[Nonviolenza] Telegrammi. 2276



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2276 del 3 marzo 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Alcune parole scritte nel marzo 2011 (parte prima)

2. Fermare le stragi, fermare la guerra, accogliere i profughi, sostenere i movimenti popolari nonviolenti

3. Contro la guerra, salvare le vite

4. No alla guerra

5. In digiuno contro la guerra

6. Due ragionamenti e due proposte (al secondo giorno di digiuno)

7. Dal terzo giorno di digiuno contro la guerra una lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

8. Al sindaco della mia citta', una lettera aperta dal quarto giorno di digiuno contro la guerra

9. Due cose su cui non si puo' cedere (una lettera a chi esita, scritta dal quinto giorno di digiuno contro la guerra)

10. Alle persone che non si sono arrese: quattro cose da fare, piu' una (una modesta proposta dal sesto giorno di digiuno contro la guerra)

11. Due cose buone (un'opinione dal settimo giorno di digiuno contro la guerra)

12. Segnalazioni librarie

13. La "Carta" del Movimento Nonviolento

14. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. ALCUNE PAROLE SCRITTE NEL MARZO 2011 (PARTE PRIMA)

 

Alcune parole scritte nel marzo 2011, che forse vale la pena riproporre oggi.

 

2. HERI DICEBAMUS. FERMARE LE STRAGI, FERMARE LA GUERRA, ACCOGLIERE I PROFUGHI, SOSTENERE I MOVIMENTI POPOLARI NONVIOLENTI

 

Riassumiamo i termini della questione.

Primo: in Tunisia prima e in Egitto poi un imponente movimento popolare di protesta sociale e politica con grandi manifestazioni pacifiche e disarmate costringe alle dimissioni i vertici di regimi autocratici e corrotti e promuove un cambiamento di assetti che puo' dar luogo a sviluppi democratici. Ed occorre lavorare perche' questo esito si dia.

Secondo: anche in altri paesi governati da oligarchie dispotiche e corrotte iniziano manifestazioni con caratteristiche analoghe, cui sta seguendo una spietata, sanguinaria repressione. Ed occorre mobilitarsi a livello internazionale come societa' civile e come istituzioni per far cessare le stragi, smilitarizzare i conflitti e sostenere le mobilitazioni nonviolente per la democrazia e i diritti umani.

Terzo: in Libia, dominata da un regime altrettanto dittatoriale, sembra essersi data una vera e propria insorgenza armata che nei primi giorni prende possesso di citta' ed aree di importanza strategica, e che ottiene vasti (ma prevalentemente anche tutt'altro che limpidi e disinteressati) sostegni a livello internazionale; ad essa il regime risponde con una violenta repressione attaccando militarmente le citta' e massacrando la popolazione civile, repressione che verosimilmente porterebbe in breve tempo alla sconfitta e allo sterminio degli insorti; nella cruenta escalation si e' giunti ormai al rischio che quel conflitto diventi, con l'intervento militare dei paesi colonialisti, imperialisti e razzisti, una vera e propria guerra di dimensioni internazionali non piu' circoscrivibili.

*

Cosa fare?

Occorre far cessare i massacri e disarmare i conflitti.

Occorre impedire ogni intervento armato delle potenze ex-coloniali ed imperialiste.

Occorre recare aiuti umanitari.

Occorre accogliere ed assistere tutti i profughi.

Occorre sostenere i movimenti nonviolenti di liberazione e per i diritti umani, ed in particolare i movimenti nonviolenti delle donne.

Occorre promuovere un'iniziativa negoziale per una soluzione politica della crisi fondata sul principio del rispetto del diritto internazionale e della promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

*

Il regime di Gheddafi e' un regime criminale.

Il dominio delle potenze coloniali ed imperiali lo e' anch'esso.

No alla guerra nel Mediterraneo.

Ma anche: no alla guerra in Afghanistan.

Ed anche: no al colpo di stato razzista in Italia.

La giustizia si costruisce con la pace, il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti.

Il primo e basilare diritto umano e' il diritto di non essere uccisi.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

3. HERI DICEBAMUS. CONTRO LA GUERRA, SALVARE LE VITE

 

Poiche' la guerra sempre consiste dell'uccisione di esseri umani, gli esseri umani senzienti e ragionevoli sempre contro la guerra devono porsi.

Poiche' gli eserciti e le armi servono a uccidere, sempre contro gli eserciti e le armi occorre porsi.

*

Occorre ripudiare la guerra, come recita la Costituzione della Repubblica Italiana.

Occorre smilitarizzare e disarmare i conflitti.

Occorre opporsi alle dittature senza diventare uguali ad esse nei fini o nei mezzi (ed i mezzi pregiudicano gia' i fini).

Occorre accogliere ed assistere tutti i profughi e i migranti.

Occorre recare aiuti umanitari a tutti i bisognosi e gli oppressi, poiche' vi e' una sola umanita'.

Occorre sostenere tutte le iniziative nonviolente per l'affermazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ed in particolare occorre sostenere i movimenti delle donne.

Occorre opporsi sempre a tutte le uccisioni.

*

No alla guerra nel Mediterraneo.

