[Nonviolenza] La domenica della nonviolenza. 400



 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 400 del 4 dicembre 2016

 

In questo numero:

1. Una storiella orientale

2. Un appello nonviolento per il 4 dicembre: Un parlamento eletto dal popolo, uno stato di diritto, una democrazia costituzionale. Al referendum votiamo No al golpe

3. Domenico Gallo: Discorso conclusivo della campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre 2016

4. No. Alcuni giambi ed epodi di Mino Gualtieri e Nino Teodori

 

1. SETTECENTISMI. UNA STORIELLA ORIENTALE

 

Di ritorno da quell'esotico paese il mio amico Marcellino raccontava come andarono le cose.

Decisero che votare era troppo faticoso.

Decisero che di partiti ne bastava uno.

Decisero che un governo, un parlamento e una magistratura era davvero un'esagerazione e uno spreco, bastava il governo.

Decisero che per risparmiare la cosa migliore era abolire le leggi, e poi ognuno per se'.

Decisero che la politica faceva proprio schifo, meglio la televisione.

Decisero che la repubblica era troppo lenta, meglio una bella dittatura.

 

2. REPETITA IUVANT. UN APPELLO NONVIOLENTO PER Il 4 DICEMBRE: UN PARLAMENTO ELETTO DAL POPOLO, UNO STATO DI DIRITTO, UNA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE. AL REFERENDUM VOTIAMO NO AL GOLPE

 

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

*

Il Parlamento, l'istituzione democratica che fa le leggi, deve essere eletto dal popolo, e deve rappresentare tutti i cittadini con criterio proporzionale.

Ma con la sua riforma costituzionale il governo vorrebbe ridurre il senato a una comitiva in gita aziendale, e con la sua legge elettorale (il cosiddetto Italicum) vorrebbe consentire a un solo partito di prendersi la maggioranza assoluta dei membri della camera dei deputati anche se ha il consenso di una risibile minoranza degli elettori, e con il "combinato disposto" della riforma costituzionale e della legge elettorale il governo, che e' gia' detentore del potere esecutivo, vorrebbe appropriarsi di fatto anche del potere legislativo, rompendo cosi' quella separazione e quell'equilibrio dei poteri che e' la base dello stato di diritto.

Se prevalessero le riforme volute dal governo sarebbe massacrata la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, sarebbe rovesciata la democrazia, sarebbe negata la separazione dei poteri e quindi lo stato di diritto.

*

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

3. DOCUMENTAZIONE. DOMENICO GALLO: DISCORSO CONCLUSIVO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE 2016

[Riceviamo e diffondiamo il seguente intervento del magistrato Domenico Gallo tenuto a Catania il 2 dicembre 2016]

 

1. Si conclude oggi (ed io sono felice di concluderla qui con voi a Catania) la campagna elettorale piu' lunga e drammatica della nostra storia recente. Non l'abbiamo drammatizzata noi, l'hanno drammatizzata i nostri avversari ponendo il tema della sostituzione della Costituzione del 48 con la nuova Costituzione Renzi/Boschi come un'emergenza istituzionale, un passaggio ineludibile senza il quale il nostro paese sarebbe andato incontro ad una catastrofe simile alle dieci piaghe d'Egitto del racconto biblico.

La drammatizzazione e' iniziata gia' nel percorso parlamentare, quando la riforma e' stata imposta ad un parlamento recalcitrante con inaccettabili forme di pressione volte a condizionare la libera espressione della volonta' del Parlamento; a cominciare dalla rimozione di due senatori dalla Commissione affari costituzionali del Senato, per finire al ricorso a procedure fraudolente come il cosiddetto "canguro" o "super canguro" con il quale si sono precluse al Senato una serie di votazioni che avrebbero richiesto il voto segreto, condite da continui richiami alla disciplina di partito e minacce di mandare tutti a casa.

Quindi la Costituzione e' diventata una materia di indirizzo politico/governativo, anzi la sua sostituzione e' diventata l'obiettivo politico primario di questo governo, la sua stessa ragione d'essere, una vera e propria ossessione.

In questo modo si e' verificato un rovesciamento della concezione stessa della Costituzione.

