Articolo di Stedile dal Manifesto dell'8marzo



Title: Articolo di Stedile dal Manifesto dell'8marzo
        
Il mais nel motore va bene, ma a modo nostro: campesinos contro George W. Bush
João Pedro Stedile
Il movimento dei contadini Sem terra del Brasile e l'organizzazione internazionale Via Campesina condannano l'iniziativa del presidente Bush, che nel suo imminente viaggio latinoamericano si propone di sedurre e cooptare i governi della regione perché promuovano la produzione su larga scala di biocombustibili - come l'alcool dalla canna da zucchero e l'etanolo dal mais - per esportarli verso il mercato americano.
Di recente 600 dirigenti di movimenti contadini di tutto il mondo, scienziati, ambientalisti e leader femministe si sono riunite in Mali per discutere i problemi relazionati alla sovranità alimentare nei nostri paesi. Abbiamo analizzato l'offensiva in arrivo per la produzione di biocombustibili e abbiamo convenuto che è stata stretta un'«alleanza diabolica» per unificare gli interessi di tre grandi settori del capitale internazionale: le corporation petrolifere, le transnazionali che controllano il commercio agricolo e le sementi transgeniche, e le imprese automobilistiche.
Cosa vogliono? Mantenere l'attuale livello di consumi nel primo mondo, con tutti i suoi tassi di guadagno. Per ottenerlo, pretendono che i paesi del sud concentrino la loro agricoltura nella produzione di combustibili per rifornire i motori del primo mondo.
L'energia contenuta nelle granaglie o nelle piante è in realtà una metamorfosi agrochimica dell'energia solare che attraverso gli oli vegetali o l'alcool si trasforma in combustibile. Le migliori condizioni per la realizzazione di questo processo sono nel sud del mondo, dove maggiore è l'incidenza dell'energia solare e dove ci sono ancora terre disponibili. Inoltre le imprese vogliono approfittare della spinta verso gli agrocombustibili per espandere l'uso delle sementi transgeniche di soia e mais, assicurandosi i guadagni derivanti dalla vendita di sementi brevettate e da quella di prodotti agrotossici per lo sviluppo dell'agricoltura energetica.
Produrre combustibili con girasole, mais, soia, mandorle, palma africana o canna da zucchero è in apparenza un comportamento animato da una buona intenzione: quella di sostituire il petrolio, combustibile inquinante e non rinnovabile, con combustibili rinnovabili che non danneggiano l'ambiente. Questa alternativa sarà premiata da un'ampia pubblicità gratuita, perché si presenterà come un gesto di buona volontà per contenere il riscaldamento del pianeta.
Ma ciò che interessa l'alleanza trilaterale è solo ottenere guadagni. La questione ambientale non li preoccupa minimanente. L'alleanza ha optato per l'energia rinnovabile solamente per non dipendere dal petrolio importato da paesi che hanno governi nazionalisti come il Venezuela e l'Iran, per il fallimento della guerra in Iraq che ha impedito agli Stati uniti di impadronirsi di quel petrolio, e per l'instabilità politica di Nigeria, Arabia saudita, Angola. In sostanza, la scelta è stata causata dai problemi nei principali paesi che esportano il petrolio negli Stati uniti o in Europa.
I movimenti contadini sostengono in primo luogo che non va impiegato il termine biocombustibile, perché mettere genericamente in relazione energia e vita (bio) è manipolare un concetto che non esiste. Il termine va rimpiazzato con agrocombustibile. Secondo, ammettiamo che l'agrocombustibile è più adeguato all'ambiente del petrolio. Ma ciò non modifica l'essenza della scelta a cui è chiamata l'umanità: il modello attuale di spreco di energia e di trasporto individuale, che deve essere sostituito da un modello basato sul trasporto collettivo (treno, metropolitana eccetera). Terzo, siamo contrari all'impiego di beni destinati all'alimentazione umana per produrre combustibili. Quarto, nonostante la produzione di agrocombustibili sia considerata necessaria, deve essere fatta in modo sostenibile. Combattiamo l'attuale modello neoliberale di agricoltura su larga scala e di monocoltura, che danneggia l'ambiente con l'uso intensivo di agrotossici e meccanizzazione, che elimina la manodopera e che aggrava il riscaldamento del pianeta distruggendo biodiversità e impedendo che l'umidità e le piogge si mantengano in equilibrio con la produzione agricola.
Affermiamo che è possibile realizzare combustibili con prodotti agricoli se essi vengono coltivati in modo sostenibile, in unità produttive piccole e medie, che non squilibrino l'ambiente e che comportino maggiore autonomia per i contadini nel controllo dell'energia e nei rifornimenti alle città.
Il movimento contadino ripudia il viaggio di Bush, perché segnerà l'inizio dell'offensiva per l'esportazione di agrocombustibili latinoamericani verso il mercato statunitense. In cambio, i capitalisti nordamericani dell'alleanza trilaterale esigono il diritto di installare decine di nuovi stabilimenti per l'alcool in tutto il continente americano. Per rendere fattibile il proprio programma, il governo Bush postula che al'alcool-etanolo venga riconosciuto lo status di «materia prima energetica» non agricola, per sfuggire alle norme imposte dall'Organizzazione mondiale del commercio sui prodotti agricoli. Bush propone inoltre che Brasile, Stati uniti, India, Sudafrica e altri paesi negozino un registro tecnologico comune per l'agrocombustibile derivato da canna da zucchero, mais o piante al fine di giungere a una formula internazionalmente riconosciuta, dando forma a una sorta di Opec dell'energia agricola, che ne controllerebbe il commercio mondiale.
Nei prossimi mesi i movimenti contadini continueranno a dibattere per una migliore definizione dei nostri concetti e dele nostre iniziative politiche di fronte a questa nuova sfida, compresa la definizione di una proposta di produzione realizzabile e sostenibile. Soprattutto, discuteremo come combattere questo disegno statunitense il cui eventuale successo comporteberre una tragedia per l'agricoltura tropicale, poiché trasformerebbe grandi estensioni della nostra terra migliore in monocolture, aggraverebbe la perdita di biodiversità e ridurrebbe la quantità di terra dedicata alla produzione di alimenti, espellendo verso le favelas milioni di contadini in tutto il mondo. Tutto questo per rifornire il trasporto individuale motorizzato e mantenere i consumi dell'american way of life.
Questa discussione e questa lotta sono appena cominciate. Speriamo che il dibattito si estenda a tutte le società e che i media riflettano la discussione. Sono temi fondamentali per il futuro dei nostri popoli.
João Stedile è il leader dei Sem Terra
brasiliani. © Ips/il manifesto