No alla guerra in Afghanistan.

No al razzismo.

No alle dittature.

Pace, disarmo, giustizia, solidarieta'.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

4. HERI DICEBAMUS. NO ALLA GUERRA

 

Nessun crimine e' piu' atroce della guerra. Poiche' essa consiste di stragi.

Nessun crimine e' piu' eversivo della guerra. Poiche' essa distrugge ogni fiducia nella civile convivenza.

Nessun crimine e' piu' disumano della guerra. Poiche' essa e' sempre intesa ad uccidere gli esseri umani.

*

"L'Italia ripudia la guerra" e' scritto lapidariamente nella Costituzione della Repubbica Italiana.

Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra libica.

Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra afgana.

Solo la pace salva le vite.

Solo il disarmo e la smilitarizzazione consentono una gestione civile dei conflitti.

Si adoperi l'Italia per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione, il riconoscimento e il rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Cessi la guerra.

Cessi il razzismo.

Si contrastino le dittature con la democrazia.

Si contrasti la disumanita' con l'umanita'.

Si contrasti la forza che uccide con la forza che salva, la forza della verita', la forza del bene.

La giustizia si costruisce con la giustizia, la liberta' con la liberta', la pace con la pace.

Siano accolti e assistiti tutti i profughi e i migranti.

Si rechino aiuti umanitari ovunque occorra.

Si sostengano i movimenti nonviolenti ovunque i popoli lottano per la democrazia che invera i diritti, la liberazione nella solidarieta', la giustizia che tutte e tutti include e raggiunge e protegge.

Soprattutto si sostengano i movimenti di solidarieta' e di liberazione delle donne.

Vi e' una sola umanita'. Tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

*

Si fermi l'autodistruzione dell'umanita'.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'

 

5. HERI DICEBAMUS. IN DIGIUNO CONTRO LA GUERRA

 

Ho iniziato oggi, lunedi' 21 marzo 2011, un digiuno contro la guerra.

Contro la guerra afgana, contro la guerra libica, contro la guerra nemica dell'umanita'.

Per una persona amica della nonviolenza il digiuno non e' un modo per imporre qualcosa ad altri, ma per assumere su di se' una responsabilita'.

Vivo in un paese che nella sua legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana, ha scritto che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali": perche' non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?

Mi sono formato in una tradizione culturale che da Socrate di Atene a Gesu' di Nazaret ha saputo affermare che e' preferibile subire il male anziche' commetterlo: perche' non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?

Condivido l'opinione di ogni persona ragionevole secondo cui il primo diritto di ogni essere umano e' il diritto a non essere ucciso: perche' non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?

So che la guerra e' nemica dell'umanita', so che nell'epoca attuale ogni guerra puo' evolvere in un conflitto mondiale in grado di mettere fine alla civilta' umana, so che il primo dovere di ogni essere umano e' impedire che questo accada, ergo: il primo dovere di ogni essere umano e' opporsi alla guerra. Perche' non sono stato capace, non siamo stati capaci, di far rispettare questa legge?

Conosco il modo in cui si puo' contrastare l'oppressione, l'ingiustizia, il crimine, la violenza: questo modo e' la nonviolenza.

Conosco il modo in cui si possono gestire i conflitti: questo modo e' la nonviolenza.

Conosco il modo in cui si possono condurre le lotte di liberazione: questo modo e' la nonviolenza.

Conosco il modo in cui si possono inverare i diritti umani di tutti gli esseri umani: questo modo e' la nonviolenza.

Ho iniziato oggi un digiuno come forma di azione nonviolenta. Per assumermi la mia responsabilita' di essere umano tra esseri umani. Per esprimere il mio impegno a far rispettare la legge che dice: tu non uccidere, tu adoperati per salvare le vite, vi e' una sola umanita'.

 

6. HERI DICEBAMUS. DUE RAGIONAMENTI E DUE PROPOSTE (AL SECONDO GIORNO DI DIGIUNO)

 

Proprio mentre la catastrofe giapponese richiama l'umanita' intera alla solidarieta' e ad una responsabilita' condivisa nel fare scelte giuste ed impegnative affinche' le presenti e le future generazioni possano vivere una vita degna in un pianeta non devastato, senza l'incubo dell'apocalisse atomica, ovvero affinche' la civilta' umana non sia travolta, alcuni governanti irresponsabili scatenano una nuova guerra dagli esiti imprevedibili ma che certamente, come tutte le guerre, consiste di stragi nell'immediato e di una ennesima folle semina di odio e violenza per l'avvenire.

Come ogni persona ragionevole so quanto siano discutibili, e quindi non dirimenti, molti degli argomenti che pure tengono banco nella discussione pubblica in corso in questi giorni. Ma credo che almeno su questa premessa vi possa essere un consenso comune: che dobbiamo avere a cuore la vita degli altri esseri umani, se vogliamo sperare che anche gli altri esseri umani abbiano a cuore la nostra; e che quindi sia logicamente corretto e moralmente adeguato compiere solo quelle azioni che la nostra coscienza approverebbe anche se fossero compiute da altri nei nostri confronti.

*

Due ragionamenti

Vorrei quindi proporre i seguenti due semplici ragionamenti.

