[Nonviolenza] Telegrammi. 2040



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2040 del 10 luglio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Una proposta di azione contro il razzismo

2. "Giornalismo d'inchiesta e impegno per i diritti umani a Viterbo". Un incontro di studio con Marco Graziotti

3. Anna Bravo presenta "I buoni" di Luca Rastello

4. Nanni Salio presenta "Trasformare l'economia" di Roberto Mancini

5. Marco Labbate presenta "Don Lorenzo Milani. Il destino di carta" a cura di Liana Fiorani

6. Segnalazioni librarie

7. La "Carta" del Movimento Nonviolento

8. Per saperne di piu'

 

1. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA DI AZIONE CONTRO IL RAZZISMO

 

E' necessario e urgente un impegno contro il razzismo in Italia. Ed invero vi sono gia' molte iniziative in corso. Quella che vorremmo proporre potrebbe essere agevole da condurre e produrre qualche risultato.

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Un ragionamento

Due sono gli obiettivi: il primo: ottenere, se possibile, risultati limitati ma concreti che vadano nella direzione del riconoscimento dei diritti fondamentali per il maggior numero possibile di esseri umani almeno nel nostro paese; il secondo: contrastare con le nostre voci e la nostra azione il discorso e la prassi dominanti, che sono il discorso e la prassi dei dominatori razzisti e schiavisti, dei signori della guerra e della barbarie.

L'idea e' di provare ad attivare alcune risorse istituzionali per contrastare il razzismo istituzionale.

La proposta e' di premere sui Comuni e sul Parlamento con una progressione degli obiettivi.

Alcuni provvedimenti - quelli che proponiamo ai Comuni - sono agevolmente ottenibili se si creano localmente dei gruppi (persone, associazioni, rappresentanze istituzionali...) capaci di premere nonviolentemente in modo adeguato e con la necessaria empatia e perseveranza; e sono agevolmente ottenibili perche' molti Comuni d'Italia li hanno gia' deliberati e realizzati, e quindi nulla osta in via di principio al fatto che altri Comuni li adottino a loro volta.

Le cose che chiediamo al Parlamento sono meno facilmente ottenibili, ma la nostra voce puo' comunque contribuire se non altro a suscitare una riflessione, a promuovere la coscientizzazione, a spostare i rapporti di forza, ad opporsi a ulteriori violenze smascherando la disumanita' delle scelte razziste e indicando cio' che invece sarebbe bene fare.

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Un metodo

Noi suggeriremmo a chi ci legge e condivide questa proposta di cominciare scrivendo di persona agli amministratori comunali ed ai parlamentari; poi proponendo ad altre persone di fare altrettanto; poi se possibile coinvolgendo anche associazioni e media ed attraverso essi sensibilizzando e coinvolgendo altre persone ancora; poi chiedendo incontri con i rappresentanti istituzionali; e perseverando.

Non vediamo bene un'iniziativa piramidale con un "coordinamento nazionale" e le modalita' burocratiche che ne conseguono. Preferiremmo un'iniziativa policentrica, in cui ogni persona possa agire da se', e meglio ancora con le persone con cui sente un'affinita', e meglio ancora se si riesce ad organizzare un coordinamento locale, ma tra pari e senza deleghe ed in cui le decisioni si prendono con la tecnica nonviolenta del metodo del consenso.

Una sola condizione poniamo come preliminare e ineludibile: la scelta della nonviolenza.

Proponiamo di cominciare e vedere cosa viene fuori. Comunque non sara' tempo sprecato.

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Ed ecco le proposte:

1. Quattro richieste ai Comuni:

1.1. affinche' il sindaco - qualora non lo abbia gia' fatto - informi, inviando loro una lettera, tutte le persone straniere diciottenni residenti o domiciliate nel territorio del Comune che siano nate in Italia ed in Italia legalmente residenti senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno di eta', che la vigente legislazione prevede che nel lasso di tempo tra il compimento del diciottesimo ed il compimento del diciannovesimo anno di eta' hanno la possibilita' di ottenere la cittadinanza italiana facendone richiesta davanti all'Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza con una procedura alquanto piu' semplice, rapida e meno dispendiosa di quella ordinaria per tutte le altre persone aventi diritto;

1.2. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - attribuisca la cittadinanza onoraria alle bambine e ai bambini non cittadine e cittadini italiani con cui la comunita' locale ha una relazione significativa e quindi impegnativa (ovvero a) tutte le bambine e tutti i bambini nate e nati nel territorio comunale da genitori non cittadini italiani; b) tutte le bambine e tutti i bambini non cittadine e cittadini italiani che vivono nel territorio comunale; c) tutte le bambine e tutti i bambini i cui genitori non cittadini italiani vivono nel territorio comunale ed intendono ricongiungere le famiglie affinche' alle bambine ed ai bambini sia riconosciuto il diritto all'affetto ed alla protezione della propria famiglia, ed affinche' i genitori possano adeguatamente adempiere ai doveri del mantenimento e dell'educazione delle figlie e dei figli);

1.3. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - istituisca la "Consulta comunale delle persone straniere residenti nel Comune";

1.4. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - istituisca la presenza in Consiglio Comunale dei "consiglieri comunali stranieri aggiunti".

