[Prec. per data] [Succ. per data] [Prec. per argomento] [Succ. per argomento] [Indice per data] [Indice per argomento]
[Nonviolenza] Telegrammi. 5499
- Subject: [Nonviolenza] Telegrammi. 5499
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sat, 8 Mar 2025 16:00:51 +0100
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5499 del 9 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Otto marzo
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Alcune poesie di Lalla Romano
5. Saffo
6. Saffo tradotta da Salvatore Quasimodo
7. Saffo tradotta da Manara Valgimigli
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'
1. REPETITA IUVANT. OTTO MARZO
L'otto marzo, ripetiamolo ancora una volta, non e' un giorno di festa, ma di memoria e di lotta.
E' il giorno in cui ricordiamo tutte le donne vittime di oppressione, violenza, morte.
E' in giorno in cui ricordiamo che una societa' che spacca l'umanita' in due e pretende di ridurne la meta' a eterna serva dell'altra meta', e' gia' una societa' fascista.
E' il giorno in cui ci diciamo ancora una volta le ragioni per cui solo la lotta di liberazione delle donne libera l'umanita' intera, poiche' il potere patriarcale e maschilista e' la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze che affliggono e discerpano l'umanita'.
Ogni giorno e' l'otto marzo.
Con volto e con voce di donna la nonviolenza e' in cammino.
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]
Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
*
Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
*
Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
*
La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace, grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).
4. MAESTRE. ALCUNE POESIE DI LALLA ROMANO
[Estratti da Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001, riproponiamo ancora una volta alcuni versi di Lalla Romano che gia' presentammo in "Voci e volti dela nonviolenza" n. 33 del primo agosto 2006. Scrivevamo allora: "Vi e' in queste poesie un canto fermo e una parola esatta, come solo nei lirici greci".
Lalla Romano (1906-2001), pittrice, poetessa, scrittrice di grande valore e finezza, e' stata una delle voci piu' vive della cultura italiana del Novecento. Varie sue opere sono state recentemente ristampate nella collana dei Tascabili Einaudi; una edizione complessiva delle opere letterarie (a cura di Cesare Segre) e' Opere, due volumi, Mondadori, Milano 1991 e 1992. Su Lalla Romano cfr. Fiora Vincenti, Lalla Romano, La Nuova Italia, Firenze 1974; Annamaria Catalucci, Invito alla lettura di Lalla Romano, Mursia, Milano 1980; Antonio Ria (a cura di), Intorno a Lalla Romano. Saggi critici e testimonianze, Mondadori, Milano 1996. Cfr. anche i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 528 del 17 aprile 2011]
Rigano l'aria le rondini
Rigano l'aria le rondini
e non s'incrinano i cieli
specchia il lago le nuvole
e non s'intorbida l'acqua
Noi fugacemente turbiamo
col nostro passaggio il tempo
e tosto si ricompone la spera
limpida e ritorna uguale
*
Simile a un fiore il cielo
Simile a un fiore il cielo
dagli orli vermigli posa
lieve sulla terra oscura
Come il fiore caduto
lentamente appassisce
il suo sereno colore
a poco a poco imbruna
Pende nel cielo profondo
stame d'oro la luna
*
Inverno, lenta stagione
Inverno, lenta
stagione
La sola vera:
l'altre, fiorite, un sogno
*
L'abbraccio
Andiamo nella campagna deserta,
scricchiola sotto i piedi la neve.
Gia' sorta e' la luna, e risplende
la pianura sino ai monti lontani.
Io cerco il tuo corpo caldo e oscuro,
tu cerchi con affanno il mio corpo,
ed il nostro cuore si spezza
tremando nel vano abbraccio.
*
Il pianto
Dimmi perche' nel mio sogno piangevi.
Soli eravamo al sommo d'una scala
immensa e buia: e subito le mani
tu mi afferrasti, senza una parola.
Tra le mie mani nascondesti il viso
e ti asciugasti con le palme il pianto.
Cosi' ti vidi dopo tanto tempo,
e nulla so di te, se non quel pianto.
*
Stagione
Voi ripetete i vostri canti, uccelli;
ma soltanto una volta nella vita
a noi e' dato d'ascoltar parole
cosi' soavi: a noi non si rinnova
il dolce tempo, come a voi stagione.
*
Silenzio
Perdonami se spesso al tuo silenzio
non so risponder che col mio silenzio.
Vedo trascorrer come un triste fiume
il tuo dolore, e simile mi faccio
a te, muta corrente, e ti accompagno
lungo il tuo stanco, affaticato andare.
*
Il vento
Il vento fuggendo rapisce ai comignoli il fumo,
e come una chioma leggera l'arriccia e disperde.
Volubile e tenue s'effonde nel tempo la vita,
cosi' come labile fumo dilegua nel vento.
5. MAESTRE. SAFFO
[Riproponiamo ancora una volta la seguente nota e i seguenti testi di Saffo nella traduzione di Salvatore Quasimodo e di Manara Valgimigli]
"Con Saffo nasce, nella poesia del mondo, l'interiorita'" (cosi' Enzo Mandruzzato, Lirici greci dell'eta' arcaica, Rizzoli, Milano 1994, 2001, p. 169). "Saffo e' tra i piu' grandi creatori di linguaggio" (cosi' Filippo Maria Pontani nella prefazione a Saffo, Alceo, Anacreonte, Liriche e frammenti, Einaudi, Torino 1965, 1997, p. 6).
Con Saffo per la prima volta nella coscienza e nella storia umana, cosi' come noi le conosciamo, affiora e prende forma l'idea e la prassi della nonviolenza.
*
Saffo e' fiorita nell'isola di Lesbo, ove visse quasi sempre a Mitilene, tra il VII e il VI secolo a. C.
Salvatore Quasimodo, tra i maggiori poeti del Novecento, nacque nel 1901 e scomparve nel 1968. Manara Valgimigli, grecista insigne, nacque nel 1876 e scomparve nel 1965.
Alcune altre traduzioni: quelle di Gennaro Perrotta ora si possono leggere in Lirici greci, a cura di Umberto Albini, traduzione di Gennaro Perrotta, Le Monnier, Firenze 1972, Garzanti, Milano 1976, 1980; quelle di Enzo Mandruzzato in Id. (a cura di), Lirici greci dell'eta' arcaica, Rizzoli, Milano 1994, 2001; quelle di Filippo Maria Pontani in Id. (a cura di), Saffo, Alceo, Anacreonte, Liriche e frammenti, Einaudi, Torino 1965, 1997.
Tra le edizioni economiche recenti segnaliamo particolarmente: Saffo, Poesie, traduzione e note di Fanco Ferrari, con ampia ed impegnata introduzione di Vincenzo Di Benedetto, Rizzoli, Milano 1987. E ancora: Saffo, Poesie, a cura di Ilaria Dagnini, Newton Compton, Roma 1982, 1991; e naturalmente: Lirici greci. Saffo, Alceo, Anacreonte, Ibico, a cura di Giulio Guidorizzi, Mondadori, Milano 1993. Tutte con testo a fronte.
L'edizione critica oggi di riferimento e' quella curata da Eva-Maria Voigt, Sappho et Alcaeus. Fragmenta, Amsterdam 1971.