Il primo ragionamento: prendere atto che vi e' una sola umanita', che consiste di una irriducibile pluralita' di persone, esistente su un unico pianeta casa comune dell'umanita' intera, e pertanto vi e' un comune interesse sia alla difesa della biosfera, sia alla difesa della civilta', sia alla difesa della vita del genere umano e quindi di tutte le persone in cui esso si incarna.

Secondo ragionamento: che e' interesse comune dell'umanita' intera il ripudio della guerra, massime nell'epoca presente in cui essa puo' provocare l'inabissamento della civilta' umana ed una tremenda devastazione della biosfera. Il ripudio della guerra deve essere il primo punto del programma politico fondamentale dell'umanita' del nostro tempo. Tutti gli esseri umani devono farsi carico solidalmente del diritto alla vita di tutti gli esseri umani, e quindi dell'umanita' nel suo insieme.

Lo hanno dimostrato definitivamente in tanti loro scritti e discorsi le persone che con piu' rigore nell'ultimo tragico secolo hanno analizzato la presente distretta: tra tante altre Simone Weil e Hannah Arendt, Albert Camus e Bertrand Russell, Rosa Luxemburg e Virginia Woolf, Primo Levi ed Emmanuel Levinas, Ernesto Balducci ed Hans Jonas, ed oggi ad esempio Martha C. Nussbaum e Vandana Shiva.

Difendere il diritto alla vita di tutti gli esseri umani, opporsi quindi ad ogni guerra ed uccisione, implica anche opporsi alle armi ed agli eserciti, strumenti e strutture alla guerra ordinati. Implica quindi l'impegno a disarmare e smilitarizzare i conflitti. Implica infine la scelta dalla nonviolenza come unica forma realmente adeguata di opposizione alla violenza.

*

Due proposte

Sulla base di questi ragionamenti, cosa puo' fare qui ed ora ogni persona ragionevole e di volonta' buona?

Occorre assumere in prima persona la responsabilita' di contrastare la guerra e le stragi di cui essa consiste.

Occorre assumere in prima persona la responsabilita' di difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Formulo due proposte.

La prima proposta: che le persone di volonta' buona agiscano qui e ora innanzitutto per rendere visibile l'opposizione alla guerra, opposizione che ritengo essere nel nostro paese molto piu' ampia e profondamente sentita di quanto appaia dalle rappresentazioni dei mass-media e dalle dichiarazioni formali e ufficiali di chi ha voce e funzioni pubbliche.

Occorre cioe' trovare le forme piu' adeguate per consentire alle persone di esprimere la propria opposizione alla guerra e alle stragi. Mi sembra che il modo piu' efficace per ottenere questo primo risultato possa essere in una pluralita' di forme tra loro collegate, ne indico alcune:

- i pubblici digiuni, per chi crede - come Mohandas Gandhi, come Danilo Dolci - che siano una straordinaria forma di azione nonviolenta;

- l'esposizione delle bandiere arcobaleno della pace e della nonviolenza ai balconi delle case;

- le lettere aperte alle autorita' (e per chi siede in pubblici consessi gli interventi in quella sede) affinche' le istituzioni si attengano al dettato costituzionale del ripudio della guerra;

- le "lettere al direttore" dei media affinche' trovi udienza e venga diffusa anche l'opinione delle persone che operano per la pace;

- le manifestazioni pubbliche (adeguate alla gravita' dell'ora, quindi rigorosamente nonviolente tanto nei contenuti quanto nei modi di espressione).

Non credo vi siano gerarchie tra l'una e l'altra di queste forme di iniziativa: ciascuna persona e ciascun gruppo di persone puo' assumere quella o quelle che ritiene piu' consone al suo sentire.

Ma non basta rendere visibile l'opposizione alla guerra, bisogna anche metterla in atto.

Di qui la seconda proposta: contrastare concretamente la macchina bellica.

Ad oggi, nella concreta situazione presente, non sono riuscito a trovare iniziative migliori dell'azione diretta nonviolenta che sperimentammo nel 1999: l'esperienza delle mongolfiere della pace con cui impedire i decolli dei bombardieri senza mettere in pericolo la vita di nessuno (quindi, ovviamente, neppure dell'equipaggio degli aerei).

Ho descritto altre volte in dettaglio (e conto di pubblicare di nuovo nei prossimi giorni sul nostro notiziario "La nonviolenza e' in cammino") le caratteristiche di quell'azione diretta nonviolenta, le sue implicazioni e come essa possa essere realizzata solo da persone assolutamente ferme nella scelta consapevole e rigorosa della nonviolenza.

Ma naturalmente se vi sono altre iniziative nonviolente efficaci, ben venga ogni proposta, ogni proposta rigorosamente nonviolenta.

*

Infine

Ovviamente in quanto persone amiche della nonviolenza che si oppongono alla guerra abbiamo delle proposte alternative di intervento nelle situazioni di crisi e di conflitto. Ma anche se non avessimo interventi alternativi da proporre, gia' il contrasto alla guerra e' cosa buona in se', gia' esso e' inteso ed efficiente a salvare delle vite umane.

