[Nonviolenza] Telegrammi. 2793



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2793 del 9 agosto 2017

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVIII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. "Per una politica che salvi le vite e riconosca l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani". Da Viterbo un incontro e un appello

2. "Una persona, un voto". Un appello all'Italia civile

3. Due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia

4. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

5. "Lineamenti di storia dell'Iran: gli anni '60 e '70 del Novecento". Un incontro di studio

6. Vladimiro Oglianovi: Rieducare gli educatori (parte quinta)

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. INCONTRI. "PER UNA POLITICA CHE SALVI LE VITE E RICONOSCA L'EGUAGLIANZA DI DIRITTI DI TUTTI GLI ESSERI UMANI". DA VITERBO UN INCONTRO E UN APPELLO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di martedi' 8 agosto 2017 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di riflessione e di testimonianza "per una politica che salvi le vite e riconosca l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani".

Le persone partecipanti all'incontro hanno condiviso il seguente appello.

*

In Italia una farneticante e oscena propaganda razzista e schiavista, bellicosa e neocolonialista, sta cercando di imporre una politica dei lager e delle cannoniere, una politica che ritiene normale che la Libia debba essere un immenso lager per migranti, una politica che ritiene normali i campi di concentramento e le deportazioni, una politica che ritiene normali le guerre e le dittature di regimi cui il nostro paese fornisce illegalmente armi, una politica che punisce chi salva le vite, una politica effettualmente complice dei poteri criminali schiavisti, una politica del "mors tua, vita mea".

Questo dilagante orrore va denunciato e contrastato.

La legge a fondamento del nostro ordinamento giuridico democratico, la Costituzione della Repubblica Italiana, riconosce l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, riconosce il diritto d'asilo, ripudia la guerra; ne consegue che la politica che i razzista stanno cercando di imporre nel nostro paese non e' neppure una politica, e' solo un crimine, un crimine contro l'umanita', un crimine contro la nostra stessa repubblica democratica.

Il governo receda da provvedimenti iniqui e folli, torni alla legalita' costituzionale, si decida finalmente a contrastare il razzismo anziche' essergli subalterno.

In Parlamento i legislatori fedeli alla Costituzione repubblicana, alla democrazia, al popolo italiano, si facciano sentire ed isolino e sconfiggano i razzisti.

Il popolo italiano faccia sentire la sua voce in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Due provvedimenti indichiamo urgenti.

Il primo provvedimento: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. E' l'unico modo per annientare le mafie dei trafficanti schiavisti; ed e' l'unico modo per avviare una politica internazionale di autentica responsabilita' e concreta solidarieta', per iniziare ad affermare realmente almeno in qualche parte del mondo, e progressivamente ovunque, il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, a cominciare dal diritto fondamentale: il diritto alla vita, che e' inerente ad ogni essere umano. Salvare le vite - tutte le vite - e' il primo dovere.

Il secondo provvedimento: riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese. Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto". Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

Occorre la politica dell'umanita'.

Salvare le vite.

Occorre inverare la democrazia.

Una persona, un voto.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Vi e' una sola umanita'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

2. INIZIATIVE. "UNA PERSONA, UN VOTO". UN APPELLO ALL'ITALIA CIVILE

 

Un appello all'Italia civile: sia riconosciuto il diritto di voto a tutte le persone che vivono in Italia.

Il fondamento della democrazia e' il principio "una persona, un voto"; l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui.

Vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano.

Una persona, un voto. Il momento e' ora.

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All'appello "Una persona, un voto" hanno gia' espresso il loro sostegno innumerevoli persone, tra cui tra le prime:

padre Alex Zanotelli

Lidia Menapace, partigiana, femminista e senatrice emerita

e numerosissime altre persone.

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Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Per dare notizia delle adesioni ai presidenti del Parlamento:

- on. Laura Boldrini, Presidente della Camera: laura.boldrini at camera.it

- on. Pietro Grasso, Presidente del Senato: pietro.grasso at senato.it

 

3. REPETITA IUVANT. DUE PROVVEDIMENTI INDISPENSABILI PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO E LA SCHIAVITU' IN ITALIA

 

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

 

4. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

5. INCONTRI. "LINEAMENTI DI STORIA DELL'IRAN: GLI ANNI '60 E '70 DEL NOVECENTO". UN INCONTRO DI STUDIO

 

Si e' svolto la sera di martedi' 8 agosto 2017 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Lineamenti di storia dell'Iran: gli anni '60 e '70 del Novecento".

All'incontro ha preso parte Paolo Arena.

