Fabiocchi NEWS 8 Settembre 2002



Newsletter Eco-Internazionalista www.ecquologia.it
-Global: La popolazione mondiale cresce dell'1.3% ogni anno
-Australia: Gli Aborigeni dicono no ad una miniera di uranio
-OGM/India: Il cotone BT fallisce nel Maharashtra
-Messico/Panama: La comunita' locali si oppongono al PPP
-Gabon: I nuovi parchi nazionali proteggeranno il 10% del territorio
-Gran Bretagna: Diritti fondamentali negati dopo l'11 Settembre

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Global Greens Charter 2001
La traduzione italiana della Carta istitutiva del movimento Verde Globale
e' disponibile su http://sito.ecquologia.it/sito/pag332.map
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NonViolenza, Sicurezza Mondiale, Sostenibilita' e Rispetto delle Diversita'.
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Giornata Mondiale di Lotta Gandhiana - Nonviolenta
Per la libertà e la democrazia anche in Vietnam
21 settembre 2002. Aderisci On Line:
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consiglio di prendere gli articoli dal sito www.ecquologia.it perche' spesso
la traduzione presenta degli errori involontari, anche semplicemente di
scrittura, di cui io mi accordo solo dopo aver mandato la newsletter. Per
cui gli articoli disponibili nel sito di solito contengono meno errori.
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Global: La popolazione mondiale cresce dell'1.3% ogni anno
Nel 2002 la popolazione mondiale e' cresciuta dell'1.3%, cioe' circa 80
milioni di individui, raggiungendo la cifra di 6.2 miliardi. I tassi
crescita demografica sono saliti vertiginosamente dalla fine della seconda
guerra mondiale mentre l'assistenza sanitaria migliorava e i decessi
diminuivano. Dopo il picco del 2.1% raggiunto intorno al 1970, la crescita
demografica mondiale annuale e' scesa all'1.3% a partire dal 1999.
Nonostante tale frenata, c'e' una grande disparita' tra i tassi di crescita
delle singole nazioni. Per almeno 25 anni, 20 peasi Europei e il Giappone
hanno avuto tassi di fertilita' inferiori al livello di ricambio
demografico, cioe' 2.1 bambini per donna. Attualmente 44 paesi hanno tassi
di fertilita' inferiori a questo livello. Senza l'arrivo previsto di 2
milioni di immigrati all'anno dai paesi in via di sviluppo, molti paesi
industrializzati avrebbero declini demografici. In gran parte del terzo
mondo, dove vivono 5 miliardi di persone, la popolazione sta ancora
crescendo rapidamente. Si calcola che questi paesi ospiteranno una
popolazione di 8.2 miliardi entro il 2050. Sei paesi sono responsabili di
meta' dell'attuale crescita annuale: India (16 mln), Cina (9 mln), Pakistan
(4 mln), Nigeria (4 mln), Bangladesh (3 mln) e l'Indonesia (2 mln). Nei 48
paesi classificati come i meno sviluppati si sta verificando una crescita
demografica anche piu' rapida. Se gli attuali trend continueranno, la
popolazione totale di queste 48 nazioni triplichera' entro la meta' del
secolo, passando da 658 milioni a 1.8 miliardi. Tra i 16 paesi con tassi di
fertilita' estremamente alta (cioe' 7 o piu' bambini per donna) ci sono
Afghanistan, Angola, Burkina Faso, Burundi, Liberia, Mali, Niger, Somalia,
Uganda, e Yemen. I paesi che hanno tassi di fertilita' a livello medio,
cioe' tra i 2.1 e i 5 bambini per donna, entro il 2050 scenderanno sotto il
livello di ricambio demografico, cioe' meno di 2.1 bambini per donna. Tra
questi ci sono India, Pakistan, Korea del Sud ed Egitto, che sono stati tra
i primi ad aver capito che la rapida crescita demografica rende difficile
raggiungere gli obiettivi socioeconomici. Sebbene la disponibilita' di
efficaci contraccettivi sia una questione chiave per frenare la crescita
demografica, circa 350 mln di donne nel mondo non hanno accesso ai servizi
