navi dei veleni affondate nuovi affondamenti



dall'avvenire di martedi 4 novembre 2008
 
E si riapre il caso anche delle navi affondate Collaboratore parla di un altro inabissamento
Un pentito ha raccontato del naufragio di un battello
che trasportava immondizia da smaltire in sicurezza

da Roma

C'è un altro, inquietante dubbio che pesa sul capo dei calabresi togliendo la tranquillità. È il destino delle barche misteriosamente affondate negli anni passati nel Mediterraneo e molte a largo delle coste calabresi. Una ventina di motonavi battenti bandiera italiana, greca, maltese, di Antigua e di Saint Vincent, colate a picco tra.1981 e il 1993. Un racconto ulteriormente unto di giallo dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti, trafficante di stupefacenti originario della Locride, implicato in numerose indagini condotte dalla magistratura torinese e lombarda, nel '94 pentitosi e passato sull'altra riva del Rubicone giudiziario. Fonti ha parlato ai magistrati della Dda di Catanzaro di una nave scomparsa a largo di Ce-traro, lungo la costa tirrenica cosentina. Una barca colma di rifiuti tossici affondata per smaltire in maniera illegale e senza ec-
cessivi costi il carico di veleni. II collaboratore di giustizia ha riferito che per compiere l'operazione la cosca egemone a Cetraro mise a disposizione un motoscafo per trasportare sulla nave la dinamite necessaria all'inabissamento. Fonti ha aggiunto che lo stesso motoscafo recuperò l'equipaggio della nave, trasportandolo a riva dove poi è stato trasferito alla vicina stazione ferroviaria di Paola e fatto salire su un treno diretto al nord. Il collaboratore di giustizia dichiarò d'avere personalmente consegnato duecento milioni di vecchie lire a due esponenti del-
la 'ndrina locale furono quale ricompensa per la collaborazione. Ma nonostante mesi d'indagine, le dichiarazioni di Fonti non hanno trovato i riscontri necessari. Il pentito pare abbia reso confessioni sul traffico internazionale di rifiuti tossici pure alla Dda di. Potenza. Anche l'inchiesta lucana, però, non è andata lontano: sono stati notificati solo degli avvisi di garanzia. Ad Amantea, sempre lungo il Tirreno cosentino e pochi chilometri da Cetraro, nei primi anni '90 è naufragatala motonave "Jolly Rosso". Sin da subito s'ipotizzo che trasportasse rifiuti tossici e che i fusti che sarebbero.stati contenuti nella stiva, fossero stati sepolti in parte sotto i fondali e In parte nell'area costiera di Amantea. L'ipotesi investigativa, seguita con attenzione dalla Procura paolana, però è anch'essa risultata priva di riscontri. Gli scavi compiuti lungo gli argini di un fiume e le i-spezioni subacquee eseguite a largo della cittadina tirrenica non hanno infatti rivelato la presenza di depositi clandestini di sostanze nocive. Anche il caso "Jolly Rosso", perciò, è stato al momento archiviato. Sullo smaltimento dei rifiuti tossici ha reso dichiarazioni interessanti pure Giuseppe Morano, altro pentito di 'ndrangheta in
passato affiliato alle potenti cosche della Piana di Gioia Tauro. Morano ha rivelato allaD-da di Reggio Calabria che i clan puntavano a gestire discariche di veleni: «Dovevano fare una società, non so se la stanno facendo, so che era in sospeso... Una persona che aveva molti agganci... Diciamo uno che aveva a che fare con quella discarica che hanno scoperto a La Spezia... Lui diceva: "Possiamo fare una discarica a Serrata... Magari ci mettiamo un capannone vicino, con i macchinari per bruciare i rifiuti tossici. L'importante è che ci danno a noi la gestione"».

Domenico Marino