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Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. Cura il sito www.letterestrane.it

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Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso ancora una volta il loro sostegno all'appello "Una persona, un voto" per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone residenti in Italia, ed all'appello affinche' sia riconosciuto a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

 

6. RACCONTI CRUDELI DELL'ESTATE. VLADIMIRO OGLIANOVI: RIEDUCARE GLI EDUCATORI (PARTE QUINTA)

 

Un bel gioco dura poco

Restati in due il lavoro era sempre tanto e la fatica nun ve dico.

E occorreva moltiplicare la prudenza per evitare trappole, per evitare errori. Gia' in quattro se uno sbajava potevano esse guai grossi, ma in due era la catastrofe. Vero e' che io e 'l Giobbo ereme du' pellacce, era difficile fregacce pe' cchiunque, figuramese pe 'l sor mae'. Pero' ll'ora de 'l fregnone capita man tutte e poteva capita' pure ma nnue. E' statistica. Semel in anno licet insanire. Solo che al giochetto nostro se sbaji nun e' come al gioco de ll'oca che torni a la prima casella: enno', te chiudeno e mureno la porta.

Il lavoro oltretutto si era allargato in tutta Italia che cce toccava' fa' ccerti viaggi. Uanformi' nun conosceva frontiere; come faceva a ffa' pubblicita' ppure in Veneto io propio nun ce lo so, pero' cce la faceva, magari era solo il passaparola, era stato cosi' pure quando avevamo cominciato, certo all'inizio il passaparola non superava la provincia ma con l'andar del tempo si sa che le cose vanno o a cresce o a cccala' ma fferme nun ce stanno mae. E' la legge del movimento storico. Historia magistra vitae.

Prendevamo degli accorgimenti supplementari, quelli che erano possibili: studiavamo lo stradario della zona, ci eravamo fatti delle maschere tipo Diabbolik che ppero' ce se crepa de callo, ciavevamo tutt'e ddue 'n zaccoccia lama e ferro e pure lo spray al peperoncino che Giobbone aveva insistito che poteva sempre servi' nun ze sa mmmae, e 'nvece de' guantacci soliti nostri eravamo passati ai guanti de lattice monouso, e tutt'e ddue la lampadina tascabbile e tutt'e ddue la scatoletta de' cerini, e tutt'e ddue questo e tutt'e ddue quello, che 'na vorta 'nvece annamme all'assalto a la garibaldina e in quattro c'era 'na rivoltella sola e ssi' e nno du' temperini mo' 'nvece pareva d'esse Robbocop.

Pero' era ggiusto e i fatti lo dimostrarono presto. I fatti cianno 'st'abbitudine cagna, che tu penzi sempre al peggio e poi essi te dimostreno che ssuccede sempre 'l peggio, e 'l peggio vero e' ssempre peggio del peggio che tt'eri 'mmagginato tu. O mmagari succede perche' tu ll'hai pensato cosi' intenzamente? Chi lo sa, 'l monno e' strano, e il pozzo dell'animo umano e' profondo e oscuro. E mmanco quello sapeva s'era infinito.

Pero' successe ccosi': che noi ci atteniamo alla regola che il cliente deve esere solo, non siamo all'Ok corral, ma cquella volta, o Uanfo s'era sbajato, o ll'eva fatto apposta, come entramo dentro casa 'nzieme al sor 'mae' c'ereno ggia' tutte le luci accese, e la moje che da la cucina je diceva: "Attijo, se' tu?". E quindi erano almeno in due. E 'l sor Attiglio, pe' sfrutta' ssubbito ll'effetto sorpresa se bbutta addosso a mme che cevo la baiaffa tirata fora, me fa casca' ppe' tterra e 'ntanto strilla a la moje: "Cecija, Cecija, chiudete dentro 'n cucina e cchiama la polizzia". 'L sor Attiglio. Ma Giobbone svelto come la polvere ficca la zzampa 'mmezz'a la porta de la cucina pe' nun falla chiude. E la sora Cecija che tte fa'? Pija 'n cortello da cucina longo come la scimitarra de Sandokan e je s'avventa pe' ppiantajelo ma la coscia. E cqui se vide che la previdenza e' tutto e che il raddoppio dell'attrezzatura era cosa buona e giusta, veramente cosa buona e giusta. Che il Giobbaccio tiro' ffora la pistola sua e disse: "Bbona signo', si nun volete mori'". Quella se ferma 'n attimo e ciavete presente l'attimo fuggente? Quello era l'attimo fuggente, che' Giobbo senza di' ppiu' nne' i nne' o je spara 'n faccia, uno, due e tre palle. Che quella sotto ll'urto de' colpi fa 'na spece de zzompo all'indietro e poi scivola sul pavimento che mmezza faccia nun ce ll'ha ppiu'. 'Ntanto 'l marito fedele colluttava meco e quer zozzone co' 'n mozzico a la mano m'aveva costretto a lassa' 'l ferro e adesso cercava di indebitamente appropriarsene al fine flagrante di farmi la pelle, 'l sor Attijetto nostro. Ma Ggiobbo s'era ggia' girato e una, due, tre palle pure nella crapa pelata del professor Occultis. Poi: "Tutto bene?". E io: "Grazzie, Ggiobbo', mesa' che mm'hae salvato la vita". "Si ade' ccosi' mmesa' ch'ho ffatto male. Mo' ppero' annamosene che troppo ha stonato l'orchestrina". Pure le maschere servirono, perche' tutto 'l palazzo s'era riversato su le scale o a le finestre, se vede che 'n televisione nun faceveno gnente quela sera, e troppi ce videro 'n faccia, che pero' nun videro la faccia nostra ma le maschere, che saranno pure state ridicole come hanno scritto i giornali il giorno dopo ma eccome se hanno fatto 'l dovere suo. Non avevamo parcheggiato davanti casa come facevamo sempre prima, ma in uno spiazzo che pp'arrivacce toccava prima da fa' ddu' vicoli a zigghezza', e pure 'sta precauzione funziono' a la granne. Che la machina la maschera nun ce ll'eva. Un par de chilometri dopo se semo accostati a 'n cassonetto, emo appicciato le maschere e ll'emo buttate lli' dentro, che potesse pija ffoco tutta la citta'. E via, come cavalieri nella notte.

