Ancora armi per il Cile



Fregate, caccia F16, sottomarini e tanti tanti blindati nel carrello della
spesa di Ricardo Lagos. Il Cile corre al riarmo, anche se di seconda mano.
Ma contro quale nemico? Oppure, per appoggiare quale amico? E se tutto
questo servisse per creare un appoggio internazionale verso nuove
³canaglie²?

Ancora armi per il Cile


Di Giovanna Vitrano

(giornalista e ricercatrice indipendente, tra i fondatori di selvas.org,
cura inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente
latinoamericano e in particolare sulla Bolivia.
E-mail: giovitrano at libero.it)

http://www.selvas.org/newsCH0104.html

Ci sono notizie che abbagliano. E che, nonostante sembrino non accordarsi a
nulla, nonostante sembrino avulse da ogni contesto di cronaca, non la
smettono di tornarci e tornarci alla mente. E finché non le analizziamo, non
le rileggiamo, non ne facciamo una serie di parole da scrivere, finché non
le fermiamo su di un foglio, per quanto elettronico sia, non ci lasciano in
pace.
Una delle notizie che continuano a ronzarci nella testa è questa: il Cile ha
acquistato altre quattro fregate per la cifra di 350 milioni di dollari. E
le ha acquistate dall´Olanda, di seconda mano.

Non c´è niente da ridere.
Perché è da ridere pensare al mercato delle armi usate, come se si potesse
comprare un tank semplicemente sfogliando un giornalino tipo quelli sulle
auto di seconda mano... Ma è proprio così. E il più appassionato lettore del
genere, in America Latina, è proprio il Cile.
Non sappiamo perché, ma le cifre che stiamo per snocciolare non possono non
farci chiedere: perché questa corsa al riarmo, seppur di seconda mano?
C´è un nemico che bisogna prepararsi a combattere, oppure, visti i
venditori, c´è la solita, squallida manovra economica che vede il Cile, uno
dei paesi più globalizzati del subcontinente ma anche il più isolato,
costretto a comprare cose di cui non ha bisogno pur di far qualche favore a
paesi amici? O ancora, il governo cileno, fatto tesoro della lezione degli
anni Settanta, sta forse insinuando nella mente di possibili alleati il
sospetto che il suo paese dovrà prima o poi difendersi da... Da cosa? Da
chi?
E qui non si ride più. Perché l´unico possibile «nemico», l´unico paese che
in questi giorni sta cercando di far valere le proprie ragioni, contando tra
l´altro in un sorprendente appoggio morale di Kofi Annan, l´unico paese
capace di attirare le simpatie di Brasile, Argentina, Uruguay e Cuba è la
Bolivia. La Bolivia e la sua incredibile battaglia politica per riavere un
suo sbocco a mare. La Bolivia e la sua testarda battaglia legale per avere
riconosciuta la proprietà dell´acqua cilena, quell´acqua che nasce dal
Silala, in territorio boliviano.

L´elenco della spesa.
Cominciamo con il raccontare di queste nuove 4 fregate olandesi acquistate
ad un prezzo tanto alto, per essere «usate", che c´è da pensare essere
dotate di tutti gli optional, piscina con acqua calda e cinema in treD
compreso.
Sempre olandesi sono i due sottomarini acquistati nel 2003 al prezzo di
favore di 450 milioni di dollari, soldi cui devono aggiungersi quelli spesi
per i 200 tank tedeschi, modello Leopard, già pagati al paese dei tulipani,
paese che si propone di rifilare al Cile anche altri 180 tank. Forse il
modello in questione aveva un´offerta speciale della serie prendi 380, paghi
solo 379 (come nuovi, però).
Due fregate, ancora di seconda mano, potrebbero essere acquistate dalla
marina militare britannica.
Altre offerte speciali sembrano aver conquistato l´animo parsimonioso del
Comandante in capo dell´esercito cileno, il generale Juan Emilio Cheyre, che
ha deciso di far le cose in grande: da qui al 2010, anno del Bicentenario,
nel suo «garage» dovranno far bella mostra elicotteri con artiglieria
anti-tank, veicoli blindati per il trasporto delle truppe completi di
sistema di controllo satellitare. Il tutto per il prezzo affare di 1.000
milioni di dollari.
Lo scorso gennaio, magari solo per scaldare i muscoli, il generale aveva già
acquistato un´altra fregata, sempre di seconda mano, per soli 50 milioni di
dollari. Dagli amici inglesi, questa volta.
Lo scorso febbraio, invece, sono stati saldati i conti per l´acquisto di 25
Mirages (15 milioni di dollari) effettuato alla fine degli anni Novanta.
Nel 2002, il Cile ha comprato 12 aerei, modello F16, per «soli» 1.200
milioni di dollari: un affare proposto dagli Stati Uniti cui non si poteva
rinunciare, soprattutto in vista della firma del trattato bilaterale
conosciuto come TLC.
Fin qui abbiamo snocciolato solo le cifre relative agli acquisti dell´usato.
Ora passiamo al «nuovo».
Il consorzio franco-spagnolo DCN-Iznar consegnerà quest´anno il primo dei
due sottomarini ordinati, ed è possibile che vada in porto anche
l´ordinativo per la costruzione di tre nuove fregate, due da costruire in
Cile nei cantieri della Asmar.
Paragoni e sorprese.



