Fwd: dalla Tavola della pace - Familiari vittime dell'11 settembre




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Subject: dalla Tavola della pace- Familiari  vittime dell'11 settembre
Date: Wed, 10 Sep 2003 15:56:50 +0200
From: stampa - Tavola della Pace <stampa at perlapace.it>

COMUNICATO STAMPA

11 settembre 2003

Messaggio dell'Associazione dei familiari delle vittime dell'11 settembre
"Peaceful Tomorrows"

Da New York  le vittime della violenza
dicono basta con la guerra
"Parteciperemo alla Marcia per la pace Perugia-Assisi del 12 ottobre"

Perugia, 10 settembre 2003 -Nel secondo anniversario degli attentati di New
York, i familiari delle vittime dell'11 settembre lanciano insieme alla
Tavola della Pace un appello contro la guerra e la violenza. "I nostri morti
non giustificano le guerre di Bush. La guerra non risolve i problemi. Il
terrorismo si vince con altri mezzi. La ricostruzione dell'Iraq deve essere
affidata alle Nazioni Unite. Riportiamo a casa i nostri soldati. "

I familiari delle vittime dell'11 settembre annunciano che parteciperanno
alla Marcia Perugia-Assisi "per un'Europa di pace" e alla 5a Assemblea
dell'Onu dei Popoli che si svolgeranno dal 9 al 12 ottobre 2003 a Perugia.




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 Ringraziamo anticipatamente tutte le redazioni che vorranno dedicare una
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Messaggio dell'Associazione dei familiari delle vittime dell'11 settembre
"Peaceful Tomorrows" (New York) in occasione del secondo anniversario della
tragedia - 11 settembre 2003



L'Associazione dei familiari delle vittime dell'11 settembre "Peaceful
Tomorrows" di New York ha inviato alla Tavola della Pace un messaggio in
occasione del secondo anniversario degli attentati perché venga diffuso in
tutto il nostro paese. I fondatori di "Peaceful Tomorrows" parteciperanno
alla Marcia Peugia-Assisi "per un'Europa di pace" e alla 5a Assemblea
dell'Onu dei Popoli che si svolgeranno dal 9 al 12 ottobre 2003 a Perugia.


Due anni fa, in questo giorno, i nostri cari hanno perso tragicamente la
vita nell'atto terroristico cha ha scosso gli Stati Uniti e il mondo intero.
Dal momento della loro morte, mentre proseguiamo il nostro percorso di
dolore, siamo stati confortati dalla partecipazione solidale e premurosa di
persone di tutto il mondo che hanno dato il loro sostegno alle vittime di
questo terribile attacco. Eppure, l'approccio del nostro governo in risposta
alla morte dei nostri cari è in forte contrasto con il buon senso e con le
azioni confortanti della gente comune. In occasione di questo secondo
anniversario, ci fermiamo a riflettere sulla pericolosa direzione intrapresa
dall'attuale politica statunitense e sulla necessità di un nuovo approccio
agli eventi dell'11 settembre volto a produrre reale giustizia e sicurezza.

La morte dei nostri cari ha spinto il governo statunitense ad attaccare
l'Afghanistan e a rovesciare il governo talebano con lo scopo di catturare
Osama Bin Laden e altri membri di Al Queda, considerati responsabili
dell'attacco. Sebbene, inizialmente le azioni militari abbiano avuto
successo, Bin Laden è ancora ricercato e recenti sviluppi rivelano il
ritorno dei talebani e di Al Queda nonostante il governo centrale continui a
fare richiesta di ulteriori fondi per la ricostruzione e la stabilizzazione
del paese. Di sicuro la nostra campagna militare in Afghanistan un risultato
lo ha avuto: ha aumentano il numero delle famiglie che come noi sono in
lutto. Afgani innocenti sono stati uccisi da ordigni statunitensi, feriti da
bombe a grappolo, sfollati a causa dei combattimenti. Tutto ciò si è
aggiunto a 23 anni di guerre precedenti. Nei nostri viaggi in Afghanistan
abbiamo incontrato alcune di queste famiglie e sono entrate nei nostri cuori
come altre vittime della tragedia dell'11 settembre.

Poco dopo l'11 settembre 2001, il Congresso americano ha approvato la legge
"Patriot" con lo scopo apparente di rafforzare la sicurezza negli Stati
Uniti, senza però prestare troppa attenzione alle conseguenze. In questo
clima di paura e di panico, la legge Patriot e altre misure adottate, hanno
eroso le libertà civili americane minacciando soprattutto le comunità degli
immigrati. Ancora oggi, persone senza nome languiscono in luoghi sconosciuti
a causa di colpe ignote in nome della giustizia americana. Ad oggi, non c'è
nessuna prova che queste misure ci abbiano reso più sicuri. Allo stesso
tempo, l'amministrazione statunitense ritarda l'avvio di un'indagine aperta
e onesta sugli eventi dell'11 settembre.