di pianificazione familiare. Considerando le stime sulle gravidanze
indesiderate nel terzo mondo, i servizi di pianificazione familiare
potrebbero ridurre di un terzo la crescita demografica. Il controllo della
fertilita' e' collegato anche con il diritto all'educazione. Infatti
maggiore e' il livello di scolarizzazione delle donne, minore e' la
possibilita' che abbiano delle gravidanze. Inoltre, educare gli uomini e le
donne sui servizi di pianificazione familiare, e rendere largamente
disponibili tali servizi potrebbe ridurre notevolmente la futura popolazione
globale e la poverta'. I programmi governativi di pianificazione familiare
facilitano l'accesso all'assistenza medica generale e riproduttiva. Alla
Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo tenuta al Cairo
nel 1994, i governi decisero di finanziare un programma ventennale sulla
salute riproduttiva. I paesi in via di sviluppo dovevano fornire i due terzi
dei fondi, mentre ai paesi donatori spettava finanziare il resto. La spesa
annuale programmata doveva essere di 17 miliardi di dollari fino al 2000, e
poi avrebbe dovuto essere aumentata a 22 miliardi entro il 2015. Mentre i
paesi in via di sviluppo hanno onorato l'impegno, i paesi donatori hanno
dato solo un terzo della somma che dovevano fornire. Il risultato e' stato
che i servizi non si sono diffusi come promesso causando gravidanze
indesiderate in 122 milioni di donne tra il 1994 e il 2000. Un terzo di esse
ha abortito, 65,000 donne con gravidanze indesiderate sono morte a causa del
parto, mentre 844,000 hanno subito danni fisici permanenti o cronici. Le
epidemie come l'AIDS riducono la crescita programmata aumentando il
malessere e la mortalita' e anche diminuendo la fertilita'. L'AIDS sta
alterando le demografie di molti paesi, soprattutto in Africa. In Botswana,
il 36% della popolazione adulta e' siero-positiva, l'aspettativa di vita e'
precipitata da 70 anni a 36 anni, e la popolazione del Botswana nel 2015
sara' inferiore del 28% rispetto a quella che sarebbe in assenza dell'AIDS.
In Zimbabwe, l'aspettativa di vita e' scesa a 43 anni, e in Sud Africa a 47
anni. Le aree urbane assorbiranno gran parte della crescita demografica
mondiale dei prossimi 30 anni. Attualmente i tre quarti della popolazione
del mondo industrializzato vive in citta'. Nel terzo mondo, la percentuale
e' del 40%, ma si stima che raggiungera' il 56% entro il 2030. Un terzo
della popolazione oggi ha un'eta' inferiore ai 14 anni, mentre 606 milioni
di persone hanno piu' di 60 anni. Questi ultimi saliranno a 2 miliardi entro
il 2050. La crescita futura della popolazione influenzera' la sostenibilita'
socio-ambientale piu' di qualsiasi altro fattore, e il destino del pianeta
dipende dalle politiche che verranno adottate in merito. Fonte: Earth Policy
Inst.; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi at inwind.it www.ecquologia.it

Australia: Gli Aborigeni dicono no ad una miniera di uranio
6 Settembre - Gli ambientalisti e la popolazione aborigena dei Mirrar hanno
chiesto alla multinazionale mineraria Rio Tinto di abbandonare il progetto
che prevede l'estrazione mineraria di uranio nel cuore del Kakadu National
Park, un parco dichiarato patrimonio dell'umanita' dall'UNESCO. La Rio Tinto
ha detto che non andra' avanti col progetto collocato nel sito di Jabiluka
senza il consenso dei Mirrar che rimangono fermamente contrari. Gli
Aborigeni chiedono anche che la Rio Tinto ripari i danni fatti dalla
costruzione di un tunnel sotterraneo lungo 1.2 km, realizzato prima che Rio
Tinto acquistasse il sito. Una rappresentante dei Mirrar ha detto: "non mi
importa quante volte la Rio Tinto mi chiedera' il permesso, sono contraria a
questa miniera, indipendentemente da quanto denaro sono disposti a pagare.