Abbiamo parlati di milioni di dollari come fossero spiccioli. Come se il
Cile fosse un paese ricchissimo. Così non è.
Il Cile spende 500 milioni di dollari all´anno per ricerche e nuove
tecnologie. Ciascuno dei tank acquistati ha lo stesso valore di quanto il
governo di Lagos investe ogni anno in Cultura ed Educazione. Eppure, il Cile
è il paese latinoamericano che investe di più in armi, il 4,1% del Prodotto
Interno Lordo: ogni cileno, per rendere chiara la percentuale, ha 160
dollari in armi.
Solo per fare qualche paragone, la Colombia, che combatte una guerra
intestina da mezzo secolo, investe il 3,7%, il Perù 1,6% come la Bolivia,
l´Argentina investe soltanto l´1,4%.
Ma c´è di più. C´è la sorpresa. Il 10% delle somme relative alla vendita del
rame - non del guadagno, ma della vendita lorda - incassate dalla Codelco,
l´industria nazionale del rame, va versata nelle casse dei militari. E c´è
un minimo fissato: ogni anno va versato nel bilancio della difesa un minimo
di 233 milioni di dollari. E se i guadagni non sono sufficienti a coprire
questa cifra, la differenza la versa lo Stato. Questa è una legge, una delle
leggi che, imposte dalla dittatura di Pinochet, è stata confermata dai
governi della democrazia. La cifra, quei 233 milioni di dollari all´anno, è
stata stabilita secondo la metodologia studiata dalla Nato e applicata da
169 paesi nel mondo.

Segreti militari e bollettini pubblici per il mercato
Tutti i dati qui riportati sono considerati, in Cile, «segreti militari».
E come li abbiamo ottenuti, allora?
Semplice, consultando i siti di «mercato», quelli che, seguendo le regole
della compra-vendita, pubblicano prezzi, percentuali, «sconti» e persino gli
elenchi dei clienti migliori. Uno di questi, ad esempio, è www.iiss.org,
sito dell´Istituto Internazionale degli Studi Strategici di Londra cui è
possibile accedere pagando una piccola tassa d´iscrizione. Un poco di più di
quanto si paga per leggere on-line il Washington Post. Ma, almeno, si è
sicuri che le notizie riportate sono assolutamente vere e per niente
modificate dall´involontario, ma imprescindibile, coinvolgimento
dell´autore.
E questo ci porta a riflettere sulla «follia» della globalizzazione: grazie
al villaggio globale e al suo mezzo principe, internet, noi sappiamo ciò che
i cileni non sanno. Perché per loro, ai margini di questo arcipelago
chiamato Primo Mondo, questi sono segreti militari. Per noi, parte «vecchia»
dello stesso villaggio, è solo mercato... Ma questo è un altro discorso...




Dov´è il nemico?
Torniamo alla prima domanda. Perché? A che servono tutte queste armi?
Posto che non servano a ripulire i cantieri olandesi o britannici,
serviranno a difendere il Cile. Da cosa? Da chi?
Quello che si sa è che a fine febbraio una schiera di deputati cileni ha
percorso in lungo e in largo l´Europa per arginare l´ondata di simpatia nei
confronti della Bolivia, un paese scoperto solo lo scorso ottobre a causa
della rivoluzione - chiamata «la guerra del gas» - che ha visto il popolo
del paese più povero dell´America Latina battere il proprio governo,
sostenuto dal governo statunitense, costringendo il presidente Gonzalo
Sanchez de Lozada a battere in ritirata in quel di Miami. E la domanda
-legittima- da parte di questo popolo di riavere il proprio pezzo di costa
marittima ha cominciato a collezionare appoggi, anche se soltanto morali,
anche in luoghi insoliti, come quello dell´Onu per bocca di Kofi Annan.
Quindi sembra lecito pensare che il Cile si stia armando per difendere le
coste che gli imbrogli alla fine della Guerra del Pacifico hanno strappato
alla Bolivia.
Ma che nemico può essere la Bolivia?
I boliviani sono la metà dei cileni (8 milioni e mezzo i primi contro i 16
milioni dei secondi); nel 2002 il Cile ha speso 2.557 milioni di dollari in
armi, la Bolivia solo 119 milioni; il Prodotto interno lordo boliviano è un
ottavo di quello cileno e l´esercito di Lagos è composto, per due terzi, da
55.000 professionisti, mentre l´esercito boliviano è composto, per due
terzi, da 20.000 soldati di leva.
Non funziona. Le cifre parlano chiaro. Non si può avere tanta paura della
Bolivia.