Ma noi delle proposte alternative adeguate le abbiamo, e ad esempio:

- smilitarizzazione e disarmo dei conflitti per consentirne una gestione politica, cioe' civile, che salva le vite;

- forze di interposizione rigorosamente nonviolenta e di riconciliazione popolare dal basso nelle aree di conflitto (corpi civili di pace);

- aiuti umanitari recati da strutture civili e non militari, e gestiti democraticamente dalle popolazioni in loco;

- ed insieme accoglienza ed assistenza qui a profughi e migranti (non dimentichiamo che il regime libico tra l'altro perseguita ferocemente i migranti su istigazione e con il finanziamento del governo italiano: se invece di finanziare i lager l'Italia si fosse impegnata a un diverso rapporto fondato sulla promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani...; se invece di praticare una politica di persecuzione razzista l'Italia si fosse impegnata a rispettare ed inverare quanto scritto nella nostra Costituzione...);

- sostegno ai movimenti nonviolenti impegnati per la democrazia e i diritti umani, ed in particolare sostegno ai movimenti di liberazione e di solidarieta' delle donne.

Adoperiamoci per far cessare la guerra in Afghanistan.

Adoperiamoci per far cessare la guerra in Libia.

Adoperiamoci per far cessare la guerra.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Solo la pace salva le vite.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

7. HERI DICEBAMUS. DAL TERZO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO LA GUERRA UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

Signor Presidente,

mi permetta di rivolgerle queste franche parole, questa accorata esortazione. La gravita' dell'ora le rende, a me sembra, indispensabili.

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la Costituzione della Repubblica Italiana, di cui lei e' il supremo garante, all'articolo 11 testualmente recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parita' con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Lei e' troppo fine giurista per poter equivocare sul preciso significato di queste parole: alla luce della sua legge fondamentale l'Italia non puo' in alcun modo partecipare a una guerra come quella in corso in Afghanistan, come quella in corso in Libia. La partecipazione militare italiana a quelle guerre e' quindi doppiamente illecita: perche' implica la partecipazione a stragi, e perche' viola il nostro ordinamento giuridico nel suo stesso fondamento.

*

Ma anche su un altro articolo della Costituzione della Repubblica Italiana vorrei richiamare la sua attenzione: e' quell'articolo 10 che testualmente recita: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero e' regolata dalla legge in conformita' delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non e' ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici".

Anche qui, alla luce del dettato della Costituzione si rivela essere razzista, criminale e criminogena la politica governativa italiana di persecuzione dei migranti in fuga da fame, guerre e dittature; la politica governativa italiana dei campi di concentramento e delle deportazioni; la politica governativa italiana che d'intesa col dittatore libico ha finanziato cola' una politica nazista e veri e propri lager di cui sono vittima tanti esseri umani innocenti che dai loro paesi tentano di venire nel nostro per salvarsi la vita: la Costituzione chiede di accogliere ed assistere quei migranti, l'effettuale politica governativa italiana li condanna a inauditi patimenti e alla morte. Anche in questo caso viene commesso un duplice efferato delitto.

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Signor Presidente,

questa lettera e' un invito fraterno, e un'accorata esortazione, a voler esercitare il suo ruolo in difesa della legalita' costituzionale, e quindi - giusta lo spirito e la lettera della carta costituzionale - in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, e innanzitutto di quel diritto senza del quale nessun altro diritto si da': il diritto a non essere uccisi.

*

Signor Presidente,

dismetta una troppo a lungo protratta complicita' con decisioni politiche scellerate dagli esiti stragisti, una condotta che non solo non le fa onore, ma la rende corresponsabile di crimini inauditi.

Sia finalmente il Presidente della Repubblica Italiana cosi' come la definisce la Costituzione.

Denunci l'illegalita' della guerra e faccia cessare la partecipazione italiana ad essa, in Afghanistan come in Libia. Gia' troppe, troppe persone sono morte.

Denunci l'illegalita' del razzismo e faccia cessare la persecuzione dei migranti da parte del governo italiano. Gia' troppi, troppi orrori si sono dati.

*

Concludendo la sua "lettera ai giudici" del 18 ottobre 1965 don Lorenzo Milani enunciava la fondamentale verita' che e' nel cuore di ogni essere umano del nostro tempo (l'eta' atomica su cui hanno scritto pagine definitive Guenther Anders e Hans Jonas): ovvero che non esiste piu' una "guerra giusta". Ed aggiungeva: "A piu' riprese gli scienziati ci hanno avvertiti che e' in gioco la sopravvivenza della specie umana... E noi stiamo qui a questionare se al soldato sia lecito o no distruggere la specie umana?".

Vi e' una sola umanita'.

Il primo dovere di ogni essere umano e di ogni istituto civile e' salvare le vite: le vite di ogni persona, l'esistenza dell'umanita' intera.

La guerra e il razzismo sono solo crimine e follia.

Possa venire un tempo felice in cui saranno solo una favola antica.