2. Quattro richieste al Parlamento:

2.1. affinche' legiferi il diritto di voto nelle elezioni amministrative per tutte le persone residenti;

2.2. affinche' legiferi l'abolizione dei Cie e di tutte le forme di detenzione di persone che non hanno commesso reati;

2.3. affinche' legiferi l'abolizione di tutte le ulteriori misure palesemente razziste ed incostituzionali purtroppo tuttora presenti nell'ordinamento;

2.4. affinche' legiferi il riconoscimento del diritto di tutti gli esseri umani di giungere in modo legale e sicuro in Italia.

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Naturalmente

Sono naturalmente disponibili alcuni modelli di lettera (e molti materiali di riferimento) per ognuno di questi punti, che chi vuole prender parte all'iniziativa puo' riprodurre e adattare.

 

2. INCONTRI. "GIORNALISMO D'INCHIESTA E IMPEGNO PER I DIRITTI UMANI A VITERBO". UN INCONTRO DI STUDIO CON MARCO GRAZIOTTI

 

Si e' svolto nel pomeriggio di giovedì 9 luglio 2015 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio sul tema: "Giornalismo d'inchiesta e impegno per i diritti umani a Viterbo".

All'incontro ha preso parte Marco Graziotti.

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Marco Graziotti e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Paolo Arena ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Laureato in Scienze della comunicazione, e' autore di un apprezzato lavoro su "Nuove tecnologie e controllo sociale nella ricerca di David Lyon"; recentemente ha realizzato una rilevante ricerca su "Riflessi nella letteratura e nel cinema della boxe come realta' complessa e specchio della societa' della solitudine di massa e della sopraffazione e mercificazione universale", interpretando con adeguate categorie desunte dalle scienze umane e filologiche numerose opere letterarie e cinematografiche; piu' recentemente ancora ha realizzato una ricerca sulle istituzioni e le politiche finanziarie europee facendo specifico riferimento alle analisi di Luciano Gallino e di Francuccio Gesualdi.

 

3. LIBRI. ANNA BRAVO PRESENTA " I BUONI" DI LUCA RASTELLO

[Ringraziamo di cuore Anna Bravo per averci messo a disposizione questa recensione (uscita sulla rivista "Gli asini" n. 21 del maggio-giugno 2014) del libro "I buoni" di Luca Rastello.

Anna Bravo, storica e docente universitaria, vive e lavora a Torino, dove ha insegnato Storia sociale. Si occupa di storia delle donne, di deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile, cultura dei gruppi non omogenei, storia orale; su questi temi ha anche partecipato a convegni nazionali e internazionali. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned (Associazione nazionale ex-deportati) del Piemonte; fa parte della Societa' italiana delle storiche, e dei comitati scientifici dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte, della Fondazione Alexander Langer e di altre istituzioni culturali. Luminosa figura della nonviolenza in cammino, della forza della verita'. Tra le opere di Anna Bravo: (con Daniele Jalla), La vita offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e uomini nelle guerre mondiali, Laterza, Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla), Una misura onesta. Gli scritti di memoria della deportazione dall'Italia,  Angeli, Milano 1994; (con Anna Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia), Donne del novecento, Liberal Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta Scaraffia), I fili della memoria. Uomini e donne nella storia, Laterza, Roma-Bari 2000; (con Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta Scaraffia), Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il Mulino, Bologna 2003; A colpi di cuore, Laterza, Roma-Bari 2008; (con Federico Cereja), Intervista a Primo Levi, ex deportato, Einaudi, Torino 2011; La conta dei salvati, Laterza, Roma-Bari 2013; Raccontare per la storia, Einaudi, Torino 2014.

Luca Rastello e' "autore di La guerra in casa (1998), un saggio-narrazione sulle guerre nei Balcani, Io sono il mercato (sull'economia della droga), La frontiera addosso (sui diritti dei rifugiati), Binario morto (sulla follia della Tav) e di due grandi romanzi, che, ha scritto Goffredo Fofi, resteranno dei mille che hanno affrontato gli argomenti piu' forti del nostro tempo. Il primo e' Piove all'insu' (sulla storia della sua generazione) il secondo e' I buoni, sul mondo del non profit e sull'ipocrisia presente fra coloro che hanno scelto di 'occuparsi del prossimo', partendo da motivazioni alte ma finendo a volte nella routine burocratica e nelle lotte per il potere. I buoni e' stato molto amato, molto dibattuto, e duramente osteggiato da coloro di cui il libro trattava. Luca Rastello e' morto lunedi' scorso dopo una lunga malattia. Lo conoscevo pochissimo, ma nelle due volte in cui l'ho incontrato, mi avevano colpito la sua liberta' mentale, il suo coraggio, la sua passione civile, che ridava alla usurata parola 'impegno' il suo senso originario" (A. B.)]

 

Davvero si puo' rispondere alla severita' di Rastello verso un pessimo esempio di associazione non profit con l'argomento che siamo tutti un impasto di pulsioni opposte, e chi sono io per giudicare? tutti pedine di un'eterna partita tra il bene e il male con il potere come deus ex machina?

Alcuni recensori hanno pensato di si', e guadagnato ascolto nell'opinione pubblica. A me pare di no. Raccontando scorci di vita di una vasta e influente organizzazione, I Buoni affronta il bene, il male, il potere nelle forme molto terrene e specifiche che assumono oggi, in una fase in cui i bisogni crescono e crescono gli aventi diritto, mentre lo Stato delega troppa parte dei suoi compiti di accoglienza e cura a una rete di enti privati detti "di utilita' sociale". I Buoni chiama in causa il qui e ora, non Dostoevskij, anche se lo si trova in esergo e in qualche tentazione didascalica.

