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La nonviolenza e' in cammino. 627
- Subject: La nonviolenza e' in cammino. 627
- From: "Centro di ricerca per la pace" <nbawac at tin.it>
- Date: Tue, 29 Jul 2003 19:03:27 +0200
LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it Numero 627 del 30 luglio 2003 Sommario di questo numero: 1. Condannate le suore domenicane protagoniste dell'azione diretta nonviolenta contro i missili nucleari in Colorado 2. Lidia Menapace: oscenita' 3. Un "Forum Salute Mentale", rete di pratiche per la salute e la cittadinanza 4. Bela Balasz: la bellezza di Greta Garbo 5. Giulio Vittorangeli ricorda Alexander Langer 6. Aldo Capitini: inno 7. Riviste: "Qui. Appunti dal presente" 8. Letture: Gruppo solidarieta', I soggetti deboli nelle politiche sociali della Regione Marche 9. Riletture: Anna Banti, Il coraggio delle donne 10. Riletture: Elena Croce, La patria napoletana 11. Riletture: S. Giovanni della Croce, Opere 12. Riletture: Jayaprakash Narayan, Verso una nuova societa' 13. La "Carta" del Movimento Nonviolento 14. Per saperne di piu' 1. TESTIMONIANZE. CONDANNATE LE SUORE DOMENICANE PROTAGONISTE DELL'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA CONTRO I MISSILI NUCLEARI IN COLORADO [Da Joao Xerri (per contatti: jp at curia.op.org) riceviamo e diffondiamo questo comunicato a cura della Commissione internazionale giustizia e pace della famiglia domenicana. Alle tre sorelle esprimiamo la nostra solidarieta', ed invitiamo tutte le nostre interlocutrici e tutti i nostri interlocutori a fare altrettanto] Il 25 luglio 2003, come previsto, una corte americana ha emesso la sentenza contro le tre suore domenicane, Ardeth Platte di 66 anni, Carol Gilbert di 55 anni, e Jackie Hudson di 68 anni, che dovranno rimanere in prigione per due anni e mezzo circa e pagare una multa di 200 dollari per ciascuna e restituire 3,080.04 dollari. In particolare Jackie ha ricevuto una condanna di 30 mesi, Carol di 33 mesi e infine Ardeth di 41 mesi. Le sorelle sono entrate nel perimetro della base militare in Colorado (uno degli arsenali nucleari presenti sul territorio americano) durante una manifestazione di protesta civile contro la guerra in Iraq e hanno cercato di disabilitare simbolicamente un missile a testata nucleare, considerato un'arma di distruzione di massa. Sono state arrestate ad aprile e oggi la sentenza e' stata emessa. Il coraggio e la radicalita' della nonviolenza testimoniati dalle tre donne hanno raccolto ampio consenso nel mondo, diverse iniziative sono state organizzate negli Stati Uniti per appoggiare la loro causa. Presenti le diverse congregazioni religiose, monaci buddisti, lavoratori cattolici, membri di varie organizzazioni pacifiste tra cui Pax Christi International. Un familiare di Jackie Hudson ha affermato che "le riunioni familiari abitualmente significano vacanze, cerimonie, compleanni. Oggi esse si estendono anche ai processi e alle sentenze". Ed e' proprio come una Famiglia che le sorelle e i fratelli domenicani si sono comportati: stretti intorno alla congregazione del Grand Rapids Dominicans, alla quale le suore appartengono, e convinti dei costi sociali e politici del lavoro a favore della giustizia e della pace nel mondo. In aula le sorelle hanno continuato la loro azione nonviolenta di protesta contro l'uso di armi illegali vestendo abiti neri e velo e, nella tradizione delle Donne in nero, sono rimaste sedute in silenzio davanti alla Corte. Il 26 luglio e' stata organizzata la giornata "Adotta un silos di missili" per diffondere la consapevolezza dell'esistenza illegale e pericolosa di arsenali nucleari negli Stati Uniti, in coerenza con la lotta delle tre sorelle arrestate. Esse affermano che gli alti investimenti in armi, in particolare quelli destinati alle armi di distruzione di massa, sono soldi tolti alla lotta per lo sradicamento della poverta' e della fame. * Comunicato a cura della Commissione Internazionale Giustizia e Pace della Famiglia Domenicana (per informazioni e contatti: jp at curia.op.org). Per ulteriori informazioni (in inglese): Usa Commission for Justice and Peace, Sister Judith Hilbing: e-mail: jhilbing at aol.com, judithop at dom.edu; sito: www.domlife.org 2. EDITORIALE. LIDIA MENAPACE: OSCENITA' [Ringraziamo Lidia Menapace (per contatti: llidiamenapace at virgilio.it) per questo intervento. Lidia Menapace e' nata a Novara nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi impegnata nel movimento cattolico, pubblica amministratrice, docente universitaria, fondatrice del "Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e significative della cultura delle donne, dei movimenti della societa' civile, della nonviolenza in cammino. La maggior parte degli scritti e degli interventi di Lidia Menapace e' dispersa in quotidiani e riviste, atti di convegni, volumi di autori vari; tra i suoi libri cfr. (a cura di), Per un movimento politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con Chiara Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma 1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la luna, Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001] Succedono cose insopportabilmente oscene in Iraq. Analizzare quel che