[Nonviolenza] Telegrammi. 3509



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 3509 del 14 settembre 2019
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
0. Comunicazione di servizio
1. Teresa Marchetti
2. Una lettera aperta alla Ministra dell'Interno
3. I compiti dell'ora
4. Tre tragedie, tre interventi, tre principi
5. Due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia
6. L'Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari
7. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"
8. Sostenere la Casa internazionale delle donne di Roma
9. Omero Dellistorti: Il dono
10. Omero Dellistorti: Quando si vuole bene a tutti
11. Segnalazioni librarie
12. La "Carta" del Movimento Nonviolento
13. Per saperne di piu'

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

In questi giorni problemi tecnici non ancora risolti rendono difficoltoso il regolare invio del notiziario.
Ci scusiamo con chi ci legge.

1. LUTTI. TERESA MARCHETTI

E' deceduta Teresa Marchetti, medica, persona generosa, impegnata nella solidarieta', partecipe dell'esperienza delle "Donne in nero".
Con gratitudine la ricordiamo.

2. REPETITA IUVANT. UNA LETTERA APERTA ALLA MINISTRA DELL'INTERNO

Gentilissima Ministra dell'Interno,
mi consenta innanzitutto di congratularmi per la sua nomina a tale incarico. Lei ha sicuramente le competenze giuridiche ed amministrative, e le risorse culturali e morali, per svolgere la sua funzione con la cura e lo scrupolo richiesti.
*
Lei sa che il suo predecessore, invece, assuefatto ad una propaganda d'odio cui era gia' dedito da molti anni, ha ricoperto questa medesima carica dimentico di quella pietas che sempre dovrebbe illuminare chi sia investito di pubblici uffici in pro del bene comune; e che da quella delirante propaganda reso ebbro e cieco ha imposto al nostro paese decisioni empie, indegne di un paese civile, di uno stato di diritto, di un ordinamento democratico.
In particolare ha imposto, con la vile complicita' dell'intero governo di cui era magna pars, anzi: vero e proprio dominus, in guisa di ministro plenipotenziario, misure confliggenti non solo con la Costituzione della Repubblica italiana, non solo con il diritto internazionale, ma finanche con le leggi non scritte ma incise nel cuore di ogni essere umano.
Con insensata hybris ha imposto e commesso crimini abominevoli.
Come l'omissione di soccorso dei naufraghi in pericolo di morte.
Come la persecuzione dei soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo per impedire loro di continuare a salvare vite innocenti.
Come la persecuzione delle persone piu' fragili, piu' esposte al pericolo di violenze inaudite e piu' bisognose della protezione della legge tra quante si trovano nel nostro paese.
Come una costante, crescente, mostruosa istigazione all'odio razzista.
Ora quel ministro non e' piu' tale, il governo da lui subornato non e' piu' in carica; dopo un anno di follia, di violenza, di eversione dall'alto, l'Italia puo' ora tornare alla democrazia, alla legalita' costituzionale, alla civilta'.
*
Con specifico riferimento ad alcune misure contenute in due particolari atti legislativi, i due cosiddetti "decreti sicurezza", lo stesso Presidente della Repubblica con due sue lettere aveva segnalato l'abissale gravita' di esse.
Ebbene, quelle misure persecutorie, inammissibili e disumane, devono essere al piu' presto abrogate.
E quell'antipolitica razzista di proclamato odio e di praticata empieta' deve cessare.
Unisco quindi la mia voce a quella delle tante persone che sicuramente gia' l'avranno pregata di restaurare il diritto nel nostro paese, di ripristinare la vigenza della Costituzione, di fare la politica giusta e necessaria: la politica che salva le vite, che soccorre il bisognoso, che promuove il bene comune.
Faccia cessare l'omissione di soccorso dei naufraghi in pericolo di morte.
Faccia cessare la persecuzione dei soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo.
Faccia cessare la persecuzione dei piu' bisognosi della protezione della legge tra quanti si trovano nel nostro paese.
Faccia cessare l'istigazione all'odio razzista.
Ed innanzitutto apra i porti a chi e' in fuga da guerre e fame, torture e schiavitu'; si adoperi affinche' siano soccorsi, accolti ed assistiti tutti gli esseri umani in pericolo; restituisca umanita' alla politica italiana e restituisca il nostro paese all'umanita'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Augurandole ogni bene,
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 11 settembre 2019