Lo scorso anno, di questi tempi, il presidente Bush durante la
commemorazione del primo anniversario della morte dei nostri cari, colse
l'occasione per iniziare la campagna per invadere l'Iraq. Nonostante
l'assenza di un collegamento provato tra Saddam Hussein e gli eventi del 11
settembre, le insinuazioni dell'amministrazione Bush, alimentate dalla paura
pubblica di nuovi attentati, hanno condotto il nostro paese verso una guerra
inutile, illegale e immorale, giustificata dalla morte dei nostri cari
defunti. Mentre le menzogne che nascondevano le reali motivazioni di questa
guerra stanno lentamente venendo alla luce, i soldati iracheni e
statunitensi continuano a soffrire, con il bilancio dei morti che cresce
ogni giorno. Oggi ci fermiamo per onorare i morti iracheni e tutte le
vittime della guerra e per chiedere ai nostri leader di riportare a casa
sani e salvi i nostri soldati che hanno messo a repentaglio la propria vita
in questa incauta missione e di restituire il controllo della ricostruzione
dell'Iraq alle Nazioni Unite.

Uno dei nostri membri, il 14 settembre 2001, ha scritto al New York Times:
"Prego che questo paese che è stato così profondamente ferito non dia libero
sfogo a forze che non avrebbero il potere di restituirci ciò che abbiamo
perduto." E' stato dato libero sfogo a queste terribili forze? Dopo l'11
settembre l'America ha ricevuto la solidarietà del mondo intero. Con la
guerra in Iraq il sostegno e la solidarietà internazionale si sono tramutati
in odio e disperazione. Il sentimento antiamericano sta crescendo in tutto
il mondo: quale migliore strumento per il reclutamento del terrorismo?

Come membri delle famiglie colpite, sappiamo che sentimenti di paura e
rabbia fanno parte di un processo di guarigione. Abbiamo imparato però, che
non è salutare agire spinti da queste emozioni. La risposta del governo
all'11 settembre ci ha intrappolato nella paura e nel panico che abbiamo
condiviso dopo gli eventi scioccanti dell'11 settembre. Piuttosto che basare
la nostra politica sulla paura e la rabbia, chiediamo che il governo agisca
nel miglior interesse del popolo americano riunendosi alla comunità delle
nazioni per lavorare insieme costruttivamente alla soluzione dei problemi
mondiali del terrorismo e della guerra.

Mentre l'11 settembre rappresenta una tragedia unica nell'esperienza
americana, è triste riconoscere che altri popoli hanno avuto il loro 11
settembre senza alcun clamore. I membri di Peaceful Tomorrows hanno
incontrato altre vittime della violenza nel mondo che sono diventate il
punto di riferimento dei nostri sforzi per trasformare il nostro dolore in
azioni di pace. Dai genitori palestinesi e israeliani che hanno perso i
propri figli nella violenza, alle vittime dell'ambasciata americana in
Kenya, alle madri delle persone scomparse nell'America Centrale e in
Sudamerica, ai sopravvissuti della violenza più estrema - le bombe atomiche
buttate dagli Stati Uniti su Hiroshima e Nagasaki - i membri di Peaceful
Tomorrows si sono trovati ad esser parte di una famiglia mondiale che ha
conosciuto il terrore e che ha risposto con la pace.

L'11 settembre ci ha insegnato che gli esseri umani possono commettere
violenze terribili gli uni contro gli altri. Ci ha anche insegnato però, che
il cuore umano è capace di superare la paura e l'odio per costruire un mondo
in cui non si ripetano mai più altri "11 settembre", in nessun luogo del
mondo. Questa è la speranza che ci deve far crescere come persone e come
nazioni.

Il 15 febbraio 2003 ha evidenziato un enorme cambiamento mondiale, tanto che
il New York Times lo ha messo in prima pagina. Milioni di persone nelle
strade di tutto il mondo hanno marciato contro la guerra in Iraq dimostrando
che ci sono due superpotenze nel mondo: l'amministrazione Bush e l'opinione
pubblica globale. Siamo onorati di essere a fianco delle sorelle e dei
fratelli che nel mondo sanno di dover cercare un altro modo di vivere
insieme su questo pianeta.

Così, oggi, mentre piangiamo i nostri cari, riflettiamo e ricordiamo, vi
chiediamo di unirvi a noi per cercare insieme la pace vera, la sicurezza e
la giustizia. Lo dobbiamo ai defunti, ne abbiamo bisogno per i vivi e
dobbiamo farlo per le generazioni che verranno. Camminiamo insieme verso un
futuro di pace.

Peaceful Tomorrows, New York, 11 settembre 2003

Traduzione a cura di Emilia Mastropierro, segreteria della Tavola della Pace

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francesco iannuzzelli    francesco at peacelink.org
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