[Nonviolenza] La biblioteca di Zorobabele. 628



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LA BIBLIOTECA DI ZOROBABELE
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Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 628 del 14 novembre 2022

In questo numero:
1. "Il paese delle donne". E' scomparsa Antonia Sani
2. Gina Di Francesco: Antonia Sani e il sogno concreto di una Pace Disarmante
3. Redazione di Trancemedia.eu: Richiesta di grazia per Leonard Peltier - fac-simile
4. Una minima notizia biografica su Leonard Peltier
5. Omero Dellistorti: I pensieri di un avvocato
6. Omero Dellistorti: Una visita di cortesia
7. Omero Dellistorti: Cinque lettere di un morto
8. Omero Dellistorti: Logos, pathos, Erlebnis (e precipitevole la fine della storia)
9. Tre minime descrizioni della nonviolenza e cinque perorazioni per il disarmo

1. LUTTI. "IL PAESE DELLE DONNE": E' SCOMPARSA ANTONIA SANI
[Dal sito de "Il paese delle donne" riprendiamo e diffondiamo]

La Camera ardente di Antonia Sani Baraldi sara' aperta in Via Misurina 69, Roma (piano IV, citofono Sani-Baraldi) dalle ore 15 di sabato 12 novembre 2022 a tutta la giornata di domenica 13 novembre.
I funerali si svolgeranno martedi' 15 novembre, ore 15 30, presso la Certosa di Ferrara.
E' mancata a chi l'amava, a tutte noi, in questa triste notte, Antonia Sani, donna generosa e intelligente, democratica e femminista, che ha investito la sua vita nel rispetto e nella difesa dell'umanita': diritti, scuola, pace, Costituzione.
Non ci sono parole e ringraziamenti bastevoli per quanto ha dato alla Wilpf-Italia, di cui a lungo e' stata Presidente, alla Casa internazionale delle donne, alla nostra stessa associazione.
I nostri abbracci e le piu' sincere condoglianze a chi, vicino o lontano da lei in questo momento, la piange.
Associazione e redazione de Il Paese delle Donne.

2. LUTTI. GINA DI FRANCESCO: ANTONIA SANI E IL SOGNO CONCRETO DI UNA PACE DISARMANTE
[Dal sito de "Il paese delle donne" riprendiamo e diffondiamo]

Da troppo tempo costretta in un letto ad un immobilismo inaccettabile, Antonia ha continuato a muovere idee, a battersi per i diritti delle donne e umani, per la pace e il disarmo nucleare.
Antonia Sani se ne e' andata nella notte tra l'11 e il 12 novembre dopo aver combattuto una inesorabile malattia. Lei che ha vissuto una vita da combattente con le armi solide del pensiero, con la forza di azioni incisive sul campo e' stata intellettuale, giornalista e dirigente politica lungimirante. Aveva intuito da sempre come fossero centrali gli equilibri internazionali e la costruzione di un mondo pacifico e senza armi per cambiare la storia del nostro pianeta. Portatrice di valori etici universali, anche come docente, sempre attivissima nella scuola, nel movimento delle donne, per la difesa dell'ambiente, la cura delle persone e della Terra.
Dal 2011 al 2018 presidente della Wilpf (Women's International League for Peace and Freedom), organizzazione con una storia secolare di lotte civili e politiche contro le diseguaglianze e le guerre, per la salvaguardia della dignita' umana a livello mondiale. Per anni alla Casa Internazionale delle Donne, come copresidente dell'associazione federativa femminista internazionale (Affi) ha attraversato il conflitto di genere e condiviso con me e le altre  un percorso valoriale.
Antonia, una persona, una donna, una madre, una nonna, una moglie e compagna, una militante, ma soprattutto una amica e sorella. Ci confrontavamo spesso con angoscia sulle trasformazioni della realta' che, con fatica e delusioni, vivevamo. Sempre pero' continuando a credere nella nostra storia umana e politica.
Voglio ricordare Antonia per tutto quello che mi ha trasmesso, per la sua tenacia, per la sua dolce durezza.
Antonia da una vita contro le armi, aveva due armi formidabili: l'onesta' intellettuale e un sorriso coinvolgente.
Ciao cara Antonia.

3. MATERIALI. REDAZIONE DI TRANCEMEDIA.EU: RICHIESTA DI GRAZIA PER LEONARD PETIER - FAC-SIMILE
[Dal sito www.trancemedia.eu riprendiamo e diffondiamo]

Richiesta di grazia per Leonard Peltier - fac-simile
Dopo la visita di tre Native Americane in Italia e l'intitolazione a Leonard Peltier del presidio NO TAV di San Didero (To), ci sono pervenute richieste per un fac-simile di messaggio da inviare alla Casa Bianca per ottenere la grazia.
Ecco le istruzioni per chi non conosce l'inglese, in coerenza con quanto richiesto durante gli incontri.
redazione Trancemedia.eu
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Aprire la pagina della Casa Bianca – Contatti in
https://www.whitehouse.gov/contact/
(il link qui sopra apre in nuova scheda; chi non conosce l'inglese potra' trovarla a fianco di questa scheda e, per seguire passo passo le istruzioni, passera' da una scheda all'altra)
MESSAGE TYPE: scegli Contact the President
Compila le varie richieste – FIRST NAME: scrivi il tuo nome "di battesimo";
SECOND NAME: si puo' saltare; LAST NAME: scrivi il tuo cognome;
SUFFIX, PRONOUNS: salta;
E-MAIL: scrivi il tuo indirizzo email;
PHONE: scrivi il tuo numero di telefono seguendo lo schema +39-xxx-xxx-xxxx;
COUNTRY/STATE/REGION: scegli Italy;
STREET: scrivi il tuo indirizzo nel formato numero civico, via/piazza;
CITY: scrivi nome citta' - CAP
Copia e incolla il messaggio qui sotto nello spazio WHAT WOULD YOU LIKE TO SAY? [Cosa vorresti dire?]
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Mr. President,
Although I reside far from your country, I am aware of the injustice that has persisted for 47 years against Leonard Peltier, who was denied a review of his trial even after exculpatory evidence emerged for the events of June 26, 1975 on the Pine Ridge (SD) reservation where two federal agents and a Native American lost their lives.
I therefore appeal to your supreme authority to pardon this man, now elderly and ill, after nearly half a century of imprisonment.
I thank you in advance for your positive decision, with best regards.
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Traduzione italiana del testo da incollare:
Signor Presidente,
sebbene io risieda lontano dal Suo Paese, sono consapevole dell'ingiustizia che persiste da 47 anni nei confronti di Leonard Peltier, al quale e' stata negata la revisione del processo anche dopo che sono emerse prove a discarico per gli eventi del 26 giugno 1975 nella riserva di Pine Ridge (South Dakota) in cui persero la vita due agenti federali e un nativo americano.
Mi appello quindi alla Sua suprema autorita' affinche' grazi quest'uomo, ormai anziano e malato, dopo quasi mezzo secolo di detenzione.
La ringrazio anticipatamente per la Sua decisione positiva, con i migliori saluti.