 

8. HERI DICEBAMUS. AL SINDACO DELLA MIA CITTA', UNA LETTERA APERTA DAL QUARTO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO LA GUERRA

 

Signor sindaco,

le scrivo non come concittadino, ma come essere umano ad un altro essere umano (la formula con cui Albert Einstein, Bertrand Russell ed altre illustri personalita' oltre mezzo secolo fa chiesero all'umanita' intera, e per essa a tutti i governanti del mondo, di abolire la guerra: "Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanita'...").

Riteneva Giorgio La Pira, il grande sindaco di Firenze, che le citta' potessero e dovessero impegnarsi per la pace.

Oggi noi siamo di fronte a questa immensa tragedia: che anche il nostro paese, violando la sua stessa legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana, sta partecipando a due guerre: in Afghanistan e in Libia, due guerre che possono evolvere in una nuova guerra modiale, distruttiva della civilta' umana. E poiche' le guerre consistono di questo: l'uccisione di esseri umani, ogni giorno altri esseri umani vengono uccisi. La Costituzione italiana ci impone di agire per far cessare questo orrore, ci impone di agire per salvare le vite umane; la Costituzione italiana ci grida questo appello: "Ripudia la guerra".

Ripudia la guerra, salva le vite: sia il motto e il compito di ogni persona di retto sentire, di ogni persona di volonta' buona. Sia il motto e il compito dell'umanita' intera.

Le chiedo pertanto di proporre la convocazione del Consiglio Comunale e di proporre ad esso la seguente deliberazione o una di analogo tenore:

"Il Consiglio Comunale di Viterbo ripudia la guerra, nemica dell'umanita'.

Il Consiglio Comunale di Viterbo riconosce, rispetta e promuove la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Richiede al Governo e al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Richiede al Governo e al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Richiede al Governo e al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

Sono poche parole, ma impegnative.

Sono poche parole, ma ragionevoli.

 

9. HERI DICEBAMUS. DUE COSE SU CUI NON SI PUO' CEDERE (UNA LETTERA A CHI ESITA, SCRITTA DAL QUINTO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO LA GUERRA)

 

Vi sono due cose su cui non si puo' cedere: sulla illiceita' dell'omicidio, e quindi - ed a maggior ragione - sulla illiceita' della guerra che consiste della commissione di innumerevoli omicidi.

*

Se si ammette la guerra, nessun crimine e' illecito.

Solo se ci si oppone alla guerra comincia la civilta' umana, che consiste nell'umana convivenza. Lo sapevano coloro che scrissero la Costituzione della Repubblica Italiana, che infatti "ripudia la guerra".

Opporsi alla guerra, e quindi anche agli eserciti: lo sapeva gia' Immanuel Kant che al riguardo scrive parole definitive nel terzo articolo preliminare del suo progetto filosofico Per la pace perpetua.

Opporsi alla guerra, e quindi anche alle armi: soprattutto dopo che la tecnologia bellica ha raggiunto una potenza distruttiva tale da mettere in pericolo la prosecuzione della civilta' umana.

*

In un indimenticabile suo discorso, che poi divenne l'introduzione a un libro fondamentale (La pace. Realismo di un'utopia), Ernesto Balducci parlo' delle "tre verita' di Hiroshima": "La prima verita' contenuta in quel messaggio e' che il genere umano ha un destino unico di vita o di morte... La seconda verita' di Hiroshima e' che ormai l'imperativo morale della pace, ritenuta da sempre come un ideale necessario anche se irrealizzabile, e' arrivato a coincidere con l'istinto di conservazione, il medesimo istinto che veniva indicato come radice inestirpabile dell'aggressivita' distruttiva... La terza verita' di Hiroshima e' che la guerra e' uscita per sempre dalla sfera della razionalita'".

Io credo che queste opinioni siano condivisibili da ogni persona ragionevole, sollecita del bene comune dell'umanita' intera.

*

Pensare che la guerra sia uno strumento efficace contro le dittature e' un'opinione di prima della bomba atomica. E grazie al cielo che Hitler l'atomica non ebbe.

Pensare che la guerra possa promuovere la giustizia e i diritti umani e' credere che infliggere la morte sia la stessa cosa che generare la vita, e' credere che la massima violenza - la soppressione degli esseri umani - sia la stessa cosa del suo contrario - la salvezza degli esseri umani.

Su cosa sia il mondo nell'eta' atomica ha scritto parole definitive Guenther Anders.

*

Ma opporsi alla guerra implica anche opporsi al razzismo. Implica riconoscere tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani. Implica accogliere ed assistere tutti gli esseri umani in fuga da fame, dittature, guerre. Implica lottare, l'intera umanita' unita, contro la fame, le dittature, le guerre.

Anche qui ci soccorre Kant, col terzo articolo definitivo del progetto filosofico Per la pace perpetua.

E ci soccorre la Costituzione della Repubblica Italiana, che afferma lapidariamente che "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica".

*

La guerra, come il razzismo, sono fenomeni che se non vengono contrastati tempestivamente imbarbariscono tutti: un decennio di illegale e insensata partecipazione alla guerra afgana rende piu' facile alla societa' italiana di accettare la partecipazione anche alla guerra libica. La riapertura dei campi di concentramento per migranti di tutto innocenti stabilita dalla legge Turco-Napolitano ha reso piu' facile il colpo di stato razzista sancito dalla legge 94/2009, che nazisticamente pretende di rendere "reato" il semplice fatto di essere una persona viva in fuga dalla fame, dalle dittature, dalle guerre giunta in Italia fortunosamente.