La narrazione parte dal sottosuolo di una citta' dell'est Europa, dai bambini e ragazzi che vivono nei cunicoli delle fogne inalando colla e contagiandosi di Aids, pestandosi, aiutandosi. Prosegue a Torino, presso l'associazione "In punta di piedi" (detta "I piedi") dove la ragazza esteuropea Aza viene accolta e poi cooptata nello staff che circonda il leader don Silvano. Di qui si snodano la seconda e terza parte del romanzo.

Che si tratti di un libro narrativamente interessante non c'e' bisogno di essere critici letterari per capirlo. Scrittura sapiente, rotture linguistiche strettamente calibrate sul ritmo del racconto, caratterizzazioni affidate non a uno squadernamento dell'interiorita', ma ai gesti, alle cose piccole, ai dettagli dei corpi - chi ama sentirsi spiegare come i personaggi sono fatti dentro ha parlato di mancanza di profondita'. Strano. Quando Rastello descrive i ragazzi e ragazze che si affacciano dai tombini, busto e braccia a livello della strada, pancia e gambe penzolanti nel cunicolo, apre una porta, e sta a chi legge entrarci. Immaginando, per esempio, che a quegli abitanti del sottosuolo sia concesso guardare il mondo di sopra solo mantenendosi aperta la via di fuga verso il basso.

Ma della qualita' letteraria de I Buoni si e' parlato poco - con l'eccezione di Goffredo Fofi e di rari altri. Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione, il dibattito si e' giocato intorno alla verita' e verosimiglianza del racconto: perche' il libro mette in scena il volto nascosto dell'associazione - illegalita', violenze, cinismo, lavoro in nero, scalate politiche, narcisismi, licenziamenti mascherati, uso sessuale di ragazzine affascinate dai funzionari del Bene; e perche' in don Silvano sarebbe riconoscibile il massimo leader del non profit italiano.

Questione non pertinente, hanno fatto notare altri: I Buoni e' un romanzo, don Silvano un mosaico di caratteri. E, soprattutto, Rastello scrive di qualcosa che va al di la' della somiglianze o dissomiglianze fra personaggio e persona. Scrive dei Buoni professionali, delle contraddizioni e difficolta' connaturate alle organizzazioni di volontariato, dei diversi mondi con cui leader e attivisti devono misurarsi: assessorati, enti per la formazione, cooperative, progetti europei, media, altre onlus - nel 2011 stimate in 300.000. Il bene costa, ottenere finanziamenti diventa un lavoro e una competizione, terreni propizi per specialismi e derive gerarchiche. Sono realta' meritevoli, spesso generose e coraggiose, dice Paola Severini, gia' consigliera dell'Agenzia nazionale per il terzo settore, aggiungendo pero' che agiscono in molti casi fra lecito e illecito, che pagano caro l'intreccio fra l'azione solidale e l'interesse per la propria sopravvivenza. E puo' succedere che privilegino il secondo sulla prima - il che contribuisce a sollevare critiche, a volte provenienti dall'interno stesso dell'universo non profit.

La specificita' dei Piedi sono l'estensione abnorme, il numero dei mondi coinvolti - e il carisma di don Silvano, grande trascinatore che con il suo maglione logoro, l'eloquio suggestivo, una capacita' sovrumana di ripetere le stesse cose, sa muoversi in ambienti eterogenei e plasmarli a sua misura. C'e' il mondo dei vulnerabili, dei sofferenti, delle vittime della mafia; quello dell'apparato interno dell'associazione; quello delle istituzioni, della politica, dei media, dello spettacolo. Infine il mondo dei ricchi ben disposti, che offrono sostegno economico, organizzativo, contatti, e in cambio vivono la gratificazione del bene, a volte l'ebbrezza di partecipare in prima persona - detto senza sarcasmo: esiste una tradizione filantropica rimarchevole, che ha contribuito a diffondere fra i senza diritti la consapevolezza di averne almeno alcuni.

Il plebiscito a don Silvano nasce non solo da interessi materiali, che pure contano, o dal bisogno impellente dei piu' deboli, quanto da un meccanismo semplice e collaudato: nella nostra tarda modernita', dove il successo di gruppi, organizzazioni, sodalizi, si gioca sulla loro attitudine a fornire ai membri un'identita', "In punta di piedi" ne elargisce una potente e lusinghiera. I cooperanti e i volontari sono eletti a braccio operativo del bene, le istituzioni pubbliche a suoi patrocinatori, i media a sua provvidenziale cassa di risonanza, i ricchi e i famosi a suoi araldi. Il leader investe tutti e ciascuno del blasone della virtu' (o della rispettabilita'), ne soddisfa il desiderio di dare un senso alla propria vita, li accomuna nel suo gergo sacrificale/militaresco: sporcarsi le mani, senza se e senza ma, stare in prima fila, essere nel mirino, fedelta', tradimento - I Buoni e' anche una protesta contro il dilagare di un linguaggio che ha sequestrato parole belle come "impegno" e "condivisione".