4. REPETITA IUVANT. UNA MINIMA NOTIZIA BIOGRAFICA SU LEONARD PELTIER

Leonard Peltier nasce a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944.
Nell'infanzia, nell'adolescenza e nella prima giovinezza subisce pressoche' tutte le vessazioni, tutte le umiliazioni, tutti i traumi e l'emarginazione che il potere razzista bianco infligge ai nativi americani. Nella sua autobiografia questo processo di brutale alienazione ed inferiorizzazione e' descritto in pagine profonde e commoventi.
Nei primi anni Settanta incontra l'American Indian Movement (Aim), fondato nel 1968 proprio per difendere i diritti e restituire coscienza della propria dignita' ai nativi americani; e con l'impegno nell'Aim riscopre l'orgoglio di essere indiano - la propria identita', il valore della propria cultura, e quindi la lotta per la riconquista dei diritti del proprio popolo e di tutti i popoli oppressi.
Partecipa nel 1972 al "Sentiero dei trattati infranti", la carovana di migliaia di indiani che attraversa gli Stati Uniti e si conclude a Washington con la presentazione delle rivendicazioni contenute nel documento detto dei "Venti punti" che il governo Nixon non degna di considerazione, e con l'occupazione del Bureau of Indian Affairs.
Dopo l'occupazione nel 1973 da parte dell'Aim di Wounded Knee (il luogo del massacro del 1890 assurto a simbolo della memoria del genocidio delle popolazioni native commesso dal potere razzista e colonialista bianco)  nella riserva di Pine Ridge - in cui Wounded Knee si trova - si scatena la repressione: i nativi tradizionalisti ed i militanti dell'Aim unitisi a loro nel rivendicare l'identita', la dignita' e i diritti degli indiani, vengono perseguitati e massacrati dagli squadroni della morte del corrotto presidente del consiglio tribale Dick Wilson: uno stillicidio di assassinii in cui i sicari della polizia privata di Wilson (i famigerati "Goons") sono favoreggiati dall'Fbi che ha deciso di perseguitare l'Aim ed eliminarne i militanti con qualunque mezzo.
Nel 1975 per difendersi dalle continue aggressioni dei Goons di Wilson, alcuni residenti tradizionalisti chiedono l'aiuto dell'Aim, un cui gruppo di militanti viene ospitato nel ranch della famiglia Jumping Bull in cui organizza un campo di spiritualita'.
Proprio in quel lasso di tempo Dick Wilson sta anche trattando in segreto la cessione di una consistente parte del territorio della riserva alle compagnie minerarie.
Il 26 giugno 1975 avviene l'"incidente a Oglala", ovvero la sparatoria scatenata dall'Fbi che si conclude con la morte di due agenti dell'Fbi, Jack Coler e Ronald Williams, e di un giovane militante dell'Aim, Joe Stuntz, e la successiva fuga dei militanti dell'Aim superstiti guidati da Leonard Peltier che riescono ad eludere l'accerchiamento da parte dell'Fbi e degli squadroni della morte di Wilson.
Mentre nessuna inchiesta viene aperta sulla morte della giovane vittima indiana della sparatoria, cosi' come nessuna adeguata inchiesta era stata aperta sulle morti degli altri nativi assassinati nei mesi e negli anni precedenti da parte dei Goons, l'Fbi scatena una vasta e accanita caccia all'uomo per vendicare la morte dei suoi due agenti: in un primo momento vengono imputati dell'uccisione dei due agenti quattro persone: Jimmy Eagle, Dino Butler, Leonard Peltier e Bob Robideau.
Dino Butler e Bob Robideau vengono arrestati non molto tempo dopo, processati a Rapid City ed assolti perche' viene loro riconosciuta la legittima difesa.
A quel punto l'Fbi decide di rinunciare a perseguire Jimmy Eagle e di concentrare le accuse su Leonard Peltier, che nel frattempo e' riuscito a riparare in Canada; li' viene arrestato ed estradato negli Usa sulla base di due affidavit di una "testimone" che lo accusano menzogneramente del duplice omicidio; la cosiddetta "testimone" successivamente rivelera' di essere stata costretta dall'Fbi a dichiarare e sottoscrivere quelle flagranti falsita'.
Peltier viene processato non a Rapid City come i suoi compagni gia' assolti per legittima difesa ma a Fargo, da una giuria di soli bianchi, in un contesto razzista fomentato dall'Fbi.
Viene condannato a due ergastoli nonostante sia ormai evidente che le testimonianze contro di lui erano false, estorte ai testimoni dall'Fbi con gravi minacce, e nonostante che le cosiddette prove contro di lui fossero altrettanto false.
Successivamente infatti, grazie al Freedom of Information Act, fu possibile accedere a documenti che l'Fbi aveva tenuto nascosti e scoprire che non era affatto il cosiddetto "fucile di Peltier" ad aver ucciso i due agenti.
In carcere, si organizza un tentativo di ucciderlo, che viene sventato in modo rocambolesco; ma anche se riesce a salvarsi la vita Leonard Peltier viene sottoposto a un regime particolarmente vessatorio e le sue condizioni di salute ben presto si aggravano.
Tuttavia anche dal carcere, anche in condizioni di particolare durezza, Leonard Peltier riesce a svolgere un'intensa attivita' di testimonianza, di sensibilizzazione, di militanza, finanche di beneficenza; un'attivita' non solo di riflessione e d'impegno morale, sociale e politico, ma anche artistica e letteraria; nel corso degli anni diventa sempre piu' un punto di riferimento in tutto il mondo, come lo fu Nelson Mandela negli anni di prigionia nelle carceri del regime dell'apartheid.
La sua liberazione viene chiesta da illustri personalita', ma e' costantemente negata da parte di chi ha il potere di concederla. Analogamente la richiesta di un nuovo pronunciamento giudiziario e' sempre respinta, cosi' come gli vengono negate tutte le altre guarentigie riconosciute a tutti i detenuti.
Nel 1983 e poi in seconda edizione nel 1991 viene pubblicato il libro di Peter Matthiessen che fa piena luce sulla persecuzione subita da Leonard Peltier.
Nel 1999 viene pubblicata l'autobiografia di Leonard Peltier (presto tradotta anche in francese, italiano, spagnolo e tedesco).
Ma nei primi anni Duemila il processo per la tragica morte di un'altra militante del'Aim, Anna Mae Aquash, viene strumentalizzato dall'Fbi per orchestrare una nuova squallida e grottesca campagna diffamatoria e persecutoria nei confronti di Leonard Peltier. E nel 2009 un agente speciale che aveva avuto un ruolo fondamentale nella "guerra sporca" dell'Fbi contro l'Aim, Joseph Trimbach, da' alle stampe un libro che e' una vera e propria "summa" delle accuse contro Leonard Peltier.
Tuttavia e' ormai chiarissimo che Peltier e' innocente, e la prova definitiva dell'innocenza la da' proprio il libro di Trimbach: in quest'opera il cui scopo dichiarato e' dimostrare che l'Aim e' nient'altro che un'organizzazione criminale e terroristica, e che Leonard Peltier e' nient'altro che un efferato assassino, l'autore non solo non presenta alcuna vera prova contro Peltier, ma di fatto conferma cosi' che prove contro Peltier non ci sono.
Ma gli anni continuano a passare e la solidarieta' con Leonard Peltier non riesce ad ottenerne la liberazione. Occlusa proditoriamente la via giudiziaria, resta solo la grazia presidenziale, ma quando alcuni presidenti statunitensi lasciano intendere di essere disposti a prendere in considerazione un atto di clemenza che restituirebbe la liberta' a Leonard Peltier la reazione dell'Fbi e' minacciosa. Clinton prima e Obama poi rinunciano. Pavidita' dinanzi alla capacita' di intimidazione anche nei confronti della Casa bianca da parte dell'Fbi?
E giungiamo ad oggi: Leonard Peltier, che e' gia' affetto da gravi patologie, alcuni mesi fa e' stato anche malato di covid: nuovamente chiediamo al presidente degli Stati Uniti che sia liberato e riceva cure adeguate. Non muoia in carcere un uomo innocente, non muoia in carcere un eroico lottatore per i diritti umani di tutti gli esseri umani e per la difesa del mondo vivente.
Leonard Peltier deve essere liberato non solo perche' e' anziano e malato, ma perche' e' innocente.

