[Nonviolenza] La nonviolenza contro il razzismo. 414



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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXI)
Numero 414 del 23 marzo 2020

In questo numero:
1. "Da vicino e da lontano". Un appello alle persone di volonta' buona
2. Luciano Bonfrate: Di notte
3. Omero Dellistorti: Begalino
4. Omero Dellistorti: Briscotto
5. Omero Dellistorti: Gelosetto
6. Omero Dellistorti: Il felice narratore
7. Omero Dellistorti: Il numero uno
8. Omero Dellistorti: Nel labirinto
9. Omero Dellistorti: Per il bene della causa, questo ed altro
10. Omero Dellistorti: Superbino
11. Omero Dellistorti: Tormenzio
12. Tristemente si conclude la "Settimana d'azione contro il razzismo". Continui la lotta per salvare tutte le vite

1. REPETITA IUVANT. "DA VICINO E DA LONTANO". UN APPELLO ALLE PERSONE DI VOLONTA' BUONA

"Allora i passi saranno contati
da vicino e da lontano;
allora questa vita sara' raccontata
come il sogno di sempre"
(Hannah Arendt)

Scriviamo questa lettera alle persone di volonta' buona, ai movimenti della societa' civile ed alle istituzioni democratiche nel mezzo della "settimana d'azione contro il razzismo" ufficialmente promossa da un organo dello stesso governo italiano (l'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, che e' articolazione di un ministero).
*
Scriviamo questa lettera per chiedervi di scrivere una lettera alla Ministra dell'Interno - e tramite essa all'intero governo - affinche' il governo prenda tre decisioni necessarie ed urgenti.
La prima: includere - e con assoluta priorita' - tra i destinatari degli aiuti che le istituzioni stanno approntando in questa acuta emergenza le persone che di aiuto hanno piu' necessita', per le quali riconoscimento, rispetto, assistenza sociale e materiali provvidenze in questa drammatica situazione possono fare la differenza tra la vita e la morte: le persone piu' povere, piu' sfruttate, piu' oppresse, piu' emarginate, piu' rapinate da un'organizzazione sociale iniqua; le persone che non hanno un lavoro, che non hanno una casa, che non hanno in concreto una protezione sociale reale; le persone che subiscono condizioni di concreto abuso, di effettuale schiavitu', di privazione dei diritti fondamentali, di vero e proprio apartheid; le persone piu' fragili e piu' bisognose di aiuto; le persone piu' sole e piu' spaventate; le vittime contro cui da anni politicanti irresponsabili e razzisti, imprenditori schiavisti e poteri mafiosi hanno scatenato la piu' brutale, scellerata violenza.
La seconda: abrogare immediatamente le mostruose misure razziste contenute nei due abominevoli "decreti sicurezza della razza" imposti dal folle feroce governo che nel 2018-2019 ha fatto strame della Costituzione della Repubblica italiana, del diritto internazionale e dello stesso senso di umanita', giungendo all'abominio di cercar di impedire che i naufraghi in pericolo di morte in mare venissero soccorsi e recati in salvo nel nostro paese.
La terza: decidere finalmente di far cessare il regime di vero e proprio apartheid che nega ad oltre cinque milioni di persone che in Italia vivono ed arricchiscono materialmente, culturalmente e valorialmente il nostro paese con il loro lavoro e la loro presenza, pienezza di diritti sociali, civili, politici: il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto": e' tempo che questo principio valga anche per tutte le persone che vivono in Italia.
*
Come tutte le catastrofi la tragedia dell'epidemia di Coronavirus disvela ineludibili verita': che siamo un'unica umana famiglia in un unico mondo vivente di cui siamo insieme parte e custodi; che norma dell'umanita' e' il prestarsi reciproco aiuto; che siamo esseri fragili e perituri, come fragile e perituro e' il mondo vivente, la biosfera; che umanita' significa non solo l'insieme degli esseri umani, ma il loro agire umanamente gli uni verso gli altri, applicando la "regola aurea" attestata da tutte le grandi tradizioni culturali: "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te"; che occorre - come scrisse memorabilmente don Milani - che ogni persona si senta responsabile di tutto.
L'epidemia in corso ci convoca alla responsabilita', alla solidarieta', alla misericordia, alla condivisione del bene e dei beni: ci convoca a una condotta morale e civile coerente con i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana, una condotta morale e civile che inveri i valori supremi e il nitido dettato del fondamento del nostro ordinamento giuridico democratico.
Dovessero essere per alcuni di noi gli ultimi giorni della propria esistenza, ebbene, che le ultime nostre parole ed azioni siano veritiere, giuste, intese al recare soccorso a chi di soccorso ha bisogno, intese al bene comune dell'umanita'.
*
Pertanto vi proponiamo di voler scrivere alla Ministra dell'Interno, e tramite essa all'intero Consiglio dei Ministri, una lettera del seguente tenore:
Gentilissima Ministra dell'Interno,
vorremmo sollecitare tramite lei il governo ad adottare con la massima tempestivita' le seguenti misure:
a) garantire immediati aiuti in primo luogo alle persone che piu' ne hanno urgente bisogno, e che invece vengono sovente scandalosamente dimenticate perche' emarginate ed abbandonate alla violenza, al dolore e alla morte, quando non addirittura perseguitate;
b) abrogare immediatamente le scellerate misure razziste contenute nei due cosiddetti "decreti sicurezza della razza" imposti dal precedente governo nel 2018-2019, scellerate misure razziste che violano i diritti umani e mettono in ancor piu' grave pericolo la vita di tanti esseri umani;
c) riconoscere a tutte le persone che vivono in Italia tutti i diritti che ad esse in quanto esseri umani sono inerenti, facendo cessare un effettuale regime di apartheid che confligge con il rispetto dei diritti umani, con la democrazia, con i principi fondamentali e i valori supremi della Costituzione della Repubblica italiana.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Occorre soccorrere, accogliere e assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Ringraziandola per l'attenzione ed augurandole ogni bene,
Firma, luogo e data, indirizzo del mittente
*
Gli indirizzi di posta elettronica cui inviare la lettera sono i seguenti:
segreteriatecnica.ministro at interno.it
caposegreteria.ministro at interno.it
Vi preghiamo altresi' di diffondere questo appello nei modi che riterrete opportuni.
*
Grazie a tutte e a tutti di quanto vorrete fare. Chi salva una vita salva il mondo.
il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 19 marzo 2020, nel cuore esatto della "Settimana d'azione contro il razzismo"

