Minime. 306



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 306 del 17 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Matiullah Minapal e Aziz Ahmad Tassal: Il massacro di Toube
2. "Peacereporter": Vittime civili a Musa Qala
3. L'orrore
4. Un incontro a Milano con le donne del movimento "No Dal Molin" di Vicenza
il 7 luglio 2007 (parte seconda e conclusiva)
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. AFGHANISTAN. MATIULLAH MINAPAL E AZIZ AHMAD TASSAL: IL MASSACRO DI TOUBE
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 14 dicembre 2007, con il titolo "Il massacro di Toube" e il
sommario "Civili trucidati in un raid di forze speciali afgane e straniere".
Matiullah Minapal e Aziz Ahmad Tassal sono due giornalisti afgani che
collaborano con l'Institute for War and Peace Reporting (Iwpr)]

Un giovane uomo giace in un letto d'ospedale. Ha la gola fasciata dalle
bende di medicazione. Si chiama Abdul Manaan, ma tutti lo conoscono come
Naanwai', "il panettiere", perche' ha una panetteria appena fuori dal
villaggio di Toube, nel distretto di Garmisr, una settantina di chilometri a
sud di Lashkargah. Parlando a fatica, racconta quello che e' successo nel
suo villaggio la notte dello scorso 18 novembre.
*
Il racconto di Naanwai'
"Erano circa le due di notte quando sono stato svegliato dal rumore di
elicotteri. Ho guardato fuori dalla finestra ma non ho visto nulla. I miei
fratelli minori che dormivano nella stanza accanto, sono venuti da me a
chiedermi cosa stesse succedendo. Ho detto loro di tornare a letto e cosi'
ho fatto anch'io. Poco dopo ho sentito dei rumori sul tetto: erano soldati
armati. Sono entrati dalle finestre nella camera dei miei fratelli
chiedendogli se fossero talebani. Mio fratello ha detto 'no, abbiamo un
negozio, perquisite pure la casa, non abbiamo armi' e loro gli hanno sparato
a bruciapelo. Poi hanno legato le mani all'altro mio fratello e gli hanno
tagliato la gola. Poi sono venuti da me. Uno dei soldati parlava un po' di
pashto. Mi hanno chiesto se fossi un talebano. Ho detto che no, che ero un
panettiere. Mi hanno legato le mani e uno di loro mi ha passato il coltello
sulla gola tagliandomi tre volte. Non ero morto. Poi se ne sono andati. Le
donne e i bambini nelle altre stanze piangevano e urlavano, ma erano salvi".
*
Soldati "stranieri" non identificati
La testimonianza di Abdul Manaan e' confermata da molti altri abitanti del
suo villaggio che abbiamo incontrato all'ospedale: le persone venute a farsi
curare le ferite e i parenti che le hanno accompagnate. Raccontano di
soldati che abbattevano le porte, che sparavano ai bambini e che tagliavano
le gole. Tutti concordano che il raid e' iniziato alle due di notte con il
rumore di elicotteri da cui sono scesi decine di soldati, afgani e
stranieri.
Gli afgani non sanno distinguere le nazionalita' dei soldati della Nato:
statunitensi, britannici, canadesi, olandesi, per loro sono tutti
"stranieri".
Nel sud dell'Afghanistan, forze speciali statunitensi e di altri paesi
conducono missioni speciali assieme alle truppe scelte afgane: questi
commando non rispondono ai locali comandi Isaf-Nato ne' sottostanno alle
loro regole d'ingaggio.
*
Altre drammatiche testimonianze
"Erano da poco passate le due quando i soldati stranieri hanno fatto
irruzione in casa mia e hanno sparato ai miei figli nelle loro culle,
colpendoli alla testa", racconta Nabi Jan pieno di rabbia. "Ho raccolto i
brandelli di cervello dal pavimento con le mie mani e li ho messi accanto ai
loro corpi. Hanno ucciso diciotto persone quella notte e giuro che nessuno
era un talebano: erano civili come me, con mani dure da contadini. Se non mi
credete, venite al cimitero del villaggio: dissotterro i loro corpi e ve li
mostro! I soldati se ne sono andati attorno alle cinque di mattina, quando
era ancora buio. La mia famiglia da quel giorno vive accampata vicino al
fiume. Abbiamo paura di tornare a casa".
Borjan, un altro abitante di Toube, e' seduto fuori dall'ospedale. "I
soldati sono entrati nelle nostre case e hanno sparato a tutti quelli che
trovavano, comprese le persone che dormivano nei loro letti. In una casa
sono stati addirittura uccisi dei bambini nelle loro culle. A tre persone e'
stata tagliata la gola: due sono morte e una e' qui ricoverata in ospedale".
"Io ho perso due cugini quella notte", racconta Noor Mohammad, seduto vicino
a lui. "Quando abbiamo sentito gli elicotteri abbiamo avuto paura e ci siamo
nascosti. I soldati hanno buttato giu' la porta e hanno iniziato subito a
sparare. Hanno ucciso quattro persone. I militari erano afgani e stranieri".