Tra innumerevoli altri trascegliendo, tre libri ancora almeno mettera' forse conto segnalare: Gennaro Perrotta, Bruno Gentili, Polinnia. Poesia greca arcaica, D'Anna, Messina-Firenze 1948 e piu' volte ristampata (e' un'antologia ad uso dei licei, ma la raccomanderemmo ad ogni lettore e lettrice); Salvatore Nicosia, Tradizione testuale diretta e indiretta dei poeti di Lesbo, Edizioni dell'ateneo, Roma 1976 (utile per farsi un'idea di alcune questioni filologiche ed esegetiche); Bruno Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Laterza, Roma-Bari 1984.
Ovviamente chi volesse accostare la letteratura greca nel suo ampio respiro troverebbe un amico e un compagno di viaggio buono e fedele in Albin Lesky, Storia della letteratura greca, 3 voll., Il Saggiatore, Milano 1962, 1996.
6. MAESTRE. SAFFO TRADOTTA DA SALVATORE QUASIMODO
[Da Salvatore Quasimodo, Lirici greci, Edizioni di "Corrente", Milano 1940, poi piu' volte ristampato presso Mondadori; noi qui abbiamo utilizzato l'edizione Mondadori, Milano 1979]
Ad Afrodite
O mia Afrodite dal simulacro
colmo di fiori, tu che non hai morte,
figlia di Zeus, tu che intrecci inganni,
o dominatrice, ti supplico,
non forzare l'anima mia
con affanni ne' con dolore,
ma qui vieni. Altra volta la mia voce
udendo di lontano la preghiera
ascoltasti, e lasciata la casa del padre
sul carro d'oro venisti.
Leggiadri veloci uccelli
sulla nera terra ti portarono,
dense agitando le ali per l'aria celeste.
E subito giunsero. E tu, o beata,
sorridendo nell'immortale volto
chiedesti del mio nuovo patire,
e che cosa un'altra volta invocavo,
e che piu' desideravo
nell'inquieta anima mia.
"Chi vuoi che Peito spinga al tuo amore,
o Saffo? Chi ti offende?
Chi ora ti fugge, presto t'inseguira',
chi non accetta doni, ne offrira',
chi non ti ama, pure contro voglia,
presto ti amera'".
Vieni a me anche ora;
liberami dai tormenti,
avvenga cio' che l'anima mia vuole:
aiutami, Afrodite.
*
A me pare uguale agli dei
A me pare uguale agli dei
chi a te vicino cosi' dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.
*
Invito all'Erano
Venite al tempio sacro delle vergini
dove piu' grato e' il bosco e sulle are
fuma l'incenso.
Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo e' all'ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Qui il prato ove meriggiano i cavalli
e' tutto fiori della primavera,
e gli aneti vi odorano soavi.
E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d'oro
chiaro vino celeste con la gioia.
*
Plenilunio
Gli astri d'intorno alla leggiadra luna
nascondono l'immagine lucente,
quando piena piu' risplende, bianca
sopra la terra.
*
A Gongila
O mia Gongila, ti prego:
metti la tunica bianchissima
e vieni a me davanti: intorno a te
vola desiderio d'amore.
Cosi' adorna, fai tremare chi guarda;
e io ne godo, perche' la tua bellezza
rimprovera Afrodite.
*
Tramontata e' la luna
Tramontata e' la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza gia' dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
*
E di te nel tempo
Tu morta, finirai li'. Ne' mai di te
si avra' memoria; e di te nel tempo
mai ad alcuno nascera' amore,
poi che non curi le rose della Pieria.
E sconosciuta anche nella casa dell'Ade,
andrai qua e la' fra oscuri
morti, svolazzando.
*
Sulle belle chiome metti ghirlande
Tu, o Dice, sulle belle chiome metti ghirlande,
dalle tenere mani intrecciate con steli di aneto,
perche' le Cariti felici accolgono
chi si orna di fiori: fuggono chi e' senza ghirlande.
*
Ho parlato in sogno
Ho parlato in sogno con te, Afrodite.
*
Sulla tenera erba appena nata
Piena splendeva la luna
quando presso l'altare si fermarono:
e le Cretesi con armonia
sui piedi leggeri cominciarono spensierate a girare intorno all'ara
sulla tenera erba appena nata.
*
Vorrei veramente essere morta
Vorrei veramente essere morta.
Essa lasciandomi piangendo forte,
mi disse: "Quanto ci e' dato soffrire,
o Saffo: contro mia voglia
io devo abbandonarti".
"Allontanati felice" risposi
"ma ricorda che fui di te
sempre amorosa.
Ma se tu dimenticherai
(e tu dimentichi) io voglio ricordare
i nostri celesti patimenti:
le molte ghirlande di viole e rose
che a me vicina, sul grembo
intrecciasti col timo;
i vezzi di leggiadre corolle
che mi chiudesti intorno
al delicato collo;
e l'olio da re, forte di fiori,
che la tua mano lisciava
sulla lucida pelle;
e i molli letti
dove alle tenere fanciulle joniche
nasceva amore della tua bellezza.
Non un canto di coro,
ne' sacro, ne' inno nuziale
si levava senza le nostre voci;
E non il bosco dove a primavera
il suono..."
*
A Ermes
Ermes, io lungamente ti ho invocato.
In me e' solitudine: tu aiutami,
despota, che' morte da se' non viene;
nulla m'allieta tanto che consoli.
Io voglio morire:
voglio vedere la riva d'Acheronte
fiorita di loto fresca di rugiada.
*
Ad Attide ricordando l'amica lontana
Forse in Sardi
spesso con la memoria qui ritorna
nel tempo che fu nostro: quando
eri Afrodite per lei e al tuo canto
moltissimo godeva.
Ora fra le donne Lidie spicca
come, calato il sole,
la luna dai raggi rosa
vince tutti gli astri, e la sua luce
modula sull'acque del mare
e i campi presi d'erba:
e la rugiada illumina la rosa,
posa sul gracile timo e il trifoglio
simile a fiore.
Solitaria vagando, esita
a volte se pensa ad Attide:
di desiderio l'anima trasale,
il cuore e' aspro.
E d'improvviso: "Venite!" urla;
e questa voce non ignota
a noi per sillabe risuona
scorrendo sopra il mare.
*
Muore il tenero Adone
"Muore il tenero Adone, o Citerea:
e noi che faremo?"
"A lungo battetevi il petto, fanciulle,
e laceratevi le vesti".
*
Quale dolce mela
Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul piu'
alto, la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono di raggiungerla...
*
Come il giacinto
Come il giacinto che i pastori pestano
per i monti, e a terra il fiore purpureo
sanguina.
*
Quanto disperse la lucente Aurora
E'spero, tutto riporti
quanto disperse la lucente Aurora:
riporti la pecora,
riporti la capra,
ma non riporti la figlia alla madre.
*
Fanciullezza
"Fanciullezza, fanciullezza, mi lasci, dove vai?"
"Non tornero' piu' da te, mai piu' ritornero'".
*
Ho una bella fanciulla
Ho una bella fanciulla
simile nell'aspetto ai fiori d'oro,
la mia Cleide diletta.
Io non la darei ne' per tutta la Lidia
ne' per l'amata...
7. MAESTRE. SAFFO TRADOTTA DA MANARA VALGIMIGLI
[Da Manara Valgimigli, Saffo, Archiloco e altri lirici greci, Le Lettere, Firenze 1989; la prima edizione delle traduzioni da Saffo di Valgimigli era apparsa col titolo Saffo e altri lirici greci, Edizioni del Pellicano, Vicenza 1942; il testo che utilizziamo riproduce fedelmente l'edizione Mondadori, Milano 1968]
Lira divina
Orsu', lira divina,
tu parla,
sii tu la mia voce.