5. NUOVE STORIE CRUDELI. OMERO DELLISTORTI: I PENSIERI DI UN AVVOCATO
[Le precedenti puntate sono nei numeri 621, 622, 623, 624 e 626 di questo stesso foglio]

Quella canaglia di Spaccaricci, adesso mi ricatta pure...
Lo sapevo che prima o poi...
Magari dovrei farci un pensierino a come tappargli la bocca una volta per tutte...
In fin dei conti e' legittima difesa...
Certo che se pensa che io vado da Ciampicone e' piu' scemo di quanto e' scemo...
Lo sanno tutti che fine fa chi va da Ciampicone...
Pero' se poi Ciampicone lo viene a sapere che dovevo andare da lui e non ci sono andato...
Ciampicone, certo che ne ho paura. Tutti hanno paura di Ciampicone...
Ciampicone, detto anche Truscaglione, detto anche il quinto cavaliere dell'apocalisse...
La gente diceva che a casa sua aveva uno specchio con arabescata sulla cornice in guisa di corona la citazione bodeleriana "L'astuzia piu' grande del diavolo e' far credere che non esiste" ed amava contemplarvisi per ore e ore.
Raccontano che uccise sua moglie e le sue due figlie e poi se le mangio' brano a brano giorno dopo giorno per settimane per non lasciare tracce...
E raccontano anche che tutti quelli che si mettono in affari con lui prima o poi spariscono sempre...
E che averlo per amico e' pericoloso quanto averlo per nemico...
E che una volta ammazzo' uno solo con lo sguardo, che se Ciampicone ti guarda fisso il cuore ti si ghiaccia e non respiri piu'...
E dicono pure che aiutava quelli che mettevano le bombe nelle piazze e nelle stazioni e sui treni solo per il gusto di vedere che scrivevano i giornali il giorno dopo...
Ne dicevano tante su Ciampicone, dicevano anche che un illustre accademico che era stato allievo di De Felice ci aveva scritto un libro intitolato "La politica del XX secolo: volonta' di potenza, crimine, mito e totalitarismo. Un caso di studio nella provincia profonda" o qualcosa di simile, ma che non fu mai pubblicato perche' Ciampicone lo venne a sapere che era un libro che parlava di lui cosi' fece rapire l'incauto autore, gli fece appiccicare addosso sulla nuda pelle col vinavlil tutti i fogli del dattiloscritto ormai completo, tutti gli appunti manoscritti e i taccuini con tanto di copertine di cuoio o di plastica, tutte le carte che gli incaricati strumentati di sica avevano trovato nello studiolo dell'esimio professore (studiolo che, prima di andarsene con l'infelice storico legato come un salame e incartato come un cartoccio di callarroste, ad ogni buon conto avevano dato alle fiamme purificatrici insieme a tutta l'avita magione del solerte indagatore della verita' incistata nella magistravite come un bubbone come un cancro come l'ordigno di Zeno Cosini), se lo fece portare nel casale che ci aveva con un poderetto abbandonato vicino ***, fece irrorare quel viluppo gemente di carne e scartoffie di non so che d'infiammabile (certuni dicono liquore di gran pregio scozzese o caraibico, certaltri dicono benzina, certinfine dicono olio d'oliva, lo stesso con cui frattanto si predisponeva una bruschetta con abbondante cospargimento di sale e strofinio di aglio...), si accese una sigaretta e con lo stesso cerino accese quel fremente ancor per poco monumento alle belle lettere, all'umana istorica sapienza in cui veroefatto convertuntur, allo studio matto e disperatissimo e alla vanita' delle vanita' che aveva in faccia a se', e poi se ne stette li' ad assistere all'ululante al rantolante al gemente al silente rogo finche' quel corpo fu arso e non ne rimase cica come e' scritto del povero Cola di Rienzo in quell'antica cronaca...
Ciampicone. E chi non ne ha paura?
Ciampicone. Che dicono tutti che e' quello che fece ammazzare il mio povero padre.
(Segue)

