma le amministrazioni socialiste mi parevano una cosa preziosa, con quegli uomini presi da un ideale, umili di condizione, e "diversi", la' impegnati ad amministrare per tutti.
Sicche' ero contrario al regime, e la seconda esperienza fondamentale lo confermo': fu la Conciliazione del febbraio del '29.
Non ero piu' cattolico dall'eta' di tredici anni, ma ero tornato ad un sentimento religioso sul finire della guerra, e lo studio successivo, anche filosofico e storico sulle origini del cristianesimo, di la' dalle leggende e dai dogmi mi aveva concretato un teismo di tipo morale.
Guardando il fascismo, vedevo che lo avevano sostenuto in modo decisivo due forze: la monarchia che aveva portato con se' (piu' o meno) l'esercito e la burocrazia; l'alta cultura (quella parte vittima del patriottismo scolastico) che aveva portato con se' molto della scuola. C'era una terza forza: la Chiesa di Roma. Se essa avesse voluto, avrebbe fatto cadere, dispiegando una ferma non collaborazione, il fascismo in una settimana. Invece aveva dato aiuti continui. Si venne alla Conciliazione tra il governo fascista e il Vaticano.
La religione tradizionale istituzionale cattolica, che aveva educato gli italiani per secoli, non li aveva affatto preparati a capire, dal '19 al '24, quanto male fosse nel fascismo; ed ora si alleava in un modo profondo, visibile, perfino con frasi grottesche, con prestazione di favori disgustose, con reciproci omaggi di potenti, che deridevano alla " scuola liberale " e ai "conati socialisti", come cose oramai vinte! Se c'e' una cosa che noi dobbiamo al periodo fascista, e' di aver chiarito per sempre che la religione e' una cosa diversa dall'istituzione romana.
Perche' noi abbiamo avuto da fanciulli un certo imbevimento di idee e di riti cattolici, che sono rimasti la', nel fondo nostro; ed anche se si e' studiato, e si sanno bene le ragioni storiche, filosofiche, sociali, anche religiose, per cui non si puo' essere cattolici, tuttavia ascoltando suonare le campane, vedendo l'edificio chiesa, incontrando il sacerdote, uno potrebbe sempre sentire un certo fascino.
Ebbene, se si pensa che quelle campane, quell'edificio, quell'uomo possono significare una cerimonia, un'espressione di adesione al fascismo, basta questo per insegnare che bisogna controllare le proprie emozioni, non farsi prendere da quei fatti che sono "esteriori" rispetto alla doverosita' e purezza della coscienza.
La Chiesa romana credette di ottenere cose positive nel sostenere il fascismo, realmente le ottenne. Ma per me quello fu un insegnamento intimo che vale piu' di ogni altra cosa. Non aver visto il male che c'era nel fascismo, non aver capito a quale tragedia conduceva l'Italia e l'Europa, aver ottenuto da un potere brigantesco sorto uccidendo la liberta', la giustizia, il controllo civico, la correttezza internazionale; non sono errori che ad individui si possono perdonare, come si deve perdonare tutto, ma sono segni precisi di inadeguatezza di un'istituzione, ancora una volta alleata di tiranni.
Fu li', su questa esperienza che l'opposizione al fascismo si fece piu' profonda, e divenne in me religiosa; sia nel senso che cercai piu' radicale forza per l'opposizione negli spiriti religiosi-puri, in Cristo, Buddha, S. Francesco, Gandhi, di la' dall'istituzionalismo tradizionale che tradiva quell'autenticita'; sia nel senso che mi apparve chiarissimo che la liberazione vera dal fascismo stesse in una riforma religiosa, riprendendo e portando al culmine i tentativi che erano stati spenti dall'autoritarismo ecclesiastico congiunto con l'indifferenza generale italiana per tali cose.