"Seconno te e' stato Uanfo che cce voleva bbrucia'?". "Seconno me nno, cche convenienza c'avrebbe avuto?". "Che cce sostituiva co' 'n antra squadretta, a condizioni piu' vantaggiose pe' llui". "Ma allora ce doveva da fa' ammazza', no? E que' due nun ereno all'artezza". "E' vvero". "Seconno me e' stato n'errore: insufficiente indagine preliminare". "Dimo ccosi', ma 'ntanto io stavo pe' ppippa' se 'l professorattiglio rivava primo al ferro". "E cce stava p'arriva', pero' e' 'ntervenuto l'arbitro e ha fischiato 'l fallo". "E qual'era 'l fallo, Giobbo'?". "Come sarebbe a ddi', qual'era 'l fallo? E' che nun aveva rispettato le regole del gioco, no? Esso era la vittima". "Ma sse propio tu dichi sempre che cianno diritto de bbattese". "Lo dico e lo penzo". "E allora nun ze' stato 'n arbitro 'mparziale". "No cche nnun zo' stato n'arbitro 'mparziale, io gioco ne la squadra nostra". "Pe' ffortuna". "Pe' ffortuna tua". "Pe' ffortuna nostra". "Que' lo dira' 'l futuro". Era fatto cosi' Giobbone. Ne' ridere ne' piangere.

*

Pero' la lezione c'era servita. Pensammo che in effetti serviva assumere un collaboratore, ma che restasse solo un collaboratore occasionale, non intendevamo includerlo nella squadra; solo che come fai a fidarti di uno che arruoli per un'impresa criminale? Prima o poi te tocca ammazzallo, e quello se nun e' fesso ce lo sa e magara cerca d'ammazzatte prima lui; insomma, non e' una cosa semplice. Pero' un collaboratore faceva comodo, nel lavoro per quanto tu pianifichi tutto ed esegui alla perfezione la tua parte ci sono sempre un mucchio d'imprevisti, una montagna d'imprevisti, che due braccia e un'arma in piu' fanno sempre comodo.

Ci provammo con un regazzetto straniero che cce rimedio' Uanformi' Uanforiu'. Anzi: fu lui a proporci di aggregarlo; ci disse "Amici cari, ma come si fa a fare in due quello che si fa in quattro? Via, almeno tre dovete da esse". "Nun c'emo rimpiazzi". "Ma cche problema ade'? Ve lo trovo io un regazzetto de bottega, silente e servizievole, un maggiordomo rifinito". "Nu' lo se si cce piace, Uanfo". "Ve piace, ve piace, voi provatelo eppoi diteme". Provammo, anno'.