La guerra, come il razzismo, minacciano l'umanita' intera, sono crimini contro l'umanita'.

E noi, che siamo esseri umani, non vorremo difendere l'umanita' di cui siamo parte?

Noi, che siamo esseri umani, non dobbiamo difendere l'umanita' di cui siamo parte?

Io dico di si'.

*

A chi poi mi chiede se vi sia, e quale sia, un modo adeguato per difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, per promuovere giustizia e liberta', per realizzare responsabilita' e solidarieta', ebbene, rispondo che io credo che questo modo esista, e sia la scelta della nonviolenza. Che nel corso della storia ha dato cosi' grandi prove della sua forza che finanche dove apparentemente sembra essere stata sconfitta dalla violenza, anche in quei casi essa contro la violenza e' stata vittoriosa. Furono uccisi Socrate, Gesu', Mohandas Gandhi, Martin Luther King, Marianella Garcia, Chico Mendes ed infiniti altri combattenti nonviolenti: furono uccisi, ma vivono ancora. E vivranno finche' sara' viva la civilta' umana.

 

10. HERI DICEBAMUS. ALLE PERSONE CHE NON SI SONO ARRESE: QUATTRO COSE DA FARE, PIU' UNA (UNA MODESTA PROPOSTA DAL SESTO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO LA GUERRA)

 

Alle persone che non si sono arrese alle guerre e alle stragi, che non si sono arrese alle dittature locali e globali e agli ordini imperiali e coloniali, che non si sono arrese all'ineluttabilita' della catastrofe della civilta' umana.

Alle persone che pensano che tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, alla dignita' ed a tutti i diritti umani; che pensano che la biosfera meriti rispetto e la civilta' umana meriti di esistere; che pensano che vale la pena di battersi per il bene comune dell'umanita' intera.

E' a queste persone amiche della nonviolenza che in tutta semplicita' rivolgo queste semplici proposte per contrastare insieme la guerra e il razzismo.

*

1. Proponiamo alle istituzioni locali di esprimersi contro la guerra e il razzismo.

A tutte le persone che leggono queste righe questa proposta formulo: di chiedere al sindaco del Comune in cui risiedete, al presidente della Provincia in cui risiedete, ed al presidente della Regione in cui risiedete, di proporre ai rispettivi consigli (comunale, provinciale, regionale) la seguente proposta di deliberazione (o un testo analogo):

"Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... ripudia la guerra, nemica dell'umanita'.

Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... riconosce, rispetta e promuove la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Richiede al Governo e al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Richiede al Governo e al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Richiede al Governo e al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

Vi prego di inviare altresi' la lettera che invierete a questi rappresentanti delle istitutuzioni anche a tutti i consiglieri comunali, provinciali e regionali, ed anche a tutti i mezzi d'informazione e alle altre persone ed associazioni ed istituzioni cui lo riterrete opportuno.

L'idea e' di far crescere dal basso un impegno degli enti locali, articolazione decisiva dell'ordinamento istituzionale democratico della Repubblica Italiana, contro la guerra e il razzismo, per la pace e i diritti umani di tutti gli esseri umani.

*

2. Prepariamo e prepariamoci all'azione diretta nonviolenta con cui contrastare concretamente la guerra, impedendo alle armi e agli armigeri di continuare ad uccidere.

Varie sono le cose che possiamo e dobbiamo fare, ne indico alcune:

a) innanzitutto dare immediatamente la piu' ampia visibilita' possibile all'opposizione alla guerra: ad esempio con l'esposizione delle bandiere della pace e della nonviolenza dai balconi e dalle finestre;

b) individuare quali azioni dirette nonviolente siano efficaci per contrastare concretamente la guerra, discuterle, prepararle, realizzarle: ad esempio per fermare i decolli dei bombardieri senza mettere in pericolo la vita di nessuno. A tal riguardo particolarmente in riferimento alla guerra libica, in relazione a cui gli aerei che eseguono la gran parte dei bombardamenti partono da basi situate in territorio italiano, sarebbe possibile riprodurre l'esperienza delle mongolfiere della pace con cui impedire i decolli dei bombardieri, esperienza che conducemmo nel 1999; dandole stavolta dimensioni piu' ampie con una partecipazione molto piu' numerosa e con una visibilita' adeguata: ma sia chiaro fin d'ora che questa iniziativa implica la scelta preliminare e rigorosa della nonviolenza ed implica accettare da parte dei partecipanti tutte le possibili conseguenze giudiziarie della sua realizzazione, che sono assai onerose (lo stesso riproporla, come sto facendo con questa lettera, puo' - secondo una interpretazione ingiusta ma nondimeno possibile - configurare un reato previsto e punito dal codice penale. Me ne assumo ancora una volta la responsabilita' ma non chiedo ad altri di condividerla se non sono del tutto consapevoli di tutti gli aspetti e di tutte le dimensioni della questione: promuovere un'azione diretta nonviolenta, e partecipare ad essa, richiede infatti una scelta persuasa, approfondita, completamente informata);

c) formare quante piu' persone sia possibile alla nonviolenza e all'azione diretta nonviolenta. Cosa comunque necessaria, non solo in questo particolare frangente ma come pedagogia civile benefica in ogni circostanza.

