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Genova: pensieri, racconti ed emozioni in rete
- Subject: Genova: pensieri, racconti ed emozioni in rete
- From: Alessandro Marescotti <a.marescotti at peacelink.it>
- Date: Sat, 21 Jul 2001 18:45:44 +0200
ALTRINFORMAZIONE http://www.peacelink.it/altrinformazioneContiniamo a dare come PeaceLink un resoconto di quanto ci arriva dalla rete. Grazie a tutti per questo servizio di informazione e per i pensieri, i racconti e le emozioni. Dagli orari dei messaggi si comprende che pochi hanno dormito e pochissimi hanno dormito tranquilli. Scegliamo la vita, vinca la nonviolenza, rimanga la speranza.
A.M. ----- 20 luglio 2001 ore 20.01Un'angoscia tremenda su quel che e' accaduto, accade e accadra' regnera' nei cuori di molti. Un'ottima arma che abbiamo, ritengo, per denunciare e protestare su quelli che possono essere i nostri ideali ed i nostri modelli di mondo, e' la parola, che se utilizzata con accortezza, misura e determinazione vale molto piu' di 100 vetrine spaccate o 10 macchine bruciate, che lasceranno il problema in sospeso.
Davide Cufaro Petroni - Bari ore 23.13Siamo Paolo,Sere e Camilla. Scriviamo da Treviso. Non è facile definirti ciò che proviamo dopo aver visto le immagini di stasera. Eravamo decisamente attoniti e ci ha pervaso un senso di impotenza. Sai sono ormai alcuni anni che abbiamo sposato la causa dei poveri servendoci anche di un gruppo missionario diocesano. Paolo è stato in Tchad. Cerchiamo di rispettare il nostro prossimo il più possibile abbracciando la filosofia del commercio equo, del rispetto dell'ambiente ecc. Ma ancora non riusciamo a capire come per far sentire il grido degli ultimi bisogna usare per forza la violenza!! Il grido di chi invece a volte sa risolvere i propri problemi quotidiani con molta più pace e serenità di noi. Il problema che ci poniamo è: ma chi si comporta così vuole la pace? Oppure vuole solamente scaricare la sua rabbia e frustazione contro il mondo che seppur ingiusto che sia è sempre il loro mondo? E' possibile che a chi ci fa della violenza ogni giorno tagliando spese pubbliche, violando i diritti umani ecc., l'unico modo per rispondergli sia violenza? E quello che allora ci ha insegnato Ghandhi vale forse meno di quello che ci ha insegnato il Che? Crediamo sia arrivato il momento di dare un taglio a tutta questa violenza gratuita!!!! Noi in questi giorni non possiamo essere lì a Genova ma abbiamo esposto la bandiera della pace e vorremo che anche gli altri che la pensano come noi lo facessero, crediamo sia comunque un segnale di contro tendenza. Pensiamo che le televisioni avranno materiale su cui discutere, controbattere, analizzare, blaterare... l'Africa oggi è in primo piano, ma non la sua gente. Non abbiamo ancora sentito parlare dell'Asia, delle sue vene aperte e delle lotte che sta facendo per continuare ad esistere. Crediamo serva una presa di coscienza su quello che è il mondo oggi, crediamo serva il coraggio di lasciare questo benessere (anche se per noi non è ben essere) per trovare un'altra strada a questo sviluppo. Grazie perchè ci state informando di cosa sta succedendo e per la possibilità che ci date di esprimere la nostra opinione.
Un saluto Ferello Paolo, Camilla Pavan Serena Dosson di Casier (TV) ----- 21 luglio ore 1.40 Messaggio da Reggio EmiliaOggi sabato 21 Luglio alle 17 in piazza Prampolini presso la tenda della Rete di Lilliput, presidio silenzioso, in condanna delle violenze avvenute a Genova.