3. REPETITA IUVANT. I COMPITI DELL'ORA

Abrogare immediatamente tutte le infami e scellerate misure razziste imposte dal governo della disumanita'.
Soccorrere tutte le persone in pericolo, salvare tutte le vite.
Far cessare immediatamente tutte le persecuzioni, lo schiavismo e l'apartheid in Italia.
Tornare alla Costituzione repubblicana antifascista.
*
Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.
Riconoscere il diritto di voto, e tutti i diritti sociali, civili e politici, a tutte le persone che vivono nel nostro paese.
*
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Salvare le vite e' il primo dovere.

4. REPETITA IUVANT. TRE TRAGEDIE, TRE INTERVENTI, TRE PRINCIPI

Tre tragedie
La strage degli innocenti nel Mediterraneo.
I lager libici.
La schiavitu' in Italia.
*
Tre interventi
Primo: soccorrere tutti i naufraghi, e non solo: consentire a tutte - tutte - le persone di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro. Cosi' annientando il lucrosissimo mercato criminale dei trafficanti di esseri umani.
Secondo: liberare e portare in salvo in Italia tutti i prigionieri dei lager libici: se necessario pagando sia al governo di Tripoli, sia al generale Haftar, un compenso affinche' non lo impediscano, ma anzi cooperino a tal fine.
Terzo: riconoscere subito a tutte le persone che vivono in Italia tutti i diritti sociali, civili, politici, a partire dal diritto di voto. Abolire il cosiddetto "reato di clandestinita'" riconoscendo che chiunque si trovi in Italia deve avere tutti i diritti e i doveri di ogni altra persona. Far valere su tutto il territorio italiano i diritti di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. Liberare l'Italia dalla schiavitu'.
*
Tre principi
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.

5. REPETITA IUVANT. DUE PROVVEDIMENTI INDISPENSABILI PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO E LA SCHIAVITU' IN ITALIA

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.
Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

6. REPETITA IUVANT. L'ITALIA SOTTOSCRIVA E RATIFICHI IL TRATTATO ONU PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

L'Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari del 7 luglio 2017.
Salvare le vite e' il primo dovere.

7. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"
[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.
O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.
Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, facebook: associazioneerinna1998
Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

8. APPELLI. SOSTENERE LA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI ROMA

L'esperienza della "Casa internazionale delle donne" di Roma e' da decenni di importanza fondamentale per tutte le donne e gli uomini di volonta' buona.
In questo momento la "Casa internazionale delle donne" ha urgente bisogno di un particolare sostegno.
Per informazioni e contatti: siti: www.lacasasiamotutte.it, www.casainternazionaledelledonne.org, e-mail: info at casainternazionaledelledonne.org

9. RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: IL DONO

Non chiedetemi di spiegarvelo, perche' comunque non ve lo saprei spiegare. E' un dono; perche' mai l'abbia proprio io proprio non lo so, ma ce l'ho ed e' tutto qui.
A descriverlo e' semplicissimo: cammino per strada e a un tratto guardo per terra e trovo dei soldi. Non lo so se guardo involontariamente, ma i soldi sono li'. Possono essere anche cinque centesimi, o un bigliettone da cinquanta euro tutto bel piegatino fino ad avere le dimensioni di un francobollo; non c'e' una regola.
Naturalmente le prime volte ero cosi' fesso che chiedevo ad alta voce: "C'e' qualcuno che ha perso questi dieci euro?". C'era sempre, e di solito piu' d'uno. Cosi' ho capito, ho capito che dovevo raccogliere quel ben di dio e starmene zitto. Il che non impedisce che talvolta qualcuno mi s'avventi contro bofonchiando: "Molla l'osso". Ma io l'osso non lo mollo, lo so che sono soldi miei, o almeno destinati a me, e so farmi valere.
Tutto qui, e' una cosa strana, no? Magari capita a chissa' quante persone, solo che se ne stanno tutte zitte zitte: quando hai un dono come questo non e' che lo sbandieri ai quattro venti, puo' portare male, di sicuro che porta male. Con tutta la delinquenza che c'e' in giro.
*
No, no, non mi offendo mica. E' una domanda che mi sono fatto anch'io tante volte. E' che una risposta ancora non l'ho trovata. E quando a una domanda la risposta non si trova, vuol dire che era una domanda sbagliata, no? Come diceva quel tizio? Di cio' di cui non si puo' parlare, si deve tacere. Diceva cosi', no? E secondo me aveva parlato gia' pure troppo.
No, no, dite pure, non c'e' problema. Figurarsi se non me lo sono chiesto pure io. Quando hai un dono simile te le fai tutte le domande. E quanto a questo io sono arrivato a questa conclusione: che e' uno dei tanti adiafora. E' una parola greca antica, si', eh, che vi devo dire, da giovane sono stato in seminario, ma prete non mi sono mai fatto, no, non avevo la vocazione. Pero' mi piaceva studiare, a casa eravamo povera gente, un prete avrebbe fatto comodo e cosi' una cosa tira l'altra e mi sono trovato in seminario e visto che non c'era molto altro da fare studiavo. Latino e greco soprattutto, il resto mi piaceva di meno. Davano i premi a chi studiava tanto. Adesso pero' mi sono scordato tutto, ogni tanto riemerge qualche cosa, come adesso. Si', certo, vuole dire che ci sono cose, fatti, azioni, moralmente indifferenti. Che non c'e' niente da giudicare. Secondo me non faccio niente di male a raccogliere quei soldi trovati per strada. Non faccio neanche niente di bene. Non faccio niente, li raccolgo e basta. Poi certo che li uso. Io dico che li uso bene, ma questa e' un'altra questione, no? E' chiaro, si', e' chiaro: qualcuno li deve aver persi. Ma se li ha persi evidentemente non dava troppa importanza alla cosa, altrimenti tornava indietro a cercarli. Di solito sono importi modesti, spiccioli, qualche centesimo o qualche euro, certe volte meglio, anche parecchio meglio. Si', sono d'accordo anch'io, farebbero meglio a tornare indietro a cercarli. Ma magari non gli interessa, oppure non possono. Chi lo sa. Io comunque li raccolgo sempre. Anche perche' sono doni che non lo sai se durano per tutta la vita, che ne sai? Di punto in bianco la pacchia e' finita. Cosi', finche' li trovo li raccolgo.
A dire il vero non metto granche' da parte. Se fossero di piu', magari anche. Ma di solito e' quanto basta per tirare avanti, con qualche sfizio, non dico di no. E poi io sono un discepolo di Orazio. No, non e' uno di qui, era un poeta latino - ho studiato latino in seminario, ve l'ho detto? - che diceva "carpe diem", che piu' o meno significa goditi tutto adesso che mica ce lo sai se domani sei ancora vivo. E' cultura, questa: latino. Carpe diem. No che non mi dispiace se lo dite pure voi se vi capita, la cultura e' quel bene che se lo dividi con qualcuno ti resta intero sia a te che a quell'altro, non e' come il sacco del bottino che la spartizione finisce sempre a coltellate. Mi piace la cultura. Pure i soldi, che c'entra. Pero' la cultura di piu', perche' i soldi servono per comprare qualche altra cosa e in se stessi solo solo lo sterco del demonio (ah, il seminario...), mentre la cultura non ci si compra niente, e' essa stessa un bene, e chi non ce l'ha non lo sa che si perde. A me la cultura mi e' sempre piaciuta, sono stato in seminario, ho studiato, pero' non mi sono fatto prete.