Vidi chiaro che tutto era collegato nel negativo, e tutto poteva essere collegato nel positivo. Mi approfondii nella nonviolenza. Imparai il valore della noncollaborazione (anzi lo acquistai pagandolo, perche' rifiutai l'iscrizione al partito, e persi il posto che avevo); feci il sogno che gli italiani si liberassero dal fascismo noncollaborando, senza odio e strage dei fascisti, secondo il metodo di Gandhi, rivoluzione di sacrificio che li avrebbe purificati di tante scorie, e li avrebbe rinnovati, resi degni d'essere, cosi' si', tra i primi popoli nel nuovo orizzonte del secolo ventesimo.
Divenni vegetariano, perche' vedevo che Mussolini portava gli italiani alla guerra, e pensai che se si imparava a non uccidere nemmeno gli animali, si sarebbe sentita maggiore avversione nell'uccidere gli uomini.
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Nel lavoro di suscitamento e collegamento antifascista, svolto da me dal 1932 al 1942, sta la terza esperienza fondamentale: il ritrovamento del popolo e la saldatura con lui per la lotta contro il fascismo. Figlio di persone del popolo, vissuto in poverta' e in disagi, con parenti tutti operai o contadini, i miei studi (vincendo un posto gratuito universitario nella Scuola normale superiore di Pisa) ed anche i primi amici non mi avevano veramente messo a contatto con la classe lavoratrice nella sua qualita' sociale e politica.
Anche se da ragazzo ascoltavo con commozione le musiche di campagna che il primo maggio sonavano di lontano l'Inno dei lavoratori, di la' dal velo della pioggia primaverile, non conoscevo bene il socialismo. Avevo visto dal mio libraio le edizione delle opere di Marx e di Engels annerite dagli incendi devastatori dei fascisti milanesi alla redazione dell'"Avanti!", ma, preso da altro lavoro, non le avevo studiate.
Accertai veramente la profondita' e l'ampiezza del mondo socialista nel periodo fascista, quando le possibilita' di trovare documentazioni e libri (lo sappiano i giovani di ora, che se vogliono possono andare da un libraio e acquistare cio' che cercano) erano di tanto diminuite, ma c'era, insieme, il modo di ritrovare i vecchi socialisti e comunisti, che erano rimasti saldi nella loro fede, veramente "fede" "sostanza di cose sperate ed argomento delle non parventi", malgrado le botte, gli sfregi, la poverta', le prigioni, le derisioni degli ideali e dei loro rappresentanti uccisi ("con Matteotti faremo i salsicciotti") e sebbene vedessero che le persone "dotte" erano per Mussolini e il regime.
Ritrovare queste persone, unirsi con loro di la' dalle differenze su un punto o l'altro dell'ideologia, festeggiare insieme il primo maggio magari in una soffitta o in un magazzino di legname, andare insieme in campagna una domenica (che per il popolo e' sempre qualche cosa di bello), e talvolta anche in prigione: nella lotta contro il fascismo si formo' questa unione, che non fu soltanto di persone e di aiuto reciproco, ma fu studio, approfondimento, constatazione degli interessi comuni dei lavoratori e degli intellettuali contro i padroni del denaro e del potere: si apriva cosi l'orizzonte del mondo, l'incontro di Occidente e Oriente in nome di una civilta' nuova, non piu' individualistica ne' totalitaria.
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Questo io debbo al fascismo, ma in quanto ebbi, direi la Grazia, o interni scrupoli o ideali che mi portarono all'opposizione. Opponendomi al fascismo, non per cose di superficie o di persone o di barzellette, ma pensando seriamente nelle sue ragioni, nella sua sostanza, nel suo esperimento e impegno, non solo me ne purificavo completamente per cio' che potesse essercene in me, ma accertavo le direzioni di un lavoro positivo e di una persuasione interiore che dovevo continuare a svolgere anche dopo.
Il fascismo aveva unito in un insieme tutto cio' contro cui dovevo lottare per profonda convinzione, e non per caso, per un un male che mi avesse fatto, per un'avversione o invidia verso persone, o perche' avessi trovato in casa o presso maestri autorevoli un impulso antifascista. Nulla di questo ebbi, ed anche percio' ad un'attiva opposizione con propaganda non passai che lentamente e dopo circa un decennio.