La Costituzione italiana fu scritta ad iniziativa e ad impulso esclusivamente del Parlamento, senza che il Governo potesse mettervi becco. Quando l'Assemblea Costituente nel 1946/47 discuteva del progetto della Costituzione i banchi del Governo rimanevano vuoti. Tutto il contrario di quello che e' successo quest'anno con l'approvazione della riforma. Quando Renzi si e' presentato in Parlamento l'11 aprile scorso per concludere la discussione finale sulla sua nuova Costituzione, i banchi del Parlamento erano vuoti poiche' tutta l'opposizione si era ritirata sull'Aventino, mentre il banco del Governo era strapieno. Questo dovrebbe far riflettere sulla totale delegittimazione politica del percorso che ha portato una maggioranza risicata, frutto di un Parlamento eletto con una legge maggioritaria dichiarata incostituzionale, ad approvare sotto dettatura dell'esecutivo la piu' pesante riforma della Costituzione della storia repubblicana.

In pratica e' stato attuato l'insegnamento di Gianfranco Miglio che aveva questa visione: chi vince le elezioni cambia la Costituzione, e poi si tratta di mantenere l'ordine pubblico nelle piazze.

Invece noi siamo convinti - e vogliamo qui ribadire questa convinzione - che la Costituzione e' un bene comune: non puo' essere appannaggio di un governo o del vincitore di turno di una competizione elettorale.

La sua riforma dovrebbe fiorire da un dibattito collettivo, aperto e condiviso perche' in essa sono scolpite le basi della convivenza civile. Le Costituzioni si modificano - se la contingenza storica lo richiede - con assemblee costituenti, in ogni caso con Parlamentari eletti con sistemi proporzionali a seguito della piu' ampia condivisione tra le forze politiche. Le Costituzioni sono fatte per unire un popolo, per questo non possono essere imposte da una minoranza faziosa ed arrogante.

La Costituzione italiana ha unito il popolo italiano costituendolo in comunita' politica che si riconosce in un destino comune.

Quel destino che i padri costituenti vollero garantire alle generazioni future, ancorandolo ad una serie di beni pubblici repubblicani, quali: l'eguaglianza, la pace, il pluralismo, l'istruzione, la solidarieta' sociale, la salubrita' dell'ambiente, la dignita' del lavoro, che sono tutt'ora di straordinaria attualita' anche se da molti anni languono nei palazzi della politica, quando non sono apertamente ripudiati.

Il popolo italiano e' rimasto unito anche quando si sono verificate drammatiche rotture storiche, come la guerra fredda, proprio grazie alla Costituzione. E' la Costituzione che ha impedito che la guerra fredda ci trascinasse nella tragedia della guerra civile, com'e' avvenuto in altri Paesi. E' la Costituzione che, attraverso l'indipendenza della magistratura, ci ha salvato da sbocchi autoritari ed ha tenuto unito il popolo italiano nelle drammatiche contingenze della strategia della tensione e del terrorismo. Adesso che, per le vicende della globalizzazione e delle crisi politiche del dopo '89, si sono sfaldate le grandi organizzazioni di coesione sociale, come i sindacati, i partiti e le associazioni di massa, nella societa' liquida in cui l'individualismo trionfa perche' imposto dal mercato, la Costituzione e' l'unico baluardo che mantiene l'unita' del popolo italiano, che ci consente di essere ancora un comunita' politica unita da un destino comune in cui tutti possiamo riconoscerci.

*

2. Da domani, se la nuova Costituzione di Renzi e Boschi sara' confermata dal referendum, le istituzioni non saranno piu' la casa comune del popolo italiano.

Certo non possiamo non vedere i malanni della nostra democrazia che vengono da lontano e si sono aggravati negli ultimi anni. Le istituzioni democratiche non godono di buona salute perche' i partiti politici non sono piu' organizzazioni della societa' civile come li avevano concepiti i costituenti ma si sono trasformati in strutture di potere oligarchico; perche' le leggi elettorali hanno prosciugato i canali di collegamento fra il Parlamento e la societa', fra la societa' civile e la societa' politica, che si e' resa autonoma dal popolo sovrano ed e' diventata autoreferenziale, manomettendo i meccanismi della rappresentanza politica. Viviamo in una crisi profonda testimoniata, a tacer d'altro, dalla totale perdita di fiducia degli italiani nei partiti politici (3%) e nel Parlamento (8%). Solo che per curare la malattia ci viene proposto di uccidere il malato. La cura proposta con questa riforma e' peggiore del male. Niente chiacchere, niente dibattiti, nessuna mediazione politica. Per legge (Italicum) un solo partito deve comandare, controllando la maggioranza della Camera politica ed il Governo, non importa se espressione di una minoranza di elettori. Quest'unico partito che non e' un intellettuale collettivo ma una struttura di potere controllata da una o pochissime persone (il capo politico ed il suo cerchio magico), deve governare senza contrappesi e senza dialogare con nessuno. Il Parlamento non sara' piu' un luogo di raccordo di mediazione e di sintesi del pluralismo sociale. Questo comportera' la rottura dell'unita' del popolo italiano perche' le formazioni sociali nelle quali si articola il pluralismo del popolo italiano non avranno piu' un luogo istituzionale nel quale le domande ed i bisogni collettivi possano essere filtrati e composti. E' vero che ci saranno ancora le elezioni politiche, ma non serviranno per consentire ai cittadini di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale, come pretende l'art. 49 della Costituzione, bensi' saranno lo strumento in base al quale singoli individui otterranno il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare, ed e' irrilevante che siano prescelti da una minoranza di elettori.