2. LE ULTIME COSE. LUCIANO BONFRATE: DI NOTTE

Di notte si fanno gli errori che si vedono poi di giorno
di notte col buio e col sonno viene la crisi della presenza
di notte le bancarelle cambiano mercanzie
di notte i lupi ululano e il vento fischia
di notte si accendono i fuochi e le stelle
di notte si vede quello che non si vede di giorno
di notte si sentono le voci senza volto
di notte tornano i morti nei sogni
di notte l'orco e gli angeli
di notte si va soli alla morte

Anche questa notte ricordati
e ricordati di ricordare domani
che salvare le vite e' il primo dovere
di essere tu l'umanita' come dovrebbe essere

3. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: BEGALINO

Mica e' vero che non ci vedo. Faccio finta.
Perche'? Intanto sono vivo.
Mi spiego meglio: tu vedi tizio che frusta caio, e che fai? avvelenato da tutti quei romanzetti che ti ha prestato il sor Alfonso Chisciano o la signora Emma Bovari - gran bella donna, chi non lo sa? -  vai li' e ti metti in mezzo: "Signore, non e' comportamento da cristiani", dici; "le ingiungo issofatto di desistere dal'infliggere codeste scudisciate; desista immantinente, in nome del cielo, della legge, del partito, dell'umanita', del colpo che ti si piglia". E che succede poi? Che il fustigatore si mette di buzzo buono a farti assaggiare la sferza pure a te. Non era meglio se te ne stavi zitto? Ma tu, nisba, zitto non ci sai stare, nessuno ci sa stare zitto, e allora e' meglio non vedere, no? Cuore non vede, eccetera eccetera.
Oppure: vedi quella fila di poveri cristi che pungolati dalle baionette salgono su nei vagoni piombati. E allora che fai? Cominci a strepitare "Oh poffarbacco, oh poffarbacco, ma questa e'una disumanita' bella e buona, una disumanita' bella e buona, e non permettero' mai che dinanzi ai miei occhi...". Risultato: finisci pure tu sul carro bestiame e partita finita.
O anche: mentre che fili in barca a vela con gli amici del circolo canottieri (la' in mezzo al mar ove ci son camin che fumano) vedi la zattera della Medusa. E tu: "Timoniere, nostromo, capitano! Naufraghi a babordo, s'appronti una lancia, laggiu' soffia!". E tutti gli altri a cominciare dallo skipper ti sono addosso in un lampo, t'insalamano ben bene e ti scaricano in mare come Giona.
E' cosi' che vanno le cose.
Mi sono spiegato? Dico: mi sono spiegato?

4. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: BRISCOTTO

Certi nomi sono come una condanna.
Che vuole dire? Io non lo so. Certo che me lo sono chiesto un sacco di volte, ma ch'io sia dannato se lo so.
E' facile dire che deve derivare da biscotto, ma che vorrebbe dire?
C'era uno che lo chiamavano Brisse, al paese. Era morto nei tempi antichi e l'avevamo seppellito dentro una cassa di pietra che poi l'avevano messa dentro una chiesa, o magari la cassa era solo un sasso che l'avevano scavato e ci avevano messo quel tizio con tutta l'armatura che magari era solo ferito ma una volta messo nella cassa sei messo nella cassa e poi avevano chiuso la cassa e poi ci avevano costruito la chiesa intorno, chi lo sa, nei tempi antichi facevano le cose che noi non le capiamo piu'. Magari neppure loro capirebbero le cose che facciamo noi adesso. Io pero' dico che e' meglio adesso. Che c'e' internet e i porno-shop. Ai tempi antichi se volevi vedere qualche cosa dovevi andare non si sa neppure dove. Era tosta nei tempi antichi. Non e' che adesso non sia tosta. Pero' pure io sono tosto. Se uno si chiama Briscotto deve essere tosto per forza che altrimenti ti fanno a pezzi, a pezzi ti fanno, sicuro sputato.
Ma allora semmai Brissotto, non Briscotto.
Bricolla, brigante, brigadiere, brignebragne (no, questa l'ho inventata).
Scotto, cotto, otto, ricotto e pancotto (non fa ridere, no).
Non mi pare che si vada lontano.
Che a guardarmi sembro uno come tutti, no? Me lo dicevano sempre al paese: se vai la' tu cerca di passare inosservato. Pare facile.
E poi ci vogliono le carte, li' fanno tutto con le carte. E a me chi me le da' le carte? Anche se le avessi avute, e non le avevo, quando ero in quel capannone mi hanno levato tutto. Poi sulla bagnarola figurarsi. E una volta qui solo cassette e pomodori tutto il giorno finche' e' buio. E non toccare niente se non vuoi che ti sparino. E sparano, eccome se sparano.
Io mi credevo che la guerra era solo li', ma qui non scherzano neppure qui. Cosi' ho dovuto imparare. E ho imparato. Che adesso sono paro paro come loro, quelli di qui. E non esito. Non esito piu'. Giu' al paese non ci crederebbero, li' ero un bravo figlio, ma qui i bravi figli durano poco. Qui conta solo durare, e chi muore muore. Gli pare normale cosi'. Valli a capire.
Certe volte mi dispiace di essere diventato come loro. Mi pare che sono una cosa sporca. Loro. E adesso pure io. Pero' inosservato ci passo, eccome, che se uno mi guarda non glielo lascio fare a lungo.
Parlo pure come loro ormai, padroni a casa nostra, la difesa della razza. Faccio il karaoke. E se dal terrazzo vedo un pezzente che passa gli sputo sulla zucca. Mi volevano pure candidare alle elezioni.
Certo, c'e' sempre 'sta questione del nome, sono una condanna i nomi.

5. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: GELOSETTO

Che poi chissa' perche' lo chiamavano Gelosetto. Uno o e' geloso o non lo e'. Che se e' geloso allora come minimo deve fare una strage ogni volta che.
Adesso, a dire il vero, che Gelosetto non fosse uno che esitava ad "incrociare le lame", come diceva lui, questo bisogna riconoscerlo. Anche se in verita' non e' che le incrociasse le lame, intanto perche' ne aveva una sola e quell'altro neppure ce lo sapeva (colpa sua, certo, se uno bazzica dove bazzica Gelosetto che lo dovrebbe sapere), e poi invece d'incrociarla l'affondava nella trippa o nel collo del soggetto, quando al soggetto gli andava bene, perche' certe volte. Non mi fate dire altro, non mi fate dire.
Pero' quello che a Gelosetto gli piaceva di piu' mica era aprire gli altri gelosetti, era aprire le sbarbe. Perche' alla fine e' tutto qui: una questione di proprieta'. E le sbarbe sono la proprieta'. Con gli altri mecchi e' solo una questione di concorrenza in un'economia di libero mercato. Siamo gente civile.
E a dirla tutta, ma proprio tutta, qui tutti ci chiamiamo Gelosetto.

6. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: IL FELICE NARRATORE

Io mi ci diverto, mi ci diverto da matti a raccontare quello che combino. Me ne frego io delle guardie, me ne frego di quello che dice la gente, io mi ci diverto.
Una volta Gattosilvestro disse che le sparavo grosse, che erano tutte cose che m'ero inventato, che non era vero niente. L'avete visto piu' dopo di quella volta quel trippone di Gattosilvestro? E che gli sara' successo, eh? Voi che dicete? Non ci credeva che avevo spanzato uno col roncio? E allora gli ho dato una dimostrazione.
Perche' lo fo? Lo fo che? Io non fo niente, racconto e basta. Poi se ci credete bene, se non ci credete chissenefrega. Ma attenti a voi, gente di poca fede.
Dice: tu te le inventi le balle che racconti.
Ah si'? Quale ti pare che mi sono inventata, quella che a uno l'ho impiccato per le orecchie?
Detto fatto, e due. Mo' ci credi?

7. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: IL NUMERO UNO

Sono campione del mondo di tango.
Ho scritto piu' lettere io che Erasmo e Voltaire messi insieme.
Ho salvato la patria, l'impero e la civilta' non mi ricordo piu' neppure quante volte.
Corro i cento metri in otto secondi netti.
Ho vinto sei oscar sotto pseudonimo, altro che quel comunista di Dalton Trumbo.
Con tutte le ragazze sono tremendo.
Se mi andava come niente ero papa.
Se non fosse per l'invidia di quel pesce lesso di Cesare da un pezzo che me l'avevano gia' dato il premio Nobel.
Mezza Treccani l'ho scritta io da solo.
Al capitano Cousteau gli ho insegnato tutto io.
Quando uno e' bravo e' bravo sempre.
Com'e' vero che mi chiamo Marco Tullio.

8. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: NEL LABIRINTO

Tutti si aspettano - anzi: pretendono - che siccome vivo in un labirinto e non sono, diciamo cosi', un Adone, io debba essere un intellettuale. "Con tutto il tempo libero che ci hai, chissa' quanti libri avrai letto, eh?"; "Beato tu che non ci hai un cavolo di niente da fare tutto il giorno; e' proprio vero che quando si e' della famiglia reale si hanno tutte le fortune"; "La firma ci metterei, la firma, qua, subito, per starci io al posto tuo", e cosi' via.
E invece.
Primo: a me di leggere i libri non mi piace, a me mi piace vedere le partite in televisione.
Secondo: lo dite voi che non ci ho niente da fare, voi che andate al supermercato e poi aprite un paio di scatolette e la cena e' pronta. Io invece sto qui dentro e se voglio mangiare devo girare meato per meato alla ricerca di uno di quei giovinottelli o una di quelle ragazzotte che mandano ogni tanto da Atene, e quando finalmente mi dice bene che ne trovo uno - che in un labirinto non e' come schioccar le dita e arriva il cameriere - allora devo fare tutto da solo il lavoro del lottatore e del macellaio se voglio mandar giu' un boccone e bere un sorso. E non vi dico che schifo, che sporcizia. Che poi a me la carne umana neppure mi piace, oltretutto cruda. E il sangue, poi, lasciamo perdere. E che diamine, non sono mica uno zombie.
Quanto poi alla famiglia reale, te li raccomando: non dico che mi dovevano allevare in casa come un baronetto, no, ma almeno mi potevano mettere in una casa-famiglia, no? Oppure lasciarmi nella giungla come quello, o sulla riva del Tevere come quell'altro. E' pretendere troppo? Invece no, qui. Come quel povero Sigismondo.
E senza televisione, e senza frigorifero, come un selvaggio, come un boy scout. Almeno Mr Robinson ci aveva un'isola. Io invece vedo solo muri e corridoi, corridoi e muri.
Certi giorni io proprio non lo so come faccio a tirare avanti.

9. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: PER IL BENE DELLA CAUSA, QUESTO ED ALTRO

Ah, io non me lo faccio dire due volte. Per il bene della causa, questo ed altro.
Perche' il succo della questione e' tutto qui: se quello che fai e' a fin di bene, io non guardo in faccia a nessuno, il bene e' il bene, punto e basta.
Anche a me e' capitato, e' naturale, e che siamo dei robot? Capita, capita a tutti di dubitare, ma e' per questo che c'e' la linea, che c'e' la gerarchia; perche' certe volte uno come fa a saperlo quale e' la cosa giusta? E allora serve chi te la indica, cosi' tu fai il tuo dovere. E a me mi piace un casino di fare il mio dovere, specialmente quando per fare il tuo dovere devi fare quello che altrimenti non lo faresti, no?
Come sarebbe a dire che non e' chiaro? Piu' chiaro di cosi'. Perche' se sei al servizio del bene non e' che poi ti puoi mettere a fare lo schizzinoso. Se il bene della causa esige questo e quello tu lo fai, sia questo che quello, che certe volte sono cose che nella vita normale non le faresti, e' chiaro, ma il bene e' il bene, e gli ordini si eseguono.
No, no, io non ci ho gusto per niente. Magari forse anche si', un po'; siamo esseri umani, mica pezzi di ferro, no? Ma non e' per il gusto, e' per il dovere.

10. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: SUPERBINO

Non lo sopportava nessuno, ma proprio nessuno.
Tu dicevi una cosa e lui doveva sempre aggiungere la sua.
- Ieri faceva freddo
- Freddo? Temperatura polare, direi.
- Ci beviamo un cognacchino?
- Uno? almeno cinque.
Sempre cosi'.
E poi le sparava grosse, ma talmente grosse che. Insomma, sentite.
- Quando stavo a Berlino allora si' che si faceva la difesa dei confini, della patria, della razza e dello spazio vitale. Ce lo sapete che e' lo spazio vitale della razza? Ce lo sapete che e' la soluzione finale della questione ebraica? Ce lo sapete che li' sanno parlare tutti il tedesco? Il tedesco, dico, che lo so parlare pure io ma non lo fo perche' tanto voi non lo capite che siete solo un branco di caproni che non avete mai visto niente del mondo.
Che lui a Berlino figurarsi se c'era mai stato, l'aveva letto sui giornaletti di guerra.
- Mi ricordo quella volta che andavamo a caccia della balena bianca. Quello si' che era andare a caccia. In mezzo al mare, mica sotto casa. E che gli tiravamo col bazooka? No, gli tiravamo certi pezzi di ferro a forma di lancia con attaccata una corda e quella fuggiva e noi ci attaccavamo alla corda come gli scalatori (ve l'ho detto di quella volta sul Monte Bianco?) e poi la risalivamo piano piano e le arrivavamo addosso e l'ammazzavamo a coltellate. Quella era vita sana, all'aria aperta, che l'aria del mare fa bene alla salute che ce lo sanno tutti meno che voi che non siete mai usciti dal paese e resterete sempre bifolchi come un branco di caproni.
Che invece neppure sapeva nuotare.
- Ma che avanguardia e avanguardia, sono tutti dei peracottari, quando io e Picasso si faceva casino insieme, allora si'.
Che di Picasso sapeva si' e no il nome.
Lo chiamavamo Superbino per non confonderlo con Superbone, che era suo padre e che aveva fatto la fine che aveva fatto perche' una volta aveva guardato storto la statua del duce.