Per vivere in questa fiera delle identita' (e delle vanita'), ci vuole uno speciale talento per l'ipocrisia, e Rastello e' maestro nell'incenerirla a colpi di grottesco: come quando Aza suona alla porta di Andrea, amico dei tempi del sottosuolo, allora volontario ora funzionario, e fra un abbraccio e un caffe' si sente dire "potevi telefonare": apoteosi di un'avarizia del cuore che non e' un'esclusiva dei Buoni, ma che qui svela esemplarmente il disordine simbolico sotteso all'ordine simbiotico dell'associazione.

Infatti, se e' vero che le identita' sono sempre connesse a reti di relazione, quelle offerte dai Piedi si nutrono una dell'altra, si mantengono attraverso un gioco di specchi riscaldandosi al combustibile prezioso rappresentato dalle vittime. Senza le quali tutta la trama finirebbe per disfarsi.

Di recente Daniele Giglioli ha analizzato splendidamente le ambiguita' connesse oggi alla figura della vittima - l'aura che irradia dall'ingiustizia subita, la patente di innocenza, e insieme lo speciale diritto che oggi viene associato all'aver sofferto, il potere simbolico (e non solo) che ne deriva. Vero.

Ma "I Piedi", mentre strappa i singoli dalla palude delle vittime rinominandoli fratelli e sorelle, mentre a modo suo si prende cura di alcuni, ne assume la rappresentanza ufficiale - diritto di parola, pressione sull'opinione pubblica, rivendicazione di aiuto, denuncia dei persecutori. In nome delle vittime, le brutture prendono la faccia accettabile dei mezzi imposti dal materialistico mondo esterno e riscattati dal fine superiore - il che dissuade dal chiedersi se un bene ottenuto a quei prezzi sia ancora desiderabile. A chi diceva che i mezzi in fin dei conti sono mezzi, Gandhi rispondeva: "i mezzi in fin dei conti sono tutto (...) Non possiamo ottenere una rosa piantando un'erbaccia nociva". Ma Gandhi aveva una profondissima spiritualita', mentre nell'associazione non se ne trova traccia, e stranamente su questo vuoto nessun recensore ha trovato da eccepire.

I Buoni costruisce con straordinaria efficacia un caso limite di Bene senza bonta' - gli emuli di don Silvano sono, probabilmente e sperabilmente, pochi. Non deve invece essere raro che persone inserite nel volontariato si trovino divise fra la gioia per le buone pratiche e lo smarrimento per quelle cattive; belle persone, cui questo libro offre un ottimo punto di appoggio per contrastare la professionalizzazione autoritaria. Perche' la prerogativa di elargire identita' e di perpetuarle rigidamente riguarda l'intero mondo delle Onlus, che la dedizione non preserva da un rischio strutturale: istituzionalizzando la relazione di aiuto, dice Rastello in un'intervista, si istituzionalizza in parallelo la posizione di potere di chi da' e la condizione di minorita' di chi riceve, e che in cambio dell'aiuto si vede confiscare la liberta'. "E' anche questo paternalismo ad aver infiltrato il volontariato, la convinzione che le vittime da aiutare non hanno voce in capitolo sul proprio destino e devono soltanto ubbidire senza ribellarsi", anzi mostrandosi grati.

Diversamente, passano da protetti a traditori, a cani che mordono la mano di chi li nutre - il vizio di dare voti ai bisognosi ha una lunga storia, nel tardo medioevo si faceva distinzione fra i poveri dignitosi, che cercavano di nascondere la propria condizione, e i falsi poveri che la esibivano a scopo di lucro. Leggendo I buoni, viene la nostalgia del bene dilettante di cui la storia e' costellata. Un bene quasi incidentale, che non si congela addosso a chi lo compie, che non diventa la sigla dell'identita' e del suo racconto. Un bene che si fa, e poi si torna alla vita di prima. Da Fausto Ciuffi, direttore della Fondazione Villa Emma di Nonantola, dove dopo l'8 settembre '43 sono stati nascosti presso alcune famiglie un'ottantina di bambini e ragazzi ebrei prima ospitati nella villa, ho saputo che i soccorritori rievocavano quel salvataggio come fosse stato un'emergenza fra le altre - fame e bombardamenti avevano piu' spazio. Ho trovato lo stesso registro narrativo nei racconti dei molti e molte che hanno cercato di risparmiare il sangue durante la seconda guerra mondiale. Certo, ricordavano con soddisfazione, a chiunque piace vedere una brava persona quando si guarda allo specchio, a chiunque piace assaporare la propria porzione di gioia - il che apre uno spiraglio verso la reciprocita' fra chi aiuta e chi e' aiutato. Ma quella contentezza e' tutt'altra cosa dall'autoinvestitura dei Buoni a custodi delle virtu' civiche e morali.

Anche oggi il bene amatoriale ci rallegra. Ogni anno la Fondazione Langer assegna un premio a singoli o gruppi che hanno lavorato per difendere l'ambiente, salvare vite nelle catastrofi e nelle guerre civili, preservare il ricordo di vittime di regimi totalitari. Quest'anno si e' scelta una bella Onlus, Borderline Sicilia, che opera in vari settori, dall'assistenza legale ai migranti al loro inserimento sociale, dalla loro autoorganizzazione al monitoraggio delle iniziative istituzionali, alla ricerca in tema di immigrazione.