*
Guardi, lei ha proprio ragione, e' esattamente cosi': non c'e' rosa senza spina. E' vero, questa e' saggezza popolare, ma tutta la saggezza e' popolare. Infatti chi e' che produce la cultura? Il popolo, no? D'accordo, si', quelli che hanno studiato, ma da dove vengono, dalla luna? No, vengono dal popolo. Certo, certo, il dottore e' figlio del dottore e cosi' l'avvocato e' figlio dell'avvocato, ma se si risalisse indietro lungo le generazioni, c'e' sempre un punto di partenza in cui l'avvocato o il dottore o l'ingegnere non erano figli dell'ingegnere, del dottore o dell'avvocato, no, erano figli di un disgraziato che poi ha fatto i soldi, e come li ha fatti lasciamo perdere, che i soldi si fanno in un modo solo, e non e' una bella cosa. A meno che non ci hai il dono, certo, certo, se ci hai il dono e' un'altra cosa. Dicevo solo che tutti ma proprio tutti siamo nati da poveracci e come poveracci: nudi veniamo al mondo e nudi ce ne andremo. Si', col cappotto di legno, col vestito della festa, ma dentro? Dentro siamo sempre nudi come vermi. E se qualcuno non avesse di meglio da fare che profanare cimiteri ed aprire le casse da morto dopo aver fatto capitombolare giu' i quindici uomini che ci trincano sopra il loro gotto di rum, che ci troverebbe? Meglio che non ve lo dico che ci troverebbe, siamo qui per bere, no? E allora beviamo senza pensarci alle cose brutte e a quelle schifose. Beviamo alla salute nostra e di chi ci vuole male. Un altro giro, oste della malora.
La spina? Ah si', la spina della rosa che non c'e' rosa senza spina. Ma non so se siamo gia' ubriachi abbastanza per parlarne. Un altro giro, un altro giro ancora per i miei amici.
*
Ah, adesso si', adesso si'. E' bello tardi e la notte e' alta e profonda: e' bello che la notte sia insieme alta e profonda, no? Si realizza quella coincidentia oppositorum che fa fremere di gioia i dialettici, la coincidentia oppositorum. Certo che e' latino, vuole dire che le cose contrarie si rivelano identiche, non e' una forza? Tutto diventa la stessa pappa, e via, al di la' del bene e del male. Dove ti pareva che ci fosse l'essere, con le sue pecore e le sue chiacchiere, invece il nulla. Niente, niente, divago. Con tutto quello che ci siamo scolati, potro' divagare un po'? Ma adesso al lavoro. Siamo restati solo noi e mio cugino ha gia' tirato giu' la saracinesca che per uscire resta solo la porticina sul vicolo, ve l'avevo detto che il bar e' di mio cugino? Mio cugino, si'. No, lui non ha studiato in seminario, faceva il dentista, pensate un po'. Io, io si' che ho studiato in seminario. Pero' non mi sono fatto prete, e adesso e' troppo tardi per raccontarvi perche'. E poi, ubriachi come siete, sarebbe fatica sprecata, no?
Pero' una cosa adesso voglio dirvela, la spina, si'. Complimenti, signore, lei se la ricordava ancora la spina della rosa che non c'e' rosa senza spina, forse non ha bevuto ancora abbastanza e forse questo e' un peccato, un vero peccato, perche' certe volte, in certi momenti, e' meglio essere un po' ottenebrati, anzi: un bel po' ottenebrati. Si soffre di meno, no? Voi che ne dite, amici? Non ho ragione? Certo che ho ragione. E qui ci vuole un altro giro ancora, per chi e' ancora sveglio perche' li vedo bene quelli che gia' ronfano con la testa sul tavolino, beati loro che sono nel mondo dei sogni, mentre noi siamo nel mondo della veglia, dove si deve fare quello che si deve fare, che e' sempre un dispiacere, non ho ragione? Certo che ho ragione.
Allora, la spina della rosa. Coraggio, cercate di restare svegli mezzo minuto ancora. Poi vi riposerete quanto vi pare, ecome se vi riposerete quanto vi pare, ma adesso non vi private del piacere della conoscenza. La spina della rosa, l'altra faccia del dono, e' questa, che quei soldi, che siano monete o siano banconote, nove volte su dieci sono, come posso dire, sono sporche, ecco. Macchiate, macchiate di sangue. Il vostro.

