[comunicati_lilliput] WTO - Vigilia a Cancun DOHARoundNews



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Newsletter sui negoziati WTO del Doha Round
a cura di Rete di Lilliput per un'economia di giustizia


WTO - Vigilia a Cancun

"Il Development Round non può fallire, Cancun deve essere un successo".
Questo commento dell'Evian Group, uno degli innumerevoli gruppi composti da
imprenditori, policy makers ed esperti di economia e commercio, sintetizza
il messaggio che tutte le lobby imprenditoriali hanno nelle ultime
settimane consegnato ai 146 ministri del commercio che domani a Cancun,
daranno il via alla quinta Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio.

Una Conferenza diversa dalle precedenti, con straordinarie aspettative da
parte degli esponenti del mondo imprenditoriale ma anche della gente comune
che a Cancun e in moltissime parti del pianeta scenderà nelle piazze per
esprimere le proprie aspettative sul vertice.

Un vertice che, secondo le indicazione del precedente (Doha 2001), dovrebbe
fare il punto sui negoziati in corso e dare il via a quelli sui quattro new
issues (o Singapore issues): investimenti, regole di concorrenza, appalti
governativi e regole di facilitazione del commercio.

Nei 21 mesi di negoziato trascorsi però i passi avanti sono stati pochi, il
2002 se ne è andato in tono dimesso, senza che un vero e proprio negoziato
partisse, solo in questi mesi del 2003, l'avvicinarsi della scadenza di
Cancun ha smosso le acque e sui tavoli di Ginevra si è cominciato a fare
sul serio.

Ma troppo tardi per costruire una piattaforma secondo le speranze scritte
in Qatar nel novembre 2001, il vertice che inizia domani appare declassato
e con poche speranze di avviare i negoziati sui nuovi temi così cari al
nostro commissario Lamy.

Soprattutto sarà un vertice molto complicato da gestire per Unione Europea
e Stati Uniti. L'adesione di un sempre maggior numero di paesi ha reso
ormai molto difficile governare un'organizzazione nata con pochissime
regole e senza un sistema di creazione del consenso codificato.

I Paesi in via di sviluppo, scalpitanti a Seattle nel '99, anestetizzati a
Doha dall'effetto 11 settembre, appaiono ormai difficilmente contenibili.

Molto atteso è il Brasile di Lula; prevedibile e previsto il comportamento
"aggressivo" dell'India, da sempre capofila dei "guastatori"; molto atteso
quello della Cina, al centro anche delle discussioni della nostra politica
nostrana.

I nostri imprenditori del settore tessile lamentano che non si sta giocando
ad armi pari e che a Pechino il costo del lavoro è troppo basso, che la
loro capacità di falsificazione è enorme e che dunque la concorrenza è
sleale. Sembra di sentire la voce dei Paesi del Sud del mondo, roba da fare
un comunicato congiunto.

Chi parla di dazi per rallentare la strada alle esportazioni cinesi,
dimentica che tali dazi colpirebbero anche il 54% di export prodotto da
industrie estere, i cui proventi non finiscono certo nelle tasche dei
cinesi. Dimentica anche che attualmente le importazioni cinesi crescono più
delle esportazioni e che i guadagni dell'export cinese finiscono in gran
quantità in buoni del tesoro americani, cioè a finanziare Washington.

Ad ogni modo il colosso cinese, dopo l'adesione di due anni orsono al WTO,
si è mosso molto lentamente e non ha in alcun modo tentato di diventare
portavoce dei Paesi del sud del mondo. Al contrario ha cercato di restare
in disparte, consapevole di avere interessi propri molto differenti da un
gruppo che nonostante la sigla unificante raggruppa paesi con economie
molto eterogenee.

Occorre ricordare che la Cina ha firmato nel novembre 2001 un accordo di
adesione di 900 pagine, negoziato in quindici anni, che prevede molti
cambiamenti da applicare nel giro di un decennio; per la Cina pertanto, non
sono auspicabili nuovi impegni, per questo il governo di Pechino ha
espresso il proprio non gradimento a decisioni che implichino nuovi impegni.