Alcuni di noi si erano innamorati di una storia pisana: quando il 28 febbraio 2013 il governo Monti dichiara chiuso il programma "Emergenza Nord Africa", le autorita' locali sfrattano gli oltre 40 richiedenti asilo dai container del Centro di accoglienza in cui erano ospitati; via i letti, la luce, il gas, 500 euro a testa e addio. Alcuni protestano pacificamente e restano. Li sostengono gli attivisti di Africa Insieme e del Progetto Rebeldia, arriva in appoggio un folto gruppo di studentesse e studenti pisani, e il centro di accoglienza inizia l'autogestione senza finanziamenti - esperienza probabilmente unica in Italia. Gli studenti - racconta Maria Bacchi, studiosa dell'elaborazione dei traumi legati alle guerre e ai dopoguerra - condividono in modo totalmente volontario la vita dei migranti, riempiono di fiori i container, non dimenticano l'elaborazione culturale della loro esperienza (un film, musica, un sito); giovanissimi, forse inesperti, le sembrano "piccoli maestri alla Luigi Meneghello". E' interazione, non integrazione.

Ma anche volendo, non si sarebbe potuto assegnare il premio Langer a loro. Perche' il suo scopo e' sostenere un'attivita' in corso; e quel gruppo di studenti - una volta ottenute case e borse di lavoro per i migranti, creato laboratori, orti sociali, corsi di italiano, arabo, inglese, organizzato cene, iscritto all'universita' un giovane - aveva valutato di aver fatto tutto quel che poteva per i richiedenti asilo e avrebbe voluto dedicarsi ad altro. Se non che, le istituzioni hanno escluso gli studenti da ogni forma di lavoro volontario con i nuovi rifugiati, temendo proprio la loro affettuosa, allegra, non controllabile capacita' di relazione.

Penso che a Luca Rastello questa storia "dilettante" piacera', salvo incollerirsi per l'ennesima dimostrazione che il Bene professionale ha il cuore morto.

 

4. LIBRI. NANNI SALIO PRESENTA "TRASFORMARE L'ECONOMIA" DI ROBERTO MANCINI

[Dal sito http://serenoregis.org riprendiamo la seguente recensione.

Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail: info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org). Tra le opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001.

Roberto Mancini, nato a Macerata nel 1958, docente di filosofia teoretica e di ermeneutica filosofica presso la facolta' di lettere e filosofia dell'Universita' di Macerata, ha dato rilevanti contributi alla riflessione nonviolenta. Dal sito "L'altra Europa con Tsipras" riprendiamo la seguente scheda: "Roberto Mancini e' professore ordinario di Filosofia teoretica all'Universita' di Macerata e docente a contratto di Economia umana all'Accademia di Architettura dell'Universita' della Svizzera Italiana a Mendrisio. Ha pubblicato 30 volumi e circa 300 articoli sui temi della logica del dono, dell'etica, del cambiamento del paradigma della politica, dei diritti umani, del dialogo tra le culture e tra le religioni, e della ricerca di un'altra economia. E' editorialista di "Altreconomia". Collabora da molti anni con il Coordinamento nazionale delle comunita' di accoglienza, con la Caritas, con Mondo solidale e le Botteghe del commercio equo e solidale, con la Comunita' volontari per il mondo di Ancona. E' membro del direttivo dell'Universita' per la pace delle Marche. Nel 2009 ha ricevuto il "premio Zamenhoff - Voci della pace" dalla Regione Marche". Tra le opere di Roberto Mancini: L'uomo quotidiano. Il problema della quotidianita' nella filosofia marxista contemporanea, Marietti, Casale Monferrato 1985; Linguaggio e etica. La semiotica trascendentale di Karl Otto Apel, Marietti, Casale Monferrato 1988; Comunicazione come ecumene. Il significato antropologico e teologico dell'etica comunicativa, Queriniana, Brescia 1991; L'ascolto come radice. Teoria dialogica della verita', Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1995; Esistenza e gratuita'. Antropologia della condivisione, Cittadella Editrice, Assisi 1996; Etiche della mondialita'. La nascita di una coscienza planetaria, Cittadella Editrice, Assisi 1997 (in collaborazione con altri); Il dono del senso. Filosofia come ermeneutica, Cittadella Editrice, Assisi 1999; Il silenzio, via verso la vita. (Il codice nascosto. Silenzio e verita'), Edizioni Qiqajon, Magnago 2002; Senso e futuro della politica. Dalla globalizzazione a un mondo comune, Cittadella Editrice, Assisi 2002; L'uomo e la comunita', Qiqajon, Magnago 2004; Il senso del tempo e il suo mistero, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Esistere nascendo. La filosofia maieutica di Maria Zambrano, Citta' Aperta, 2007; Desiderare il futuro. Fede cristiana e unita' della speranza umana, Pazzini, 2008; L'umanita' promessa. Vivere il cristianesimo nell'eta' della globalizzazione, Qiqajon, Magnago 2009; con  Fabiola Falappa, Carla Canullo, Per una antropologia della creaturalita', Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2009; La laicita' come metodo. Ragioni e modi per vivere insieme, Cittadella, Assisi 2009; L'ascolto come radice, Edizioni Scientifiche Italiane, 2009; Sperare con tutti, Qiqajon, Magnago 2010; Il servizio dell'interpretazione. Modelli di ermeneutica nel pensiero contemporaneo, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2010; Per un'altra politica, Cittadella, Assisi 2010; Idee eretiche. Trentatre' percorsi verso un'economia delle relazioni, della cura e del bene comune, Altreconomia, Milano 2010; Trasformare l'economia, Angeli, Milano 2014. Si veda anche l'intervista apparsa in "Coi piedi per terra" n. 402 e quella nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 420]

 

Roberto Mancini, Trasformare l'economia. Fonti culturali, modelli alternativi, prospettive politiche, Angeli, Milano 2014, pp. 336, euro 39.