Ci opponiamo alla trasformazione della lotta per la giustizia economica in guerra, alla logica delle vendette, alla militarizzazione delle piazze, che uccidono vite, speranze, e il diritto di manifestare pacificamente. Marco Cervino Rete di Lilliput - nodo di reggio emilia ore 2.28 Le azioni violente compiute da alcuni a Genova, oltre che condannabili in se' (almeno dal punto di vista nonviolento) servono principalmente al G8, perche' screditano il movimento antiglobalizzazione, giustificano la repressione e distolgono l'attenzione dai veri problemi (infatti oggi tutti parlano del ragazzo morto a Genova invece di parlare di poverta', lavoro, sanita' ecc.). Oltretutto si tratta di espressioni di ribellismo irrazionale senza alcun disegno politico e senza alcuna capacita' di dare veramente fastidio ai poteri mondiali. Mi pare inoltre che si dovrebbe cercare qualche alternativa alle grandi manifestazioni di piazza, perche' basta troppo poco a farle fallire: e' sufficiente che entri in azione qualche gruppetto di violenti ed ecco che di migliaia di persone pacifiche non parla piu' nessuno. Beppe Pavoletti (Acqui Terme) ore 2.47 Gruppo di affinità (Nodo Bologna - Rete Lilliput) - La citta' dell'assurdo. Una giornata in balia degli eventi.... La giornata è iniziata con tante aspettative e molta partecipazione. Eravamo a Genova gia' da due gioni ed avevamo preso parte alla manifestazione dei migranti, una bella manifestazione, viva e molto partecipata; siamo stati raggiunti dagli altri ragazzi del nodo bolognese della rete Lilliput in Piazza Manin, dopo i saluti ed i giri per la piazza tematica abbiamo iniziato le azioni. Secondo le decisioni prese il giorno precedente dovevamo facilitare il posizionamento del block fatto dai gruppi di affinita di azione non violenta che avrebbero tentato di bloccare un accesso alla zona rossa a Piazza Portello. Abbiamo fatto una perlustrazione della zona che dopo pochi minuti sarebbe stata percorsa dai gruppi. Siamo tornati in Piazza Manin all'appuntamento con gli altri gruppi di affinità, definiti no-block, il cui obiettivo era di fare un sit-in dinamico, contrapponendo alla zona rossa un altro mondo possibile di luci, colori e suoni. Il sit-in sembra tranquillo anche se disorganizzato, ci sono molti altri che del sit-in non conoscono nulla, parlano con la polizia che ci sbarra il passo e ci propongono di andare a "baciare" la zona rossa in fila indiana. Magari appendendo il manifesto, che non sia provocatorio però. C'è molta gente in piedi, facciamo uno sbarramento per cercare di oridinare il sit-in. Passa il Pink block a margime, è una prima conferma: e' chiaro che siamo pochi e mal organizzati rispetto agli altri. Il blocco di polizia si sposta, ma il trambusto a piazza Marsala crea agitazione. Si decide di lasciare il sit-in per tornare alla piazza tematica della Rete Lilliput. Notizie dal centro stampa dei magazzini del cotone: gruppi di violenti, vestiti di nero (i "black block"), stanno salendo verso piazza Manin, la piazza della non violenza. Ad un certo punto compaiono poche avanguardie, poco dopo altri, ma in tutto non più di qualche decina. Dopo un breve giro di consultazione, decidiamo di contrapporci in modo non violento, per impedire che intrappolino i restanti pacifisti presenti lungo via Assirotti. La strada è praticamente cieca, tranne due vicoli, e la famigerata grata laggiù in basso. Ci schieriamo in fila, le mani bianche alzate, e iniziamo la trattativa. Interviene anche don Benzi. I black capiscono, promettono di cambiare direzione. Applauso. Ed ora il caos. Lacrimogeni a pioggia lontano, in mezzo alla piazza, la polizia sopraggiunge dietro ai black, carica all'improvviso. I black fuggono per primi, i pacifisti non violenti si radunano ai lati della strada, le magliette e le mani bianche bene in vista, la testa ed il viso scoperti. La polizia attacca. Non i