Non abitava al paese ed era una buona cosa, la prudenza non e' mai troppa. Quando c'era da fare un lavoro lo avvisava Uanfo e lui si faceva trovare di strada, il luogo dell'appuntamento variava ogni volta, noi passavamo e lo caricavamo in macchina. D'italiano ne masticava meno di quanto io e Giubbarossa ne masticavamo d'inglese, doveva essere rumeno o polacco o ungherese o che ccavolo ne so, noi lo chiamavamo Tovarish e lui rideva. Rideva sempre. Pero' sul lavoro era preciso, svelto, efficiente, bravo a fa' i nodi, bravo a cerca' la roba, bravo a puncica' col coltello il clientone finche' diceva la parola magica. Il resto ce penzavamo noi veterani. Io ero un po' diffidente, perche' pensavo che magari Uanfo j'avesse dato pure l'incarico de fa' la spia, o magari lo faceva addestra' ppe' ssostituicce: un bel giorno quanno meno te l'aspetti te trovi 'na lama piantata nel costato e 'sto fijetto de centurione che rride e tte dice che Uanfo j'ha ddetto de ditte ch'e' ll'ora del turn-over, e rride. E mme pareva che pure Giobbo je tenesse ll'occhi addosso pe' ccapi' si era 'n fasullo. Magari parlava pure itajano e faceva finta de no. Eppoi c'era la questione che durante il viaggio rideva sempre e disturbava l'audizione della musica sublime di Patti Smith, la grande sacerdotessa del rock. Solo pe' cquelle risate l'avrei squartato li' su ddu' piede, anze: a sseda.

Finche' successe il fatto che cce mise 'n allarme. Ereme vicino Milano, che ggia' 'l viaggio lungo a mme mme stracca e mme fa sta' nervoso. 'L sor maestro ceva 'na casa piena de libbri, ma piena piena. 'Sti zucconi cianno tutti la casa piena de libbri, ma que' ce ll'eva piena all'inverosimile, tanto che je lo dissi: "Ah sor mae', ma ll'hae lette tutte?", che lo so che e' una frase ingenua e chi la dice ci fa la figura del fesso, ma e' piu' fesso quello che i quattro soldarelli sua li spreca tutti pe' compra' tutti 'sti libri che tanto nun ciavra' mae 'l tempo de leggesele, no? Ma lassamo perda. Era 'na domanna 'nnocente, tanto pe' ffa' conversazzione, 'nvece 'l sor maestro nu' lo so che j'e' ssuccesso, ma ccia' avuto 'na crisi de furore, s'e' alzato impiedi con tutto che era legato alla sedia e m'e' vvenuto addosso a testabbassa e si nun me scanzavo in un nanosecondo - che manco io ce lo so com'ho fatto - me lo trovavo piantato ne la panza che mme spigneva ggiu' da la finestra e facevamo 'nzieme l'esperienza del volo per cinque piani. Ma feci attempo a scanzamme, nu' lo so manco io come, e' stata 'na cosa de puro istinto, e quello dal quinto piano ce volo' da solo: sfonno' la finestra co' la capocciata e anno' ggiu' 'n picchiata co' ttutta le sedia legata addosso. Fine della spedizione. Ascensore. Pianterreno, marciapiedi, c'era ggia' la ggente a le finestre. "Ch'e' successo? Ch'e' ssucesso". "Gnente, gnente, uno che ss'e' ammazzato, emo ggia' cchiamato l'ambulanza, tranquille". E a passi tardi e lenti ci dirigemmo alla macchina, mentre gia' s'era formato il capannello dei curiosi: "Ma e' legato alla sedia", "Forse si voleva impiccare e poi si e' buttato", "Ma per impiccarsi uno la corda se la deve passare intorno al collo, non legarcisi a una sedia", e cosi' via. I commenti della gente sono sempre gli stessi, la fiera delle vanita'.

Raramente le nostre spedizioni vanno a monte; capita, ma capita raramente. C'e' la volta che arriviamo tardi, usiamo il trucco del pubblico ufficiale al citofono ma se vediamo che Orbilio tarda ad aprire teliamo subito che di sicuro sta chiamando il 113. E c'e' la volta che si sbaglia persona: non dovrebbe succede, perche' noi ci prepariamo meticolosamente, abbiamo una scheda identificativa del cliente, facciamo di tutto per non rischiare lo scambio di persona, ma certe volte gli inquilini dello stesso palazzo veramente si somigliano tutti come sosia, sia che ci sia una sorta di istinto di aggregazione dei simili, sia che lo squallore dei posti in cui si abita stinga sulle persone che ci s'incistano, sta di fatto che succede, e un fatto e' un fatto. E c'e' la volta che si commette un errore nel corso dell'azione, o che magari la resistenza de l'avversario ha successo, e in questo caso onore al merito. Me ricordo de quela volta che uno stese Masca co' 'n cazzotto, e fu un bel colpo, ed eravamo quattro contro uno. Me ricordo che Giobbo disse "Que' mmerita de campa'". Ma io dissi: "Nun e' coraggio, e' disperazzione, 'l colpo j'e' vvenuto pe' ccaso". Ma Giobbo 'ntignava: "Ha messo al tappeto Mascarone, uno contro quattro e lo vede che semo armati e lui no, io dico viva". "E io dico pollice verso, e tu, Diavole'?" "E che vor di' polliceverzo?". "Ch'emo da fini' 'l lavoro che stamo a ffa', semo professionisti, mannaggia a ll'animacce vostre e de Pippo". "E allora finimo", disse 'l Diavoletto. Ma Giobbo: "E tu Mascarpo' che diche?". "Che dico? Vendetta, tremenda vendetta dico". Anno' come doveva d'anna' pero' ho sempre penzato che c'eva raggione Giobbone. E quello era veramente un caso in cui 'n'omo se l'era meritato de vive, e 'nvece lo facemmo lo stesso, perche' a 'sto monno nun c'e' ggiustizia, nun regna Bbaffone, c'e' ssolo l'orrore, l'orrore.