La quantita' di scritti sulla cosiddetta "grande crisi" e' enorme e cresce continuamente: e' l'unica forma di "crescita" sicura! Ma che cosa ne possiamo trarre, visto che si dice tutto e il contrario di tutto e non riusciamo certo a star dietro alla mole enorme di pubblicazioni?

Per queste ragioni e' utile un lavoro come quella di Roberto Mancini, che in modo semplice, chiaro e relativamente sintetico cerca di offrire sia un panorama critico, nel primo capitolo (Un fallimento egemonico, pp. 21-96), sia e soprattutto delle possibili alternative, nei capitoli successivi.

Mancini individua e presenta tre fondamentali "svolte" necessarie per "trasformare l'economia": la svolta spirituale, la svolta metodologioca e la svolta culturale e politica.

Le riflessioni proposte dall'autore spaziano dal livello filosofico a quello morale e antropologico. Il modello di economia dominante, del capitalismo neoliberista, e' frutto di una concezione antropologica dell'uomo che si e' andata in parte imponendo, centrata su individualismo esasperato, materialismo volgare, consumismo, competizione e violenza. E' l'"american way of life" di cui vediamo continuamente alcuni dei risultati peggiori.

Le alternative si basano tutte su un mutamento antropologico, che in parte e' gia' in atto, anche se non assume un rilievo dominante, poiche' nell'apparato mediatico dominano pubblicita', propaganda, menzogna.

Tra le varie alternative gia' in corso, che Mancini prende in esame, mi soffermo soprattutto su quella dell'economia gandhiana, a mio parere la piu' matura e completa, nonostante risalga quasi a un secolo fa. Le altre, pure importanti (economia del dono, di comunita', islamica, della decrescita, del bene comune, di comunione, partecipativa), costituiscono un insieme che dovrebbe trovare un momento di sintesi e integrazione. A mio parere questa sintesi e' gia' presente nell'economia gandhiana, a partire sia dagli scritti di Gandhi (in particolare Hind Swaraj, ripubblicato da Gandhi edizioni con il titolo Vi spiego i mali della civilta' moderna, Pisa 2009), sia degli "economisti gandhiani" come Joseph Kumarappa (Economia di condivisione, Gandhi edizioni, Pisa 2010) e Romesh Diwan. Oltre a delineare una economia della "semplicita' volontaria", che prende come riferimento il "talismano di Gandhi", riportato ben due volte nel libro di Mancini, le "sette parole dell'economia nonviolenta" (si veda il mio breve opuscolo, Elementi di economia nonviolenta, "Quaderni di Azione Nonviolenta", Verona 2001) comprendono anche, come settima e ultima parola, il satyagraha, la forma di lotta necessaria per operare coerentemente la trasformazione e transizione verso una economia e una societa' nonviolente.

 

5. LIBRI. MARCO LABBATE PRESENTA "DON LORENZO MILANI. IL DESTINO DI CARTA" A CURA DI LIANA FIORANI

[Dal sito http://serenoregis.org riprendiamo la seguente recensione.

Marco Labbate fa parte del gruppo di lettura "Leggistorie" e collabora col Centro studi "Sereno Regis" di Torino.

Liana Fiorani e' nata a Collecchio (Parma) il 26 aprile 1925. Ricercatrice del "Centro di formazione e ricerca don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana" di Vicchio di Mugello (Firenze), dedica la sua attivita' a studi sul pensiero e sull'opera del sacerdote Milani, raccoglie materiali per la costituzione di un archivio milaniano... Ha pubblicato "Don Milani tra storia e attualita'" (1997), ristampato per le edizioni del "Centro" arricchito di nuovi apparati (1999) e "Dediche a don Milani dal Cimitero di Barbiana" (2001).