Per la gioia delle mie compagne
questi canti
con bella voce io voglio ora cantare.
*
Amore
Scuote amore il mio cuore
come vento nei monti
si abbatte su querce.
Dolce madre,
non posso piu' tessere la tela:
desiderio di un fanciullo mi ha vinta,
e la molle Afrodite.
Fermati, caro, rimani
davanti a me; distendi
la grazia che e' nel tuo sguardo.
*
Preghiera ad Afrodite
Afrodite dal trono dipinto,
Afrodite immortale, figlia di Zeus,
tessitrice d'inganni, ti prego,
non domare con pene e con ansie d'amore,
o Regina, il mio cuore.
E qui vieni. Altra volta venisti;
pur di lontano udisti la mia voce,
e del padre lasciasti la reggia
su l'aureo cocchio aggiogato.
Te conducevano leggiadri passeri snelli
sopra la nera terra
fitte agitando giu' dal cielo le ali
per gli eterei spazi.
Rapidamente giunsero. E tu, o Beata,
sorridendo dal tuo volto immortale,
mi chiedevi che pena ancora pativo,
che cosa ancora invocavo,
e chi nel mio cuore in delirio
follemente desideravo - "Chi cerchi
che ancora Peito riporti al tuo amore?
chi ti fa male, o Saffo?
Oh, ma se ora ti fugge, presto t'inseguira',
se doni rifiuta, presto doni fara',
se gia' non ti ama, presto ti amera',
anche contro sua voglia".
Vieni a me anche ora: da cosi' triste
pena di amore mi sciogli; quanto
brama il mio cuore si compia, tu compi;
tu stessa mi assisti.
*
Gioia di amore
Beato e', come un dio,
chi davanti ti siede e ti ode,
e dolci parole tu dici e dolce-
mente sorridi.
Subito mi sobbalza, appena
ti guardo, dentro nel petto il cuore,
e voce piu' non mi viene,
e mi si spezza
la lingua, e una fiamma sottile
mi corre sotto la pelle,
con gli occhi piu' niente vedo,
romba mi fanno
gli orecchi, sudore mi bagna,
tremore tutta mi prende,
piu' verde dell'erba divento
e quasi mi sento,
o Agallide, vicina a morire.
...
*
La tua veste mi fa tremare...
Vieni, ti prego, Gongila, nel tuo
mantello di latte;
ancora a te dattorno volano
e Poto e Peito,
tanto sei bella.
Questa stessa tua veste
solo a guardarla
mi fa tremare; di gioia
rabbrividisco.
*
Gelosia
Ecco che Amore ancora
mi da' tormento:
Amore che scioglie le membra,
amore dolce e amaro,
fiera sottile e invincibile.
Attide, di volermi bene
ti venne fastidio
e corri da Andromeda.
Di me ti prese
dimenticanza
ed altri tu ami piu' di me.
*
Lontana
...
Lontana, in Sardi, ella e',
ma qui abita sempre il suo cuore.
Quando eravamo insieme
tu eri una dea per lei,
e il tuo cantare
la sua gioia piu' grande.
Ora, tra le donne di Lidia,
brilla di bellezza quale,
caduto il sole,
splende la luna dalle dita di rosa
tutte le stelle vincendo;
e la sua luce posa
sul salso mare
e sopra le campagne fiorite,
e la fresca rugiada discende,
e si aprono le rose
e i teneri timi
e il meliloto in fiore.
E sempre, lontana, la cara
Attide rammentando,
di desiderio si strugge
e tristezza le pesa sul cuore.
E alto grida che andiamo cola',
e il suo grido, attraverso il mare,
ce lo ridice
la notte dalle molte orecchie.
*
Distacco
...
"Morire vorrei, veramente".
In grande pianto ella mi lasciava.
E anche questo mi disse:
"Ahime' quale pena, Saffo, io patisco,
con quanto dolore ti lascio".
E a lei io rispondevo:
"Va', sii lieta e ricorda
quante cose dolci e belle godemmo insieme.
Molte corone di viole
e di rose e di intrecciati crochi
intorno al capo vicina a me tu cingevi,
e ghirlandette molte
al tenero collo annodavi
di fiori di primavera;
e di molto e lucido unguento
stillato da fiori e di regale
nardo la morbida chioma ti ungevi..."
...
*
Malinconia
Tramontata e' la luna;
tramontate sono le Pleiadi;
a mezzo e' la notte; l'ora
passa; io sono qui, sola.
*
La riviera di Acheronte
Gioia di vivere non ho piu':
voglia di morire mi prende
e di vedere i loti freschi di rugiada
su la riviera di Acheronte.
*
Cariti e muse
O pure Cariti dalle braccia di rosa,
a me venite, vergini figlie di Zeus...
Cariti delicate, Muse di belle chiome...
E me gloriosa fecero
col dono di loro canti le Muse.
*
Non e' lecito il pianto
Non e' lecito il pianto
nella casa di chi serve alle Muse:
piangere a noi non si addice.
*
A donna incolta
Mentre tu giacerai,
ne' piu' memoria sara' di te
ne' piu' rimpianto, che' non cogliesti
le rose della Pieria;
e ombra ignota anche nell'Ade
ti aggirerai
tra buie ombre di morti
via volando sperduta.
*
Collera
Quando la collera gonfia il tuo cuore
tieni in freno la lingua
che abbaia parole vane.
*
Donna rozza
E come puo' molcerti il cuore
cosi' rustica donna e goffa
che nemmeno sa alzarsi la gonna
sulle caviglie?
*
Quanta spocchia!
Sciocca,
quante arie ti dai per un anello!
*
Verginita'
Verginita', verginita',
perche' mi lasci, dove vai?
Non piu' verro' da te
non piu' verro'.
Come la dolce mela rosseggia
in alto sul ramo,
alta sul ramo piu' alto.
Se ne scordarono i coglitori;
no, non se ne scordarono,
ma non la poterono giungere.
Quale sui monti fiore di giacinto,
lo pestano coi piedi i pastori,
e a terra
il fiore purpureo giace.
*
Tu sei piu' bianca...
Tu sei piu' bianca del latte,
sei piu' sottile dell'acqua,
nella voce hai piu' canto della pectide,
se scuoti il capo
piu' baldanza hai di un polledro,
e piu' tenera sei di una rosa
e piu' morbida che una calda veste:
tu sei piu' oro dell'oro.
*
Fanciulle
Come figlio alla madre
io volo a te con le ali distese.
Fanciulla io vidi
leggera sul prato
cogliere fiori.
Ti volli bene, Attide, un tempo:
piccola bimba tu eri,
non anche tocca da grazia di amore.
*
Voglio una cosa dirti
"Voglio una cosa dirti,
ma mi trattiene pudore".
"Se di cose nobili e belle
desiderio tu avessi,
se cose brutte a dire
la tua lingua non agitasse,
non velerebbe pudore i tuoi occhi
e cio' ch'e' onesto dire diresti".
*
Eleganze e mollezze
Stanca sei:
su morbidi cuscini
lascia ch'io ti distenda.
Veli per il capo
che avevano
soffi e bagliori di porpora
le mando' da Focea
Mnaside, doni preziosi.
E intorno di dense e soffici lane
bene stretta si avvolse.
Ai piedi,
lucenti di vario colore,
calzaretti bellissimi di Lidia.
Quando tu dormi sul cuore
di una tua dolce compagna.