11. NUOVI RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: TORMENZIO

Lo conobbi ai tempi del Pdup.
Adesso i ricordi di allora sono piuttosto confusi, e quando ci capita di rivederci tra vecchi compagni, e capita raramente dopo tanti anni, ci accorgiamo che i nostri ricordi non coincidono, per una quella cosa la disse tizio, per un altro la disse caio, per uno quella volta c'era sempronio e per un altro no, e le cose che abbiamo fatto uno se le ricorda in un modo, uno in un altro, uno per niente.
Pero' di Tormenzio ci ricordiamo tutti. Deve essere perche' e' morto.
Magari dovrei raccontare qualche fatto, ma a me sembra piu' importante dire una cosa del suo carattere: era sempre indeciso, ed era sempre afflitto: gli pareva sempre di aver fatto la cosa sbagliata.
Si tormentava per quello che aveva fatto, e che aveva fatto sempre controvoglia (ma allora noi la chiamavamo comprensione dialettica della realta').
E si tormentava per quello che non aveva fatto, e se ne vergognava; e magari aveva fatto bene (che di solito non fare una cosa e' proprio quella la cosa giusta, e' proprio quella la scelta buona).
E soprattutto si tormentava perche' gli sembrava di riuscire a sentire il vissuto degli altri, di tutti, e soprattutto dei nostri avversari, soprattutto dei peggiori; e aveva pura che questo lo paralizzasse.
Diceva che aveva sprecato la sua vita, e che meno se ne parlava e meglio era.
E si vergognava di essere diventato vecchio mentre un sacco di gente migliore di lui se ne era gia' andata.
Il fatto che la memoria si offuscasse era insieme l'orrore assoluto e una liberazione.
Un giorno dovrei decidermi a raccontare la sua storia. O la mia.

12. REPETITA IUVANT. TRISTEMENTE SI CONCLUDE LA "SETTIMANA D'AZIONE CONTRO IL RAZZISMO". CONTINUI LA LOTTA PER SALVARE TUTTE LE VITE

"Ho ricevuto oggi la tua lettera in cui, dopo un lungo preambolo, non dici nulla"
(Rosa Luxemburg, da una lettera del 10 ottobre 1905)