Lorenzo Milani nacque a Firenze il 27 maggio 1923, in una famiglia della borghesia intellettuale, ordinato prete nel 1947. Opera dapprima a S. Donato a Calenzano, ove realizza una scuola serale aperta a tutti i giovani di estrazione popolare e proletaria, senza discriminazioni politiche. Viene poi trasferito punitivamente a Barbiana nel 1954. Qui realizza l'esperienza della sua scuola. Nel 1958 pubblica Esperienze pastorali, di cui la gerarchia ecclesiastica ordinera' il ritiro dal commercio. Nel 1965 scrive la lettera ai cappellani militari da cui derivera' il processo i cui atti sono pubblicati ne L'obbedienza non e' piu' una virtu'. Muore dopo una lunga malattia il 26 giugno 1967; era appena uscita la Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana. L'educazione come pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l'opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri: sono alcuni dei temi su cui la lezione di don Milani resta di grande valore. Opere di Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana: Esperienze pastorali, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Lettera a una professoressa, pubblicate tutte presso la Libreria Editrice Fiorentina (Lef). Postume sono state pubblicate le raccolte di Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori; le Lettere alla mamma, Mondadori; e sempre delle lettere alla madre l'edizione critica, integrale e annotata, Alla mamma. Lettere 1943-1967, Marietti. Altri testi sono apparsi sparsamente in volumi di diversi autori. La casa editrice Stampa Alternativa ha meritoriamente effettuato la ripubblicazione di vari testi milaniani in edizioni ultraeconomiche e criticamente curate. La Emi ha recentemente pubblicato, a cura di Giorgio Pecorini, lettere, appunti e carte varie inedite di don Lorenzo Milani nel volume I care ancora. Altri testi e documenti ha pubblicato ancora la Lef (Il catechismo di don Lorenzo; Una lezione alla scuola di Barbiana; La parola fa eguali). Opere su Lorenzo Milani: sono ormai numerose; fondamentali sono: Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo, Rizzoli, Milano 1993; Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Baldini & Castoldi, Milano 1996; Mario Lancisi (a cura di), Don Lorenzo Milani: dibattito aperto, Borla, Roma 1979; Ernesto Balducci, L'insegnamento di don Lorenzo Milani, Laterza, Roma-Bari 1995; Gianfranco Riccioni, La stampa e don Milani, Lef, Firenze 1974; Antonio Schina (a cura di), Don Milani, Centro di documentazione di Pistoia, 1993. Segnaliamo anche l'interessante fascicolo monografico di "Azione nonviolenta" del giugno 1997. Segnaliamo anche il fascicolo Don Lorenzo Milani, maestro di liberta', supplemento a "Conquiste del lavoro", n. 50 del 1987. E ancora: Gerlando Lentini, Don Lorenzo Milani servo di Dio e di nessun altro, Gribaudi, Torino 1973; Giampiero Bruni, Lorenzo Milani profeta cristiano, Lef, Firenze 1974; Renato Francesconi, L'esperienza didattica e socio-culturale di don Lorenzo Milani, Cpe, Modena 1976; Piero Lazzarin, Don Milani, Edizioni Messaggero Padova, Padova 1984; Francesco Milanese, Don Milani. Quel priore seppellito a Barbiana, Lef, Firenze 1987; Giuseppe Guzzo, Don Lorenzo Milani. Un itinerario pedagogico, Rubbettino, Soveria Mannelli 1988; Giovanni Catti (a cura di), Don Milani e la pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1988, 1990; Francuccio Gesualdi, Jose' Luis Corzo Toral, Don Milani nella scrittura collettiva, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1992.Tra i testi apparsi di recente: Domenico Simeone, Verso la scuola di Barbiana, Il segno dei Gabrielli, Negarine 1996; Michele Ranchetti, Gli ultimi preti, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1997; David Maria Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium, Sotto il Monte (Bg) 1997; Liana Fiorani, Don Milani tra storia e attualita', Lef, Firenze 1997, poi Centro don Milani, Firenze 1999; AA. VV., Rileggiamo don Lorenzo Milani a trenta anni dalla sua morte, Comune di Rubano 1998; Centro documentazione don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana, Progetto Lorenzo Milani: il maestro, Firenze 1998; Liana Fiorani, Dediche a don Milani, Qualevita, Torre dei Nolfi (Aq) 2001; Edoardo Martinelli, Pedagogia dell'aderenza, Polaris, Vicchio di Mugello (Fi) 2002; Marco Moraccini (a cura di), Scritti su Lorenzo Milani. Una antologia critica, Il Grandevetro - Jaca Book, Santa Croce sull'Arno (Pi) - Milano 2002; Mario Lancisi, Alex Zanotelli, Fa' strada ai poveri senza farti strada, Emi, Bologna 2003; Mario Lancisi, No alla guerra!, Piemme, Casale Monferrato 2005; Sergio Tanzarella, Gli anni difficili, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2007, 2008; Jose' Luis Corzo Toral, Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica, Servitium, Sotto il Monte (Bergamo) 2008; Frediano Sessi, Il segreto di Barbiana, Marsilio, Venezia 2008; Sandra Gesualdi e Pamela Giorgi (a cura di), Barbiana e la sua scuola. Immagini dall'archivio della Fondazione Don Lorenzo Milani, Inprogress-Aska - Fondazione Don Lorenzo Milani, Firenze 2014]

 

Liana Fiorani (a cura di), Don Lorenzo Milani. Il destino di carta. Rassegna stampa 1949-2005. Catalogo, Societa' Editrice il Mulino, Bologna 2010, pp. 936, due dvd allegati al volume, euro 60.

Don Lorenzo Milani. Il destino di carta, curato da Liana Fiorani e pubblicato da Il Mulino e' uno di quei lavori che ogni studioso di un argomento vorrebbe poter avere tra i suoi strumenti di lavoro. Consiste di un catalogo con due cd rom nei quali e' contenuto un materiale vastissimo e prezioso che riguarda il priore di Barbiana: articoli, reportage, saggi, critiche, recensioni, annunci, lettere sul priore, programmi di convegni, libri... E' forse anomalo per una recensione cominciare dalla necessita' di esprimere una profonda gratitudine al suo curatore. Ma questo aspetto e' costitutivo di un'opera che si mette al servizio di altri lavori, essendo stata costruita con l'esplicito intento di aiutare gli studi futuri e di donare agli storici che verranno un poco di quell'elemento che e' sempre una merce rara per ogni ricerca: il tempo. Liana Fiorani rende facilmente fruibile una fiumana di documenti  di non semplice reperibilita', costruendo un'opera che diventa un passaggio obbligato per tutti gli studi che da qui in avanti si dedicheranno sia al priore di Barbiana, sia a quella che Balducci chiamo' "germinazione fiorentina". Un lavoro cosi' corposo poteva nascere solo dove il rigore della ricercatrice incontra una passione tracimante per una vita. Al primo si deve un lavoro di catalogazione complesso che segue un ordinamento doppio, cronologico e per testata. Alla seconda si deve la pazienza certosina con cui quest'opera e' stata compiuta.