capita avendo memoria anche dell'Afghanistan e del Kosovo, mentre si cerca di capire la Liberia, e' un esercizio che richiede stomaco forte, ma recessario per capire che cosa intende Bush quando parla di "guerra costituente internazionale": vuol dire che il diritto viene cancellato e i nuovi "precedenti giuridici" diventano le azioni degli eserciti. Ad esempio la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra e' cancellata e i prigionieri sono direttamente e senza precesso trattati come detenuti; nemmeno sottoposti a una qualsiasi indagine preliminare che formuli capi di accusa, in modo che possano essere estradati al Tribunale penale internazionale. Gli Usa non riconoscono il Tribunale e di come vengono giudicati i "detenuti di guerra" non si puo' sapere niente, non vi sono ispettori delle Nazioni Unite che seguano le procedure: non per nulla Amnesty protesta. Ma non e' l'unica vergogna: la cattura e uccisione dei capi del regime di Saddam dopo la fine delle operazioni belliche come se si trattasse di una partita a carte era gia' abbastanza stomachevole, ma adesso la spedizione per uccidere i figli di Saddam rasenta la barbarie. Se la guerra e' stata dichiarata finita da Bush vuoi dire che e' finita e da quel momento si deve trattare con i vinti: se non si trova Saddam, con qualche altro. Non fare un mazzo di carte di persone cui si puo' sparare a vista per incitare i cacciatori di taglie altrimenti non si consegnera' nessuno ovviamente; dal momento in cui la guerra e' dichiarata vinta chi viene catturato e' un prigioniero; persino i capi nazi furono catturati e imprigionati. Non si puo' assistere a simili sconcezze come se fosse un western: non e' un film, e' realta'. E se non interveniamo Bush chiedera' ai suoi "fedeli alleati" e alle Nazioni Unite di intervenire per finire i lavori sporchi la' dove lui dichara di aver vinto la guerra e di averla conclusa. Non un solo soldato deve poter essere mandato ad occupare territori illegalmente conquistati. E vale la pena di ricordare a proposito di chi adesso comincia a dire, scrivere e pensare che un esercito europeo andrebbe bene, che dopo la seconda guerra mondiale nessun esercito regolare ha piu' vinto una guerra. I francesi e gli Usa le hanno prese in Vietnam, i sovietici in Afghanistan, l'esercito israeliano sebbene addestratissimo e molto motivato non e' riuscito ad avere ragione di un popolo senza terra, anche gli Usa di nuovo non hanno vinto in Kossovo, ne' in Afghanistan, ne' in Iraq: dovunque si da' inizio a una guerra non la si finisce piu', si peggiorano le condizioni generali e si lasciano piaghe purulente ovunque. Davvero la guerra deve essere cacciata fuori dalla storia e con lei gli eserciti e il militarismo, se vogliamo recuperare una idea e pratica di stato sociale, che e' incompatibile con lo stato militarista. 3. PROPOSTE. UN "FORUM SALUTE MENTALE", RETE DI PRATICHE PER LA SALUTE E LA CITTADINANZA [Ringraziamo Peppe Dell'Acqua (per contatti: peppedellacqua at iol.it) per averci inviato questo documento che "vuole avviare un'ampia discussione sull'attualita' della 'questione salute mentale' e rilanciare i temi centrali della riforma. La proposta e' quella di costruire un'associazione, la piu' larga possibile, che sappia dar voce a tutti i soggetti, individuali e collettivi, che hanno attraversato da protagonisti in questi anni i percorsi del cambiamento. La proposta sta raccogliendo adesioni e suggerimenti utili. Dopo questa fase, sicuramente preliminare, altri passaggi potranno essere organizzati e proposti dagli stessi aderenti al Forum". Peppe Dell'Acqua, tra i protagonisti dell'esperienza del movimento di psichiatria democratica, e' direttore del Dipartimento di salute mentale di Trieste; tra i firmatari di questo documento vi sono alcune delle persone piu' belle della lotta per la dignita' umana in Italia degli ultimi cinquant'anni] Un grande cambiamento si e' prodotto nel nostro paese in questi 25 anni di vita della riforma psichiatrica, che ha chiuso i manicomi pubblici, ha riconosciuto il diritto di cittadinanza alle persone con disturbi mentali e ha avviato la formazione di un sistema di servizi di salute mentale che, secondo dati recenti del Ministero della Salute, appaiono ormai diffusi in tutto il territorio nazionale. Questo cambiamento pone pero' con maggior forza e urgenza la questione della qualita' di questi servizi che appaiono troppo spesso segnati da una imbarazzante dissociazione tra pratiche ed enunciazioni teoriche, tra principi e modelli organizzativi, tra risorse in campo e supporto alle persone per le quali i servizi esistono. Il moltiplicarsi di positive esperienze esemplari, presenti in tutto il territorio nazionale, rende ancora piu' stridente questa dissociazione e ci obbliga ad aprire una riflessione sulle ragioni che la determinano. Si rilevano inoltre incertezze, inerzie, ritardi, passivita' e ambiguita' da parte delle Asl e delle Regioni nel pianificare in modo chiaro e preciso le linee di sviluppo e di trasformazione dei servizi di salute mentale, e talora perfino scelte inaccettabili ed esplicitamente contraddittorie con lo spirito della legge di riforma. La persistenza di programmi formativi universitari avulsi dalla