6. NUOVE STORIE CRUDELI. OMERO DELLISTORTI: UNA VISITA DI CORTESIA

- Avvocato, quale onore.
- Il piacere e' tutto mio, mi creda.
- Bene bene, qual buon vento?
- Un incarico, un incarico professionale. Sono qui su richiesta di un cliente.
- Ma pensa un po'. Un caffettino? Un goccino di torcibudella? Dica, dica.
- No, niente, grazie. Sono a posto cosi'.
- Bene bene, e in cosa e come posso giovare a lei e al suo cliente?
- Il mio cliente, Gianrocco Spaccaricci...
- Smanicone? E' in gattabuia mi hanno detto. Brutta storia, ha sgozzato una fanciulla a quanto ho letto sui giornali, ma i giornali, si sa...
- Infatti, infatti. Il mio cliente sostiene di essere innocente e vittima di un, come dire, di un imbroglio, ecco, di un imbroglio.
- Un imbroglio?
- Si', una trappola per cosi' dire.
- Un imbroglio o una trappola? Non sono la stessa cosa.
- Forse sara' meglio che le illustri in dettaglio la situazione.
- Se crede, sono tutt'orecchi.
Dopo l'illustrazione.
- Bene bene, cosi' Smanicone dice di essere innocente del delitto a lui ascritto.
- Esatto.
- Ma contro di lui militano le testimonianze, le impronte e l'oggettino.
- Precisamente.
- E lei, avvocato, che opinione si e' fatta?
- In quanto avvocato io ho un vincolo professionale, la deontologia...
- No, no, mi dica che opinione si e' fatta, me lo dica cosi', in amicizia. E' venuto a trovarmi in amicizia, no? A proposito, e' la prima volta che viene a trovarmi, dico bene? Conoscevo suo padre, sa? Eravamo grandi amici, suo padre gliel'avra' detto, no?
- Veramente non ricordo.
- Suvvia, un avvocato che non ricorda? E' l'imputato quello che non ricorda, l'avvocato ricorda tutto.
- In effetti forse si', adesso che ci penso, mi ricordo che mio padre...
- Visto? Eravamo proprio grandi amici. Come passa il tempo, eh? Pare ieri. Da quant'e' che e' morto?
- Saranno ventidue anni il prossimo mese.
- Si ricorda gli anni e il mese? Bravo, bravo. Un bravo avvocato che e' anche un bravo figliuolo, e' merce rara al giorno d'oggi, sa? Sicuro di non gradire un caffe', un liquorino?
- No, grazie, come se avessi accettato.
- E allora, mi risponda: lei che ne pensa dell'affare?
- Penso che il mio cliente dica la verita'.
- Quindi lei pensa che sia innocente.
- Penso di si'.
- Bene bene. Bravo, cosi' deve pensare il bravo avvocato, deve avere fiducia nell'innata bonta' dell'essere umano. Se non abbiamo fiducia nell'innata bonta' dell'essere umano cosa resta? Resta solo la legge della giungla e l'inquinamento dell'ambiente. Dico bene?
- Certamente.
- Pero' nessun avvocato e' cosi' fesso da credere che gli esseri umani siano buoni. Se fossero buoni che bisogno ci sarebbe degli avvocati, eh?
- In effetti.
- Tuttavia l'errore giudiziario puo' sempre capitare, no?
- Si', puo' capitare.
- E cosi' Smanicone, con tutto che e' un delinquente matricolato e un imbecille col botto, potrebbe anche non averla ammazzata lui l'amichetta sua, no?
- Potrebbe.
- Bene bene. E adesso mi permetta una domandina semplice semplice: cosa vorreste da me?
- Il mio ciente vorrebbe...
- Il suo cliente e anche lei, avvocato. Io sto parlando con lei, non con il suo cliente.
- Io sono qui in rappresentanza del mio cliente.
- Ma quello che sta per chiedermi sta per chiedermelo lei.
- Lo chiede il mio cliente.
- A me lo chiede lei, egregio avvocato.
- No, vorrei chiarire che e' stato il mio cliente a chiedemi di venire qui, non e' una mia iniziativa, non mi sarei permesso di disturbarla...
- Ma stia tranquillo avvocato, stia tranquillo, non mi disturba affatto, anzi la sua visita mi fa piacere. Conoscevo suo padre, sa? Anzi: eravamo proprio grandi amici. Suo padre glielo avra' sicuramente detto che eravamo grandi amici.
- Si', certo.
- Si' certo cosa?
- Che eravate grandi amici.
- Visto? Che le dicevo? E si figuri se non glielo faccio un favore al figlio di un grande amico.
- E' il mio cliente che mi ha chiesto...
- Certo, certo, faccio un favore anche a quel babbeo senza cervello e senza coscienza. Lo sa che e' pure ateo? Con tutto che ha studiato dai preti. Uno che studia dai preti e poi diventa ateo. Ma dico, chi si credeva di essere, Stalin?
- Ho fatto una copia di tutti gli atti cosi' glieli lascio se vuole leggerli...
- E che bisogno c'e'? Mi ha raccontato gia' tutto lei, no? Mi ha raccontato tutto, dico bene?
- Si', in sintesi.
- In sintesi, certo. E mica siamo in aula che bisogna essere logorroici per stancare quegli imbecilli che pretendono di giudicare il mondo senza saperne un'acca dell'animo umano. Qui siamo tra amici, la sintesi basta e avanza. Mi dica un'altra cosa.
- Prego.
- Quando c'e' l'udienza?
- Presto, credo.
- Presto quanto?
- A giorni.
- Quindi c'e' una certa fretta, diciamo cosi'.
- Si', certo.
- Vedro' che posso fare.
- Grazie. Insieme agli atti le lascio anche il mio biglietto da visita...
- Non serve, non serve, lo so gia' come trovarla, caro avvocato. Ero amico di suo padre, ricorda?
- Si', certo.
- Allora dica all'imbecille di stare tranquillo.
- Si', certo, gli diro' di stare tranquillo.
- E stia tranquillo anche lei, avvocato.
- Si', certo.
- E non ripeta sempre si' certo.
- Mi scusi.
- Non c'e' bisogno di scusarsi, basta che non ripeta sempre si' certo.
- Non lo ripetero', grazie di avermelo fatto notare.
- Ma in fondo non e' una cosa importante, puo' anche ripeterlo.
- Comunque lo terro' a mente.
- Bravo.
- Adesso la saluto che lei avra' certo tanto da fare...
- E' stato un piacere, il figlio di un vecchio amico. Torni quando vuole.
- Grazie, grazie. Di nuovo, riverisco. Ah, le lascio comunque le carte.
- Bene bene. Proprio non lo vuole un caffettino, un liquoretto?
(Segue)