L'estrazione mineraria rovina la terra, cosi' come e' successo per l'altra
miniera di uranio della Rio Tinto che ha distrutto la mia terra." In passato
i Mirrar hanno piu' volte denunciato la dissacrazione dei siti sacri a
Jabiluka e nel 1998 sono ricorsi alle autorita' giudiziarie per cercare di
impedire la costrizione del tunnel minerario, sostenendo che il sito sacro
sarebbe stato dissacrato. Il 30 Settembre, cominceranno le riunioni
nell'ambito di un inchiesta parlamentare del Senato Australiano per valutare
l'eventuale contaminazione causata dalle operazioni minerarie della Rio
Tinto nel Kakadu NP. Fonte: FoE Int.; REUTERS; ENS; traduzione di Fabio
Quattrocchi fabiocchi at inwind.it www.ecquologia.it

OGM/India: Il cotone BT fallisce nel Maharashtra
4 Settembre 2002 - I semi del cotone BT forniti dalla multinazionale
Mahyco-Monsanto hanno fallito completamente nel dare i risultati desiderati.
Le piantagioni di 30,000 ettari sono state colpite da una malattia delle
radici. La causa della malattia sarebbe la cattiva selezione dei geni del
batterio BT inseriti nelle piante per produrre una tossina che uccide gli
insetti che di esse si nustrono. Gli agricoltori subiranno perdite
economiche pari a 5 miliardi di rupie a causa delle cattive politiche
governative. Essi hanno minacciato di voler ricorrere alle autorita'
giudiziarie se le aziende non risarciranno le perdite. La responsabilita' di
questo disastro e' da attribuire al Ministero dell'Ambiente e delle Foreste
che qualche mese fa ha approvato la coltivazione commerciale del cotone
transgenico BT. Fonte: The Hitvada; traduzione di Fabio Quattrocchi
fabiocchi at inwind.it www.ecquologia.it

Messico/Panama: La comunita' locali si oppongono al PPP
Nel Marzo 2001, il presidente messicano Vincente Fox ha lanciato formalmente
il Piano Puebla-Panama (PPP). Il progetto mette a rischio l'ecologia,
l'economia agraria tradizionale e le culture indigene della regione che va
dal Messico fino a Panama, attraversando tutti gli stati dell'America
centrale. La realizzazione del PPP durera' 25 anni, e costera' 20 miliardi
di dollari forniti dalla Banca Inter-Americana per lo Sviluppo (IDB). Il PPP
prevede la costruzione o il miglioramento di 9,000 km di autostrade e 1,830
km di nuove linee elettriche per distribuire l'energia generata dalla
combustione di gas e dalle dighe. Il PPP creerebbe un'insieme di
infrastrutture che faciliterebbero il commercio in vista dell'istituzione
dell'FTAA (Free Trade Area of the Americas): il presidente Fox sostiene
sempre che il PPP e l'FTAA vanno "mano nella mano". Finora non ci sono state
consultazioni con le comunita' delle regioni colpite dal PPP, ne' da parte
della Banca Inter-Americana (IBD) ne' dai governi coinvolti. L'82% del
budget stanziato da Fox per il 2002, ben 697.4 milioni di dollari, e'
destinato a progetti di trasporto mentre solo il 2.9% servira' a progetti
per il miglioramento sanitario e lo sviluppo sociale. Inoltre non c'e'
alcuna attenzione specifica per lo sviluppo rurale. Pochi dei progetti
legati al PPP richiedono valutazioni di impatto ambientale che tra l'altro
non sono ancora neanche iniziate. Le informazioni pubbliche del PPP sono
incomplete e confuse. L'unico grande documento disponibile del governo
messicano parla solo della demografia e delle risorse naturali della
regione, e non specifica alcun dettaglio del PPP. La IBD ha diviso il PPP in
8 diverse "iniziative". Cioe' lo sviluppo sostenibile, lo sviluppo umano, la
prevenzione dei disastri naturali, la promozione del turismo, la
facilitazione del commercio, integrazione stradale, interconnessione
energetica e sviluppo delle telecomunicazioni. Recenti documenti della IBD
chiarificano la natura delle 8 iniziative: per esempio la facilitazione del
commercio ha come priorita' l'abbassamento delle tariffe doganali; la
prevenzione dei disastri naturali si concentra sullo sviluppo del mercato
delle assicurazioni; mentre l'iniziativa per la promozione turistica ha come
priorita' il rafforzamento della sicurezza degli aeroporti. Secondo le
incomplete informazioni finanziarie attualmente disponibili, circa il 90%
dei fondi destinati al PPP andranno al miglioramento del sistema
infrastrutturale per il trasporto e per l'interconnessione energetica.