Posso assicurare i giovani di oggi che il mio rifiuto fu dopo aver sentito le premesse del fascismo proprio nell'animo adolescente, e dopo averle consumate; sicche' i fascisti mi apparvero dei ritardatari. Ero arrivato al punto in cui non potevo accettare:
1, il nazionalismo che esasperava un riferimento nazionale e guerriero a tutti i valori, proprio quando ero convinto che la guerra avrebbe indebolito l'Europa, e che la nazione dovesse trovare precisi nessi con le altre;
2, l'imperialismo colonialistico, che, oltre a portare l'Italia fuori dalla sua influenza in Europa, nei Balcani e a freno della Germania, era un metodo arretrato, per la fine del colonialismo nel mondo;
3, il centralismo assolutistico e burocratico con quel far discendere tutto dall'alto (per giunta corrotto), mentre io ero decentralista, regionalista, per l'educazione democratica di tutti all'amministrazione e al controllo;
4, il totalitarismo, con la soppressione di ogni apporto di idee e di correnti diverse, si' che quando parlavo ai giovanissimi della vecchia possibilita' di scegliersi a vent'anni un partito, che aveva sue sedi e sua stampa, sembrava che parlassi di un sogno, di un regno felice sconosciuto;
5, il prepotere poliziesco, per cui uno doveva sempre temere parlando ad alta voce, conversando con ignoti, scrivendo una lettera, facendo un telefonata;
6, quel gusto dannunziano e quell'esaltazione della violenza, del manganello come argomento, dello spaccare le teste, del pugnale, delle bombe a mano, e, infine, l'orribile persecuzione contro gli ebrei;
7, quel finto rivoluzionarismo attivista e irrazionale sopra un sostanziale conservatorismo, difesa dei proprietari, di cio' che era vecchio e perfino anteriore alla rivoluzione francese;
8, quell'alleanza con il conservatorismo della chiesa, della parrocchia, delle gerarchie ecclesiastiche, prendendo della religione i riti e il lato reazionario, affratellandosi con i gesuiti, perseguitando gli ex-sacerdoti;
9, quel corporativismo con una insostenibile parita' tra capitale e lavoro che si risolveva in una prigione per moltitudini lavoratrici alla merce' dei padroni in gambali ed orbace;
10, quel rilievo forzato e malsano di un solo tipo di cultura e di educazione, quella fascista, e il traviamento degli adolescenti, mentre ero convinto che della libera produzione e circolazione delle varie forme di cultura una societa' nazionale ha bisogno come del pane;
11, quell'ostentazione di Littoria e altre poche cose fatte, dilapidando immensi capitali, invece di affrontare il rinnovamento del Mezzogiorno e delle Isole;
12, l'onnipotenza di un uomo, di cui era facile vedere quotidianamente la grossolanita', la mutevolezza, l'egotismo, l'iniziativa brigantesca, la leggerezza nell'affrontare cose serie, gli errori e la irragionevolezza impersuadibile, mentre ero convinto che il governo di un paese deve il piu' possibile lasciare operare le altre forze e trarne consigli e collaborazione, ed essere anonimo, grigio anche, perche' lo splendore stia nei valori puri della liberta', della giustizia, dell'onesta', della produzione culturale e religiosa, non nelle persone, che in uniforme o no, nel governo o a capo dello Stato, sono semplicemente al servizio di quei valori.
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Percio' il fascismo, nel problema dell'Italia di educarsi a popolo onesto, libero, competente, corretto, collaborante, mi parve un potenziamento del peggio e del fondo della nostra storia infelice, una malattia latente nell'organismo e venuta fuori, l'ostacolo che doveva, per il bene comune, essere rimosso, non in un modo semplicemente materiale, ma prendendo precisa e attiva coscienza delle ragioni per cui era sbagliato, e trasformando in questo lavoro se' e persuadendo gli altri italiani.