Pero' qualche altra volta era 'nnata che il pesce era riuscito a salta' ffora da la rete: uno co' ttutto che c'eva la rivoltella gia' 'mbucata ne l'orecchio 'nvece d'apri' la porta de casa lli' sul ballatoio se mise a strilla' come 'n'aquila (che poi chissa' che strilli mai faranno ll'aquile, chi ll'ha mae sentite?) e ssubbito s'apri' 'n antra porta, manco stessero li' apposta, e la rivoltella tocco' puntalla addosso a lloro pe' falle richiude de corsa, ma oramai la frittata era fatta, e l'urlatore in du' zompi ggia' eva fatto du' rampe de scale, qualcuno j'apri' la porta de casa sua, quelo dentro a pesce e poi vacce tu a 'l assalto de fortapasce. Tocco' ammazzallo du' ggiorni dopo, la mattina, davanti scola. E gnente bonus.

Pero' abbiamo una regole e l'abbiamo sempre rispettata: piu' andar male una spedizione, ma non deve andare a male un contratto. Al piu' tardi entro tre giorni il cliente e' pronto per la conceria. Siamo professionisti, e la nostra reputazione e' immacolata. Pero' si perde il bonus e il bonus e' la piu' parte degli introiti, dannazione.

Voi direte - nun dite de no, come se nun ve conoscessi - che potremmo integrare con le rapine, o magari i furti, in qualche altra casa professori o non professori. Ma allora nun avete capito gnente. Nun zemo rapinatori, o ladri de polli, semo esecutori, semo giustizieri. Si nun capite la differenza ma che rrazza de ggente sete?

Il viaggio di ritorno non mettemmo la divina musica della divina, co' cquello ch'era successe ce pareva de sporcalla, e gnuno mae s'ha dda permetta de manca' de rispetto a Patti Smith, la grande sacerdotessa del rock. 'L maschiotto ridanciano ceva 'na cassetta sua e visto che nun stavamo a ssenti' gnente dopo 'n po' la tiro' ffora e la passo' a Giobbone pe' mmettela 'ne lo stereo, manco era originale, magari se l'era reggistrata lui da solo da la radio. Era Dave Brubeck e il suo quartetto. Chi se lo sarebbe aspettato dal bardascio.

Il giorno dopo al bar con Giobbone ricostruimmo l'accaduto: se mister Hyde aveva potuto fare la sua performance balistica il motivo era che nun j'erano state legate bene le zzampe a le zzampe de la sedia, ecco ch'era successo. 'L maschiotto l'eva legato male, o ss'era scordato. E a mme ggia' me scocciava che 'l maschiotto 'nvece d'usa' lo scotch da pacchi usava la corda, ma nun dicevo gnente perche' l'importante era l'obiettivo: se annodava bene, amen. Ma qui aveva commesso un errore, un errore che non si puo' commettere. Non solo avevamo perso il bonus ma avevamo anche rischiato che ci mettessero il sale sulla coda, e chi ci diceva che tutti quelli che ci avevano visto allontanarci non fossero in grado di fornire informazioni sufficienti alla pula per pizzicarci e sbatterci dentro e buttare la chiave?

Non si potevano correre certi rischi. E la cosa piu' buffa era che il maschietto pareva che non s'era accorto di niente, continuava a ridere, a ridere, che se c'e' una cosa che non sopporto sono quelli che ridono quando non c'e' niente da ridere, me pare che mme stanno a sfotte.

Non ci fu bisogno neppure di una parola in piu': basto' la ricostruzione fenomenologica. Guardai Giubbottone in faccia senza espressione e lui guardo' me in faccia senza espressione, e fu deciso. Sic et simpiciter.