A questa prima semplice considerazione, si aggiunge il pregio storiografico della raccolta. Il grosso del corpus dei documenti e' la rassegna stampa dedicata al priore che riguarda gli anni 1949-2005. Liana Fiorani offre la possibilita' di seguire in maniera diacronica la ricezione dell'opera di don Milani, e di vedere come la parola di altri si sia mossa sopra la parola milaniana, essenza del suo progetto educativo, fondato sulla necessita' di dare ai poveri la parola. Come scrive Liana Fiorani nell'introduzione "la volonta' di capire le ragioni della tanta attenzione della societa' verso la figura e l'opera del sacerdote educatore" e' un aspetto che merita di essere indagato. L'impatto e' impressionante. Gli articoli che riguardano il priore raccolti durante la sua vita sono 671. Piu' di un terzo portano come data l'ultimo anno di vita di don Milani, il 1967, segnato anche dall'uscita di Lettera a una professoressa. 969 articoli riguardano il periodo 1968-1986. Emerge nei diciotto anni successivi un'attenzione nei confronti del priore di Barbiana che si mantiene costante, con punte di maggior interesse dovute a eventi particolari, come la pubblicazione delle sue lettere o l'anniversario della sua morte. Il 1987 segna uno spartiacque nello spazio dedicato dalla stampa alla figura di don Milani. Gli articoli scritti sul priore solo in quell'anno sono 630, un numero abnorme rispetto ai 114 di dieci anni prima. Da allora l'interesse su don Milani non si e' piu' affievolito. I brani catalogati del periodo compreso tra 1987 e 2005 sono 7552.

Va detto che questi non sono numeri da prendere come assoluti e che potrebbero da un lato essere ancora piu' consistenti, dall'altro presentare proporzioni diverse. Tuttavia la tendenza di una crescita esponenziale dell'interesse verso la figura del priore mi pare possa essere spogliata di ogni relativita'. L'aumento dei mezzi di informazione e' certamente una delle cause, ma non mi pare una spiegazione sufficiente. Sembra esserci un bisogno della stampa di tornare a confrontarsi  costantemente con la figura del priore, come se vi fosse in essa qualcosa che travalicasse la sua collocazione nella storia e continuasse a parlare alla coscienza del Paese. Nel bilancio che  fa della sua ricerca, Liana Fiorani rileva alcuni tratti ricorrenti: "Dalle tante valutazioni che si scrivono di lui, ma ancor piu' dai suoi scritti, emerge una figura di grande coerenza, che coinvolge profondamente la sua intransigente testimonianza e ne fa una delle figure sacerdotali piu' espressive dell'ultimo secolo. La sua parola ha educato ed ancora educa, perche' quella sofferta esperienza prima di parlare all'intelligenza, parla alla coscienza e fa vibrare corde possedute e sconosciute che danno turbamento". E' tuttavia possibile approfondire tanto le somiglianze quanto le differenze nella trasmissione giornalistica dei trattti peculiari di don Milani nei diversi momenti della storia del Paese. Credo inoltre che potrebbe dare risultati assai interessanti l'incrocio di questi dati con altri relativi alla reale conoscenza della figura del priore di Barbiana, raccolti in campioni casuali, divisi per segmenti di eta', tra la vasta parte della popolazione italiana che non ha avuto esperienza diretta di "quel momento di piena trasformazione culturale", nel quale don Milani "si e' posto come severo educatore di tutta la societa' ecclesiale, sociale, militare e scolastica, si e' fatto maestro, missionario dell'educazione, perche' voleva il primato dell'uomo sulle istituzioni".

Aggiungo a latere che questo libro ha anche una bella introduzione. E' un piccolo saggio che cerca di intersecare tutti i nodi principali del pensiero milaniano col contesto storico in cui egli e' vissuto e col valore che quel pensiero ricopre nel mondo di oggi. La quantita' di informazioni contenute in poche pagine ne fanno un'ottima introduzione per chi si accosta per la prima volta alla cruciale complessita' di questa figura.

 

6. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Tito Lucrezio Caro, La natura, Garzanti, Milano 1975, pp. XXX + 528. Introduzione, traduzione e note di Olimpio Cescatti, testo a fronte, in appendice un brano da Tucidide. Con una lettura critica di Alessandro Ronconi.

- Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, Mondadori, Milano 1992, 2007, pp. L + 654. A cura di Guido Milanese, testo a fronte, in appendice brani da Tucidide e da Epicuro. Con un'introduzione di Emanuele Narducci.

- Tito Lucrezio Caro, La natura delle cose, Rizzoli-Rcs, Milano 1997, 2009, pp. 632. Nella traduzione di Luca Canali, col testo latino a fronte, il commento di Ivano Dionigi e un'introduzione di Gian Biagio Conte.

 

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

8. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2040 del 10 luglio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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