LIBERTA' per gli ATTIVISTI POLITICI!



CAMPAGNA INTERNAZIONALE “LIBERTA’ PER GLI ATTIVISTI POLITICI, SOVRANITA’ PER I POPOLI!”
 
Durante i giorni 22 e 23 settembre del 2006 si sono riunite organizzazioni e personalità provenienti da Belgio, Svizzera, Grecia, Catalogna, Francia, Paesi Baschi, Colombia, Germania, Argentina, Messico e Portogallo, invitati dal “Gruppo Colombia” del Belgio e dalla “Casa dell’America Latina” di Bruxelles, al fine di organizzare e lanciare una campagna internazionale di solidarietà, dal titolo LIBERTA’ PER GLI ATTIVISTI POLITICI, SOVRANITA’ PER I POPOLI.
Le organizzazioni riunitesi hanno unanimemente concordato di mandare loro un saluto fraterno e solidale.
 
1. In sintonia con quanto segnalato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Colombia (31 Dic.2001), e citando la sentenza della Corte Costituzionale Colombiana (Sentenza T-153.28-04-1998):
 
“Le carceri colombiane si caratterizzano per il sovraffollamento, le gravi lacune in materia di servizi pubblici ed assistenziali, l’imperare della violenza, l’estorsione, la corruzione, la carenza di opportunità e di mezzi per la risocializzazione dei reclusi. La Defensoría del Pueblo ha ragione quando conclude che le carceri sono diventate meri depositi di persone. Questa situazione collima pienamente con la definizione di stato di cose incostituzionale. Da ciò si deduce che, nei penitenziari colombiani, vi è una flagrante violazione di numerosi diritti fondamentali nei confronti dei reclusi, quali il diritto alla dignità, alla vita ed all’integrità personale, il diritto alla salute, al lavoro ed alla presunzione d’innocenza.”  
“In effetti, il diritto alla dignità e quello di non ricevere maltrattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti non sono rispettati a causa del sovraffollamento e delle cattive condizioni delle strutture e dei servizi pubblici, riscontrati nei centri di detenzione. Il diritto alla vita ed all’integrità fisica sono vulnerati o minacciati in modo imminente dallo stesso sovraffollamento, dalla mescolanza di tutte le categorie di reclusi e dalla carenza di guardie penitenziarie. Il diritto di vedere la propria famiglia è leso dal sovraffollamento e dalle deficienze amministrative, condizioni, queste, che fanno sì che i visitatori debbano sopportare ore d’attesa, nelle più diverse condizioni climatiche, per poter entrare nelle carceri. Tutto ciò rende ancora più difficile le visite coniugali e familiari. Il diritto alla salute è conculcato a causa delle carenze strutturali delle aree sanitarie, della congestione carceraria e delle deficienze dei centri ospedalieri. I diritti al lavoro ed all’educazione sono violati, giacché un’altissima percentuale dei reclusi non trova opportunità di lavoro o di educazione, la cui accessibilità è condizionata dall’estorsione e dalla corruzione. Il diritto alla presunzione d’innocenza è violato nella misura in cui coloro che sono accusati di delitti sono reclusi insieme a chi è già stato condannato, e non si stabiliscono condizioni di reclusione differenti, più benevole nei confronti dei primi...”
 
2. Abbiamo deciso di lavorare in maniera solidale a favore dei prigionieri politici e di guerra, dei sindacalisti, dei dirigenti contadini, degli studenti delle scuole superiori e degli universitari, degli indigeni, degli afro-discendenti, dei leaders civici, dei militanti politici dell’opposizione e degli altri attivisti sociali sotto processo o detenuti, promuovendo diverse campagne internazionali e locali, informando sulla situazione attuale dei detenuti, intraprendendo azioni giuridiche a loro favore, potenziando la solidarietà materiale e morale dei reclusi, sensibilizzando la comunità internazionale su ciò che succede nelle carceri colombiane ed esprimendo solidarietà ai prigionieri politici di altri paesi che versano in condizioni simili, creando a tal fine una rete globale delle differenti organizzazioni che lavorano in quest’area.
 
3. Siamo coscienti del fatto che per porre fine alle ingiustizie sociali, che causano il conflitto sociale ed armato colombiano, e per costruire un nuovo stato, libero, sovrano, democratico e pacifico, è indispensabile lottare per trovare una SOLUZIONE POLITICA allo storico conflitto.
 
4. Verranno promosse due campagne generali. Nella prima si accuserà il rieletto presidente della Colombia, Uribe Vélez, di fronte al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia per crimini di lesa umanità commessi durante il suo governo dal narco-paramilitarismo, cui ha garantito l’impunità attraverso la cosiddetta legge “di giustizia e pace”, presentata e firmata da egli stesso. La seconda sarà diretta alle istituzioni europee (Consiglio Europeo, Commissione Europea e Parlamento Europeo), e consisterà nel chiedere l’eliminazione delle anacronistiche ed illegali liste di organizzazioni e persone catalogate come “terroriste”, promosse ed imposte dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
 
5. Bisogna contribuire ad avvicinare la comunità internazionale alla realtà dei prigionieri politici colombiani, intenzionalmente dimenticati dagli apparati repressivi dello Stato.
 
6. E’ necessario appoggiare tutte le iniziative tendenti alla realizzazione di un interscambio umanitario di prigionieri di guerra e di detenuti a causa del conflitto colombiano.
 
7. Occorre condannare e denunciare il meccanismo giuridico sovranazionale dell’ESTRADIZIONE, utilizzato come un’arma politica neocoloniale di sottomissione dei paesi dipendenti e come violazione degli elementari principi di sovranità popolare e nazionale. Nel caso specifico della Colombia, l’estradizione è diventata un ostacolo insuperabile per il tanto atteso interscambio umanitario.
 
 

LIBERTA’ PER GLI ATTIVISTI POLITICI... SOVRANITA’ PER I POPOLI!

 
Bruxelles, 23 settembre 2006
 
 
 

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