10. RACCONTI CRUDELI DELLA CITTA' DOLENTE. OMERO DELLISTORTI: QUANDO SI VUOLE BENE A TUTTI

Io voglio bene a tutti, e quando si vuole bene a tutti si vuole bene a tutti. Anche a quelli che hanno detto quelle brutte cose contro di me. Che avrebbero fatto meglio a pensarci prima di dire quelle infamita' che poi la coscienza rimorde,e  quando la coscienza rimorde si sa che succedono gli incidenti, e' fisiologico, lo sanno tutti, lo spiegano pure i professori in televisione.
Io, per carita', sono un poveraccio che non ha studiato, ma che bisogna volere bene a tutti lo so pure io che me lo ha insegnato da piccolino la mia povera mamma, che una madonna era, una madonna. Io penso che le mamme sono tutte madonne, tutte, che bisognerebbe fagli il monumento uno per ognuna, una mamma un monumento, io dico cosi', ho torto? Se ho torto, ditemelo che tanto io non mi offendo, io voglio bene a tutti.
Sulla testa dei miei figli lo giuro, sulla testa dei miei figli angeli innocenti. Che se adesso voi qui date retta a tutte queste infamita' allora voi questi angeli innocenti li lasciate pure senza il loro babbo che li ama piu' della luce dei suoi occhi, angeli innocenti, che gia' hanno perso la mamma loro, che pero' sta in cielo, sissignore, sta in cielo e prepara il posto pure per me che sono stato e resto suo marito che il matrimonio e' indissolubile che ce lo so pure io che sono un ingnorante, 'sti poveri angeli innocenti che adesso ci hanno solo il babbo loro che la mamma sta in cielo, sicuro sputato che sta in cielo, me lo dice il cuore, il sacro cuore di Gesu' me lo dice, che io voglio bene a tutti e allora Gesu' mi parla nel cuore.
Sicuro che l'ho sotterrata io, per adempiere a un dovere cristiano, che non e' una cosa bella che una povera morta resti senza sepoltura. Ma io l'ho sotterrata perche' ormai era una povera morta la moglie mia. E da quando in qua e' un delitto di sotterrare un morto? E' un'opera pia, me l'ha detto pure il prete che glielo avevo chiesto apposta; "Don Andre', gli avevo detto, ma i morti vanno sotterrati o no?". "Figlio mio, certo che vanno sotterrati, che domande sono?". "Cosi', un dubbio, lo sa, io sono un ignorante, pero' voglio bene a tutti, a tutti gli voglio bene, pure ai morti, don Andre'". "E fai bene, fai bene, figlio mio, a tutti si deve volere bene, ai vivi e ai morti". Se lo chiamate ve lo conferma. Io lo volevo chiamare testimone, ma l'avvocato non ha voluto, e chi sono io per ribattere a un avvocato? Io sono uno che non ha studiato, l'avvocato invece si', pero', pero', si ricordasse pure l'avvocato che certe volte nostro signore certe cose le ha rivelate ai piccoli e non ai grandi, agli ignoranti e non ai sapienti. Io non dico niente, dico solo che chi fa una mala azione, chi fa un'infamita', poi la coscienza gli rimorde ed ecco che arrivano le malattie, le malattie cattive e due giorni e amen. Non si devono fare le male azioni, lo dicevo sempre pure a quella sgualdrinaccia, sempre glielo dicevo, angelo santo che adesso sta in paradiso e prega per me orapronobbisse.