black. Sfruttando il panico indotto dai lacrimogeni si scaglia su di noi, spara ancora lacrimogeni, ad altezza uomo, ed a questo punto tutti scappano in ordine sparso. Quindi si cunsuma l'incredibile: le botte piovono su tutti quelli che si sono accucciati, confidando in un qualche raziocinio dell'azione della polizia. Tutt'altro: siamo in balia si un esercito di agenti che, mentre i black continuano a devastare la zona circostante (rovesciando macchine ed incendiando cassonetti), si accaniscono su di noi. Ci si perde di vista, ognuno segue un gruppo, in un vicolo, per cercare di dare tregua ad occhi e stomaco. Finchè la furia non si placa, ma ancora si vedono gruppetti di celerini picchiare nelle stradine in salita. Chiediamo ai poliziotti COSA FARE per evitare questo scempio. Siamo in gruppo con alcuni francesi, con persone di una certa età. Chiediamo DOVE ANDARE... "Affanculo", ci risponde il celerino, prima di colpire al viso un giovane (non un black, questi stavano già sfasciando vetrine molto lontano da lì). Finalmente ci dicono di defluire su un lato. Lentamente, senza fidarci troppo, ci allontaniamo, e ci riuniamo, in salvo. Bilancio? Giovanni ed Elisabetta malmenati mentre erano accucciati a terra, tutti noi intossicati dai gas, la delusione di chi pensava di poter portare il proprio messaggio di non violenza. Non possiamo evitare di pensare che i conti non tornino, che ci sia qualcosa che non va nelle strategie delle forze dell'ordine. Perchè questa valanga di teppisti è arrivata fino a noi? Perchè ha continuato a scorrazzare per tutti i quartieri fino a sera? Come si giustifica la violenza delle forze dell'ordine su persone inermi a mani alzate, in un luogo dedicato alla non violenza? Cerchiamo di tirare le fila della nostra storia: il black block distrugge la città, la polizia gli balla intorno e picchia indiscriminatamente, le manifestazioni pacifiche e ricche di contenuti falliscono. Bonoli Mattia Basile Luca Guarguaglini Giovanni Berlini Marcello Patruno Paolo Coralli Marco Reggiani Luca Maiolini Elisabetta ore 9.33 Salve a tutt*, sono a Genova anche io, vi sto srivendo da una sede di radio popolare. Ieri, in quella giornata maledetta, ero a 100 metri dalla piazza dove hanno ucciso quel ragazzo, conosco chi l'ha visto fare e le foto di questa mattina sono agghiaccianti. Capisco lo scoramento, capisco la riflessione ma mai come ora dobbiamo dare il senso di una moltitudine che vuole ripercorrere strade già viste. La loro logica, quella della violenza è impastata di cinismo. Hanno cercato un morto per dare una lezione ad un movimento che in massa, proprio perché ha scelto la strada della disobbedineza civile non è mai stato così forte come ieri. Ieri il clima di condivisione ed unione, umana e dignitosissima, nell'unica zona libera della città (piazzale Kennedy) era tangibile e bellissimo. Stanno accadendo cose straordinarie qui, nel bene e nel male, e se abbiamo una possibilità di fare in modo che portino ad uno sbocco positivo, che non ci chiudano nel dolore e nell'impotenza, dobbiamo adoperarci ora. Ho sentito molte persone, avevo un pass da giornalista (e questo non mi ha evitato una manganellata sulla coscia destra) e c'è voglia di trasformare l'inquietudine di queste ore in speranza. Quella che oggi porterà qui 100.000 persone, quella con la quale tutt* quante eravamo arrivati qui nei giorni scorsi. E' la notizia da dare. La rassegna stampa di oggi riporta dichiarazione anche molte ipocrite, inoltre ci sono ipotesi gravissime: io stesso, per dirvela fuori dai denti, sono sicuro che ci fossero infiltrati delle forze dell'ordine e probabilmente dei servizi segreti nei manifestanti. Si dovrà parlare anche di questo, come del fatto che proprio per questo hanno voluto criminalizzare e colpire un intero movimento usando 500 criminali che nella mattina hanno fatto scorazzare per la città quasi senza