realta' dei servizi, dalle indicazioni legislative nazionali e regionali, e culturalmente lontani dalla esistenza e dalla vita concreta delle persone, contribuisce ad allontanare ulteriormente lo sviluppo di servizi adeguati. Tutto questo comporta che spesso i bisogni delle persone che si rivolgono ai servizi e dei loro familiari restano tuttora senza risposta oppure ricevono risposte riduttive, che producono condizioni di nuova istituzionalizzazione. I firmatari di questo documento intendono aprire un Forum Salute Mentale in cui sia possibile riavviare un dibattito critico, di merito e di metodo, sulle pratiche, i dispositivi, le tecniche utilizzate, i modelli organizzativi, gli strumenti amministrativi, le modalita' di allocazione delle risorse. La tutela effettiva dei diritti passa nello specifico in parte attraverso adeguate, appropriate, efficaci risposte date dai servizi deputati e in parte attraverso adeguate politiche sanitarie e sociali. Con il Forum Salute Mentale si intende riavviare un dibattito su entrambi questi ambiti, partendo dalle questioni su cui e' maggiore e piu' diffusa la preoccupazione. Ad esempio, vi e' diffusa consapevolezza sulle forti criticita' che presentano i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura negli ospedali generali, sullo sviluppo incontrollato di strutture residenziali con le piu' diverse tipologie e dimensioni, sullo stravolgimento di molti Centri di Salute Mentale in mere catene di montaggio di visite ambulatoriali incentrate esclusivamente sull'uso/abuso di psicofarmaci, sulla diffusione di prestazioni psicoterapeutiche del tutto avulse dalla vita, dal contesto sociale della persona che e' in difficolta' e dal suo percorso all'interno dei servizi. Si ripropongono inoltre interpretazioni regressive di mero controllo e pratiche di coercizione e/o di rivisitazione di un obsoleto concetto di pericolosita' sociale, sviluppando, in un circolo vizioso, comportamenti coerenti con questa regressione culturale. Permangono gli Opg, esiste il problema molto grave della salute della popolazione in carcere, continuano ad essere date deleghe acritiche a strutture private di puro contenimento, nascono forme nuove di internamento verso nuovi soggetti senza colpa e senza diritti, gli immigrati. Mancano del tutto, infine, strategie di informazione e di prevenzione e piu' in generale di coinvolgimento della societa' sulla promozione della salute mentale. Le questioni proprie dei servizi di salute mentale si ripropongono con particolare drammaticita' in riferimento ai minori, agli anziani, alle persone disabili, ai tossicodipendenti, agli immigrati. Attraversano, in sostanza, tutte le aree "ad alta integrazione sociosanitaria" e si ripropongono sull'intero campo del servizio sanitario in Italia. I servizi di salute mentale sostenibili non possono che richiamare un sistema di welfare di comunita' che implichi politiche coerenti tra Asl, Comuni, Regioni e realta' organizzative del territorio quali privato sociale, cooperative, volontariato, associazioni. Il Forum Salute Mentale, partendo dai problemi della salute mentale, intende implicare immediatamente nelle discussioni e nelle iniziative tutti gli attori a vario titolo coinvolti nell'intero campo sanitario e nelle politiche sociali ovvero operatori, amministratori, persone che si rivolgono ai servizi, familiari, associazioni, cooperative, privato sociale, volontariato nonche' altri soggetti che per professione o per sensibilita' incontrano problematicamente le questioni della salute mentale quali ad esempio insegnanti, professionisti diversi, magistrati e studiosi di diritto, artisti, e/o persone impegnate nella lotta contro tutte le forme di esclusione e per il riconoscimento ed il rispetto dei diritti. Il Forum si propone di dar vita ad una nuova associazione nazionale. Entro il mese di ottobre il Forum ed il suo programma verranno presentati in una iniziativa pubblica. Il Forum Salute Mentale auspica la costituzione di un Forum per la Salute in Italia e intende contribuire alla sua realizzazione. Chi intende dar vita, insieme ai promotori, all'associazione "Forum Salute Mentale" puo' comunicare la sua disponibilita' sul sito internet: www.forumsalutementale.it Mario Novello, psichiatra; Maria Grazia Cogliati, psichiatra; Massimo Cozza, psichiatra; Giovanna Del Giudice, psichiatra; Franco Rotelli, psichiatra; Vito D'Anza, psichiatra; Laimer Armuzzi, sindacalista; Franca Ongaro Basaglia, saggista; Ernesto Muggia, familiare; Vincenzo De Leo, psichiatra; Sergio Piro, psichiatra; Giuseppe Dell'Acqua, psichiatra; Giampiero Fiorillo, sociologo; Maria Grazia Giannichedda, sociologa. 