Alex Zanotelli: "La tentazione del nucleare"



EDITORIALE DI "MOSAICO DI PACE"

La tentazione del nucleare

Alex Zanotelli

Il nucleare civile rappresenta la soluzione ai problemi energetici. Parola
del ministro Scajola del governo Berlusconi. Si prospetta anche un
sostanziale appoggio dell’opposizione (ahinoi!), consapevole dell’esigenza
di rendersi credibile, insieme al governo, per una soluzione tanto del
problema energetico che del cambiamento climatico. Peccato che tutto
avvenga senza alcun dibattito. Senza alcuna informazione alla base. Senza
alcun confronto.
Alcune domande s’impongono. Il nucleare civile è una risposta adeguata ai
problemi dell’umanità? Sarà in grado di eliminare la povertà dalla faccia
della terra? E soprattutto: cosa è cambiato rispetto al referendum del
1987, che ha visto la popolazione italiana esprimersi nettamente contro il
nucleare? E se questa storia, come scrive la rivista ecumenica americana
Sojourners, fosse solo “una cinica scommessa dell’industria nucleare per
salvare se stessa”? Noi qualche dubbio (più di qualcuno veramente), in
merito alla necessità di aprire le porte di casa nostra al nucleare
civile, lo nutriamo. Oggi come ieri.
Certo, un editoriale non è il luogo opportuno per un’analisi e una
comparazione dettagliata di profitti e costi, vantaggi e rischi,
riflessioni etiche e ambientali. Ma qualche dato può certo essere da
sprone. Per aprire un dibattito. Per un confronto, necessario in una
società democratica e pluralista. Un dibattito che auspichiamo si apra
anche nelle chiese.
In questi ultimi 40 anni l’energia prodotta dal nucleare negli Stati Uniti
è costata 492 miliardi di dollari. Cifra che non include voci come
l’eliminazione delle scorie o la chiusura degli impianti atomici. Se
dovessimo sommare anche questi costi, raggiungeremmo, negli Usa, i 700
miliardi di dollari per la produzione di energia nucleare, che
rappresenta, al massimo, il 10% dell’energia totale necessaria. Si
aggiunge poi il pericolo incidenti. E su questo – nonostante le
rassicurazioni propinateci – Chernobyl insegna! Il 90% degli 800 mila
pompieri e incaricati delle pulizie al reattore sono diventati invalidi o
inabili al lavoro. Perplessità omologhe legittimamente si pongono sul
timore di proliferazione nucleare – perché la connessione tra energia e
armi nucleari vien facile – e sul problema irrisolto delle scorie,
semplicemente stoccate nei siti dei reattori atomici. Non sepolte,
nonostante si sappia che i loro effetti mortali durano ben 200 mila anni!
Il fisico Angelo Baracca afferma: “La scelta che dobbiamo fare non è tra
l’energia che otteniamo dal carbone e il nucleare. C’è una via alternativa
che può diminuire i gas serra e dare abbastanza energia per un’economia
mondiale in espansione. Ma lo fa incoraggiando i processi democratici,
potenziando le realtà locali e in maniera sostenibile. [... ] La critica
più radicale che prima di ogni altra muovo ai programmi di rilancio del
nucleare è di alimentare ancora l’illusione che sia possibile continuare a
consumare energia e a continuare a crescere. Il pianeta non sarà in grado
di reggere ritmi di crescita e di consumo di questo genere, anche se
riusciamo ad arrestare tutte le emissioni di CO2”. Perché, di fronte al
problema dell’energia, non si batte la strada delle alternative possibili,
già sperimentate in altri paesi europei? Perché non se ne parla a
sufficienza? Forse perché non siamo disposti a modificare, a rivedere, a
contenere il nostro stile di vita e a ridurre i nostri consumi? Come in
ogni questione, invece, l’alternativa esiste. Il suo primo grande nome è
risparmio energetico per un uso meno irrazionale di una risorsa
esauribile. Forse si può puntare di più sulle fonti rinnovabili e sul
decentramento: l’energia può, deve, essere gestita dalle comunità locali,
dai comuni, dalle realtà provinciali o regionali.
Ci preoccupa l’apertura recentemente manifestata dal card. Raffaele
Martino, Presidente del Consiglio della Giustizia e della Pace, verso
l’uso del nucleare civile. Queste affermazioni, nella chiesa come in
politica, destano in noi alcune serie perplessità – di ordine etico e non
solo – e non possiamo condividerle. Il nostro auspicio è che si apra un
largo dibattito su questo tema. Sono in gioco valori alti, vitali, una
sfida da non perdere. E da non lasciare solo in mano ai cosiddetti
tecnici.

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