Qualche giorno dopo al bar arriva la solita bustona chiusa co' lo scotch da pacchi portata a mano nun ze sa da chi e diretta a me. Nun ce so' nnomi su la busta ma 'l sor Pilade ce lo sa che i bustoni chiusi co' lo scotch da pacchi che arriveno al bar so' per me. Noi non usiamo il telefono; a me il telefono me pare 'na cosa ridicola: fai finta de parla' co' qualcuno e 'nvece parli a 'n pezzo de plastica e magari te registreno pure. Pussa via.

Il nuovo lavoro. Ritiro il bustone, vado a casa e studio le carte, le studio bene, trascrivo le cose che me devo ricorda' su un fojo in forma de ricette de cucina (e' un codice ch'ho 'nventato io), do' foco al bustone e a quello che cc'era dentro, e semo pronti.

'L lavoro quella notte fu 'no scherzetto, filo' tutto liscio come ll'olio e a ccasetta del lazzarone c'era pure abbondanza di becchine e di cosette luccicanti.

Sulla via del ritorno il Tovarish ridacchione nun rideva, stava lli' serio serio, e' come quanno le bbestie senteno prima che sta p'arriva' 'l terremoto. Callo, faceva callo, e c'ereme portate appresso 'n po' dde bbottije d'acqua minerale e de liquori, e bevevame tutte, ma io dovevo guida' e solo acqua, Giobbo acqua a 'ngorzate olimpiche ma cognacche a gocce e Tovarish invece piu' spremuta di uve pregiate che acqua. Il viaggio era lungo, bene che 'nnava al traguardo ce saremmo rive ch'era ll'alba e pure mejo. Quelle che al traguardo ce sarebbero rive da vive. A 'n certo punto le vesciche erano piene. 'N vista de 'n autogrill 'l maschiotto fa ccapi' da fermasse ch'ha dda svota'. Je dico che ll'ho da fa' ppur'io, ma cche nun e' 'l caso de fasse veda, ce fermeremo doppo. Lui un po' insiste, poi visto che tanto nun me fermavo se mette bbono a aspetta', ma sse vedeva che strigneva pe' nun fassela sotto. Facemmo qualche altro chilometro. Eravamo nel nulla cosmico, c'era una piazzola d'emergenza. Scendiamo tutti e tre e chi nun piscia in compagnia o e' un ladro o e' una spia. Ma io ciavevo la baiaffa. E quanno ripartimmo il ragazzo resto' li', col coso ancora in mano e nella testa un buco da parte a parte. E' proprio vero che tutto il mondo e' un palcoscenico.

Poi tocco' spiegallo a Uanfo, che ppero' e' uno concreto. Tutto se risolse ccosi': je dissi: "Emo dovuto da elimina' 'l maschiotto". "Pe' ggiusta causa?". "Si'". "Va bbene. Niente tracce, spero". "Niente tracce". "Va bbene. Serve un altro?". "No". "Perfetto". Me piace parla' cco' Uanfo, lo so cche mme frega, pero' cia' 'sto stile, e lo stile e' stile; come se dice, lo stile e' ll'omo.

*

Decidemmo di non cercare nuovi apprendisti, e' proprio vero che la ditta migliore e' quella senza dipendenti.

Il lavoro, a dirsela tutta, e' solo una questione di economia. Non di etica, non di diritto, non di fisica o metafisica: solo di economia. E a me studiare l'economia mi e' sempre piaciuto. E ci capisco pure. Sono anche ragioniere e volendo lo potrei fare di lavoro. Ma piu' di tutto mi piace la teoria macroeconomica e l'economia politica.