4. RIFLESSIONE. BELA BALASZ: LA BELLEZZA DI GRETA GARBO [Da Bela Balasz, Il film, Einaudi, Torino 1952, 1997, p. 311. Bela Balasz (1884-1949), intellettuale ungherese - ma meglio sarebbe dire europeo, poiche' una volta ebbe a esistere, da Platone ad Averroe', da Erasmo a Mendelssohn a Montale, una patria dello spirito chiamata Europa - e' stato uno dei grandi studiosi (meglio: pensatori; o anche: teorici, anzi, teoreti) del cinema. Greta Garbo, nata a Stoccolma nel 1905 e scomparsa a New York nel 1990, e' stata una delle piu' grandi presenze della storia del cinema; per un avvio allo studio ci pare ancora assai utile il fascicolo monografico a lei dedicato di "Cult movie. Bimestrale di cultura e politica cinematografica", anno III, n. 12, ottobre-novembre 1982, con interventi e documentazione (anche iconografica, assai ricca), filmografia, cronologia e bibliografia] Greta Garbo e' triste. Non solo in determinate situazioni, per certi precisi motivi. La bellezza di Greta Garbo e' una bellezza sofferente, che avvolge tutta la vita e tutto il mondo circostante. Questa tristezza e' un'espressione esattamente determinabile: e' la tristezza della solitudine e della estraneita', quella tristezza che non conosce la comunanza con gli altri uomini. Nella figura della Garbo e' racchiuso il triste destino della purezza di una interiore nobilta' ripiegata su se stessa, della rabbrividente sensibilita' del "noli me tangere". Anche quando si immerge nel personaggio di una corrotta sgualdrina. Il suo cupo sguardo nasce dal profondo e penetra profondamente. Anche allora Greta Garbo si sente come esiliata in terra straniera, e non sa come abbia potuto giungervi. Ma perche' proprio questa singolare bellezza ha esercitato tanto fascino su milioni di uomini che per essa hanno trascurato bellezze piu' rigogliose e splendenti? Che significa l'espressione di quel volto? Gli spettatori hanno immediatamente sentito che la bellezza di Greta Garbo era piu' nobile e piu' pura di tutte le altre, e proprio perche' esprimeva il dolore della solitudine e della estraneita'. Per quanto armoniche possano essere le linee di un viso che sorride serenamente ed esprime felicita' e letizia, null'altro possono svelare - nella societa' in cui viviamo - che l'immagine di un uomo spiritualmente "primitivo". Anche il piccolo borghese, privo di coscienza politica, sente che quella bellezza triste e sofferente, la quale non puo' nascondere il ribrezzo di vivere in questo sporco mondo, e' l'immagine di una umanita' piu' altamente organizzata, spiritualmente piu' pura e moralmente piu' nobile. La bellezza della Garbo e', nel mondo borghese, una bellezza di opposizione. Nella fisionomia di Greta Garbo milioni di uomini scorgono una dolorosa e passiva protesta. Milioni di uomini che forse non hanno ancora preso coscienza della propria dolorosa protesta. Ma proprio per questo, essi amano la bellezza di Greta Garbo, e la antepongono anche alla piu' bella di tutte le altre bellezze. 5. MEMORIA. GIULIO VITTORANGELI RICORDA ALEXANDER LANGER [Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: giulio.vittorangeli at tin.it) per questo intervento. Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta' concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre 1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara, la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo, Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996; Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria, una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno, luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio 2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che solidarieta'". Alexander Langer e' nato a Sterzing (Vipiteno, Bolzano) nel 1946, e si e' tolto la vita nella campagna fiorentina nel 1995. Promotore di infinite iniziative per la pace, la convivenza, i diritti, l'ambiente. Per una sommaria descrizione della vita cosi' intensa e delle scelte cosi' generose di Langer rimandiamo ad una sua presentazione autobiografica che e' stata pubblicata col titolo Minima personalia sulla rivista "Belfagor" nel 1986 (poi ripresa in La scelta della convivenza). Opere di Alexander Langer: Vie di pace. Rapporto dall'Europa, Arcobaleno, Bolzano 1992; dopo la sua scomparsa sono state pubblicate due belle raccolte di interventi: La scelta della convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995; Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, Sellerio, Palermo 1996. Segnaliamo inoltre: Scritti sul Sudtirolo, Alpha&Beta, Bolzano 1996; Die Mehrheit der Minderheiten, Wagenbach, Berlin 1996; Piu' lenti, piu' dolci, piu' profondi, suppl. a "Notizie Verdi", Roma 1998. Opere su Alexander Langer: Roberto Dall'Olio, Entro il limite. La resistenza mite di Alex Langer, La meridiana, Molfetta 2000. Si sta ancora procedendo alla raccolta di tutti gli scritti e gli interventi (Langer non fu scrittore da tavolino, ma generoso suscitatore di iniziative e quindi la grandissima parte dei suoi interventi e' assai variamente dispersa). Si veda comunque almeno il fascicolo monografico di "Azione nonviolenta" di luglio-agosto 1996; l'opuscolo di presentazione de La Fondazione Alexander Langer - Stiftung, suppl. a "Una citta'", Forli' (per richieste: tel. 054321422; fax 054330421), ed il nuovo fascicolo edito dalla Fondazione nel maggio 2000 (per richieste: tel. e fax 00390471977691). La Casa per la nonviolenza di Verona ha pubblicato un CD-Rom su Alex Langer (per informazioni: tel. 0458009803; fax 0458009212; e-mail: azionenonviolenta at sis.it). Indirizzi utili: Fondazione Alexander Langer Stiftung, via Portici 49 Lauben, 39100 Bolzano-Bozen, tel. e fax 00390471977691; e-mail: langer.foundation at tin.it; sito: www.alexanderlanger.it] Il modo migliore per ricordare