prendere provvedimenti. I genovesi oggi si chiedono come mai. ora vado in corteo. non fermiamoci ora. Marco Trotta ore 10.38 Sono Cristina della Rete Lilliput di Verona.Ieri, venerdì 20, non ero a piazza Manin come tutti gli altri della Rete, ma a piazza Dante con Attac, poichè la nostra sistemazione per dormire (alla Sciorba) ci ha tagliato fuori dalle comunicazioni della sera, e la preoccupazione per il "corteo" delle tute bianche aveva spinto i resèponsabili di Attac a suggerire a tutti di alzarci presto e scendere in città prima che le strade venissero bloccate. in Piazza Dante abbiamo vissuto un a situazione surreale:da una parte della piazza Attac con i suoi palloncini e gli striscioni e i fiori,la banda musicale,moltissima gente tranquilla con gli specchietti che non aveva nessuna intenzione di sfondare alcunchè; dall'altro lato si è subito capito che una frangia stava tentando di forzare la linea rossa. il tutto ha convissuto per più di un' ora, finchè la rottura del cancello ha innalzato la tensione. tanti sono risaliti a pizza Carignano,Agnoletto con i microfoni ripeteva che se cominciavano azioni violente era importante fare il vuoto, lasciarli soli,ritirarci,non eravamo in grado di sostenere(e non lo volevamo) nassuna situazione di violenza. sono partiti gli idranti, poi la tensione è un po' calata.alla fine Attac è risalita e se non fosse stato per un gruppo di loro, non saremma riusciti a venire via dalla piazza:tranquilli e coraggiosi,hanno unito la gente in un corteo,cercando di alleggerire la tensione e sdrammatizzare,messo su un cordone di persone che canalizzasse la marcia e ci siamo riportati a piazzale Kennedy. a questo punto la narrazione degli eventi non è più molto importante,sapopiamo già cosa è successo e cosa abbiamo trovato alle 18.00 al nostro arrivo,ma la delusione ci ha travolti,e abbiamo preso una decisione che non avevo messo in conto nei giorni precedenti:siamo tornati a casa. un viaggio di ritorno triste e muto, ascoltando i radio giornali per cercare di cogliere un segnale dal Social Forum,qualcuno che ci dicesse se e cosa avevano deciso di fare per la partecipiazione alla manifestazione di oggi.
Viltà?Paura?Disgusto?forse tutti e tre e anche molto altro.Intanto il disagio di vivere l'essere a Genova in un modo che non è il nostro:siamo andati lì per dire il nostro NO ma soprattutto per portare le nostre proposte,e non per arrivare a questo;non mi riconosco in questo livello di protesta.Poi la sensazione che non sarei riuscita a restare domani tranquilla e sorridente dopo aver visto lo sfacelo di oggi. come ritrovare il clima sereno e costruttivo di giovedì?con quali forze rimettere in piedi una marcia di persone che si dissociano dagli anarchici o dalle tute nere per dire:" non lasciamoli spazio, il social forum è altro da questo"?
non le ho trovate, quelle forze.e adesso, da qui, dopo aver letto che la marcia ci sarà mi sento un vigliacca,che non ha saputo restare e sostenere chi quelle forze è riuscito a trattenerle,invece. avremo molto da riflettere nei prossimi giorni, sui modi e i contenuti di quello che è o non è successo, io comincio oggi. grazie ancora a tutti quelli che con coraggio e allegria non sempre spontanea e grande senso di responsabilità hanno evitato che la giornata di ieri terminasse con un bilancio ben più drammatico.
Cristina Graziani ore 13.54Comprendo le ragioni che hanno ispirato la scelta di manifestare a Genova, ma fatico a capire la logica che segue il GSF nel commentare i fatti sanguinosi di questi giorni e nel fare richieste. Non condivido i rischi a cui il corteo va incontro fornendo, di fatto, l'opportunità agli estremisti di colpire ancora. Il clima di asaltazione a cui l'emozione e la concitazione conducono è pericolosa ed è estremamente difficile controllarla.
don Emidio Dellisanti - Taranto
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