Si conclude oggi, 22 marzo 2020, la "Settimana d'azione contro il razzismo" promossa anche quest'anno dall'"Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali" (Unar), e si conclude tristemente. Sia perche' a causa dell'epidemia in corso non vi sono state le consuete iniziative pubbliche che per poco sentite e rituali che fossero comunque contribuivano a tener viva la coscienza e ad invitare a resistere alla dilagante barbarie di cui il razzismo e' punta di lancia; sia e soprattutto perche' neppure in questa drammatica situazione che ha disvelato una volta di piu' che siamo una sola umanita' e che fra tutti gli esseri umani deve vigere solidarieta' se vogliamo affrontare e sconfiggere il pericolo comune di un'immane catastrofe, ebbene, neppure adesso in Italia chi governa il paese ha trovato la dignita' di revocare le mostruose misure razziste imposte nel 2018-2019 in violazione della Costituzione repubblicana, del diritto internazionale, del sentimento di umanita'. Neppure dinanzi a questa immane tragedia, essa stessa motivo d'infinita tristezza, il governo in carica ha saputo compiere un gesto di umanita', di legalita' che salva le vite, di ritorno alla civilta' giuridica ed alla civilta' tout court. E ne proviamo un'abissale vergogna, e scandalo, e dolore, e indignazione.
Ma anche se anche questa occasione e' stata persa, ed anzi proprio perche' anche questa occasione e' stata persa, non cesseremo di protestare e di chiedere che in Italia finalmente finisca l'infamia delle persecuzioni razziste, che siano finalmente abrogate le hitleriane misure razziste contenute nei cosiddetti "decreti sicurezza della razza"; che cessi nel nostro paese l'effettuale schiavismo, l'effettuale segregazione, l'effettuale apartheid; che cessi l'abominevole omissione di soccorso, la persecuzione delle persone piu' bisognose di aiuto; e che l'Italia torni alla democrazia, alla legalita' costituzionale, al rispetto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani. Nessuna persona puo' accettare il barbaro dominio razzista: insorgere nonviolentemente contro la barbarie, in difesa della legalita' costituzionale, della democrazia e dei diritti umani e' un dovere morale e civile ineludibile.
Certo, non e' solo l'Italia a tradire i doveri sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani; molti altri paesi e governi e regimi sono responsabili di omissione di soccorso, di persecuzioni, di crimini contro l'umanita'; e basti pensare alle guerre in corso, alle dittature sanguinarie, alla fame che miete innumerevoli vittime quando invece ci sarebbero risorse sufficienti per nutrire l'intera umanita'; e per non citare che un solo emblematico episodio: basti pensare all'osceno, scellerato rifiuto dell'Europa di soccorrere ed accogliere i fuggiaschi dal conflitto in Siria, giungendo fino all'orrore assoluto del lugubre, macabro, ferino spettacolo dei vertici europei recatisi ai confini tra Grecia e Turchia non per affermare il dovere di accogliere e quindi salvare gli esseri umani innocenti che chiedevano aiuto ma per ribadire la volonta' di negare accoglienza e soccorso, e quindi respingere le vittime inermi verso l'orrore da cui fuggivano. Quei vertici europei che quell'esibizione hanno compiuto, ci rivelano quale sia lo stato attuale dell'umanita', che il grembo della belva nazista e' ancora fecondo, che l'Europa dei diritti umani deve ancora lottare contro l'Europa del colonialismo e dei genocidi.
Noi non crediamo che si possa difendere la liberta' di alcuni a scapito della liberta' di altri: la liberta', la dignita', la giustizia, l'umanita', e' una e indivisibile. Democrazia e razzismo sono incompatibili. Ogni essere umano e' un essere umano, ogni essere umano ha diritto alla vita, ogni essere umano ha diritto ad essere soccorso, accolto, salvato: chi nega questo ha perso il lume della ragione.
La Costituzione della Repubblica italiana e' inequivocabile al riguardo: essa attesta il dovere di rispettare, promuovere, difendere i diritti di tutti gli esseri umani; essa attesta il dovere di accogliere qui chiunque nel suo paese d'origine non vede riconosciuti gli stessi diritti che la nostra Costituzione, scritta col sangue dei martiri della Resistenza, afferma senza eccezioni per tutti gli esseri umani.
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Peraltro nell'arco di questa "Settimana d'azione contro il razzismo" dal 16 al 22 marzo anche altre "Giornate" - oltre quella proclamata dall'Onu "contro la discriminazione razziale" del 21 marzo (anniversario della strage di  Sharpeville del 1960) - si sono celebrate nel nostro paese: la "Giornata in memoria delle vittime della mafia", sempre il 21 marzo, e la "Giornata internazionale dell'acqua" che si svolge oggi stesso. Ed anche queste due giornate convocano ai medesimi pensieri ed ai medesimi doveri cui chiama la giornata, e la settimana, contro il razzismo.
La memoria delle vittime della mafia convoca a un impegno che il Presidente della Repubblica ha ieri riassunto con nitide ed illuminanti parole.
Una minima riflessione vorremmo aggiungere ancora: non si sconfiggeranno i poteri criminali se non si contrasta anche il regime della sopraffazione, della rapina e della corruzione; non si contrasta il regime della sopraffazione, della rapina e della corruzione se non si abolisce la schiavitu'; non si abolisce la schiavitu' se non si riconoscono i diritti umani di tutti gli esseri umani, se non si condividono il bene ed i beni.
Tutto si tiene, finche' qualcuno e' oppresso nessuno e' realmente libero.