*
Nel giardino di Afrodite
Un boschetto di giovani meli,
sopra gli altari
fumano incensi.
Mormora fresca l'acqua tra i rami
soavemente: tutto il luogo e' ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
molle sopore.
E di fiori di spigo come a festa
fiorito e' il prato, esalano gli aneti
fragranza di miele.
Questa e' la tua dimora, Cipride,
qui tu recingi
le infule sacre e in auree coppe versi,
copiosamente,
nettare e gioia.
*
Fiori e colori
Tutta incoronata di fiori e' la terra,
di fiori di ogni colore.
Ceci di oro crescevano
lungo la spiaggia del mare.
*
Vespero
Di tutte le stelle tu sei la piu' bella,
stella del vespero.
Tutto riporti
quanto disperse la lucente aurora,
riporti l'agnello,
riporti la capra,
riporti il figlio alla madre...
*
Quale nei plenilunii sereni...
Le stelle intorno alla bella luna
velano il volto lucente
quando piena, al suo colmo,
argentea,
splende su tutta la terra.
*
Mnasidica
E tu di ghirlande recingi
le belle tue chiome, o Dica,
ramoscelli di aneto intrecciando
con delicate mani;
perche' solo a fanciulle incoronate
di fiori
volgono l'occhio le Cariti beate,
dalle altre torcono il volto.
*
Eros purpureo
Ecco, scende dal cielo Eros,
avvolto in una clamide di porpora.
*
Danze notturne
Piena sorgeva la luna
e intorno all'are le fanciulle stettero.
...
Intorno all'amabile ara
fanciulle cretesi, in cadenza,
con molli piedi danzavano,
leggermente sul tenero fiore
dell'erba movendo.
*
Peito
Ha il fulgore dell'oro Peito,
l'ancella di Afrodite.
*
Colombelle
Un gelo si apprese al loro cuore,
e lasciarono cadere le ali.
*
Il rosignolo
Messaggero di primavera,
verde usignolo dal canto soave.
*
Canti nuziali
Coro di vergini, allo sposo:
Sposo felice, le nozze
che tu bramavi
sono compiute; la vergine
che tu bramavi
ora e' con te.
Coro di giovani, alla sposa:
Di grazia il tuo aspetto,
di miele i tuoi occhi,
spande amore il tuo volto soave;
a te sopra tutte le altre
diede suoi doni Afrodite.
Coro di vergini, allo sposo:
A chi, dolce sposo,
ti posso paragonare?
A ramoscello snello
ti posso paragonare.
Giovani e vergini insieme:
Salve a te, sposa,
e a te,
sposo gentile,
piu' volte salve.
*
Hymenaon
In alto l'architrave,
Imeneo!
Su in alto levatelo, amici,
Imeneo!
E' qui lo sposo simile ad Ares,
Imeneo!
Di un uomo grande piu' grande,
Imeneo!
*
Veglia nuziale
E noi, fanciulle,
tutta la notte cantiamo il tuo amore
e della sposa dal seno di viola.
*
Il guardiano della porta nuziale
Piedi di sette spanne
ha il portiere;
cinque pelli ci vollero di bovi
per le sue scarpe,
dieci calzolai
ci lavorarono.
*
Nozze in Olimpo
Quivi di ambrosia gia' colmo
era il cratere.
Prese Ermes il ciato
e verso' bere agli dei.
E tutti gli dei tenevano in mano
le larghe coppe e libavano
augurando allo sposo
felicita'.
*
Le nozze di Ettore e Andromaca
Venne l'araldo correndo,
Idao messaggero veloce,
e disse:
"Ettore e i suoi compagni,
su navi e navi per il salso mare,
da Tebe sacra e dalle irrigue fonti
della Placia perenni,
la dolce Andromaca scortano
dagli occhi splendenti.
E molte recano armille d'oro,
e molte
trascoloranti vesti di porpora,
e molti
di vario lume gioielli
e tazze di argento e di avorio
innumerevoli".
Cosi' disse l'araldo. Prontamente
si levo' il padre. La novella corse
per le ampie vie della citta', giunse
agli amici.
Or ecco le donne di Ilio
a carri di agili ruote
aggiogano i muli. Vi salgono in folla
e madri e vergini di snelle caviglie.
Avanzano anche a lor volta,
su carri distinti,
le figlie del re.
E ai cocchi ricurvi di guerra
sospingono i loro cavalli
giovani in arme.
Ora con grande corteggio muovono insieme
verso la sacra Ilio. Si odono cetre
e flauti di dolce suono e strepito
di crotali; con acute voci le vergini
cantano un puro canto: eco di giubilo
ineffabile sale fino al cielo.
E ovunque per le vie sono crateri
e fiale; e bruciano e si mescono profumi
di mirra di casia di olibano, e tutti,
uomini e donne, levano grida e inni.
E alto su tutti squilla il peana ad Apollo,
ad Apollo arciere, ad Apollo dalla bella lira:
e tutti cantano in coro Ettore e Andromaca,
Ettore e Andromaca simili agli dei.
*
Preghiera per il fratello Carasso
O dea di Cipro, e voi Nereidi, fate
che incolume ritorni
qui mio fratello,
e che quanto nel cuore e' a lui piu' caro
tutto si compia. Fate
che quanti nel passato
commise errori tutti li disperda,
e sia di gioia a chi l'ama, e a chi non l'ama
perturbamento;
ne' piu' ci siano nemici tra di noi.
E alla sorella voglia degli onori
suoi fare parte, le doglianze amare
dimenticando ed i rimbrotti
che lui stesso facevano soffrire
e me con lui.
*
La cosa piu' bella
Chi dice un esercito
di cavalieri, e chi di fanti,
e chi di navi schierate
presso la terra nera:
io dico chi uno ama.
...
...
E vedere vorrei di Anactoria
l'amabile passo
e il raggiante splendore del volto.
*
La figlia di Saffo
Una figlietta bella io ho:
pare nel volto un fiorellino d'oro
la mia Cleide.
Per lei
tutta darei la Lidia
e anche l'amata Lesbo.
*
Alla figlia Cleide
Mi diceva mia madre che al suo tempo
se taluna si fosse
con un nodo di porpora legati
giovinetta, i capelli,
gia' questo era per lei grande ornamento;
e cosi' di tal altra se al suo capo,
di un color biondo acceso come fiamma,
avesse sovrapposto una ghirlanda
di fiori appena colti.
Ma tu vuoi che da Sardi un diadema,
o Cleide, io ti procuri,
un lavorato diadema quali
ci venivano allora
delle citta' della Meonia.
...
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Raimon Panikkar, La torre di Babele. Pace e pluralismo, Edizioni Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1990, pp. 192.
- Raimon Panikkar, Ecosofia: la nuova saggezza per una spiritualita' della terra, Cittadella, Assisi 1993, pp. 184.
- Raimon Panikkar, Concordia e armonia, Mondadori, Milano 2010, pp. 158.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
10. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5499 del 9 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
*
Nuova informativa sulla privacy
Alla luce delle nuove normative europee in materia di trattamento di elaborazione dei dati personali e' nostro desiderio informare tutti i lettori del notiziario "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile consultare la nuova informativa sulla privacy: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
Per non ricevere piu' il notiziario e' sufficiente recarsi in questa pagina: https://lists.peacelink.it/sympa/signoff/nonviolenza
Per iscriversi al notiziario, invece, l'indirizzo e' https://lists.peacelink.it/sympa/subscribe/nonviolenza
*
L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e' centropacevt at gmail.com
Numero 5499 del 9 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Otto marzo
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Alcune poesie di Lalla Romano
5. Saffo
6. Saffo tradotta da Salvatore Quasimodo
7. Saffo tradotta da Manara Valgimigli
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'
1. REPETITA IUVANT. OTTO MARZO
L'otto marzo, ripetiamolo ancora una volta, non e' un giorno di festa, ma di memoria e di lotta.
