Il Rio delle Amazzoni è in secca, città isolate, il governo chiede aiuto



Emergenza siccità per il più grande fiume del mondo
"Mancano viveri e acqua potabile". Disastro ecologico



SAN PAOLO - Il più grande fiume del mondo
è in secca: la gravissima siccità che colpisce da mesi l'Amazzonia ha prosciugato il Rio delle Amazzoni, quasi un terzo delle città e cittadine lungo il corso del fiume è isolato, mancano i viveri e l'acqua potabile. Il governo dello stato di Amazonas ha decretato lo stato di calamità e ha chiesto aiuti d'emergenza al governo federale e ai paesi confinanti. Decine di comunità, raggiungibili solo per il fiume, sono isolate e la pesca è ormai impossibile.
Anche dove ci sono collegamenti aerei, gli incendi della foresta, in gran 
parte dolosi, stanno facendo il resto.
I viveri scarseggiano quasi ovunque e così l'acqua potabile e la benzina per 
i fuoribordo delle piccole imbarcazioni, le uniche che possono ancora 
percorrere gli stretti rigagnoli che erano fino a quattro mesi fa il più 
grande fiume del mondo. In molti punti dell'Amazzonia il livello dell'acqua 
è così sceso tanto che si può attraversare a piedi il fiume, dove era largo 
anche vari chilometri.
A Tabatinga, vicino alla frontiera con la Colombia, dove era largo 1.300 
metri e profondo 12, oggi scorrono due canali larghi una ventina di metri.
Tutto il corso del fiume a monte di Manaus è cosparso di navi in secca, tra 
le quali anche grandi cargo coricati sul fianco, alcuni in punti isolati 
decine di chilometri da qualsiasi punto abitato. Gli equipaggi non possono 
abbandonare le imbarcazioni per timore dei saccheggi, ma non hanno più da 
mangiare né da bere.
Milioni di pesci, di delfini amazzonici e di lamantini giacciono nel fango. 
Anche insetti, anfibi e molti rettili sono decimati dal clima estremamente 
secco che ha sostituito quello umido equatoriale.

La foresta pluviale, che era rimasta quasi sfiorata dalle devastazioni perchè sempre parzialmente immersa nell'acqua, adesso agonizza per mancanza d'acqua ed è facile preda del disboscamento.
Molte zone hanno registrato un forte aumento dei casi di malaria, e si 
temono anche epidemie di febbre gialla e di altre malattie che erano state 
debellate negli ultimi decenni. Putroppo per le autorità le previsioni 
meteorologiche non sono incoraggianti: non pioveràancora per settimane.
Secondo i climatologi e i meteorologi, le cause sono le stesse dell'uragano 
Katrina e delle altre anomalie climatiche degli ultimi mesi: le temperature 
sempre più alte alla superficie dell'oceano Atlantico, che determina le 
fortissime depressioni sui Caraibi e impedisce invece la formazione di nubi 
sul bacino amazzonico.