*
La protesta degli anziani di Garmsir
Il 20 novembre, due giorni dopo il raid, quasi cento anziani e capi tribali
del distretto di Garmsir sono venuti a protestare a  Lashkargah. Nella sede
dell'Nsd, i servizi segreti afgani, sono stati ricevuti da rappresentanti
delle autorita' locali e dal capo della polizia di Helmand. All'incontro,
carico di tensione, erano presenti anche ufficiali britannici del Prt di
Lashkargah.
Uno di loro, un anziano zoppicante, ha preso la parola piangendo. "Il mio
nome e' Haji Ali Mohammad. Quella notte i soldati sono entrati in casa mia e
hanno ucciso a sangue freddo due dei miei figli. Uno di loro era sposato da
un mese. Non erano talebani, erano contadini. Siamo tutti contadini
poveri!".
Mohammad Husseini Andiwal, il capo provinciale della polizia, gli ha
risposto: "Capisco il vostro dolore. Anche un cuore di pietra si
scioglierebbe per le vostre sofferenze. Faremo di tutto per evitare che le
forze straniere uccidano ancora in questo modo dei civili".
Uno dei militari britannici del Prt ha preso la parola per dire che i
comandi Isaf hanno avviato un'indagine su "l'incidente di Toube" ma che
sara' difficile stabilire la nazionalita' dei soldati stranieri coinvolti.

2. AFGHANISTAN. "PEACEREPORTER": VITTIME CIVILI A MUSA QALA
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo delll'11 dicembre 2007, con il titolo "Afghanistan, vittime civili
a Musa Qala" e il sommario "L'ospedale di Emergency conferma i 'danni
collaterali'"]

Mentre la Nato e il governo di Kabul esultano per la riconquista di Musa
Qala ñ fino a ieri la piu' importante roccaforte talebana nel sud
dell'Afghanistan, l'unica citta' che i talebani controllavano e governavano
da ormai quasi un anno ñ iniziano ad arrivare le prime notizie sulle vittime
civili dei violenti bombardamenti aerei e d'artiglieria che la Nato ha
condotto sul centro abitato prima dell'attacco via terra.
"Finora abbiamo ricevuto una quindicina di pazienti da Musa Qala",
riferiscono a "Peacereporter" dall'ospedale di Emergency di Lashkargah, tre
ore e mezzo di jeep piu' a sud. "Sono donne, anziani e bambini, tutti feriti
durante i bombardamenti a cui la citta' e' stata sottoposta nei giorni
scorsi. Uno dei pazienti, arrivato questa mattina, ha detto che era l'unico
sopravvissuto della sua famiglia. Altri ci hanno riferito di decine di
civili morti sotto le bombe e di centinaia di feriti che pero' non possono
lasciare la valle perche' le operazioni militari sono ancora in corso e
l'esercito ha sigillato la valle: abbiamo ricevuto feriti anche gravi che ci
hanno messo due giorni prima di riuscire a passare i blocchi".
Queste notizie confermano le dichiarazioni di alcuni notabili pashtun di
Musa Qala, che gia' ieri parlavano di almeno una quarantina di morti civili:
notizia smentita come "propaganda talebana" dai comandi militari della Nato.

3. EDITORIALE. L'ORRORE

In Afghanistan e' in corso una guerra terrorista e stragista.
Ogni giorno una carneficina, ogni giorno orrore si aggiunge ad orrore.
A questa guerra terrorista e stragista partecipa anche l'Italia, per
decisione criminale e assassina del precedente governo Berlusconi e di
quello Prodi in carica, per reiterato voto del parlamento della precedente
legislatura e di quella attuale.
La guerra e' il massimo dei crimini. La partecipazione italiana alla guerra
e' illegale ai sensi della Costituzione della Repubblica Italiana e illegale
alla luce del diritto internazionale. La partecipazione italiana alla guerra
rende il nostro paese corresponsabile di atti di terrorismo e crimini contro
l'umanita'. Del terrore, dell'orrore dispiegato in Afghanistan anche il
nostro paese sara' chiamato a rispondere.
La guerra si estendera', il terrorismo raggiungera' le nostre case, la
violenza onnicida di cui cola' si e' fatta e si fa cosi' vasta seminagione
anche costi' rechera' i suoi orridi frutti.
Come si puo' essere cosi' ciechi ed insensati da non vederlo?
*
Vi e' un solo modo per spezzare la catena di stragi e di odio e di terrore:
cessare di compiere stragi, cessare di uccidere ed umiliare, cessare di
praticare il terrore.
Occorre tornare subito, subito, al rispetto della legge che ripudia la
guerra; occorre cessare subito, subito, di partecipare alla guerra; subito,
subito occorre promuovere un'azione di pace con mezzi di pace, per salvare
le umane vite, per smilitarizzare i conflitti, per disarmare tutte le mani,
per promuovere convivenza e umana dignita', per riconoscere e far
riconoscere la comune umanita' che tutte le umane persone lega in un'unica
famiglia.
Occorre la scelta della pace, della smilitarizzazione, del disarmo.
Occorre la forza della verita', l'afferrarsi al bene che salva.