E i due attori protagonisti della saga GATT/WTO ?
Uniti dal desiderio di un successo del vertice, non lo sono su molti punti
dell'agenda concordata (si fa per dire) a Doha.

Gli USA hanno avuto con l'avvento di Bush, un comportamento ambiguo,
alternando misure protezionistiche in politica interna (agricoltura e
acciaio) a proposte molto aggressive di liberalizzazione in sede WTO, su
agricoltura e prodotti industriali. Robert Zoellick (il negoziatore USA),
ha insistito molto meno del suo collega europeo sui new issues e su altri
nuovi temi; sintomo probabilmente di una diversa visione sul futuro del
WTO. Lo scenario americano è quello di un WTO che ritorni alle proprie
origini e si concentri sulle regole di apertura al mercato (market access).

La visione europea è diversa e tende a prefigurare il WTO come una
regulatory agency, una organizzazione intrusiva che si occupi di
regolamentare i più diversi temi e che imponga nuovi standard a tutti i
paesi del mondo. E' in pratica la via del TRIPS, accordo ben diverso da
tutti gli altri, non concentrato sui principi di non discriminazione
(nazione più favorita e trattamento nazionale) ma con l'obiettivo di
imporre a tutti i PVS gli standard occidentali di protezione dei brevetti.

A questi scenari pare opporsi il tentativo dei PVS di UNCTAD-izzare il WTO,
cioè di trasformarlo in una agenzia tipo ONU che metta lo sviluppo al
centro dei suoi obiettivi.

In attesa dell'inizio dello show, la Banca Mondiale non ha fatto mancare il
suo messaggio augurale, stimando in un guadagno di 832 miliardi di dollari,
l'abbattimento di tariffe e barriere doganali. Si tratta di un esercizio
ormai consueto prima dei vertici WTO, ma si sa pure che si tratta di
previsioni puramente teoriche, non essendovi un metodo riconosciuto per
queste previsioni, ma solo la discrezionalità degli economisti. Le stime
fatte ai tempi dell'Uruguay Round dimostrano chiaramente l'aleatorietà di
queste previsioni.

Comunque sia, a Ginevra è stata preparata una dichiarazione/comunicato che
rappresenta uno scheletro che i ministri dovranno riempire con le loro
decisioni. Non si parla più di un accordo sulle modalità per il negoziato
agricolo ma di un accordo su delle pre-modalità; idem per i negoziati per
l'abbattimento delle tariffe sui prodotti industriali. Per i quattro
contestatissimi new issues sono presenti due formulazioni alternative, una
che da il via libera all'avvio dei negoziati, l'altra che prolunga la fase
preparatoria di studio.

Riguardo alle indicazioni geografiche, di cui molto si è parlato sulla
stampa italiana e che hanno riempito le dichiarazioni del nostro
viceministro Adolfo Urso, vista l'impossibilità di avere qualche successo
nel negoziato TRIPs, la proposta europea è di inserire la lista come
allegato alla bozza di accordo sulle modalità del negoziato agricolo, con
l'impegno da parte dei paesi membri a non utilizzare tali indicazioni.
Sempre riguardo all'agricoltura, gira voce, da un mese a questa parte, che
l'anno prossimo si possa tenere una conferenza ministeriale straordinaria
proprio per risolvere cio' che attualmente appare irrisolvibile.

Di certo a Cancun il WTO cercherà di salvare la faccia e male che vada il
vertice finirà con un comunicato finale che ribadirà gli impegni per la
prosecuzione del round in corso.

Ma vista la posta in gioco, le mediazioni, i ricatti, le alleanze e gli
accordi fra Paesi che si stanno tessendo in queste ore, ogni risultato è
possibile, ben sapendo che la taglia delle delegazioni che parteciperanno
al vertice sarà molto eterogenea e se l'Europa (fra delegati UE e delegati
dei vari Paesi membri), potrà permettersi di portare a Cancun più di 600
persone, la maggior parte dei Paesi del Sud del mondo sarà rappresentata da
un numero di delegati enormemente inferiore.

Roberto Meregalli
Beati i Costruttori di Pace - Rete di Lilliput
Campagna "Questo mondo non è in vendita"
tel. +39 348 9279038