Dev'essere stato un incidente, dev'essere stato, io quando sono arrivato lei era per terra colla testa aperta come un cocomero, che doveva essere cascata sull'accetta, anima santa, anima salva. Che cento volte gliel'avro' detto che l'accetta va tenuta da conto, che e' pericolosa, ma lei, mai una volta che dava retta, mai, faceva sempre di testa sua, e strillava, strillava sempre, che dava fastidio pure alla gente, no? E infatti poi eccoli qui tutti quanti a dirlo pure in questa aula di tribunale a dirlo che strillava. Io glielo dicevo sempre, parla piano che dai fastidio al vicinato e lei invece niente, sempre a strillare, che poi succede che i vicini si credono che era perche' io alzavo le mani; io? su quell'angelo che era la luce dei miei occhi, sulla madre dei miei figli angeli benedetti; io? Ma io piuttosto mi taglio le mani, ma io piuttosto mi piglio a schiaffi da solo, ecco, guardate, no, no, lasciatemi fare, che se uno sente certe infamita', certe infamita', a me che non ho voluto mai male a nessuno, che ho sempre fatto gentilezze a destra e a sinistra, che aiuto tutti, perche' io voglio bene a tutti e tutti lo possono testimoniare, meno quest'infami che sono venuti qui a dire infamita', che lo sanno, lo sanno che poi la coscienza, la coscienza. Che io voglio bene pure a loro e gli auguro tanta fortuna, ma tanto ce lo sanno come va a finire, che quando poi la coscienza gli rimorde allora si ricorderanno di oggi e diranno, l'aveva detto, l'aveva detto quel pover'uomo, quel sant'uomo, e adesso ecco che la devo pagare l'infamita' che ho fatto contro un sant'uomo che voleva bene a tutti. Ah, guardate, io gia' prego per loro perche' con tutte quelle sofferenze che dovranno patire, che almeno abbiano questo conforto, di sapere che c'e' una vittima innnocente della cattiveria loro che prega per loro, cornutacci assassini che non sono altro.
Ne ho viste tante, io, ne ho patite tante, eh, che neanche alla televisione. Gliel'ho detto all'avvocato. Ma che ho fatto? Niente. E allora perche' mi accusano? Come Gesu' Cristo, che non aveva fatto niente. Che poi, con rispetto parlando, nostro signore qualche cosa l'aveva fatta, insomma, quando uno va in giro con tutti quei vagabondi e quelle vagabondacce, eh, qualche cosa dovranno pure aver fatto per mettere insieme il pranzo con la cena, no? Io sono sicuro che se dopo che era passata tutta la banda di quei zingaracci si andava a contare quante galline e quanti conigli erano restati nei pollai e nelle conigliere, e quante piante d'insalata negli orti, e quante cerase, e pere, e castagne, e boccioni d'olio in cantina, eccetera eccetera eccetera, insomma, io non dico niente perche' i santi sono santi ma bastava fare due conti, e poi va a finire come va a finire. Ma io non dico niente, perche' io voglio bene a tutti e poi si sa che tutti ci hanno i loro bisogni, i loro pruriti, le loro voglioe e le loro furie, e a tutti gli prendono i cinque minuti, pure a nostro signore qualche volta gli saranno presi, no? Come quella volta che fece tutto quel casino in chiesa, che tirava cinghiate qua e la', buttava giu' banchetti e ogni ben di dio e magari qualche soldarello sara' pure finito dalla saccoccia piena a quella vuota, no? E' che a tutti gli pigliano i cinque minuti, siamo tutti esseri umani, e se pure nostro signore s'era arrabbiato, e poi di che? di niente, che mica era come se la mogliaccia sua l'avesse fatto becco come e' capitato a certi poveri innocenti che vogliono bene a tutti; se pure a nostro signore gli pigliano i cinque minuti, e allora noialtri poveri peccatori, eh? Pure lei, signor giudice, chissa' quante volte le sara' capitato, eh? Certo, lei ha studiato, non e' che acchiappa l'accetta e taja dov'e' rosso, no, lei chiama le guardie e dice sfondate la zucca a questo e quello, e lo fanno loro al posto suo, eh? lei ha studiato e ci ha sempre ragione, eh? Che io certe cose le capisco, che io voglio bene pure a lei, signor giudice, io voglio bene a tutti tutti.