Occorre la scelta della nonviolenza.
*
Chi continua a votare e finanziare la guerra terrorista e stragista e' un
criminale di guerra, un terrorista, uno stragista.
Chi continua a giustificare la guerra e le stragi, il governo e il
parlamento che votano e finanziano la guerra e le stragi, degli assassini e'
un servo e un complice.
La guerra e' in corso, i massacri sono in corso.
Tutti noi un giorno verremo giudicati da coloro che verranno. Verra'
chiesto: chi si e' opposto alla guerra e alle stragi? Chi non si e' opposto?
Non si potra' piu' mentire. Nel fondo dell'animo nostro gia' oggi mentire
non possiamo.
*
Nessuno di noi potra' dimenticare cio' che e' accaduto, cio' che sta
accadendo.
Chi non si oppone alla guerra e alle stragi non pretenda di parlare di pace
e di diritti umani.
La sua parola non ha piu' alcun valore.
*
Rosse piangeva lacrime la Rosa prigioniera.
E ferma stava, nel vero, nel giusto.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

4. INCONTRI. UN INCONTRO A MILANO CON LE DONNE DEL MOVIMENTO "NO DAL MOLIN"
DI VICENZA IL 7 LUGLIO 2007 (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo la trascrizione degli interventi dell'incontro con le donne del
movimento "No Dal Molin" svoltosi al Circolo della Rosa, a Milano, il 7
luglio 2007. La redazione del testo e' a cura di Silvia Marastoni]

Ersilia Filippi
Vorrei ricordare anche la storia delle pentole, di cui non abbiamo ancora
parlato... Adesso e' un po' che non le prendiamo in mano, ma e' solo
questione di occasioni... Pero' e' una modalita' di azione che ci dava
forza: essere li' tutti insieme, con questo rumore, con questo ritmo... Per
me era una cosa del tutto nuova.
L'altra cosa che vorrei ricordare e' che noi, il "gruppo donne", siamo una
componente del movimento, ma che in citta' ce ne sono anche altre: ad
esempio le donne di "Presenza donna", che fa capo alle suore, che non
vengono al presidio, ma che alla stazione erano sui binari, e l'otto marzo
erano davanti al comune con noi... Gli porto sempre i pacchi di documenti,
di volantini... E' una presenza piu' sommersa, ma molto attenta, e molto
femminile. C'e' una riflessione non da poco... Questo inverno hanno fatto
anche un convegno in cui hanno affrontato il problema del No Dal Molin. Sono
donne che pensano.
E torno un momento anche alle relazioni familiari. In questo senso considero
la mia famiglia un esempio emblematico: la figlia "no global", la mamma col
"gruppo donne", il padre "Ulivo tradito da Prodi", che si e' messo con le
"famiglie della pace", di ambito cattolico...
*
Andrea Ladina
Vengo da Cremona: ho saputo di questo appuntamento da Radio Popolare, e sono
venuto perche' mi colpisce questo elemento di condivisione delle cose che si
stanno vivendo.
Non mi chiedo perche' siano soprattutto donne quelle che hanno cominciato a
farlo, a discutere, a riflettere in questo modo. Certo la trovo una cosa
molto positiva e stimolante.
Un'altra ragione per cui sono qui e' che il 18 di luglio, nel Consiglio
provinciale di Cremona, verra' discussa una mozione che ho preparato (sono
un consigliere provinciale dei Verdi, che fanno parte della maggioranza) e
di cui vorrei leggervi il dispositivo finale: si chiede al Consiglio
provinciale, al presidente della Provincia, di richiedere al governo degli
Stati Uniti, attraverso il suo ambasciatore in Italia, "che realizzi nella
citta' di Vicenza un parco internazionale 'Foresta di Pace', con la
piantumazione nell'area dell'aeroporto Dal Molin di centomila alberi,
destinando in tal modo le risorse economiche previste per l'ampliamento
della base militare in opere per l'ambiente, la cultura, la pace, e come
campus internazionale di incontro per i giovani, in alternativa
all'ampliamento dell'attuale base americana e come simbolica riparazione
umanitaria e ambientale alla dissennata guerra in Iraq".
E' la prima mozione di questo tipo che viene proposta in Lombardia, e forse
anche in Italia.
Ero un po' preoccupato, perche' la richiesta, protocollata qualche settimana
dopo la manifestazione che si e' tenuta a Vicenza a febbraio, giaceva li',
in attesa... Quando finalmente, nell'ultima riunione del Consiglio, era
prevista la discussione, il tema precedente ha assorbito cosi' tanto tempo
che la cosa e' stata ancora rimandata. A cio' si aggiunge, come difficolta',
che diversi colleghi del centrosinistra vorrebbero bocciare questa
mozione...
Quindi cominciavo a pensare che per arrivare alla discussione e per cercare
di arrivare a un esito positivo fosse necessario trovare alleanze, altre
modalita'... E' un fatto casuale, ma io credo nella provvidenza: stamattina,
sentendo la radio, ho pensato "ma questo e' un miracolo!"... Il fatto che a
Milano oggi ci fosse questo incontro, questa discussione, proprio a pochi
giorni dal ritorno in aula della mozione mi e' sembrato un miracolo!