Per esempio so certe cosette d'economia che non le trovate nei manuali e neppure sul Sole e neanche su l'Unita'. Ve ne dico una: che l'economia non e' una scienza ma un'arte; tutte le formule matematiche, tutto il linguaggio esoterico, tutta la prosopopea da specialisti, la verita' e' che sso' ttutte scemenze pe' 'nfinocchiavve a vvoi che cce credete. Gli economisti non sanno niente di niente, le decisioni economiche non hanno nessuna razionalita'. E' il fiuto del padrone, e il padrone vole 'na cosa sola: esse sempre piu' rricco, e ppe' esse sempre piu' rricco ammazzarebbe la su' madre se nun l'ha aggia' ammazzata. Marx ha sbajato 'na cosa sola: de credese che cera tanto da studiacce fino a scrive tutto 'l Capitale. 'Nvece aveva gia' detto tutto col Manifesto e nun c'era altro da di', e tutto quello che cc'e' dda di' e' que' e solo que': che tutti i padroni so' rrapinatori, e che la proprieta' privata e' sempre e solo un furto. Poi, certo, e' divertente fa' ffinta che ce so' le leggi de l'economia e chiacchieracce sopra, ma e' lo stesso chiacchiericcio de quanno finisce la mano de tressette e tutti vonno di' la loro e 'nvece 'n c'e' gnente da di': e' annata ccosi', 'l piu' furbo, ch'e' ppure 'l piu' cattivo, ha vvinto, e ccom'ha vvint' ha vvinto, perche' quello che conta e' solo ave' vvinto, e ll'altre vanno a lo sfasciacarrozze. Ve lo devo propio di'? Nun ce sete 'rivate da sole? E allora ve lo dico: non c'e' nessuna differenza tra il padrone e il mafioso, non c'e' nessuna differenza tra il banchiere e il rapinatore di banche, non c'e' nessuna differenza tra lo statista e il pirata: fanno tutti la stessa cosa, rubbano e ammazzano. Io ce lo so. E ffo la parte mia.

*

Il lavoro cresceva, e e' proprio vero che un bel gioco dura poco. Ormai ci annoiavamo piu' di quanto non ci divertissimo.

E non so perche', ma aumentava la percezione del rischio, e non mi piaceva. E' quando pensi troppo ai pericoli che finisce che sbagli qualche cosa, si sa.

Era un periodo di brutti pensieri. M'ero fissato sul dilemma del prigioniero, e m'ero accorto che in effetti 'na volta che sei nel sacco finisci comunque in salmi'.

Al Giobbo poi gli pareva che ormai i soldi gli scappavano dalle orecchie e non valesse piu' la pena continuare. Chissa' quanto aveva messo da parte, e chissa' che penzava de facce. Pur'io avevo messo da parte 'n bel gruzzolo, se 'l suo era grosso come 'l mio potevamo oramai campa' de rendita.

Ma lui non vedeva il lato sociale della questione, il fatto che raddrizzavamo i torti, che miglioravamo il mondo, che contribuivamo alla promozione di pratiche educative antiautoritarie, che difendevamo l'infanzia negletta e sopraffatta, e tutte 'ste scemenze che sse dicono; Giobbone pensava solo ai soldi e siccome je pareva d'aveccen'abbastanza cominciava a 'nziste ch'era ora de finilla.

Che poi era strano, perche' se c'era una persona che dei soldi non gliene era mai fregato niente era proprio il Giobbone. Ma doveva essergli successo qualcosa: una volta era triste, ma adesso era funereo. gli angoli della bocca gli cadevano sempre piu' giu' . Bisogno' parlarne seriamente.

"Ma nun te se' accorto che 'sto lavoro cia' ffatto diventa' 'na spece de nazzisti?". "Perche', 'nvece prima facevi 'l lupetto, Giobbo'. Mme pare che pppure prima je davi ggiu'". "Prima erano rapine, era 'n antra cosa, se trattava d'espropia' ll'espropiatori". "Saranno state rapine ma la ggente sottoterra ce finiva lo stesso, pero' a quel tempo nun te faceva spece". "Erano effetti collaterali, nun era quello 'l fine". "Evvia, mo' dda te 'sto trucchetto de la distinzione tra i mezzi e i fini nun me l'aspettavo propio. Annamo, nun c'e' gnuna distinzione tra i fini e i mezzi, so' la stessa cosa". "Nun zo'  la stessa cosa". "So' la stessa cosa, anze, a dissela tutta, nun ce so' i fini, i fini so' ssolo chiacchiere, ce so' ssolo i mezzi, i mezzi decideno de tutto". "Si lo dicesse Gandhi lo potrei pure accetta', ma detto da te e' solo 'na scusa pe' ccontinua' a ttortura' e ammazza'". "No, no, nun e' na scusa. E io nun zo' 'n torturatore e 'n ammazzatore, none. Io so' 'n omo d'affari. Fo un lavoro perche' me pagheno, e mme pagheno tanto quanto pagheno a tte. Ssemo ugguali noi due, Giobbo'". "Lo so cche ssemo ugguale". "Bravo, certe vorte pare che te lo scorde". "Nun me scordo mae gnente, Villi". "Bravo, ccosi' mme piace". "Mma nu' me piace a mme". "Volevo di' cche mme piace tu, Giobbo'". "E io volevo di' che ttu nu' mme piace, Villi". "Pazzienza". "Pazzienza". Nun ereno bei discorsi. Pero' tocca dillo: Giobbo era uno tosto, me piaceva.