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3. Sosteniamo il digiuno collettivo promosso dal Movimento Nonviolento.

E facciamo della pratica gandhiana del digiuno una grande occasione di presa di coscienza e di lotta contro il consumismo onnidevastatore, per il rispetto dell'umanita' e della natura, contro la guerra e il razzismo.

E che questo digiuno aiuti a rompere ogni ambiguita' ed a superare ogni forma di attendismo; ambiguita' ed attendismo che ancor oggi rendono subalterne e passive tante persone di volonta' buona che invece possono e devono entrare nella lotta nonviolenta per contrastare tutte le uccisioni e tutte le persecuzioni.

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4. L'impegno forse piu' necessario: studiare ed informare.

La quasi totalita' della cosiddetta informazione che circola e' mistificazione e propaganda. Sia nel campo dei guerrafondai e dei razzisti (il che non stupisce), sia - purtroppo - anche nel campo democratico e sedicente pacifista. Eppure non mancano le possibilita' di conoscere e capire. Ma occorre la volonta' di conoscere e capire, ed occorrono la modestia e la pazienza necessarie per leggere almeno alcune migliaia di pagine indispensabili. Chi non studia non serve alla lotta che dobbiamo condurre. E' in primo luogo della coscienza e dell'intelligenza di ogni persona che vi e' bisogno.

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5. La quinta cosa da fare: indicare quali interventi alternativi siano possibili, necessari e adeguati nelle situazioni di grave oppressione, di crisi e di conflitto.

Se non si vuole essere subalterni alla guerra e al razzismo occorre in primo luogo opporsi ad essi. Opporsi alla guerra e al razzismo e' sempre di per se' una buona cosa.

Ma le persone amiche della nonviolenza hanno sperimentato e sono capaci di indicare iniziative politiche adeguate ad affrontare le piu' gravi crisi e i piu' tremendi conflitti con modalita' rigorosamente nonviolente, ovvero rigorosamente senza e contro il ricorso alla violenza. Propongo di seguito alcune cose che si potrebbero e dovrebbero fare anche nella situazione presente:

a) accoglienza e assistenza di tutti i profughi e i migranti;

b) invio di Corpi civili di pace per realizzare un'interposizione nonviolenta tra le parti in conflitto;

c) invio di aiuti umanitari alle popolazioni nel bisogno, da gestire direttamente con le comunita' locali in forme democratiche e condivise (altrimenti anche gli aiuti umanitari divengono strumenti di guerra);

d) sostegno ai movimenti nonviolenti e alle associazioni di difesa dei diritti umani nelle aree di crisi e di conflitto, sostenendo in particolare i movimenti e le associazioni di donne o guidati da donne;

e) iniziative per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, ergo anche per il disarmo e contro il militarismo tout court;

f) promozione della nonviolenza e della formazione alla nonviolenza: solo la nonviolenza favorisce la liberazione dei popoli, solo la nonviolenza coniuga il diritto e l'autodeterminazione dei popoli con la difesa e la promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Molte altre cose si potrebbero fare, ma quelle indicate potrebbero essere una base condivisa gia' sufficiente.

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Nella concreta, drammatica situazione presente personalmente non sono granche' interessato al dibattito generico ed astratto su tanti argomenti di cui riconosco ovviamente l'importanza e su cui anch'io ho le mie cognizioni e le mie opinioni (le mutazioni in corso degli assetti geopolitici nel dispiegarsi della globalizzazione, l'approvvigionamento energetico, il rapporto tra religione e politica, il rapporto Nord/Sud e le strategie neocoloniali, il nesso tra modi di produzione e forme di proprieta', il rapporto economia/ecologia, eccetera), ma che in questo momento sono secondari rispetto alla questione decisiva: e la questione decisiva in questo momento a mio modesto avviso e' fermare i massacri, fermare la guerra, fermare le persecuzioni razziste.

E fermarli non a partire dall'accettazione di questa o quella tesi parziale e controversa, di questo o quell'interesse parziale e discutibile, di questa o quella ideologia inverificabile nei suoi fondamenti, di questa o quella dogmatica premessa o escatologica speranza: no.

Fermarli a partire dal riconoscimento del diritto di ogni essere umano a non essere ucciso, a non essere perseguitato.

Fermarli a partire dal riconoscimento del pericolo che incombe sull'umanita' intera, il pericolo dell'evoluzione di una qualunque guerra in una guerra globale che puo' porre fine alla civilta' umana.

Fermiamo la guerra e le persecuzioni per difendere l'umanita' cui apparteniamo, che e' unica ed insieme irriducibilmente plurale in quanto s'incarna nella pluralita' dei singoli esseri umani corporalmente esistenti: quelli esistiti ieri, quelli viventi oggi e quelli che nasceranno nel futuro, se la nostra saggezza glielo consentira'.

Fermiamo la guerra e le persecuzioni. Poi discuteremo di tutto il resto.