E la giornata internazionale dell'acqua convoca alla coscienza che la difesa, l'equa, responsabile, condivisa gestione e l'uso condiviso e sostenibile delle risorse fondamentali della vita, di cio' che fa del nostro pianeta un mondo vivente - l'unico mondo vivente che conosciamo - e' dovere comune dell'umanita' intera, e che chi rapina, avvelena, dissipa i beni comuni necessari all'esistenza di tutti gli esseri viventi commette mostruoso un crimine contro l'umanita' intera e contro tutte le forme di vita.
Sappiamo che l'attuale dominante gestione delle risorse a fini di appropriazione privata, di insaziabile consumismo, di insensata ed effettualmente scellerata massimizzazione del profitto di pochi a danno di tutti, confligge con i limiti del pianeta ed e' quindi moralmente e giuridicamente delittuosa. Sappiamo che occorre realizzare ad un tempo giustizia ecologica e giustizia sociale: e che il tempo e' ormai poco, occorre agire subito facendo la scelta della pace, della solidarieta', della responsabilita'; nel nesso non piu' lacerabile tra liberta', giustizia, fraternita'e sororita'; inverando finalmente la nonviolenza in tutte le relazioni tra gli esseri umani e fra l'umanita' e la natura.
Sono cose che sappiamo da molti anni, e nel ricordarle ancora una volta tornano nel teatro della memoria le voci e i volti di molti amici e compagni di lotte che hanno contato nella nostra vita, e per primi quelli indimenticabili di Laura Conti, Alex Langer, Giorgio Nebbia, Dario Paccino, Jose' Ramos Regidor, Carla Ravaioli, Nanni Salio, Enzo Tiezzi e tante altre e tanti altri ancora.
E del resto la stessa epidemia di coronavirus chiama l'umanita' a una decisione: di rispetto per le persone e per l'ambiente; di realizzazione della pace e della cooperazione, l'intera umanita' unendo in un unico solidale legame per resistere insieme al male e alla morte; di difesa comune della vita e dei diritti di tutti gli esseri umani. Cio' che vide e disse Leopardi, cio' che vide e disse Gandhi, e Simone Weil, e Hannah Arendt; cio' che ricordava con memorabili parole or non e' guari Vandana Shiva nei suoi "Principi costitutivi di una democrazia della comunita' terrena", e che papa Bergoglio ha piu' di recente rammemorato e riassunto nella bella sua enciclica "Laudato si'".
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Si', tristemente si conclude questa "Settimana d'azione contro il razzismo" del 2020, ma ancora una volta vogliamo invitare chi legge queste righe a proseguire la lotta. Qui non si arrende nessuno, non ne abbiamo ne' il diritto ne' la possibilita': soltanto se si continuera' a lottare contro la barbarie hitleriana che torna si potra' riuscire a sconfiggerla. Soltanto se si continuera' a difendere la vita e la dignita' di ogni essere umano si potra' difendere la nostra stessa vita, la medesima nostra dignita'.
Ed ancora una volta proponiamo di scrivere al governo attraverso la Ministra dell'Interno - che gia' in passato ha dimostrato la ferma sua fedelta' alla Costituzione, e che in questi mesi e' sembrata dell'intero attuale governo bustrofedico ed ircocervino la persona piu' attenta al dovere della legalita' che salva le vite e meno corriva ai deliri immaginifici e alle callide scempiaggini -, alla Ministra dell'interno chiedendo che si faccia parte diligente per l'assunzione di provvedimenti necessari e non piu' rinviabili in pro del bene comune.
E di seguito quindi riproponiamo ancora una volta una traccia di lettera che chiediamo ad ogni persona di volonta' buona di inviare alla Ministra dell'Interno:
"Gentilissima Ministra dell'Interno,
vorremmo sollecitare tramite lei il governo ad adottare con la massima tempestivita' le seguenti misure:
a) garantire immediati aiuti in primo luogo alle persone che piu' ne hanno urgente bisogno, e che invece vengono sovente scandalosamente dimenticate perche' emarginate ed abbandonate alla violenza, al dolore e alla morte, quando non addirittura perseguitate;
b) abrogare immediatamente le scellerate misure razziste contenute nei due cosiddetti "decreti sicurezza della razza" imposti dal precedente governo nel 2018-2019, scellerate misure razziste che violano i diritti umani e mettono in ancor piu' grave pericolo la vita di tanti esseri umani;
c) riconoscere a tutte le persone che vivono in Italia tutti i diritti che ad esse in quanto esseri umani sono inerenti, facendo cessare un effettuale regime di apartheid che confligge con il rispetto dei diritti umani, con la democrazia, con i principi fondamentali e i valori supremi della Costituzione della Repubblica italiana.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Occorre soccorrere, accogliere e assistere ogni persona bisognosa di aiuto".
Gli indirizzi di posta elettronica cui inviare la lettera sono i seguenti: segreteriatecnica.ministro at interno.it, caposegreteria.ministro at interno.it ; ma vi preghiamo altresi' di diffondere questo appello agli altri interlocutori che riterrete opportuni, nei modi che vi sembreranno adeguati.
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Continuare in cio' che e' giusto: gutta cavat lapidem.
Chi salva una vita salva il mondo.
Il razzismo e' un crimine contro l'umanita': noi siamo l'umanita'.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere. Agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta comune per il bene comune dell'umanita'.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

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LA NONVIOLENZA CONTRO IL RAZZISMO
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXI)
Numero 414 del 23 marzo 2020
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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