Alexander Langer e' farlo con le sue parole. "Pagare il debito finanziario fa male al terzo mondo e produrrebbe guasti che si ripercuotono anche sul Nord. Distruggere l'ambiente per ricavare denaro danneggia anche noi. Invece va ripianato con urgenza il comune debito ecologico, e sotto questo profilo 'il Nord ha debiti molto maggiori del Sud', e 'il Sud e' creditore del Nord' da molti punti di vista (persino finanziario, sociale, culturale, lavorativo, sanitario, ecc.). Come si puo' pensare che la Conferenza mondiale di Rio su 'ambiente e sviluppo' non debba mettere al centro dei suoi lavori questo interrogativo? Quale negoziato, quale nuovo ordine mondiale puo' venir fuori tra forti e deboli, tra inquinatori ed inquinati, tra conquistatori e conquistati, se non si parte da un riconoscimento della condizione reale - di debito e di ragioni - e non si decide di porvi rimedio? Che senso avrebbe la conferenza di Rio se, a 500 anni dallo sbarco degli europei in America, non sapesse gettare le basi di un nuovo patto tra Sud e Nord? Non e' solo questione umanitaria o ecologica o di giustizia, ma anche di salute e di benessere nostro. "Aumentare i prezzi dei prodotti agricoli, soprattutto del Sud, pagare piu' care le risorse energetiche e le materie prime, interdire rigorosamente l'esportazione di rifiuti tossici e di prodotti chimici pericolosi, bloccare il traffico di armi, limitare la predazione dei mari, dei suoli e delle foreste del Sud da parte delle nostre industrie, far pagare caro l'inquinamento dell'atmosfera che viene dalle nostre industrie, dai nostri veicoli a motore e dai nostri riscaldamenti non significa regalare qualcosa al Sud, ma obbligare noi stessi a cercare vie piu' sostenibili per continuare a produrre, a cambiare, a trasportare, ad alimentarci, ad avere il necessario approvvigionamento energetico". (Dall'intervento introduttivo della sessione della Campagna Nord-Sud: "500 anni bastano, ora cambiamo rotta", Genova, 1-3 novembre 1991). * Ed ancora, forse lo scritto piu' famoso: "La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non si deve fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. La paura della catastrofe, lo si e' visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si puo' dire delle leggi e controlli; la stessa analisi scientifica non ha capacita' persuasiva sufficiente. A quanto risulta, sinora il desiderio di alternativa globale - sociale, ecologica, culturale - non e' stato sufficiente, o le visioni prospettate non sufficientemente convincenti. Non si puo' certo dire che ci sia oggi una maggioranza di persone disposta ad impegnarsi per una concezione di benessere cosi' sensibilmente diversa come sarebbe necessario. "Ne' singoli provvedimenti, ne' un migliore 'ministero dell'ambiente', ne' una valutazione di impatto ambientale piu' accurata, ne' norme piu' severe sugli imballaggi o sui limiti di velocita' - per quanto necessarie e sacrosante siano - potranno davvero causare la correzione di rotta, ma solo una decisiva rifondazione culturale e sociale di cio' che una societa' o in una comunita' si consideri desiderabile. "Sinora si e' agito all'insegna del motto olimpico 'citus, altius, fortius' (piu' veloce, piu' alto, piu' forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civilta', dove l'agonismo e la competizione non sono la motivazione sportiva di occasione di festa, bensi' la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in 'lentius, profondius, suavius' (piu' lento, piu' profondo, piu' dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sara' al riparo dall'essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso. "Ecco perche' una politica ecologica potra' aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate - come e' ovvio - in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioe', nella storia e nell'identita' dei popoli). Dalla politica ci si potra' aspettare che attui efficaci spunti per una correzione di rotta ed al tempo stesso sostenga e forse incentivi la volonta' di cambiamento: una politica ecologica punitiva non avra' grandi chances nella competizione democratica". (Dall'intervento "La conversione ecologica potra' affermarsi solo se apparira' socialmente desiderabile" tenuto ai Colloqui di Dobbiaco '94 sul "Benessere ecologico", settembre 1994). * Poi l'addio a Petra Kelly ("il volto piu' conosciuto dei Gruenen" tedeschi), su "Il manifesto" del 21 ottobre 1992: "Forse e' troppo arduo essere individualmente degli Hoffnungstrager, dei portatoti di speranza: troppe le attese che si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppo le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l'umanita' e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra cio' che riesce a compiere". * Il biglietto d'addio, Pian dei Giullari, 3 luglio 1995: "I pesi sono divenuti insostenibili, non ce la faccio piu'. Vi prego di perdonarmi tutti anche questa mia dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. 'Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati'. Anche nell'accettare questo invito mi manca la forza. Cosi' me ne vado piu' disperato che mai. Non siate tristi, continuate in cio' che era giusto". 6. MAESTRI. ALDO CAPITINI: INNO [Da Aldo Capitini, Colloquio corale, Pacini Mariotti, Pisa 1956, riportiamo l'Inno alle pp. 47-57 (il libro si compone di sette testi, tutti in versi: Coro, Episodio, Canto, Invocazioni, Storia, Inno, Epilogo). Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.cosinrete.it] I. Dopo tanta speranza e molto d'ombra, la passione dell'intimo e' concreta, e tutti unisce corale ed aperta. Misurati respiri in se' la dominano. Fuggente ordina le cose del mondo, conscia dell'arrivo alle vette, d'alte luci, Non si volge ai molli richiami delle notti. Con braccio fermo propaga le musiche, rapida sorride entro la geometria. Illumina le acque a fugare ambigue Sirene. Le informi fiamme la imitano invano. Lieta d'individuarsi nel pensiero, di dimorare partecipando nei cuori; perche' sorgano case da disegnate linee, e per offrire un letto ai figli stanchi, quando le acque assalgono notturne gli scogli. Meglio amare, per poter anche pensare. I volti si cercano instancabili in silenzio. L'innamorato, come dopo una corsa, volge la prima parola d'amore. Cercando il canto, in cambio delle felicita' perdute, e' piu' che la pace tra gli archi della prosperita': i paesaggi innocenti, intimo il dolore. Il pensiero assume anche i crolli polverosi, le epoche geologiche non sono l'anima, il giro dell'anno non e' un assoluto, attraverso l'intimo scompare la nascita. Hanno ragione i giovani di sorridere forti, e' piu' che da re aggiungersi costante. II. Alta passione da culmini purificati. E' pronta a perdere ogni cosa del mondo, obliando di difendere la vita ed il sonno, perche' oramai ogni istante e' assoluto, e al posto del mezzo, presente e' il fine. Nell'umilta' di servire, in ogni situazione, fedele alle parole nel pronunciarle, parla al sasso perche' non vien piu' dal passato, in un'infinita lealta' assume ascoltando. Il cuore dal suo oscuro si illude di chiamare con i crampi alla quiete l'individuo: meglio fa la musica alzando un tema, impetuoso come un cerchio sempre aprentesi, una realta' che non conserva nulla per se': sprezzando l'utilita' dell'aver cose, e la potenza di un nome in mezzo agli altri. Quanto e' piu' vero lo spazio dentro la musica, quelle linee vigorose, quel prima e quel poi! Insegna fermamente un'armoniosa misura alle frotte silenziose dei pini sui poggi, al fiore che si regge sullo stelo con grazia: il tramonto sta aureo sulla linea dei colli, gli animali vengono su, sbigottiti e affettuosi; e il pensiero s'incontra lieto con il ritmo. Voi che avete vicino strumenti di musica, e un canto, ecco aprite con amore il silenzio. Questa e' la gioia, gli occhi splendono soavi, purificati da ogni ammiccare furbesco. Su, dolce alacre e' l'ora, e siamo insieme. III. Piu' alto lo squillo, che sovrasti col suo tema, un ragionare solenne alla presenza di tutti: estasi da un centro consapevole, crescente luce alimentata generosamente dall'ombra. Trovato un parlare anche ai desolati paesaggi. Il singolo canto si volge filiale al coro, e il coro e' piu' che fraterno al canto. Tutto, tutto, e allo sguardo che chiede, la risposta di pace. Lieto chi ha colto in tempo dopo l'attesa il risolutore secreto della festa. Sulla tovaglia un angelico raggio si e' posato; anche la festa e' serena attesa di altro, desiderare sempre di la' dal piacere la gioia, e di la' dalla gioia stato attivo e puro. E' bello ancora attendere e ascoltare, e l'universo ha momenti di oblio, ansie di apertura, non e' utilitario, a toccarlo vibra di vita ma vuole anche altro; su, non diamo le favole guardanti al passato; maggiore e' la bonta' rivolta al futuro. Perche' non dare un sorriso al beffardo che insegue? Scalando sulle tentazioni, il linguaggio diventa quasi incomprensibile per la gioia. L'intimo risorge donando armonia. Si era incarnato nei limiti, ma era di piu': perduta di vista la casa nativa, che importa? Raggiunta e' la certezza, e finite le angustie. Ogni incontro un allietato abbraccio, e poi lasciarsi colmi senza parola. IV. Per ancora piu' di luce ecco i fanciulli, che giuocano e scoprono gridando gli scherzi, e l'occhio di meraviglia per il cader della neve, le forme nuove fuori della casa. Insieme con loro l'intimo si fa intento, per dare il meglio del nostro passato a tanto entusiasmo, a quei volti puri, inconsci della loro bellezza, mirabile realta' e natura accostata ai nostri travagli. Ormai non puo' stare tranquillo l'oscuro colloquio dell'individuo con se' stesso: lo guardan tutti con animo di perdono, pronti a dare una mano verso l'aprirsi. E perche' la paura del dolore, che tra poco non e', e intanto tutto intorno il mondo diviene liberante concorde? Prima di ogni sensazione e' l'atto. Sopra la felicita' fare e dare sono solenni. Oh finalmente un'energica lentezza, da un infinito silenzio sempre sorgente, ed offrire cose essenziali, semplici, vere. Finito e' il timore di essere cosa molesta, un brutto volto, una voce sgradita, un proporre idee da correggere subito o ritirarle, come l'esistere fosse una cosa che passa, per liberare il posto ad altro, e finire. Pace, nel dire tu, l'unita' eterna; sostenendo le avversita' perche' svanienti, osare le somme idee del cuore persuaso. V. La presenza redime gli angoli dimenticati. L'aria stagnava li' invidiando la gioia di stare nel volo ampio dei venti, la volutta' di essere attraversata dalla luce, di chinarsi ascoltando le piante dei prati, di girare attorno alla spiga superba e di sorridere ai fiori scoperti, volando alla nobile chioma aerea del pino, e da li' guardare i campi assolati; ed anche l'ansia di correre qua e la', al sopraggiungere dello scuro temporale, dal riparo chiudendo gli occhi ai baleni; eppure guardando curiosa le mille braccia infurianti dell'uragano; e lui scomparso negli abissi dello spazio, spingersi sul paesaggio idilliaco, mentre dal volto madido le piante occhieggiano, e tornano a librarsi gli odori della pace vegetale. La presenza dall'angolo rifiutato si apre: vi abitava la rinuncia, e vi era finita una polvere pallida e svigorita, lasciando l'altra polvere aggressiva nel mondo; forse in un istante d'autunno una luce era caduta li', e l'angolo aveva alzato gli occhi ciechi invocando un perche', tra oggetti antiquati e spaccati dalla vita, lamento silenzioso per una forma perduta, costretto all'umilta' di non disturbar piu' nessuno. VI. O festiva presenza, tu liberante, possibilita' aperta all'impossibile (che se ne stava impermalito lassu') di solcare la pienezza del reale nel mondo, di trasformare i crepuscoli serali. Chi mai chiude nelle leggi di citta' monotone, e toglie la gioia agli animali, tutti mutati in uccelli notturni sonnolenti? Ad un tratto il presente rivela che porta una realta' superiore all'attesa; domenicale presenza, che fughi gli eventi come polvere, e guidi per mano le persone dalle mute scene, i fratelli che si lamentavano strazianti su quel letto, li conduci, angelo intrepido, qui; ed anche gli animali dai mattini della loro vita, e scacciati dalla realta', rivivono, impossibili, qui per il presente; i colombi che venivano alla finestra aperta al sole che saliva sull'orizzonte, e andati da anni e anni nell'ignoto, o alta presenza, ritornano all'atto tuo di aprirti liturgica qui. O intrepida presenza, qui c'e' una battaglia: non puo' esser che cresca soltanto il passato, e allora tu veloce intervieni per amore di cio' che al cospetto della potenza e' minimo, e doni un'apertura che supera in assoluto quanto mai possa crescere il passato. VII. Bello arriva il mattino, maestro di energia, pronto al nuovo e libero come un fanciullo. Tra monte e monte s'apron golfi di luce, la casa si pulisce, e bianchi colombi a coppia fendono da tetto a tetto piu' alto. Oh che resti dimenticata la sera, le sue vivide luci, e il cedere alla notte: o mattino, la purezza, tua sorella maggiore; l'animo durante la notte sperava; meglio la consumante veglia e la rinuncia, che il sonno con i suoi sogni del mondo. Austerita' che invoca le musiche il lavoro. Il femminile tumulto delle serre di fiori, dominato di colpo; e nell'alta aula delle distanze siderali, altre dimensioni, sorriso ai troni sopra le nubi vuoti. Il dove e il quando, piccoli sulla terra. Finalmente gli sguardi le voci valgono di piu'. Da una nonmenzogna piu' interna del fare, il silenzio e' sobrio come l'aria d'inverno. Essere dalla chiarezza e' come da un infinito, illuminato nell'incuranza delle angustie. L'austerita' prepara un posto sereno, e sdegno alle tante vilta' per liberare, non e' suo un esistere che sia separato. Perche' ha un infinito puo' guardare le forme, anche le foglie degli alberi, appassionate: tiene in mano gli schemi del reale; lieta nel rispetto, ma piu' nell'aprire. VIII. Confessarsi alla liberta', abitudine somma; mentre tanti corteggiano i potenti, e guardano dal sotto in su i tiranni quando lenti traversano le citta', struggendosi in invidia di esser veduti nel gruppo e di raccontarsi parenti; meglio guardare sereni: il rumore del trionfo e' come un fiume che si e' sporcato. Meglio decidere e fare, al servizio del pronto cuore, e lottar contro il mondo, unendo sempre piu' nel tu le persone. Da qui l'inizio certo di un infinito, e andare, come aspettando, incontro al vivente: s'apre pari a una luce sicura di se' il tu, salendo lieto dal grembo delle musiche, imperterrito alle minacce dei potenti, e si pone vicino ad ascoltare e parlare. chino mitissimo ai fratelli moribondi: e' impossibile che non veda stoltezze e perfidie, ma vince la tentazione che tutto sia annientato, per scoprire tra l'ombre del mondo faticoso uno sguardo che insiste e che si apre, Felici coloro, pronti a lasciare ogni cielo di pace di felicita' di lavoro, perche' hanno saputo di dannati in eterno: si sono levati per scendere laggiu', e liberare portando un insperato perdono, e unendoli; perche' che cosa e' la gioia, se non si e' tutti nel silenzio e nel canto? IX. Dentro questo tempo che guardava freddamente, e questo spazio dove trionfava la mole, in questa prigione che circondava e stringeva, un'altra realta' e' giunta alla nostra tensione? Silenzio che dai la realta' nuova, con l'orgoglio che sia il tuo momento, festivo, punto certo, illuminato come una barba bianca dai raggi del mattino, agile nelle ampiezze ed ai dirupi, disceso di la' dove stavi tra albero ed albero, lontano dall'odore di strade asfaltate, gli uccellini narravano a te per andarsene poi, e la bianca farfalla ti attraversava obliqua, chissa' perche' frettolosa, e a momenti il vento montava alto in flutti aerei, ed era piu' nulla, brillando le foglie al sole: silenzio, ammonimento al rovesciarsi in impulsi vitali, tu solo veramente conscio di altro, etereo accompagnatore di anime. O realta' liberata, la pace dei fragili, la bonta' dei silenziosi e' con te, ecco c'eri tu, avvertita dai profeti, come i ciechi indovinano le arcate delle chiese, aspettare aspettare questa era la forza, non credere al tempo, allo spazio e agli eventi; le catastrofi fanno galoppate inutili davanti alla tua alba, e tutto e' pronto a giocare perche' il domani e' sicuro. X. O realta' liberata, accanto al nostro atto. Bisogna volare col tuo annuncio, e portarlo dentro gli alberi affaticati densi di fronde, anche alle pietre finisce la solitudine; gli occhi volevano vedere piu' che cose, avere fratellanza di luce, sentirsi insieme, darsi, e il pensiero esser caldo e vivo, come un amico chiaro tra amici; unire la grazia di architettonici giardini ed il vigore lirico delle orchestre, i gridi incrociati delle rondini nel giugno che sobrio spumeggia, e i silenziosi sentieri che immettono ai boschi. C'era molto di piu' che sensazioni e ricordi, il corpo irrequieto si moveva per altro, e il cuore cerco' di rivolgere tu leali, fermissimi anche nelle ripulse ed assenze, e quando la morte lasciava un corpo immoto. Sanno bene i fanciulli che impostare un giuoco e' trascendere gli oggetti consueti. La sintesi vera e' solo con l'imprevisto. Staccarsi da una causa che sta alle spalle, e aprirsi a un ordine che giunge supremo, non tremando a una liberta' ecco infinita. Non fate un estremo omaggio ai morti, c'e' altro. Anche il suono di campane prepara soltanto, e parlando le orchestre, ecco un passo sublime. Chi e' piu' consumato dal mondo, lo sa. Amare, rinascere insieme, cielo aperto. 7. RIVISTE. "QUI. APPUNTI DAL PRESENTE" "Qui. Appunti dal presente", n. 8, estate 2003: fascicolo monografico sul tema "Di guerra", in 122 pagine quasi un diario collettivo in forma di colloquio di intellettuali e militanti pacifisti tra marzo e aprile 2003. Per contatti: via Bastia 11, 20139 Milano, e-mail: massimoparizzi at tin.it, sito: www.quiappuntidalpresente.it 8. LETTURE. GRUPPO SOLIDARIETA': I SOGGETTI DEBOLI NELLE POLITICHE SOCIALI DELLA REGIONE MARCHE Gruppo solidarieta', I soggetti deboli nelle politiche sociali della Regione Marche, Moie di Maiolati Spontini (An) 2003, pp. 112, euro 9. Una raccolta di puntuali interventi del "Gruppo solidarieta'" (una esperienza di volontariato attiva nella provincia di Ancona dal 1980; per contatti: e-mail: grusol at tin.it, sito: www.comune.jesi.ancona.it/grusol) sulle politiche sociali della Regione Marche, dal punto di vista dei bisogni e dei diritti delle persone sofferenti, oppresse ed emarginate. 9. RILETTURE. ANNA BANTI: IL CORAGGIO DELLE DONNE Anna Banti, Il coraggio delle donne, La tartaruga, Milano 1983, pp. 164, lire 12.000. Cinque racconti della grande narratrice e saggista. 10. RILETTURE. ELENA CROCE: LA PATRIA NAPOLETANA Elena Croce, La patria napoletana, 1974, Adelphi, Milano 1999, pp. 142, lire 15.000. Uno studio su Gaetano Filangieri e Napoli tra Settecento e Ottocento, non solo: vi e' tutto lo stile - e l'acume, e il garbo, l'erudizione e la levita' - di Elena Croce (1915-1994), la sua prosa ad un tempo nobile e limpida, la sobrieta' ed eleganza del suo cercare, comprendere, narrare, interpretare, scrivere come atto di amicizia all'umanita'. 11. RILETTURE. S. GIOVANNI DELLA CROCE: OPERE S. Giovanni della Croce, Opere, Postulazione generale dei carmelitani scalzi, Roma 1991 (sesta edizione), pp. XLVIII + 1342. Il volume reca anche la lettera apostolica di Giovanni Paolo II dedicata al mistico spagnolo nel quarto centenario della morte. 12. RILETTURE: JAYAPRAKASH NARAYAN: VERSO UNA NUOVA SOCIETA' Jayaprakash Narayan, Verso una nuova societa', Il Mulino, Bologna 1964, pp. XLVIII + 252. "Tre saggi sui problemi dell'India e del socialismo", con un'ampia introduzione di Carlo Doglio, e in appendice un intervento di Vinoba su Socialismo e sarvodaya, e uno di E. F. Schumacher su Principi di un'economia nonviolenta. Jayaprakash Narayan, nato nel 1902, e' stato una delle figure di maggior rilievo della lotta di liberazione dell'India e uno dei dirigenti politici piu' stimati, nel 1957 ha lasciato la vita politica ufficiale per impegnarsi nel movimento Sarvodaya promosso da Vinoba. 13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti. Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo. Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli. 14. PER SAPERNE DI PIU' * Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti, la e-mail e': azionenonviolenta at sis.it * Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia: www.peacelink.it/users/mir; per contatti: lucben at libero.it; angelaebeppe at libero.it; mir at peacelink.it, sudest at iol.it * Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it. Per contatti: info at peacelink.it LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it Per non ricevere piu' questo notiziario e' sufficiente inviare un messaggio con richiesta di rimozione a: nbawac at tin.it Numero 627 del 30 luglio 2003
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