Quindi, fermo restando che la questione politica deve restare fuori, che mi
piace la piega culturale che ha preso stasera qui la questione, chiederei
sia agli organizzatori di questo incontro che alle donne di Vicenza di
scrivere al Consiglio provinciale di Cremona una lettera in cui si chiede a
tutti i consiglieri di votare a favore di questa mozione, a prescindere
dalla posizione del partito a cui si appartiene. Vi chiedo di fare pressione
per fare in modo che questa mozione venga approvata.
*
Luisa Muraro e Silvia Marastoni
Questa e' una discussione politica, non culturale. La politica non e' fuori
di qui, l'ultima delle nostre intenzioni e' quella di lasciarla fuori.
Questa e' politica delle donne. E noi non siamo gli organizzatori di questo
incontro, ma le organizzatrici...
*
Andrea Ladina
Prendo atto delle vostre obiezioni: sara' che penso alla politica in un
altro modo, che questa mi viene da chiamarla politica culturale... e che
l'organizzazione e' "maschia"... Vorra' dire che devo imparare... Fa sempre
bene imparare...
Mi sembra di essere di fronte a un "collettivo Lisistrata" di Aristofane,
che dice "stop alla guerra, altrimenti noi non facciamo piu' l'amore...".
*
Cinzia Bottene
Volevo tornare un momento su quel che si diceva prima a proposito dei
cambiamenti nei rapporti familiari. Prima Paola accennava al terreno su cui
sorge il presidio, che era un piccolo campo coltivato a mais. La
proprietaria e' una signora leghista che ce l'ha dato in uso gratuito.
Questo e' gia' strano, ma d'altra parte al presidio abbiamo molti leghisti,
come gente di Forza Italia.
Voglio un bene dell'anima a questa signora, e spesso scherzando le dico "e'
meglio che io e te parliamo solo del Dal Molin, perche' se ad esempio
affrontiamo la questione degli immigrati probabilmente facciamo a botte...".
Quando lei ha deciso di darci il terreno, ha dovuto sostenere una battaglia
durissima con i due figli, che sono poi i veri proprietari. Specialmente con
uno dei due, per parecchi mesi non si sono nemmeno parlati: pero' lei non ha
ceduto e gli ha fatto firmare il contratto.
Anche all'interno della mia famiglia molte cose sono cambiate: mio marito e'
sempre andato via spesso, per lavoro, ed era usuale che io lo salutassi
raccomandandomi, prima di ogni partenza, perche' andasse piano. Era una
sorta di cantilena scaramantica, la mia... Adesso invece, quando va via, e'
lui che mi dice "mi raccomando, non farti arrestare".
*
Mariettina Calstelbarco
Sono una consigliera di quartiere di Milano, frequento ogni tanto la
Libreria, con stati d'animo differenti.
Luisa mi conosce da tanto tempo, abbiamo spesso parlato del modo di fare
politica delle donne: ma non e' di questo che voglio parlare.
Mi ha fatto molto piacere incontrarvi.
Noi siamo in questa citta', governata dalla destra da sedici anni; so che in
questo luogo destra e sinistra sono parole considerate prive di significato,
ma questo non vale per me. Io mi trovo molto divisa in questo universo
politico: sono stata consigliera per cinque anni, poi ho lasciato per altri
cinque perche' era molto frustrante, come potete immaginare. Ho vissuto un
po' in Toscana, stando dalla parte della maggioranza, ma vedere queste lotte
continue (perche' e' molto piu' difficile fare la maggioranza, che
l'opposizione) mi dava poca soddisfazione. Sentivo come un debito verso
Milano, verso questa citta' cosi' calpestata, in cui si vive cosi' male. Amo
molto le realta' come la Libreria delle Donne, ma penso che sia anche utile
fare da legame tra la gente comune, che non e' colta, e l'inizio della
politica.
Innanzitutto vi ringrazio di essere venute qui per raccontarci la vostra
esperienza; e di farlo con questo linguaggio, con questa cadenza veneta che
da' un senso di casa, di radici, di un qualcosa che le donne hanno
conservato, in cui c'e' un calore che rimanda alle "ciacole" tra donne: una
cosa che esisteva anche a Milano, ma che oggi, in questa citta' senz'anima,
senza amore, non c'e' piu'.
Volevo chiedervi quando e come avete cominciato questa battaglia, perche' e'
stata fatta in questo momento, nel febbraio scorso, dopo che Prodi ha detto
che avrebbe continuato la politica di Berlusconi. La base era prevista da
prima... Vorrei capire perche' non e' stata fatta una protesta contro il
governo precedente; non e' una domanda retorica: davvero non so come e'
nata, spontaneamente, in quel momento, la protesta.
*
Nora Rodriguez
Siamo riusciti a scoprire il progetto di questa base grazie a un
osservatorio sulle servitu' militari creato dai ragazzi "disobbedienti" e
dal "Servizio Civile Vicenza" (un'associazione sull'obiezione di coscienza).