Ragioni a lungo termine
E se ad essere sbagliata non fosse la risposta ma la domanda?
Fino ad ora abbiamo cercato un nemico da combattere. E se invece dovessimo
cercare un alleato da appoggiare?
In America Latina, già da tempo, aleggia l´ombra di un terribile «Asse del
Male», una specie di pericolo incarnato dai «rossi» Chavez, Lula da Silva,
l´eterno Castro (che non fa parte dell´America del Sud, ma finisce per
essere l´onnipresente Grande Tentatore), dal rappresentate dell´opposizione
boliviana Evo Morales e da Kirchner, così come è stato disegnato da più di
un politicologo statunitense all´indomani delle elezioni brasiliane. Da
qualche tempo, poi, sembra che l´America Latina si stia infestando di
terroristi, tutti legati, manco a dirlo con Al Qaeda, terroristi che tra le
Ande trovano rifugio, istruttori (tra le schiere dei narcotrafficanti) e
dollari (dal narcotraffico).
In America latina, poi, c´è petrolio, rame, stagno, e acqua. E miseria.
Questo disegno adesso è più chiaro. E la vera follia è che ci sembra
possibile.

Aumentano le preoccupazioni nell'area
I recenti acquisti cileni hanno scatenato una ridda di interventi. Secondo
Marco Velarde Rodrìguez, ricercatore dell¹Istituto per gli Studi Politici e
Strategici del Perù, le nuove navi da guerra permetteranno al Cile di
³incrementare il suo potere navale all¹interno della dottrina cilena Mar
Presencial. Queste navi hanno armamenti di carattere offensivo senza dubbio,
perché nessuno compra un distruttore solo per farlo ammirare. Servirà per
mettere in pratica la dottrina del Mar Presencial che ha il Cile, per la
quale il Pacifico meridionale ­dalla costa adiacente fino all¹Isola di
Pasqua e con una proiezione fino all¹area antartica ­ avrà non soltanto la
semplice presenza, ma anche i mezzi capaci di vigilare e interdire qualunque
oggetto venga considerato una minaccia per gli interessi² di Lagos.
La risposta peruviana non si è fatta attendere e il governo di Lima ha già
annunciato l¹acquisto di una flotta di fregate tipo ³Lupo² capace di far
fronte ai Spruance ³cileni-nordamericani².
Alcuni analisti argentini, proprio in questi ultimi giorni, hanno messo
l¹accento sul fatto che il Cile è divenuto uno dei più fidati alleati
dell¹amministrazione Bush per controllare possibili minacce ³sovversive e
terroriste² nella regione andina. Tanto che il governo nordamericano
prpmuove apertamente il potenziamento dell¹arsenale bellico cileno, quasi ci
fosse ­secondo la lucida analisi di Wilson García Mérida, giornalista
boliviano, editorialista del settimanale El Nuevo Heraldo de Bolivia, di
Cochabamba - ³la promessa che lo stato cileno possa assumere nel Cono Sud lo
stesso ruolo sub-imperialista che ha Israele in Medio Oriente. E secondo un
grossolano ragionamento razzista, i popoli nativi aymaras, quechuas e
mapuches sono stati identificati come "i musulmani del Sudamerica" (vedi il
documento informativo sullo Sviluppo Umano PNUD del 2001, pag. 199). A
conferma di questo disegno, alla fine di quest¹anno giungeranno in Cile, con
le navi e gli F16, anche tecnici israeliani. (Š) In più: nel 2002 il
segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld è stato molte volte in
Cile per cooperare con la cancelleria cilena, in particolare con Michelle
Bachelet (oggi ministro della Difesa cilena, n.d.r.) impegnata a sbloccare
la vendita dei missili Amraam, indispendabili per gli F16 (Š)².


A fare eco all¹analisi del giornalista boliviano, la prestigiosa voce del
politicologo cileno Raúl Sohr, secondo il quale ³gli Stati Uniti hanno un
particolare interesse nell¹emisfero e nel conseguente potenziamento
dell¹Armata cilena, come si può notare dal fatto che dalla fine della Guerra
Fredda i nordamericani hanno spostato il loro centro di gravità militare
dall¹Europa al Pacifico. (Š) Gli Stati Uniti non temono più che la Russia
invada uno dei loro ex paesi satelliti. L¹ipotesi di un attacco cinese
contro Taiwan, senza dubbio, sta acquistando concretezza. Di fatto, la
Repubblica Popolare Cinese ha finito con l¹occupare il primo posto nella
classifica degli avversari di Washington. E¹ all¹interno di questa
situazione che tutte le armi disposte nel Pacifico assumono un ruolo da
protagonista (Raúl Sohr, 'Un armamentismo incoherente', Revista Mensaje,
www.mensaje.cl).
Sohr, ovviamente, sottolinea chiaramente come lo stato cileno non possa non
avere un ruolo molto piccolo in caso di crisi nello stratto di Taiwan, ³però
una fregata cilena, come una fregata argentina fu per la Guerra del Golfo,
assume un significato politico. La legittimazione internazionale di
un¹operazione può essere tanto o più importante del potere di fuogo
dispiegato².