7. NUOVE STORIE CRUDELI. OMERO DELLISTORTI: CINQUE LETTERE DI UN MORTO

Domenica mattina m'alzai tardi e quando giunsi all'edicola (la lettura del giornale, scrisse Hegel, eccetera) il "Corriere di ***" era finito.
E com'e', chiesi all'edicolante.
- Come, non lo sa?
- Se lo sapevo non lo chiedevo, no?
- Ma come, lei dovrebbe essere il primo a saperlo, il cliente suo e' innocente.
- Il cliente mio?
- C'e' scritto sul giornale che e' cliente suo.
- E chi sarebbe?
- Ciarrocco Smanicone, no?
- In effetti lo rappresento.
- Guardi, proprio perche' e' lei, le do' la copia che avevo messo da parte per me. Tanto l'ho gia' letta.
- Grazie.
- A buon rendere, avvoca'.
*
Non tornai a casa, preferii andare a studio, con tutto che era domenica.
In prima pagina a tutta pagina campeggiava il titolo "Esclusivo: risolto il caso della mondana assassinata. L'assassino confessa e si suicida". L'occhiello: "Il testimone dell'accusa era invece il colpevole. Un innocente ingiustamente detenuto". Il sottotitolo: "Felice Arsenio Anchise Scardamone, un alcolizzato che viveva di espedienti, confessa l'omicidio della meretrice di *** in una lettera al nostro giornale e poi si toglie la vita".
A parte le notizie di sport tutta la prima pagina era dedicata alla vicenda. E da pagina due a pagina sei non c'era altro. Il testo era poco, ma le fotografie gigantesche. Della povera vittima (vestita, desnuda, cadavere), del misero assassino (vivo in fototessera e morto con paesaggio), dell'innocente perseguitato (foto del matrimonio e foto in bicicletta), del luogo del ritrovamento del cadavere della Preconcetti, e dulcis in fundo dell'avvocato "che fin dall'inizio aveva protestato l'innocenza del suo innocente assistito battendosi come un leone per la verita', la giustizia e l'umanita'" (cosi' la didascalia). Una bella foto, e una bella didascalia, a dire il vero.
La cronaca, piu' volte ripetuta con ampia provvigione di aggettivi in mancanza d'altro, era semplice: lo Scardamone era stato sopraffatto dal rimorso ed aveva scritto cinque lettere cinque in cui confessava il suo misfatto, subito dopo togliendosi la vita.
Le lettere erano riprodotte sia fotograficamente che trascritte. Erano state scritte a mano, firmate e recavano in calce l'impronta del pollice e dell'indice dell'autore - il giornale avvertiva che tutte le impronte erano di colore rosso, avendo l'estensore usato il suo stesso sangue per autenticare la confessione.
*
La prima lettera recitava:
"Alla vostra eccellenza signor giudice istruttore.
Gentilissima vostra eccellenza signor giudice istruttore,
io sottoscritto Scardamone Felice Arsenio Anchise in pieno possesso delle mie facolta' con la presente confesso essere io l'autore dell'omicidio della signora Preconcetti Carmela detta Lisetta la porettella avvenuto or non e' guari lungo la via provinciale che unisce il paese di *** alla citta' di ***.
Dopo aver ucciso la citata signora per futili motivi con efferata crudelta' le strappai dal collo la catenina d'oro onde rivenderla e ricavarne un qualche emolumento stante la mia condizione di indigenza causata dal mio alcolismo e conseguente disoccupazione.
Tale catenina d'oro ho poi collocato nella casa del signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone dopo essermi introdotto in essa casa furtivamente con cattiva intenzione.
Infine ho accusato ingiustamente l'innocente signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone nei confronti del quale nutrivo da lunga pezza un ingiusto e ingiustificato risentimento.
La mia coscienza di uomo, di cristiano e di patriota non mi consente di sopportare oltre il peso di tali atti scellerati, pertanto sono con la presente a dire la verita' alla vostra eccellenza signor giudice istruttore affinche' un povero innocente sia liberato e un colpevole confesso sia punito.
In fede sono e mi firmo: Scardamone Felice Arsenio Anchise.
Allego in calce impronta digitale di pollice ed indice della mia mano destra a fini di certificazione della presente confessione.
Sinceramente pentitomi, supplico che Domineddio abbia pieta' dell'anima mia e mi firmo nuovamente: Scardamone Felice Arsenio Anchise".
Nella fotografia sotto spiccavano le impronte delle due dita.
*
La seconda lettera recitava:
"All'illustre comandante della benemerita stazione Carabinieri di ***.
Gentilissimo illustre comandante della benemerita stazione Carabinieri di ***,
io sottoscritto Scardamone Felice Arsenio Anchise in pieno possesso delle mie facolta' con la presente confesso essere io l'autore dell'omicidio della signora Preconcetti Carmela detta Lisetta la porettella avvenuto or non e' guari lungo la via provinciale che unisce il paese di *** alla citta' di ***.
Vorrei pregarla di scusarmi per aver precedentemente reso una falsa testimonianza in quanto ero in preda ai fumi dell'alcole di cui sono vittima da lunga pezza ed ero in preda altresi' del mio ingiusto e ingiustificato risentimento nei confronti dell'innocente signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone vittima innocente di errore giudiziario da me medesimo provocato con la falsa testimonianza mia predetta".
La lettera proseguiva con lo stesso testo e con le stesse impronte della precedente.
*
La terza lettera recitava:
"Alla gentilissima signora Filomena Spaccaricci,
Gentilissima signora Filomena Spaccaricci, coniuge dell'innocente signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone,
io sottoscritto Scardamone Felice Arsenio Anchise in pieno possesso delle mie facolta' con la presente confesso essere io l'autore dell'omicidio della signora Preconcetti Carmela detta Lisetta la porettella avvenuto or non e' guari lungo la via provinciale che unisce il paese di *** alla citta' di ***.
Vorrei pregarla di scusarmi per aver causato un'ingiusta sofferenza alla sua pregiata famiglia, ma i miei criminali atti devono essere ritenuti frutto del mio essere vittima dei fumi dell'alcole che mi hanno sconvolto da lunga pezza i nervi come e' a tutti noto in paese e certamente anche a lei e al di lei coniuge".
La lettera proseguiva con lo stesso testo e con le stesse impronte delle precedenti.
*
La quarta lettera recitava:
"Al mio vecchio amico e compagno di lavoro, innocente signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone, da me ingiustamente ed ingiustificatamente calunniato.
Gentilissimo vecchio amico e compagno di lavoro, innocente signor Spaccaricci Giovanni Rocco detto Ciarrocco Smanicone, da me ingiustamente ed ingiustificatamente calunniato,
io sottoscritto Scardamone Felice Arsenio Anchise in pieno possesso delle mie facolta' con la presente confesso essere io l'autore dell'omicidio della signora Preconcetti Carmela detta Lisetta la porettella avvenuto or non e' guari lungo la via provinciale che unisce il paese di *** alla citta' di ***.
Vorrei pregarla di scusarmi per quanto ho commesso in danno della sua innocente persona, essendo all'epoca dei fatti fuori di me in conseguenza del mio stato di alcolista cronico e di malato di nervi incapace di intendere e di volere, come in paese e' a tutti noto e a lei per primo, gentile signore, nonche' vecchio amico e compagno di lavoro".
E ovviamente anche questa lettera proseguiva con lo stesso testo e con le stesse impronte delle precedenti.
*
La quinta ed ultima lettera recitava:
"All'illustre direttore de "Il corriere di ***".
Gentilissimo illustre direttore de "Il corriere di ***",
io sottoscritto Scardamone Felice Arsenio Anchise in pieno possesso delle mie facolta' con la presente confesso essere io l'autore dell'omicidio della signora Preconcetti Carmela detta Lisetta la porettella avvenuto or non e' guari lungo la via provinciale che unisce il paese di *** alla citta' di ***.
La prego di darne notizia sul pregiato suo giornale di cui mi pregio di essere quotidiano lettore presso il bar del paese di *** in cui fin dalla nascita risiedo.
Allego alla presente altre quattro lettere che le sarei grato venissero pubblicate sul pregiato suo giornale e successivamente trasmesse ai relativi pregiati destinatari.
Allego anche la mia carta d'identita' ancorche' scaduta non avendone altra non scaduta. Non dispongo di patente di guida non essendo automunito ed anche perche' ritiratami in seguito a mia patologica dipendenza da alcolismo cronico e acuto.
Confido nella libera stampa affinche' si sappia la verita' che di seguito veritieramente confesso, pentito per il male commesso mentre non ero in me per la gia' citata dipendenza alcolica".
E il resto della lettera proseguiva con lo stesso testo e con le stesse impronte delle precedenti.
*
Insomma, un lavoro fatto bene.
Mentre ero li' mi arrivo' una telefonata. A studio la domenica mattina. Dovevo aspettarmelo, e' chiaro.
(Segue)