Finora, queste due iniziative - le uniche su cui si sono raggiunti accordi
formali tra gli stati coinvolti - hanno fatto piu' progressi delle altre 6.
Infatti la costruzione di larga scala dei progetti infrastrutturali ed
energetici e' gia' iniziata. Il PPP si basa soprattutto su modelli di
sviluppo insostenibile e soddisfa solo le esigenze del grande mercato, non
delle comunita' locali. Il sistema di trasporto proposto si concentra su
super-autostrade, non miglioramenti locali che aiutino a connettere le
comunita' o i mercati locali; e ignora quasi completamente le alternative
infrastrutturali con minore impatto come il trasporto ferroviario. Il
programma di integrazione energetica si basa principalmente sullo
sfruttamento di gas naturale e grandi dighe idroelettriche. Nel Giugno 2002,
il governo messicano ha annunciato la costruzione di 4 dighe idroelettriche
lungo il fiume Usumacinta, tra il Messico e il Guatemala. Alcune di queste
dighe erano state proposte in passato, ma furono poi cancellate in seguito
all'opposizione delle comunita' locali e per le preoccupazioni sui danni
ambientali. I progetti risuscitati non richiedono nemmeno la valutazione di
impatto. I programmi legati all'uso della terra si incentrano
sull'irrigazione di larga scala, monocolture di alberi, e privatizzazione
delle terre indigene. Le iniziative di opposizione al PPP stanno crescendo
in tutto il Centro America. Fonte: Americaspolicy.org; DataCenter.org;
traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi at inwind.it www.ecquologia.it

Gabon: I nuovi parchi nazionali proteggeranno il 10% del territorio
5 Settembre 2002 - Il governo del Gabon ha annunciato che il 10% del
territorio sara' protetto da un insieme di nuovi parchi nazionali. Fino alla
scorsa settimana il paese, che ospita foreste tropicali vergini dove vivono
gorilla, scimpanze', elefanti di foresta e altri animali, non aveva un
sistema nazionale di riserve. Il presidente del Gabon ha affermato che i 13
parchi nazionali si estenderanno per un'area di 2.6 milioni di ettari. Il
WWF e la WCS hanno aiutato il governo ad individuare le aree da includere
nel sistema di riserve. Molti dei parchi svilupperanno progetti di
eco-turismo, che diventera' un'alternativa allo sfruttamento commerciale del
legname. Questo sforzo sara' aiutato dai fondi messi a disposizione dal
governo degli USA e da tre organizzazioni ambientaliste: WCS, WWF e
Conservation International che forniranno 72.5 mln di dollari per proteggere
le foreste del Bacino del Congo, comprese quelle del Gabon. Per maggiori
info: www.gabonnationalparks.com Fonte: ENS; traduzione di Fabio Quattrocchi
fabiocchi at inwind.it www.ecquologia.it

Gran Bretagna: Diritti fondamentali negati dopo l'11 Settembre
5 Settembre 2002 - Gravi violazioni di diritti umani si sono verificati in
seguito alla reazione delle autorita' britanniche agli attacchi dell'11
Settembre negli USA. E' quanto afferma un rapporto di Amnesty International
pubblicato oggi. Il rapporto denuncia il trattamento e le condizioni di
detenzione degli arrestati in conseguenza ai drammatici eventi dell'11
