un terzo commento



Scusatemi se torno a imperversare. Avevo scritto la nota qui sotto, ma
forse era troppo dura e polemica con un senatore DS per essere diffusa. Poi
ho letto sull'Unità di giovedì la lettera di Laura Pennacchi, che non è
proprio una impenitente no-global. E sono così venuto a sapere che lo
zapping mi aveva risparmiato altre insensatezze del senatore Debenedetti. A
questo punto potrei aggiungere alla conclusione della mia nota che forse
qualcosa possiamo fare: dichiarare almeno che uno come Debenedetti non lo
voteremmo mai più. Giuliano Giuliani



LA NOTA DI LUNEDì SERA



Lo confesso, c'è voluta una forte dose di masochismo, ma lunedì sera un
infelice zapping mi ha portato su RAI 2. Da Socci c'era il creativo
cosiddetto ministro dell'economia, che nessun PM ha ancora incriminato per
devastazione e saccheggio. E spiegava che, cosa nella quale è sicuramente
esperto come commercialista, per ridurre un'aliquota ingiusta si deve
denunciare metà reddito. Da qui la riduzione delle tasse come misura contro
l'evasione. Siccome parlava anche dell'acquisto annuale di 240.000
costosissimi fuoristrada a fronte di poche migliaia di denunce di redditi
quasi miliardari (vecchie lire, of course), confermava, se pur ce ne fosse
bisogno, di quali aliquote e di quali redditi il creativo e il suo capo si
interessano. A dargli man forte, secondo le regole della par condicio in
versione regime, c'erano Stefano Cingolani (ahinoi!) del Riformista e
l'uomo della Spectre (i.e. il redattore ispido del Foglio), dei quali è
difficile ricomporre anche solo succintamente il pensiero.

Il vero colpo allo stomaco me lo ha dato Franco Debenedetti, soprattutto
quando a sottolineare i suoi balbettii compariva in sovrimpressione la
scritta "senatore DS - Ulivo". E' pur vero che quando cercava, per
l'appunto, di balbettare veniva prontamente coperto dalle voci del creativo
e degli altri tre, caso mai si ricordasse di dire una cosa di
centrosinistra (anche col trattino). Ma santo cielo, è possibile non
ricordare neppure per sbaglio che milioni di lavoratori e di pensionati non
se lo possono permettere, se anche lo volessero, il giochino spiegato da
Tremonti, e che chi lo fa è un evasore, cioè un ladro, cioè un delinquente?
No, neanche una piega. Anzi, in qualche raro momento di lucidità, tra un
ammiccamento e l'altro, qualche tamburellamento delle dita sul tavolo (ma
sui fogli, per non fare troppo rumore e non disturbare), qualche sorriso
compiacente all'indirizzo del ministro sproloquiante, dal seno fuggivano
dei "va bene", "d'accordo", dei "sì, però", nei quali il "però" era in
diminuendo. Un'unica obiezione: "non avete privatizzato…"

Ma il bello doveva ancora venire. Alla domanda finale della Spectre sul che
fare per salvare l'Italia, l'indomito senatore ha risposto: "Battere le
corporazioni". Anche il sindacato?, ha insistito l'altro, al quale non
pareva vero. "Anche il sindacato", e tutti si è pensato che volesse dire:
"Innanzi tutto, il sindacato", "Soltanto il sindacato".

La trasmissione di Socci è un fallimento di audience, ma qualche disperato
cittadino italiano, tradito magari dallo zapping, la vede. Che impressione
ne può ricavare un elettore che si accinge a votare per l'Europa, certo, ma
soprattutto per battere un governo dove c'è persino il creativo? Una
pessima impressione.