Li' abbiamo scoperto cosa ci stava arrivando sulla testa. I patti (che non
sappiamo dove sono, ne' chi li ha firmati...) sono del 2003, ma la
popolazione non ne sapeva niente...
*
Cinzia Bottene
Quelli che sicuramente sapevano erano i nostri amministratori, che sono di
centro-destra. Risultano dei contatti che risalgono al 2003 tra gli
statunitensi, il sindaco e un assessore incaricato di seguire questa
vicenda; ma fino al maggio dell'anno scorso la cittadinanza non ne sapeva
niente. Nel maggio dell'anno scorso, dopo le elezioni, c'e' stato un
incontro in Consiglio comunale a cui ha partecipato il generale comandante
della Ederle (la base che gia' esiste), per illustrare il progetto.
Quindici-venti giorni prima, quando le prime informazioni cominciavano a
trapelare, c'era stato un'altra seduta del Consiglio in cui c'era stata
un'interrogazione, a cui il sindaco aveva risposto dicendo di non saperne
niente.
Quando il generale americano e' arrivato con il progetto la cittadinanza si
e' mobilitata. Quindi la mobilitazione non e' partita nel febbraio del 2007,
ma a fine maggio del 2006, quando c'e' stata la prima manifestazione, a cui
sono seguite tutte le altre iniziative. Non tutti lo sanno, perche' le
manifestazioni locali non hanno avuto risonanza nazionale, perche' c'e'
stato un periodo di oscuramento totale da parte della stampa nazionale. Il
"caso Vicenza" e' stato fatto esplodere prima del pronunciamento di Prodi,
ed e' rimasto alla ribalta fino alla crisi di governo; dopo di che su
Vicenza e' calato ancora una volta il silenzio.
Quel che diceva prima Luisa sull'informazione e' molto importante. E' una
cosa bruttissima da dire, che io non avrei mai pensato, ma ci siamo resi
conto che l'informazione libera non esiste; neanche sui giornali che io,
come persona di sinistra, potevo avere come punto di riferimento, come "La
Repubblica". Abbiamo verificato, sperimentato direttamente che e' tutto
assolutamente giostrato dal potere politico.
Penso ad esempio all'occupazione della basilica: non credo che in molte
citta' d'Italia succeda che ventidue persone occupino una basilica, la
riempiano di drappi; che ci sia gente che sta tutta la notte a difendere
l'occupazione, per impedire che venga sloggiata; che l'occupazione duri fino
al giorno dopo, e che al momento del rilascio arrivino duemila persone in
piazza... Eppure, non e' uscita una riga, non ne ha parlato nessuno.
L'informazione e' stata totalmente deviata, come gia' si diceva prima,
perche' tutti parlano di ampliamento, mentre la realta' e' che si tratta di
una nuova base, a otto chilometri da quella esistente. Eppure, non piu'
tardi di una settimana fa, parlando in parlamento Prodi ha detto che non si
puo' rifiutare un ampliamento, perche' rientra negli accordi. Ma allora o
sei cretino o pensi che cretini lo siamo noi... Dal punto di vista della
correttezza, questa vicenda e' stata gestita come in una "repubblica delle
banane"...
*
Luisa Muraro
Conosco questa componente civica, democratica dell'indignazione. La conosco
specialmente attraverso mio fratello piu' vecchio, il quale ha sentito
moltissimo questa cosa e in una certa fase ha molto battagliato per la
correttezza dell'informazione.
Ho sentito questi accenti nelle cose che ha detto Cinzia, sia nel suo primo
intervento che adesso.
Pero' c'e' un limite a questo. Questo e' un mondo in cui i rapporti di forza
sono durissimi. Non c'entra la "repubblica delle banane". C'entra che certe
democrazie occidentali a regime capitalistico come la Germania, che e'
economicamente potente, o la Francia, riescono ancora a salvare qualcosa di
un'indipendenza nazionale; ma per il resto, bisogna scendere a patti...
Tutte quelle belle idee della democrazia, della nazione, eccetera, sono
andate quasi a ramengo.
Questo non vuol dire che noi dobbiamo abbandonare quel senso di dignita',
che ho visto incarnato in mio fratello, che fa dire "questo noi non lo
sopportiamo. Non sopporto che il mio paese abbia degli accordi e delle
modalita' di rapporto con gli Stati Uniti d'America che sono occulti, non
trasparenti e soprattutto non ben definiti". Questo senso di dignita' della
propria cittadinanza lo vedo incarnato specialmente negli uomini, piu' che
in donne; pero' l'ho sentito anche in Cinzia, che poi buffamente dice di
avere un temperamento maschile... E mi sono chiesta se forse possiamo o
dobbiamo cominciare a pensare di mettere anche questa nota, questo registro
nella politica delle donne, dove non c'e': c'e' molto quello della pace,
della cura del territorio, di quel che lasciamo ai nostri figli... Possiamo
o dobbiamo considerare di metterci anche questa dignita' che fa dire "io
abito questo paese e non posso sopportare di avere rapporti cosi' mal
definiti, cosi' oscuri, ricattatori"? Me lo chiedo e ci voglio pensare.