*

'Na volta era stato sposato co' una che ppoi ll'eva lassato. Diceveno che da ggiovene se voleva fa' prete ma ppoi lasso' perda perche' se 'nnamoro' de quella. Ma poi quella l'eva lassato. No pperche' era stato al gabbio, prima: perche' nun stava mae co llei, sempre al barre. Ma nnue semo omini, ll'omini stanno al barre, si ereme donne stemme a ccasa ma ssemo omini e allora dovemo sta' al bar. Pero' le femmine 'sta cosa nu' la capisciono, nu' la vonno capi'. Che ppoi nun c'e' gnente da capi', e' ccosi' e bbasta.

Io l'ho cconosciuta la moje de Giobbone, nun ze l'aspettava nessuno che lo lassasse. 'N giorno spari' de colpo. Li' pper li' i parenti de lei pensarono che ll'eva 'mmazzata 'l su' marito, 'l perche' nessuno riusciva a immagginalo, pero' era la voce che ggirava. Giobbo nun diceva gnente. Gia' a quer tempo era uno silenzioso. Poi un giorno, un mese dopo, un anno dopo, nu' lo so, se diffuse la voce che Svertone ll'eva 'ncontrata la sora Rosalinda a Rroma o a Mmilano che lavorava pe' Elisabeth Arden, e che j'aveva detto che se 'n era ita perche' lei a Giobbone je voleva bbene ma esso co' llei nun ce stava mae, e je l'eva detto e ridetto e a la fine se n'era ita, co' ttutto che je voleva 'ncora bbene. Svertone che lavoro facesse de preciso nu' lo sapeva nessuno, ma lui si definiva commesso viaggiatore e procacciatore d'affari e girava 'n gran tanto. Siccome de Svertone nun se fidava gnuno, manco Svertone stesso, s'era fatto fa' 'na fotografia co' la moje de Giobbe, e tenevano in mano 'l Corriere de lo sport pe' pote' ddimostra' la data de l'incontro, e diceveno che oltre a la fotografia, che se ll'era tenuta lue, eva portato pure 'na lettera scritta da la moje de Giobbe a Giobbe e che je ll'eva data a esso. Nu' lo so se doppo Giobbe la cerco', ma mesa' dde no perche' poi comincio' 'l periodo de entra e esce da la galera.

J'ho cchiesto 'na vorta sola a Giobbone de la su moje, si l'eva piu' rrivista la Rosalinda, me disse solo ch'era morta. Come faceva a ssapello nu' lo so. Che sappia io lui nun s'e' mai piu' accostato a' na donna. E in paese se dice che tutte le notti quanno rincasa scrive 'na lettera d'amore a la moje, eppoi la brucia.

*

Ormai faticavo pure a parlarci, e me pareva che lui fosse sempre piu' elusivo, forse aveva paura, o erano i presentimenti, o i fantasmi, non lo so. So che ormai la maggior parte del tempo che stavamo insieme era a casa sua o a casa mia a sentire gli album di Patti Smith, la grande sacerdotessa del rock. E non dicevamo una parola per tutto il pomeriggio. E pure al bar la sera stavamo sempre a ssede senza di' 'na parola, senza fa' mmai 'na partita a bijardo, o a bijardino, o a carte, e ppe' nu' sta' senza fa' gnente leggevamo 'l giornale, leggevamo tutto, pure l'annunci economici e le paggine de lo spettacoli e de lo sport che prima manco ciaccorgemme che c'ereno.

Non dico che maturava un'ostilita', e neppure un'indifferenza reciproca, e sul lavoro tutto filava liscio e se dovessi di' de 'na storta nun potrei di' propio gnente, pero' sse sentiva che qualche cosa s'era rotto, e nun se sarebbe riaggiustato mai ppiu'.

Cominciai a pensare che forse ormai non era piu' tanto fidato neppure lui.

(segue)

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Letture

- Marco Barbieri, Georg Groddeck. La fantasia e la forza dell'Es, Hachette, MIlano 2017, pp. 144, euro 9,99.

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Riletture

- Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981, Bompiani, Milano 1988, pp. 624.

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Riedizioni

- Marco Albino Ferrari, La via del lupo. Nella natura selvaggia dall'Appennino alle Alpi, Laterza, Roma-Bari 2012, Rcs, Milano 2017, pp. 224, euro 7,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

*

Gialli

- Anne Perry, Assassinio a Brunswick Gardens, Mondadori, Milano 2017, pp. 294, euro 5,90.

- Anne Perry, Morte a Blackheath, Mondadori, Milano 2017, pp. 280, euro 5,90.

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2793 del 9 agosto 2017

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVIII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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