Una paroletta pero' la devo dire, a quella signorina la' che ha chiesto l'ergastolo, che veramente s'e' rovesciato il mondo se una signorina si mette a dettar legge; e che siamo, al circo? E che non l'ha trovato un marito che gl'insegna la decenza? eppure mi sembra ben messa; non si dovrebbe mettere quel sinalone nero, lo so io che si dovrebbe mettere e levare, signora signorina lingualunga. L'ergastolo. L'ergastolo a chi? A un innocente come me. E non le si secca la lingua a dire certe eresie? Che c'era lei quando e' successo? No che non c'era. Che ne sa lei? Niente ne sa. E alora perche' non se ne sta a casa sua a pulire per terra, a lavare i panni, a cucinare e tutto il resto? Non ce l'ha un marito? Non la sa mettere al posto suo? Giurabacco, se non mi trovavo qui gliela insegnavo io l'educazione. Che lo dico solo per il bene suo, perche' io voglio bene a tutti, pure a lei, signorina bella, che non sa niente e vuole mettere bocca. Dice: l'ha ammazzata, l'ha ammazzata e poi l'ha sotterrata. Ma chi? Ma quando? Ma dove? C'era lei? No che non c'era. Volevo vedere se c'era, volevo vedere se adesso era qui a raccontarla. Ma mi faccia il piacere. Dice: la povera vittima che veniva picchiata continuamente e gridava di dolore e chiedeva aiuto. Ma di che? C'era lei? No che non c'era. Mia moglie strillava sempre perche' era sorda, strillava sempre, ce lo sapevano tutti, tranne 'st'infami che sanno dire solo infamita' e lei se le beve tutte, strega senza cervello, solo perche' ci ha 'sto sinalone nero come la morte. La gelosia? Ma quale gelosia? Mia moglie, cara signora, era una santa. Io geloso, e di che? Le sembro un uomo che una donna lo possa tradire? Ma io la strozzo con le mie mani la strozzo, e poi le ficco un braccio nella gola, le strappo il cuore  e me lo cucino in salmi'. Non offenda la mia signora sa, che e' pure morta, povera stella. E speri che la giuria non le dia retta, speratelo tutti, perche' altrimenti vedra' se la coscienza non le rimordera', e mozzico dopo mozzico vedra' come finisce. Ditemi voi se bisognava vedere pure questa, una donna che apre becco in tribunale.
Va bene, va bene, tanto mi pare di aver detto tutto quello che volevo dire. Ah, si', l'avvocato m'ha detto che devo dire due parole di pentimento che fa sempre buon effetto. Ma pentimento di che? Quando uno vuole bene a tutti, che altro c'e' da dire? E' meglio del pentimento, no?

11. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Letture
- Donatella Di Cesare, Se Auschwitz e' nulla. Contro il negazionismo, Il melangolo, Genova 2012, pp. 128, euro 8.
- Claudio Paolucci, Umberto Eco. Tra Ordine e Avventura, Feltrinelli, Milano 2016, 2017, pp. 240, euro 16.
*
Riletture
- Michelguglielmo Torri, Storia dell'India, Laterza, Roma-Bari 2000, 2007, Mondadori, Milano 2011, pp. VIII + 804.
*
Riedizioni
- Felicia Bartolotta Impastato, con Anna Puglisi e Umberto Santino, La mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986, Rcs, Milano 2019, pp. 208, euro 8,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

13. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 3509 del 14 settembre 2019
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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