Pero' dobbiamo renderci anche lucidamente conto della durezza dello stato
dei rapporti di forza. Siamo veramente alla brutalita' dei rapporti di
forza.
E la strada di sottrazione di se' a quella scena li', per costituire cose
sensate, vive, vere, per essere in un altrove dove veramente ci sono le cose
che contano, l'essenziale, io la ritengo essenziale. E' la strada della
politica delle donne, che voi stesse, qui, avete fatto vivere intensamente:
quella di un "esserci altrove" di donne libere, vive, capaci di amare e in
rapporto con quelli che lottano (lo dico con molta semplicita' e forse anche
un certo minimalismo).
Pero' non voglio rinunciare a pensarci: perche' quando ho sentito Cinzia,
quando sento mio fratello, mi sembra che queste modalita' abbiano il loro
peso: ci sono esseri umani la cui dignita' passa anche attraverso il fatto
che il loro titolo di cittadinanza abbia valore; non sono io, questa, ma
c'e' questo aspetto da considerare.
*
Anna Faggi
Di queste cose parla la nostra Costituzione... E l'articolo 11 dice che il
nostro paese ripudia la guerra...
*
Luisa Muraro
Lo so, conosco la Costituzione... Io parlo della politica, dell'agire
politico, delle risorse interne... Tu sei impegnata in una battaglia contro
la politica della piu' grande potenza mondiale (e voi tutte siete ben
consapevoli di questo). Allora, la' bisogna che tu ne esca vincitrice gia'
da adesso, perche' sei da un'altra parte, per l'essenziale.
La Costituzione noi la ricordiamo sempre; la insegniamo ai nostri studenti.
Ma la Costituzione e' stata calpestata... Non per questo noi l'abbandoniamo:
un anno fa c'e' stato il referendum e l'abbiamo difesa; continueremo a
difenderla, perche' e' di valore. Ma non mettiamo li' il nostro cuore. Il
nostro cuore (penso, vedo e propongo io) lo mettiamo nella qualita' dei
rapporti con donne e uomini che accettano la mia liberta', e il vivere in
liberta', non passando attraverso l'auto-affermazione dei rapporti di forza.
La nostra strada e il nostro cuore sono li'.
*
Silvia Marastoni
Quello che dice Luisa lo ritrovo nella frase con cui inizia il vostro
documento ("l'azione su se stessi, l'azione sugli altri, consiste nel
trasformare i significati", Simone Weil, Quaderni, IV). Ho letto questa
citazione e l'importanza che le avete dato - mettendola a "premessa" di quel
che avete poi scritto - come il vostro far riferimento a una politica che
lavora sul piano del simbolico, che agisce innanzitutto a questo livello...
*
Mamma del Leoncavallo (non dice il nome)
Sono venuta perche' ho letto di questo incontro sul "Manifesto", e verro'
senz'altro a trovarvi a Vicenza. Stasera mi sembra di essere un po' su una
nuvoletta, perche' l'Italia e' piena di servitu' militari, da nord a sud...
Quando andavamo ad Aviano, perche' da li' partivano gli apparecchi che
andavano a bombardare, la gente era contro di noi.
Siete sicure che vincereste un referendum contro la base, a Vicenza?
Voi parlate di questa nuova base, ma di quelle che c'erano gia' prima, che
ci sono gia', non avete mai detto niente... Stasera ci avete raccontato che
ci sono addirittura delle bombe nelle montagne, che siete su una
polveriera...
Siamo un paese a sovranita' limitata...
*
Antonella Cunico
Riguardo alla percezione, all'immagine che i vicentini hanno degli
americani, vorrei sottolineare la differenza di consapevolezza che c'e'
oggi: negli anni '50 la caserma Ederle e' stata presentata come la sede di
coloro che avevano liberato l'Italia. Io sono un'insegnante e il 24 aprile
mi e' capitato di chiedere, nella mia classe, "sapete perche' domani siamo
in vacanza?". La risposta che mi hanno dato e' stata che festeggiamo la data
in cui Vicenza e l'Italia sono state liberate dagli americani... Allora ho
fatto chiudere i libri (perche' e' una prima e il programma dell'anno tratta
di altro) e ci siamo messi a parlare...
I vicentini sostenitori del si' dicono ancora adesso che noi dobbiamo della
gratitudine agli americani, perche' 60 anni fa hanno perso la vita per noi e
ci hanno impedito di cadere preda del comunismo...
Pero' tutto questo con la nuova base e' cambiato. I sostenitori del si' alla
base non sono la maggioranza.
Ilvo Diamanti, che e' mio compaesano (ci vediamo alla Coop...), a settembre
fece un sondaggio da cui risultava che se fossimo andati al referendum, come
avevamo chiesto, la maggior parte dei vicentini avrebbe votato contro la
base; e altrettanto avrebbe fatto il 70% degli abitanti di Caldogno.
*
Luisa Muraro
Antonella ha ragione: e' capitato qualcosa. Ed e' per questo che loro sono
qui: perche' e' capitato qualcosa.