8. NUOVE STORIE CRUDELI. OMERO DELLISTORTI: LOGOS, PATHOS, ERLEBNIS (E PRECIPITEVOLE LA FINE DELLA STORIA)

La telefonata della domenica.
- Avvocato, tutto bene?
- Si', certo. Volevo dire: si', grazie.
- Prego. Ha letto il giornale?
- Si', grazie, certo, l'ho letto, si', l'ho letto.
- Bene bene. E' contento delle notizie?
- Certo, si', grazie.
- E grazie di che?
- Della telefonata, si', della telefonata.
- Bene bene. E allora mi stia bene, avvocato, mi stia bene.
- Grazie, grazie, e non c'e' bisogno di dirlo...
- Non c'e' bisogno di dirlo, avvocato, non c'e' bisogno di dirlo. E dimenticavo: congratulazioni.
- Grazie, grazie. Ossequi.
Sentii che aveva riattaccato, ripetei ancora "grazie" e "ossequi" forse piu' di una volta, e mi vennero in mente non so perche' le parole "sempre pronto all'obbedienza" che comunque non dissi, almeno credo; poi misi giu' la cornetta. E soffiai, soffiai, non so perche' ma soffiai tre volte, e avrei voluto che fosse un soffio fragoroso, tempestoso, uraganesco. Chi lo sa perche'. Comunque sempre meglio di quel collega che giocava alla carriola col suo cagnolo povera bestia. Sudavo freddo. La verita' e' che sudavo freddo e avevo i brividi.
*
Il colloquio in carcere del lunedi'.
- Buone nuove.
- Le so gia'. Quando esco?
- Presto, presto.
- Non tanto presto, devo prima fare una cosa.
- E cosa?
- Una cosa, avvoca', che e' meglio che non gliela dico.
- E perche'?
- Perche' i debiti si pagano e io devo cominciare subito a pagare il mio.
- Subito?
- Subito subito, avvoca'. E' cosi' che vanno le cose.
- E' cosa grossa?
- No.
- Non ti mettere dei guai.
- Ci sto gia' nei guai, avvoca'.
- Intendevo: non ti mettere in altri guai.
- Spero di no. Per quanto possibile.
- Gia', per quanto possibile.
- Si dice cosi'.
- Gia', si dice cosi'. Posso fare qualche altra cosa per te oltre a occuparmi della trafila burocratica?
- Non credo.
- Allora ci vediamo quando esci.
- Come no.
Prima di andarmene gli lasciai la solita stecca di sigarette, la scatoletta di minerva e l'edizione economica adelphiana dei Parerga e paralipomena. Era uno che leggeva Gianrocco, che leggeva tutto. Chissa' perche' aveva fatto 'sta fine.
Stavo gia' lasciando la stanza quando disse: Avvoca'.
Mi girai di scatto: Si'?
Sorrise e disse: Niente, niente, avvoca'. Ci si vede fuori.
Chissa' perche' avevo la sensazione che non l'avrei piu' rivisto.
*
Sul giornale di martedi'.
"Nel carcere di *** morto per collasso cardiocircolatorio il noto pregiudicato Sebastiano Delavega". Occhiello: "Doveva testimoniare la prossima settimana al processo sul traffico di stupefacenti all'aeroporto della capitale".
Non lessi l'articolo.
*
La sera di mercoledi' al telegiornale.
Davano la notizia dell'ennesimo suicidio in carcere. Smanicone. Il servizio non spiegava niente, diceva solo che nelle carceri italiane la gente moriva come le mosche da qualche anno a questa parte. I servizi del telegiornale devono essere brevi perche' il pubblico si distrae subito.
*
La mattina dopo cercai sul giornale. C'era solo un trafiletto piccolo piccolo: Il titolo: "Noto pregiudicato si suicida in carcere". Nel testo non c'era il nome, solo le iniziali: G. S.
Andai al funerale. C'era la vedova, i figli, il comandante della stazione dei carabinieri, io e basta. Il prete disse messa in fretta e svogliato, lo sapevano tutti che Gianrocco era ateo ma la moglie aveva voluto la messa comunque. Poi la bara fu portata non al cimitero del paese ma a quello della citta', per cremarlo. Io andai solo alla messa. Non salutai la vedova. Che avrei dovuto dirle?
Finiscono tutte cosi' le storie.

9. REPETITA IUVANT. TRE MINIME DESCRIZIONI DELLA NONVIOLENZA E CINQUE PERORAZIONI PER IL DISARMO

I. Tre minime descrizioni della nonviolenza

1. La nonviolenza non indossa il frac

La nonviolenza non la trovi al ristorante.
Non la incontri al circolo dei nobili.
Non frequenta la scuola di buone maniere.
E' sempre fuori dall'inquadratura delle telecamere delle televisioni.
La nonviolenza non fa spettacolo.
La nonviolenza non vende consolazioni.
La nonviolenza non guarda la partita.

E' nel conflitto che la nonviolenza agisce.
Dove vi e' chi soffre, li' interviene la nonviolenza.
Dove vi e' ingiustizia, li' interviene la nonviolenza.
Non la trovi nei salotti e nelle aule.
Non la trovi tra chi veste buoni panni.
Non la trovi dove e' lustra l'epidermide e non brontola giammai lo stomaco.
La nonviolenza e' dove c'e' la lotta per far cessare tutte le violenze.
La nonviolenza e' l'umanita' in cammino per abolire ogni sopraffazione.