Quello che si sta realizzando e' un caso veramente straordinario, la sostituzione di una Costituzione, espressione della sovranita' popolare al piu' alto livello in un momento decisivo della storia patria, con una Costituzione imposta da una minoranza  per consolidare e stabilizzare un potere di minoranza, cioe' un sistema di oligarchia.

Abbiamo gia' sperimentato nel secolo scorso un sistema politico che i costituzionalisti dell'epoca definirono come "Governo del Primo Ministro", in cui il Governo era affidato ad un partito unico che - per legge - aveva il controllo del Parlamento. Sappiamo tutti com'e' andata a finire.

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3. Domenica prossima 40 milioni di potenziali elettori si confronteranno con una scheda elettorale nella quale troveranno questo quesito: approvate il testo della legge costituzionale concernente "Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione"?

Si tratta di un quesito ingannevole, parziale e fuorviante, cosi' come ingannevole e' stata la martellante campagna elettorale per il Si'.

Dopo la vittoria di Trump in America molti commentatori si sono sbracciati a denunciare una politica eversiva che ricorre agli argomenti piu' beceri e banali del populismo per rovesciare l'establishment, cioe' quei Governi che poggiano su assetti di potere e tradizioni politiche consolidate. In Italia succede il contrario, non c'e' un populismo che rovescia il Governo, e' il Governo che ricorre agli argomenti piu' beceri del populismo per rovesciare un assetto costituzionale frutto di una saggezza maturata attraverso una dolorosa esperienza storica.

Nelle riforma sono state disseminate una serie di trappole per catturare il consenso di un'opinione pubblica sempre piu' spoliticizzata e disgustata dal teatrino di una politica in cui i cittadini non contano. Cosi' si annuncia con toni trionfali che sono state diminuite le poltrone con la decimazione del corpo dei Senatori, ma si sorvola sul fatto che e' stato sottratto ai cittadini italiani il diritto di eleggere i Senatori e conferito nelle mani della casta/ceto politico regionale. Ci si gloria di aver eliminato l'indennita' spettante ai Senatori, e di avere astrattamente ridotto quella spettante ai Consiglieri Regionali, ma si tace sul fatto che i costi della politica sono regolati al 100% da leggi ordinarie alle quali ci si guarda bene dal mettere mano, per non parlare degli sprechi del potere esecutivo. Tutte le disposizioni sul presunto contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni sono dei meri orpelli che niente hanno a che vedere con il vero significato della riforma: sono come quegli aromi artificiali (come per es. il gusto di fragola) che le case farmaceutiche mettono negli sciroppi per renderli piu' trangugiabili. Servono a rendere "vendibile" la riforma al popolo italiano e quindi ad ingannare gli elettori spingendoli ad acquistare un prodotto le cui caratteristiche sono rigorosamente occultate.

Il nostro compito, invece, e' quello di disvelare il disegno complessivo che viene perseguito con la riforma, cioe' - per dirla con parole di Raniero La Valle - "il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia dell'investitura, dalla democrazia fondata sul Parlamento alla democrazia fondata sul governo, dal rapporto di fiducia per cui il Parlamento e' artefice e giudice del governo, al rapporto di potere per cui il governo e' padre e padrone del Parlamento, dal popolo che ogni giorno concorre in diversi modi a determinare la politica nazionale, al popolo che una sola volta ogni cinque anni attribuisce il potere a qualcuno e gli altri giorni e' solo spettatore manipolato dai sondaggi. Il risultato e' l'annichilimento della politica, per cui si crea un'onnipotenza del potere nell'impotenza della politica e nella subordinazione di ambedue - potere e politica - al dominio incontrastato delle potenze finanziarie e dei mercati".