Vorrei dirlo anche alla mamma del Leoncavallo: per quanto riguarda
l'opinione pubblica italiana, con Vicenza e' capitato qualcosa. Qualcosa
adesso e' cambiato.
*
Rosa Calderazzi
Sono stata a Vicenza qualche giorno prima del 17 febbraio 2007. Dovevo
partecipare a questa manifestazione e mi sono detta "ci vado prima". Essendo
pensionata avevo anche tempo, ho degli amici li'... Quindi sono andata e
sono stata cinque giorni. Non conoscevo Vicenza. Un mio amico mi ha portato
a vedere la base Pluto e altri luoghi... Tutte situazioni piuttosto
"pesanti". E' lui che mi ha spiegato che non si tratta di un ampliamento, ma
di un'altra base.
La cosa che mi e' sembrata abbastanza nuova, rispetto ad altre situazioni di
lotta politico-sociale (perche' quella di Vicenza e' questo: una lotta
politico-sociale, anche abbastanza rischiosa, che si e' messa su un punto
molto alto dell'iniziativa), e' stato vedere molto coinvolgimento di base,
molta vicinanza tra la gente. Questo presidio non e' un'assemblea a cui si
va e poi si torna a casa. Si sta li', di giorno e di notte... Evidentemente
questo fatto vi ha portato ad avere rapporti molto stretti tra di voi; a
poter determinare il modo in cui stare insieme, le cose da fare... Una cosa
abbastanza nuova, specialmente in questi ultimi anni, in cui la politica e'
abbastanza fredda, separata dalla vita quotidiana.
Forse le donne sono state una spinta, in questa direzione. Ho visto molte
donne, e forse hanno portato attenzione a una maggiore vicinanza, al
parlarsi.
Io pero' volevo capire meglio perche' avete sentito l'esigenza di mandare
questo documento. Che cosa chiedete ad altri gruppi di donne, che cosa vi ha
portato a sentirvi li' come donne, non solo come cittadine, persone che si
occupano di questa storia in cui c'e' l'antimilitarismo, il non voler essere
espropriate del proprio territorio, eccetera. Cosa vi ha portato a formare
un gruppo di donne, a fare questa esperienza, oltre a quella dell'iniziativa
"mista".
Io sono stata nel Social Forum di Milano dove (come capita sempre, a livello
di base) c'erano moltissime donne... Pero' non e' successo niente del
genere. Eravamo li', dicevamo la nostra, pero' non c'era una nostra
impronta.
Allora vi chiedo: vi siete messe insieme e avete fatto questo comunicato
anche perche' volete far sentire maggiormente quest'impronta femminile? O vi
siete semplicemente trovate in maggioranza donne e volete riflettere sulla
vostra situazione, su come siete cambiate, sui rapporti che avete con le
altre donne vicentine?
*
Antonella Cunico
Quello che posso dire per me e' che ho sentito l'esigenza di parlare ad
altre donne, di comunicare loro la nostra esperienza e di fare questo
"appello", che esprime il desiderio di costruire insieme una rete,
soprattutto per essere sostenuta dal loro pensiero.
*
Annamaria
Mi hanno colpito molto le cose che avete detto, come mi ha colpito molto
andare a Vicenza, tutte le volte che l'ho fatto (compreso il 17 febbraio).
Mi ha colpito l'accoglienza della citta'. Io vengo dal Veneto, ne sono un
po' fuggita... e vedere le persone che ti ringraziano perche' sei stata li'
mi e' capitato pochissime volte. E' veramente qualcosa di nuovo. Anche
quando sono andata al presidio mi ha colpito l'accoglienza che c'e'. Mi pare
una cosa da cui, prima di tutto, imparare: penso alle relazioni umane che
li' ci sono, e che - come sappiamo bene - nella politica molte volte non
esistono.
Quello che e' successo a Vicenza per me e' un grande motivo di speranza; e
forse da questa speranza, da questo schieramento umano e' fondamentale
partire, per pensare a un mondo in cui non c'e' un "dopo" a cui arrivare. Il
fatto di iniziare a vivere adesso, di sentirsi vicine, accumunate da questa
esperienza, e' molto importante.
Come "La Comune" abbiamo scelto di pubblicare l'appello dell'otto marzo, che
ci e' piaciuto molto.
Questo protagonismo delle donne, che molte volte non c'e' nella politica, e'
uno schierarsi molto legato alla vita, una speranza per ognuna di noi, per
continuare a costruire un futuro diverso. E' importante, anche per chi sta
lontano, riuscire ad andare a Vicenza a conoscere le persone, a cercare di
far crescere tutto questo attraverso le relazioni umane, attraverso la
possibilita' che le comunita' che stanno lottando - perche' ce ne sono anche
altre - inizino cosi' a costruire questo futuro diverso.