E' il giorno in cui ricordiamo tutte le donne vittime di oppressione, violenza, morte.
E' in giorno in cui ricordiamo che una societa' che spacca l'umanita' in due e pretende di ridurne la meta' a eterna serva dell'altra meta', e' gia' una societa' fascista.
E' il giorno in cui ci diciamo ancora una volta le ragioni per cui solo la lotta di liberazione delle donne libera l'umanita' intera, poiche' il potere patriarcale e maschilista e' la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze che affliggono e discerpano l'umanita'.
Ogni giorno e' l'otto marzo.
Con volto e con voce di donna la nonviolenza e' in cammino.
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]
Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
*
Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
*
Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
*
La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace, grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).
4. MAESTRE. ALCUNE POESIE DI LALLA ROMANO
[Estratti da Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001, riproponiamo ancora una volta alcuni versi di Lalla Romano che gia' presentammo in "Voci e volti dela nonviolenza" n. 33 del primo agosto 2006. Scrivevamo allora: "Vi e' in queste poesie un canto fermo e una parola esatta, come solo nei lirici greci".
Lalla Romano (1906-2001), pittrice, poetessa, scrittrice di grande valore e finezza, e' stata una delle voci piu' vive della cultura italiana del Novecento. Varie sue opere sono state recentemente ristampate nella collana dei Tascabili Einaudi; una edizione complessiva delle opere letterarie (a cura di Cesare Segre) e' Opere, due volumi, Mondadori, Milano 1991 e 1992. Su Lalla Romano cfr. Fiora Vincenti, Lalla Romano, La Nuova Italia, Firenze 1974; Annamaria Catalucci, Invito alla lettura di Lalla Romano, Mursia, Milano 1980; Antonio Ria (a cura di), Intorno a Lalla Romano. Saggi critici e testimonianze, Mondadori, Milano 1996. Cfr. anche i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 528 del 17 aprile 2011]
Rigano l'aria le rondini
Rigano l'aria le rondini
e non s'incrinano i cieli
specchia il lago le nuvole
e non s'intorbida l'acqua
Noi fugacemente turbiamo
col nostro passaggio il tempo
e tosto si ricompone la spera
limpida e ritorna uguale
*
Simile a un fiore il cielo
Simile a un fiore il cielo
dagli orli vermigli posa
lieve sulla terra oscura
Come il fiore caduto
lentamente appassisce
il suo sereno colore
a poco a poco imbruna
Pende nel cielo profondo
stame d'oro la luna
*
Inverno, lenta stagione
Inverno, lenta
stagione
La sola vera:
l'altre, fiorite, un sogno
*
L'abbraccio
Andiamo nella campagna deserta,
scricchiola sotto i piedi la neve.
Gia' sorta e' la luna, e risplende
la pianura sino ai monti lontani.
Io cerco il tuo corpo caldo e oscuro,
tu cerchi con affanno il mio corpo,
ed il nostro cuore si spezza
tremando nel vano abbraccio.
*
Il pianto
Dimmi perche' nel mio sogno piangevi.
Soli eravamo al sommo d'una scala
immensa e buia: e subito le mani
tu mi afferrasti, senza una parola.
Tra le mie mani nascondesti il viso
e ti asciugasti con le palme il pianto.
Cosi' ti vidi dopo tanto tempo,
e nulla so di te, se non quel pianto.
*
Stagione
Voi ripetete i vostri canti, uccelli;
ma soltanto una volta nella vita
a noi e' dato d'ascoltar parole
cosi' soavi: a noi non si rinnova
il dolce tempo, come a voi stagione.
*
Silenzio
Perdonami se spesso al tuo silenzio
non so risponder che col mio silenzio.
Vedo trascorrer come un triste fiume
il tuo dolore, e simile mi faccio
a te, muta corrente, e ti accompagno
lungo il tuo stanco, affaticato andare.
*
Il vento
Il vento fuggendo rapisce ai comignoli il fumo,
e come una chioma leggera l'arriccia e disperde.
Volubile e tenue s'effonde nel tempo la vita,
cosi' come labile fumo dilegua nel vento.
5. MAESTRE. SAFFO
[Riproponiamo ancora una volta la seguente nota e i seguenti testi di Saffo nella traduzione di Salvatore Quasimodo e di Manara Valgimigli]
"Con Saffo nasce, nella poesia del mondo, l'interiorita'" (cosi' Enzo Mandruzzato, Lirici greci dell'eta' arcaica, Rizzoli, Milano 1994, 2001, p. 169). "Saffo e' tra i piu' grandi creatori di linguaggio" (cosi' Filippo Maria Pontani nella prefazione a Saffo, Alceo, Anacreonte, Liriche e frammenti, Einaudi, Torino 1965, 1997, p. 6).
Con Saffo per la prima volta nella coscienza e nella storia umana, cosi' come noi le conosciamo, affiora e prende forma l'idea e la prassi della nonviolenza.
*
Saffo e' fiorita nell'isola di Lesbo, ove visse quasi sempre a Mitilene, tra il VII e il VI secolo a. C.
Salvatore Quasimodo, tra i maggiori poeti del Novecento, nacque nel 1901 e scomparve nel 1968. Manara Valgimigli, grecista insigne, nacque nel 1876 e scomparve nel 1965.
Alcune altre traduzioni: quelle di Gennaro Perrotta ora si possono leggere in Lirici greci, a cura di Umberto Albini, traduzione di Gennaro Perrotta, Le Monnier, Firenze 1972, Garzanti, Milano 1976, 1980; quelle di Enzo Mandruzzato in Id. (a cura di), Lirici greci dell'eta' arcaica, Rizzoli, Milano 1994, 2001; quelle di Filippo Maria Pontani in Id. (a cura di), Saffo, Alceo, Anacreonte, Liriche e frammenti, Einaudi, Torino 1965, 1997.
Tra le edizioni economiche recenti segnaliamo particolarmente: Saffo, Poesie, traduzione e note di Fanco Ferrari, con ampia ed impegnata introduzione di Vincenzo Di Benedetto, Rizzoli, Milano 1987. E ancora: Saffo, Poesie, a cura di Ilaria Dagnini, Newton Compton, Roma 1982, 1991; e naturalmente: Lirici greci. Saffo, Alceo, Anacreonte, Ibico, a cura di Giulio Guidorizzi, Mondadori, Milano 1993. Tutte con testo a fronte.
L'edizione critica oggi di riferimento e' quella curata da Eva-Maria Voigt, Sappho et Alcaeus. Fragmenta, Amsterdam 1971.
Tra innumerevoli altri trascegliendo, tre libri ancora almeno mettera' forse conto segnalare: Gennaro Perrotta, Bruno Gentili, Polinnia. Poesia greca arcaica, D'Anna, Messina-Firenze 1948 e piu' volte ristampata (e' un'antologia ad uso dei licei, ma la raccomanderemmo ad ogni lettore e lettrice); Salvatore Nicosia, Tradizione testuale diretta e indiretta dei poeti di Lesbo, Edizioni dell'ateneo, Roma 1976 (utile per farsi un'idea di alcune questioni filologiche ed esegetiche); Bruno Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Laterza, Roma-Bari 1984.