Questa riforma segna una svolta nella storia del nostro paese: comporta, dopo una lunga crisi di regresso, l'arresto del ciclo della democrazia costituzionale inaugurato nel '900 ed il ritorno a statuti di tipo autoritario, a poteri economici non vincolati da Stati di diritto, a mercati non piu' turbati da Parlamenti che siano espressione insuperabile della volonta' popolare.

*

4. E tuttavia, quando e' stata calata l'ombra della riforma, e' scattato un campanello d'allarme che ha percorso tutta la penisola richiamando alla politica migliaia di italiani che delusi dai partiti ed esclusi da ogni dinamica di partecipazione reale, avevano perduto la fiducia di poter incidere sulle scelte politiche che riguardano la nostra vita come comunita' politica organizzata in Stato democratico.

Fatte le dovute proporzioni, noi ci troviamo in una situazione che ricorda - ovviamente in modo molto meno drammatico - la condizione dell'Italia dopo l'8 settembre 1943.

Quando tutto era perduto, l'esercito regio si era squagliato, il nostro paese era funestato dalla guerra che entrava in ogni casa, invaso dalle truppe di occupazione tedesche e le classi dirigenti erano crollate sotto il peso delle loro infamie, allora si verifico' il miracolo della resistenza.

Si verifico' quella chiamata misteriosa - di cui ci parla Piero Calamandrei - che raggiunse persone che non si conoscevano fra di loro, che professavano diverse fedi, che appartenevano a diversi ceti sociali ed avevano diversi orientamenti politici, ma ad un certo punto si adunarono insieme, convocati dalla stessa voce che parlava a ciascuno di essi.

"Nessuno aveva ordinato l'adunata, questi uomini accorsero da tutte le parti e si cercarono e adunarono da se'. (...) Questa chiamata fu anonima, non venne dal di fuori: era la chiamata di una voce diffusa come l'aria che si respira, che si svegliava da se' in ogni cuore, che comandava dentro. (...) Le fedi erano diverse, erano diversi i partiti: ma c'era una voce comune che parlava per tutti nello stesso modo: e la sentirono anche gli uomini che fino a quel momento non avevano appartenuto ad alcun partito, ad alcuna chiesa. (...) Qualcuno ha parlato di "anima collettiva", qualcuno ha parlato di "provvidenza", forse bisognerebbe parlare di Dio, di questo Dio ignoto che e' dentro ciascuno di noi e parla contemporaneamente in tutte le lingue".

In un diverso contesto storico si e' verificata una chiamata simile. Dopo il grido d'allarme lanciato dalla cultura giuridica democratica con la presentazione del Comitato del No l'11 gennaio scorso, sono sorti, dapprima decine e poi centinaia di comitati in tutt'Italia ed all'estero, decisi a battersi per evitare la cancellazione definitiva del progetto di democrazia costituzionale che i costituenti avevano consegnato al popolo italiano.

Per questo, ci siamo riuniti in questa piazza ed in questo teatro, ci siamo cercati ed adunati, giovani ed anziani, uomini e donne, lavoratori e disoccupati, studenti e pensionati. Nessun partito ci ha convocato ma tutti siamo accorsi perche' abbiamo sentito la stessa voce che parlava alla coscienza di ciascuno di noi e ci chiamava all'azione, ad un impegno supremo per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignita', onore, cultura e liberta' nel nostro Paese. Migliaia di cittadini italiani si sono messi in movimento spontaneamente ed hanno battuto tutte le piazze, percorso tutte le strade, prodotto e distribuito volantini e manifesti, organizzato eventi di vario genere, prodotto testimonianza video, cortometraggi, percorso le piazze virtuali creando comunicazione dal basso, in modo cosi' diffuso da raggiungere e superare lo share dei grandi mezzi di comunicazione di massa, orientati in modo quasi totalitario a favore della riforma. Un esercito di formiche si e' messo in moto, ciascuno recando un chicco di grano, tutti insieme per sfornare il pane della democrazia.

*

5. La scelta che ci apprestiamo a compiere con il referendum ha un'importanza fondamentale nella storia del nostro Paese. Si tratta di una scelta altrettanto impegnativa quanto lo fu la scelta compiuta dal popolo italiano il 2 giugno del 1946 con il referendum istituzionale: Repubblica o Monarchia?

