Il governo d'alema nacque per esigenze militari



Fonte: Corriere della Sera - 6 giugno 2001



Giovedì 7 Giugno 2001
COMMENTI
LA LETTERA
´Il governo D'Alema nacque per rispettare gli impegni Nato'
di CARLO SCOGNAMIGLIO PASINI*

Nel dibattito sulla caduta del governo Prodi pubblichiamo l'intervento di
Carlo Scognamiglio Pasini, ministro della Difesa nel successivo esecutivo
guidato da D'Alema .
Caro Direttore,
forse in conseguenza dell'esito elettorale, la più autorevole stampa
italiana ha pubblicato numerose interviste a protagonisti ed articoli
autorevoli che qualificano la formazione del Governo presieduto dall'on.
D'Alema (22 ottobre 1998) come la conseguenza dei peggiori vizi del
machiavellismo minore, cioè il complotto, il tradimento e l'ambizione.
Avendo avuto una parte non secondaria in quella vicenda desidero
testimoniare che una simile ricostruzione non corrisponde affatto alla
verità storica, e costituisce invece il frutto di una percezione della
politica che vede soltanto le questioni interne e non conosce, o non
comprende, le ragioni della politica internazionale che talvolta sono ben
più forti e rilevanti di quelle domestiche.
Il Governo D'Alema non fu formato in conseguenza di questioni interne,
poiché - per quanto io sappia - il protagonista avrebbe volentieri
differito l'appuntamento, ma da ragioni di politica internazionale che
derivavano dalla più grave crisi che il Paese si trovò ad affrontare negli
oltre 50 anni della Repubblica.
Questi sono i fatti. Il Governo presieduto dall'on. Prodi perse il voto di
fiducia alla Camera il 7 ottobre 1998. Cinque giorni più tardi il Nac
(North Atlantic Council, cioè la Nato) deliberò l'Activation Order contro
il dittatore serbo Milosevic. Si tratta del terzo e ultimo passo della
procedura di attacco militare in vigore presso l'Alleanza Atlantica, passo
che affida al Segretario Generale e al comandante militare (Supreme Allied
Commander in Europe - Saucer) il mandato, irrevocabile senza una nuova
procedura di voto, di premere il grilletto, cioè di scatenare l'attacco che
verrà compiuto dalle forze alleate, già schierate per questo scopo.
La delibera del 12 ottobre prevedeva una sospensiva di 96 ore, cioè fino al
16 ottobre, nell'esecuzione, per dare modo al Governo jugoslavo di
dimostrare la propria disponibilità a riprendere il negoziato con la
comunità internazionale. Questo fu, infatti, quanto si percepì, per cui
alla scadenza la sospensiva fu protratta per ulteriori 96 ore, cioè fino al
20 ottobre, data alla quale l'Act Ord fu definitivamente sospeso, ma non
revocato. Alla data del 20 ottobre 1998, cioè allo spegnersi dell'allarme
rosso, la procedura per la risoluzione della crisi di governo italiana si
era compiuta, avendo il Presidente della Repubblica concluso le
consultazioni ed affidato all'on. D'Alema l'incarico di formare il Governo.
Rammentando questi fatti, è impensabile che qualcuno ritenga che vi possa
essere stato un solo rappresentante politico o istituzionale che nel corso
delle consultazioni non si sia espresso per un Governo istituzionale, cioè
senza maggioranza parlamentare, oppure per lo scioglimento anticipato del
Parlamento (e per votare, quando: a Natale?).
In quelle circostanze né il Presidente Scalfaro, né l'on. D'Alema, avevano
altra scelta se non tentare di formare un governo politico, cioè sostenuto
da una propria maggioranza parlamentare, ancorché formata da una coalizione
(i governi di coalizione sono la norma non l'eccezione nelle situazioni di
guerra) diversa da quella formatasi con le elezioni politiche del 1996, un
governo che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilità di
assolvere con dignità i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla
imminenza di un conflitto che di necessità avrebbe visto l'Italia nel ruolo
di protagonista.
Sono testimone all'on. D'Alema di aver mantenuto i propri impegni con
scrupolo e determinazione. Nel mese di novembre acconsentì alla richiesta
di far partecipare l'Italia alla costituzione dello Kfor in Macedonia, che
sarebbe poi divenuto il corpo di spedizione in Kosovo, su basi paritetiche
con le maggiori potenze europee, Francia e Inghilterra.
Nel mese di gennaio acconsentì al conferimento di una rilevante forza aerea
italiana di 40 (poi 50) aerei da combattimento al comando Nato. Il 24 marzo
1999 si assunse la responsabilità di acconsentire l'inizio delle ostilità,
nel corso delle quali pur impegnandosi - come era suo dovere - nella
ricerca di una soluzione diplomatica, non ostacolò l'azione militare
dell'Alleanza. Verso la fine del conflitto autorizzò l'eventuale
partecipazione dell'Italia alla formazione di un corpo di invasione, con
una imponente aliquota di forze.
L'Italia uscì da questa drammatica vicenda avendo conquistato il rispetto e
la considerazione degli Alleati in una misura che mai si era espressa in
passato, e avendo offerto un contributo insostituibile all'azione militare.
Queste furono le ragioni della formazione del Governo D'Alema e della
maggioranza che lo sostenne.
E' possibile che prima e dopo la conclusione vittoriosa della guerra nel
Kosovo si siano compiuti errori nella politica interna. Ma questa è
questione diversa dalle vicende che si svolsero nell'ottobre 1998, e sulla
quale non saprei esprimermi per difetto di competenza.
*Ex ministro della Difesa