Ovviamente chi volesse accostare la letteratura greca nel suo ampio respiro troverebbe un amico e un compagno di viaggio buono e fedele in Albin Lesky, Storia della letteratura greca, 3 voll., Il Saggiatore, Milano 1962, 1996.
6. MAESTRE. SAFFO TRADOTTA DA SALVATORE QUASIMODO
[Da Salvatore Quasimodo, Lirici greci, Edizioni di "Corrente", Milano 1940, poi piu' volte ristampato presso Mondadori; noi qui abbiamo utilizzato l'edizione Mondadori, Milano 1979]
Ad Afrodite
O mia Afrodite dal simulacro
colmo di fiori, tu che non hai morte,
figlia di Zeus, tu che intrecci inganni,
o dominatrice, ti supplico,
non forzare l'anima mia
con affanni ne' con dolore,
ma qui vieni. Altra volta la mia voce
udendo di lontano la preghiera
ascoltasti, e lasciata la casa del padre
sul carro d'oro venisti.
Leggiadri veloci uccelli
sulla nera terra ti portarono,
dense agitando le ali per l'aria celeste.
E subito giunsero. E tu, o beata,
sorridendo nell'immortale volto
chiedesti del mio nuovo patire,
e che cosa un'altra volta invocavo,
e che piu' desideravo
nell'inquieta anima mia.
"Chi vuoi che Peito spinga al tuo amore,
o Saffo? Chi ti offende?
Chi ora ti fugge, presto t'inseguira',
chi non accetta doni, ne offrira',
chi non ti ama, pure contro voglia,
presto ti amera'".
Vieni a me anche ora;
liberami dai tormenti,
avvenga cio' che l'anima mia vuole:
aiutami, Afrodite.
*
A me pare uguale agli dei
A me pare uguale agli dei
chi a te vicino cosi' dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.
*
Invito all'Erano
Venite al tempio sacro delle vergini
dove piu' grato e' il bosco e sulle are
fuma l'incenso.
Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo e' all'ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Qui il prato ove meriggiano i cavalli
e' tutto fiori della primavera,
e gli aneti vi odorano soavi.
E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d'oro
chiaro vino celeste con la gioia.
*
Plenilunio
Gli astri d'intorno alla leggiadra luna
nascondono l'immagine lucente,
quando piena piu' risplende, bianca
sopra la terra.
*
A Gongila
O mia Gongila, ti prego:
metti la tunica bianchissima
e vieni a me davanti: intorno a te
vola desiderio d'amore.
Cosi' adorna, fai tremare chi guarda;
e io ne godo, perche' la tua bellezza
rimprovera Afrodite.
*
Tramontata e' la luna
Tramontata e' la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza gia' dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
*
E di te nel tempo
Tu morta, finirai li'. Ne' mai di te
si avra' memoria; e di te nel tempo
mai ad alcuno nascera' amore,
poi che non curi le rose della Pieria.
E sconosciuta anche nella casa dell'Ade,
andrai qua e la' fra oscuri
morti, svolazzando.
*
Sulle belle chiome metti ghirlande
Tu, o Dice, sulle belle chiome metti ghirlande,
dalle tenere mani intrecciate con steli di aneto,
perche' le Cariti felici accolgono
chi si orna di fiori: fuggono chi e' senza ghirlande.
*
Ho parlato in sogno
Ho parlato in sogno con te, Afrodite.
*
Sulla tenera erba appena nata
Piena splendeva la luna
quando presso l'altare si fermarono:
e le Cretesi con armonia
sui piedi leggeri cominciarono spensierate a girare intorno all'ara
sulla tenera erba appena nata.
*
Vorrei veramente essere morta
Vorrei veramente essere morta.
Essa lasciandomi piangendo forte,
mi disse: "Quanto ci e' dato soffrire,
o Saffo: contro mia voglia
io devo abbandonarti".
"Allontanati felice" risposi
"ma ricorda che fui di te
sempre amorosa.
Ma se tu dimenticherai
(e tu dimentichi) io voglio ricordare
i nostri celesti patimenti:
le molte ghirlande di viole e rose
che a me vicina, sul grembo
intrecciasti col timo;
i vezzi di leggiadre corolle
che mi chiudesti intorno
al delicato collo;
e l'olio da re, forte di fiori,
che la tua mano lisciava
sulla lucida pelle;
e i molli letti
dove alle tenere fanciulle joniche
nasceva amore della tua bellezza.
Non un canto di coro,
ne' sacro, ne' inno nuziale
si levava senza le nostre voci;
E non il bosco dove a primavera
il suono..."
*
A Ermes
Ermes, io lungamente ti ho invocato.
In me e' solitudine: tu aiutami,
despota, che' morte da se' non viene;
nulla m'allieta tanto che consoli.
Io voglio morire:
voglio vedere la riva d'Acheronte
fiorita di loto fresca di rugiada.
*
Ad Attide ricordando l'amica lontana
Forse in Sardi
spesso con la memoria qui ritorna
nel tempo che fu nostro: quando
eri Afrodite per lei e al tuo canto
moltissimo godeva.
Ora fra le donne Lidie spicca
come, calato il sole,
la luna dai raggi rosa
vince tutti gli astri, e la sua luce
modula sull'acque del mare
e i campi presi d'erba:
e la rugiada illumina la rosa,
posa sul gracile timo e il trifoglio
simile a fiore.
Solitaria vagando, esita
a volte se pensa ad Attide:
di desiderio l'anima trasale,
il cuore e' aspro.
E d'improvviso: "Venite!" urla;
e questa voce non ignota
a noi per sillabe risuona
scorrendo sopra il mare.
*
Muore il tenero Adone
"Muore il tenero Adone, o Citerea:
e noi che faremo?"
"A lungo battetevi il petto, fanciulle,
e laceratevi le vesti".
*
Quale dolce mela
Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul piu'
alto, la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono di raggiungerla...
*
Come il giacinto
Come il giacinto che i pastori pestano
per i monti, e a terra il fiore purpureo
sanguina.
*
Quanto disperse la lucente Aurora
E'spero, tutto riporti
quanto disperse la lucente Aurora:
riporti la pecora,
riporti la capra,
ma non riporti la figlia alla madre.
*
Fanciullezza
"Fanciullezza, fanciullezza, mi lasci, dove vai?"
"Non tornero' piu' da te, mai piu' ritornero'".
*
Ho una bella fanciulla
Ho una bella fanciulla
simile nell'aspetto ai fiori d'oro,
la mia Cleide diletta.
Io non la darei ne' per tutta la Lidia
ne' per l'amata...
7. MAESTRE. SAFFO TRADOTTA DA MANARA VALGIMIGLI
[Da Manara Valgimigli, Saffo, Archiloco e altri lirici greci, Le Lettere, Firenze 1989; la prima edizione delle traduzioni da Saffo di Valgimigli era apparsa col titolo Saffo e altri lirici greci, Edizioni del Pellicano, Vicenza 1942; il testo che utilizziamo riproduce fedelmente l'edizione Mondadori, Milano 1968]
Lira divina
Orsu', lira divina,
tu parla,
sii tu la mia voce.
Per la gioia delle mie compagne
questi canti
con bella voce io voglio ora cantare.
*
Amore
Scuote amore il mio cuore
come vento nei monti
si abbatte su querce.
Dolce madre,
non posso piu' tessere la tela:
desiderio di un fanciullo mi ha vinta,
e la molle Afrodite.