Cessi quindi la guerra in Afghanistan.

Cessi quindi la guerra in Libia.

Cessi quindi ogni guerra.

Cessi la persecuzione dei migranti.

Si rispettino i diritti umani di tutti gli esseri umani.

E poiche' chi scrive queste righe e' italiano e si rivolge in prima istanza a persone che vivono nella repubblica italiana (la quale nella sua Costituzione esprime inequivocabilmente sia il ripudio della guerra e del razzismo, sia l'impegno al rispetto e alla promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani), cio' equivale ad impegnarsi per ottenere che l'Italia cessi di partecipare alla guerra in Afghanistan; che l'Italia cessi di partecipare alla guerra in Libia; che l'Italia cessi di produrre, acquistare e vendere armi; che l'Italia cessi di perseguitare i migranti.

Impegnarsi per ottenere il rispetto della Costituzione mi sembra un buon modo di impegnarsi per la legalita' e la democrazia.

Impegnarsi contro le uccisioni e le persecuzioni mi sembra un buon modo di riconoscere, rispettare e far valere l'umanita' propria ed altrui.

Impegnarsi contro la guerra e il razzismo: e' il compito dell'ora di ogni persona di retto sentire e di volonta' buona.

Vi e' una sola umanita'.

 

11. HERI DICEBAMUS. DUE COSE BUONE (UN'OPINIONE DAL SETTIMO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO LA GUERRA)

 

La prima cosa buona e' il digiuno collettivo "per opporsi alla guerra e al nucleare" promosso dal Movimento Nonviolento, iniziato oggi, e che potrebbe estendersi e coinvolgere molte persone.

Chi volesse prendervi parte si metta in contatto con la sede nazionale del Movimento Nonviolento: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, o anche an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

*

La seconda cosa buona e' la proposta di una giornata di mobilitazione nazionale contro la guerra sabato 2 aprile 2011, proposta formulata da varie autorevoli personalita' della cultura e dell'impegno civile (i primi firmatari sono Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Maurizio Landini, Massimiliano Fuksas, Luisa Morgantini).

Per adesioni: e-mail: dueaprile at emergency.it, sito: www.dueaprile.it

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Ed altre cose ancora ogni persona ragionevole potrebbe fare:

- chiedere alle istituzioni locali di pronunciarsi contro la guerra e il razzismo, di pronunciarsi per salvare le vite e difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani;

- esporre ancora a finestre e balconi le bandiere della pace e della nonviolenza per rendere visibile la coralita' dell'opposizione alla guerra e alle uccisioni;

- chiedere al governo e al parlamento di tornare al rispetto della legalita' costituzionale, e quindi che l'Italia cessi di partecipare a guerre illegali e che cessi la criminale persecuzione dei profughi e dei migranti;

- chiedere all'Onu di tornare al suo impegno fondativo: che e' quello di opporsi al flagello della guerra;

- ma soprattutto cominciare a pensare, discutere insieme pubblicamente e preparare adeguatamente azioni dirette nonviolente con cui contrastare praticamente, operativamente, le guerre, le uccisioni, le persecuzioni;

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Ed altre cose ancora potrebbero fare i movimenti, le associazioni e le istituzioni fedeli all'umanita':

- promuovere ed organizzare l'accoglienza e l'assistenza di tutti i profughi e i migranti;

- promuovere ed organizzare l'invio di Corpi civili di pace per realizzare un'interposizione nonviolenta tra le parti in conflitto;

- promuovere ed organizzare l'invio di aiuti umanitari alle popolazioni nel bisogno, da gestire direttamente con le comunita' locali in forme democratiche e condivise (altrimenti anche gli aiuti umanitari divengono strumenti di guerra);

- promuovere ed organizzare il sostegno ai movimenti nonviolenti e alle associazioni di difesa dei diritti umani nelle aree di crisi e di conflitto, sostenendo in particolare i movimenti e le associazioni di donne o guidati da donne;

- promuovere ed organizzare iniziative per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, e per il disarmo e contro il militarismo tout court;

- promuovere la nonviolenza ed organizzare la formazione alla nonviolenza.

*

Pace, democrazia, diritti umani costituiscono un'inscindibile unita'.

Poiche' vi e' una sola umanita', e' compito di ogni persona adoperarsi per il bene comune.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

12. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Porfirio, Isagoge, Rusconi, Milano 1995, pp. 216.

- Porfirio, Sentenze, Garzanti, Milano 1992, pp. XXXVIII + 202.

- Porfirio, Sentenze sugli intellegibili, Rusconi, Milano 1996, pp. 240.

- Porfirio, Storia della filosofia (Frammenti), Rusconi, Milano 1997, pp. 192.

- Giuseppe Girgenti, Introduzione a Porfirio, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. VIII + 184.

*

Riedizioni

- Gianni Rodari, Filastrocche lunghe e corte, Rcs, Milano 2016, pp. 112, euro 7,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

*

Strumenti

- Sergio Auriemma (a cura di), Repertorio. Dizionario normativo della scuola 2016, XXX edizione, Tecnodid, Napoli 2016, pp. 1408, euro 68.

 

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

14. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2276 del 3 marzo 2016

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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