Non siede nel consiglio di amministrazione.
Non si abbuffa coi signori eccellentissimi.
Non ha l'automobile, non ha gli occhiali da sole, non ha il costume da bagno.
Condivide la sorte delle oppresse e degli oppressi.
Quando vince rinuncia a ogni potere.
Non esiste nella solitudine.
Sempre pensa alla liberta' del prossimo, sempre pensa al riscatto del vinto,
sempre pensa ad abbattere i regimi e di poi a riconciliare gli animi.
Sa che il male e' nella ricchezza, sa che il bene e' la condivisione;
sa che si puo' e si deve liberare ogni persona e quindi questo vuole:
la liberta' di tutte, la giustizia, la misericordia.

La nonviolenza e' l'antibarbarie.
La nonviolenza e' il riconoscimento della dignita' di ogni essere vivente.
La nonviolenza e' questa compassione: sentire insieme, voler essere insieme,
dialogo infinito, colloquio corale, miracolo dell'incontro e della nascita;
l'intera umanita' unita contro il male e la morte;
si', se possiamo dirlo in un soffio e in un sorriso: tutti per uno, uno per tutti.
La nonviolenza e' la lotta che salva.

Ha volto e voce di donna, sa mettere al mondo il mondo,
il suo tocco risana le ferite, i suoi gesti sono limpida acqua, i suoi atti recano luce;
sempre lotta per la verita' ed il bene, usa solo mezzi coerenti
con il fine della verita' e del bene.
Sa che il mondo e' gremito di persone, cosi' fragili, smarrite e sofferenti.
Sa che la sua lotta deve esser la piu' ferma; e deve essere la piu' delicata.

Quando la plebe all'opra china si rialza: li' e' la nonviolenza.
Quando lo schiavo dice adesso basta, li' e' la nonviolenza.
Quando le oppresse e gli oppressi cominciano a lottare
per un'umanita' di persone tutte libere ed eguali in diritti,
li', li' e' la nonviolenza.
Quando ti svegli ed entri nella lotta, la nonviolenza gia' ti viene incontro.

La nonviolenza e' una buona cosa.
E' questa buona cosa che fai tu quando fai la cosa giusta e necessaria.

*

2. Breve litania della nonviolenza

La nonviolenza non e' la luna nel pozzo.
La nonviolenza non e' la pappa nel piatto.
La nonviolenza non e' il galateo del pappagallo.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la ciancia dei rassegnati.
La nonviolenza non e' il bignami degli ignoranti.
La nonviolenza non e' il giocattolo degli intellettuali.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il cappotto di Gogol.
La nonviolenza non e' il cavallo a dondolo dei generali falliti.
La nonviolenza non e' la Danimarca senza il marcio.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' l'ascensore senza bottoni.
La nonviolenza non e' il colpo di carambola.
La nonviolenza non e' l'applauso alla fine dell'atto terzo.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il museo dell'esotismo.
La nonviolenza non e' il salotto dei perdigiorno.
La nonviolenza non e' il barbiere di Siviglia.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la spiritosaggine degli impotenti.
La nonviolenza non e' la sala dei professori.
La nonviolenza non e' il capello senza diavoli.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il ricettario di Mamma Oca.
La nonviolenza non e' l'albero senza serpente.
La nonviolenza non e' il piagnisteo di chi si e' arreso.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la quiete dopo la tempesta.
La nonviolenza non e' il bicchiere della staffa.
La nonviolenza non e' il vestito di gala.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il sapone con gli gnocchi.
La nonviolenza non e' il film al rallentatore.
La nonviolenza non e' il semaforo sempre verde.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il jolly pescato nel mazzo.
La nonviolenza non e' il buco senza la rete.
La nonviolenza non e' il fiume dove ti bagni due volte.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' l'abracadabra degli stenterelli.
La nonviolenza non e' il cilindro estratto dal coniglio.
La nonviolenza non e' il coro delle mummie del gabinetto.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' niente che si veda in televisione.
La nonviolenza non e' niente che si insegni dalle cattedre.
La nonviolenza non e' niente che si serva al bar.
La nonviolenza e' solo la lotta contro la violenza.

*

3. Della nonviolenza dispiegata al sole ad asciugare

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza la politica necessaria.
Chiamiamo nonviolenza l'occhio che vede e piange.
Chiamiamo nonviolenza la lotta per l'abolizione di tutte le guerre.
Chiamiamo nonviolenza la lotta che abroga ogni servitu'.
Chiamiamo nonviolenza questo accampamento notturno nel deserto.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'amicizia che non tradisce.
Chiamiamo nonviolenza il ponte di corda teso sull'abisso.
Chiamiamo nonviolenza la fine della paura della morte.
Chiamiamo nonviolenza la fine della minaccia della morte.
Chiamiamo nonviolenza aver visto e alba e tramonto con limpido cuore.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il tappeto volante.
Chiamiamo nonviolenza il voto unanime per la salvezza degli assenti.
Chiamiamo nonviolenza il cielo stellato.
Chiamiamo nonviolenza il rispetto della vita altrui.
Chiamiamo nonviolenza il sonno dei giusti e dei giusti la veglia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il silenzio che non spaventa.
Chiamiamo nonviolenza la telefonata che ferma l'esecuzione.
Chiamiamo nonviolenza il libro che ti fa ridere e piangere.
Chiamiamo nonviolenza il viaggio senza bagagli.
Chiamiamo nonviolenza il suono dell'arcobaleno.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il pasto in comune.
Chiamiamo nonviolenza il miracolo della nascita.
Chiamiamo nonviolenza la voce che risponde.
Chiamiamo nonviolenza la porta che si apre allo straniero.
Chiamiamo nonviolenza la lotta contro la violenza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il dono e la rinuncia.
Chiamiamo nonviolenza la leggerezza sui corpi.
Chiamiamo nonviolenza la parola che suscita le praterie.
Chiamiamo nonviolenza il soffio che estingue gli incendi.
Chiamiamo nonviolenza l'infinito respiro del mare.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'umanita' come dovrebbe essere.
Chiamiamo nonviolenza la coscienza del limite.
Chiamiamo nonviolenza il ritrovamento dell'anello di Salomone.
Chiamiamo nonviolenza gl'immortali principi dell'Ottantanove.
Chiamiamo nonviolenza l'ironia e la pazienza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il riconoscimento della pluralita' delle persone e dei mondi.
Chiamiamo nonviolenza la distruzione di tutte le armi assassine.
Chiamiamo nonviolenza non nascondere la nostra ignoranza.
Chiamiamo nonviolenza rifiutarsi di mentire.
Chiamiamo nonviolenza la scelta di fare la cosa che salva le vite.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza una giornata di sole sulla strada.
Chiamiamo nonviolenza la scuola di Spartaco e della Rosa Rossa.
Chiamiamo nonviolenza la certezza morale del figlio della levatrice.
Chiamiamo nonviolenza la legge nuova del figlio del falegname.
Chiamiamo nonviolenza le tre ghinee di Virginia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza questo atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Chiamiamo nonviolenza il giro della borraccia.
Chiamiamo nonviolenza questo colloquio corale.
Chiamiamo nonviolenza la Resistenza antifascista.
Chiamiamo nonviolenza l'uscita dallo stato di minorita'.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza parlare e ascoltare.
Chiamiamo nonviolenza la stazione sempre aperta.
Chiamiamo nonviolenza lo specchio e la sorgente.
Chiamiamo nonviolenza sentire il dolore degli altri.
Chiamiamo nonviolenza prendersi cura del mondo.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.