Fermati, caro, rimani
davanti a me; distendi
la grazia che e' nel tuo sguardo.
*
Preghiera ad Afrodite
Afrodite dal trono dipinto,
Afrodite immortale, figlia di Zeus,
tessitrice d'inganni, ti prego,
non domare con pene e con ansie d'amore,
o Regina, il mio cuore.
E qui vieni. Altra volta venisti;
pur di lontano udisti la mia voce,
e del padre lasciasti la reggia
su l'aureo cocchio aggiogato.
Te conducevano leggiadri passeri snelli
sopra la nera terra
fitte agitando giu' dal cielo le ali
per gli eterei spazi.
Rapidamente giunsero. E tu, o Beata,
sorridendo dal tuo volto immortale,
mi chiedevi che pena ancora pativo,
che cosa ancora invocavo,
e chi nel mio cuore in delirio
follemente desideravo - "Chi cerchi
che ancora Peito riporti al tuo amore?
chi ti fa male, o Saffo?
Oh, ma se ora ti fugge, presto t'inseguira',
se doni rifiuta, presto doni fara',
se gia' non ti ama, presto ti amera',
anche contro sua voglia".
Vieni a me anche ora: da cosi' triste
pena di amore mi sciogli; quanto
brama il mio cuore si compia, tu compi;
tu stessa mi assisti.
*
Gioia di amore
Beato e', come un dio,
chi davanti ti siede e ti ode,
e dolci parole tu dici e dolce-
mente sorridi.
Subito mi sobbalza, appena
ti guardo, dentro nel petto il cuore,
e voce piu' non mi viene,
e mi si spezza
la lingua, e una fiamma sottile
mi corre sotto la pelle,
con gli occhi piu' niente vedo,
romba mi fanno
gli orecchi, sudore mi bagna,
tremore tutta mi prende,
piu' verde dell'erba divento
e quasi mi sento,
o Agallide, vicina a morire.
...
*
La tua veste mi fa tremare...
Vieni, ti prego, Gongila, nel tuo
mantello di latte;
ancora a te dattorno volano
e Poto e Peito,
tanto sei bella.
Questa stessa tua veste
solo a guardarla
mi fa tremare; di gioia
rabbrividisco.
*
Gelosia
Ecco che Amore ancora
mi da' tormento:
Amore che scioglie le membra,
amore dolce e amaro,
fiera sottile e invincibile.
Attide, di volermi bene
ti venne fastidio
e corri da Andromeda.
Di me ti prese
dimenticanza
ed altri tu ami piu' di me.
*
Lontana
...
Lontana, in Sardi, ella e',
ma qui abita sempre il suo cuore.
Quando eravamo insieme
tu eri una dea per lei,
e il tuo cantare
la sua gioia piu' grande.
Ora, tra le donne di Lidia,
brilla di bellezza quale,
caduto il sole,
splende la luna dalle dita di rosa
tutte le stelle vincendo;
e la sua luce posa
sul salso mare
e sopra le campagne fiorite,
e la fresca rugiada discende,
e si aprono le rose
e i teneri timi
e il meliloto in fiore.
E sempre, lontana, la cara
Attide rammentando,
di desiderio si strugge
e tristezza le pesa sul cuore.
E alto grida che andiamo cola',
e il suo grido, attraverso il mare,
ce lo ridice
la notte dalle molte orecchie.
*
Distacco
...
"Morire vorrei, veramente".
In grande pianto ella mi lasciava.
E anche questo mi disse:
"Ahime' quale pena, Saffo, io patisco,
con quanto dolore ti lascio".
E a lei io rispondevo:
"Va', sii lieta e ricorda
quante cose dolci e belle godemmo insieme.
Molte corone di viole
e di rose e di intrecciati crochi
intorno al capo vicina a me tu cingevi,
e ghirlandette molte
al tenero collo annodavi
di fiori di primavera;
e di molto e lucido unguento
stillato da fiori e di regale
nardo la morbida chioma ti ungevi..."
...
*
Malinconia
Tramontata e' la luna;
tramontate sono le Pleiadi;
a mezzo e' la notte; l'ora
passa; io sono qui, sola.
*
La riviera di Acheronte
Gioia di vivere non ho piu':
voglia di morire mi prende
e di vedere i loti freschi di rugiada
su la riviera di Acheronte.
*
Cariti e muse
O pure Cariti dalle braccia di rosa,
a me venite, vergini figlie di Zeus...
Cariti delicate, Muse di belle chiome...
E me gloriosa fecero
col dono di loro canti le Muse.
*
Non e' lecito il pianto
Non e' lecito il pianto
nella casa di chi serve alle Muse:
piangere a noi non si addice.
*
A donna incolta
Mentre tu giacerai,
ne' piu' memoria sara' di te
ne' piu' rimpianto, che' non cogliesti
le rose della Pieria;
e ombra ignota anche nell'Ade
ti aggirerai
tra buie ombre di morti
via volando sperduta.
*
Collera
Quando la collera gonfia il tuo cuore
tieni in freno la lingua
che abbaia parole vane.
*
Donna rozza
E come puo' molcerti il cuore
cosi' rustica donna e goffa
che nemmeno sa alzarsi la gonna
sulle caviglie?
*
Quanta spocchia!
Sciocca,
quante arie ti dai per un anello!
*
Verginita'
Verginita', verginita',
perche' mi lasci, dove vai?
Non piu' verro' da te
non piu' verro'.
Come la dolce mela rosseggia
in alto sul ramo,
alta sul ramo piu' alto.
Se ne scordarono i coglitori;
no, non se ne scordarono,
ma non la poterono giungere.
Quale sui monti fiore di giacinto,
lo pestano coi piedi i pastori,
e a terra
il fiore purpureo giace.
*
Tu sei piu' bianca...
Tu sei piu' bianca del latte,
sei piu' sottile dell'acqua,
nella voce hai piu' canto della pectide,
se scuoti il capo
piu' baldanza hai di un polledro,
e piu' tenera sei di una rosa
e piu' morbida che una calda veste:
tu sei piu' oro dell'oro.
*
Fanciulle
Come figlio alla madre
io volo a te con le ali distese.
Fanciulla io vidi
leggera sul prato
cogliere fiori.
Ti volli bene, Attide, un tempo:
piccola bimba tu eri,
non anche tocca da grazia di amore.
*
Voglio una cosa dirti
"Voglio una cosa dirti,
ma mi trattiene pudore".
"Se di cose nobili e belle
desiderio tu avessi,
se cose brutte a dire
la tua lingua non agitasse,
non velerebbe pudore i tuoi occhi
e cio' ch'e' onesto dire diresti".
*
Eleganze e mollezze
Stanca sei:
su morbidi cuscini
lascia ch'io ti distenda.
Veli per il capo
che avevano
soffi e bagliori di porpora
le mando' da Focea
Mnaside, doni preziosi.
E intorno di dense e soffici lane
bene stretta si avvolse.
Ai piedi,
lucenti di vario colore,
calzaretti bellissimi di Lidia.
Quando tu dormi sul cuore
di una tua dolce compagna.
*
Nel giardino di Afrodite
Un boschetto di giovani meli,
sopra gli altari
fumano incensi.
Mormora fresca l'acqua tra i rami
soavemente: tutto il luogo e' ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
molle sopore.
E di fiori di spigo come a festa
fiorito e' il prato, esalano gli aneti
fragranza di miele.