3. MATERIALI. ACLI: GIUSTIZIA: IL 10 GENNAIO IL COMITATO SOCIETA' CIVILE LANCIA LA CAMPAGNA PER IL NO AL REFERENDUM
[Dal sito delle Acli (www.acli.it) riprendiamo e diffondamo il seguente comunicato]

Roma, 7 gennaio - Sabato 10 gennaio il Comitato della Societa' Civile per il No al referendum costituzionale lancera' ufficialmente la campagna referendaria, sostenendo la raccolta delle firme digitali. L'iniziativa si terra' alle ore 9.30 presso il Centro Congressi Frentani, in via dei Frentani 4, a Roma, e potra' essere seguita in diretta su Collettiva.it.
All'evento prenderanno parte tutte le realta' associative che hanno dato vita al Comitato, insieme a rappresentanti dei partiti che hanno contrastato la legge Nordio, del comitato referendario dell'ANM e del gruppo di cittadini che ha promosso la raccolta firme.
Il Comitato "Societa' civile per il No nel referendum costituzionale", presieduto dal professor Giovanni Bachelet, e' promosso e composto da associazioni espressione della societa' civile: Acli, Anpi Arci, Auser, Cgil, Libera, Liberta' e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Salviamo la Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Sbilanciamoci, Lega per le Autonomie Locali, Articolo 21, Pax Christi, Centro per la Riforma dello Stato, Medicina Democratica, Comitati per il No a ogni autonomia differenziata, Movimenti per il Bene Comune, Lavoratori precari della giustizia, Insieme per la giustizia, Comma 2 Lavoro e Dignita', Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Unione degli Universitari, Costituzionalisti per il No, Rete NOBAVAGLIO.
Tantissime altre realtà e personalita', nazionali e territoriali, hanno gia' aderito o stanno aderendo al Comitato.
Per aderire r' possibile scrivere all'indirizzo email adesioni at referendumgiustizia2026.it e per firmare firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034

4. ET COETERA. PEPPE SINI: UN RAGAZZINO CAPRICCIOSO CON IN MANO L'ARMA ATOMICA

La recente dichiarazione del presidente degli Stati Uniti d'America secondo cui il fatto che non gli sia stato attribuito il Nobel per la Pace lo legittima per ripicca ad infischiarsene della pace e a commettere qualunque soperchieria e' talmente imbarazzante che si e' a disagio anche solo a parlarne.
Eppure parlarne si deve, per dire che a una persona cosi' puerile e premorale non puo' essere affidato il governo della prima potenza mondiale.
E poiche' temo che a nulla varrebbe invitarlo a dimettersi, credo che non resti che invitare chi ne ha il potere legale negli USA (la Camera dei Rappresentanti) a promuovere al piu' presto una procedura di impeachment in considerazione del fatto che la sua conclamata puerilita' lo rende palesemente inetto al ruolo di enorme responsabilita' che ricopre e che la sua permanenza al governo del suo paese costituisce un pericolo per l'umanita' intera.
Non occorre che aggiunga qui l'elenco delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale gia' commesse da Trump, ne' il suo ruolo di effettuale istigatore del tentato golpe del 6 gennaio 2021, essendo fatti che nessuno ignora.
Puo' consentire l'umanita' che un ragazzino egocentrico, impulsivo e capriccioso abbia nelle sue mani l'arma atomica e il destino del mondo? Io credo di no, e pertanto auspico che o il presidente statunitense si dimetta, o il parlamento statunitense lo esoneri utilizzando la procedura ad hoc prevista dalla legislazione vigente in quel paese.
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Questo assolve i potenti di altre parti del mondo dai loro crimini? Naturalmente no.
Questo risolverebbe il cumulo di formidabili problemi che l'umanita' deve affrontare? Naturalmente no.
Ma se non altro avremmo un problema di meno e potremmo sperare che un nuovo presidente degli Stati Uniti d'America che sia persona perlomeno civilizzata e ragionevole potrebbe contribuire a ripristinare il rispetto dei diritti umani fondamentali nel suo paese e del diritto internazionale nelle relazioni tra gli stati: non sarebbe poca cosa.
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E tu scrivi queste cose e speri che qualcuno ti ascolti? Si'; e anche se sapessi che non mi ascoltasse nessuno, scriverei comunque queste cose perche' se restassi in silenzio ne proverei una profonda vergogna.

"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 3 del 21 gennaio 2026
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Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
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Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/