Ora come allora si tratta di decidere quale modello di istituzioni, quale modello di democrazia deve assumere il nostro Paese. Nel 1946 dire addio alla Monarchia per la Repubblica acquistava - al di la' delle contingenze politiche - un significato storico ben preciso: i cittadini italiani si emancipavano dalla qualita' di sudditi ed il popolo diventava esso stesso "sovrano", arbitro del proprio destino. E' questo il principio che la Costituzione della Repubblica italiana affermera' solennemente, nell'art. 1: "L'Italia e' una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".

E' proprio questo il principio compromesso dalla riforma. Dopo settant'anni, si prospetta l'avvento di un nuovo sovrano: il principio della sovranita' popolare e' insidiato da poteri sovranazionali e la nuova costituzione e' stata scritta sotto dettatura. Basti richiamare un documento (18 settembre 2015) dell'Agenzia di rating Moody's, che ha dichiarato che "il Senato e' dannoso per la credibilita' delle nostre istituzioni sui mercati finanziari", mentre l'optimum sarebbe una sola Camera dove "il premio di maggioranza possa assicurare l'efficiente esecuzione della volonta' governativa". E' il mercato, che sottopone a tutela e ridimensiona la sovranita' popolare, guidando le scelte delle nazioni. Il 2 giugno del 1946 deve insegnarci a dire no e a rifiutare l'avvento di nuovi sovrani.

*

6. E allora solo su una cosa possiamo essere d'accordo con i sostenitori del Si': qui ci giochiamo il futuro, ma per motivi opposti a quel che ci vogliono far credere.

Non e' vero che il No e' conservatore ed il Si' introduce il cambiamento e ci proietta nel futuro. In realta' e' vero il contrario. Il Si' interviene su istituzioni gia' affette da gravi patologie in un quadro di emarginazione dei diritti di partecipazione dei cittadini e rende questo quadro invulnerabile consolidandolo col cemento della riforma costituzionale. La riforma compie un'operazione che - con una metafora - si puo' paragonare a quanto e' successo a Chernobil. Qui per rimediare al disastro e' stato costruito un sarcofago di cemento che ha seppellito il reattore nucleare conservandolo in quello stato per l'eternita'. La riforma agisce come un sarcofago di cemento, cristallizzando i mali della nostra democrazia e conservandoli nel tempo futuro.

Il No, al contrario, non mantiene lo status quo ma crea le condizioni perche' si possa cambiare: intanto perche' votando no si cancella anche l'Italicum, la legge preconfezionata per le nuove istituzioni introdotte dalla riforma, e poi perche' caduta la riforma, caduto l'italicum, si creano le condizioni per riaprire i giochi della politica e per favorire riforme che restaurino l'agibilita' politica delle istituzioni rappresentative.

*

7. In conclusione, sono sempre valide le considerazioni di Raniero La Valle in occasione della riforma Berlusconi del 2005: "Cadute le linee di difesa del patto costituzionale, venuti meno i pastori posti a presidio dei cittadini, il popolo rimane ora l'ultimo depositario della legittimita' costituzionale e l'ultima risorsa, l'ultima istanza in grado di salvare la democrazia rappresentativa nel nostro paese. Esso non dovra' semplicemente difendere la Costituzione del 48, ma dovra' instaurarla di nuovo. Non dovra' solo sottrarla all'oscuramento cui oggi e' condannata, ma riscoprirla ed illuminarla come mai ha fatto finora".

Viva la Repubblica, viva la Costituzione.

 

4. REPETITA IUVANT. NO. ALCUNI GIAMBI ED EPODI DI MINO GUALTIERI E NINO TEODORI

 

I. Per la critica dei paroliberi

 

Se e' vero che in un piccolo specchio

un cielo stellato si puo' rispecchiare

cosi' a condannare l'iniqua, la torbida,

la grottesca riforma ed infame

voluta dal governo basta comparare

la lingua della Costituzione repubblicana

della Costituzione antifascista

della Costituzione che afferma

che "la sovranita' appartiene al popolo"

e che il popolo tutto leggendola comprende

alla scrittura greve e labirintica

delle modifiche costituzionali

che al limpido articolo 70

che recita semplicemente

che "la funzione legislativa e' esercitata

collettivamente dalle due Camere"

sostituisce un vertiginoso labirinto

di quattrocento e passa parole colmo di rimandi

ad altri articoli e commi e periodi.

La saggezza del popolo sa

che quando alle chiare, semplici, brevi parole

si sostituiscono lunghi, complicati, nebulosi discorsi

li' e' confusione di stolti che non sanno pensare

o peggio il furbesco raggiro degli imbroglioni.

 

Basta leggere l'articolo 70 per sapere

che al referendum occorre votare No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

*

 

II. Che la sovranita' appartiene al popolo

 

Che la sovranita' appartiene al popolo

leggo nel primo articolo della Costituzione

repubblicana, democratica, antifascista.

Ma quando il popolo non elegge piu' il Senato?

Ma quando la Camera dei Deputati non e' piu' eletta

con criterio proporzionale secondo i voti espressi

ma una minoranza organizzata s'appropria

della maggioranza assoluta dei seggi?

Quando il Governo infrange

la separazione e l'equilibrio dei poteri?

Quando il potente pretende

di porsi al di sopra della legge

la legge prima violando

e poi pretendendo riscriverla a suo vantaggio

l'ordinamento civile prostituendo al suo arbitrio

e la civile convivenza corrompendo?

Non e' a tutti evidente che cosi'

quel governo fa strame

della sovranita' popolare, della Costituzione repubblicana,

della democrazia, dello stato di diritto?

 

Non ci vuol molto per capire

che al referendum occorre votare No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

*

 

III. Primavera di bellezza

 

"Noi affermiamo che la magnificenza del mondo

si e' arricchita di una bellezza nuova:

la bellezza della velocita'".

(Manifesto del Futurismo, 1909)

 

Il Senato? Rottamiamolo pure.

Sostituiamolo con una comitiva

di consiglieri regionali e sindaci,

e perche' non di calciatori o zebre?

Non vi fu gia' un imperatore

che fece senatore il suo cavallo?

 

La Camera dei Deputati? Eleggiamola in modo

che una minoranza di allegri ragazzi

con un solo bluff si prenda tutto il piatto.

Non ci appassiono' quel racconto di Borges

della Lotteria di Babilonia?

Non sono adorabili tutte le canaglie?

 

La separazione dei poteri? E perche' mai?

Quando al governo c'e' una testa fina

sapra' ben lui cosa e' bene per tutti.

 

La democrazia? Suvvia, che lo sappiamo

che e' solo una gran perdita di tempo.

 

La Costituzione antifascista? Ancora?

Ma se siamo nel XXI secolo!

 

*

 

IV. L'argomento del doppione

 

Il Presidente del Consiglio dice

che quel Senato di vecchi barbogi

e' della Camera un inutile doppione.

 

E in fondo anche la Camera e' un bestione

che troppo tempo fa perdere al Governo.

 

E poi anche il Consiglio dei Ministri

rallenta il Presidente del Consiglio

che ben saprebbe far tutto da solo.

 

E se volessimo dircela tutta

finanche questo popolo italiano

e' una lumaca che intralcia il Presidente.

Potessimo, ah, lasciarlo qui da solo

ed emigrare tutti in Oceania

allora si' che ben risorgerebbe

piu' grande e piu' bella che pria

la nostra grande Italia. E allora via.

 

*

 

V. Samotracia

 

Guardiamoci negli occhi e valga il vero:

il parlamento cosa fa? Oh, parla

e parla e parla e non sa fare altro.

Ed il governo invece cosa fa? Governa,

e non ha tempo per tutto quel cianciare.

 

E la magistratura? Perdigiorno.

E la Costituzione? Ragnatele.

E le elezioni? meglio un bel sondaggio.

E la sovranita' che appartiene

al popolo? Son fole da fanciulli.

E la democrazia lenta e paziente?

Roba di prima dei telefonini.

 

Chi non lo sa che un automobile da corsa

e' piu' bello della Vittoria di Samotracia?

 

*

 

VI. Piccola pubblicita'

 

La democrazia parlamentare e' lenta.

La dittatura invece e' svelta come la polvere.

 

La democrazia parlamentare costa.

Il fascismo e' gratis.

 

Il senato e' roba vecchia.

La cocaina si' che e' giovane forever.

 

La sovranita' che appartiene al popolo?

Ma il sovrano su qualcuno dovra' pure sovrastare.

 

La divisione e il controllo dei poteri?

Ma che si vuole incatenare Superman?

 

La Costituzione di quando c'erano i comunisti?

Ma se siamo nella postmodernita'.

 

Chi vota si' vince un paio di scarpe.

Chi vota no merita un fracco di legnate.

 

A chi non piace il governo dei giovani?

Chi non vorrebbe far l'americano?

 

Il governo e' buono con i buoni

le classi pericolose stiano al posto loro.

 

Chi dice sempre no ha la zucca dura

chi dice sempre no e' un disfattista

vile seguace dell'empia congiura

negrogiudeoislamocomunista.

 

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Numero 400 del 4 dicembre 2016

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