Questa e' la tua dimora, Cipride,
qui tu recingi
le infule sacre e in auree coppe versi,
copiosamente,
nettare e gioia.
*
Fiori e colori
Tutta incoronata di fiori e' la terra,
di fiori di ogni colore.
Ceci di oro crescevano
lungo la spiaggia del mare.
*
Vespero
Di tutte le stelle tu sei la piu' bella,
stella del vespero.
Tutto riporti
quanto disperse la lucente aurora,
riporti l'agnello,
riporti la capra,
riporti il figlio alla madre...
*
Quale nei plenilunii sereni...
Le stelle intorno alla bella luna
velano il volto lucente
quando piena, al suo colmo,
argentea,
splende su tutta la terra.
*
Mnasidica
E tu di ghirlande recingi
le belle tue chiome, o Dica,
ramoscelli di aneto intrecciando
con delicate mani;
perche' solo a fanciulle incoronate
di fiori
volgono l'occhio le Cariti beate,
dalle altre torcono il volto.
*
Eros purpureo
Ecco, scende dal cielo Eros,
avvolto in una clamide di porpora.
*
Danze notturne
Piena sorgeva la luna
e intorno all'are le fanciulle stettero.
...
Intorno all'amabile ara
fanciulle cretesi, in cadenza,
con molli piedi danzavano,
leggermente sul tenero fiore
dell'erba movendo.
*
Peito
Ha il fulgore dell'oro Peito,
l'ancella di Afrodite.
*
Colombelle
Un gelo si apprese al loro cuore,
e lasciarono cadere le ali.
*
Il rosignolo
Messaggero di primavera,
verde usignolo dal canto soave.
*
Canti nuziali
Coro di vergini, allo sposo:
Sposo felice, le nozze
che tu bramavi
sono compiute; la vergine
che tu bramavi
ora e' con te.
Coro di giovani, alla sposa:
Di grazia il tuo aspetto,
di miele i tuoi occhi,
spande amore il tuo volto soave;
a te sopra tutte le altre
diede suoi doni Afrodite.
Coro di vergini, allo sposo:
A chi, dolce sposo,
ti posso paragonare?
A ramoscello snello
ti posso paragonare.
Giovani e vergini insieme:
Salve a te, sposa,
e a te,
sposo gentile,
piu' volte salve.
*
Hymenaon
In alto l'architrave,
Imeneo!
Su in alto levatelo, amici,
Imeneo!
E' qui lo sposo simile ad Ares,
Imeneo!
Di un uomo grande piu' grande,
Imeneo!
*
Veglia nuziale
E noi, fanciulle,
tutta la notte cantiamo il tuo amore
e della sposa dal seno di viola.
*
Il guardiano della porta nuziale
Piedi di sette spanne
ha il portiere;
cinque pelli ci vollero di bovi
per le sue scarpe,
dieci calzolai
ci lavorarono.
*
Nozze in Olimpo
Quivi di ambrosia gia' colmo
era il cratere.
Prese Ermes il ciato
e verso' bere agli dei.
E tutti gli dei tenevano in mano
le larghe coppe e libavano
augurando allo sposo
felicita'.
*
Le nozze di Ettore e Andromaca
Venne l'araldo correndo,
Idao messaggero veloce,
e disse:
"Ettore e i suoi compagni,
su navi e navi per il salso mare,
da Tebe sacra e dalle irrigue fonti
della Placia perenni,
la dolce Andromaca scortano
dagli occhi splendenti.
E molte recano armille d'oro,
e molte
trascoloranti vesti di porpora,
e molti
di vario lume gioielli
e tazze di argento e di avorio
innumerevoli".
Cosi' disse l'araldo. Prontamente
si levo' il padre. La novella corse
per le ampie vie della citta', giunse
agli amici.
Or ecco le donne di Ilio
a carri di agili ruote
aggiogano i muli. Vi salgono in folla
e madri e vergini di snelle caviglie.
Avanzano anche a lor volta,
su carri distinti,
le figlie del re.
E ai cocchi ricurvi di guerra
sospingono i loro cavalli
giovani in arme.
Ora con grande corteggio muovono insieme
verso la sacra Ilio. Si odono cetre
e flauti di dolce suono e strepito
di crotali; con acute voci le vergini
cantano un puro canto: eco di giubilo
ineffabile sale fino al cielo.
E ovunque per le vie sono crateri
e fiale; e bruciano e si mescono profumi
di mirra di casia di olibano, e tutti,
uomini e donne, levano grida e inni.
E alto su tutti squilla il peana ad Apollo,
ad Apollo arciere, ad Apollo dalla bella lira:
e tutti cantano in coro Ettore e Andromaca,
Ettore e Andromaca simili agli dei.
*
Preghiera per il fratello Carasso
O dea di Cipro, e voi Nereidi, fate
che incolume ritorni
qui mio fratello,
e che quanto nel cuore e' a lui piu' caro
tutto si compia. Fate
che quanti nel passato
commise errori tutti li disperda,
e sia di gioia a chi l'ama, e a chi non l'ama
perturbamento;
ne' piu' ci siano nemici tra di noi.
E alla sorella voglia degli onori
suoi fare parte, le doglianze amare
dimenticando ed i rimbrotti
che lui stesso facevano soffrire
e me con lui.
*
La cosa piu' bella
Chi dice un esercito
di cavalieri, e chi di fanti,
e chi di navi schierate
presso la terra nera:
io dico chi uno ama.
...
...
E vedere vorrei di Anactoria
l'amabile passo
e il raggiante splendore del volto.
*
La figlia di Saffo
Una figlietta bella io ho:
pare nel volto un fiorellino d'oro
la mia Cleide.
Per lei
tutta darei la Lidia
e anche l'amata Lesbo.
*
Alla figlia Cleide
Mi diceva mia madre che al suo tempo
se taluna si fosse
con un nodo di porpora legati
giovinetta, i capelli,
gia' questo era per lei grande ornamento;
e cosi' di tal altra se al suo capo,
di un color biondo acceso come fiamma,
avesse sovrapposto una ghirlanda
di fiori appena colti.
Ma tu vuoi che da Sardi un diadema,
o Cleide, io ti procuri,
un lavorato diadema quali
ci venivano allora
delle citta' della Meonia.
...
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Raimon Panikkar, La torre di Babele. Pace e pluralismo, Edizioni Cultura della Pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1990, pp. 192.
- Raimon Panikkar, Ecosofia: la nuova saggezza per una spiritualita' della terra, Cittadella, Assisi 1993, pp. 184.
- Raimon Panikkar, Concordia e armonia, Mondadori, Milano 2010, pp. 158.
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
10. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5499 del 9 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
*
Nuova informativa sulla privacy
Alla luce delle nuove normative europee in materia di trattamento di elaborazione dei dati personali e' nostro desiderio informare tutti i lettori del notiziario "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile consultare la nuova informativa sulla privacy: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
Per non ricevere piu' il notiziario e' sufficiente recarsi in questa pagina: https://lists.peacelink.it/sympa/signoff/nonviolenza
Per iscriversi al notiziario, invece, l'indirizzo e' https://lists.peacelink.it/sympa/subscribe/nonviolenza
*
L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e' centropacevt at gmail.com
- Prev by Date: [Nonviolenza] In questo 8 marzo 2025
- Next by Date: [Nonviolenza] Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega
- Previous by thread: [Nonviolenza] In questo 8 marzo 2025
- Next by thread: [Nonviolenza] Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega
- Indice: