Cronaca di un'espulsione



Cari/e tutti/e,

come molti di voi sanno, da un po' di tempo a questa parte mi sono
interessata molto alla questione israelo-palestinese. E così, fra letture,
riflessioni e discussioni qualche tempo fa avevo deciso che avrei fatto il
possibile per poter andare in quelle terre, per portare un segno - certo
piccolo ma pur sempre un segno - di solidarietà, di dimostrazione che la
loro crisi non è ignorata dalla gente esterna. Un piccolo segno di PACE.
Pace indistintamente per israele e i palestinesi. Pace e libertà. (Solo
così può esserci la sicurezza). Per tutti.

Così venerdì scorso sono partita con un gruppetto di 'action for peace'
(un'insieme di organizzazioni pacifiste) per partecipare alla 'catena umana
della pace' a gerusalemme prevista per sabato 29 luglio. La manifestazione
è stata promossa da organizzazioni palestinesi e israelinane insieme, che
cercano di dimostrare come la pace si possa ottenere senza violenza, da
entrambe le parti. Il governo israeliano ha autorizzato la manifestazione.
Arrivati - sabato mattina - all'areoporto di telaviv, quando la polizia di
controllo ha saputo che eravamo là per partecipare all'incontro di pace, ci
sono stati immediatamente ritirati i passaporti e, alla nostra richiesta di
spiegazioni, ci è stato detto che 'partecipare a quella catena umana non è
un motivo sufficiente per poter entrare in Israele'. Non ci hanno lasciato
telefonare all'ambasciatore italiano a telaviv (l'abbiamo poi chiamato coi
cellulari) e mentre lui stava arrivando, ci hanno obbligato a risalire
sull'aereo e tornare in italia prima di vederlo, dicendo che l'ambasciatore
lì non contava nulla, e che eravamo 'nemici di Israele'. E sul passaporto
il timbro 'denied entry' - vietato l'ingresso. L'ambasciatore, la sera, ci
ha poi comunicato che il ministero degli interni israeliano ha mandato una
circolare a tutti i posti di frontiera in cui chiede che non vengano fatti
entrare i partecipanti alla manifestazione di pace.

Insomma, il governo autorizza la manifestazione, vieta la partecipazione e
dimostra che è stato un fiasco, che a nessuno importa la soluzione pacifica
della situazione.

Il fatto è ancor più grave se si pensa che Israele è una democrazia. E
nella democrazia c'è spazio per i tentativi di pace nonviolenta. La
manifestazione non è a favore di uno piuttosto che l'altro. E' a favore
della gente comune. E' contro l'assurdità dell'occupazione dell'esercito
israeliano tanto quanto del terrorismo degli estremisti palestinesi. Ma la
situazione è talmente degenerata che non si vogliono più riconoscere i
diritti - democratici - di pace, il dialogo vero, reale. Da parte di tutti.
Questa mail non è per dimostrare quanto 'male' si comportino. NO. E' per
sottolineare l'assurdità e la drammaticità a cui sono arrivati israeliani e
palestinesi. E da cui, purtroppo, è difficilissimo scostarsi. Ma quel
'denied entry' che mi ha impedito di entrare nel loro paese (e me lo
impedirà a lungo, purtroppo) non mi impedisce di continuare a informarmi,
informare, portare segni di pace, di speranza. Bisogna non arrendersi alla
rabbia del momento contro gli uni o gli altri. Ma cercare di parlare con la
gente. E parlaci ancora. E parlarne a chi ci è attorno. E capire le
motivazioni di rabbia ma continuare a gridare la pace, a essere pace, a
cercare un vero dialogo pacifico.

Vi ho scritto quando ancora sono piuttosto scossa dalla brutta avventura
che mi è capitata, ma per me è importante ribadire che dobbiamo continuare,
nel nostro piccolo, a dimostrare, portare, essere pace! Cavolo, io ci credo
fermamente nella via/dialogo di pace, è uno dei pochi punti certi della mia
vita! E in un momento come questo ci credo ancora di più. Un saluto,
sperando di sentirci per motivi più felici,

Shalom - Salaam aleicham

Marta Benettin