* * *

II. Cinque perorazioni per il disarmo

1. La prima politica e' il disarmo

La prima politica e' il disarmo
sostituire all'arte dell'uccidere
quella severa di salvare le vite

Senza disarmo il mondo tutto muore
senza disarmo le nuvole si ghiacciano
le lacrime diventano veleno
si crepano i marmi ne escono draghi

Senza disarmo ogni parola mente
senza disarmo ogni albero si secca
l'aria non porta piu' i suoni
la polvere colma i polmoni

Senza disarmo piovono scorpioni
senza disarmo in ogni piatto e' vomito
dal rubinetto esce sale e vetro
le scarpe stritolano le ossa dei piedi

Solo il disarmo frena le valanghe
solo il disarmo risana le ferite
solo il disarmo salva le vite

Salvare le vite e' il primo dovere
salvare le vite
il primo dovere

*

2. Piccolo dittico delle armi e del disarmo

I.

Le armi sanno a cosa servono
le armi non sbagliano la mira
le armi odiano le persone
quando le ammazzano poi vanno all'osteria
a ubriacarsi e a cantare fino all'alba

Le armi bevono il sangue
le armi mettono briglie e sella alle persone
poi le cavalcano fino a sfiancarle
affondano gli speroni per godere dei sussulti
della carne che soffre

Le armi non sentono ragione
una sola cosa desiderano: uccidere
e poi ancora uccidere
uccidere le persone
tutte le persone

Le armi la sanno lunga
fanno bella figura in televisione
sorridono sempre
parlano di cose belle
promettono miliardi di posti di lavoro
e latte e miele gratis per tutti

Le armi hanno la loro religione
hanno la scienza esatta degli orologi
hanno l'arte sottile del pennello
e del bulino e la sapienza grande
di trasformare tutto in pietra e vento
e della loro religione l'unico
articolo di fede dice: nulla
e nulla e nulla e nulla e nulla e nulla
e tutto ha da tornare ad esser nulla

Le armi ci guardano dal balcone
mentre ci affaccendiamo per le strade
ci fischiano e poi fanno finta di niente
ci gettano qualche spicciolo qualche caramella
cerini accesi mozziconi scampoli
di tela e schizzi di vernice e polpette
con dentro minuscole schegge di vetro

Sanno il francese hanno tutti i dischi
raccontano di quando in mongolfiera
e delle proprieta' nelle colonie d'oltremare
e delle ville tutte marmi e stucchi
t'invitano nel loro palco all'opera
ti portano al campo dei miracoli

Sanno le armi come farsi amare
e passo dopo passo addurti dove
hanno allestito la sala del banchetto

II.

Senza disarmo i panni stesi non si asciugano
senza disarmo la pizza diventa carbone
senza disarmo hai freddo anche con tre cappotti

Senza disarmo il fazzoletto ti strappa la mano
senza disarmo la maniglia della porta ti da' la scossa
senza disarmo le scarpe ti mangiano i piedi

Senza disarmo l'aria t'avvelena
senza disarmo il caffe' diventa sterco
senza disarmo dallo specchio uno ti spara

Senza disarmo il letto e' tutto spine
senza disarmo scordi tutte le parole
senza disarmo e' buio anche di giorno

Senza disarmo ogni casa brucia
senza disarmo quel che tocchi ghiaccia
senza disarmo tutto e' aceto e grandine

Senza disarmo la guerra non finisce

Senza disarmo finisce l'umanita'

*

3. In quanto le armi

In quanto le armi servono a uccidere
le persone, l'esistenza delle armi
e' gia' una violazione dei diritti umani.

Solo il disarmo salva le vite
solo il disarmo rispetta e difende gli esseri umani
solo il disarmo riconosce e restituisce
umanita' all'umanita'.

Solo con il disarmo
la civilta' rinasce
il sole sorge ancora
fioriscono i meli
tornano umani gli esseri umani.

*

4. Del non uccidere argomento primo

Si assomigliano come due fratelli
Abele e Caino, nessuno dei due
sa chi sara' la vittima, chi l'assassino.

Non c'e' netto un confine
tra bene e male
e l'occhio non distingue
zucchero e sale.

In questo laborioso labirinto
che non ha uscita
non esser tu del novero di quelli
che ad altri strappano la breve vita.

Mantieni l'unica vera sapienza:
come vorresti esser trattato tu
le altre persone tratta.
Da te l'umanita' non sia disfatta.

Sull'orlo dell'abisso scegli sempre
di non uccidere, di opporti a ogni uccisione,
ad ogni guerra, ogni arma, ogni divisa:
ogni plotone e' di esecuzione.

Non c'e' netto un confine
tra bene e male
e l'occhio non distingue
zucchero e sale.

Si assomigliano come due fratelli
Abele e Caino, nessuno dei due
sa chi sara' la vittima, chi l'assassino.

*

5. Poiche' vi e' una sola umanita'

Poiche' vi e' una sola umanita'
noi dichiariamo che ogni essere umano
abbia rispetto e solidarieta'
da chiunque altro sia essere umano.

Nessun confine puo' la dignita'
diminuire umana, o il volto umano
sfregiare, o denegar la qualita'
umana propria di ogni essere umano.

Se l'edificio della civilta'
umana ha un senso, ed esso non e' vano,
nessuno allora osi levar la mano
contro chi chiede ospitalita'.

Se la giustizia e se la liberta'
non ciancia, bensi' pane quotidiano
hanno da essere, cosi' il lontano
come il vicino merita pieta'.

Nel condividere e' la verita'
ogni volto rispecchia il volto umano
nel mutuo aiuto e' la felicita'
ogni diritto e' un diritto umano.

Se vero e' che tutto finira'
non prevarra' la morte sull'umano
soltanto se la generosita'
sara' la legge di ogni essere umano.

La nonviolenza e' questa gaia scienza
che lotta per salvar tutte le vite
la nonviolenza e' questa lotta mite
e intransigente contro ogni violenza.

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Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 628 del 14 novembre 2022
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