*
Elena
La risposta che mi sono data alla domanda "come mai vi siete aggregate fra
donne" e', andando alla mia esperienza, la necessita' di avere autonomia dal
maschile, che e' anche autonomia dai partiti e dal potere. Per me e' ancora
insopportabile fare politica con gli uomini, perche' sono prevaricatori...
ti ritrovi strumentalizzata, non ci sono rapporti di lealta' (e mi riferisco
anche al Leoncavallo, che ho frequentato)... Vorrei sapere se voi siete
d'accordo con questo: si fa politica fra donne perche' ci si trova bene,
perche' si e' nel mondo in un modo diverso. Anche molte donne sono
prevaricanti, ma il maschile lo e' sicuramente; non ci sono eccezioni. Anche
nei movimenti di base e' cosi': puoi essere in un centro sociale, fare il
tuo gruppo di donne, pero' poi in parlamento ci va Farina, che e' il figlio
delle mamme del Leoncavallo...
Pero' secondo me si fa politica delle donne anche lottando contro la base
militare americana.
*
Nora Rodriguez
Sicuramente non e' facile. E' vero, l'istituzione politica e'
fondamentalmente, profondamente maschile. Per questo abbiamo messo in atto
linguaggi diversi, modalita' diverse di azione. Quando abbiamo cominciato a
pensare all'otto marzo, e volevamo portare in piazza questo nostro modo di
dire al femminile che non vogliamo la base, qualcuno al presidio era un po'
perplesso... Poi, quando quella mattina abbiamo fatto "teatro invisibile" in
Piazza dei Signori, hanno cominciato a cambiare opinione.
Questo "gruppo donne", oggi, e' molto riconosciuto, al punto che ci hanno
chiesto se volevamo avere un nostro ambito, dentro al presidio.
Per me e' importante che nell'ambito in cui ci muoviamo la mia voce, quella
di Antonella, di Cinzia e di tutte le altre sia ascoltata come quella dei
nostri compagni. E cosi' e'.
*
Cinzia Bottene
All'inizio vi ho detto che io non faccio parte del "gruppo donne", che mi
occupo di altre cose... mi occupo della parte politica, e lavoro con gli
uomini. Io non cerco un'autonomia dagli uomini, perche' non ne ho bisogno.
Nel gruppo politico degli uomini mi rapporto assolutamente alla pari, senza
nessun senso di inferiorita'. Non ho bisogno di rivendicare un'autonomia, e
non ho neanche mai vissuto momenti in cui mi sono sentita considerata "meno"
in quanto donna.
*
Luisa Muraro
Credo che possiamo ricavare molte cose dalle vostre testimonianze, dai
vostri racconti. Avete detto moltissime cose, affrontato un ventaglio molto
ampio di questioni: dal perche' del gruppo donne al rapporto con Prodi, agli
spostamenti che si sono prodotti, ecc.
Penso che a questo punto sia meglio che ci concentriamo a capire.
Io ho capito questo: la storia di Vicenza, il movimento No Dal Molin e' un
punto di svolta nella cultura politica di base. E' capitato qualcosa. Quello
che la mamma del Leoncavallo ha ben spiegato, dicendo "andavamo ad Aviano e
la gente era contro, non era con noi", non sara' piu' cosi'; questa cosa
sara' sempre meno vera. Si e' superato un livello di allarme. Non c'e'
niente di automatico in quello che avviene: li', a Vicenza, nel momento in
cui si e' passata una misura (il dare per scontata la disponibilita' della
gente a certe cose) ci sono state delle donne e degli uomini che hanno avuto
un risveglio straordinario, e ne hanno fatto l'occasione della loro presa di
coscienza in prima persona. Umanamente in prima persona, che e' la cosa piu'
preziosa che la politica delle donne ha insegnato: l'esserci in prima
persona, non come appartenenti a un partito, a uno schieramento, eccetera...
Esserci cosi', riuscendo a relazionarsi per un'azione spartita, condivisa.
Per la prima questione che avevo posto, proprio in questo senso ho afferrato
moltissimo.
Per quanto riguarda invece l'impoverimento interiore di Cindy Shehaan, che
mi ha cosi' impressionata, mi chiedo se non sia stato perche' lei non ha
avuto questi rapporti, queste relazioni; se non sia successo perche' si e'
trovata da sola. Non so se voi ci avete riflettuto...
*
Nora Rodriguez
Abbiamo letto insieme la lettera di Cindy, e cercando di capire le ragioni
di questa donna abbiamo capito anche le nostre. Abbiamo cercato di capire la
differenza, di interrogarci su come stare insieme, come farci forza perche'
quello che e' successo a lei non succeda anche a noi.
Uno dei motivi che ci ha messo insieme e' stato il raccontarci come stavamo
vivendo questa lotta, quello che ci stava capitando. Ce lo siamo raccontate
per poterci aiutare, per poter passare dall'opposizione all'appoggiarci. Uno
dei meccanismi che si creano in queste situazioni e' il tentativo di
contrapporre le persone, di creare rivalita', gelosie... Noi abbiamo detto
"noi non ci stiamo in questo gioco; noi portiamo ragioni forti e le viviamo
altrove". Stiamo narrando quello che succede a Vicenza. Il nostro documento
non e' solo una richiesta di solidarieta'. E' un appello al mondo femminile.
Vogliamo che questa nostra esperienza sia patrimonio di tutte le donne.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 306 del 17 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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