Settembre. Gli uomini detenuti secondo quanto prevede l'ATCSA
(Anti-terrorism, Crime and Security Act 2001) sono resi oggetto di
"isolamento a piccoli gruppi"; e continuano ad essere tenuti chiusi per 22
ore al giorno. Non ricevono assistenza medica adeguata, e il diritto ad
esercitare la propria religione viene limitato. Il regime nel quale essi
sono tenuti puo' portarli a gravi deterioramenti fisici e mentali, e cio'
puo' ostacolare la capacita' di preparare la loro difesa giudiziaria. Gli
viene vietato l'accesso ad un avvocato. Nella prigione di Belmarsh, a tutti
loro viene negato il permesso di telefonare gli avvocati. I contatti con i
parenti e il mondo esterno sono stati severamente impediti. Le visite dei
parenti sono filmate e un agente e' sempre presente nonostante, in qualche
caso, uno schermo di vetro separi i detenuti dai visitatori. I detenuti inte
rvistati hanno affermato che prima e dopo ogni visita venivano perquisiti
fino alla nudita'. Inizialmente, potevano comunicare con i familiari solo in
Inglese o attraverso un interprete. In un'occasione, un detenuto non ha
potuto comunicare perche' la sua interprete non veniva ammessa al luogo dove
avvengono le visite per il fatto che rifiutava di togliersi il velo. Secondo
Amnesty, il governo ha creato una giustizia-ombra esentata dalle garanzie
presenti nel sistema giudiziario penale. Il caso dell'Algerino Lotfi Raissi
e' un esempio eloquente del fatto che la ricerca di "terroristi sospetti"
puo' colpire persone innocenti, violando i loro diritti e quelli dei
parenti. Lotfi Raissi e' stato arrestato e detenuto per 5 mesi nella
prigione di massima sicurezza a Belmarsh, dopo che le autorita' americane
hanno chiesto la sua estradizione sulla base di sospetti riguardanti il suo
coinvolgimento negli attacchi dell'11 Settembre. Le procedure di
estradizione sono finite solo 7 mesi dopo che il giudice aveva affermato che
non vi era alcuna prova che sostenesse le accuse degli USA. Le ragioni per
cui gli USA volevano la sua estradizione comprendevano il semplice fatto che
la sua identita' e professione corrispondevano ad un certo profilo: un
Algerino musulmano, pilota e istruttore di volo negli USA. Amnesty
International ha ricevuto conferme dalle autorita' Britanniche sulla
detenzione di 7 cittadini Britannici nella base americana di Guatanamo, a
Cuba. Le autorita' hanno anche confermato che gli uomini erano stati
"visitati" due volte da ufficiali Britannici, compresi alcuni del MI5, ed
erano stati intervistati in relazione alle questione rilevanti sulla
sicurezza nazionale della Gran Bretagna. Le autorita' Britanniche hanno
fallito nel proteggere i diritti dei loro cittadini tenuti a Guatanamo dove
gli viene negato anche lo status di prigioniero di guerra. In particolare,
Amnesty e' preoccupata per il fatto che ai detenuti, compresi quelli di
nazionalita' Britannica, viene negato l'accesso all'avvocato durante gli
interrogatori dagli agenti dell'intelligence americano e britannico. Fonte:
Amnesty Int.; traduzione di Fabio Quattrocchi fabiocchi at inwind.it
www.ecquologia.it