Jean Charles de Menezes, il brasiliano ammazzato nella Londra di Tony Blair, non avrà giustizia



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Jean Charles de Menezes, il brasiliano ammazzato nella Londra di Tony Blair, non avrà giustizia

Giustizia britannica, giustizia all'Occidentale per Jean Charles de Menezes, l'assassinabile, il cittadino brasiliano “portatore di faccia”, crivellato di colpi dalla polizia di Londra il 22 luglio 2005: il caso è chiuso.
di Gennaro Carotenuto

La “Commissione indipendente per i reclami” di Scotland Yard (evidentemente per la vita di un cittadino brasiliano non si disturbano alte corti o parrucconi ma basta un Ufficio reclami), ha completamente chiuso il caso per 11 dei 15 poliziotti coinvolti, ma ha escluso che si possa arrivare all’incriminazione dei quattro che materialmente lo uccisero. Ciò vale sia per l’assassinio, sia per il castello di menzogne costruito per giustificare l’assassinio.

Jean Charles de Menezes era un ragazzo del Minas Gerais, venuto a fare l'elettricista a Londra. Un ragazzo tranquillo, al quale gli squadroni della morte della polizia di Londra spararono sette colpi in faccia. Tony Blair -e c'è chi lo celebra!- aveva dato l'ordine di sparare per uccidere (shoot to kill) chiunque avesse la faccia sospetta nei giorni dopo gli attentati del 7 luglio. E i poliziotti di Londra eseguirono ordini, come Eric Priebke alle Ardeatine, massacrando sul posto un tranquillo ragazzo mineiro che andava al lavoro.

Poi, per giustificarne l'imperdonabile assassinio, la polizia di Londra aveva immediatamente costruito un castello di bugie che i media britannici contribuirono meritoriamente a svelare, ma senza scuotere in nessun modo il regime che quell'assassinio aveva ordinato. Si scoprì allora che Jean Charles non scappava, che non aveva il visto scaduto, che non aveva un giubbotto pesante che facesse pensare ad una cintura esplosiva in pieno luglio, non correva, non aveva scavalcato il girello della metropolitana per entrare senza pagare.

Erano tutte menzogne inventate dalla Polizia per giustificare l'ingiustificabile. Semplicemente Jean Charles, identificato solo per la sua faccia, in pochi secondi fu processato, condannato a morte e assassinato a sangue freddo dallo squadrone della morte che lo aveva individuato secondo la logica più abietta della guerra antiterrorista. E l’ordine del grande statista di sinistra, Tony Blair, era “sparare per uccidere”, shoot to kill. E il risultato furono i sette colpi in faccia (mica ombrellate) a quel volto del Sud.

Eseguivano ordini i poliziotti, il lurido lavacro di tutti i crimini militaristi della storia. Con questa motivazione, e quella che non c’è motivo di pensare che non fossero in buona fede, lo scorso ottobre i 15 poliziotti di Scotland Yard coinvolti furono prosciolti definitivamente senza alcun processo. In istruttoria, non luogo a procedere. Si sono sbagliati, tante scuse e la cosa finisce lì. Ma se il ragazzo mineiro non ce l’aveva il giubbotto pesante, non corse, non scappò, non fece nulla, se è dimostrato che quegli stessi poliziotti resero falsa testimonianza, di quale buona fede parla l’Ufficio Reclami chiamato a giudicare un omicidio?

E' aberrante che neanche l'inquinamento delle prove venga sanzionato. E infatti sono stati anche liberati dalla preoccupazione di essere sanzionati per il cumulo di menzogne con le quali offesero anche la memoria di Jean Charles. A Scotland Yard non è reato mentire e non si procederà neanche contro le false testimonianze usate per diffamare Jean Charles de Menezes, colpevole solo di avere una faccia del Sud del mondo nella Gran bretagna dell'ideologia antiterrorista. E c'è chi celebra Tony Blair, il bugiardo, l'assassino, il criminale di guerra.

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