Scuola: gli studenti medi chiedono più Newton , Galileo e Leonardo - Un rapporto che sarà presentato il 3 maggio dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza lancia un monito e un'informazione: gli studenti provenienti dai ceti sociali svantaggiati a



Comunicato stampa

Scuola: gli studenti medi chiedono più Newton, Galileo e Leonardo

Un rapporto che sarà presentato il 3 maggio dalla Fondazione IDIS-Città
della Scienza lancia un monito e un'informazione: gli studenti provenienti
dai ceti sociali svantaggiati apprendono e amano la scienza e la tecnologia
più dei loro coetanei dei ceti sociali elevati; ma manca una strategia di
educazione scientifica più attenta nei programmi scolastici

Gli studenti dei ceti più bassi apprendono e amano la scienza e la
tecnologia più dei loro coetanei dei ceti sociali più elevati: questo è
quanto emerge dal Rapporto "Conoscere il Suono, la Natura, l'Universo"
realizzato dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza, diretta da Luigi
Amodio, che sarà presentato il 3 maggio alle 10 a Città della Scienza in un
incontro a cui parteciperanno, tra gli altri, Paolo Orefice, Direttore
della Scuola di Dottorato in Scienze della Formazione dell'Università di
Firenze, e Silvano Tagliagambe , Professore ordinario di Filosofia delle
Scienze.
La presentazione del Rapporto giunge a conclusione di due anni di intenso
lavoro del progetto "SoŠScience", realizzato dalla Fondazione IDIS e
finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del VI Programma Quadro
(Scienza e Società), e raccoglie una serie di interventi concernenti le
attività di comunicazione scientifica e di sperimentazione didattica
realizzate in questi anni dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza.
Risultati significativi soprattutto se confrontati con i dati di Eurydice
(<http://www.indire.it>www.indire.it), la rete di informazione
sull'istruzione in Europa, sull'insegnamento delle scienze nelle scuole,
che sottolinea, infatti, la carenza sempre più preoccupante di vocazioni in
questo settore.
La maggior parte degli studenti napoletani tra i 10 e 16 anni, provenienti
da classi sociali disagiate, condividono un parere positivo su molti
aspetti del ruolo della Scienza e della Tecnologia nella società e hanno
raggiunto risultati migliori in termini di abilità descrittiva e
rappresentazione dei fenomeni studiati.

Complessa la fonte utilizzata dal gruppo di comunicatori scientifici ed
educatori, ma indispensabile per comprendere le proporzioni del fenomeno. I
curatori  del progetto hanno basato la loro ricerca su 600 studenti
provenienti dalle 11 scuole coinvolte, situate in Napoli e nei grossi
centri della periferia, in quartieri e in comuni dove, oltre alla camorra,
dilagano l'evasione scolastica, la microcriminalità, le tossicodipendenze,
la disoccupazione.

"I dati statistici vanno letti, si sa - ha affermato Mario Campanino che ha
curato la pubblicazione  -  sempre con prudenza, ma occorre sottolineare
che questo risultato non può essere considerato semplicemente un caso
isolato. La capacità degli studenti, provenienti dai ceti sociali deboli,
di approfittare delle occasioni formative in ambito scientifico, è
superiore, in particolare in riferimento alle attività educative non
formali."

Dal punto di vista della elaborazione e della diffusione di una metodologia
innovativa per l'insegnamento delle scienze nelle scuole, il Rapporto
sottolinea altri dati importanti su cui può aprirsi la discussione fra gli
insegnanti, le scuole e chi più in generale si occupa di formazione: quella
relativa alla scuola come comunità di sapere e di pratica impostata su di
un corretto equilibrio tra insegnamento formale, non formale e informale. I
percorsi di apprendimento non formale ed informale, unitamente ai percorsi
di apprendimento formale - si legge ancora nella pubblicazione -, sono
fondamentali per contrastare il disagio giovanile e la dispersione
scolastica, e rappresentano una opportunità per gli studenti di acquisire
comportamenti, conoscenze, abilità e competenze diversificate.
"Il rapporto tra educazione formale e informale - sottolinea Silvano
Tagliagambe - è sempre più al centro dell'attenzione di esperti ed
educatori che studiano strategie per valorizzare, nell'insegnamento a
scuola, gli aspetti percettivi e le animazioni che caratterizzano
l'educazione informale (ad esempio nei musei scientifici di nuova
generazione, nei parchi naturalistici, ecc.). Con questo lavoro di ricerca
si vuole offrire al lettore (insegnanti e studenti) uno strumento su cui
riflettere in direzione di una più ampia comprensione del modo in cui si
strutturano le esigenze, le dinamiche, i processi e i meccanismi del
sistema scuola, ancora oggi troppo "isola autoreferenziale" e non in
comunicazione con la società".


Napoli, 30 aprile 2007 

Ufficio stampa:

Race Communication

<mailto:giuliavelotti at gmail.com>giuliavelotti at gmail.com